Messaggero Veneto, 13 maggio 2008 
 
Monfalcone. Vicenda chiusa dopo 4 anni. Mercoledì sfiorato lo scontro con la polizia  
Sgomberati pacificamente gli alloggi Ater di via Volta
 
 
Già mercoledì gli autoassegnatari, dopo aver ottenuto una proroga dello sfratto fino a ieri, avevano annunciato che avrebbero liberato le case. E così hanno fatto. Dopo quattro anni.
«E comunque – dicono – quando siamo entrati in questi alloggi e li abbiamo sistemati, gli appartamenti erano vuoti, in terribili condizioni e non facevano parte di alcun piano di recupero».
Ma ora che cosa faranno? «Non lo sappiamo», rispondono laconici, riconoscendo comunque che il percorso di autorecupero avviato dal Comune, proposto dagli stessi già qualche anno fa, è molto interessante e può portare a risultati ottimi.
«Gli autoassegnatari hanno fatto la loro parte: a suo tempo avevamo detto che sarebbe stato possibile autorecuperare degli alloggi vuoti. Ci era stato risposto di “no” e ora invece sembra che sia possibile. D’altra parte non abbiamo inventato noi questa cosa: in Italia ci sono tantissimi esempi di autorecupero», sottolineano.
«Si è innescato un meccanismo strano per cui chi non rivendica e tace può forse contare su delle soluzioni, mentre chi si costituisce in movimento cercando di mettere in luce il difficile status monfalconese, soprattutto dal punto di vista sociale e abitativo – commenta Massimo Bussani, presidente provinciale dei Verdi – non solo non viene preso in consideraizone, ma addirittura viene additato come il vero problema. È assurdo: invece di perdere tempo con dibattiti fuorvianti sul che cosa sia giusto o no, legale o no, si pensi ai modi concreti di risolvere i problemi».
E riferendosi agli interventi del consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini e del consigliere comunale di Fi, Giuseppe Nicoli, che in merito alle autoassegnazioni hanno parlato di malcostume, necessità di rispetto delle regole, illegalità e reati da perseguire, oltre che di un finora incompresibile atteggiamento degli amministratori comunali e dell’Ater che sembra si siano mossi solo adesso, forse alla luce del risultato delle recenti elezioni, Bussani prosegue ricordando che se un atto è un reato «lo decide un magistrato. E comunque i processi già svolti a Trieste contro gli autoassegnatari si sono risolti con un “il fatto non sussiste” visto che è stato rinosciuto lo stato di necessità. È facile parlare di illegalità, ma servirebbe invece – dice ancora – entrare nelle problematiche e valutare attentamente la situazione».
Intanto ieri, in via Volta, mentre gli autoassegnatari stavano caricando la loro roba osservati dalle finestre da quelli che per quattro anni sono stati i loro vicini, sono arrivati gli operai della ditta che si occuperà delle manutenzione degli alloggi “liberati” e hanno scaricato mattoni e impalcature.

Rassegnati gli ex occupanti, che confidano nel piano comunale di autorecupero Bussani (Verdi): bisogna pensare a risolvere il problema con concretezza 
 
MONFALCONE. Hanno caricato abiti, qualche oggetto, alcuni mobili sulle auto e se ne sono andati, sotto la sguardo vigile dell’ufficiale giudiziario che questa volta, come pealtro aveva già avvisato la scorsa settimana, non ha telefonato per chiedere una nuova proroga. Due dei sette appartamenti “autoassegnati” di via Volta, da ieri mattina, sono liberi. Un altro era stato liberato, ancora lo scorso martedì, dagli addetti della ditta incaricata (l’ingresso era stato bloccato con assi di legno e la serratura della porta sostituita), gli altri alloggi saranno liberati nei prossimi giorni. Dopo la tensione della scorsa settimana, con l’intervento degli agenti in tenuta anti-sommossa, di polizia e carabinieri che per qualche minuto aveva fatto temere che si potesse arrivare allo scontro fisico tra forze dell’ordine e i ragazzi delle autoassegnazioni, che si erano opposti all’applicazione dello sfratto esecutivo da parte dell’ufficiale giudiziario, si è risolta così, ieri, senza problemi, la vicenda degli alloggi occupati nel villaggio Ater di via Volta.

Nuove case in consegna, ma Sinistra critica attacca 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Saranno consegnati, domani alle 9, i primi 18 alloggi Ater delle prime due ristrutturate palazzine di via Valentinis, civici 62 e 64, più note come case Spaini. Nello stesso complesso si sta procedendo per liberare altri due immobili che saranno sottoposti a sistemazione. Riguardo al Contratto di quartiere a Panzano, 21 persone sono state trasferite dalle cinque strutture che saranno sottoposte a ristrutturazione (tre in via Cosulich, due in zona), da cui saranno recuperati 30 alloggi. Ancora a Panzano sono state già chiamate le persone a cui saranno consegnati gli alloggi di altre quattro palazzine ultimate in via Cosulich: due per 12 alloggi saranno consegnate a inizio giugno, due a fine mese. Intanto, preoccupazione è espressa dal coordinamento provinciale di Sinistra critica sui tentativi di sgombero – con ingente spiegamento di forze dell’ordine – di appartamenti autoassegnati. Il coordinamento esprime completo dissenso sia nei confronti delle dichiarazioni del presidente Ater, che aveva parlato di tolleranza zero, sia al silenzio del Comune sul problema dagli evidenti risvolti sociali. «Che Monfalcone si trovi di fronte a una gravissima emergenza abitativa, con canoni d’affitto insostenibili e appartamenti dai costi esorbitanti è un dato conosciuto», afferma Sc, che sottolinea però come nessuno metta in luce «la responsabilità delle forze politiche di centro-destra e centro-sinistra che hanno espresso il cda dell’Ater e dell’amministrazione cittadina almeno nell’ultimo decennio. Le politiche abitative necessitano di una programmazione di lungo periodo, mentre abbiamo assistito a un indifendibile immobilismo, soprattutto in concomitanza con l’esplosione della richiesta di alloggi connessa col fenomeno del trasfertismo».
Sc fornisce quindi dati: oltre 1.200 alloggi pubblici in città sono gestiti dall’Ater, che ha atteso cinque anni prima di emettere un nuovo bando nel 2006 per sole 12 assegnazioni raccogliendo oltre 350 domande. Ci sono voluti quasi due anni perché gli assegnatari potessero prendere possesso delle case. Dei 1.200 alloggi ben 308 sono appartamenti di proprietà del Comune, «che non ha vigilato sulla loro gestione delegandola all’ente provinciale, tanto che, a maggio 2007, 72 di questi appartamenti risultavano sfitti. Questo disinteresse è ulteriormente testimoniato dai piani di urbanizzazione di ex ospedale o ex Detroit, che sono stati affidati dal Comune a ditte private che vi faranno ingenti profitti senza imporre che almeno parte degli appartamenti siano destinati all’edilizia residenziale pubblica. Il piano Ater che prevede di assegnare entro il 2009 solo 94 alloggi è insufficiente rispetto all’emergenza».

Il Piccolo, 13 maggio 2008 
 
L’OPERAZIONE  
Stavolta non c’è stata alcuna resistenza  
I giovani se ne sono andati di prima mattina dopo aver recuperato le loro cose
 
 
Non ci sono stati i temuti incidenti ieri mattina per lo sgombero dei 7 alloggi Ater, occupati dal 2004 da abusivi in via Volta 20. Gli inquilini se ne sono andati senza opporre resistenza. E non c’è stato neanche lo spiegamento di polizia e carabinieri di mercoledì scorso, che aveva provocato una tensione altissima. Solo controlli di routine delle forze dell’ordine che non si sono tenute alla larga dalla piazzetta. L’Ufficiale giudiziario è arrivato verso le 9, ha raggiunto gli appartamenti e ha fatto sostituire subito le serrature ai portoni. Due operai hanno cominciato, poi, a spaccare i sanitari del bagno e a staccare la corrente. Quasi tutti gli occupanti, in gran parte giovani, hanno contestato il provvedimento ma solo con slogan l’Ater e il Comune. Di buon mattino avevano però già sistemato sulle auto le ultime cose. Qualcuno, senza auto, se n’è andato con uno zainetto sulle spalle. «Non ho potuto portar via altro – ha affermato Edgardo – perché mi hanno già sbarrato l’alloggio martedì scorso. Ho raccolto pentole, sapone e dentifricio e un po’ di biancheria. L’Ater non mi fa entrare neanche a riprendere le mie cose». La preoccupazione per ognuno è di trovare un tetto per affrontare l’emergenza in quanto, come hanno spiegato, il tempo a disposizione per la proroga era solo di 3 giorni. Ora sperano che il servizio sociale sia attivato per trovare loro una sistemazione temporanea. «Altrimenti – hanno detto – andremo a dormire per strada». Tutti sono amareggiati per l’epilogo della vicenda. «Hanno voluto usare il pugno duro contro innocenti – ha commentato Cristian – senza trovare una soluzione. Non si rendono conto che stanno facendo male ai giovani. Prima non ci danno una casa, diventiamo “autoassegnatari” e poi ci cacciano perché dicono che siamo abusivi. Ora dormiremo in macchina, alcuni di noi noleggeranno qualche roulotte e ci metteremo in qualche parcheggio. Per ora non abbiamo alternative fino a quando non ci daranno un alloggio». Stefano ribadisce che in via Volta ci sono almeno 5 appartamenti liberi. Già restaurati. «Il signor Nogherotto dell’Ater – ha affermato – dice che c’è una graduatoria di 350 famiglie. Non è vero in quanto ci sono appartamenti liberi da oltre un anno. Potevano darli a noi».
 

L’EMERGENZA CASA IN CITTA’ 
Liberati gli alloggi occupati di via Volta  
Le famiglie hanno rispettato l’ordine di sgombero. Ora tocca a casa Mazzoli
 
 
Sgombero ultimato in via Volta. Ieri mattina le famiglie per le quali s’era proceduto con un provvedimento «coatto», dopo una proroga, hanno lasciato gli alloggi. Per loro, l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, guarda a una possibile alternativa abitativa attraverso il mercato privato, avvalendosi della ricerca dello sportello «Prontocasa». Situazioni per le quali, ha aggiunto, «sono state già avviate le procedure in ordine ad eventuali sostegni finanziari da parte dell’ente pubblico». Ma resta in piedi la questione legata all’occupazione di Casa Mazzoli, in via San Giovanni Bosco. L’immobile, di proprietà comunale, sarebbe ora destinato all’alienazione all’asta entro fine anno. Intanto nella palazzina ci vivono tre nuclei familiari e altri due singoli inquilini. Una realtà che l’amministrazione comunale, precisa l’assessore Morsolin, ben conosce. Avendo aperto, già da un anno, uno specifico tavolo di «concertazione», finalizzato proprio a gestire la problematica e a studiare adeguate soluzioni, lavorando congiuntamente tra i servizi sociali, ma anche coinvolgendo altri soggetti quali gli uffici tecnici comunali e la Polizia municipale.
Un lavoro di equipe iniziato da tempo e che, ha ribadito la Morsolin, ha già prodotto alcuni risultati. Si prosegue pertanto in questa azione, al fine di approdare a soluzioni per quanto possibili congrue.
Perchè, ha ammesso l’assessore, non è un processo facile il reperimento di alloggi. E per Casa Mazzoli si pone peraltro la prospettata vendita dell’immobile. «Tutto dipende dalla possibilità di reperire sul mercato privato, attraverso lo sportello ”Prontocasa”, alloggi adeguati alle famiglie interessate. Il problema più evidente riguarda i nuclei familiari composti anche da minori e da ragazzi. Si tratta pertanto di riuscire a trovare abitazioni congrue al numero dei componenti familiari, valutando al contempo soluzioni economicamente sostenibili. Purtroppo sono condizioni difficili da poter ottemperare per una città come Monfalcone, dove il mercato immobiliare è inaccessibile».
L’assessore spiega inoltre che, «un gruppo familiare è inserito in graduatoria per quanto riguarda le assegnazioni della case in via Spaini». Ricerca difficile, dunque, il reperimento di appartamenti funzionali a costi ragionevoli, dice l’assessore, considerando anche l’applicazione del canone concordato e valutando eventuali sostegni contributivi pubblici. Ci vuole tempo. L’assessore Morsolin mette in conto pure un possibile slittamento, qualora necessario, della messa all’asta di Casa Mazzoli. «La priorità – dice – resta quella di garantire risposte adeguate alle famiglie interessate, che peraltro vivono in condizioni precarie sotto il profilo igienico-sanitario e della sicurezza. Abbiamo già da tempo contattato queste persone, che si sono rese disponibili a trovare alternative».
L’assessore inoltre lo vuole precisare: «La nostra attenzione verso queste problematiche è presente da tempo ed è costante. Da un lato, si intendono tutelare le situazioni difficili, dall’altro prosegue però il percorso del Comune anche su altri piani, come è per la vendita di Casa Mazzoli. Con ciò sapendo che non ci sono ricette precostituite, ma che le soluzioni si costruiscono giorno per giorno». Infine un distinguo: «Il Comune opera per quanto di sua competenza. Resta chiaro che, di fronte a situazioni che chiamano in causa l’illegalità, procedono le forze dell’ordine, peraltro sempre attente sul nostro territorio».

CONSEGNA TRA MAGGIO E INIZIO GIUGNO  
ASSEGNAZIONI  
Oggi ricevono le chiavi 18 famiglie che risiederanno in via Valentinis 
Pronti 30 appartamenti Ater
 
 
Sono 30 gli appartamenti che l’Ater renderà disponibili tra questi giorni e inizio giugno, in via Valentinis e a Panzano. L’Ater consegnerà già oggi le chiavi alle 18 famiglie che hanno ottenuto l’assegnazione di uno degli altrettanti alloggi realizzati con la ristrutturazione della case Spaini di via Valentinis. Altre due palazzine saranno quindi presto liberate per essere a loro volta ristrutturate, dando così modo di mettere a disposizione 12 alloggi a norma e rispondenti a moderni criteri abitativi. L’Ater sta però già guardando avanti, perché ha provveduto all’acquisto da Fincantieri di un’altra palazzina, dove saranno ristrutturati ulteriori 12 alloggi. L’impegno dell’Ater è di andare all’acquisto anche delle 2 ultime palazzine di proprietà della società navalmeccanica per recuperarle e rendere disponibili altri 36 appartamenti.
Una prima fase dell’intervento è stata quindi realizzata, dopo che sono state superate le difficoltà di natura burocratica legate al rientro delle famiglie che risiedevano nelle case Spaini sottoposte a ristrutturazione. La normativa regionale, discesa da quella nazionale «20 mila alloggi in affitto», imponeva l’assegnazione degli alloggi recuperati tramite un bando, senza contemplare alcun diritto di prelazione per chi già abitava negli edifici, come invece accaduto per gli inquilini di Panzano. La normativa prevede inoltre che gli alloggi siano affittati a canone concordato, superiore a quello normalmente applicato dall’Ater. La ristrutturazione delle palazzine è stata resa possibile dal finanziamento dello Stato nel 2003. Intanto, sta procedendo anche il Contratto di quartiere per Panzano, perché un totale di 12 appartamenti suddivisi in due palazzine saranno consegnati a inizio giugno. Gli assegnatari sono già stati contattati dall’Ater, che gestisce il patrimonio del Comune e conta poi di poter rendere alla fine di giugno altrettanti alloggi in altre due palazzine ristrutturate dall’ente locale. Sono state nel frattempo già trasferite 21 persone che abitavano negli edifici di prossima riqualificazione, i due compresi tra via Genova, via Predonzani e via Bonavia e i tre edifici sull’altro lato di via Cosulich. I lavori dovrebbero partire quasi contemporaneamente nelle 5 palazzine incluse nel terzo lotto dove saranno ricavati altri 30 alloggi. Il Contratto di quartiere, esclusa la sistemazione dell’area verde di via dell’Agraria, sta costando 310mila euro in più rispetto a un conto già lievitato, nella primavera del 2005, a 9,866 milioni di euro (di cui 8 di lavori) dai 7,5 previsti dal progetto iniziale. I fondi sono stati reperiti attingendo a quelli messi a disposizione dalla Regione per il recupero del quartiere di Panzano.
 

Il Piccolo, 12 maggio 2008

SEMPRE ALTA LA TENSIONE ABITATIVA IN CITTA’  
Abusivi in via Volta, parte lo sgombero  
Sette nuclei familiari costretti a lasciare questa mattina gli alloggi dell’Ater occupati
 
  
Si torna in via Volta, questa mattina. Dove per 7 nuclei familiari grava ora lo sgombero forzato, dopo le tensioni e la proroga concessa mercoledì scorso. Una situazione problematica, significativa del fenomeno legato all’occupazione abusiva. Quantificato in città, come spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, in una decina di situazioni. Circostanze complesse e diverse, individuabili tra via Volta, via 24 Maggio e via San Giovanni Bosco, con Casa Mazzoli occupata da 4 nuclei familiari, destinata entro l’anno ad andare all’asta.
Dall’opposizione l’approccio è diretto. Con il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini a sostenere: «Mi sembra quantomeno tardivo – sostiene – questo improvviso iperattivismo del sindaco Pizzolitto e dei responsabili dell’Ater, che, dopo aver lasciato incancrenire fino a questo punto le situazioni, improvvisamente, vedi proprio all’indomani degli esiti elettorali, pur se la pensano in modo opposto, si elevano a paladini della sicurezza e del rispetto delle regole». E Giuseppe Nicoli, di Forza Italia, a fare eco invocando fermezza: «Qui non sono mai stati presi provvedimenti. Si tratta di reati veri e propri e come tali vanno perseguiti».
Mentre l’amministrazione comunale mantiene con forza un atteggiamento che ritiene consolidato. «Abbiamo sempre sostenuto – dice l’assessore Morsolin – che, anche per chi si trovi in una situazione di occupazione abusiva, venga praticato un passaggio da casa a casa, com’è stato conseguito, a esempio, per alcuni inquilini di casa Mazzoli». Per l’assessore, lo sgombero va accompagnato da una contestuale alternativa. Attraverso il recupero sul mercato privato di alloggi, reperiti tramite lo sportello Prontocasa, che peraltro ricerca le migliori condizioni economiche affittuarie. E intervenendo, certificata la reale difficoltà economica, con gli opportuni strumenti contributivi.
«È un processo – spiega la Morsolin – che prosegue da tempo. Il principio si basa sul fatto che il Comune non sostiene sgomberi senza un programma di recupero immediato dell’immobile. È chiaro che, diversamente, questa logica viene a cadere. Abbiamo contattato singolarmente le famiglie illustrando le proposte del Comune e invitandole ad evitare situazioni di conflittualità». Così sarebbe accaduto anche per le famiglie di via Volta che, «si sono già rivolte ai nostri servizi sociali e per le quali sono state avviate le procedure del caso».
Occupazioni abusive diverse. Perchè in via Volta, spiega l’assessore, si tratta di «autoassegnazioni» per le quali non era prevista alcuna assegnazione di alloggi, a fronte delle quali gli inquilini pagano all’Ater un canone sociale. Diversa, invece, è la situazione di casa Mazzoli. «Da un anno – precisa la Morsolin – è stato aperto un apposito tavolo di concertazione tra i diversi servizi comunali. Alcuni casi sono stati risolti, per altri ci stiamo lavorando». L’assessore aggiunge: «Il fenomeno dell’occupazione abusiva è solo la punta di un iceberg che coinvolge aspetti ben più diffusi, legati all’emergenza casa e alle difficoltà nel sostenere gli affitti».
Un esempio lo forniscono le 300 richieste partite da Monfalcone in ordine all’accesso al reddito di cittadinanza, conseguibile a fronte di un reddito annuo sotto i 5mila euro. La città si pone al terzo posto, dopo Trieste e Udine. Una misura che la nuova giunta Tondo potrebbe far «saltare», dirottando i fondi sulla Carta Famiglia. L’assessore Morsolin mette anche in evidenza gli innumerevoli interventi a sostegno del «bisogno sociale». Elenca il fondo taglia-affitti: il Comune quest’anno ha stanziato 120mila euro, come lo scorso anno, ma l’importo sarà aumentato di altri 20mila euro, considerato che il fabbisogno è passato da 1,2 milioni di euro nel 2007 a 1,4 milioni nel 2008. E il protocollo d’intesa con i sindacati degli inquilini e dei proprietari sulla riduzione dell’Ici per gli affitti a canone concordato: qui, ricorda la Morsolin, è stata inserita un’ulteriore riduzione al 3 per mille a fronte di un affitto fissato in 4,50 euro al metro quadro. E, ancora, il piano straordinario del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica: il Comune nel 2007 ha ricevuto dallo Stato 1,4 milioni, girati all’Ater per l’acquisto di 12 nuovi alloggi.

L’ASSESSORE  
«Autorecupero una soluzione»
 
 
È un progetto-pilota in regione, che il Comune ha intrapreso, mutuando da esperienze già collaudate altrove, per sondare soluzioni ulteriori e innovative nel fronteggiare il problema-casa.
Si tratta del recente accordo siglato tra l’ente locale di Monfalcone e l’Ater, accordo recentemente deliberato dalla giunta comunale: l’«autorecupero» degli appartamenti sfitti, un processo di acquisizione di alloggi che comporta il coinvolgimento diretto dei futuri inquilini a ristrutturare le abitazioni pubbliche non assegnate.
«È un progetto – ha ricordato ieri l’assessore monfalconese alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – che intende intervenire con il recupero di palazzine di proprietà comunale coinvolgendo in questa operazione i futuri inquilini in un lavoro di autorecupero dell’abitazione. In questo modo – continua l’assessore -, ci si prefigge da un lato l’abbattimento dei costi di ristrutturazione del 50% a carico del Comune, e, dall’altro, si chiamano in causa i fattivi interventi del privato. È un processo nuovo, per il quale sono già stati fatti opportuni incontri tra il Comune, l’Ater e la Alisei Onlus, associazione specializzata in questo settore, per poter costruire questa innovativa alternativa».

CENTRODESTRA  
Lega e Fi chiedono il rispetto delle regole  
Razzini: «Un malcostume tollerato troppo a lungo» Nicoli: «Serve più severità»
 
 
La linea è per il rispetto delle regole. L’opposizione usa la logica di chi non concede sconti quando ad essere infrante sono le leggi. Così la pensa il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, che sulla questione occupazioni abusive fa prima una premessa. «Dopo aver portato la situazione ad una simile cronicità – dice Razzini -, ora ci si sveglia e ci si erge a paladini delle regole e della sicurezza. Mi riferisco al comportamento del Comune, del sindaco Pizzolitto, ma anche ai responsabili dell’Ater. Così, improvvisamente, si prende una posizione, anche se, in realtà, si pensa in modo opposto. Lo trovo sospetto. Guarda caso, proprio quando, alla luce degli esiti elettorali nazionali e regionali, che hanno dimostrato come le questioni programmatiche portate avanti dalla Lega Nord sono state condivise dai cittadini».
Razzini chiama dunque in causa l’Ater che «deve tutelare sempre e comunque il patrimonio pubblico che detiene in gestione, mantenendo continuità nella sua azione. Ora, invece, la situazione si è fatta complessa. La comunità deve riappropriarsi degli alloggi, che vanno ristrutturati e posti in assegnazione, a disposizione quindi dei cittadini che ne hanno bisogno, in primis originari del nostro territorio, e che rispettano le regole. E se esistono circostanze sociali gravi, è il Comune che deve intervenire facendosi carico attraverso le dovute misure di sostegno. Se invece esistono situazioni di illegalità e di delinquenza, queste vanno affrontate come tali, secondo legge». Razzini poi chiarisce: «È evidente che non possiamo mettere di colpo sulla strada le famiglie, dopo che finora nulla è stato fatto. Ma in questo senso, bisogna trovare una risposta senza gravare sull’Ater. Le amministrazioni pubbliche – conclude – potrebbero ad esempio venire incontro a questi nuclei familiari attingendo a contributi regionali come quelli a sostegno degli affitti, sostenendo così il 50% delle spese di affitto».
Il consigliere di Forza Italia, Giuseppe Nicoli, da parte sua, osserva: «È un problema si protrae da tempo, lasciando che le situazioni sfocino in situazioni estreme. Ricordo l’occupazione dell’ex albergo impiegati di Panzano. Qui non sono mai stati presi provvedimenti decisi, per cui diventa quasi lecito, autorizzato, per alcuni, scegliere la strada dell’occupazione abusiva.
«Si tratta invece di reati veri e propri – continua Nicoli – e come tali vanno perseguiti. Il sindaco Pizzolitto deve emettere i decreti di sgombero, mentre invece non ha applicato la legge in tal senso. Mettendo in difficoltà le stesse forze dell’ordine. Ci vuole fermezza, non possiamo permettere queste indebite ”appropriazioni”, specie per rispetto nei confronti di chi ha presentato regolarmente domanda per l’assegnazione di un alloggio e da tempo sta attendendo una risposta, nei termini di legge».

Il Piccolo, 09 maggio 2008 
 
RINVIATO A LUNEDÌ LO SGOMBERO DELLE PALAZZINE DI VIA VOLTA  
L’Ater annuncia tolleranza zero verso gli abusivi  
Nogherotto: «Sono 350 gli assegnatari in graduatoria che attendono un alloggio»
 
  
C’è ancora apprensione per quello che potrà accadere in occasione dello sgombero dei sette appartamenti Ater di via Volta occupati abusivamente dopo l’intervento, mercoledì, di una cinquantina tra polizia e carabinieri per far eseguire l’ordinanza, provvedimento prorogato in via eccezionale a lunedì quando assieme all’ufficiale giudiziaria si ripresenteranno le forze dell’ordine. L’Ater ieri ha fatto sapere di aver avuto l’assicurazione da parte degli occupanti che lunedì il rilascio degli appartamenti dovrebbe avvenire secondo quanto stabilito. Gli appartamenti, insomma, verrebbero abbandonati senza opporre alcuna resistenza. Si vuole evitare a tutti i costi, dunque, lo scontro tra polizia e carabinieri da una parte e gli autoassegnatari dall’altra. Il dialogo avviato sul campo proprio per evitare un’azione di forza aveva convinto il presidente dell’Ater, Roberto Grion, a concedere un rinvio, benché solo di qualche giorno, per liberare gli appartamenti. L’ente, tuttavia, non vuole più attendere oltre in quanto ha già firmato un contratto di appalto con un’impresa per la ristrutturazione degli immobili che da due mesi non riesce ad avviare i lavori. «Abbiamo avuto la garanzia – ha spiegato il consigliere di amministrazione Ater Giorgio Nogherotto – che gli attuali inquilini lasceranno volontariamente gli appartamenti che hanno occupato abusivamente. Quello che vogliamo sottolineare non riguarda tanto il numero degli abusi che sembra limitato, ma quanto una questione di principio. Non possiamo assolutamente più accettare comportamenti del genere di certe persone, altrimenti i casi di abusivismo si moltiplicano e non riusciamo più a mantenere gli impegni verso coloro che anno bisogno di una casa e sono già da tempo in graduatoria». Attualmente gli alloggi Ater a Monfalcone sono un miglialio, dei quali 70 hanno bisogno di un intervento di recupero. Per l’assegnazione degli alloggi esiste una graduatoria aggiornata di 350 famiglie, mentre quelli occupati abusivamente sono 8, dei quali 7 in via Volta. Esiste, inoltre, per tutta la Provincia di Gorizia un Piano di recupero strutturale degli alloggi nel quale sono stati stanziati circa 30 milioni di euro. Il problema dell’abusivismo delle case Ater di via Volta, è già a conoscenza del Comune di Monfalcone il cui Consiglio, un paio di mesi fa, ha approvato una soluzione di un provvedimento di «auto-recupero» di alcuni alloggi comunali. Un provvedienti che ora diventa quatomai urgente.
 
Caro-casa: fuga dalla città In periferia si risparmia il 10%  
Sempre più richieste case monofamiliari a Pieris e Turriaco
 
 
Fuga da Monfalcone verso gli altri comuni del mandamento. E non più neppure Ronchi e Staranzano, che come si sa non sono comunque molto economici rispetto alla città dei cantieri. Se si cerca di uscire dal centro, lo si fa sul serio, e si punta a piccole case a Pieris, San Pier, Turriaco. Perché quello che si cerca è l’indipendenza dal condominio, natutralmente a prezzi ridotti.
LA TENDENZA. «Questa è una tendenza che si riscontra da qualche tempo, e che non accenna a diminuire, anzi, potrà solo aumentare – spiega Susanna Marusig, responsabile regionale della FiaIp, la federazione degli agenti immobiliari -. E ci si muove in base a due constatazioni: che a Monfalcone non ci sono praticamente più casette singole, e che anche se ci sono il loro costo è proibitivo». Insomma, quello che si cerca di evitare è il condominio. «L’appartamento è adatto a giovani coppie, che comprano la loro prima casa – spiega ancora la rappresentante della Fiaip – mentre, per chi ha già vissuto da tempo in appartamento, si cercala casa singola». E, con essa, l’indipendenza. «Solo che a Monfalcone trovarle è praticamente impossibile – spiega ancora la Marusig – e, quando anche ci si riesce, i prezzi sono molto elevati. Per questo, si cerca di uscire dai confini della città». E si punta ad altri comuni, come Ronchi e Staranzano ma, anche, quelli più periferici, dove è ancora possibile trovare case singole a prezzi abbordabili.
I PREZZI. A Monfalcone infatti sono calati i prezzi relativi alle case usate, meno quelle nuove. In ogni caso, resta sempre e comunque una località costosa per un acquisto. Secondo quanto prevede il Borsino della Fiap, le case nuove a Monfalcone costano dai 1,500 ai 1,900 euro al metro quadro. Un prezzo minimo leggermente inferiore a quello del 2007 (quando le case costavano dai 1,600 ai 1,900 euro). Ma il vero risparmio si registra sulle case non nuove. Per esempio: il buono stato-abitabile passa da 1200-1400 euro del 2007 al 1050-1250 del 2008. Le case da ristrutturare invece passano dai 1000-1100 euro al metro quadrato del 2007 ai 800-1000 euro del 2008. Insomma, un risparmio di 200 euro al metro quadro, che calcolato un appartamento di 70 metri quadrati, fa registrare un calo di 1400 euro in totale per chi acquista una casa. La tendenza registrata a Monfalcone si fa sentire anche nel resto del mandamento. Per esempio, a Staranzano e Ronchi dei Legionari. A Ronchi, per esempio, il nuovo passa dai 1500-1700 euro al metro quadrato del 2007 per il nuovo ai 1400-1700, e passa dai 1100-1300 per l’abitabile ai 1000-1150, mentre scende dai 900-1000 dell’usato da ristrutturare agli 800-1000. Stessa storia a Staranzano: si passa dai 1500-1700 del nuovo ai 1.400-1.700, dai 1100-1300 dell’abitabile ai 1000-1150, e dai 900-1000 agli 800-950 dell’usato di sistemare. In totale, quindi, si viaggia su una diminuzione del 10 per cento.
IL FUTURO. E, secondo le proiezioni, questo non è fenomeno che cambierà a breve. Anzi. Tanto è vero che la richiesta di case singole fuori da Monfalcone va avanti da qualche tempo. «È un fenomeno che stiamo riscontrando da qualche tempo – conferma la rappresentante Fiaip – e che negli ultimi anni si è intensificato. E per quello che possiamo vedere, continuerà a rafforzarsi sempre di più». 

Messaggero Veneto, 09 maggio 2008 
 
Monfalcone. L’ente locale concede a chi è in difficoltà di sistemare una casa sfitta e quindi di abitarla  
Alloggi del Comune, avviata l’operazione autorecupero
 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone, il precursore in regione dell’esperienza di autorecupero di alloggi, il nuovo modo di rispondere al problema abitativo con soluzioni più sostenibili ed economiche rispetto a nuove edificazioni. E proprio l’autorecupero, ovvero la sistemazione di alloggi già esistenti, ma in condizioni di degrado, potrà essere la risposta concreta anche al problema delle autoassegnazioni degli alloggi di edilizia pubblica: sono stati, infatti, gli stessi autoassegnatari, mercoledì mattina, al momento dell’emergenza sgombero di uno dei sette alloggi occupati nel complesso Ater di via Volta a chiedere di poter partecipare al progetto di autorecupero.
Un’esperienza che ritengono «importante per creare un precedente e poter dare risposte non solo alle nostre esigenze di abitazione, ma anche a quelle di giovani coppie, precari, persone in stato di disagio esclusi da un mercato immobiliare dai costi esorbitanti». Lunedì la giunta monfalconese ha approvato la delibera con cui si darà avvio al progetto e che prevede i soggetti interessati si riuniscano in un gruppo omogeneo, si autorganizzino, progettino, mettano insieme le loro reciproche conoscenze e cooperino trasformandosi da utenti passivi a soggetti attivi proprio nell’attività di recupero di alloggi. Ciò permetterà l’accesso alla casa per gli strati sociali normalmente esclusi dal mercato immobiliare per la loro scarsa capacità di acquisto.
La delibera approvata a Monfalcone prevede la collaborazione di Comune e Ater. La prima metterà a disposizione uno stabile, affidando lo studio di fattibilità del progetto di recupero a un soggetto con i requisiti previsti dalla delibera stessa, Ater si occuperà della parte progettuale. «È un progetto sperimentale che ci pone all’avanguardia nel settore e che ci vede precursori in regione, dove peraltro non esiste una normativa specifica del settore. La delibera – spiega l’assessore Cristiana Morsolin – è stata approvata dopo una serie di incontri tra Comune, Ater e soggetti esperti quali Alisei, cooperativa che da anni si occupa di autocostruzione e autorecupero e che ha già aperto cantieri di questo tipo in Lombardia, Umbria, Veneto, Emilia-Romagna. La politica della casa è sempre stata un punto importante di questa amministrazione, anche nel momento in cui dinanzi ad alloggi non assegnabili da Ater e invece occupati da autoassegnatari ci è sembrato eccessivo arrivare al conflitto e allo sgombero. La vicenda delle autoassegnazioni ha avuto il merito di richiamare un’attenzione forte sul problema casa e ha fatto sì che si sviluppassero programmi di recupero e intervento mirato, con l’obiettivo di non avere un patrimonio immobiliare pubblico sfitto in una città a forte tensione abitativa come questa».
Per questo è stato avviato anche lo sportello “Pronto casa”, agenzia sociale per la casa. “Resta il fatto che siamo in carenza di alloggi pubblici, anche a fronte di scarsità di finanziamenti pubblici. Negli ultimi dieci anni non erano state previste a livello nazionale risorse per l’edilizia pubblica: solo l’ormai caduto governo Prodi aveva stanziato per il 2007, a Monfalcone, 1.400.000 euro. Credo – conclude – che l’esperienza dell’autorecupero sia importante perché farà crescere la città, dimostrando anche come l’ente pubblico possa risparmiare il 50% sulla ristrutturazione».
Non dimentica infine di ricordare che il servizio sociale si è attivato per cercare una soluzione per gli autoassegnatari che da lunedì dovranno lasciare gli alloggi di via Volta.
 
Il Piccolo, 08 MAGGIO 2008 
 
CONCESSA UNA PROROGA, MA LUNEDÌ TUTTI FUORI  
Cinquanta agenti per cacciare gli occupanti  
Poliziotti e carabinieri fatti intervenire in via Volta per sgombrare una palazzina Ater
 
 
Tensione alle stelle ieri mattina in via Volta 20 per lo sgombero di sette alloggi popolari Ater occupati da abusivi, con pericoli di scontri tra gli occupanti e polizia e carabinieri intervenuti massicciamente con una settantina di agenti. C’erano, infatti, anche un reparto della celere in tenuta antisommossa con caschi, manganelli e una decina di automezzi al seguito, pronti a entrare in azione in caso di emergenza. Quando l’Ufficiale giudiziario si è presentato con l’ordinanza di sgombero, per un’ora si è temuto il peggio. Gli occupanti che avevano formato un muro davanti al portone, si sono trovati di fronte un «esercito» e hanno cercato di opporre una resistenza per fortuna solo verbale, per spiegare le loro motivazioni in quanto non si ritengono affatto abusivi ma «auto-assegnatari», visto che le loro domande di alloggio sono rimaste sempre inevase. Con il rischio di incidenti dai risvolti imprevedibili, dopo una febbrile trattativa, il presidente dell’Ater Roberto Grion, ha concesso una proroga, non oltre lunedì, per liberare gli appartamenti. L’Ater, infatti, ha firmato un contratto di ristrutturazione degli immobili con un’impresa che da due mesi non riesce a cominciare i lavori. «E’ diventato il ghetto di Monfalcone – ha gridato una donna – e credo cha a questo punto dovremo fare barricate per difendere i nostri diritti». La situazione, dunque, è ancora esplosiva perché gli occupanti non hanno alcuna intenzione di lasciare le loro abitazioni, fino a quando non diventerà operativa la delibera approvata nei giorni scorsi dal Consiglio comunale di Monfalcone. In essa si prevede la possibilità di avviare un progetto di «auto-recupero» di alcuni alloggi vuoti, che verrebbero assegnati ai nuclei familiari. Fino a questo momento, però, non è stata ancora presa una decisione. La tensione si mantiene alta anche perché l’altro ieri gli operai della ditta che ha in appalto la ristrutturazione per cominciare i lavori avrebbero sfondato la porta d’ingresso di uno di questi appartamenti occupato da un operaio mentre questi si trovava al lavoro. «Hanno staccato la luce, spaccato i sanitari del bagno, i rubinetti e le piastrelle – ha affermato l’uomo – hanno aperto i cassetti e buttato per terra tutta la biancheria. In tre anni che abito ho speso diversi soldi per mettere a posto tante cose che non funzionavano. Ora mi trovo senza casa, sono due giorni che non lavoro e non so dove andare a dormire perché mi hanno sigillato l’ingresso e non posso più entrare neanche prendere la mia roba». «Da quattro – ha spiegato un altro occupante – nonostante le continue sollecitazioni di vederci assegnare un alloggio le uniche risposte sono state solo le ingiunzioni ad andare via. L’auto-assegnazione, perciò è stata l’unica risposta. Si parla di emergenza abitativa, di aiutare i giovani, ma solo a parole». Giorgio Nogherotto, consigliere dell’Ater di Gorizia, difende le scelte operate dall’ente che da due anni per colpa dell’abusivismo non riesce a portare a compimento l’opera di ristrutturazione. «E’ un patrimonio pubblico – ha detto Nogherotto – che dobbiamo difendere. Ci sono 350 famiglie in graduatoria per avere un alloggio e non lo possiamo fare perché schiavi di questi fenomeni di abusivismo».
 
Messaggero Veneto, 08 MAGGIO 2008 
 
Monfalcone. Gli autoassegnatari degli alloggi dell’Ater si oppongono di nuovo al provvedimento. Il peggio evitato grazie alla mediazione dell’ufficiale giudiziario  
Case da sgombrare, tensione in via Volta

Agenti con equipaggiamento anti-sommossa fronteggiano gli occupanti: evitato lo scontro, sfratto rinviato a lunedì 
 
MONFALCONE. Momenti di forte tensione ieri mattina a Monfalcone in via Volta, dove per qualche attimo si è temuto uno scontro tra un gruppo di una cinquantina di agenti di polizia con caschi, scudi e manganelli antisommossa e un gruppo di autoassegnatari, decisi a difendere gli alloggi che da più di un anno stanno occupando. La scintilla che avrebbe potuto fare scoppiare i disordini è stato l’arrivo, verso le 9, di un ufficiale giudiziario del Tribunale che avrebbe dovuto notificare l’esecuzione dello sfratto da uno degli alloggi. Allertati però da analogo provvedimento messo in atto martedì, in un altro dei sette alloggi autoassegnati nel complesso Ater di via Volta, i giovani autoassegnatari hanno fatto “muro” dinanzi all’ufficiale, dimostrando seppur pacificamente di non volere sgomberare. In un attimo, la strada s’è riempita di agenti in tenuta antisommossa, carabinieri e ufficiali di polizia. Due gruppi che si sono posti uno dinanzi all’altro, di fronte agli occhi allibiti degli altri residenti (regolari) delle case Ater, che impauriti hanno osservato la scena dalle finestre. La tensione, fortissima, è stata stemperata grazie alla mediazione dello stesso ufficiale giudiziario, che ha subito telefonato al presidente Ater, Roberto Grion, chiedendo di poter ottenere ancora una proroga allo sfratto, concessa fino a lunedì, per dar tempo agli occupanti di sgomberare gli alloggi senza l’intervento delle forze dell’ordine. La proposta è stata accolta dagli occupanti e verso le 10.15, tolti i caschi e abbassati gli scudi, gli agenti si sono allontanati. Con la proroga concessa per lo sfratto di questo alloggio sono slittate anche le procedure di sfratto degli altri alloggi (sette gli appartamenti Ater autoassegnanti in via Volta) che avrebbero dovuto essere attuate nei prossimi giorni. «Accetto la proroga, ma siamo delusi dal comportamento di Ater – ha detto il ragazzo che avrebbe dovuto lasciare libero l’appartamento –. Serve una giusta procedura e seguire la trattativa in corso per dare concretezza al progetto di autorecupero di alloggi. Noi vogliamo far parte di questo progetto pilota e creare precedenti importanti, applicabili a coppie, precari e tutti coloro che non hanno possibilità di pagare un affitto o che, pur in difficoltà, non rientrano nei bandi Ater».
Il progetto di autorecupero prevede, in collaborazione con il Comune, ma anche con Ater e con l’intervento di un mediatore sociale, si raggiungano accordi per affidare a delle cooperative autogestite la sistemazione di alloggi comunali da assegnare poi, appunto, a nuclei familiari in difficoltà. A Monfalcone l’iter progettuale sta prendendo piede e sarebbero già stati individuati dal Comune alloggi in via Valentinis. «Crediamo comunque che oggi l’atteggiamento di Ater sia stato provocatorio. Ringraziamo per il rinvio, ma non capiamo questo atteggiamento. Si è fatto intervenire un esercito per sgomberare un alloggio di 40 metri quadrati e tutto alla luce di una situazione abitativa di grosse difficoltà. Si è dimostrata tolleranza zero nei confronti di persone che intendevano trattare. Non intendiamo rompere la trattativa che s’era instaurata, ma la colpa della situazione è dell’Ater».
L’intenzione per lunedì sarebbe “pacifica”: gli autoassegnatari intendono sgomberare, anche per non arrivare allo scontro fisico. «Cercheremo di accelerare l’iter contattando subito l’assessore Cristiana Morsolin e i servizi sociali del Comune per avere una soluzione pronta per lunedì. Non è possibile però – ha detto Mauro Bussani, Verdi isontini – che ogni istituzione proceda per conto suo».
Già negli scorsi giorni, comunque, sono stati resi esecutivi due sfratti, di cui uno effettuato mentre il ragazzo che abitava l’appartamento era al lavoro.
 
«E’ da oltre un anno e mezzo che si va avanti a proroghe» 
ATER
 
  
MONFALCONE. «È da oltre un anno e mezzo che si concedono proroghe. La situazione è intollerabile e gli alloggi vanno recuperati, tanto che la ditta che dovrà provvedere ai lavori di sistemazione ha ottenuto l’appalto parecchi mesi fa. I lavori sono necessari per ridare dignità agli appartamenti e poterli assegnare a chi è in lista e ne ha diritto. Questa è la realtà»: sono il presidente Ater, Roberto Grion, e il consigliere di amministrazione Giorgio Nogherotto a spiegare perché si è arrivati a una tale situazione.
Non mancano di rispondere alle critiche di chi ha segnalato la presenza proprio in via Volta di alloggi vuoti (già ristrutturati) e non assegnati. «È vero, ci sono due o tre alloggi vuoti, ma sono già stati assegnati e si attendono i tempi previsti dalla legge per consegnarli agli aventi diritto. Qualche volta le liste di chi partecipa ai bandi per l’assegnazione sono integrate e occorre attendere il periodo di tempo previsto per legge per consentire eventuali ricorsi. Poi gli alloggi saranno consegnati», assicurano. Rispetto poi allo sgombero dell’alloggio, avvenuto martedì, e alle proteste dell’ex occupante in merito allo scempio che sarebbe stato fatto, in sua assenza, delle cose di sua proprietà, Ater spiega che una simile ipotesi non può essere vera, perché l’ufficiale giudiziario in assenza del proprietario deve redigere un inventario di tutti i beni personali, poi depositato in tribunale. Se il residente non libera l’alloggio, a tutela dei beni viene indicato un responsabile della custodia che periodicamente si accerta che nessuno entri nell’alloggio vuoto e possa approfittare dei beni custoditi. Alloggio il cui ingresso è bloccato inchiodando delle assi alla porta, di cui fu sostituita anche la serratura e su cui è appiccicato un foglio che spiega come l’alloggio sia stato sottoposto a sfratto esecutivo disposto dal Tribunale.
«Finalmente si è agito – ha detto il consigliere comunale Fabio Del Bello –. Bisogna ripristinare la legalità, anche se prima però va rilanciata l’edilizia popolare. Questa è la spia dell’assoluta necessità di risolvere la questione casa, perché non abbiano a pagarne le spese i ceti più deboli». 

Il Piccolo, 28 aprile 2008

Linea dura contro le occupazioni abusive
 
In città ci sono 34 appartamenti da ristrutturare e quindi a rischio. Morsolin: «Le situazioni di comodo non saranno tollerate»
Allo studio la strada dell’autocostruzione già sperimentata in altre regioni
L’Ater decisa ad avviare gli sgomberi. Casa Mazzoli andrà all’asta entro l’anno

L’illegalità e tanto più la criminalità non sono tollerate. È quanto ribadisce l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Monfalcone Cristiana Morsolin, che sottolinea come la situazione esistente a casa Mazzoli, in via San Giovanni Bosco, sia nota e sia stata segnalata più volte alle forze dell’ordine, oltre che ai servizi sociali del Comune.
«Dove ci sono fatti di criminalità – afferma -, il Comune di Monfalcone darà il suo sostegno agli organismi deputati a colpire le persone che commettono dei reati». L’assessore alle Politiche sociali non rinnega però la linea seguita fin qui dall’amministrazione comunale per gestire le occupazioni abusive, tuttora meno di una decina in città. «Anche se i percorsi sono più lunghi, crediamo di dover riuscire a riportare queste famiglie – spiega -, che spesso al loro interno hanno dei minori e sono in condizioni oggettive di difficoltà economica, in una situazione di legalità, individuando delle soluzioni alternative e sostenibili dalla famiglia stessa. C’è quindi sempre il sostegno perché ci possa essere un passaggio da casa a casa, evitando di aggiungere traumi a traumi».
L’obiettivo è poi quello di garantire soprattutto i bambini. «Le situazioni che invece in qualche modo sono ”di comodo” non abbiamo alcuna intenzione di sostenerle – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali -, anche perché non vogliamo creare disparità di trattamento tra i cittadini».
La presa di posizione della prefettura di Gorizia, che in seguito alle azioni avviate dall’Ater a marzo aveva annunciato di voler attuare gli sgomberi degli alloggi occupati, ha comunque in qualche modo sbloccato la situazione. Alcuni occupanti abusivi si sono decisi a uscire, altri sono stati accompagnati a farlo dall’ente locale. Il numero dei nuclei familiari insediati a casa Mazzoli dovrebbe pure ridursi nell’arco dei prossimi mesi. Il problema, comunque, sarà cancellato una volta per tutte, quando il Comune di Monfalcone deciderà di mettere all’asta l’immobile, forse già entro la fine di quest’anno, per venderlo ai privati (l’introito sarà poi riversato sul recupero del rione di Panzano, nel cui ambito l’edificio era ricompreso). L’uscita dagli alloggi occupati abusivamente in alcuni casi è stata accelerata dalla previsione dell’avvio degli interventi di recupero da parte dell’Ater.
In città attualmente sono 34 gli appartamenti assegnabili e ancora da ristrutturare. L’assessore alle Politiche sociali Morsolin conferma come l’ente locale assieme all’Ater stia lavorando per tentare di percorrere altre strade in grado di allentare la tensione abitativa esistente a Monfalcone.
«Stiamo lavorando con l’Ater sulla possibilità di avviare in città la pratica dell’autorecupero di alloggi pubblici – spiega l’assessore Morsolin – la cui disponibilità quindi aumenterebbe, alleggerendo i costi per gli enti locali. Quelli sostenuti dai privati che recuperano l’alloggio sarebbero poi ovviamente scalati dalle spese di affitto». Un vantaggio anche per i cittadini che potrebbero avere a disposizione alloggi in migliore condizio ne.
Il Comune e l’Ater contano di chiudere il ragionamento nell’arco dei prossimi mesi per poi proporlo all’attenzione della comunità con un convegno, prima dell’estate o al massimo in settembre. «C’è anche la strada dell’autocostruzione, già sperimentata in altre regioni italiane e non impossibile – aggiunge Cristiana Morsolin -, anche se a renderla difficile in città è la mancanza di terreni di proprietà pubblica. In questo caso si dovrebbero coinvolgere gli altri Comuni del mandamento».
Azioni da mettere in campo «a prescindere dall’arrivo di nuovi abitanti nei prossimi due anni», come il fenomeno delle occupazioni abusive sta a dimostrare. L’assessorato comunale ha intenzione pure di pubblicizzare in modo più diffuso le possibilità esistenti nel campo della locazione per i proprietari degli alloggi, che quest’anno possono contare su una consistente riduzione dell’Ici se l’affitto avviene a canone concordato.
L’amministrazione comunale cittadina realizzerà una pubblicazione da distribuire in città contenente tutte le indicazioni utili per agevolare questa scelta e rendere note le nuove opportunità.
 
Il neoeletto consigliere regionale chiede maggiore rigore contro l’illegalità 
Razzini: le leggi ci sono, vanno rispettate

 
«È da anni che, come opposizione in Consiglio comunale, la Lega Nord denuncia la situazione di illegalità diffusa che la giunta continua a tollerare, sia per quanto riguarda l’occupazione abusiva degli alloggi, sia veri e propri episodi di microcriminalità connessi con la situazione sociale venutasi a creare a Monfalcone». Federico Razzini, neoeletto consigliere regionale del Carroccio, reduce da un successo personale notevole alle ultime elezioni regionali in cui la Lega ha praticamente raddoppiato i consensi in città, chiede che si volti pagina, con un’azione che tenga conto di disposizioni di legge «che già esistono e che vanno applicate nel modo più corretto» e con un’azione più incisiva sul fronte della casa. «Il Comune – afferma Razzini – deve farsi carico di queste situazioni di emergenza e lo faccia con gli strumenti che già possiede. L’illegalità diffusa è un problema endemico in Italia: c’è gente che occupa tranquillamente abitazioni vuote e crea situazioni di tensione senza che nessuna intervenza a farla sloggiare, ci sono abusivi che vendono i loro prodotti illegalmente. Ci sono immigrati clandestini che nessuno controlla. C’è la totale assenza di controlli sulle condizioni di lavoro degli stranieri. E qui a Monfalcone l’esempio è clamoroso nello stabilimento Fincantieri. Le leggi esistono, basterebbe che qualcuno si decidesse ad applicarle nel modo più corretto e le facesse rispettare. Basterebbe che ci fosse certezza delle pene che pure sono previste. La situazione di illegalità, ad esempio, che si vive in via San Giovanni Bosco, nell’ex casa Mazzoli, è clamorosa. Si è creata una sorta di zona franca in cui tutto è lecito. E i monfalconesi che sono costretti a convivere con questa realtà si trovano in una situazione drammatica, con la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni. Il Comune ha il dovere di farsi carico di queste situazioni. La giunta deve capire che certi problemi non possono ricadere solo sui cittadini».
 
 
Mercoledì 5 marzo ore 18

Assemblea pubblica sul tema della casa
 
Il tema della casa è un tema di scottante attualità in Italia, legato al problema del caro-vita, dell’ speculazione e della precarietà.
A Monfalcone l’ ATER con gli sgomberi programmati a breve non fa altro che peggiorare la situazione.
Le case in via Volta vengono messe in ristrutturazione ma non sono assegnabili a chi da anni aspetta in graduatoria l’assegnazione e molte delle case del quartiere non sono abitabili , causa l’esigua metratura delle stesse, dalle 200 famiglie in lista d’attesa all’ ATER; a dimostrarlo sono gli appartamenti ristrutturati ed ancor vuoti da molti mesi se non anni; come mai allora tutta questa fretta e necessità di spendere in ristrutturazioni di “vuoti a perdere”?
 
Le case in via Volta vengono messe in ristrutturazione ma non sono assegnabili a chi da anni aspetta in graduatoria l’assegnazione e molte delle case del quartiere non sono abitabili , causa l’esigua metratura delle stesse, dalle 200 famiglie in lista d’attesa all’ ATER; a dimostrarlo sono gli appartamenti ristrutturati ed ancor vuoti da molti mesi se non anni; come mai allora tutta questa fretta e necessità di spendere in ristrutturazioni di “vuoti a perdere”?
Ci chiediamo perchè nei comuni ad alta tensione abitativa non si facciano variazioni ai Piani Regolatori affinché in aree edificabili ci siano gli spazi per la costruzione di nuove case popolari invece che concedere i terreni a privati, “palazzinari” centri commerciali ed agli immancabili speculatori?
Perché a Monfalcone non si combatte contro gli interessi criminali che stanno dietro al mercato della casa, agli affitti in nero e in generale non si contrasta il far west del mercato privato?
Perché i soldi pubblici dell’ Ater vengono regalati ai privati per acquistare poche case  , quando sono gli stessi proprietari privati a goderedi  questa situazione di Far West abitativo.
Perché l’ ATER non riesce a trovare un accordo con i Comuni, Regione e  Provincia per creare un serio piano di edilizia popolare che venga effettivamente incontro alle esigenze dei cittadini, invece che lasciare nelle mani delle mafie immobiliari la gestione di un diritto fondamentale che è quello della casa?
Riteniamo che gli amministratori pubblici debbano rispondere a questi interrogativi non solo a chi è stato costretto dalle condizioni ad auto-assegnarsi una casa , ma alla cittadinanza tutta!

In questi anni si sono succeduti tanti e diversi amministratori all’Ater come nei Comuni, ma una logica complessiva e degli interventi seri tardano comunque a venire.
Nessuno sembra volersi effettivamente assumere le proprie responsabilità
Tutti gli interventi dei politici ruotano sempre attorno al dilemma se occupare una casa è giusto o sbagliato, ma il tema non è questo chi occupa si assume le sue responsabilità, ma tutto sommato il parere dei politici su questa diatriba ci interessa ben poco, visto che il parere ben più pesante delle Magistrature nella maggioranza dei casi la vede in maniera opposta a loro.

Mercoledì 5 marzo ore 18
Assemblea pubblica sul tema della casa
Invitiamo tutti gli interessati a partecipare alla riunione per discutere e approfondire il problema CASA  e costruire un movimento che sappia porre con forza questo dramma nell’agenda politica di chi governa.
Per il diritto alla casa.

PARTECIPERANNO:
-Valeria Leonardi (coopLYBRA-prontocasa)
-Avv. Luca Maria Ferrucci (foro di Trieste)
-Avv. Giovanni Iacono (foro di Gorizia)
-Autoassegnatari Via Volta (Monfalcone)

PRESSO LA SALA DI OFFICINA SOCIALE VIA NATISONE 1 A MONFALCONE, MESSA A DISPOSIZIONE DAL SINDACATO ADL-COBAS
 
 
Messaggero Veneto, 22 marzo 2008

«Case Ater, ripristinare la legalità»
Monfalcone: Ritossa (An) replica a cinque autoassegnatari «Una società civile può reggere solo se sono rispettate le regole»

MONFALCONE. «Nelle case Ater occorre ripristinare la legalità e peccato che prima di dare giudizi, gli abusivi delle case popolari, non abbiano fatto una valutazione reale». Replica così il consigliere regionale, Adriano Ritossa, all’intervento dei cinque autoassegnatari di via Volta e via Muggia, che nei giorni scorsi erano intervenuti fornendo la loro versione sui motivi delle autoassegnazioni, dicendosi disponibili ad accettare la sfida di autorecuperare assieme ad Ater e Comune il patrimonio immobiliare pubblico che altrimenti resterebbe in stato di abbandono e degrado e accettando anche di decidere assieme alle istituzioni «un percorso partecipato e trasparente di superamento dell’emergenza abitativa che possa essere da esempio e d’aiuto a tutti i monfalconesi e no, che si trovano in difficoltà alloggiativa o economica».
«Una società civile può reggere solo se vengono rispettate le regole. In caso contrario, c’è solo anarchia e vige la legge del più forte», ribatte Ritossa, chiamato in causa assieme al consigliere provinciale Alessandro Perrone, avendo chiesto il ripristino della situazione di legalità per gli alloggi occupati. Ritossa era stato accusato di non conoscere bene la situazione socio-abitativa della provincia e del monfalconese e di non aver dimenticato lo stato di tensione abitativa presente da 15 anni. «Spiace riscontrare l’ignoranza degli autoassegnatari: da anni mi sono attivato al fine di risolvere i tanti problemi riscontrati nell’edilizia sovvenzionata, con azioni quindi e non parole. Ricordo solo – prosegue il consigliere regionale – che gli strumenti per l’accesso alla casa pubblica sussistono, così come sussiste la possibilità dell’intervento del fondo sociale, utile per pagare il canone Ater. Se poi l’Ater non funziona, specie in provincia di Gorizia, non costruisce nuovi alloggi o rimette in uso quelli vecchi, ciò non è dovuto a chi come il sottoscritto da anni solleva e combatte il problema delle carenze riscontrate, bensì al malfunzionamento del consiglio di amministrazione dell’ente stesso che non affronta e risolve i problemi, se non parzialmente».
Ricorda, per pura cronaca, che nel 2008 ha presentato ben tre esposti alla Procura della Corte dei Conti contro l’Ater di Gorizia, rispettivamente a gennaio, febbraio e marzo, oltre ad aver avuto un colloquio con il vice procuratore generale, Persel Rigo, nonché di aver effettuato un esposto-segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia.
Una precisazione giunge anche da Alessandro Perrone, consigliere provinciale, che precisacome non si riferisse alle specifiche esperienze degli autoassegnatari monfalconesi, quando ho voluto chiarire la sua idea riguardo gli sgomberi degli abusivi Ater. «Nel mio comunicato, che andrebbe letto nella sua totalità, chiedevo prima di tutto, quale parametro oggettivo ed equanime, il rispetto della legalità, e di ciò rimango convinto. Respingo, però, le accuse d’insensibilità e strumentalizzazione, riguardo la tensione abitativa in città, non solo perché sostanzialmente sono concorde con le preoccupazioni che gli stessi autoassegnatari fanno a riguardo, ma anche perché – dice – la carenza d’alloggi, la speculazione, la precarietà sociale, sono emergenze che da proletario conosco e con le quali intendo confrontarmi».
 

Il Piccolo, 20 marzo 2008
 
Gli abusivi delle case popolari dell’Ater disponibili all’autorecupero degli alloggi sfitti
 
Gli inquilini autoassegnatari di via Volta e di via Muggia dicono sì all’ipotesi di collaborare per autorecuperare le case che altrimenti rischierebbero di rimanere vuote per anni. «Non ci stiamo a essere additati come pericoli pubblici e problema numero uno di Monfalcone – spiegano – o accomunati a situazioni di degrado e criminalità, vorremmo avere la possibilità di portare un minimo di buon senso e di ragionamento sul diritto alla casa». Per questo, continuano, «accettiamo la sfida di autorecupare insieme ad Ater e Comune il patrimonio immobiliare pubblico che altrimenti resterebbe a marcire negli anni in abbandono e degrado. Accettiamo di decidere assieme alle istituzioni un percorso partecipato e trasparente di superamento di questa emergenza che possa essere da esempio e d’aiuto a tutti i monfalconesi e non, che si trovano in difficoltà alloggiativa o economica. Ringraziamo la politica, e quelle persone che nella politica e nella società, senza pensare a tornaconti personali e alle campagne elettorali mediatiche, hanno lavorato e lavorano per risolvere il problema della casa a Monfalcone accettando anche di sperimentare e di mettersi in discussione». L’autoassegnazione, spiega il comitato che riunisce i residenti delle due vie, viene fatta «per una svariata serie di motivi, tra cui sicuramente non figura la volontà di prevaricare altri cittadini né tantomeno di usare sotterfugi per una comodità o tornaconto personale». «Forse i politici di lungo corso come Ritossa o Perrone – continuano gli autoassegnatari – non sono a conoscenza della situazione socio-abitativa della provincia che dicono di rappresentare». «Quindi – aggiungo – ricordiamo loro alcuni particolari secondo noi abbastanza seri e importanti, molto più fondati di alcune accuse rivoltaci in questi giorni. Ad esempio che da almeno 15 anni il territorio monfalconese vive un dramma sociale definito “alta tensione abitativa”, tradotto significa che una “normale” busta paga non riesce a coprire la mensilità di affitto». «Poi – aggiungono – il fatto che da un paio di anni finalmente la politica ha riconosciuto che esiste un altro problema, questo si generalizzato, che si chiama “precarietà lavorativa”, tradotto in maniera semplice significa che l’affitto sproporzionato è garantito a tempo indeterminato, mentre la busta paga oggi c’è domani non si sa».
 
Affitti, già 513 richieste di aiuto 
E mancano decine di domande in arrivo per posta al Comune
SERVIZI SOCIALI A MONFALCONE
Confermato il superamento del record dell’anno scorso, fissato a quota 502 Il Comune sta pensando a diversi interventi per affrontare la tensione abitativa

 
MONFALCONE. Record battuto, ma è un primato che non porta entusiasmo, visto che testimonia una situazione difficile. E’ stato infatti superato il dato 2007, quando al Comune erano giunte 502 domande per accedere al bando che concede contributi per abbattere gli affitti 2006: lunedì sera, giorno di scadenza del bando, sono giunte al Comune di Monfalcone ben 513 domande relative agli affitti 2007.
A queste si aggiungeranno a giorni decine di richieste via posta. Il dato conferma quindi come Monfalcone continui a essere città ad altissima tensione abitativa, tanto che il Comune ha deciso di stanziare anche quest’anno, per gli affitti pagati nel 2007, 120 mila euro che andranno a sommarsi ai fondi concessi dalla Regione. Tra le iniziative del Comune, anche l’abbassamento dell’aliquota Ici dal 7 al 4,5 per mille per i proprietari che affittino alloggi a canone concordato (4,5 euro al mq), strumento che farà sentire i suoi effetti il prossimo anno, quando forse si verificherà un calo delle domande di partecipazione al bando taglia-affitti.
«Nel 2007 erano stati registrati 563 contratti a canone concordato. La speranza è che aumentino di numero in modo che si avrà certo un calo di entrate nell’Ici, ma calando gli affitti le persone potranno affrontare le scadenze senza problemi e si chiederanno anche meno prestiti del fondo previsto dal comune», spiega l’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, che ricorda l’intensa attività dello Sportello casa, che nel 2007 ha curato 112 persone, di cui l’80% monfalconesi
«Lo sportello aiuta i i cittadini in difficoltà: a differenza dello sportello d’ambito che è riservato a lavoratori flessibli e stranieri la convenzione per lo sportello monfalconese, per cui è stato affrontato un investimento di 13.700 euro, prevede che possano rivolgersi al servizio anche i cittadini monfalconesi “normali”, ma in difficoltà e che necessitano di una consulenza per la casa. In questo servizio – prosegue – il Comune ha messo a disposizione, per il 2007, 10 mila euro come fondo di rotazione e altri 25 mila euro per il problema-casa. In questi rientrano i fondi per i prestiti immediati per le tre mensilità di caparra per gli affitti: le persone concordano la restituzione del prestito senza interessi, in base al reddito».
Anche per il 2008 saranno messi a disposizione 25 mila euro a titolo vario, ma sempre per persone seguite dai servizi sociali nel settore casa; 3 mila euro sono stati stabiliti per il fondo rotazione, cifra che potrà essere aumentata in caso di necessità. Ma la città ha bisogno anche di altri interventi e strumenti per dare risposte concrete ai cittadini in difficoltà. «Si stanno studiano altre forme di intervento. Stiamo studiando il discorso dell’autorecupero di alloggi pubblici o dell’autocostruzione, anche se un intervento così richiede ingenti risorse – sottolinea l’assessore -. Si valuta pure se sia possibile una regolamentazione per l’uso dei fondi delle caparre nel settore casa».
«Nello stesso tempo – conclude – si sta pensando con Ater di trovare alloggi a basso affitto, anche per rispondere ai problemi delle fasce medie, che non hanno un reddito così basso per le graduatorie Ater, ma neanche così alto per il mercato abitativo privato».
 

Messaggero Veneto, 19 marzo 2008

Gli auto-assegnatari di alloggi di edilizia pubblica: superiamo assieme l’emergenza
 
MONFALCONE. “Non siamo disponibili a strumentalizzazioni elettorali, vogliamo si parli di precarietà e emergenza casa”. Sono cinque autoassegnatari di alloggi di edilizia pubblica di Monfalcone, quattro alloggi in via Volta e uno in via Muggia, ad intervenire nel dibattito che in questi giorni ha animato il mondo politico monfalconese e lo fanno spiegando la loro posizione, soprattuto dopo la notizia che entro marzo potrebbero essere concretizzati gli sgomberi degli alloggi occupati.
Gli autoassegnatari non ci stanno ad essere indicati come pericoli pubblici o ad essere accomunati a situazione di degrado e criminalità o diventare il problema principale di Monfalcone, ma vorrebbero avere la possibilità di portare “un minimo di buon senso e di ragionamento, politico e non strumentale, sul tema del diritto alla casa”.
“Siamo stati costretti ad autoassegnarci un alloggio di proprietà pubblica, abbandonato da anni, per una svariata serie di motivi, tra cui sicuramente non figura la volontà di prevaricare altri cittadini, nè tanto meno di usare sotterfugi per una comodità o tornaconto personale”, spiegano, riferendosi in particolare agli interventi di Adriano Ritossa o Alessandro Perrone che avevano detto di sostenere la decisione degli sgomberi.
“Forse i politici di lungo corso come Ritossa o Perrone non sono a conoscenza della situazione socio-abitativa della provincia che dicono di rappresentare o sono forse vittime di una dimenticanza”, proseguono, ricordando alcuni fatti. Tra cui per esempio che da almeno 15 anni il territorio monfalconese vive il dramma sociale dell’alta tensione abitativa.
“Questa città – dicono i cinque autoassegnatari – ha gli affitti più cari di qualsiasi centro abitato della regione e perfino della città capoluogo”.
Da non dimenticare poi la diffusione del precariato che non consente di avere certezza di busta paga e quella che gli stessi definiscono “conclamata incompetenza e malafede con cui i consigli di amministrazione di centro destra dell’Ater hanno gestito per tutti gli anni Novanta e fino pochi anni fa assegnazioni, consulenze esterne, ristrutturazioni, ma perfino compravendita di immobili”.
Non mancano di ricordare al consigliere regionale Ritossa che anche suoi colleghi e militanti di partito “quando costretti, occupano abusivamente gli alloggi pubblici”.
“Non abbiamo occupato degli alloggi per un semplice tornaconto personale, ma lo abbiamo fatto per uscire da uno stato di necessità materiale. Vogliamo a tutti i costi uscire da questo stato di precarietà lavorativa e abitativa e per questo abbiamo da tempo avanzato delle proposte concrete. In questi giorni abbiamo vissuto con ansia e rabbia l’ipotesi che fosse usato l’esercito per “liberare da cose e persone” un paio di piccoli alloggi ininfluenti nel panorama di tensione abitativa, ma che noi ci ostiniamo a chiamare casa”, dicono, accettando la sfida di auto-recuperare insieme ad Ater e Comune il patrimonio immobiliare pubblico che altrimenti resterebbe in stato di abbandono e degrado.
Accettano anche di decidere assieme alle istituzioni “un percorso partecipato e trasparente di superamento di questa emergenza che possa essere da esempio e d’aiuto a tutti i monfalconesi e non, che si trovano in difficoltà alloggiativa o economica. Ringraziamo quelle persone che nella politica e nella società, senza pensare a tornaconti personali e alle campagne elettorali mediatiche – concludono – hanno lavorato e lavorano per risolvere il problema della casa a Monfalcone accettando anche di sperimentare e di mettersi in discussione”.
 

Il Piccolo, 19 marzo 2008
 
Problema della casa sempre in primo piano: i nuclei in difficoltà in città sono il doppio rispetto a Gorizia 
Caro-affitti, 513 famiglie chiedono aiuti 
Necessario almeno un milione di euro per soddisfare il numero-record di domande

 
Sono 513 le famiglie monfalconesi che non riescono a reggere affitti troppo pesanti rispetto al loro reddito. Quasi il doppio di quelle del capoluogo provinciale, dove forse si sta meglio e i prezzi delle locazioni sono nello stesso tempo rimasti a livelli accettabili. Quanto non è avvenuto negli ultimi dieci anni a Monfalcone, a causa dell’immigrazione legata all’attività dello stabilimento Fincantieri e alla conseguente «fame» di appartamenti, soprattutto ammobiliati. Sta qui, in sostanza, l’origine di una tensione abitativa che continua a rimanere molto alta.
In attesa che produca i suoi effetti positivi la riduzione dell’Ici per i proprietari che affittano a canone concordato, l’amministrazione comunale ha intanto ricevuto il numero massimo di richieste di aiuto per ridurre il peso di locazioni troppo alte rispetto al reddito familiare. Lo scorso anno le domande presentate erano state 502 e quelle accolte poi 463, mentre quest’anno il bando si è chiuso appunto con 513 domande di contributo consegnate ai Caf cui se ne aggiungeranno altre nel corso della settimana, quando arriveranno quelle inviate tramite posta. I fondi necessari a soddisfare un fabbisogno ulteriormente in crescita supereranno anche quest’anno quindi il milione di euro, anche se è difficile che la Regione riesca a stanziare tutto quanto richiesto dall’ente locale, che pure ha già previsto di integrare il finanziamento regionale con risorse proprie.
Si tratta di 120mila euro, aumentabili, se ve ne fosse l’esigenza. A Monfalcone anche quest’anno la gran parte della spesa destinata ad alleggerire la tensione abitativa sarà quindi rappresentata dal fondo dei contributi taglia-affitti, ma gli interventi del Comune non si fermano qui. Lo sportello Pronto Casa verrà mantenuto in vita, visti i risultati raggiunti lo scorso anno. «Nel 2007 l’agenzia sociale ha preso in carico 112 soggetti, singoli e famiglie – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, di cui l’80% è di Monfalcone. Lo sportello ha una convenzione anche con l’Ambito socio-assistenziale Basso isontino, ma quella con Monfalcone, grazie ai fondi stanziati dal Comune, 13mila euro, consente di sostenere l’accesso alla casa anche da parte di chi non è straniero e non è un lavoratore flessibile».
Il fondo di rotazione, finanziato con 35mila euro, ha consentito di erogare prestiti a tasso zero per coprire la spesa delle tre mensilità anticipate, in alcuni casi troppo onerosa per le famiglie. Nel 2008 l’ente locale ha deciso di stanziare quindi 25mila euro per gli interventi legati alla casa a favore di persone seguite dai servizi sociali, più 3mila euro, per ora, per sostenere il fondo di rotazione. Al momento non è invece possibile quantificare quanto l’ente locale incasserà in meno di Ici a causa delle agevolazioni garantite ai proprietari che affitteranno a canone concordato.
Una mancata entrata, quindi, che può essere letta come un investimento a favore di locazioni più eque. Lo scorso anno un primo risultato è già stato raggiunto, perché le locazioni a canone concordato sono passate da 136 a 563. L’amministrazione comunale non rinuncia comunque a studiare anche altre formule per risolvere almeno in parte i problemi dell’emergenza abitativa. «Stiamo cercando di approfondire il discorso dell’autorecupero e dell’autocostruzione – spiega l’assessore Morsolin -, già praticato in altre regioni. Stiamo cercando di capire se e come si potrebbero utilizzare i fondi che le persone mettono nelle caparre e che di fatto sono congelati, mentre potrebbero sostenere altri investimenti nel tema della casa. Con l’Ater il Comune sta infine studiando altre misure per trovare degli alloggi da immettere sul mercato ad affitti più bassi».
In base all’analisi delle richieste pervenute lo scorso anno per ottenere i contributi taglia-affitti l’assessorato alle Politiche sociali ha potuto constatare come i redditi facciano sempre più fatica a tenere il passo del costo degli affitti e quindi della vita in generale. Non è un caso che al Comune, nel giro di qualche mese, siano pervenute più di cento richieste per ottenere il reddito di cittadinanza. Un record, che dimostra ancora una volta le difficoltà in cui versano molte famiglie in città, dato già reso evidente non solo dalle domande per i contributi taglia-affitti, ma anche da quelle di rateizzazione delle imposte comunali e dalle richieste di sostegno economico gestite dal Comune. Secondo i dati resi noti dal Comune, all’8 febbraio 2008 le domande pervenute erano 113, per un impegno di spesa presunto di 647mila euro circa. Il provvedimento è destinato ai nuclei familiari che possono contare su un reddito annuo inferiore ai 5mila euro (per gli anni 2007 e 2008) per un periodo di 12 mesi rinnovabili solo per una volta o più in caso eccezionali. I destinatari sono tutti i nuclei familiari, senza limiti di età.
  
Tormentata vicenda urbanistica. Chiesto l’aiuto della Fondazione Carigo 
Bioedilizia e più spazi per il verde pubblico. Si vogliono evitare cemento e casermoni 
Case Pater, tutto da rifare Comune di Ronchi e agenzia studiano un nuovo piano

 
RONCHI Si va verso un nuovo studio di fattibilità per la realizzazione di un nuovo piano di recupero urbanistico del rione Casette a Ronchi, il cosiddetto villaggio Pater. Questa l’intenzione del Comune che sta valutando ora la possibilità di inoltrare una richiesta di contributo alla Fondazione Cassa di risparmio proprio per la redazione di un piano che contempli anche una nuova analisi economico-finanziaria al fine anche di valutare la percorribilità delle ipotesi di lavoro al vaglio, vale a dire la divisione della proprietà delle aree o l’intervento per lotti. Ed anche con l’obiettivo, ricercato ormai da anni, di dare concreto avvio alle procedure di recupero urbanistico di questa zona, l’assessore all’Urbanistica, Sara Bragato, e l’Ater stanno definendo una strategia comune d’intenti per arrivare alla stesura di un accordo di programma. Anche se, va detto, un accordo era già stato stilato ai tempi della giunta guidata dal sindaco Livio Furlan, senza che esso approdasse a qualcosa di concreto.
Ora, forse, si volta pagina e proprio l’intesa tra Comune e Ater permetterà di trasformare questa zona all’ingresso della città in qualcosa di totalmente nuovo. Elementi importanti sono l’utilizzo della biotecnologia e della bioedilizia, qualcosa di inedito per la nostra regione. Spazio ad aree residenziali, non certo brutti ed anonimi “casermoni”, ma anche a spazi pubblici e ricreativi, zone pedonali e grandi spazi verdi. In mezzo un grande spazio verde sul quale sviluppare zone ricreative e di socialità, come, ad esempio, un campo da calcio ed ai lati due laghetti, uniti da un canale, per il riciclaggio dell’acqua a fini domestici. Tutti gli scambi veicolari avverranno non più su via Redipuglia, che sarà collegata con due percorsi ciclopedonali, ma con via delle None che, a quel punto, dovrà essere sistemata e potenziata. Obiettivo è anche quello di procedere, entro pochi mesi, alla realizzazione dei primi dieci alloggi di edilizia economica e popolare che possano così soddisfare, seppur in parte, la fame di abitazioni che coinvolge da tempo anche la città. Una fame che ha dato vita al fenomeno delle autoassegnazioni che hanno creato non pochi problemi nel rione, anche di ordine pubblico. Il tutto in un clima che non è certo di distensione. Dopo alcuni mesi di silenzio, infatti, a seguito di diversi incontri avvenuti tra l’Amministrazione comunale, i vertici e i tecnici di Ater, sono stati individuati già nelle settimane passate quelli che possono essere definiti come i primi elementi per lo sviluppo dell’accordo di programma relativo alle Casette. Il documento siglato in precedenza non poteva infatti essere considerato come un vero accordo, quanto invece come un primo protocollo d’intesa. «I punti principali sui quali si è sviluppato il dibattito – spiega l’assessore all’urbanistica, Sara Bragato – partono dalla necessità di intervenire con urgenza per la risoluzione della grave situazione di degrado in cui verte l’area, poiché è sempre più evidente che ad esso si accompagnano anche seri problemi di sicurezza pubblica». In tutti questi anni sono stati promossi dibattiti e conferenze, ne n’è parlato persino in Parlamento, sino a quando, nel 1996, l’allora Amministrazione comunale decide di produrre un primo piano di risanamento. Un progetto che non è mai piaciuto, sul quale tante e tante volte ha detto la sua il comitato dei residenti, decisamente contrario a quelle proposte.
 
 
Il Piccolo, 10 marzo 2008

Gli abusivi minacciati dallo sgombero forzato propongono l’auto-recupero degli alloggi sfitti
 
Una procedura già avviata nel Lazio e rilanciata dai Verdi della provincia
Sono attualmente 34 gli appartamenti che l’Ater intende ristrutturare per poi immetterli sul mercato

Davanti alla minaccia di sgombero degli alloggi occupati abusivamente a Monfalcone, una nuova proposta si fa largo in città: l’autorecupero degli appartamenti sfitti. Si tratta di una strada che è stata aperta nel Lazio, dove, da tempo, persone che non hanno né garanzie contrattuali né reddito sufficiente ad accedere al libero mercato e risultano tagliate fuori dalla graduatoria dell’edilizia popolare ristrutturano le abitazioni pubbliche non assegnate e ne prendono possesso in accordo con gli enti e il Comune, sulla base di precisi accordi. Lo sostiene Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi: «Innanzitutto, c’è una bella differenza tra occupazione abusiva e autoassegnazione degli alloggi, la quale avviene secondo regolari procedure e senza destare disagio agli altri residenti del complesso. A Monfalcone, la via da percorrere potrebbe dunque essere la stessa del Lazio». Attualmente, in città ci sono 7-8 alloggi occupati abusivamente, cui si è aggiunto l’ultimo episodio di via 24 Maggio. Ma già questo mese potrebbero scattare, per tre inquilini irregolari, gli sgomberi. Sono 34, invece, gli appartamenti che l’Ater intende ristrutturare e immettere sul mercato, tramite la graduatoria pubblica.
«Restiamo sgomenti – afferma Bussani -, per i toni e i contenuti espressi a proposito delle occupazioni abusive. Non entriamo nel merito del lavoro svolto dagli enti preposti per risolvere alcune emergenze ben conosciute. Ma ci chiediamo: la politica dov’è? Perchè non esiste un dibattito serio sulla questione del diritto ad avere un tetto sulla testa?». Secondo Bussani, si deve innanzitutto «analizzare quali sono le dinamiche economiche e sociali» che determinano la realtà monfalconese: «La precarietà – spiega -, con il suo corollario di reddito intermittente, ha generato nuove categorie di cittadini, ovvero le famiglie single, le giovani coppie, i lavoratori atipici, gli stranieri, che non sono contemplate nelle normative vigenti e riguardanti i temi del sociale e dei diritti». Secondo il leader provinciale dei Verdi, «le istituzioni devono fare uno sforzo per adeguarsi alla nuova realtà: su ciò, invece, si riscontra l’assenza pressoché totale del dibattito politico». «Essendo questi soggetti praticamente invisibili – prosegue -, poiché non rientrano in alcuna categoria, si preferisce fare finta di niente. E allora, chi è costretto ad occupare una casa come unica risposta a un diritto inalienabile, riconosciuto a partire dalle istituzioni europee, o più semplicemente per garantire la dignità dei propri figli e della famiglia, è considerato alla stessa stregua di un criminale. Come tale, diventa il primo problema di ordine pubblico sul territorio: ci si lava le mani e si “risolve” il tutto con le forze dell’ordine. Non fa niente, se queste persone dovranno dormire sotto i ponti, in automobile, nelle decine e decine di camper sparsi nei parcheggi di Monfalcone o all’ex discoteca. E non fa niente nemmeno se gli appartamenti sgomberati resteranno ancora vuoti per mesi o per anni». «Ma è questo – si chiede bussani – il vero crimine legato al mondo della casa? E gli affitti alle stelle, per i quali uno stipendio da precario non basta? E le speculazioni edilizie a base di cementificazione e centri commerciali? E le case popolari che non esistono, tanto che sembra indispensabile comprarle dai privati? E le graduatorie inadeguate alle situazioni attuali? E l’inesistenza di terreni adibiti alla costruzione di nuovi alloggi popolari? E lo status di alta tensione abitativa usato per placare l’opinione pubblica ma che non ha ottenuto alcun risultato concreto? E le paghe globali negli appalti della cantieristica, che a tutto ciò hanno contribuito?». Secondo Bussani «sono mille le domande che vengono involontariamente poste al dibattito come conseguenza dell’occupazione di qualche appartamento pubblico, peraltro non oggetto di assegnazione. I Verdi non possono stare a questo gioco al massacro per scaricare le colpe di tutti sull’anello più debole della catena. Crediamo fermamente che, proprio adesso, con il problema delle ristrutturazioni in cantiere, ci sia la possibilità di iniziare un percorso differente: a partire dalla sospensione degli sgomberi prospettati, quindi, si concretizzi finalmente il riconoscimento delle problematiche reali per riaffermare un diritto in maniera universale».
 

Messaggero Veneto, 10 marzo 2008
 
Pdci: politici disattenti sui problemi della casa
 
MONFALCONE. Si alimenta il dibattito sugli sgomberi degli alloggi autoassegnati di Monfalcone. Dopo l’intervento di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi, che invece degli sgomberi chiedeva una più concreta politica della casa, ora la parola passa ad Alessandro Perrone, consigliere provinciale del Pdci, che esprime il netto sostegno verso tale procedura.
«Se da un lato, infatti, la mancanza di una politica abitativa adeguata alle richieste esistenti è reale e mette in luce i ritardi e gli errori di una politica spesso disattenta verso la questione della casa, credo che non possa essere base per azioni ingiustificate di persone che, occupando abusivamente gli appartamenti, ledono il diritto di chi è nella legalità e aspetta l’assegnazione di un alloggio», dice Perrone, il quale sostiene anche come i politici debbano evitare di alimentare «guerre tra poveri. Capisco le preoccupazioni di chi domanda un tetto per sé e la sua famiglia e comprendo chi denuncia le profonde ingiustizie della politica abitativa del nostro Paese: da amministratore sono disponibile a dare il mio contributo per trovare qualsiasi, se pur equa, soluzione per tutti, anche per gli abusivi. Penso però – conclude – che sia necessario prima di tutto garantire la legalità, ciò per chiarire il quadro complesso in cui ci stiamo muovendo, poiché senza riferimenti certi in partenza possono prevalere solo quelli soggettivi, che fatalmente prevaricano l’uno sull’altro».
 

Messaggero Veneto, 09 marzo 2008

Sgombero forzato in undici alloggi Ater, Verdi contrari: è assurdo
 
Monfalcone. Il provvedimento deciso dopo che l’Azienda territoriale aveva sollecitato più volte le famiglie ad abbandonare le abitazioni
L’operazione potrebbe scattare già entro la fine del mese.
L’assessore Morsolin: questi cittadini escano dall’illegalità

MONFALCONE. È probabile che entro marzo scatteranno gli sgomberi forzati degli alloggi Ater di Monfalcone, occupati abusivamente. Sarebbe stato lo stesso prefetto, in un incontro con i dirigenti dell’Azienda territoriale, a spiegare l’intenzione di arrivare a uno sgombero forzato, sgombero che sarebbe seguito dall’Ater solo come spettatore esterno, visto che la polizia ha la forza di procedere alla liberazione degli alloggi.
Una situazione che sinora è stata tollerata da Ater, pur avendo provveduto ad atti esecutivi di sgombero con relative proroghe e che ora, però, non è più possibile accettare anche perché gli alloggi occupati sono compresi in un piano di ristrutturazione, i cui lavori sono stati appaltati.
Ogni giorno in più di occupazione crea danno all’ente. Ma non solo, anche ai cittadini che sono in attesa di regolare assegnazione. Per l’assessore alla politiche sociali, Cristiana Morsolin, il Comune non può esimersi dall’invitare questi cittadini a uscire dalla strada dell’illegalità e chiedere supporto ai servizi comunali.
Ricorda anche che è stato attivato lo sportello Prontcasa per risolvere le questioni abitative.
Dinanzi alla notizia degli sgomberi restano allibiti i Verdi della provincia di Gorizia. «Ci chiediamo: la politica dov’è? Perché non esiste un dibattito serio sulle problematiche della precarietà e sul diritto ad avere un tetto sulla testa? La precarietà ha generato nuove categorie di cittadini che non sono contemplate nelle normative vigenti riguardanti i temi del sociale e dei diritti. Le istituzioni devono fare uno sforzo per adeguarsi a questa nuova realtà e su questo si riscontra l’assenza pressochè totale del dibattito politico», dice il presidente Mauro Bussani.
«Chi è costretto a occupare una casa come unica risposta a un diritto inalienabile, riconosciuto a partire dalle istituzioni europee, o più semplicemente per garantire la dignità dei propri figli e della famiglia, è considerato come un criminale. E come tale diventa il primo problema di ordine pubblico sul territorio, “risolvendo” il tutto con la polizia e l’uso della forza».
«Non fa niente se gli stessi soggetti dovranno dormire sotto i ponti, in automobile, nelle decine e decine di camper sparsi nei parcheggi di Monfalcone o all’ex discoteca. E non fa niente nemmeno se gli appartamenti sgomberati resteranno ancora vuoti per mesi o per anni. Ma è questo il vero crimine legato al mondo della casa?», chiede ancora, puntanto il dito con gli affitti alle stelle, le speculazioni edilizie, le inesistenti case popolari, le graduatorie inadeguate, l’inesistenza di terreni adibiti alla costruzione di nuovi alloggi popolari.
«I Verdi della provincia non possono stare a questo gioco al massacro per scaricare le colpe di tutti sull’anello più debole della catena. Crediamo fermamente che proprio adesso, con il problema delle ristrutturazioni in cantieramento, ci sia la possibilità di iniziare un percorso differente che, a partire dalla sospensione degli sgomberi prospettati, si concretizzi finalmente con il riconoscimento delle problematiche reali evidenziate dalle occupazioni per riaffermare un diritto in maniera universale, quindi replicabile, e non come intervento tampone nei casi di emergenza».
«Se esiste la volontà politica di riconoscere e affrontare il confronto sul terreno della precarietà – conclude Bussani – è possibile evitare lo scontro che inevitabilmente rischia di generarsi già a partire dalla prossima settimana».
 

Il Piccolo, 07 marzo 2008

Occupazioni abusive, sgomberi entro marzo 
Inquilini irregolari in 3 alloggi Ater in via 24 Maggio. Una decina di casi da risolvere in città

Ancora occupazioni abusive in via 24 Maggio, nel rione di Aris-San Polo. Secondo quanto riferito ieri dal comitato di quartiere, tre appartamenti del complesso Ater sarebbero stati occupati, negli ultimi due mesi, in maniera irregolare. Una cittadina avrebbe segnalato la situazione alla Polizia municipale, che sarebbe avvenuta effettuando regolare denuncia.
Secondo l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, la situazione appare «complessa»: «Non posso fare a meno di invitare questi cittadini a uscire dalla strada di illegalità e rivolgersi ai nostri servizi che hanno offerto un aiuto concreto e prezioso a tante altre famiglie che si trovavano in un’analoga situazione. Il Comune ha attivato lo sportello Prontocasa, valido strumento per risolvere le questioni abitative».
Nei prossimi giorni si attendono, però, dei giri di vite. «La scorsa settimana – afferma Sergio De Martino, direttore dell’Ater – siamo stati convocati al tavolo del comitato per la sicurezza dal prefetto, che ci ha chiesto notizie relative alle occupazioni abusive. Noi abbiamo replicato che, da circa 1 anno e mezzo, stiamo cercando di liberare gli alloggi irregolarmente acquisiti, anche attraverso l’attivazione di controproposte da rivolgere agli occupanti. L’intenzione, a questo punto, stando alle parole del prefetto, sarebbe quella di arrivare a uno sgombero ”forzato”, quindi immagino che si procederà in tal senso. Se così dovesse accadere, noi, come Ater, non potremmo che essere spettatori, poiché la forza di Polizia ha in capo la competenza autonoma per attuare gli sgomberi. Il prefetto ha voluto sapere se siamo in possesso di atti esecutivi: sulla base di quanto disposto dal giudice, essi sono tre. Quindi, presumibilmente entro marzo, scatteranno tre sgomberi. Attualmente, le occupazioni presenti a Monfalcone sono 7-8, più le ultime tre denunciate alla Polizia municipale. Il tutto su un totale di 34 appartamenti da ristrutturare».
«Finora – conclude De Martino – l’Ater ha consentito agli occupanti di restare negli alloggi, ma adesso che i lavori di messa in sistemazione sono stati appaltati, un intervento non è più ulteriormente procrastinabile. Anche perché, ogni giorno di occupazione in più provocherebbe danni all’ente, senza considerare, fatto importantissimo, che dei cittadini sono in regolare attesa dell’assegnazione, secondo la graduatoria».