Il Piccolo, 17 settembre 2007
 
Scattano altri 5 sfratti a Ronchi per gli abusivi delle case Pater
 
I provvedimenti dovrebbero essere resi esecutivi entro la settimana

RONCHI È la settimana in cui dovrebbero essere esecutivi gli ultimi cinque sfratti ordinati dall’Ater nei confronti di altrettante famiglie che ancora occupano abusivamente alloggi all’interno del rione delle Casette di Ronchi. Il condizionale è d’obbligo, visto che già l’ordinanza sarebbe dovuta essere tradotta dalle parole ai fatti prima dell’estate quando, all’arrivo dell’ufficiale giudiziario e di alcuni incaricati dell’Ater, si oppose una protesta messa in atto dai militanti di alcune organizzazioni che difendono la pratica dell’autoassegnazione degli alloggi sfitti e liberi. Allora intervenne l’assessore comunale alle politiche sociali, Enrico Masarà, che scrisse alla Prefettura chiedendo un intervento urgente e risolutore di questa annosa questione. Sono passati alcuni mesi, la proroga è scaduta ed in settimana le Casette Pater occupate dovrebbero essere lasciate definitivamente libere. «Ora è il momento di intervenire, una volta per tutte – dice Masarà – e staremo a vedere che cosa succederà questa volta. Non dobbiamo farci intimidire da tutte quelle associazioni, come nel caso specifico dalla Sos Casa, che si spacciano per difensori delle classi socialmente deboli ma che, in verità, ostacolano il regolare processo giuridico istituzionale e che danneggiano tutte quelle famiglie che si prodigano a mantenere un comportamento legittimo e corretto anche in situazioni di disagio, favorendo comportamenti illegali ai danni di onesti cittadini. A queste associazioni posso solamente dire che a Ronchi non troveranno sicuramente terreno fertile e che il mandato all’Ater rimane e rimarrà quello di combattere l’illegalità. Così questa settimana, come predico da tempo, si dovrà passare ai fatti».
E intanto proprio la scorsa settimana l’Ater è intervenuta con la muratura di porte e finestre al civico 36 di via Matteotti, in uno degli alloggi rimasto libero per il decesso degli inquilini. Sono una ventina le Casette che, sino a oggi, sono state rese immuni da ogni altra azione volta alla loro autoassegnazione, un fenomeno che ha creato non poche preoccupazioni tra i residenti. Il metodo è stato adottato per la prima volta all’inizio dell’anno e l’obiettivo è chiaro: scongiurare che ci siano altre occupazioni abusive, proprio come quelle che, anche con evidenti problemi di ordine pubblico, ci sono state negli ultimi mesi. Così a Ronchi la prima delle 12 Casette occupate abusivamente, quella al civico 18 di via Matteotti, era stata resta impenetrabile grazie a un intervento che aveva permesso la muratura di porte e di finestre.
«Il fenomeno dell’autoassegnazione è a mio modo di vedere gravissimo – aggiunge Masarà – anche se qualche municipalità a noi vicina ha invece finito con il tutelare. La gente ha paura e chi risiede nel quartiere da una vita chiede giustamente di essere tutelato». Solitamente gli abusivi arrivano di notte, magari dopo aver ispezionato la zona e aver individuato una casetta libera. Spesso sfondano la porta, fanno dei buchi nelle pareti esterne ed iniziano a portar dentro mobili e suppellettili varie. Episodi che hanno creato un certo allarmismo tra gli abitanti del rione, 116 abitazioni, molte delle quali, però, si sono liberate perchè i proprietari, anziani, sono deceduti.
 

Il Piccolo, 07/11/06

L’Ater ha concesso la proroga: evitato lo sgombero in via Volta
Gli alloggi sono occupati abusivamente da iscritti all’associazione Sos Casa

Global Project Venezia Giulia – Martedì 7 novembre 2006

Manifestazione sotto la palazzina. Gli autoassegnatari hanno tempo fino al 24 gennaio per liberare gli appartamenti.

Ancora uno sgombero previsto, ancora uno sgombero evitato. Pure per la seconda, annunciata agitazione per evitare l’uscita forzata da un altro appartamento occupato abusivamente da autoassegnatari, l’Ater è ricorsa, come previsto, ad una proroga, il cui termine è stato fissato al 24 gennaio. L’ufficiale giudiziario si è presentato ieri mattina e ha comunicato, a voce, la decisione dell’ente, senza accogliere le richieste dei ragazzi di ampliare la proroga a giugno. A differenza del primo caso, che coinvolgeva una famiglia marocchina e che ha trovato già, a quanto pare, una soluzione con un’altra sistemazione, per questo secondo non ci sono novità in vista. Perché l’Ater ha invitato gli occupanti (due giovani appartamenti all’associazione Sos Casa) a uscire dall’appartamento e quindi dalla posizione di illegalità e sedersi ad un tavolo di discussione, ma da parte degli occupanti non c’è nessuna intenzione in tal senso. Anche in questo caso, l’autoassegnazione, che riguarda un appartamento di via Volta 22, si è svolta secondo le modalità della scorsa volta: gli occupanti sono entrati in un appartamento che era vuoto da oltre due anni, che non era compreso nell’elenco di case da recuperare dell’Ater, e che aveva problemi all’impianto elettrico e idraulico, ai quali hanno provveduto loro stessi. Non solo: hanno anche provveduto a versare i famosi 30 euro di ‘affitto’ all’Ater, come faceva anche l’altra famiglia. E adesso richiedono solo la giusta considerazione. «Dividere tra casi sociali e il resto della popolazione è una cosa quanto mai ipocrita – spiega Christian Massimo, rappresentante di Sos Casa – perché molti di questi casi di autoassegnazione hanno bussato per anni alle porte di Comune e Ater per avere una casa, e non hanno ottenuto nulla perché non avevano problemi familiari o fisici, ma comunque si trovavano alle prese con un reddito non in grado di sostenere un affitto del mercato». E si stigmatizza anche gli interventi vari a livello politico sulla questione. «Questi politici, che si improvvisano esperti legali, avvocati, e così via, dovrebbero – aggiungono – considerare le dichiarazioni del Tribunale di Trieste, che ha riconosciuto in tutti i casi di autoassegnazione lo ”stato di necessità”’, dando quindi ragione agli occupanti». Che cosa si farà in vista dello scadere della proroga di gennaio? «Ci mobiliteremo con Ater e Comuni per aprire delle trattative, ma si deve capire che il problema è lungi dall’essere risolto – spiega Sos Casa – perché la situazione abitativa cittadina viene continuamente peggiorata dalla speculazione continua derivante dal mercato privato, che aumenta i prezzi mentre gli stipendi rimangono sempre gli stessi». Tanto è vero che solo nel piazzale in cui si è svolta la manifestazione, sono ben sei gli appartamenti autoassegnati, alcuni dei quali gestiti direttamente da Sos Casa. «Speriamo che, prima di procedere agli sgomberi – spiega l’associazione – l’Ater provveda ad elaborare la graduatoria per il bando, e acceleri i lavori negli altri appartamenti. Perché altrimenti ricorrere agli sgomberi prima di avere altre case da destinare alle famiglie che si mettono in strada non potrà fare altro che rendere la situazione più difficile»
Messaggero Veneto, 01 novembre 2006

Nuovo presidio per la casa
Giovani in via Volta a difesa di una auto-assegnazione

Global Project Venezia Giulia – Mercoledì 01 novembre 2006

L’ufficiale giudiziario annuncia per il 23 gennaio lo sgombero dell’alloggio Ater In città 70 persone sotto sfratto. Sono 15 (con Ronchi) le occupazioni abusive

Monfalcone. I ragazzi di SosCasa hanno atteso ieri mattina l’ufficiale giudiziario davanti all’ingresso della palazzina Ater di via Volta 7, decisi a non farlo passare. Costi quel che costi. Ma questa volta la situazione si è risolta senza problemi, perché l’ufficiale giudiziario non era venuto ad applicare lo sgombero dall’alloggio autoassegnato e occupato da una famiglia originaria del Marocco (con due bambini).
Il suo compito era comunicare lo slittamento dello sgombero al 23 gennaio. Soltanto uno slittamento, dunque, simbolo di una situazione abitativa che a Monfalcone sta raggiungendo il limite con un mercato immobiliare privato drogato da una situazione di richiesta alloggi che porta gli affitti e il costo delle abitazioni alle stelle e un mercato immobiliare pubblico che non riesce a rispondere alle richieste di aiuto.
Basti pensare che a Monfalcone 70 persone sono sotto sfratto e, dopo il mancato avallo da parte del Senato della proroga degli sfratti, sono in attesa che il provvedimento diventi esecutivo. I rappresentanti di SosCasa erano presenti ieri in presidio in via Volta e la situazione specifica per ora è stata messa in “stand by”, ma promettono di essere presenti ogni qual volta si tratterà di difendere un autoassegnatario dagli sgomberi. Già da lunedì, quando l’ufficiale giudiziario dovrà tornare a Monfalcone per comunicare lo sgombero di un altro alloggio di un’altra palazzina in via Volta.
«Il tema della casa è all’ordine del giorno a Monfalcone, in provincia, in regione e la situazione è stata aggravata dal fatto che non è passata la proroga degli sfratti», spiega il portavoce di SosCasa, Massimo Cristian, che sottolinea come SosCasa non sia solo un gruppo di autoassegnatari, ma sia uno strumento di solidarietà e sostegno, che tenta di realizzare un senso di comunità fra le persone interessate dallo stesso grave problema. È anche grazie a SosCasa che, assieme ad Ater e Comune, è stato aperto un tavolo di lavoro per affrontare il tema dell’abusività e dell’autoassegnazione. «La nostra presenza qui è dovuta al fatto che ci opponiamo allo sgombero forzato di coppie, famiglie, precari. La situazione è già grave e non si può mettere la gente sulla strada. L’Ater e il Comune – dice – dimenticano che il loro ruolo non è punire, ma dare sostegno. Oggi è stata annunciata la proroga, ma serve una sanatoria».
Occorre dire, però, che tra Comune e famiglie si sono avviati percorsi condivisi e in particolare, nel caso di via Volta 7, «si è attivato un accompagnamento della famiglia in stato di necessità e si è trovato un altro appartamento con un contratto regolare ed equo di affitto», spiega l’assessore ai Servizi socioassistenziali, Cristiana Morsolin, preoccupata che si possano verificare situazioni tali da poter mettere i bastoni tra le ruote a questo accompagnamento. «C’è una comunicazione costante con Ater sui casi di reale difficoltà, per cui sono appunto attivati programmi di accompagnamento», aggiunge. Ma intanto le autoassegnazioni proseguono (tra Monfalcone e Ronchi sono già 15) e «sarebbe importante che gli enti si rendessero conto che l’emergenza alloggi – sottolinea Cristian – si affronta con politiche serie, con case popolari, aiuti nel caso di povertà e precariato, non con la politica cieca degli sgomberi».

Sfrattata una famiglia proveniente dal Marocco
Lui lavora in regola e ha moglie e due figli

La famiglia che occupa l’alloggio di via Volta 7 è originaria del Marocco: padre, madre e due bambini. Lui ha 39 anni e vive in Italia da oltre 12 anni; lei è 27enne ed è arrivata in Italia nel 2000 per ricongiungimento familiare. Lui lavora “in regola” per una ditta di Ronchi, i bambini vanno regolarmente a scuola. Prima abitavano in via Crociera, in un appartamento con camera, bagno e cucina e pagavano 620 euro di affitto il mese a cui si aggiungevano le spese delle bollette.
Poi hanno avuto lo sfratto, «proprio mentre ero incinta», spiega la donna, e hanno traslocato un un altro appartamento camera-cucina-bagno per 550 euro al mese, ma senza riscaldamento perché il proprietario aveva chiuso il gas. Il bambino, che nel frattempo era nato, si svegliava la mattina con la faccina coperta di brina.
Si sono rivolti al Comune, ma non hanno avuto risposte, fino alla scelta dell’autoassegnazione. Due anni e mezzo fa sono entrati nell’alloggio di via Volta, alloggio Ater vuoto: a loro spese lo hanno sistemato, hanno acceso i contratti di acqua, gas e luce le cui bollette pagano regolarmente, così come pagano regolarmente ogni mese 30 euro di “affitto” all’Ater. Che, per onor di cronaca, non ha mai restituito al mittente il pagamento.
D’altra parte, questa è la prassi dell’autoassegnazione: si sceglie un alloggio vuoto e da ristrutturare e lo si mette a posto. Si procede a regolari allacciamenti, si versa una sorta di affitto all’Ater.
«Se questi alloggi vengono sgomberati tornano a essere vuoti, perché l’Ater non ha i fondi per metterli a posto e assegnarli», dicono i rappresentanti di SosCasa.
«Viviamo costantemente con l’ansia di essere buttati fuori. Ma dove dobbiamo andare?», chiede la giovane donna, mentre il marito spiega che ora il problema è quello del permesso di lavoro: il fatto che non abbia una casa “regolare” ma autoassegnato gli impedisce di avere un regolare permesso di soggiorno, ma solo permessi temporanei.
«Il rinnovo del permesso viene negato per una persecuzione burocratica messa in atto dalla Questura – dice Massimo Cristian –. Si aggira il problema degli sfratti colpendo l’aspetto burocratico amministrativo della vicenda. Mentre sui giornali si riportano grossi discorsi fatti di parole, per i migranti il problema è ancor più concreto degli altri, visto che viene penalizzata la loro posizione».
Venerdì 17 febbraio 2006 14:04

Monfalcone – Acqua, Gas, Contratti subito !
Iniziativa del movimento SOS Casa

Global Project Venezia Giulia

Questa mattina gli attivisti del movimento SOS Casa e del Comitato per la quarta settimana hanno occupato gli sportelli dell’Iris, l’ente provinciale che fornisce acqua e gas ai cittadini.
L’iniziativa è nata dal fatto che da mesi ormai l’Iris negava l’apertura dei contratti di fornitura di servizi alle persone non in possesso del contratto di affitto, documento che naturalmente gli autoassegnatari non possiedono. Grazie alla mobilitazione di questa mattina si è riusciti a far cambiare idea all’Iris che ha promesso di provvedere all’apertura dei contratti richiesti.

Iniziativa per i servizi essenziali.

Iniziativa per i servizi essenziali.

Comunicato stampa SOS Casa Monfalcone
Contro il carovita, per l’accessibilità ai servizi comuni

Global Project Venezia Giulia – Venerdì 17 febbraio 2006

L’iniziativa di questa mattina ha lo scopo di rilanciare la mobilitazione contro le dinamiche economiche che vogliono far gravare tutto il peso della crisi in atto sulle spalle delle fasce meno abbienti della popolazione. Da troppo tempo ormai il problema della casa, pesantissimo nell’area del monfalconese, non viene affrontato nonostante il movimento Sos Casa, movimento di famiglie e di persone che si sono visti costretti ad autoassegnarsi appartamenti sfitti del patrimonio residenziale pubblico, abbia fatto tutto il possibile per portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.
L’unica risposta arrivata dagli amministratori locali e dai gestori dei servizi è invece di tutt’altro segno: ora per ottenere la forniture essenziali viene addirittura richiesto un regolare contratto di affitto, non si sa in base a quale normativa.
E’ particolarmente odioso che coloro che sono delegati ad amministrare ed erogare quelli che dovrebbero essere servizi comuni e necessari tentino di ignorare richieste sociali forti, che vengono da famiglie al limite della marginalità e con bambini piccoli, non garantendo la fornitura di acqua e gas per il riscaldamento, in particolar modo in un inverno freddo come questo. La mobilitazione degli autoassegnatari si interseca con quella dei Comitati per la Quarta Settimana che già nei mesi scorsi si sono attivati davanti ai supermercati di tutta Italia per chiedere con forza lo sconto del 50% nell’ultima settimana del mese su un paniere di beni essenziali, settimana durante la quale non ci sono più soldi. Il che svela in tutta la sua gravità l‘inadeguatezza dei redditi e degli stipendi attualmente erogati. Nella nostra regione si sono già tenuti presidi davanti a supermercati di Trieste e Pordenone e ora la mobilitazione non può che essere diretta verso i servizi necessari, altra voce ormai troppo pesante per le disponibilità economiche di sempre maggiori fasce di cittadini.
Ormai siamo arrivati al punto in cui deve trovare concretezza il concetto di “reddito di cittadinanza“, erogazione in termini monetari e di servizi erogati al cittadino per impedire che chiunque, nei nostri territori, sia sospinto oltre il limite di povertà o che sia sottoposto al costante ricatto della precarietà, nel campo lavorativo come in quello dell’esistenza.

Le rivendicazioni che oggi vogliamo esprimere sono le seguenti:
1. Che l’accesso regolare agli allacciamenti delle forniture sia garantito a tutti, senza anteporvi la presentazione di contratti di locazione.
2. Che i costi delle bollette ai cittadini vengano ridotti e adeguati all’attuale costo della vita.
3. Che venga concessa, oltre alla riduzione delle bollette, la possibilità di rateizzazione per il pagamento.
4. Che in caso di sofferenza, dovuta all’andamento ciclico del mercato del lavoro locale, non si proceda al distacco dell’utenza.

Casa, reddito, trasporto e servizi sono diritti inalienabili per tutti:
lottiamo insieme per un nuovo concetto di cittadinanza!

MOVIMENTO SOS CASA – COMITATO PER LA QUARTA SETTIMANA FVG
Lunedì 24 ottobre 2005 10:26
Monfalcone – No agli sfratti
Rinviato il tentativo di sfratto di una casa autoassegnata

Global Project Venezia Giulia

Questa mattina, a Monfalcone, doveva avvenire uno sfratto di una casa autoassegnata. La casa in questione, che è stata recuperata da una famiglia, è una delle tante abbandonate e lasciate al degrado dal Comune e dall’Ater nel quartiere operaio di Panzano.
L’ufficiale giudiziario assieme ad una funzionaria dell’Ater, di fronte ai vari attivisti di SOS-Casa che in modo solidale presidiavano la casa, non ha potuto far altro che rinviare lo sfratto.
Anche questa volta SOS-Casa porta a casa una vittoria e lancia un chiaro messaggio all’amministrazione comunale ed all’Ater: non si risolve il problema della casa mettendo in strada le persone.

Iniziativa per la casa a Panzano.

Iniziativa per la casa a Panzano.

Volantino dell’iniziativa di SOS-CASA del 04 aprile 2005
CASA DIRITTI E DIGNITA’

Global Project Venezia Giulia – Lunedì 4 aprile 2005

Oggi Sos Casa e auto assegnatari partecipano alla giornata lanciata dai dipendenti Ater contro la politica fallimentare dell’attuale consiglio di amministrazione.
Il presidente Zamparo, con la complicità dei suoi consiglieri, oltre ad aver utilizzato il patrimonio pubblico delle case per interessi economici personali, e senza minimamente progettare o attuare manovre atte a ridurre il problema dell’emergenza casa nella nostra provincia, vuole privatizzare la gestione cercando di privarci di un bene pubblico.
Noi, precari, giovani coppie, famiglie, ci siamo ripresi un nostro diritto.
San precario ci ha aiutato e adesso abitiamo in case ATER prima abbandonate al degrado. Case abbandonate che abbiamo ristrutturato e dove abbiamo residenza, regolari contratti di acqua luce e gas, per le quali paghiamo un’affitto mensile. Siamo qui perché siamo certi che il nostro percorso dell’autoassegnazione sia un percorso di dignità e di riappropriazione dei diritti fondamentali quotidianamente negati, e che come tale venga riconosciuto. Vogliamo che tutte le autoassegnazioni vengano sanate e che vengano bloccati i tentativi di repressione giuridica nei confronti dei soggetti che le attuano, anche a fronte dei 30.000 sfratti esecutivi in italia.
Vogliamo che il prossimo consiglio d’amministrazione sia in grado di elaborare strategie reali per far fronte all’emergenza casa e che sia in grado di concepire l’Ater come uno strumento in mano dei cittadini, un diritto sociale accessibile anche a chi è attualmente fuori da ogni criterio di graduatoria.
Naturalmente fino a che non verranno attuate soluzioni concrete alla questione abitativa le autoassegnazioni continueranno ad essere l’unica soluzione per persone altrimenti costrette sulla strada, nonostante l’esistenza di migliaia di alloggi pubblici sfitti nei nostri territori.
Invitiamo tutti a partecipare alla mobilitazione di mercoledì 6 aprile alle ore 9 sotto il palazzo della Regione a Trieste, dove, in occasione della riunione della quarta commissione “casa ambiente e territorio”, gli autoassegnatari assieme agli inquilini colpiti dall’ingiusto aumento degli affitti, chiederanno un maggior controllo pubblico sulla gestione del patrimonio immobiliare.
Queste sono le proposte che facciamo al prossimo consiglio di amministrazione per far sì che l’ ATER torni ad essere un ente in grado di dare risposte reali alle problematiche dell’ abitazione :

1) Il riconoscimento nei bandi ATER dei nuovi soggetti a reddito flessibile e precario.
2) L’istituzione di un “bando permanente” in modo da adeguare i tempi di assegnazione ai tempi della vita reale.
3) L’aumento degli appartamenti in affitto tramite l’edilizia sovvenzionata e il blocco della svendita del patrimonio immobiliare pubblico costruito con i soldi di tutti.
4) Il potenziamento delle finalità sociali dell’ATER e l’introduzione dell’obbligo di mettere a disposizione abitazioni per i casi di emergenza – incluso lo sfratto per morosità – proporzionalmente al numero di abitanti e in relazione alle specificità socio-economiche del territorio (in tutto il territorio provinciale parlare di appartamenti comunali di emergenza è come fare il gioco delle tre carte, ora ci sono, poi non ci sono più, infine sono già occupati).
5) La sanatoria delle occupazioni di appartamenti ATER senza titolo in corso e la valorizzazione delle attività di autorecupero fatte dagli autoassegnatari a proprie spese.
6) La gestione delle graduatorie dell’edilizia sovvenzionata da parte dei comuni e non direttamente dall’ATER, come accade già in molte regioni italiane.

SOS CASA VG
Giovedì 18 novembre 2004
Comunicato stampa S.O.S.CASA
Presidio sotto la sede dell’A.t.e.r. a Gorizia

Global Project Venezia Giulia – Giovedì 18 novembre 2004

Questo pomeriggio un centinaio di persone ha presidiato la sede dalla Agenzia Territoriale Edilizia Residenziale di Gorizia.
L’iniziativa è stata organizzata da SOS casa come risposta alle recenti dichiarazioni di Adriano Zamparo presidente provinciale delle ATER secondo cui il problema principale della situazione abitativa in provincia sono gli abusivi, cioè, sempre secondo Zamparo, quei giovani Disobbedienti dell’area noglobal che si divertono ad occupare le case dell’ ATER.
Zamparo dicendo questo, non solo non si rende conto del dramma collettivo che affligge centinaia di famiglie e di precari in tutta la provincia, cioè di non potersi permettere un affitto oramai arrivato a cifre da capogiro, non solo non si rende conto che esiste una vera e propria mafia degli affitti che ricatta lavoratori trasfertisti, giovani, migranti e le loro famiglie, non solo non si scusa pubblicamente per l’incapacità dell’ATER a esaudire le domande giacenti nel suo ufficio, ma non pago invoca, con la solita solfa su una presunta legalità infranta, l’intervento di polizia, carabinieri e magistratura per sgomberare le case auto assegnate.
La risposta alla sua arroganza è stata data oggi in un presidio caldo e colorato a cui hanno partecipato le famiglie migranti di Ronchi le famiglie italiane e tanti precari.
Sono stati esposti diversi striscioni contro la “mafia degli affitti” e per il diritto alla casa, si sono susseguiti interventi degli auto assegnatari di Monfalcone e Ronchi.
E ‘ stata consegnata una lettera alla portineria dell’Ater che in quel momento era aperta, in questa lettera ci sono le nostre risposte alle affermazioni fatte da Zamparo nei giorni scorsi, e si chiede un incontro con il consiglio di amministrazione dove poter illustrare in maniera più compiuta le nostre rivendicazioni e dove gli utoassegnatari delle case di via Volta e delle casette Pater di Ronchi possano illustrare quanto è stato fatto per auto recuperare il patrimonio immobiliare pubblico lasciato all’abbandono dall’ATER.
La lettera verrà inviata anche alla Regione che regolamenta il funzionamento dell’ ATER, a cui daremo alcuni consigli per far accedere ai bandi figure sociali oggi escluse, come i migranti, i single, le giovani coppie e tutti i precari di reddito in generale.
Intanto il percorso delle auto assegnazioni si diffonde ulteriormente nel monfalconese, una famiglia Tunisina e una numerosa famiglia napoletana da pochi giorni ha una casa, e sicuramente non grazie all’ATER.
Naturalmente è stato ribadito che denunceremo pubblicamente la repressione e le intimidazioni e che resisteremo a qualsiasi tentativo di sgombero delle case auto assegnate.
La casa è un diritto per l’ATER un dovere!
SoS CASA Monfalcone – Zamparo si sbaglia di grosso-
Global Project Venezia Giulia – Venerdì 21 maggio 2004

Siamo rimasti a dir poco stupiti dalla reazione del presidente ater Zamparo. Questa non è una faccenda che si può liquidare attraverso denunce e sgomberi ma bensì un evento di notevole, anzi vitale, interesse sociale che dovrebbe far riflettere al fine di produrre un radicale cambiamento dei criteri di assegnazione degli alloggi. In uno degli appartamenti auto-assegnati adesso abita una famiglia di migranti che non ha nessuna possibilità di accedere alle graduatorie perché il regolamento ater prevede un permesso di soggiorno di almeno 2 anni, permesso che non viene rilasciato praticamente mai data l’assenza, nel mondo del precariato,di contratti di lavoro a tempo indeterminato. Questa famiglia , con due figli piccoli; per ottenere un alloggio d’emergenza si è rivolta ai servizi sociali del comune e ha ottenuto per tutta risposta di comprarsi il ”Mercatino” e leggere gli annunci di affitti. Affitti spropositati e inumani che se pagati nella loro totalità ,con un salario medio basso non consentono in alcun modo una vita degna e dignitosa a nessuno. Quello delle autoassegnazione e un percorso che viene praticato gia da diverso tempo in molte città Italiane e che ha prodotto in Veneto la regolarizzazione e l’assegnazione di diversi alloggi a diversi auto assegnatari anche migranti. Quelle che si continuano a definire occupazioni abusive ,cercando di far crescere un aurea maligna e criminale rispetto la pratica dell’ autoassegnazione,sono in realtà un gesto di dignità e di riappropriazione di un diritto,come quello della casa,fondamentale. Noi che facciamo parte della rete del precariato sociale riteniamo che sia estremamente sbagliato pensare a metodi coercitivi e di controllo per il mantenimento di alloggi sfitti, chi gestisce l’ azienda territoriale per l’edilizia dovrebbe trovare una casa per tutti e tutte e pensare ad un sistema per l’ autoristrutturazione affinché case a cui servono soltanto alcune riparazioni non debbano rimanere abbandonate per anni al solo scopo di far lievitare il prezzo degli affitti ma vengano utilizzate per far fronte all’ emergenza abitativa che a Monfalcone e nei paesi limitrofi e sempre più pressante , a cui nella pratica, istituzionalmente, non si è ancora dato risposta. Noi inquilini di via Volta ribadiamo il fatto che gli affitti del mese di maggio sono stati regolarmente pagati, sono stati aperti regolari contratti e che le case sono state nuovamente riempite di vita e dignità. Intendiamo sottolineare al presidente Zamparo che gli inquini regolari non sembrano cosi felici dell’ generale andazzo della gestione del patrimonio Ater, abbiamo potuto infatti ascoltare un sacco di lamentele riguardanti costo degli affitti, sia sulla manutenzione tanto da riscontrare una forma di solidarietà nei nostri confronti.

-Auto assegnatari di via Volta
  SOS casa
  Sportello degli invisibili
  Rete del precariato sociale
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Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Iniziativa per la casa all'Ater di Gorizia.

Comunicato stampa S.O.S. CASA – Monfalcone
Rivendicazione dell’autoassegnazione di quattro appartamenti a Monfalcone

Global Project Venezia Giulia – Mercoledì 19 maggio 2004

Oggi con un presidio attivo davanti alla sede dell’Ater di Panzano (quartiere popolare di Monfalcone) abbiamo rivendicato l’autoassegnazione di quattro appartamenti Ater lasciati vuoti a marcire da anni. L’Ater (ex-Iacp) gestisce in regione il patrimonio immobiliare pubblico, e lo fa speculando sulle proprietà e emarginando dalle liste di assegnazione centinaia di persone che vanno a formare una moltitudine precaria di senza casa, che resta in balia di affitti sproporzionati e di un caro vita sempre più opprimente. Abbiamo deciso di autoassegnare a due famiglie migranti e quattro lavoratori precari queste quattro case costruite coi soldi pubblici e con il sudore dei nostri nonni e dei nostri padri, oggi queste case non vengono usate per farci vivere chi ne ha diritto ma vengono usate in maniera che il mercato privato giovi di una domanda di alloggi sempre altissima. Oggi a Monfalcone abbiamo iniziato un percorso di giustizia e di dignità, in mezzo a mille parole abbiamo dato un segno concreto per risolvere il problema della casa a queste persone. Queste quattro case sono le prime finchè non verrà data una risposta concreta a chi ha bisogno di case, chiediamo:
   che vengano rivisti i criteri di assegnazione (inserendo nelle liste giovani precari e migranti)
   che gli enti pubblici non svendano il loro patrimonio immobiliare, ma che lo riutilizzino per disinnescare il caro affitti
   che vengano varate norme per l’autoristrutturazione degli immobili
   sanatoria con contratto di locazione per gli appartamenti autoassegnati
   un effettivo diritto alla casa ed al reddito per tutti

Invisibili Monfalcone – S.O.S. CASA