Il ricatto si chiama paga globale
Parla un lavoratore con salario in nero. E senza garanzie

L’Espresso, 14 febbraio 2008.

Lavorare senza ferie. Senza tredicesima. Senza malattia. Senza liquidazione. Senza scarponi antinfortunio, senza indumenti appropriati, senza pause. Il contratto di Antonio C., 33 anni, saldatore napoletano, e di migliaia di operai italiani e stranieri che negli ultimi anni hanno costruito le navi di Fincantieri si chiama ‘paga globale’. Ufficialmente è un contratto che non esiste: è fuorilegge. Un accordo ‘a voce’: un terzo, il minimo possibile, in busta paga, due terzi in nero. Antonio C. prende 9 euro l’ora netti. I suoi colleghi bengalesi e romeni scendono a 6 o 7.

Perché si accetta la paga globale?
“Perché se sei napoletano non hai alternative. Devi competere al ribasso con gli stranieri. E anche perché solo così puoi guadagnare duemila euro al mese. Se no, come vivi? Con la paga sindacale avrei più garanzie. Ma non prenderei più di mille duecento euro”.

Quanto ha in busta paga?
“Ottocento, novecento euro al mese. Fanno figurare 40 ore di lavoro, al massimo 150. Contributi, ferie, permessi sono tutti fittizi. Il resto, fino a duecento ore, è in nero”.

Da quanti anni lavora in Fincantieri?
“Una decina. Ma sono dipendente di una ditta terza che ha preso in appalto il lavoro di allestimento delle navi”.

Da dieci anni lavora per la stessa ditta?
“No, queste ditte non durano più di uno o due anni. Cambiano nome. Cambiano soci. E se un operaio si fa male, vengono sciolte. Spariscono. Per sfuggire al fisco, ai controlli, ai risarcimenti”.

I dirigenti di Fincantieri conoscono la situazione?
“Se una ditta non ci paga il dovuto, per prima cosa andiamo a segnalarlo all’ufficio personale di Fincantieri. E loro intervengono perché in cantiere non ci sia casino. Sicuramente i dirigenti sanno”.

L’ultima volta che è andato in ferie?
‘Tre estati fa, a Napoli, dai miei. Se vai in ferie sei a paga zero”.

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