Da Carta n. 21 – 6 giugno 2008

L’altra Monfalcone scende in piazza
Di Elena Placitelli

Dopo la perquisizione di Officina Sociale e del centro per la riduzione del danno, dopo gli sgomberi che hanno messo in strada gli autoassegnatari, dopo la morte di Jerco Yuko, l’operaio schiacciato da un carrello, avvenuta proprio mentre sono in corso i festeggiamenti per il centenario di Fincantieri , i movimenti monfalconesi hanno deciso di scendere in piazza.
Già da alcuni mesi esiste un malcontento diffuso in città per “l’indiscriminata ondata di repressione e controllo”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la concomitanza tra una delibera comunale che obbliga i locali pubblici a chiudere alle 24 e le svariate perquisizioni che coinvolgono decine e decine di giovani per un presunto spaccio di droga, dove il “centro per la riduzione del danno” viene additato come luogo nevralgico di tale attività.
L’appello a ritrovarsi sabato 7 giugno alle 16:30 in piazza della Repubblica, nel centro di Monfalcone, è partito proprio dagli educatori che operano all’interno di Officina Sociale, che lo scorso 19 maggio hanno sospeso l’attività – dedita a fornire beni di prima necessità a persone multiproblematiche – dopo aver subito una perquisizione in grande stile ordinata dal P.M. Marco Panzieri e che ha dato esito “negativo”.
“Da anni denunciamo un clima repressivo fatto di piccole operazioni mirate nei confronti di singoli consumatori – afferma Luciano Capaldo, operatore di strada. Di fronte agli allarmi lanciati dai servizi a bassa soglia in merito all’aumento di consumi di eroina e cocaina tra i giovanissimi, si risponde con queste inutili operazioni che danno solo l’illusione di una lotta al narcotraffico e aggrediscono proprio coloro che stanno in prima linea nelle politiche di riduzione del danno e di prevenzione. Mentre denunciamo l’approccio proibizionista e dogmatico come principale responsabile della diffusione delle droghe, veniamo aggrediti e perseguitati come se fossimo nodi dello spaccio”.
Secondo Cristian Massimo, dell’associazione Razzismo Stop, Monfalcone è sempre stata una città laboratorio. “Questo è un territorio veramente globalizzato – spiega- sia dal punto di vista sociale e multi-culturale, sia per le strategie di sviluppo e dei flussi finanziari che lo attraversano. Fino ad oggi il concetto di laboratorio è stato declinato sempre in senso positivo, come occasione per sperimentare nuove forme di welfare e per includere nuovi cittadini e le nuove istanze del precariato. Invece ci troviamo alle prese con un laboratorio della repressione e del controllo sociale: tutto è sempre ridotto a “legalità – illegalità”, sono le forze dell’ordine ha dettare l’agenda politica e lo fanno con le retate, con la criminalizzazione e la ghettizzazione del precariato. Allarmante è l’incapacità della classe politica locale di reagire e affrontare i veri nodi.
Che i governanti rincorrano un’idea di città obsoleta è un dato riscontrabile leggendo il nuovo blog https://moriredicantiere.wordpress.com, dedicato alle morti bianche del cantiere navale isontino, che viaggia con una media di 150 visite al giorno.
“Mentre in cantiere continua lo stillicidio di infortuni, al 90% non dichiarati – si legge nell’incipit firmato Mauro Bussani, animatore del blog – si riempie il territorio di telecamere, con una militarizzazione senza precedenti. Le case hanno affitti da strozzini, e la colpa e di chi vive in otto in un appartamento o su chi si autoassegna un alloggio lasciato al degrado”.
La mobilitazione del 7 giugno “nasce dall’esigenza di dare una risposta forte all’attacco violento e indiscriminato ai movimenti sociali della città. Ci opponiamo allo scenario di criminalizzazione della componente giovanile e di distruzione del tessuto sociale – conclude Stefano Micheluz, giovane militante dei centri sociali – e sabato ci riprenderemo la piazza per riviverla come luogo di festa e di incontro”.

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