Il Piccolo, 27 giugno 2008 
 
IL CASO DEI FASCICOLI PER LE MORTI AL CANTIERE  
«Amianto, da Trieste intervento tardivo»  
Il procuratore capo Laudisio: da anni a Gorizia lavoriamo sotto organico
 
 
di GUIDO BARELLA

«Sorpreso e perplesso». Così si definisce il procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio dopo aver saputo soltanto dai giornali della costituzione di un pool investigativo alla Procura generale di Trieste per la trattazione dei fascicoli riguardanti le denunce per le morti da amianto ai cantieri di Monfalcone.
«Sorpreso e perplesso» perchè lui i problemi di organico del suo ufficio li denuncia da anni e anni, tanto che sono diventati un vero e proprio «caso» anche in occasione dell’ultima ingurazione dell’anno giudiziario, lo scorso gennaio. «Eppure non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza. Ma non abbiamo mai avuto il benchè minimo appoggio. Eppure nonostante questo siamo riusciti a far crollare il numero delle procedure pendenti da 15mila a duemila. Insomma, non serviva un pool – aggiunge Laudisio -, sarebbe sufficiente l’organico pieno».
«Sorpreso e perplesso» anche perchè poi non è che la procura generale abbia avocato a sè tutti i fascicoli delle indagini per le morti da amianto, in tutto ormai ancora 600 circa. No: al pool (composto dal futuro procuratore capo di Gorizia Caterina Aiello – Laudisio dovrà lasciare l’incarico per limiti di permanenza nel medesimo incarico – e dal sostituto procuratore di Pordenone Federico Facchin) il procuratore generale Deidda ha avocato undici fascicoli. E quindi tutti gli altri 590, uno più, uno meno, restano comunque in carico alla Procura di Gorizia. «Ma devo aggiungere – dice Laudisio – che grazie all’opera svolta dal sostituto procuratore dottoressa Puglia si è dato un impulso notevole al lavoro, tanto che sono ormai almeno una settantina le posizioni ormai prossime a essere definite».
E allora Laudisio respinge con forza la parola «inerzia» usata dal procuratore generale per commentare la situazione alla Procura di Gorizia: «I colleghi ce l’hanno messa tutta, lavorano quotidianamente con grande impegno. Piuttosto mi domando perchè si intervenga soltanto ora da parte della Procura generale dopo tutti gli allarmi da noi lanciati in questi anni…»

Messaggero Veneto, 27 giugno 2008 
 
Laudisio non ci sta: perplesso sul pool  
Il procuratore: per anni abbiamo chiesto rinforzi, appelli caduti nel vuoto 
GIUSTIZIA IN CRISI  
«La decisione di avocare i fascicoli a Trieste mi sembra tardiva, molti sono rimasti qui» 
«Le inchieste sull’amianto erano rallentate a causa della mancanza di personale»
 
 
Sorpresa e perplessità. Questi gli stati d’animo del “giorno dopo” per il procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio dopo la decisione del procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda, di avocare a sé i fascicoli d’indagine sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e di costituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste che sarà istituito presso la Corte d’appello del capoluogo regionale. 
Laudisio, da otto anni alla guida della Procura goriziana, non ha nascosto la sua amarezza per una svolta che, inevitabilmente, finisce per mettere in cattiva luce proprio il lavoro dei magistrati che operano nel capoluogo isontino e che solleva qualche interrogativo anche sulla tempistica nella costituzione di un pool che, se istituito qualche anno fa magari proprio a Gorizia, avrebbe forse potuto accelerare i tempi delle inchieste e quelli dei processi dando anche delle risposte, magari, a quel cronico problema del sotto-organico che da anni affligge la magistratura del capoluogo isontino.
«Sono sorpreso e perplesso – ha sottolineato Laudisio –, anche perché ho appreso della istituzione di questo “pool” soltanto dagli organi di stampa, dalla tv e dalla radio. Per anni abbiamo denunciato la situazione di sotto-organico della Procura di Gorizia che generava inevitabili rallentamenti nelle inchieste sull’amianto, ma non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza, adesso invece viene creato addirittura un pool, a Trieste».
A Laudisio è stata comunicata ufficialmente l’avocazione delle inchieste sull’amianto (undici fascicoli per il momento saranno esaminati a Trieste), ma l’istituzione del pool è stata dunque una “sorpresa”, così come l’applicazione presso la Procura di Trieste del sostituto procuratore pordenonese Federico Facchin che avrà il compito di istruire i fascicoli nell’ambito del suddetto pool.
«Apprendiamo che è stato destinato a questo pool anche un sostituto procuratore da Pordenone dopo che per anni abbiamo chiesto che venisse destinato un magistrato a Gorizia, magari una supplenza intradistrettuale da Trieste – ha continuato il procuratore capo del capoluogo isontino –. Altro che pool, ci sarebbe bastato poter lavorare con un organico completo. Insomma, non mi spiego questa situazione anche perché l’avocazione dei fascicoli mi sembra un po’ tardiva. Per ora ne sono stati avocati undici e quindi la maggior parte resta a noi».
«Per motivare questa avocazione – ha aggiunto il procuratore capo di Gorizia – si parla di inerzia di questa Procura, ma io parlerei di stasi o rallentamento legati, lo ribadisco, alla cronica carenza numerica di magistrati e alla complessa natura delle indagini sui casi legati all’amianto. Una situazione ben nota alla Procura generale».
Piero Tallandini  
 
Il pg: i colleghi hanno ridotto un carico di lavoro che era insostenibile 
«Più di così non potevamo fare» 
LO SFOGO
 
  
«Di più non si poteva fare. Peraltro il lavoro di questa Procura per quanto riguarda l’amianto, affidato al sostituto procuratore Annunziata Puglia, era alle battute finali, con diversi procedimenti avviati a una pronta risoluzione e la imminente definizione di una settantina di posizioni». Questo il concetto espresso, ieri, da Laudisio per porre in risalto ancora una volta come l’impegno dei magistrati goriziani in questi anni sia stato assolutamente massimo, pur in un contesto di cronico sotto-organico. «I colleghi – ha aggiunto il procuratore capo – ce l’hanno messa tutta, ci siamo trovati di fronte negli anni scorsi a 15 mila fascicoli pendenti, una situazione insostenibile, eppure siamo riusciti a gestirla e a ridurre il carico di pendenze a quota 2 mila, ma il carico di lavoro resta pesantissimo. Di più, con questo organico, non si poteva fare e lo abbiamo segnalato più volte alla Procura generale». Laudisio non ha escluso di poter parlare a breve della situazione con il procuratore generale Beniamino Deidda: «Con Deidda – ha precisato – ci parliamo regolarmente e ci vedremo anche prossimamente», ma di certo la sensazione è che quanto accaduto, inevitabilmente, finisca per generare un certo malumore in seno alla magistratura goriziana, già costretta a lavorare nel più volte citato contesto del sotto-organico. «È chiaro che certe situazioni creano un po’ di frustrazione – ha osservato Laudisio –, ma la situazione per questa Procura non è facile e questo scenario di difficoltà finisce per ripercuotersi sull’operatività del nostro palazzo di giustizia. A esempio, Gorizia ha ormai una fama tale che gli uditori giudiziari non la cercano più». Insomma, il “caso” amianto finisce per portare in primo piano, se ancora ce ne fosse bisogno, le difficoltà croniche della Procura del capoluogo isontino. Problematiche che purtroppo rischiano di restare ancora irrisolte. (p.t.)