Messaggero Veneto, 30 giugno 2008 
 
Fiom e Fim: lo strappo della Uilm non aiuta i lavoratori di Fincantieri 
MONFALCONE 
Metalmeccanici divisi sul contratto integrativo
 
  
MONFALCONE. Proposte divise per Fim, Fiom e Uilm in merito al contratto integrativo Fincantieri. La divisione arriva dopo gli incontri romani, mentre da Monfalcone i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici erano partiti uniti con una serie di rivendicazioni per migliorare le condizioni dei lavoratori dello stabilimento di Panzano. La Uilm giovedì ha abbandonato il coordinamento unitario perché «purtroppo, riscontrando ancora forti distanze», ha ritenuto che, a sei mesi dalla scadenza dell’integrativo, fosse «necessario non perdere altro tempo e rispondere alle richieste dei lavoratori».
La Uilm ha quindi deciso di presentare una sua piattaforma, definita dal proprio coordinamento per la cantieristica. «La posizione assunta dalla Uilm – afferma Moreno Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone – non agevolerà, ma, anzi, rallenterà il cammino verso il rinnovo dell’integrativo». Secondo Luxich, la Fiom ha effettuato un passo indietro rispetto al riconoscimento dei risultati raggiunti anche ai lavoratori dell’appalto. L’altro grosso scoglio era e rimane quello del salario, con la Fiom che chiede 250 euro mensili sugli istituti contrattuali e altri 50, sempre mensili, legati ai programmi. Per martedì la Fiom comunque convoca assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo per informare i lavoratori su quanto è accaduto e per discutere con loro su come procedere.
A livello nazionale la Fiom ribadisce che «i lavoratori della Fincantieri hanno diritto ad avere un aumento salariale vero e consistente, senza scambi sulla salute e sulle condizioni di lavoro, e veri miglioramenti normativi» e che già troppo tempo è stato perso. La Fiom chiede quindi a Fim e Uilm di realizzare, entro una settimana, la piattaforma unitaria da sottoporre a referendum. «Se quest’esito unitario non sarà possibile – prosegue l’organizzazione –, certo non per responsabilità della Fiom, noi garantiremo che comunque i lavoratori del gruppo possano avere una piattaforma discussa e decisa da loro, con un referendum a voto segreto».
La Fim sottolineava invece ieri che «lo strappo voluto dalla Uilm non aiuta certo i lavoratori, i quali già nell’ultimo integrativo hanno dovuto fare i conti con la situazione derivante dalla presentazione di tre diverse piattaforme, con tensioni e lacerazioni fra i lavoratori stessi, nonché i tempi lunghi per portare a sintesi, anche nel rapporto con l’azienda, richieste fra loro troppo diverse».
Cristina Visintini