Il Piccolo, 28 agosto 2008 
 
I RESIDENTI REALI SONO 35MILA  
In città gli stranieri sono già il 12%  
La richiesta delle fabbriche ha già modificato il tessuto sociale
 
 
Monfalcone a partire dalla metà degli anni ’90 non si è svuotata e non è invecchiata troppo grazie all’immigrazione, prima dalle regioni meridionali, poi dai Paesi stranieri, comunitari ed extracomunitari. Un fenomeno sempre più massiccio, legato a dinamiche globali, ma anche locali, perché gli stranieri a Monfalcone arrivano soprattutto per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri, in base alle quali sembra già profilarsi un’ulteriore aumento dei lavoratori dell’appalto. A metà maggio, comunque, erano già il 12% della popolazione residente in città (3.336 su 27.897), mentre secondo le ultime statistiche disponibili a Trieste vivono 13.436 stranieri (il 5,6% della popolazione). L’arrivo degli stranieri, pressoché inesistenti in città solo una decina di anni fa, ha migliorato anche il saldo naturale, visto che il 30% dei 415 parti effettuati nel reparto di ostetricia del San Polo al 19 agosto ha visto coinvolte donne straniere. Il boom di residenti non c’è comunque stato, perchè i nuovi residenti, italiani e stranieri, hanno preso il posto di quelli originari della zona che a fronte di un cambiamento così veloce dell’assetto sociale hanno preferito spostarsi nel centri più piccoli del Monfalconese. La città, però, sembra più abitata di quanto non risulti dai dati ufficiali. «Siamo censiti come 28mila – ha detto il sindaco Pizzolitto nel convegno sulla cantieristica organizzato in occasione del centenario del cantiere -, ma c’è l’oggettivo sospetto di essere qualcosa di più. Stando a Iris, che ha alcuni indicatori precisi in mano, siamo 35mila. Spero sia un’esagerazione e in ogni caso dovremmo anche chiederci chi siamo». Ecco perché, di fronte a una perdita di identità sempre più accentuata, «i protocolli di legalità e le nuove competenze del sindaco in materia di sicurezza servono a rassicurare, ma – aveva aggiunto Pizzolitto – non bastano. Bisogna invece mettere in campo un progetto sociale che comprenda Regione, Comune e anche Fincantieri». A cent’anni dalla nascita del cantiere la città si trova in qualche modo più fragile nell’affrontare e nel gestire l’impatto provocato sul tessuto sociale dall’ondata migratoria indotta dalle scelte produttive di Fincantieri. Non c’è solo la pressione in termini di aumentata domanda di servizi sociali, per l’infanzia e la famiglia, casa, lavoro, ma anche l’abbandono, divenuto ormai evidente, del centro da parte della popolazione locale, rimpiazzata dagli immigrati, stranieri o dalle regioni meridionali. Non a caso, l’assessore alla Cultura Gianluca Trivigno ha di recente sottolineato l’esigenza di mettere in campo azioni per evitare la presenza di fenomeni di autosegregazione da parte delle comunità straniere. Al 9 maggio gli stranieri avevano raggiunto quota 12% della popolazione complessiva (3.336 su 27.897).