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Il Piccolo, 30 settembre 2008 
 
IL NUOVO PIANO-SICUREZZA 
Arrivano le multe per bulli e maleducati  
Vigili sul territorio con strumenti di autodifesa. Il Pd si divide sulle misure
 
 
LE AZIONI
Nuove ordinanze vieteranno lo sputo, atteggiamenti scomposti, accattonaggio molesto.
Sarà perseguito anche l’assembramento nelle zone centrali e vietata la seduta sui gradini del municipio.
Rimozione d’imperio delle biciclette abbandonate e parcheggiate sulle vie cittadine che determinano degrado.
 
I VIGILI
Maggiore impiego degli agenti municipali per il controllo del territorio e il rispetto delle nuove ordinanze.
Orario di pattuglia estivo prolungato nelle ore serali e dotazione di sistemi di autodifesa.
Dotazione di radio portatili con chiamate d’emergenza e di sistemi di ripresa wi-fi su palmare per aumentare il controllo del territorio.
 
FUNZIONI
Continua la repressione contro coloro che abbandonano rifiuti in modo irregolare in vfarie zone della città.
Servizio di controllo di quartiere nei rioni di Marina Julia, Panzano e Aris San Polo.
Maggior rigore nei controlli e segnalazione all’Azienda sanitaria dei casi di sovraffollamento degli alloggi da parte di inquilini in affitto.
 
Maggiore impiego dei vigili sul territorio, lotta all’accattonaggio, varo di ordinanze in materia di buona educazione, attenzione al decoro urbano. È questa la linea in materia di sicurezza e legalità che l’amministrazione comunale ha deciso di impostare e seguire in applicazione ai decreti varati dal governo Berlusconi e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni nel corso di quest’anno. Un vero e proprio atto di indirizzo in cui si riconosce, comunque, come i reati di microcriminalità si mantengano a bassi livelli a Monfalcone, mentre il senso di insicurezza sia legato piuttosto a situazioni di degrado urbano e difficile convivenza civile che, però, «finiscono per contribuire alla crescita nell’opinione pubblica di germi di intolleranza». Secondo l’amministrazione, rimane comunque fondamentale separare i concetti di sicurezza e di ordine pubblico.
LE AZIONI. Proprio perché i problemi sono riconducibili, almeno in parte, all’ambito dell’educazione civica, il sindaco Gianfranco Pizzolitto è stato autorizzato dalla giunta all’unanimità, a emanare provvedimenti che «vadano a sanzionare comportamenti che nel sentire sociale risultino lesivi del decoro urbano». In sostanza, si tratta delle ordinanze, in fase di predisposizione, che vieteranno lo sputo su suolo pubblico e il fatto di appoggiare i piedi sulle sedute pubbliche, l’accattonaggio molesto o comunque insistente, ma anche la proibizione di assembramenti in particolari zone del centro quali le scalinate del municipio e di salita Granatieri, dove in sostanza non ci si potrà più sedere. In più saranno rimosse «d’imperio» le biciclette parcheggiate da tempo in stato di abbandono e di degrado o che impediscano la libera fruizione degli spazi pedonali pubblici.
POLIZIA MUNICIPALE. Va da sé che la macchina comunale si organizzerà per fare in modo che la polizia municipale possa essere impiegata per far rispettare le ordinanze e per un maggiore controllo del territorio, anche dal punto di vista ambientale. In sostanza, continueranno le azioni per evitare gli abbandoni irregolari di rifiuti che del resto contribuiscono al degrado della città, mentre la repressione dei divieti di sosta in futuro dovrebbe essere affidata al posizionamento di dissuasori, creazione di aiuole spartitraffico e realizzazione di passaggi pedonali rialzati, così da liberare risorse umane.
Fermo restando il servizio di quartiere nelle zone di Aris-San Polo e Panzano-Marina Julia e l’allungamento dell’orario di servizio nel periodo estivo, la polizia municipale avrà anche il compito di segnalare eventuali situazioni di sovraffollamento degli alloggi all’Azienda sanitaria per contrastare ancor più un fenomeno che già viene sanzionato. L’amministrazione potrebbe però anche verificare la possibilità di adottare un provvedimento in cui si stabilisce la superficie minima per vano e il numero massimo di persone alloggiabili indipendentemente dalla metratura dell’alloggio e dall’età delle persone.
NUOVI MEZZI. La giunta comunale ha autorizzato il sindaco Pizzolitto non solo a emanare le ordinanze sulla convivenza civile e a favorire l’interazione tra le forze di polizia locali e statali, ma anche ad avviare una verifica con la prefettura sulla possibilità, «a tutela dei propri dipendenti», di dotare gli operatori della polizia municipale di strumenti di autodifesa. La giunta ha intanto dato il via libera a tutti quegli interventi che, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, potranno consentire ai vigili di svolgere il nuovo ruolo loro assegnato: sostituzione di veicoli, centrale operativa di nuova generazione con sistema Gps di localizzazione di veicoli e radio portatili con tasto di emergenza, acquisto di sistemi di ripresa wi-fi utilizzabili su palmare per aumentare il controllo del territorio e di palmari per i vigili di quartiere. La giunta è però pronta anche a spendere per l’acquisto e la collocazione di «sistemi omologati per la repressione degli illeciti transiti nelle Zone a traffico limitato e semaforici». Le multe, quindi, per gli indisciplinati della strada non spariranno.
PD DIVISO. Quanto meno rispetto il suo sindaco, se è vero che l’intervento del presidente della Provincia Enrico Gherghetta raccoglie in sostanza il consenso del segretario cittadino del partito Paola Benes, che pare distante dalla posizione assunta da Pizzolitto in materia di sicurezza. Il Pd monfalconese, preannuncia Paola Benes, intende valutare con attenzione la questione sicurezza, in tutte le sue implicazioni e sfaccettature: culturali, sociali, politiche, economiche. «Educare, prima di arrivare all’urgenza di reprimere: per raggiungere questo obiettivo – afferma il segretario cittadino – riteniamo sia efficace una maggiore presenza di vigili e forze dell’ordine sul territorio, piuttosto che le telecamere stile Grande Fratello». Inoltre sanzionare con immediatezza e investire sulle forze dell’ordine può rappresentare un rimedio efficace a lungo termine ad avviso del Partito democratico, «molto più educativo e socialmente utile rispetto a ciò che si ottiene spendendo le risorse dei contribuenti in tecnologia e personale non professionista».
Ancora più duro su questo problema l’ex assessore comunale Stefano Piredda, che si dice pienamente d’accordo con il presidente della Provincia Gherghetta («Cosa che non mi succedeva da tempo», aggiunge). Piredda chiede, però, che la radicale diversità di vedute e prospettive politiche tra il sindaco di Monfalcone e il presidente della Provincia, dirigenti di spicco del Pd isontino, venga assunta come ”problema” dai dirigenti provinciali del partito.
«Perché di un problema si tratta e grave – sottolinea Stefano Piredda -, in grado di nuocere al Pd e paralizzare la sua azione politica. Abbiamo bisogno di discussione nel Pd, di partecipare all’elaborazione della politica del partito”. In sostanza, «non ci si può ricordare dei militanti solo in occasione delle primarie», anche perché «c’è molta stanchezza in giro, e disorientamento». Il pensiero va già alle comunali del 2011.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 30 settembre 2008 
 
Pronto il piano per la sicurezza  
Indirizzi per la convivenza civile approvati all’unanimità dalla giunta 
PROVVEDIMENTO A MONFALCONE 
Preoccupano gli atti vandalici, i danni al patrimonio pubblico e il disturbo della quiete Più controlli dei vigili urbani sul territorio anche la sera. Lotta all’abbandono dei rifiuti
 
 
MONFALCONE. E’ stata approvata all’unanimità della giunta comunale di Monfalcone la delibera su “sicurezza e convivenza civile”, documento che contiene gli indirizzi riguardo alle azioni che vengono e verranno messe in atto in città per aumentare il senso di sicurezza e serenità dei cittadini, pur a fronte di una situazione fortunatamente non grave.
“Parlare di sicurezza in città – si legge nella relazione – significa parlare di percezione della sicurezza frutto di vari fattori veri o presunti, di realtà e suggestione. In effetti il numero di casi di microcriminalità è basso: il reato più diffuso resta il furto di bici”.
E’ vero però che è aumentato il senso di insicurezza legato ad aspetti di degrado urbano, quali anche atti vandalici, deturpamento di verde pubblico, imbrattamento di muri, danneggiamento di cassonetti. A tal fine la delibera autorizza il sindaco Pizzolitto o l’assessore alla sicurezza Luise” a impartire direttive alla polizia municipale volte a contrastare fenomeni che possano mettere in pericolo la sicurezza urbana o il decoro, aumentando il senso di rassicurazione civica deve appartenere ad ogni cittadino”.
In tale ambito si prevedono controlli più assidui del centro e della periferia con pattuglie territoriali e anche serali che possano tenere sotto controllo eventuali episodi di schiamazzi e disturbo della quiete. Circa i servizi serali, il controllo appiedato quotidiano avverrà tra le 17 e le 20 (18-22 in estate) salvo i controlli serali specifici per manifestazioni o quelli in abiti civili per l’abbandono di rifiuti.
In estate sono previsti anche controlli di polizia stradale e di disturbo della quiete con la pattuglia dei vigili affiancata da un ufficiale di polizia giudiziaria fino alle 24 o fino all’una, secondo la presenza di cittadini. Saranno attivati anche controlli di esercizi pubblici con personale in borghese assieme a polizia e tecnici dell’Ass. A fronte dell’aumento dei controlli si verificherà con la Prefettura di dotare la polizia municipale di strumenti di autodifesa.
Proseguirà il servizio dei vigili di quartiere e sarà intensificato il controllo ambientale per individuare e sanzionare l’abbandono di rifiuti. Il sindaco potrà anche emanare provvedimenti per sanzionare comportamenti lesivi del decoro urbano e dell’educazione civica come sputo sul suolo pubblico, accattonaggio molesto, appoggio dei piedi sulle sedute pubbliche, ma potrebbe anche essere proibito l’assembramento in particolari zone del centro quali le scalinate del palazzo municipale o sulla scalinata di salita Granatieri e potrebbe essere prevista la rimozione di bici in stato di degrado e abbandonate che impediscano la libera fruizione di spazi pubblici.
Per impedire i sovraffollamento delle unità abitative, la polizia municipale effettuerà controlli fornendo ai tecnici sanitari, in caso di situazioni gravi, informazioni per ulteriori controlli. Il Comune potrà fissare la superficie minima di un vano abitabile e un numero massimo di persone alloggiabili. Proseguirà la collaborazione tra organi di polizia per contrastare il fenomeno degli affitti in nero e le occupazioni abusive. Previsti stanziamenti per soluzioni viarie che sgravino l’attività dei vigili urbani.
Cristina Visintini

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Messaggero Veneto, 30 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli, verso una soluzione  
Monfalcone: ieri il presidio di alcuni occupanti davanti al municipio Le famiglie sotto sgombero potrebbero accettare le offerte del Comune
 
 
MONFALCONE. Si starebbe lentamente risolvendo la situazione di casa Mazzoli. Mentre il Comune di Monfalcone ha messo in moto la procedura di sgombero forzoso della casa di via San Giovanni Bosco, le famiglie che abitano il palazzo e che sono state raggiunte da ordinanza di sgombero per inagibilità degli alloggi occupati hanno mantenuto i contatti con i servizi sociali del Comune, che stanno lavorando per trovare alloggi alternativi, che potrebbero essere accolte, dopo precedenti tentativi andati invece a vuoto.
E’ lo stesso assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, ad auspicare che si possa arrivare a una soluzione in tempi brevi e soprattutto senza arrivare a soluzioni estreme, come il taglio della rete idrica attuato lo scorso 15 settembre e che ha isolato la casa dalla rete pubblica di distribuzione dell’acqua. Da allora i residenti si procurano l’acqua necessaria alla vita quotidiana tramite taniche. L’ente locale ha inoltre riattivato lo sportello Pronto casa, che per conto del Comune si occupa di individuare delle soluzioni abitative compatibili con le disponibilità economiche degli utenti. Lo sportello, sempre per conto del Comune, che lo finanzia, eroga inoltre le anticipazioni necessarie a coprire le spese della caparra e delle anticipazioni delle mensilità di affitto di solito richieste dai proprietari. In ottobre, inoltre, il comune procederà al pagamento dei contribuiti “taglia affitti” alle famiglie che sono entrate in graduatoria.
Ieri pomeriggio intanto non c’è stato l’annunciato presidio degli occupanti di casa Mazzoli, annunciato una settimana fa con un volantino, distribuito da uno degli occupanti, presidio che si sarebbe dovuto tenere “per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro”. Solo un gruppo di quattro persone si è raccolto sotto la loggia del municipio. Nel volantino, come nei precedenti, veniva attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denunciava come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato». (cr.vi.)
 

Il Piccolo, 30 settembre 2008 
 
Abusivi di Casa Mazzoli, protesta-flop  
Quasi tutti gli inquilini alla ricerca di una soluzione prima dello sgombero
 
 
Non ha raccolto adesioni tra gli altri occupanti di Casa Mazzoli la manifestazione di protesta indetta da Gilberto Mattei, che da tempo vive nell’edificio di via San Giovanni Bosco, sotto al municipio per reclamare maggiore attenzione al problema della casa a Monfalcone. Mattei, quindi, non ha fatto altro che sedersi sui gradini del municipio, al cui interno era in corso la consueta riunione di giunta del lunedì pomeriggio, con il megafono a fianco. La manifestazione era stata preannunciata nei giorni scorsi con un nuovo volantino, distribuito da uno degli occupanti, con cui si annunciava il presidio in piazza della Repubblica «per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro». Nel volantino, come nei precedenti, veniva attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denunciava come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato». Nel volantino venivano sottolineate inoltre le crescenti difficoltà cui vanno incontro anche molte persone anziane. In sostanza però tutti gli altri occupanti stanno lavorando con i servizi sociali per trovare una sistemazione regolare prima che venga attuato lo sgombero forzoso deciso dall’amministrazione comunale a fronte dell’inagibilità di Casa Mazzoli, acuitasi dopo il taglio dell’acqua, effettuato il 15 settembre d’intesa con Irisacqua.
Nonostante le famiglie e anche i singoli si stiano «arrangiando» con il rifornimento di taniche di acqua grazie all’aiuto di una serie di amici, il disagio per il venir meno della fornitura idrica si sta facendo sentire. Le famiglie, con il supporto dei servizi sociali, si starebbero quindi sforzando di trovare nel più breve tempo possibile un alloggio regolare.

Il Piccolo, 30 settembre 2008 
  
CONVEGNO AMIANTO A AMSTERDAM  
«Lontana la cura del mesotelioma»
 
 
Monfalcone, con il suo bagaglio di esperienza forzosamente acquisito nel corso degli ultimi trent’anni a causa del massiccio impiego dell’amianto nella navalmeccanica e in altre aziende del territorio, è stata presente in questi giorni al Congresso internazione sul mesotelioma di Amsterdam. Dal Centro di studio e documentazione sui tumori ambientali della Lilt di Monfalcone sono state presentate relazioni riguardanti l’andamento del mesotelioma nella provincia di Trieste e la distribuzione geografica del tumore nelle varie parti del mondo. «Su quest’ultimo argomento esistono enormi lacune – sottolinea il professor Claudio Bianchi, del Centro di studio e documentazione dei tumori ambientali di Monfalcone – e per grandi Paesi come la Cina, l’India, la Russia non sono disponibili dati. Il fatto paradossale è che proprio per i maggiori produttori e consumatori di amianto il numero di mesoteliomi è ignoto». Il congresso internazionale si tiene ogni due anni, promosso dal Gruppo internazionale di studio sul mesotelioma e che vede riunita la maggior parte dei ricercatori focalizzati su questa forma tumorale legata in modo indiscutibile all’esposizione all’amianto.
Le oltre 200 comunicazioni presentate ad Amsterdam riguardavano tutti gli aspetti del mesotelioma dalla diagnosi all’epidemiologia, dall’eziologia alla terapia e al riconoscimento legale. Le relazioni presentate dimostrano, stando a quanto riferisce Claudio Bianchi, che in varie parti del mondo continua un’intensa attività di ricerca su questo problema. «Tuttavia l’impressione generale è che non si sia ancora giunti all’auspicata svolta sulla questione di un trattamento veramente efficace», osserva Bianchi. Nello studio del Centro di studio e documentazione, che è stato presentato invece a giugno al Congresso centroeuropeo sul carcinoma polmonare svoltosi a Lubiana, sono stati riesaminati 771 casi di mesotelioma maligno della pleura, diagnosticati negli ospedali di Trieste e Monfalcone. Ne è emerso che, a causa dell’impiego dell’amianto nella cantieristica e nei porti, il tumore ha colpito quasi esclusivamente gli uomini (90% dei casi esaminati), in larga prevalenza tra i 60 e gli 80 anni. «Le ricerche compiute nella zona – ha spiegato Bianchi – hanno mostrato dei tempi di latenza molto più lunghi di quelli in genere riportati. Mentre si legge di tempi di latenza tra 20 e 40 anni, i mesoteliomi nel Monfalconese e a Trieste presentano nell’80% dei casi tempi di latenza superiori ai 40 anni».

Il Piccolo, 29 settembre 2008 
  
«Azioni sinergiche anti-criminalità»  
Il consigliere Del Bello propone di rafforzare i legami tra i Comuni
 
 
La crocieristica è un segmento produttivo di interesse strategico nazionale che però comporta notevoli impatti sulle comunità locali. «Questi impatti si sono e si stanno tuttora scaricando esclusivamente sul Comune di Monfalcone – afferma il consigliere comunale e provinciale del Pd, Fabio Del Bello -, come è stato sottolineato a più riprese dagli amministratori cittadini. Questo è quindi il nodo “gordiano” da sciogliere». Le criticitò presenti potrebbero però essere affrontate in modo più efficace, secondo Del Bello, tramite il rafforzamento dei legami associativi tra i Comuni del territorio e un’azione di pressione politico-istituzionale concordata con la Provincia. Gli interlocutori? «Stato, Regione e Fincantieri», risponde Del Bello, che sottolinea come si avverta la carenza di un adeguato «sistema Paese» a sostegno delle politiche sociali cui il Comune, che ospita attività produttive di interesse nazionale (la crocieristica), deve far fronte in prevalenza con le proprie risorse.
«L’obiettivo da perseguire è perciò la garanzia di avere alle spalle un sistema di relazioni industriali e sociali più solido di quanto non lo sia stato negli anni novanta e oltre – afferma il consigliere -. Gli anni cioè della rivoluzione tecnologica ed etnoculturale e dell’assenza di una razionale programmazione dei flussi migratori». In un tavolo programmatorio interistituzionale va quindi costruita «una strategia finalizzata al riequilibrio del carico di criticità che tuttora poggia sulle spalle del Comune di Monfalcone».
Solo dopo, in sostanza, a detta di Del Bello, «potrà essere funzionale, allo scopo di rafforzare il senso collettivo di rassicurazione civica messo a dura prova, la messa in campo di uno staff di volontari adeguatamente preparati sul modello di Firenze». «Non si tratta ovviamente di “ronde”, bensì di un corpo semiprofessionale – prosegue – che collabora e si integra con la Vigilianza urbana a scopi prevalentemente preventivi ed educativi». Tra le azioni da compiere rimangono gli interventi sull’arredo urbano, funzionali a evitare situazioni di degrado. «Altrettanto potenzialmente validi sono gli interventi in ambito securitario previsti – afferma Del Bello – e cioè l’interconnessione tra le Centrali operative tramite il sistema di videosorveglianza».  
 
LA QUESTIONE SICUREZZA  
Gherghetta: «Basta telecamere, più polizia»  
Il presidente della Provincia critica la politica seguita dal sindaco Pizzolitto
 
 
Mettere un tetto a telecamere e altre azioni per la rassicurazione dei cittadini, perché, se si vuole più sicurezza, bisogna investire invece sulle forze dell’ordine che se ne occupano di professione.
La formula che il presidente della Provincia Enrico Gherghetta mette in campo per Monfalcone, ma anche il resto dell’Isontino, è distante dalla linea assunta dal sindaco Gianfranco Pizzolitto e Gherghetta non fa nulla per nasconderlo, convinto inoltre che il centrosinistra debba fare la sua politica e non quella del centrodestra in materia di sicurezza.
«Di recente sono stato a Mestre per partecipare a un’iniziativa della Fondazione NordEst che faceva il punto sulla situazione economica dell’area – premette Gherghetta -. E’ emerso che uno degli elementi di vantaggio nella competizione tra aree è il livello di sicurezza garantito. Dov’è alto, gli investitori arrivano. Si parla, però, di una sicurezza misurata in reati commessi e forze dell’ordine presenti nel territorio».
«Resto quindi perplesso – prosegue Gherghetta – di fronte a una serie di argomentazioni iperboliche sulla situazione della sicurezza in provincia di Gorizia, che secondo le statistiche del ministero dell’Interno è al terzo posto in Italia come sicurezza».
A incidere il basso numero di reati e l’alto numero di operatori della sicurezza dislocati sul territorio.
«Siamo una delle aree più sicure d’Europa e, pur comprendendo che sul tema sicurezza si fa politica – afferma Gherghetta -, perché la gente si sente insicura, anche se credo in complesso sul proprio futuro, il Paese dovrebbe chiedersi in cosa crede».
Per quel che riguarda Monfalcone, in sostanza, secondo Gherghetta, si sta rischiando di trasferire all’esterno un’immagine non corrispondente alla realtà, ma in grado di far fuggire possibili investitori.
Il ragionamento sulla sicurezza quindi «va fatto, ma non estremizzato», soprattutto a fronte di problemi, come quelli che Monfalcone ha sul fronte dell’integrazione, che vanno affrontati sul piano della mediazione culturale. Ci vuole insomma, sostiene, una buona dose di buon senso e di misura.
Il presidente della Provincia non è quindi d’accordo con il sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando afferma che metterà in campo tutte le azioni necessarie a dare tranquillità ai cittadini.
«Anche perché tutto ha un costo – spiega Gherghetta – e seguendo ogni richiesta dei cittadini si arriverebbe a ricostruire le mura attorno alla città, dove poi ci si sentirebbe come dentro un fortino in costante assedio».
Visto che poi tutte le iniziative per la rassicurazione costano, secondo Gherghetta, va fatto ciò che serve e basta.
«Sono contrario alle ronde di volontari – chiarisce -. Abbiamo lavoratori della sicurezza che non hanno più i soldi per fare gli straordinari, il turno over è quasi bloccato, non ci sono pc funzionanti e i mezzi di servizio sono vecchi. Quando si parla di più sicurezza, dovremmo quindi pensare bene a come spendiamo i nostri soldi. Io ritengo che dovremmo farlo in modo prioritario per dare modo di lavorare a chi lo fa di mestiere e non invece per creare un esercito parallelo che ha di fatto solo il compito di consolare».
Il presidente della Provincia crede poi si debba investire per garantire sicurezza e non rassicurazione, seppure in parte necessaria.
«Dobbiamo quindi darci un target da raggiungere, ma non da scavalcare», spiega Gherghetta.
«Diciamo – incalza – quante pattuglie notturne, quante telecamere servono, diamoci una carta dei servizi sulla sicurezza oltre la quale non si può andare, perché i soldi non sono infiniti».
A monte c’è la convinzione che «il centrosinistra non può correre dietro al centrodestra sulla sicurezza». «La nostra idea deve partire da chi sulla sicurezza è impegnato per professione – dice Gherghetta – e sull’esigenza di educare i cittadini a essere più civili».
«Se qualcuno, in sostanza, ha paura dei meridionali – aggiunge il presidente dell’amministrazione provinciale di Gorizia- è un affare suo così come pure se ce l’ha nei confrontii dei cittadini provenienti dal Bangladesh che si alzano alle 6 di mattina per saldare nei passi d’uomo, come i nostri ragazzi non vogliono più fare».
«Al centrosinistra – afferma ancora Gherghetta – dico quindi che dobbiamo essere convinti delle nostre idee, perché non possiamo pensare a un mondo fatto di telecamere e di ronde, anche perché i problemi di Monfalcone, alle prese con gli impatti dell’economia globalizzata come tutto il resto il mondo, sono soprattutto di identità».
Il vero problema, secondo il presidente della Provincia, è che «la città di Monfalcone ha perso la sua anima e deve ritrovarla». Come? «Cercando radici antiche, quelle della tradizione solidaristica cattolica e della tradizione solidaristica dei lavoratori».
Se «un’ossessione di sicurezza» non è quindi la soluzione al malessere profondo di Monfalcone, il centrosinistra invece, conclude Gherghetta, «deve recuperare un pensiero lungo che va quindi oltre l’idea di una rotatoria».
Laura Blasich

Entro l’anno il mediatore linguistico  
Finalizzato all’integrazione degli stranieri che in città sfiorano il 13% 
Il servizio rivolto ai bengalesi e ai cittadini dell’Europa dell’Est
 
 
Entro l’anno farà il suo debutto a Monfalcone il mediatore linguistico, il nuovo servizio che il Comune di Monfalcone ha intenzione di mettere a disposizione degli stranieri residenti in città. A cui si affiancherà la riproposizione dei corsi di lingua, e la creazione della Consulta stranieri, azioni per le quali il Comune ha anche ricevuto un finanziamento ad hoc da parte della Regione.
«I fondi che ci sono stati assegnati coprono una parte delle azioni – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – per cui abbiamo deciso di dirottarli sulla istituzione del mediatore linguistico e della Consulta».
Si tratta infatti di due interventi giudicati fondamentali per quanto riguarda la partecipazione degli stranieri alla vita cittadina e, quindi, l’integrazione. «Il mediatore linguistico sarà probabilmente composto da due figure – spiega ancora la Morsolin – ovvero un bengalese e una persona specializzata nelle lingue dell’Est europeo, entrambi iscritti all’albo regionale».
La decisione è arrivata proprio guardando le percentuali di stranieri, che rappresentnao quasi il 13 per cento dell’intera popolzione residente, presenti in città: dopo i bengalesi (1191 persone), i gruppi etnici maggiormente presenti in città sono infatti proprio quelli provenienti dai Paesi dell’Europa orientale, con in testa Croazia, seguita da Macedonia, Romania, Bosnia, Serbia, Albania e Ucraina.
Lo scopo del mediatore sarà quello di affiancare i servizi maggiormente a contatto con il pubblico e utilizzati da stranieri (come i servizi sociali o le attività educative) così da rendere più facile l’integrazione.
Ma questa attenzione rivolta ai due aspetti della questione non significa che i corsi di italiano non rivestano la loro importanza, anzi: saranno infatti riproposti a breve. «Abbiamo semplicemente cercato un’altra formula, diversa rispetto a quella prevista dai fondi regionali – spiega la Morsolin -. Abbiamo infatti previsto una collaborazione con l’istituto tecnico industriale-commerciale Einaudi Marconi di Staranzano per i corsi di italiano, che probabilmente si terranno nella sede della Consulta, in via Vecellio».
I corsi dovrebbero quindi iniziare a breve, perchè la richiesta è alta, e anche con una maggior frequenza rispetto allo scorso anno. L’attenzione del Comune si concentrerà su una maggior informazione, per pubblicizzare i corsi tra i cittadini stranieri.

Il Piccolo, 29 settembre 2008 
 
Contratto Fincantieri, parti ancora distanti  
Difficile la trattativa sull’integrativo tra azienda e sindacati
 
 
Si profila difficile la trattativa per il rinnovo del contratto integrativo di Fincantieri, soprattutto secondo la Fiom-Cgil, per nulla soddisfatta del clima del primo incontro con l’azienda. Se per ora l’organizzazione si limiterà anche a Monfalcone a effettuare delle azioni di informazione dei lavoratori, scaduta la moratoria il 18 ottobre potrebbero essere messe in campo delle «iniziative molto più forti», come preannuncia il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich.
«E’ prematuro dare un giudizio – afferma invece il coordinatore della Uilm, Luca Furlan -, perché ognuno di fatto ha solo rimarcato le sue posizioni. Tutti però mi pare abbiano anche sottolineato il proprio senso di appartenenza all’azienda e quindi spero che si possa arrivare a una conclusione in tempi brevi».
«Di fatto l’amministratore delegato Giuseppe Bono ci ha detto che tutti chiedono troppo e che i lavoratori invece lavorano troppo poco – afferma Luxich -, rimarcando anche che parlare di biciclette e spogliatoi è riduttivo in questo momento. Il problema è che le navi le fanno i lavoratori che devono muoversi e vivere in quello stabilimento. Secondo la Fiom si è trattato di una riunione veramente deludente. Riteniamo inoltre che la posizione dell’azienda sia inaccettabile soprattutto per le considerazioni sui lavoratori che pagano la disorganizzazione della struttura-Fincantieri».
Nel corso dell’incontro, come riferisce la Uilm nazionale, Fincantieri ha messo in evidenza le problematiche presenti oggi nel settore cantieristico quali l’aumento dei costi dell’acciaio e dell’energia elettrica che, sommata alla debolezza del dollaro nei confronti dell’euro produce un aumento dei costi previsti di circa 40 milioni di euro annui.
Pur confermando di avere un buon portafoglio ordini, l’azienda ha evidenziato le preoccupazioni degli armatori che di fronte alla crisi economica americana e all’aumento del costo del petrolio stanno slittando gli ordinativi in quanto non trovano istituti finanziari in grado di garantire le adeguate coperture economiche.
A fronte di questo quadro l’azienda ha ribadito che le piattaforme presentate sono costose e non compatibili con l’attuale situazione economica e produttiva di Fincantieri, dichiarando la sua disponibilità a discutere le piattaforme integrative a condizione che cresca la produttività dell’azienda attraverso sia gli investimenti tecnologici e organizzativi sia attraverso una maggior efficienza della prestazione lavorativa.
In questo quadro l’azienda ha dichiarato che una parte degli incrementi salariali dovranno essere vincolati alla distribuzione delle azioni dell’azienda. La Uilm da parte ha ribadito la necessità che Fincantieri produca un piano industriale e di investimenti in grado di affrontare le sfide sempre più competitive che il mercato oggi richiede, precisando inoltre il perimetro industriale strategico dei siti produttivi e che si salvaguardi e si implementi la capacità progettuale e gestionale dell’azienda. La Uilm ha rimarcato che la quantità e le modalità della richiesta salariale prevista in piattaforma ha l’obbiettivo di rispondere sia alle esigenze salariali dei lavoratori e sia quello di premiare il lavoro inteso come fatica, merito e professionalità. L’eventuale distribuzione di azioni ai dipendenti sarà quindi considerata solo se aggiuntiva alla quantità economica richiesta in piattaforma. Secondo la Uilm ci vorrà quindi disponibilità reciproca per arrivare a un’intesa che risponda sia alle esigenze e aspettative dei lavoratori sia alle prospettive industriali e competitive dell’azienda.

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Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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