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Il Piccolo, 31 ottobre 2008 
  
LARGA ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE PROVINCIALE DI STUDENTI E DOCENTI  
In 1500 a dire no al Ministro Gelmini  
Mega corteo lungo le strade di Gorizia. A Roma una delegazione di 400 isontini
 
 
Millecinquecento tra studenti, docente e personale in corteo lungo le strade di Gorizia per dire «no» al Decreto Gelmini. Questi i numeri della partecipazione secondo gli organizzatori; per le forze dell’ordine invece i manifestanti non sono stati più di 600. Balletto di cifre anche a Roma, dove i promotori della maxi-protesta parlano di un milione di persone in corteo. Tra questi circa 400 provenienti dall’Isontino. «Un enorme successo – ha commentato da Roma Ugo Previti, della Uil – . Il Decreto va cambiato». 
È stata più importante del previsto la partecipazione al corteo di protesta organizzato ieri a Gorizia nell’ambito dello sciopero generale della scuola, per manifestare contro la Riforma Gelmini. Gli organizzatori – l’iniziativa è partita in modo congiunto dagli studenti dell’Itas D’Annunzio e dell’Ipsia-Cossar-Da Vinci – avevano annunciato la presenza di circa 400 persone, ma alla fine la partecipazione alla manifestazione è stata addirittura superiore. Per le forze dell’ordine si può parlare di circa sei o settecento presenze, ma secondo i manifestanti, calcolando anche tutti coloro che hanno seguito solo in parte o marginalmente il corteo, in totale hanno sfilato per le vie del centro di Gorizia quasi 1500 persone.
Un fiume di manifestanti che si è dimostrato colorato e rumoroso, ma assolutamente corretto, tanto che, escludendo le proteste a colpi di clacson di qualche automobilista rimasto bloccato dal corteo per qualche decina di minuti, non si sono registrati né incidenti né tantomeno momenti di tensione. Il tutto motivato, forse, anche dalla presenza nel corteo di un elevato numero di adulti (tra genitori, insegnanti e operatori legati a vario titolo al mondo della scuola) accompagnati anche da diversi bambini.
Il corteo ha cominciato la sua sfilata con mezz’ora circa di ritardo sull’orario prestabilito, lasciando la stazione ferroviaria intorno alle 9, per imboccare subito corso Italia e proseguire per corso Verdi, via Crispi, via Roma, via Oberdan e nuovamente corso Verdi per arrivare ai Giardini Pubblici, dove la manifestazione si è chiusa. In testa al gruppo, davanti ad un furgoncino attrezzato con musica ed altoparlanti, fin da subito si sono disposti gli studenti che reggevano i tanti striscioni preparati appositamente per l’occasione.
Alcuni si sono segnalati per essere molto divertenti ed ironici, oltre che incisivi: i ragazzi del Liceo scientifico di Monfalcone, ad esempio, hanno costruito una piccola bara, con un significativo epitaffio: «Scuola pubblica 1859-2008», mentre docenti e studenti dell’istituto d’arte Max Fabiani si sono presentati con un grande cappello con le orecchie d’asino. Altri, invece, esprimevano testi e concetti più pesanti, che non possono decisamente essere qui riportati, un po’ come i tanti cori da stadio, infarciti di insulti di vario tipo, dedicati direttamente al Ministro Gelmini o al Presidente del Consiglio Berlusconi dagli studenti.
L’immancabile, in questi casi, sottofondo di musica reggae ha accompagnato i giovani per tutto il tragitto, intervallato solo dalle parole dello speaker che incitava il corteo. Accanto ai docenti e agli studenti delle scuole medie e delle superiori (uno degli striscioni più grandi era sorretto dai professori dell’Itas D’Annunzio, schierati accanto ai loro alunni), come detto si sono visti tanti insegnanti delle elementari e diversi genitori, tutti uniti nella protesta contro il maestro unico ed i tagli alla scuola.
Le delegazioni delle diverse scuole sono arrivate in massa anche da fuori città, in treno o in corriera, ognuna sorreggendo striscioni o piccoli cartelli. Sotto gli sguardi incuriositi di chi si affacciava alla finestra e quelli spazientiti degli automobilisti, il corteo è passato anche davanti alla sede dell’amministrazione provinciale, dove una piccola delegazione di manifestanti ha incrociato il presidente Gherghetta: «Gli studenti hanno tutto il diritto di manifestare e di lottare per il loro futuro – ha commentato il presidente della Provincia -, ed il fatto che così tante persone si siano riunite qui a Gorizia questa mattina credo sia un segnale forte. Mi fa piacere anche sottolineare che non vi sono stati incidenti o problemi, a dimostrazione del fatto che gli studenti non stanno protestando solo per far rumore, ma perché credono veramente in questa battaglia».
Intorno alle 11 il serpentone ha raggiunto i Giardini pubblici, dove al microfono si sono alternati in un piccolo comizio studenti, insegnanti delle superiori e docenti universitari, tutti uniti nello spiegare la loro contrarietà alla riforma della scuola diventata legge appena un giorno prima. Poi, lentamente, l’assembramento si è sciolto, e gli studenti sono tornati a casa o nelle scuole ancora occupate, pronti a proseguire in una protesta che, promettono, durerà ancora a lungo.
Marco Bisiach  
 
IERI IN VISITA RAGAZZI DI ALTRI ISTITUTI  
Tregua dell’occupazione al D’Annunzio  
Oggi i giovani sono orientati a sviluppare una mattinata di autogestione
 
 
Oggi, i ragazzi del D’Annunzio, che occupano il loro istituto ormai da quattro giorni, sono disposti a concedere una tregua. Si dicono, infatti, pronti a una mattinata di autogestione. Poi, però, domani e dopodomani, aule e corridoi torneranno a essere occupate. Fino, almeno, a lunedì mattina.
Ieri, nei locali di via Brass, erano solo una decina. «Molti hanno partecipato alla manifestazione – hanno spiegato i componenti del comitato che coordina la protesta -. Sapevamo anticipatamente ci sarebbe stata una flessione delle presenze qui a scuola. Da domani (oggi, ndr) le nostre fila torneranno a rimpolparsi. Abbiamo ancora tante cose da fare». Tra queste, figura la realizzazione di un documentario dedicato a quest’esperienza. «E’ passata una generazione di studenti dalle ultime occupazioni in città», aveva ricordato qualche tempo fa Pietro Biasiol, responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale. Parole che da sole ben simboleggiano il peso dei fatti che, in buona parte degli istituti della città si sono verificati in questa settimana. Anche da questa considerazione è nata l’idea, fra gli studenti di via Brass, di registrare l’iniziativa che hanno messo in piedi. Tra le altre attività condotte nella struttura, figurano quelle che si potrebbero definire di «ordinaria manutenzione». Ovvero, gli alunni, divisi in gruppi, hanno provveduto a effettuare le pulizie dei diversi ambienti, provvedendo anche a organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti.
Sempre nella giornata di ieri, si è registrata la visita di un gruppo di studenti provenienti da altre scuole cittadine. «Siamo venuti a portare solidarietà ai nostri compagni – hanno detto i giovani – e a dire loro che da domani (oggi, ndr) cercheremo di allargare la contestazione anche alle nostre realtà». Difficile però capire cosa accadrà stamattina. I rappresentanti degli studenti decideranno solo all’ultimo momento cosa fare.
Nicola Comelli  
 
SALOMONI  
L’assessore provinciale: «Da anni a Gorizia non si vedeva un corteo così numeroso e trasversale» 
«La giusta risposta ai forti e diffusi timori»
 
 
«Era da anni che non si vedeva a Gorizia una manifestazione così numerosa». Tra le centinaia di persone che ieri mattina hanno sfilato dal piazzale Martiri della libertà d’Italia ai giardini pubblici di corso Verdi passando da piazza Vittoria c’era anche l’assessore provinciale all’Istruzione Maurizio Salomoni.
Una volta raggiunta la meta, il rappresentante della giunta Gherghetta si è però astenuto dal fare qualsiasi discorso pubblico: «Non ne farò – aveva precisato prima di raggiungere i ragazzi e gli insegnanti al centro dei giardini -. Anche se la posizione mia e dell’amministrazione pubblica di cui sono parte è di aperta contrarietà al decreto approvato dal Parlamento, in questa occasione non parlerò in pubblico per evitare che la manifestazione venga strumentalizzata».
Ricordando la composizione variegata del corteo, Salomoni ha poi aggiunto: «Si tratta di una risposta forte alle preoccupazioni diffuse tanto degli studenti delle superiori e dell’università, quanto degli insegnanti e delle famiglie. Abbiamo tutti paura che la scuola pubblica venga mortificata. Non è un caso che all’inizio del corteo gli studenti abbiano deciso di portare una bara. Questo è un simbolico funerale all’istruzione».
Assieme a Salomoni sono stati diversi i rappresentanti politici visti sfilare lungo le vie della città al fianco degli studenti. Quando il corteo ha raggiunto il palazzo della Provincia, il presidente Enrico Gherghetta ha espresso la sua solidarietà accennado un saluto, ma senza intervenire direttamente.
Stefano Bizzi 
 
Da lunedì scattano nuove iniziative anche a Gradisca 
 
Lunedì l’istituto agrario Brignoli di Gradisca promuoverà una giornata di autogestione.
A rivelarlo, ieri mattina, a margine del colorato corteo che ha attraversato il centro città, uno dei rappresentanti degli studenti. Già nella giornata di mercoledì gli alunni avrebbero voluto interrompere le lezioni per seguire in diretta l’approvazione, al Senato, della riforma proposta dal ministro Gelmini, raccordandosi a un’iniziativa che aveva interessato praticamente tutte le scuole della provincia, da Cormons a Monfalcone. «La presidenza, però, ce l’ha negato categoricamente e con toni anche bruschi – raccontano gli studenti -. Ci siamo rimasti molto male perché volevamo dare vita a un’occasione di confronto e dibattito che voleva coinvolgere tutti, docenti compresi, capace di approfondire le problematiche della scuola italiana. Speravamo di incontrare una maggiore disponibilità da parte dei nostri dirigenti scolastici».
Sfumata questa possibilità, i ragazzi dell’istituto gradiscano si sono ripromessi di tornare alla carica lunedì. «Fin dalla prima ora di lezione faremo scattare l’autogestione in tutte le classi – anticipano con convinzione – L’obiettivo è quello di recuperare quegli spazi di dialogo che questa settimana sono venuti meno».(n.c.)  
 
ELEMENTARI E MEDIE CON MENO DI 500 ALUNNI DOVRANNO ESSERE ACCORPATE  
Sei scuole a rischio e 250 posti di lavoro in meno  
Sono le conseguenze del Decreto Gelmini nell’Isontino. Dalla Regione 198mila euro agli istituti non statali
  
  
Sei scuole a rischio-accorpamento (hanno meno di 500 alunni) soltanto a Gorizia e un taglio di 250 posti di lavoro sia del personale docente che di quello ausiliario nel prossimo triennio. Si protesta per i tagli del decreto Gelmini ma – sino ad oggi – non si è mai quantificato cosa rischia di perdere la scuola goriziana e isontina. E in aiuto vengono le statistiche della Uil-scuola che ha spalmato le ricadute concrete del Decreto Gelmini, Ieri, intanto, la aiunta regionale, su proposta dell’assessore all’Istruzione Roberto Molinaro, ha ripartito fra le quattro province i finanziamenti per la concessione di assegni di studio a favore di alunni iscritti a scuole dell’obbligo e secondarie non statali, parificate o paritarie, per l’anno scolastico 2007-2008. A Gorizia sono stati assegnati 198mila euro.
 
PERSONALE. Stando ai dati messi a disposizione dai sindacati, sono 21 le cattedre che verranno «cancellate» nella scuola dell’infanzia, addirittura 47 saranno i posti tagliati nelle primarie (ovvero alle elementari), 25 alle medie e 47 alle superiori. Facendo la somma, sono – dunque – 140 le cattedre che si perderanno. Da aggiungere, poi, i 106 posti in meno per quanto riguarda il personale tecnico-amministrativo, meglio conosciuto come Ata. A livello nazionale, la cura dimagrante riguarderà ben 87.335 docenti (20mila delle quali cancellate dalla prima razionalizzazione, quella dettata dalla Finanziaria 2008, che sarà applicata di pari passo con il nuovo piano) e 45mila posti da ausiliari tecnico-amministrativi (il 17% del totale) con i record a Napoli, Roma e Milano. «Questi tagli porteranno a un aumento corposo degli alunni per classe. E ciò va a discapito della qualità della scuole. Tagli e basse retribuzioni non fanno certamente crescere la scuola», sottolinea il segretario provinciale e regionale della Uilscuola, Ugo Previti.
ISTITUTI. Ma il decreto porta con sè anche la previsione di accorpamenti che – secondo la Uilscuola – riguarderebbe 9 Istituti in tutto l’Isontino, sei soltanto a Gorizia. «Chiaramente, fondamentali saranno i decreti attuativi per capire meglio dove stiamo andando – la sottolineatura di Previti -. È chiaro che queste prime nostre statistiche disegnano un quadro molto preoccupante. Come vorremmo cambiasse la riforma? Prima di tutto vorremmo che fosse abrogata la norma che prevede il ripristino del maestro unico, in quanto è il presupposto necessario per la tutela della qualità della scuola. In secondo luogo chiediamo il rinnovo del contratto, considerando che nel giro di dieci anni è andato perso il 21 per cento delle retribuzioni di insegnanti e personale Ata. Inoltre, servono interventi fiscali in favore dei lavoratori precari, in modo da tutelarli».
DISAGIO. Previti parafrasa quanto dichiarato dal segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna. «Il mondo della scuola è a disagio. Anche nell’Isontino. Penso ai docenti e a tutti gli operatori che lavorano giornalmente per migliorare la qualità dell’insegnamento. Ebbene: questo personale non viene tenuto nella giusta considerazione: non ha alcun riconoscimento e sarà penalizzato ulteriormente da questo processo di razionalizzazzioni e di tagli sul sistema della scuola pubblica che crea e continuerà a creare molte preoccupazioni e molte tensioni. «La questione dei tagli risponde ad esigenze economiche profondamente sbagliate ed ingiuste – attacca il sindacalista -. Si può risparmiare dove ci sono gli sprechi ma bisogna modernizzare la scuola, non il contrario. La nostra scuola – conclude Ugo Previti – ha bisogno estremo di innovazione. Bisogna puntare sulla qualità degli insegnanti e velocizzare la riforma: mettere l’obbligo dell’istruzione a sedici anni, dotare le scuole di strumenti moderni, puntare su un piano di investimento del sistema d’istruzione. Il nostro Paese, purtroppo, è quello che spende di meno nell’istruzione».
FINANZIAMENTI. Gli assegni decisi ieri vengono concessi in base alla legge regionale sul diritto allo studio. Questa la ripartizione dei 2,9 milioni di euro. Gorizia: 198 mila; Pordenone 1,1 milioni; Trieste 427 mila; Udine 1,7 milioni. Potranno complessivamente beneficiare degli assegni di studio 2.662 alunni. Lo stanziamento deliberato dalla giunta comprende anche, per le Province di Trieste e Udine, un conguaglio per assegni di studio relativi al precedente anno scolastico. 
 
ALL’EINAUDI-MARCONI CONTINUA L’AUTOGESTIONE  
Liceo libero a Monfalcone  
Deciso lo stop all’occupazione dello scientifico
  
  
Cancelli aperti e niente più striscioni di protesta appesi alle finestre. Dopo la conversione in legge del decreto Gelmini da parte del Senato, ieri è finita anche l’occupazione al liceo scientifico Buonarroti di Monfalcone, praticamente vuoto per lo sciopero generale della scuola e del personale Ata, cioè bidelli, segreteria e assistenti. Alta l’astensione dei docenti e del personale ausiliario scolastico, dove nei tre istituti superiori del Monfalconese l’adesione allo sciopero ha raggiunto una media del 90%. Erano presenti nella succursale del liceo, tuttavia, una decina di studenti della prima classe.
Deserti, invece, l’Iti Marconi di Staranzano e l’Ipsiam di via Boito. Oggi potrebbe continuare l’autogestione al Polo professionale di via Boito e all’Iti di Staranzano, mentre sembra che al liceo, dovrebbero riprendere regolarmente le lezioni. La dirigente scolastica del Buonarroti, Isabella Minon, tira un respiro di sollievo dopo la conclusione della protesta e spera che oggi tutto riprenda nel modo più regolare possibile. «Sono soddisfatta per come si sia conclusa l’occupazione – ha spiegato – anche perché i ragazzi, coscienti della situazione, si sono comportati in maniera corretta nella protesta e hanno rimesso tutto a posto come avevano trovato. Sentivo nei loro discorsi che i pensieri erano rivolti soprattutto alla prove in classe di latino e di italiano. Mentre qualche altro studente era allarmato per l’interrogazione».
La preside Minon ha voluto sottolineare che quella degli studenti non si è trattata di una vera e propria occupazione, in quanto è stato permesso sia alla dirigente scolastica che al personale della segreteria, di svolgere regolarmente le loro funzioni. Inoltre, i ragazzi che volevano partecipare alle lezioni e i docenti che desideravano svolgere le loro mansioni ricevendo anche i genitori, potevano farlo nella succursale di via Bonavia.
Anche al Polo professionale ieri non c’era neanche l’ombra di uno studente. Le porte della sede di via Baden Powell erano chiuse a chiave, mentre nell’edificio principale di via Boito erano presenti solo 20 su 111 tra docenti e personale Ata. «Mi risulta – ha detto un docente – che domani, venerdì, i ragazzi abbiano comunicato di voler continuare l’autogestione. Si spera che sia l’ultimo atto della protesta perché oramai hanno perso tante ore di lezione». Anche l’Iti Einaudi-Marconi è rimasto praticamente deserto. C’erano solo pochi insegnanti, mentre era assente tutto il personale della segreteria e i bidelli. Chiuso anche l’auditorium della scuola, teatro negli ultimi giorni della protesta degli studenti contro la riforma Gelmini. Dopo il tentativo fallito di occupare la scuola due notti fa, non è ancora chiaro se continuerà l’autogestione, oppure riprenderanno le lezioni. Il preside Marco Fragiacomo spera che oggi gli studenti rientrino nelle loro classi in quanto questo periodo si ripercuote in modo negativo sul loro profitto. I docenti dovranno rimettersi al passo con il programma e ci saranno conseguenze sulle pagelle se i ragazzi non si metteranno a studiare con determinazione.
Ciro Vitiello  
 
Messaggero   Veneto, 31 ottobre 2008 
  
MONFALCONE  
Solidarietà delle Rsu Fincantieri ai lavoratori della scuola
 
 
MONFALCONE. Le Rsu Fim-Fiom-Uilm Fincantieri, stabilimento di Monfalcone, esprimono la loro solidarietà ai lavoratori della scuola e agli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli voluti dal ministro Gelmini. Fim-Fiom-Uilm ritengono sia fondamentale che il movimento prosegua compatto nelle iniziative di protesta e di sensibilizzazione nei confronti di un provvedimento che «non ha nulla a che vedere con una riforma, ma è mirato soltanto a smantellare la scuola pubblica a favore di quella privata». Reputano inoltre che la lotta sostenuta sia importante per la democrazia.
«Il disegno del governo è chiaro: nel prossimo futuro avrà una cultura soltanto chi se la può permettere. L’obiettivo – dicono – è quello di creare una futura classe dirigente a immagine e somiglianza del potere oggi vigente». I rappresentanti sindacali dello stabilimento Fincantieri hanno già sostenuto le iniziative a favore del movimento studentesco e dei coordinamenti dei genitori.  
 
Striscioni e slogan contro la riforma Gelmini durante il percorso che si è snodato dalla stazione ferroviaria ai giardini pubblici di corso Verdi I manifestanti si sono fatti precedere da una simbolica bara. C’erano fra gli altri l’assessore provinciale Salomoni e altri esponenti del centro-sinistra  
Tutti in piazza per la scuola  
Corteo in centro, con gli studenti hanno sfilato anche docenti e genitori
 
 
Una bara, con l’inequivocabile scritta “Rip. Scuola pubblica 1859-2008”, ha aperto ieri mattina il corteo di protesta contro la riforma Gelmini. Il centro è stato preso d’assalto da un lungo e rumoroso serpentone formato non solo da studenti, ma anche da insegnanti, bidelli e genitori, ovvero da tutti coloro che sono coinvolti nel mondo della scuola. I manifestanti, armati di striscioni e fischietti, si sono radunati nel piazzale della stazione ferroviaria, per raggiungere i giardini pubblici.
Contrastanti sono le stime dei partecipanti: secondo le forze dell’ordine si è trattato di circa 600 o 700 persone, mentre per gli organizzatori se ne sono mobilitate addirittura 1.500, ovvero quasi il doppio del corteo promosso a Gorizia nelle scorse settimane sempre per protestare contro la riforma della scuola. Una differenza tra le due manifestazioni di protesta c’è stata: all’iniziativa che ha animato il centro a inizio mese hanno preso parte infatti solo studenti degli istituti superiori, molti dei quali provenienti da Monfalcone e Udine, mentre a quella di ieri hanno aderito anche molti docenti, comitati di genitori con tanto di striscioni e collaboratori scolastici, tutti preoccupati per le conseguenze che le novità volute dal ministro Gelmini comporteranno.
Una parte degli studenti scesi in piazza ieri proveniva dai paesi dell’Isontino, dal momento che la manifestazione goriziana era quella di valenza provinciale. Tra i manifestanti di ieri c’erano anche l’assessore provinciale all’Istruzione, Maurizio Salomoni, e molti volti noti della scena politica locale, fra cui numerosi consiglieri comunali dell’opposizione. Il corteo ha preso le mosse dalla stazione ferroviaria poco dopo le 9, con un leggero ritardo rispetto all’ora fissata, comprensibile considerando il gran numero di persone da organizzare. La massa ha percorso corso Italia, provocando le occhiate incuriosite dei passanti e dei residenti delle case affacciati alle finestre e ai balconi e suscitando a volte commenti pungenti come “andate a lavorare”. Di fronte alla Provincia i manifestanti hanno incrociato casualmente il presidente, Enrico Gherghetta, che ha espresso la propria solidarietà alle motivazioni della protesta. A dare il ritmo al serpentone è stato un furgoncino, da cui alcuni degli organizzatori trasmettevano musica ed enunciavano slogan. Oltre a farsi sentire con fischietti e cori, una parte dei partecipanti ha indossato un cappellino a cono bianco, simile a quello di Pinocchio. Il corteo ha poi proseguito per corso Verdi, dopo avere svoltato in via Crispi è arrivato in via Roma e una volta passato per via Oberdan è tornato in corso, per raggiungere i giardini pubblici. All’arrivo si è svolto un comizio, con diversi rappresentanti degli studenti, degli insegnanti e dei genitori che a turno hanno preso la parola, ribadendo la propria contrarietà ai vari punti della riforma e rimarcando l’intenzione di continuare ad agire uniti. A suscitare la curiosità dei passanti e degli spettatori sono stati senza dubbio gli striscioni preparati per l’occasione, in molti casi realizzati nei giorni scorsi nel corso dell’autogestione e dell’occupazione avviate negli istituti cittadini.
I ragazzi, in qualche caso con l’aiuto dei propri docenti, hanno dato libero sfogo alla propria creatività e fantasia. Si è passati dai più semplici e diretti “No al maestro unico” e “No ai tagli” a quelli in rima, come “Noi dell’Arte ti vogliamo da parte” o “Pochi soldi, tanti casini, dalla scuola cacciamo la Gelmini”. Dopo la bara che ha preceduto i manifestanti, il primo striscione sfoderato è stato anche tra i più originali, ovvero “EnteroGelmini: attenzione non somministrare agli studenti italiani”. Tra le creazioni più elaborate e dalla conclusione senza dubbio più amara c’è invece “Esiste un solo dio, un solo papa, un solo papà, una sola mamma e un maestro unico solo come un cane”. Lo sciopero generale indetto dai sindacati a livello nazionale non ha quindi deluso le aspettative: le aule degli istituti di ogni ordine e grado sono risultate praticamente vuote, soltanto con qualche eccezione, ovvero con poche classi che hanno fatto comunque lezione dal momento che gli insegnanti erano presenti. Nelle scuole superiori che hanno scelto la via dell’occupazione qualche studente è rimasto a scuola, ma esclusivamente per “presidiare” la sede, mentre la maggior parte ha fatto sentire la propria voce nel corteo in centro.
Alla fine della manifestazione, molti dei ragazzi hanno fatto ritorno alle rispettive scuole, ovviamente non per andare a lezione, ma per riunirsi e decidere il da farsi nei prossimi giorni, ovvero se proseguire nella protesta o riprendere la normale attività didattica.
Francesca Santoro  
 
In prospettiva ci sono iniziative di vario genere fra cui lezioni all’aperto e azioni di volantinaggio  
Alleanza fra università e superiori  
C’è la volontà di unire le forze per salvaguardare il mondo dell’istruzione
 
 
Le manifestazioni di opposizione alle novità decise dal governo sono tutt’altro che destinate a concludersi; anzi, si profila un’alleanza tra gli universitari di Trieste e Udine e gli studenti delle scuole superiori.
Anche se negli atenei si protesta contro la legge 133 e negli istituti contro la riforma Gelmini, i ragazzi hanno deciso di unire le forze, giudicando comunque in pericolo il mondo dell’istruzione. In prospettiva ci sono iniziative di vario genere, tra cui lezioni in piazza e azioni di volantinaggio, per sensibilizzare l’opinione pubblica ai problemi di scuole e università. Già ieri la collaborazione tra università e scuole superiori è stata avviata, dal momento che hanno preso parte al corteo che ha animato il centro città numerosi iscritti ai corsi di laurea avviati da Udine e Trieste a Gorizia. Inoltre, nel dibattito finale, svoltosi ai giardini pubblici, ha preso la parola un docente dell’ateneo giuliano, Sergio Zilli. Così, rappresentanti del polo universitario di via Alviano non solo si mantengono in quotidiano contatto con i colleghi di palazzo Alvarez, ma hanno anche deciso di agire assieme ai ragazzi dei vari poli scolastici cittadini.
Le iniziative di protesta entreranno nel vivo la prossima settimana: come già accade a Trieste, dove ogni facoltà si è organizzata dando vita a un proprio calendario di eventi, anche a Gorizia saranno promosse lezioni in piazza, con l’intento di coinvolgere tutta la cittadinanza. Al momento i rappresentanti dei corsi di laurea stanno cercando di definire tutti gli aspetti organizzativi e burocratici, ma in linea di massima il primo incontro dovrebbe essere dedicato alla sociologia, anche se saranno fatti riferimenti a varie materie. Chiaramente tutto dipende anche dagli stessi insegnanti, che devono essere d’accordo a spostarsi all’aperto per tenere le proprie lezioni, senza dimenticare le difficoltà che potrebbero essere causate dal maltempo. Le iniziative, che saranno proposte non in unico sito, ma in vari punti strategici della città, saranno corredate da un’azione di volantinaggio.
Tutte le manifestazioni saranno coordinate da Trieste, che fornisce le direttive sulle strategie da adottare. L’opera di sensibilizzazione in realtà si è già iniziata nei giorni scorsi, non solo nell’assemblea che si è svolta nell’aula magna della sede di via Alviano. Nello stabile che accoglie l’ateneo triestino ha, infatti, avuto luogo una sessione di laurea e con il permesso del presidente del corso di Scienze internazionali e diplomatiche, Piergiorgio Gabassi, è stata letta ai laureandi e ai loro familiari una lettera. Si è trattato della missiva scritta da uno studente del Sid per invitare i neolaureati, i loro genitori e i partecipanti alla discussione a non dimenticare il mondo dell’università e anzi a sostenere la lotta portata avanti contro i tagli indiscriminati. (f.s.)  
 
I RAGAZZI MOLTO AGGUERRITI  
«Servono tagli? Comincino i politici con i loro stipendi»
 
 
«L’Italia ha bisogno di soldi? Comincino a tagliare gli stipendi dei politici, anziché i fondi per l’istruzione!». Questa la reazione di gran parte degli studenti presenti alla manifestazione di ieri.
Le idee sono chiare, e molti esprimono lo stesso parere di Michele Munarin, del D’Annunzio: «Stiamo occupando la scuola da lunedì. Questo perché sappiamo che c’è bisogno di soldi e che una riforma era necessaria, ma sappiamo anche che così non funziona. Hanno fatto tagli di fondi a caso, senza controllare i singoli casi. E soprattutto, dopo aver tanto parlato di dialogo, hanno promosso un decreto legge, nel giro di poco tempo, senza interpellarci». Insomma, gli studenti e il personale scolastico andavano tenuti in maggiore considerazione; lo dice anche Mario Lubna, che definisce la riforma Gelmini «una meteora, imposta dall’alto senza che ci chiedessero niente». I punti della riforma su cui tutti i manifestanti si trovano concordemente sfavorevoli sono principalmente il maestro unico per le scuole elementari e gli accorpamenti di indirizzi superiori diversi in uno unico. Sul primo di questi temi si è espressa chiaramente Anchal Bertani: «Tagli, grembiuli e maestro unico: stiamo tornando indietro!»; la seconda questione sta particolarmente a cuore a Chiara Vida, del liceo scientifico con indirizzo linguistico: «Il mio indirizzo sparirebbe. Al momento non ho nemmeno la certezza di poter portare a termine il programma iniziato: la mia classe verrebbe unificata con lo scientifico tradizionale, e io perderei gli anni di tedesco già svolti». Fondi dello Stato effettivamente già spesi per iniziare questa sezione, e ora tolti, rendendo così inutile l’investimento sostenuto solo qualche anno fa.
Sulla mancata divisione tra indirizzi si scagliano anche Milan Ota e Lara Cernic, del liceo sloveno: «Hanno posto dei limiti troppo alti, vogliono scuole di 300 alunni e classi di 18. Qualora questi numeri non si raggiungessero, le scuole verrebbero accorpate. Ma quale minoranza ha scuole tanto numerose? Noi abbiamo classi anche di soli quattro studenti, ma abbiamo comunque il diritto di scegliere il nostro indirizzo. Inoltre, questo provvedimento si applica alla minoranza slovena e a quella francese, mentre ne viene esclusa quella tedesca». Nonostante il diffuso malcontento, tuttavia, ci sono anche ragazzi con posizioni moderate, che concordano su alcune decisioni di questa riforma, tra essi, Serena Previti, che sostiene: «Alcuni tagli erano necessari, soprattutto quelli a determinate facoltà». Come lei, altri sostengono la necessità di ridurre gli sprechi, ma all’unisono invocano una revisione del decreto basata su un maggior dialogo con i diretti interessati. Non tutti, invece, molto coinvolti dalle riforme che riguardano l’università: sembra che il ritmo sostenuto delle riforme negli ultimi anni lasci loro la speranza che qualcosa cambi nuovamente, prima del loro ingresso negli atenei italiani.
Stella Nocchieri  
 
Allo sciopero adesione superiore all’80 per cento 
 
I DATI
La partecipazione allo sciopero di ieri nelle scuole goriziane ha superato l’80 per cento, al punto che le aule degli istituti di ogni ordine e grado sono risultate praticamente deserte. Come previsto alla vigilia della mobilitazione nazionale, insegnanti, bidelli e collaboratori scolastici hanno partecipato praticamente in massa alla protesta indetta dai sindacati confederali, ovvero Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, con gli autonomi Gilda, Snals, Cisal e Cip precari, al punto che le lezioni si sono svolte solo in minima parte. Nelle scuole dipendenti dai circoli didattici di via Codelli, via Zara e via del Brolo l’adesione allo sciopero ha superato abbondantemente il 90 per cento, mentre la percentuale si è abbassata appunto all’80 per cento circa alle medie. Alle superiori la stragrande maggioranza di studenti, docenti e operatori scolastici ha preso parte al corteo che ha attraversato il centro, mentre ben pochi sono stati coloro che si sono recati a scuola e ancora meno quelli che hanno trovato i propri insegnanti e hanno fatto comunque lezione. (f.s.)

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Il Piccolo, 31 ottobre 2008 
  
Cade da 3 metri nel silos, operaio grave  
Michele Redavide, 44 anni, trasferito con l’elicottero all’ospedale di Cattinara 
ALLA DE FRANCESCHI 
INFORTUNIO  
Il dipendente stava pulendo uno dei contenitori di granaglie. Ha riportato traumi al torace e alla testa
 
 
Un nuovo grave infortunio sul lavoro si è verificato ieri a Monfalcone. A esserne teatro uno dei silos del mulino De Franceschi in via Bagni Nuova dove, attorno alle 14, un dipendente dello stabilimento, Michele Redavide, 44 anni, di origine pugliese ma residente in città, stava effettuando un’operazione di pulizia. Per cause ancora in fase di accertamento, l’uomo è scivolato, cadendo da un’altezza di 3 metri. Le sue condizioni sono apparse subito serie e sul posto, dopo il personale del servizio di emergenza dell’ospedale di Monfalcone, è arrivato anche l’elisoccorso del 118. Dopo essere stato stabilizzato, Michele Redavide, che non ha mai perso conoscenza, è stato trasportato all’ospedale triestino di Cattinara. Nella caduta il dipendente del mulino De Franceschi ha riportato un trauma toracico e cranico, ma, stando ai sanitari, non sarebbe in pericolo di vita. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno chiesto immediatamente spiegazioni dell’accaduto all’azienda. Nel pomeriggio il segretario provinciale della Filt-Cgil, Elio Gurtner, ha tenuto un’assemblea con i lavoratori, una quarantina in tutto, per decidere se e quanto fermare l’attività molitoria, ripresa attorno a metà mese, dopo che ottobre si era nuovamente aperto all’insegna della cassa integrazione per il personale operaio del mulino. «È da tempo che diciamo all’azienda che quella lavorazione non va effettuata come è stato fatto anche ieri – ha denunciato ieri pomeriggio Gurtner -, ma in maggiore sicurezza. Nella mattinata fra l’altro uno dei delegati della Rsu ha pure subito un leggero infortunio». Stando a Gurtner, le posizioni tra sindacati e azienda sulla siocurezza finora sarebbero abbastanza distanti. In base alla ricostruzione del sindacato, il dipendente della De Franceschi stava effettuando la pulizia del silos, quando il materiale rimasto nella cella sarebbe franato, facendo forse perdere l’equilibrio all’uomo. L’infortunio di ieri arriva dopo l’incidente che il 15 ottobre era costato la vita all’operaio di Fincantieri Michele Mauro Sorgo e quello in cui a fine aprile, sempre nel cantiere navale di Panzano, aveva perso la vita il saldocarpentiere croato Yuko Jerco. Lo stabilimento Fincantieri in aprile era stato fra l’altro teatro di altri due gravi incidenti sul lavoro, uno occorso a un lavoratore di una ditta esterna che si è fratturato il bacino cadendo da un blocco e l’altro a un dipendente dell’azienda all’interno della Salderia B. L’ultimo serio incidente nel mulino De Franceschi si era invece verificato nell’agosto del 2006, quando Roberto Contento, coordinatore della manutenzione elettrica del grande silos di via Bagni Nuova, residente in città, era stato trapassato da una scarica elettrica prolungata di 380 volt. Contento stava lavorando a un quadro elettrico all’interno del mulino per riavviare l’impianto dopo una settimana di chiusura per ferie. Dopo il ricovero al nosocomio triestino, vista la gravità delle sue condizioni, era stato deciso il suo trasferimento al centro grandi ustionati di Verona. L’infortunio di ieri arriva dopo il nuovo ricorso alla cassa integrazione ordinaria deciso dall’azienda a inizio ottobre. L’attività però nelle ultime settimane è ripresa e a ritmo sostenuto, come pure gli arrivi dei cereali via mare.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 31 ottobre 2008 
 
Cade da un’altezza di tre metri, è grave  
Michele Redavide, 44 anni, stava lavorando su un silo. Ricoverato con l’elisoccorso a Cattinara 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. È stato ricoverato nell’ospedale triestino di Cattinara, dov’è giunto trasportato dall’elisoccorso, Michele Redavide, 44enne, di origine pugliese ma residente a Monfalcone, coinvolto ieri in un infortunio sul lavoro alla De Franceschi, industria molitoria e di commercio di cereali di via Bagni Nuova. L’uomo, che è caduto a terra da tre metri mentre stava pulendo uno dei sili dell’azienda, è stato ricoverato in prognosi riservata con un importante trauma toracico e cranico, ma non sarebbe fortunatamente in pericolo di vita.
L’infortunio è accaduto verso le 14, in una zona operativa dell’azienda. Secondo quanto riferito da alcuni colleghi e dal rappresentante sindacale della Filt-Cgil Trasporto persone e merci, logistica, porti Elio Gurtner, sembra che Redavide stesse appunto pulendo un silo, ma che improvvisamente parte del materiale che doveva rimuovere sia franata, facendogli perdere l’equilibrio. Non si sa se l’operaio stesse lavorando con un’imbragatura, su una scala o su una struttura, ma è improvvisamente caduto a terra da un’altezza di tre metri. Sono stati alcuni colleghi ad accorgersi di quanto era accaduto e a dare l’allarme. Sul posto sono giunte l’autoambulanza del 118 e l’automedica.
I sanitari hanno stabilizzato le condizioni del 44enne, che è rimasto peraltro sempre cosciente, ma, considerati il tipo d’infortunio e le lesioni, hanno deciso di far intervenire l’elisoccorso, che ha portato l’uomo all’ospedale di Cattinara.
Sul posto anche la polizia del commissariato di Monfalcone, che provvederà ad accertare la dinamica e le eventuali responsabilità dell’infortunio. «Da molto stiamo denunciando che quella lavorazione non va fatta così, ma non abbiamo avuto alcun segnale dall’azienda», dice Gurtner, che ieri si è recato alla De Franceschi per capire come procedere, se e per quanto sospendere eventualmente l’attività.
Il 2008, in verità, è stato un anno difficile per il mulino De Franceschi, dove in ottobre si è tornati a ricorrere alla cassa integrazione straordinaria, a cui già si era ricorsi nei primi mesi dell’anno. La società l’ha aperta per due settimane per tutti i 14 operai dell’attività molitoria di via Bagni nuova, dopo averla richiesta inizialmente soltanto per sei degli addetti, per le prime due settimane di ottobre. L’attività, dunque, ha ripreso in questi giorni.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 30 ottobre 2008 
 
SECONDO GIORNO DI CONTESTAZIONE  
In duecento nel Liceo occupato  
Garantite le lezioni nella sede di via Bonavia a chi non condivide la protesta
 
 
di LAURA BORSANI

Secondo giorno di occupazione al Liceo Buonarroti. Gli studenti si contano, dopo la notte trascorsa nella palestra dell’istituto. L’altra sera hanno cenato a base di pizza, alle 21.30 era già la consegna del silenzio. Ieri mattina i numeri della partecipazione erano in progressiva crescita. Arrivano anche i ragazzi minorenni, a confermare la propria adesione, accompagnati dai genitori. Che, esprimendo solidarietà agli studenti, consegnano generi alimentari. «Siamo oltre 200 – hanno spiegato i rappresentanti del Collettivo studentesco non senza soddisfazione -. Questa è un’esperienza costruttiva e positiva sotto tutti gli aspetti».
Perché il «popolo degli occupanti» s’è rimboccato le maniche. Garantendo un’opera contrassegnata dal rispetto del senso civico, dei diritti e della pluralità delle opinioni, ma anche dell’ordine e della cura del bene-scuola, attenzione che sarà mantenuta volendo lasciare l’edificio in perfette condizioni. Responsabilità a tutto campo. Davanti al cancello, ieri mattina, sono stati affisse precise comunicazioni: «Per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividessero questo nostro movimento di protesta – recitavano i fogli dattiloscritti appesi all’esterno -, ricordiamo che la sede succursale (quella di via Bonavia, ndr) è aperta per offrire il servizio».
Un’opera in progress, dunque, alle prese con i tempi risicati che gli studenti hanno tuttavia saputo gestire al meglio: «Il fatto significativo – hanno osservato i ragazzi del Collettivo – è che, nonostante siamo stati costretti dai tempi stretti a ”improvvisare”, tutto s’è svolto nel massimo ordine e rispetto dei diritti e delle opinioni. È uno degli aspetti che hanno reso questa esperienza importante, di crescita per noi, ma anche per tutti gli altri. Siamo riusciti a veicolare il messaggio che ci è sempre premuto: quello di denunciare la forte preoccupazione per il futuro della scuola e della formazione, che investe tutti gli studenti».
Un’occupazione, hanno voluto ribadire gli studenti, «non cattiva», «arroccata su se stessa», ma «comunicativa», dettata dall’amore per la scuola pubblica. Anche ieri mattina, peraltro, la dirigente scolastica, assieme a due dipendenti, ha lavorato all’interno del Liceo.
I rappresentanti del Collettivo hanno confermato l’ampia portata dell’adesione, frutto di un consenso maggioritario. E a chi non la pensa allo stesso modo, gli studenti hanno risposto: «Se c’è chi è a favore della riforma, o è contrario alla nostra battaglia, ce lo dica e ne parliamo. Quando tuttavia sabato, nell’ambito dell’autogestione organizzata proprio a fini informativi, abbiamo ospitato il confronto, nessuno, a parte una singola posizione che peraltro ha rifiutato di motivare le proprie ragioni, ha manifestato dissenso. L’occupazione è quindi scaturita in base alle istanze raccolte la mattina stessa in cui si è deciso di procedere. È pertanto un dato oggettivo – hanno sottolineato gli studenti – che a portare avanti questa esperienza di lotta sia la maggioranza».
Si fa il punto della situazione mentre rimbalza la notizia che il decreto Gelmini è passato in Senato, approvato in via definitiva: 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. Esito scontato, vista la forza dei numeri del centrodestra a Palazzo Madama. Una notizia che comunque al Liceo non fa abbassare la guardia. Come a dire: saranno tutt’altro che scontati gli sviluppi di questa battaglia. Intanto anche ieri occupazione. E oggi tocca allo sciopero generale.
L’attività informativa, di confronto e di proposta culturale ieri non s’è fermata al Liceo. «Abbiamo deciso – hanno spiegato gli studenti del Collettivo – di istituire una jam-session permanente per l’intera giornata, anche per discutere come proseguire». Un laboratorio flessibile, fatto di film di impegno attinenti alla situazione attuale. Di comunicazione: l’altro ieri i ragazzi hanno prodotto una lettera-comunicato per la stampa locale, ieri anche per il Manifesto. E stanno preparando la missiva da inviare al ministro Gelmini. 
 
LETTERA-COMUNICATO  
I NUMERI  
«La riforma toglie gli strumenti per garantirci un futuro migliore» 
Lunedì e martedì astensione dell’80%
 
  
«Abbiamo sempre pensato che le cose si mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Giunge un momento, però, in cui la testa va sollevata». Gli studenti del Liceo Buonarroti spiegano in una lettera-comunicato il significato e i motivi della loro lotta. Si firmano «Nessuno (Che spera di diventare qualcuno)».
«Giunge un frammento di istante – continua la lettera – in cui ti guardi le mani, sconsolato senza neppure rendertene conto, e ti dici che ti restano solo quegli occhi sconsolati. Un ultimo briciolo di dignità, a cadere sulla mano, perchè non hai davvero altro».
I liceali spiegano la loro occupazione: «Chiunque serba in sè la consapevolezza che esistono particolari cicli in cui la storia pretende che a tutela di un diritto si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Noi riteniamo che ci siano stati strappati gli strumenti per affrontare un futuro migliore, o semplicemente, un futuro. Il diritto di studio pretende il sacrificio del diritto stesso. Il nostro futuro non è in vendita».
«Crediamo che sia stato fatto il possibile per scongiurare una posizione drastica come quella attuale». Elencano così i momenti del confronto: la manifestazione studentesca del 10 ottobre a Trieste, quella del 14 ottobre a Gorizia e quella del 17 ottobre a Roma. Quindi, il 25 ottobre, l’assemblea straordinaria autogestita dagli studenti del liceo. Non ultimo il sit-in di tutte le scuole monfalconesi all’area verde, lunedì, indetto allo scopo di assumere un’unica linea per far fronte a questa emergenza.
«L’astensione dalle lezioni dei giorni di sabato e lunedì – spiegano gli studenti – è stata pari all’80% dell’intero corpo studentesco. Segno di un dissenso condiviso. Forti di questa base d’appoggio, abbiamo preso la decisione comune di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti questa linea. Non senza le dovute precauzioni, a tutela dell’edificio scolastico attraverso delle ronde». E ancora, seminari formativi, proiezione di pellicole impegnate, dibattiti fondati su rassegna stampa sono state le espressioni della volontà degli studenti di «crescere culturalmente e umanamente».
I liceali pertanto evidenziano: «L’occupazione è dunque un atto consapevole, con il quale tutti vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal governo». I ragazzi concludono: «Non sappiamo perchè, in fondo, vi stiamo scrivendo. Noi non siamo nessuno. Noi siamo chiunque. Noi siamo anche voi. E queste sono le farneticazioni di nessuno o di chiunque. Ma se un’opinione dilaga, allora diviene un’opinione unica. E un’opinione unica è sempre l’opinione di qualcuno,. E qualcuno viene sempre ascoltato». 
 
TENTATIVO ALLE 2.30 DI NOTTE  
Fallisce il blitz-occupazione all’Itc  
Una pattuglia di carabinieri ha avvisato il preside: alla fine i ragazzi hanno rinunciato
 
 
È fallito la scorsa notte il tentativo degli studenti di occupare l’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano per l’intervento di una pattuglia dei carabinieri che stava perlustrando la zona. Avvisato dai militi, è arrivato immediatamente sul posto il dirigente scolastico Marco Fragiacomo il quale, dopo una lunga trattativa, è riuscito a dissuadere il gruppo di ragazzi a desistere «da un’azione che avrebbe potuto comportare anche conseguenze penali». Non è ancora chiara la dinamica delle varie fasi della nottata che, come raccontato da alcuni testimoni, era stata preparata con cura per occupare la scuola. Al blitz, che sarebbe scattato attorno alle 2.30, avrebbero partecipato una cinquantina di studenti. Questi sarebbero penetrati all’interno dell’istituto attraverso la finestra di uno dei laboratori al piano terra, lasciata probabilmente socchiusa la sera prima, in quanto non è stato segnalato alcun danno materiale.
Da quella finestra sarebbero entrati anche i carabinieri per identificare successivamente le persone. Così, dopo la mancata occupazione, ieri è continuata l’autogestione per tutta la giornata nell’aula magna dell’istituto, diventata oramai un punto di riferimento e base logistica della contestazione. Un’amarezza dell’insuccesso dell’assalto alla scuola, accentuata ancora di più dalla notizia dell’avvenuta approvazione al Senato nella tarda mattinata del decreto trasformato in legge, per il quale si nutriva una debole speranza di un rinvio per di un tavolo di confronto con i rappresentanti delle associazioni studentesche. «Questo non è capitato e noi continueremo la nostra protesta – hanno detto gli studenti – poiché la nostra scuola e di quelli che ci seguiranno, non potrà finire in questo modo. Facciamo un appello per raccogliere le firme per un referendum a livello nazionale e abolire la legge». Intanto l’agitazione continuerà anche oggi per lo sciopero nazionale e con la partecipazione di una delegazione della scuola alla manifestazione di Gorizia. Per domani, come stabilito dal comitato studentesco, ogni azione sarà «a sorpresa», giorno per giorno.
«È stato un tentativo di occupazione subito abortito – spiega il dirigente scolastico Fragiacomo – e quando sono arrivato ho subito messo in guardia i ragazzi a rinunciare a occupare la scuola. La discussione è stata lunga, ma anche se ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, alla fine gli studenti hanno per il momento deciso di fermarsi. Alla fine ho evitato che il loro comportamento potesse diventare un reato. Come responsabile dell’istituto – aggiunge – è mio dovere tutelare innanzitutto chi ha intenzione di continuare le lezioni e di chiunque volesse accedere alla scuola per svolgere le proprie funzioni come il personale della segreteria, i bidelli, i docenti e anche gli alunni che vogliono seguire le lezioni».
È preoccupato, comunque, il dirigente scolastico del pericolo che stanno correndo gli studenti del suo istituto, per l’assenza prolungata dalle aule scolastiche e per i sit-in anti-Gelmini. «I ragazzi – ha dichiarato – hanno perso già diversi giorni di scuola e sicuramente questo periodo di proteste si ripercuote in modo negativo sul loro profitto. È giusto manifestare, ma i giorni di scuola e le ore di lezione persi sono già tanti e sarà difficile recuperarli. Quando la protesta sarà finita – ha aggiunto – purtroppo i docenti dovranno rimettersi al passo con il programma e ci potrebbero essere conseguenze. Spero solo che tutti si metteranno a studiare con determinazione, altrimenti quest’anno sarà duro. Ammiro tutti i giovani che dimostrano di essere coscienti di quello che fanno – afferma il preside – ma vorrei evitare che molti in questo momento si facessero trasportare in modo inconsapevole da altre situazione e dai media».
Ciro Vitiello 
 
CONTINUA L’AUTOGESTIONE  
Seminari e lezioni al Professionale  
Il preside Simoncini preoccupato per il futuro dei laboratori e dei corsi 
Alcuni docenti e ragazzi già partiti per la Capitale
 
 
Prima ora dedicata alle elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali, al Polo Professionale di via Baden Powell. L’autogestione continua. E oggi tocca allo sciopero generale. Ieri mattina c’era già chi, tra gli studenti, si era messo con buon anticipo in viaggio per la Capitale. Molti anche i docenti, hanno spiegato alcuni ragazzi, in partenza durante la notte. Il programma all’istituto è comunque messo a punto: si va avanti con l’autogestione fino a domani. Quindi si valuterà la situazione, anche considerando altre eventuali forme di lotta.
I rappresentanti d’istituto, con la collaborazione di tutti gli studenti, hanno allestito comunque un progetto di attività diversificate, che possa coinvolgere tutti i ragazzi. Le aule vengono messe a disposizione per accogliere seminari che spaziano dall’illustrazione e approfondimento della riforma Gelmini al confronto sui metodi di lotta, sviscerando altresì tutti gli aspetti legati alla modalità dell’occupazione e alla valutazione circa la eventuale attuazione.
Nelle stesse aule poi vengono preparati gli striscioni della protesta, e vengono proposti film e documentari legati ai temi della scuola. Anche ieri è stata fatta lezione all’Istituto professionale, per quanti hanno espresso la volontà di proseguire l’attività didattica.
All’interno della scuola c’è fermento e l’entusiasmo di continuare a contribuire in questa causa. Arriva la notizia: via libera in Senato al decreto Gelmini. Il dirigente scolastico, Salvatore Simoncini osserva: «È uno degli aspetti di una serie di decreti che coinvolgono la scuola. Ciò che ci preoccupa è il piano programmatico legato alla Finanziaria. È qui che si pone il rischio per l’autonomia degli istituti professionali. In questo senso, vedremo come si svilupperanno le proteste nei prossimi giorni. Mi auguro – ha aggiunto Simoncini – che siano sempre scelte rispettose anche della continuità didattica».
Per gli istituti professionali la partita di fatto è tutta aperta. Entro il 30 novembre saranno decisi gli eventuali accorpamenti degli istituti, in vigore dal prossimo anno scolastico, alla luce del parametro di autonomia fissato in 500 iscrizioni.
«È un percorso complesso e articolato – ha continuato il dirigente scolastico -. Il susseguirsi di provvedimenti e decreti sta rendendo davvero difficile comprendere cosa potrà accadere agli istituti professionali.
«Non si può certo lavorare in questo modo – ha proseguito -. Ci troviamo nelle condizioni in cui non sappiamo neppure spiegare ai ragazzi e ai loro genitori quali saranno gli indirizzi e soprattutto dove verranno garantiti».
Mobilitazione dunque dagli ampi orizzonti. Gonfia di preoccupazioni e di incognite, con le quali gli studenti si dovranno ancora misurare. (la.bo.) 
 
SCIOPERO  
La media Randaccio oggi resta chiusa
 
 
La media Randaccio di via Canaletto oggi rimane chiusa. È previsto lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, le principali organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore scolastico. Si profila massiccia l’adesione del personale docente e non docente. Le scuole primarie e medie potrebbero pertanto essere quasi o del tutto chiuse nella giornata odierna. 
 
PROFESSIONALE  
Elezioni regolari per rinnovare gli organi collegiali
 
  
Rispettate le elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali della scuola. Ieri al Polo Professionale di via Baden Powell, in autogestione, ha espletato le operazioni di voto, durante la prima ora di lezione. Quindi, gli studenti hanno continuato l’attività culturale, di dibattito e di confronto, prendendo in considerazione anche le prospettive future e le eventuali forme di mobilitazione.
 

Messaggero Veneto, 30 ottobre 2008 
 

Monfalcone. Lettera aperta degli studenti del liceo Buonarroti che anche ieri hanno proseguito l’occupazione dell’istituto contro il decreto Gelmini  
«Rivendichiamo il diritto allo studio»  
Aperta la succursale di via Bonavia per garantire il regolare svolgimento delle lezioni
 
 
MONFALCONE. «Il nostro nome non è importante. Noi siamo nessuno, noi siamo chiunque. Abbiamo sempre pensato che le cose mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Eppure giunge un momento in cui la testa va sollevata. Ma ha valore la dignità di qualcuno che non esiste? No, e lo sappiamo, ma ci guardiamo intorno e vediamo che nessuno ha gli occhi volti al cielo e capiamo che il nostro nome non è Nessuno, bensì Chiunque. Ma le cose non cambiano. L’opinione di chiunque è l’opinione della massa, non di qualcuno di importante. Chiunque serba in sé la consapevolezza che esistono momenti in cui la storia pretende che, a tutela di un diritto, si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Riteniamo che ci siano stati strappati i mezzi per affrontare un futuro migliore. Il diritto allo studio pretende il sacrificio del diritto stesso, perché il nostro futuro non è in vendita». Replicano così, con una lettera aperta, gli studenti del liceo Buonarroti, che stanno occupando la scuola da martedì mattina per protesta contro il decreto Gelmini, a quelle persone, tra cui anche altri studenti, che non condividono la loro iniziativa e che hanno lamentato il fatto che, così, si sia leso il diritto allo studio di chi invece voleva continuare l’attività didattica.
In realtà, oltre alla lettera aperta, ieri, per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividono la forma di protesta è stata messa a disposizione la sede succursale di via Bonavia, dove appunto si sono svolte normali attività didattiche. In via Matteotti invece è continuata l’occupazione e dopo una notte che ha visto dormire negli spazi del liceo, circa una sessantina di persone, ieri mattina a scuola sono rientrate oltre 200 persone: sono state quindi svolte attività di dibattito, confronto, visione di film sulle occupazioni e proteste studentesche, jam session di musica. L’intenzione è di sospendere oggi l’occupazione per partecipare alle manifestazioni di Gorizia o Trieste. Per i prossimi giorni si deciderà. In merito alle voci di dissenso sulla loro protesta, gli studenti hanno ricordato che nella prima assemblea autogestita di sabato «nessuno si è espresso a favore della riforma, avrebbero potuto farlo allora, invece nessuno a parlato» e hanno spiegato come l’astensione delle lezioni sabato e lunedì è stata pari all’80%. «Forti di questa base, abbiamo preso la decisione di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti la proposta e non senza le dovute precauzione a tutela dell’edificio scolastico. L’occupazione è un atto consapevole con il quale vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal Governo» dicono, spiegando come già alle 21.30 martedì sera si sia fatto silenzio e come, dopo aver cenato a pizza, si sia provveduto alla pulizia degli spazi, cosa che hanno fatto anche ieri sera «perché la nostra è una manifestazione pacifica, per il bene e nel rispetto della scuola». (c.v.)
 
Istituto professionale, avanti con assemblee e autogestione 
 
MONFALCONE. Mentre prosegue l’occupazione del liceo scientifico, gli studenti dell’istituto professionale di Monfalcone continuano con l’autogestione e le assemblee permanenti. Oggi, come i loro colleghi, parteciperanno alle manifestazioni di protesta di Gorizia o Trieste, «ma molti – dicono – sono già partiti per raggiungere Roma» e stanno anche organizzando un programma concreto e preciso per i prossimi giorni, un programma che coinvolgerà tutti gli studenti. «Vogliamo organizzare spazi, che gestiremo noi, in cui parlare e dibattere della riforma, di che cos’è un’occupazione (non sappiamo se la faremo o meno), in cui guardare film sul tema delle occupazioni, ma anche preparare gli striscioni per le eventuali manifestazioni» spiegano ricordando che nella scuola si sono anche svolte regolarmente le lezioni per chi voleva proseguire l’attività didattica, «perché nessuno obbliga nessuno a fare ciò che non vuole».
Preoccupato il dirigente dell’istituto Salvatore Simoncini, non tanto per la protesta dei suoi studenti che «finché si svolge in forma civile non crea problemi. Se organizzeranno altre forme di lotta, mi auguro verrà comunque garantita l’attività didattica», ma per gli effetti che potrebbe avere la riforma scolastica.
«Quella approvata oggi (ieri per chi legge ndr) è solo una parte dei decreti che riguardano la scuola primaria. Nel piano programmatico legato alla Finanziaria c’è la parte che potrebbe mettere a rischio le scuole professionali, visto che lì saranno previsti gli eventuali accorpamenti per le scuole che non hanno i numeri tali da garantire l’autonomia. È prevedibile – conclude – che, visto che tali accorpamenti saranno decisi entro la fine di novembre, a metà del prossimo mese si sviluppi una nuova fase della protesta».

Il Piccolo, 30 ottobre 2008 
 
OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA 
Affittavano in nero a bengalesi e trasfertisti, scoperti 30 casi  
L’evasione accertata in città sfiorerebbe i 300mila euro
 
 
Duro colpo inferto a chi affitta in nero alloggi a Monfalcone da parte della Guardia di finanza che, nell’ambito di una complessa operazione a livello regionale, ha fatto emergere una trentina di casi di loocazioni irregolari in città per un’evasione che si aggirerebbe attorno ai 300mila euro. Gli appartamenti finiti nel mirino della Finanza erano stati affittati nella quasi totalità a lavoratori meridionali delle ditte private che lavorano nell’appalto Fincantieri o a famiglie di cittadini del Bangladesh, pure impegnati nel cantiere navale.
Di recente, proprio a Monfalcone, erano state riscontrate situazioni di estrema gravità in tal senso: dal caso di due extracomunitari bengalesi che pagavano 250 euro al mese a testa solo per poter usufruire di un posto-letto, ai numerosi casi di interi gruppi di lavoratori stranieri costretti a vivere in subaffitto in alloggi regolarmente affittati, ad altri casi di persone costrette ad accettare la formula del «50+50» con la registrazione di metà del canone di affitto e la restante parte in nero. Frequenti a Monfalcone, inoltre, i casi di più famiglie bengalesi che vivono nello stesso alloggio dividendosi un canone doppio o triplo rispetto a quello regolarmente previsto. Trasfertisti, insomma, ancora troppo spesso anello debole del mercato della casa a Monfalcone.
In provincia di Gorizia i casi di affitti in nero scoperti dalla Gdf sono stati una quarantina, trenta dei quali, appunto, a Monfalcone. E tutte le situazioni che la Finanza ha accertato in città sono risultate irregolari.
Con questi risultati si è conclusa una prima fase di controlli mirati, orientati all’intensificazione del contrasto all’evasione fiscale, sviluppata dalla Guardia di finanza in regione nel settore dei canoni riscossi «in nero» sui contratti di locazione sottoscritti per l’utilizzazione di immobili destinati a civile abitazione. In Friuli Venezia Giulia, nel corso del 2008, sono state 93 le verifiche svolte che hanno consentito di recuperare un’evasione complessiva pari a 2,2 milioni di euro contro i 2,6 milioni relativi allo scorso anno. A conferma che il fenomeno non è stato ancora del tutto debellato. A Monfalcone, dunque, sotto tiro della Gdf quasi esclusivamente gli appartamenti affittati, a prezzi a volte esorbitanti, a trasfertisti del cantiere, italiani e stranieri. E pochissime sarebbero le irregolarità emerse in seguito alla denuncia degli inquilini.
A rendere efficace l’azione della Finanza sono stati l’implementazione di processi di analisi informatica, sorretti da una più efficace utilizzazione delle banche-dati a disposizione del Corpo e coniugate con l’esame incrociato delle segnalazioni inviate dalle Questure, con riferimento ai nuovi soggetti residenti nella circoscrizione di competenza.
Per ogni posizione oggetto di segnalazione è stata verificata l’eventuale disponibilità di immobili di proprietà coincidenti con l’indirizzo di residenza segnalato, o la titolarità di contratti di locazione sottoscritti con i rispettivi proprietari e regolarmente registrati negli uffici finanziari. Una volta accertato l’esito negativo dei riscontri, ai soggetti interessati sono stati inviati appositi questionari al fine di chiarire la natura del possesso dell’immobile dichiarato quale residenza e verificarne di conseguenza il corretto inquadramento sotto il profilo fiscale.
Il monitoraggio ha consento così, nell’ultimo anno e mezzo, in particolare per le Fiamme gialle di Gorizia, dove i risultati sono stati di maggiore rilievo, di scoprire un ammontare di canoni di locazione corrisposti «in nero» e, quindi, mai dichiarati agli uffici giudiziari, per oltre mezzo milione di euro. (f.m.)

IN FLESSIONE IL COSTO DEGLI ALLOGGI USATI  
Gli stranieri comprano casa in centro  
I monfalconesi tendono a trasferirsi in periferia o nei paesi vicini
 
 
Il centro è sempre più dei «nuovi monfalconesi». Quelli di più o meno lunga data, se possono, se ne vanno, cercando abitazioni con più alti standard qualitativi, un po’ di verde e un contesto più tranquillo. La conferma arriva dagli agenti immobiliari, alle prese con un mercato semprepiù complicato. Anche a causa di un quadro generale che ha visto i tassi di interesse crescere e le banche non concedere più prestiti sul 100%, il mercato ha visto nell’ultimo anno una discesa dei prezzi a Monfalcone, soprattutto per l’usato. Gli stranieri quindi acquistano, da un lato perché la rata del mutuo alla fine è pari a quella di un mese di affitto, assicurando però in compenso alla lunga la proprietà dell’appartamento, dall’altro perché alle volte sembra essere l’unica alternativa. «In città rimane una grande richiesta di alloggi in affitto – spiega Susanna Marusig, rappresentante degli agenti immobiliari -, ma abbiamo difficoltà a reperirli per gli stranieri». In sostanza, a Monfalcone esistono appartamenti che sono disponibili per la locazione, ma rimangono vuoti in attesa di inquilini «appropriati». «Credo che i proprietari dovrebbero però fare mente locale rispetto la realtà di Monfalcone», aggiunge la Marusig. «Quella dal centro non è una vera e propria fuga – spiega -, ma il fenomeno esiste, perché c’è la ricerca di una qualità diversa rispetto alloggi di 40 anni fa, di verde e di un habitat complessivamente diverso». Hanno quindi mercato le nuove edificazioni che stanno sorgendo a ridosso del centro? «Sì, ma l’acquisto rimane condizionato dalla possibilità di chi vorrebbe comprare di vendere il proprio appartamento – afferma -. Cosa non facile al momento per una serie di concause legate alla situazione economica e finanziaria. La gente tende a stare alla finestra, anche se i prezzi sono scesi, e le banche hanno ristretto il credito».
Gli istituti in sostanza vogliono più garanzie e stentano a erogare un mutuo pari al 100% del valore dell’immobile. Se fino a un anno fa, un appartamento a Monfalcone si vendeva nel giro di 2-3 mesi, adesso ce ne vogliono 5-6, anche perché i proprietari non vogliono scendere troppo con il prezzo. «Anche se davvero la situazione è cambiata rispetto solo un anno fa», sottolinea Susanna Marusig. In compenso in quest’ultimo periodo c’è anche chi acquista come investimento alternativo ad azioni e bond sempre meno affidabili. Rispetto le stime estive, a Monfalcone il prezzo dell’usato in buono stato rimane stabile tra i 1.050 e i 1.250 euro al metro quadro, in ogni caso 150 euro in meno rispetto il 2007, e quello da ristrutturare tra gli 800 e i 1.000 euro (fino a 200 euro in meno). Il nuovo-ristrutturato varia invece tra i 1.500 e i 1.900 euro a metro quadrato. (la.bl.) 

Messaggero Veneto, 30 ottobre 2008 
  
Canoni “in nero”, evasioni per 2,2 milioni  
Riscontrate 30 irregolarità nei contratti d’affitto che riguardano soprattutto gli extracomunitari 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Trenta irregolarità nei contratti di affitto scoperte dalla Guardia di Finanza del Friuli Venezia Giulia nel corso di quaranta posizione soggettive controllate sono state individuate a Monfalcone. Quindi, a fronte dell’irregolarità del 95% delle posizioni controllate, il 78% di queste è stato individuato a Monfalcone, colpendo così in modo deciso chi, nella città dei cantieri, affitta alloggi in nero. Complessa l’operazione della Guardia di Finanza, eseguita a livello regionale e che ha fatto, quindi, emergere una trentina di casi di locazioni irregolari a Monfalcone per un’evasione che si aggirerebbe sui 300mila euro. Gli appartamenti controllati dai Berretti Verdi erano stati quasi tutti affittati a lavoratori meridionali o a famiglie di cittadini del Bangladesh delle ditte private che lavorano in appalto in Fincantieri.
Il risultato della Guardia di Finanza arriva a poca distanza dalla scoperta, sempre a Monfalcone, di casi in cui lavoratori di origine bangledesha pagavano ben 250 euro al mese per un posto letto o altri che, pur di avere una casa, dovevano accettare di pagare l’affitto versando il 50% della quota “in nero”.
A fronte poi di affitti esorbitanti, non sono infrequenti i casi di nuclei familiari extracomunitari che per poter pagare la retta devono dividere una casa in più famiglie, accontendandosi di una sola stanza per dormire anche in quattro o cinque.
Una situazione ormai insostenibile, testimoniata dal fatto che tutte le situazioni che la Gdf ha controllato in città sono risultate irregolari. Con questi risultati si è conclusa una prima fase di controlli mirati, orientati all’intensificazione del contrasto all’evasione fiscale, sviluppata dalla Guardia di finanza in regione nel settore dei canoni riscossi «in nero» sui contratti di locazione sottoscritti per l’utilizzazione di immobili destinati a civile abitazione. In Friuli Venezia Giulia, nel corso del 2008, sono state 93 le verifiche svolte che hanno consentito di recuperare un’evasione pari a 2,2 milioni di euro contro i 2,6 milioni individuati nel 2007). A rendere efficace l’azione della Finanza sono stati l’implementazione di processi di analisi informatica, sorretti da una più efficace utilizzazione delle banche-dati a disposizione del Corpo e coniugate con l’esame incrociato delle segnalazioni inviate dalle Questure, con riferimento ai nuovi soggetti residenti nella circoscrizione di competenza. Per ogni posizione oggetto di segnalazione è stata verificata l’eventuale disponibilità di immobili di proprietà coincidenti con l’indirizzo di residenza segnalato, o la titolarità di contratti di locazione sottoscritti con i rispettivi proprietari e regolarmente registrati negli uffici finanziari. All’esito negativo dei riscontri, ai soggetti interessati sono stati inviati appositi questionari al fine di chiarire la natura del possesso dell’immobile dichiarato quale residenza e verificarne di conseguenza il corretto inquadramento sotto il profilo fiscale.
Il monitoraggio ha consento così, nell’ultimo anno e mezzo, in particolare per le Fiamme gialle di Gorizia, dove i risultati sono stati di rilievo, di scoprire un ammontare di canoni di locazione corrisposti «in nero» e, quindi, mai dichiarati agli uffici giudiziari in sede di dichiarazione, per oltre mezzo milione di euro.

Il Piccolo, 02 novembre 2008 
 
AFFITTI IN NERO  
Perrone (PdCi) chiede una vertenza-casa
 
 
I sindaci del mandamento e non della sola Monfalcone devono aprire una vera e propria vertenza casa nei confronti di Stato, Regione, Ater. Lo afferma il segretario provinciale del PdCi Alessandro Perrone a fronte dell’ultima indagine della Guardia di finanza che ha scoperto nel Monfalconese ben il 95% d’irregolarità negli affitti controllati, pari a 500 mila euro di evasione fiscale. Il sindacato degli inquilini Sunia, ricorda Alessandro Perrone, ha inoltre lanciato l’allarme che riguarda la provincia di Gorizia sulla mancata proroga del blocco degli sfratti al 30 giugno 2009. «Tutto ciò senza che il Governo abbia ancora stabilito – sottolinea il segretario provinciale del PdCi – la dotazione finanziaria e le modalità d’attuazione del Piano casa nazionale. Ciò è solo l’ultima conferma della grave situazione abitativa del nostro territorio e dell’ormai dilagante speculazione ai danni delle fasce più deboli della società».
Occorre quindi subito «un piano d’emergenza dei Comuni del mandamento per rispondere alla necessità d’alloggi sul territorio.
«I sindaci dovrebbero lanciare allo Stato, alla Regione, e all’Ater – conclude Perrone – una vera e propria vertenza casa, per dare quelle risposte che i cittadini si aspettano dalle proprie istituzioni locali».

Messaggero Veneto, 03 novembre 2008 
  
Appello per l’emergenza abitativa 
 
MONFALCONE. Per Monfalcone e il Monfalconese serve subito avviare una “vertenza casa”.
Lo chiede a nome del Partito dei comunisti italiani, il segretario provinciale Alessandro Perrone, richiamandosi alla notizia di questi giorni che la Gdf dopo indagini incrociate sugli affitti, su 40 controlli effettuati ha scoperto che ben il 95% dei casi erano irregolari e di questi praticamente l’80% è risultato interessare degli alloggi di Monfalcone, con un’evasione calcolata di 500 mila euro. Oltre a ciò Perrone ricorda che nei giorni scorsi il Sunia, sindacato degli inquilini assegnatari ha lanciato l’allarme che riguarda la nostra provincia sulla mancata proroga del blocco degli sfratti al 30 giugno 2009.
«Tutto ciò senza che il Governo abbia ancora stabilito la dotazione finanziaria e le modalità d’attuazione del Piano casa nazionale. Ciò è solo l’ultima conferma della grave situazione abitativa del nostro territorio e dell’ormai dilagante speculazione ai danni delle fasce più deboli della società» dice Perrone, sottolineando come occorra subito un piano d’emergenza dei comuni del mandamento per rispondere alla necessità d’alloggi sul territorio.

Il Piccolo, 30 ottobre 2008 
  
NUOVO INCONTRO IL 4 NOVEMBRE  
Integrativo, vertenza bloccata Fiom-Cgil pronta a dare battaglia
 
 
La Fiom-Cgil è pronta alla battaglia per portare a casa un nuovo contratto integrativo del gruppo Fincantieri che fornisca risposte concrete ai lavoratori. «Se dal 4 novembre, data del nuovo incontro a Roma, l’azienda non inizierà a fornire delle risposte – spiega il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -, la Fiom metterà in campo azioni forti, in grado però di non far perdere salario ai lavoratori, provocando nello stesso tempo le maggiori difficoltà a Fincantieri». Luxich ieri nell’assemblea tenuta con gli iscritti nel cantiere di Monfalcone durante l’ora di sciopero proclamata dopo il confronto di venerdì scorso, ha sottolineato l’esigenza che i lavoratori siano uniti e lo siano a fianco della Fiom, «la sola organizzazione che può smuovere la vertenza». L’invito è stato lanciato a fronte dei contenuti dell’ultimo incontro con i vertici della società. «Fincantieri ha presentato un documento in cui si sottolinea i pericoli rappresentati dalla crisi economica e finanziaria – ha riferito Luxich -. Secondo l’azienda, la crisi determinerà una consistente riduzione della domanda di nuove navi». Il documento aziendale insiste sul deprezzamento del dollaro e sul forte aumento del prezzo del petrolio e dell’acciaio, come cause della riduzione della domanda di nuove navi. L’analisi, però, rileva la Fiom, è ormai superata, perché il prezzo del petrolio si è dimezzato, quello dell’acciaio ha subito un crollo e il rapporto euro-dollaro è tornato ai livelli del 2005. Rispetto alla situazione aziendale, la Fiom osserva ancora come il valore dell’attuale portafoglio ordini della società resti comunque maggiore di quelli esistenti nel 2000 e nel 2004, quando sono stati siglati i precedenti accordi. 
 

Messaggero Veneto, 30 ottobre 2008 
 
Monfalcone. Il coordinatore della Fiom, Luxich, chiede garanzie all’azienda sul contratto integrativo  
Sindacati, ultimatum alla Fincantieri
 
 
MONFALCONE. Se dal 4 novembre, giorno in cui è previsto il nuovo incontro a Roma, Fincantieri non inizierà a fornire delle risposte, la Fiom intende organizzare iniziative forti, in grado di non far perdere il salario ai lavoratori, ma dimettere seriamente in difficoltà l’azienda. Lo ha annunciato il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, ieri, nell’assemblea tenuta con gli iscritti nel cantiere navale di Monfalcone durante l’ora di sciopero proclamata dopo l’esito negativo del confronto di venerdì scorso sul rinnovo del contratto integrativo. Luxich ha anche sottolineato l’esigenza che i lavoratori siano uniti e lo siano a fianco della Fiom, «la sola organizzazione che può smuovere la vertenza». Ieri avrebbe dovuto essere presente il coordinatore nazionale Fiom per la caniteristica, Sandro Bianchi ma a causa del maltempo il volo da Fiumicino che l’avrebbe dovuto portare a Ronchi è stati cancellato. Ma non sono state cancellate le assemblee che sono servite a spiegare come i contenuti dell’ultimo incontro con i vertici della società.
«Fincantieri ha presentato un documento in cui si sottolineano i pericoli rappresentati dalla crisi economica e finanziaria – ha riferito in assemblea Luxich –. Secondo l’azienda, la crisi determinerà una consistente riduzione, se non un crollo, della domanda di nuove navi». Il documento aziendale insiste molto sul deprezzamento del dollaro e sul forte aumento del prezzo del petrolio e dell’acciaio, come cause della riduzione della domanda di nuove navi. L’analisi, però, rileva la Fiom nazionale, è ormai superata, perché il prezzo del petrolio si è dimezzato, quello dell’acciaio ha subito un crollo e il rapporto euro-dollaro è tornato ai livelli del 2005.
La Fiom ritiene inoltre che il forte scarto denunciato da Fincantieri tra ore di presenza (1.523) e quelle effettive (1.070) mediamente lavorate in un anno non dipenda da fenomeni di assenteismo, ma a problemi di organizzazione aziendale,che dovrebbe quindi essere migliorata.

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Monfalcone, la denuncia
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L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
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Il caso Fincantieri:
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Di Roberto Greco

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Monfalcone:
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