Il Piccolo, 26 ottobre 2008 
 
LETTERA A NAPOLITANO  
I sindacati: migliorare le norme di sicurezza
 
 
Si intitola «In memoria di Mauro Michele Sorgo» la lettera inviata da Fim, Fiom e Uilm nazionali al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Senato Renato Schifani e al presidente della Camera Gianfranco Fini per richiamare ancora una volta l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro. «Noi dipendenti di Fincantieri, colleghi di lavoro e amici di Mauro Michele vogliamo ricordarlo chiedendo che vi sia un maggiore impegno in tema di sicurezza e ambiente di lavoro – si afferma nella lettera -, rivendicando una cultura che mette al centro non le mere esigenze produttive, ma principalmente il valore e la tutela della persona, gestendo, applicando e migliorando quelle regole che consentano una sempre maggiore tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro». Nella lettera si chiede quindi la salvaguardia del Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro da modifiche peggiorative, ma anche che «venga proseguita con ulteriori interventi, controlli, investimenti e procedure adeguate la battaglia a difesa della sicurezza e della salute, e quindi della vita, in tutti i luoghi di lavoro». Intanto la famiglia di Sorgo ringrazia quanti le si sono stretti attorno in questi giorni. «La piccola Mary Sorgo ringrazia coloro che hanno voluto partecipare alla perdita del papà», sono le parole della famiglia, che auspica che quanto accaduto a Mauro Michele non venga dimenticato.
 
 
Rc: «Contro le morti bianche mozioni nei Comuni»  
Dopo l’ultimo infortunio in Fincantieri appello alle altre forze politiche per la tutela della salute
 
 
Rifondazione comunista trasforma la richiesta di dimissioni del gruppo dirigente di Fincantieri, scattata subito dopo la morte in un incidente di Mauro Michele Sorgo, in una vera e propria campagna per chiedere che la società volti pagina, ma in modo concreto, sul fronte della sicurezza sul lavoro. Lo hanno annunciato ieri il segretario cittadino del partito, Emiliano Zotti, il segretario provinciale Alessandro Saullo, e il consigliere regionale Roberto Antonaz. Gli esponenti di Rc ieri hanno quindi lanciato un appello a tutti i partiti e a tutti gli amministratori locali a condividere questa battaglia che avrà come primo atto la presentazione di mozioni in tutti i Consigli comunali in cui Rifondazione è rappresentata. A iniziare da quello di Monfalcone. Zotti ieri ha innanzitutto richiamato i contenuti del Testo unico in materia di sicurezza, che prevede da un lato la valutazione del rischio e poi la messa in atto delle misure conseguenti da parte delle aziende. «Riteniamo non siano passaggi perfettamente applicati in Fincantieri – ha aggiunto Zotti – la cui dirigenza dovrebbe quindi effettuare una profonda riflessione. Rifondazione ritiene comunque che chi non ha saputo o non ha voluto attuare quanto previsto dal Testo unico debba dimettersi». La politica, in ogni caso, «non deve andare solo ai funerali e ricordarsi del lavoro solo a fronte di eventi tragici», ha sottolineato Saullo. «La politica deve farsi carico di un’azione diretta – ha affermato il segretario provinciale di Rc -, perché non è una grande fabbrica quella che non si occupa della salute dei suoi lavoratori. E non è efficace quella politica che non riesce a costringere le aziende ad avere una responsabilità sociale». Saullo ieri ha quindi sollecitato «tutte le istituzioni a muoversi per far cambiare rotta a Fincantieri in modo definitivo, dando tempi certi entro cui attuare le misure decise e controllando i risultati ottenuti». Rimettere al centro il ruolo della politica si traduce quindi in pratica nella richiesta «a tutti i sindaci e gli amministratori locali di agire nei confronti dell’azienda» e a tutti i partiti di «condividere un progetto comune per cambiare le cose». Antonaz ha ricordato ancora il secondo posto che la provincia di Gorizia detiene a livello nazionale per la frequenza degli incidenti sul lavoro. «Va detto con forza che non è il destino, soprattutto in un’area che non può considerarsi arretrata», ha detto Antonaz, che ha criticato anche l’annuncio di Fincantieri di volersi dotare di un grande piano per la sicurezza. «Significa che sono i primi ad ammettere che non c’era sicurezza finora – ha proseguito -. Non si può sempre attribuire la responsabilità alla disattenzione dei singoli, si pensi alla fretta, agli appalti, al precariato. Facciamo una battaglia comune e questo gruppo dirigente si trovi a fare i conti con un’opinione pubblica che non tollera più infortuni e morti sul lavoro». (la. bl.) 
 
Un monumento per ricordare i caduti sul lavoro  
Cerimonia davanti al cimitero, presenti il presidente nazionale dell’Anmil, il vicesindaco e il vescovo
 
 
E’ «basta» la parola che è risuonata più spesso ieri nel corso dell’inaugurazione del monumento ai caduti sul lavoro realizzato dall’Anmil nello spazio verde antistante l’ingresso del cimitero cittadino. Un evento programmato da tempo, ma che si è collocato dopo il nuovo infortunio mortale del 15 ottobre nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, lo stesso che, attraverso il sostegno della società e dei lavoratori, ha collaborato, assieme al Comune, alla realizzazione concreta del monumento ideato da Franco Buttignon, ex coordinatore Fiom nella Rsu del cantiere navale. Da parte del presidente provinciale dell’associazione degli invalidi e mutilati sul lavoro, Emilio Jelen, ma anche dall’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, è venuto un forte invito a fare di più sul fronte della prevenzione e dell’applicazione delle leggi in materia di sicurezza. «Non voglio più sentire che è morto un collega per un infortunio o una collega di malattia professionale perché è stata esposta all’amianto – ha detto Licia Morsolin -. Questa è la vera emergenza da affrontare. Facciamo in modo che il lavoro sia sicuro». Da parte dei sindacati ieri è giunta però una forte critica non solo nei confronti dell’azienda, ma anche delle istituzioni. «Dalle istituzioni, presenti anche qui oggi, mi sarei aspettato una convocazione per un incontro – ha detto ieri a nome della Rsu Fincantieri, il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich -, anche solo una telefonate per dire “Cosa sta succedendo?”. Invece non abbiamo sentito nessuno, ma nessuno potrà neanche dire a noi che non abbiamo segnalato. Ho apprezzato le parole del vescovo al funerale di Mauro Michele: la fabbrica è fatta per i lavoratori e non viceversa. E sempre il vescovo ha sollecitato la riflessione: le due morti in cantiere si potevano evitare? Si potevano fare maggior investimenti? Noi ora attendiamo le risposte, perchè siamo stanchi di sentire solo parole. Crediamo ancora nelle istituzioni e nel dialogo e che le cose possano migliorare, ma le coscienze devono essere svegliate prima che succeda il peggio. Il dialogo deve essere costante». Il presidente nazionale dell’Anmil, Petro Mercandelli, che ha sottolineato l’assenza dell’amministrazione regionale, ha posto il problema non solo della prevenzione, ma di cosa accade ai superstiti degli infortuni, alle vedove, ai figli. «E’ ora di dire basta ai morti sul lavoro», ha affermato il presidente nazionale dell’Anmil, lanciando un appello agli imprenditori per la prevenzione e alle istituzioni per la tutela dei lavoratori invalidi. Davanti al monumento, scoperto dalla vicesindaco di Monfalcone, Silvia Altran, e dal presidente nazionale dell’Anmil, l’arcivescovo Dino De Antoni è tornato a sollecitare una forte riflessione sul lavoro, sui suoi ritmi e orari, sul suo senso ultimo, come aveva già fatto mercoledì nell’omelia del funerale di Mauro Michele Sorgo. Giusto quindi erigere un monumento per non dimenticare, ha detto il vescovo, «ma anche le nostre domande». A iniziare da quella se «è legittimo un ritmo di lavoro che porta a infortuni, mutilazioni e morte». Alla cerimonia ieri erano presenti il direttore entrante dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone Paolo Capobianco e il dirigente della società Paolo Maschio, ma anche rappresentanti della prefettura, del Comune di Gorizia, dell’Inail e delle associazioni Carico sospeso e Aea.
Laura Blasich

SINDACATI  
Fincantieri, sciopero e assemblee  
Iniziativa di Fiom. Fim e Uilm dopo l’incontro sul rinnovo del contratto 
L’astensione si terrà mercoledì e giovedì
 
 
La ripresa del confronto venerdì a Roma tra Fincantieri e Fim, Fiom, Uilm per il rinnovo del contratto integrativo ha avuto un esito tutt’altro che positivo. La Fiom-Cgil ha già proclamato un’ora di sciopero che sarà utilizzata mercoledì e giovedì per tenere assemblee in tutti gli stabilimenti e informare il lavoratori sui contenuti del documento che la società ha presentato al tavolo. La Fim-Cisl esprime invece quanto meno preoccupazione per quanto emerso nell’incontro di venerdì scorso. «L’azienda ha posto la questione delle ripercussioni della crisi finanziaria ed economica – spiega il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus – da cui Fincantieri non sembra sia esclusa. La situazione in sostanza non è tranquilla come un paio d’anni fa, anche per Monfalcone, dove le lavorazioni che impegnano i dipendenti si fermano al febbraio del 2010». Nel caso del parco-lamiere lo scarico di lavoro potrebbe comunque essere avvertito già nella seconda metà del prossimo anno. «C’è una difficoltà di reperimento di commesse sul mercato – aggiunge Turus -. C’erano tre ordini nell’aria, ma sembrano sospesi. Rimane inoltre in piedi la questione della concorrenza dei coreani». Fincantieri ha annunciato anche un rallentamento degli investimenti previsti, stando a quanto riferiscono i sindacati. A destare preoccupazione non è però solo la situazione del mercato, ma anche l’atteggiamento dell’azienda. Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto a Fincantieri di rispondere sulle parti comuni alle tre piattaforme presentate separatamente dalle organizzazioni sindacali. «Fincantieri continua a sostenere che il sistema va efficientato – spiega Turus -. Per noi però si tratta di incidere sull’organizzazione dell’azienda e del lavoro, per la società invece l’obiettivo è raggiungibile solo attraverso un aumento della produttività, rincorrendo il modello attuale degli appalti. Speriamo che il 4 novembre, quando si terrà il nuovo incontro, Fincantieri chiarisca se ha intenzione di entrare nel merito delle nostre piattaforme». Fincantieri, sempre secondo la Fiom, avrebbe presentato «come via alternativa l’adesione dei sindacati a un patto che faccia propri gli obiettivi fondamentali del documento aziendale». La Fiom ha escluso entrambe queste ipotesi, ribadendo di volere risposte sul proprio documento. Di fatto, «se nel prossimo incontro le risposte dell’azienda confermeranno la linea del documento, allontanando così la possibilità di definire un accordo positivo per i lavoratori, sarà necessario passare immediatamente a forme di mobilitazione e di lotta molto incisive». (la. bl.)
 

Messaggero Veneto, 26 ottobre 2008 
  
Monfalcone. I sindacati: le denunce che presentiamo sono ignorate  
Inaugurato il monumento dell’Anmil per ricordare le vittime del lavoro
 
 
MONFALCONE. Ieri a Monfalcone si è tornati a parlare di vittime sul lavoro. E lo si è fatto in occasione dell’inaugurazione del monumento intitolato alle vittime del lavoro, innalzato nel giardino antistante al cimitero comunale di via XXIV maggio. Organizzata dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), la cerimonia, ma soprattutto il monumento, hanno assunto un significato particolare, poiché fortemente voluti dagli invalidi di Monfalcone «proprio per ricordare – spiega il presidente provinciale Anmil, Emilio Jelen – nella città dei cantieri, una delle città più industrializzate della provincia ma che detiene, purtroppo, anche il triste primato degli infortuni, tutti coloro che per il lavoro e sul lavoro hanno perso la vita». 
Dure e sentite le parole di Moreno Luxich, coordinatore Fiom Cgil nella Rsu di Fincantieri. «Rappresento un’azienda che è “il territorio”, che produce il 50% del Pil provinciale, in cui però si continua a morire di lavoro e si continua a non ascoltare la denuncia dei rappresentanti dei lavoratori. Anzi l’azienda smentisce quello che dicono i sindacati. Questo stato di cose – ha detto – si deve interrompere. Dalle istituzioni, presenti anche qui oggi, mi sarei aspettato una convocazione per un incontro, anche solo una telefonata per chiedere cosa sta succedendo. Invece non abbiamo sentito nessuno, ma nessuno potrà neanche dire a noi che non abbiamo segnalato. Ho apprezzato le parole del vescovo al funerale: la fabbrica è fatta per i lavoratori e non viceversa. E sempre il vescovo ha sollecitato la riflessione: le due morti di due lavoratori in sei mesi si potevano evitare? Si potevano fare maggior investimenti? Noi ora attendiamo le risposte perché siamo stufi di sentire solo parole, di sentirci dare ragione quando accadano le disgrazie. Crediamo ancora nelle istituzioni e nel dialogo e che le cose possano migliorare, ma le coscienze – ha ribadito – devono essere svegliate prima che succeda il peggio. Il dialogo deve essere costante».
Se il vicesindaco Silvia Altran, a nome dell’amministrazione, ha sollecitato tutti a «riflettere su ciò che si può fare e ognuno deve fare la sua piccola parte», l’assessore provinciale Licia Morsolin ha evidenziato che «si sta perdendo di vista l’entità individuo. Se c’è un’emergenza sicurezza è questa, quella delle morti sul lavoro, dell’amianto, degli invalidi, delle violenze che si sviluppano in famiglia. Abbiamo il diritto/dovere di essere rispettati. Questa è l’emergenza sicurezza, non lasciamoci abbindolare da altre cose». Presente per l’occasione anche il presidente nazionale dell’Anmil, Pietro Mercandelli, che ha voluto invece portare l’attenzione sulle famiglie di chi viene coinvolto negli infortuni.
«Alle istituzioni presenti, tra cui, spiace, ma manca la Regione, chiediamo cosa si fa per la prevenzione nei posti di lavoro, ma anche cosa si fa dopo che la tragedia per chi ne è colpito» ha detto ricordando che Anmil ha dato avvio al progetto “Sosteniamoli subito”, che aiuta economicamente i familiari in attesa che venga costruita la rendita, ma garantisce anche la ricerca per le malattie professionali, motivi di morte dei lavoratori che spesso vengono dimenticati.
«Serve creare un cultura diversa del lavoro intervenendo nelle scuole, ma anche facendo cambiare idea alle azienda che ritengono una spesa aggiuntiva quella dedicata alla sicurezza». Dirette anche le parole del vescovo monsignor Dino De Antoni. Mi auguro che questo monumento sia un segno che non andrà dimenticato e che ci aiuti nella riflessione: dobbiamo mettere al mondo dei figli, lavorare e rovinarci la vita perché tutto sia sia finito così, ne varrebbe la pena?»
Il monumento, effettuato con il contributo e il patrocinio del Comune di Monfalcone e con il contributo di Fincantieri, è stato ideato da Franco Buttignon e realizzato dagli operai Fincantieri. Presenti alla cerimonia anche il neo direttore di stabilimento Fincantieri, Paolo Capobianco e il direttore del personale, Luca Fabbri. 
 
Rc: chi sbaglia in Fincantieri deve dimettersi 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Se accadano tragedie sul lavoro come quella di Michele Mauro Sorgo, ma anche di Juko Yerko, vuol dire che chi doveva applicare gli interventi per la sicurezza previsti dalla legge non ha saputo fare il suo dovere. Quindi, al di là degli avvicendamenti che sono già previsti ai vertici dello stabilimento, Rifondazione comunista a livello provinciale e cittadino, ma anche regionale, chiede che «chi non ha saputo applicare la legge si dimetta dal suo incarico. Ci aspettiamo che qualcuno di Fincantieri vada a casa».
A parte questo, Rc intende chiedere a tutti i partiti, agli amministratori, ai consigli comunali, di sostenere un progetto comune perché Fincantieri «lavi questa macchia che si porta addosso e faccia i conti con l’opinione pubblica, che chiede chiarezza e che non sopporta più la situazione». E al proposito è intenzionata a presentare mozioni simili in tutti i consigli comunali, ma anche a valutare eventuali altre azioni e iniziative. La posizione decisa di Rc è stata illustrata ieri dai segretari, provinciale, Alessandro Saullo e del circolo Monfalcone-Staranzano, Emiliano Zotti, ma anche dal consigliere regionale, Roberto Antonaz.
«Non si può assistere fatalmente a certe tragedie. La nostra provincia è al secondo posto in Italia per infortuni e in questo incide fortemente Monfalcone e, in particolare, alcune aziende. Occorre chiedersi perché, ma soprattutto arrabbiarsi quando Fincantieri, il giorno dopo la tragedia, dice che si deve fare un nuovo piano per la sicurezza: allora vuol dire che loro stessi ammettono che finora la sicurezza non era garantita – dice Antonaz –. Non puntiamo il dito contro qualcuno, ma su una situazione generale. Non vorremmo essere qui tra qualche mese a denunciare di nuovo una situazione analoga».
Sollecita quindi a non far scendere il silenzio sull’argomento e a ricordare come ritmi di produzione elevati, appalti al massimo ribasso, precariato e non formazione cancellino il vero senso del lavoro. «La politica non deve essere presente solo ai funerali, deve farsi carico di un’azione diretta. In Fincantieri deve esserci un’inversione di tendenza, una presa di responsabilità. Non è possibile – afferma Saullo – che si arrivi sempre dopo e si lanci la campagna sicurezza dopo una morte. Fincantieri non deve solo dire quanto è stata brava nella produzione, ma anche quanto sono diminuiti gli incidenti».
«Riteniamo assurdo che un diritto sancito dalla Costituzione, il diritto al lavoro, diventi un fardello», ricorda Zotti, evidenziando come il “fattore rischio” aumenti anche per mancanza di formazione, per mancanza di volontà e capacità di applicare le norme, come il testo unico sulla sicurezza in cui sono invece previste molte risorse da dedicare alla prevenzione e alla formazione». 
 
Lettera al capo dello Stato  
«Maggior impegno sul tema della sicurezza»
  
 
MONFALCONE. Hanno scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma anche al presidente del Senato, Schifani e al presidente della Camera, Gianfranco Fini e lo hanno fatto con il cuore in mano, per ricordare Michele Mauro Sorgo, ma soprattutto per dire basta alla morti sul lavoro e per chiedere, a rappresentanti dello Stato e del Governo, maggiore impegno in tema di sicurezza.
La lettera è stata scritta nei giorni scorsi, unitariamente, da Fim, Fiom e Uilm, i cui rappresentanti, a nome di tutti i lavoratori, chiedono «perché accadano questi fatti drammatici, nella convinzione che non siano fatalità, ma eventi sempre riconducibili al modo di lavorare e alle condizioni di sicurezza applicate. Ancora una volta – scrivono – abbiamo urlato: mai più».
Dipendenti di Fincantieri, colleghi di lavoro e amici di Michele Mauro affermano di volerlo ricordare chiedendo appunto maggior impegno in tema di sicurezza e ambiente di lavoro, «rivendicando una cultura che mette al centro non le mere esigenze produttive, ma principalmente il valore e la tutela della persona, gestendo, applicando e migliorando quelle regole che consentono una sempre maggiore tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro».
I lavoratori chiedono che venga innanzi tutto salvaguardato e difeso l’attuale Testo Unico dalle preannunciate modifiche che potrebbero depotenziarlo e che venga proseguita con ulteriori interventi, controlli, investimenti e procedure adeguate la battaglia a difesa della sicurezza e della salute e quindi della vita di tutti i luoghi di lavoro. «Solo così – concludono – il nostro paese potrà superare lo scandaloso, triste e non più accettabile primato delle morti bianche».

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