Messaggero Veneto, 28 ottobre 2008 
 
Monfalcone. Sul tavolo anche i problemi legati alla crisi economica e al numero di commesse  
I sindacati bussano a Fincantieri  
A giorni riprende il confronto per il rinnovo dell’integrativo 
L’azienda annuncia un rallentamento negli investimenti
 
 
MONFALCONE. È slittata a venerdì, per rispetto nei confronti dell’operaio deceduto sulla Ruby princess, la ripresa del confronto tra Fincantieri e Fim, Fiom, Uilm per il rinnovo del contratto integrativo che non ha avuto esito positivo. La Fiom-Cgil ha già proclamato un’ora di sciopero, che sarà utilizzata mercoledì e giovedì per tenere assemblee in tutti gli stabilimenti e informare i lavoratori sui contenuti del documento che la società ha presentato al tavolo.
Preoccupazione viene espressa da Fim-Cisl. «L’azienda ha posto la questione delle ripercussioni della crisi finanziaria ed economica – spiega il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus – da cui Fincantieri non sembra sia esclusa».
E nemmeno Monfalcone, quindi, dove le commesse, e quindi il lavoro, sono assicurate fino al 2010, ma dove le prime ripercussioni di scarico lavoro potrebbero essere avvertite già nella seconda metà del 2009, a carico soprattutto delle prime lavorazioni, tra cui per esempio il parco lamiere. È stata evidenziata anche una certa difficoltà di reperimento di commesse sul mercato.
«Sembra ci potesse essere possibilità di tre nuove commesse, ma per ora tutto è sospeso», spiega Turus che ricorda che resta valida la questione della concorrenza dei coreani entrati in Aker Yards. Fincantieri venerdì ha annunciato anche un rallentamento degli investimenti previsti, stando a quanto riferiscono i sindacati. Ma ciò che desta preaccupazione (e un certo fastidio) non è solo la situazione del mercato, ma anche l’atteggiamento dell’azienda. Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto a Fincantieri di rispondere sulle parti comuni alle tre piattaforme presentate separatamente dalle organizzazioni dei metalmeccanici.
«Fincantieri continua a sostenere che il sistema va efficientato – spiega Turus –. Per noi però si tratta di incidere sull’organizzazione dell’azienda e del lavoro, per la società invece l’obiettivo è raggiungibile solo attraverso un aumento della produttività, rincorrendo il modello attuale degli appalti. Speriamo che il 4 novembre, quando si terrà il nuovo incontro, Fincantieri chiarisca se ha intenzione di entrare nel merito delle nostre piattaforme».
Insomma, nel corso dell’incontro si è respirato un clima pesante e pieno di tensione. Stando alla Fiom, Fincantieri ha presentato «una specie di contro-piattaforma» senza rispondere a quelle sindacali e ventilando «la richiesta di una moratoria di un anno della vertenza di gruppo». Avrebbe anche proposto «come via alternativa l’adesione dei sindacati a un “patto” che faccia propri gli obiettivi fondamentali del documento aziendale».
La Fiom ha escluso entrambe queste ipotesi, ribadendo di volere risposte sul proprio documento. Di fatto, se nel prossimo incontro le risposte dell’azienda confermeranno la linea del documento, allontanando così la possibilità di definire un accordo positivo per i lavoratori, secondo quanto spiegano i rappresentanti sindacali «sarà necessario passare immediatamente a forme di mobilitazione e di lotta molto incisive».

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