Il Piccolo, 28 ottobre 2008 
  
MOBILITAZIONE ANCHE NEL MONFALCONESE  
Protesta a scuola, mille in assemblea  
Fronte compatto contro il decreto Gelmini. Slogan ma aboliti gli striscioni politici
 

di LAURA BORSANI
Area verde invasa ieri mattina da un migliaio di studenti del Liceo e del Professionale, nonchè dell’Itc-Iti di Staranzano. Una mobilitazione scandita dallo slogan «Contro la Gelmini e chi ci vuole cretini!». Accompagnata da una bara nera sulla quale campeggiava una croce e l’epitaffio: «Rip – scuola pubblica 1859 – 2008». Riposa in pace, scuola pubblica. Gli istituti superiori del Monfalconese hanno sfoderato le unghie per «gridare» il dissenso verso ciò che «viene spacciata per riforma, ma che in realtà è la distruzione del sistema scolastico pubblico». Un tam tam nel segno della determinazione «a unirci» che ha rieccheggiato oltre due ore nel parco di via Valentinis. Sono pure volati epiteti al megafono, a sottolineare la rabbia di chi si sente «defraudato». Gli studenti del mandamento vogliono tagliare i fili. Non ci stanno a «subire un futuro senza formazione». E vogliono fare «massa critica» associandosi ai compagni della regione e d’Italia. L’hanno sottolineato: è una lotta fatta per amore della scuola. Ore 8 scendono in campo i ragazzi. Senza bandiere, colori politici e strumentalizzazioni. Contro un «decreto legge a causa del quale la scuola non sarà più di tutti». Perchè «il privato nella scuola pubblica non deve arrivare». Le Fondazioni non devono «entrare» nelle università. E i «tagli dei dipendenti, tra insegnanti e personale Ata, porteranno solo a impoverire l’offerta formativa». Attacchi pure al maestro unico, al ritorno del «grembiulino». Al tempo pieno che «può sopravvivere solo se ci sono i fondi». E «no» agli «accorpamenti», alla faccia dell’autonomia degli istituti. All’Iti costretto a «finire sotto il Polo professionale». All’Agrario che «rischia di chiudere perchè non ha i numeri sufficienti». Come l’Alberghiero e le scuole slovene. Con la soppressione dei laboratori che «riducono la formazione a pura teoria letta sui libri». E l’istruzione linguistica «spinta di fatto nelle mani dei privati». Gli studenti del Liceo, del Professionale e dell’Iti-Itc si sono alternati sul palco dell’Area verde chiamando a raccolta tutti. Ci vuole azione, hanno tuonato, ma anche strategia unitaria. In rassegna le «pecche» della riforma. Imbastita «solo per fare cassa»: «Tolgono 8 miliardi alla scuola pubblica – ha rincarato uno studente – per pagare il fallimento delle banche e l’Alitalia. I nostri soldi per coprire le falle di disastrose scelte politiche. Noi a tutto questo non ci stiamo!». Un processo, la riforma-Gelmini, definito «non credibile proponendo tagli e maggiore qualità formativa». Una «presa in giro che mira a negarci cultura e formazione. Ci vogliono ignoranti – ha scandito un giovane dal palco -, sudditi». Sono piovuti applausi e consensi. Gli studenti del Monfalconese hanno mostrato i denti. «Dobbiamo far vedere che siamo vivi – ha rilanciato un ragazzo -, che abbiamo una coscienza e che vogliamo essere formati. Riforma della scuola significa investire, non sottrarre risorse». Anche il mandamento batte un colpo. Mobilitazione e solidarietà tra studenti di ogni ordine e grado. Pretende il dialogo e un processo partecipativo alle scelte che, invece, «stanno passando sopra le nostre teste». 
 
PRESENTI ANCHE INSEGNANTI PRECARI  
UN DOCENTE  
«No alla riforma: più aiuti all’istruzione, meno alle banche» 
«Difendere il Polo tecnico sceso sotto i 500 iscritti» 
«Solo così qualcuno ci ascolterà»
 
 
Lo striscione che recita «Contro la Gelmini e chi ci vuole cretini» esposto ieri sul palco, è come una lettera aperta indirizzata ai parlamentari che domani dovrebbero approvare in maniera definitiva la riforma del governo su scuola e università. Nella maxi-assemblea studentesca svoltasi ieri all’area verde, invece, si chiede il ritiro immediato del decreto.
Tuonano ricorrenti i collegamenti tra taglio all’istruzione e finanziamento alle banche con l’affossamento della scuola pubblica a favore della scuola privata. Qualcuno urla slogan, applaude o fischia. Niente bandiere di partiti, perché tutti ribadiscono che i partiti «in questo caso non centrano». Le forze dell’ordine si sono mantenute a debita distanza anche perchè in effetti, a parte qualche slogan, tutto si è svolto nella regolarità, senza momenti di particolare tensione. «Anche noi monfalconesi – dicono gli studenti – facciamo sentire la nostra voce e ribadiamo che questa non è una riforma, in quanto non parte dalla della base che vuole cambiare la scuola in positivo. Rappresenta, invece solo la montagna di tagli imposti dalla Finanziaria.
«La nostra è una protesta pacifica e Monfalcone pagherà subito sulla propria pelle gli accorpamenti. Il primo a perdere il posto sarà il preside dell’Iti, Fragiacomo la cui scuola verrà accorpata al Professionale».
Concetti denunciati a più riprese durante gli interventi dei rappresentanti e del sindacato dell’Uds (Unione degli studenti presente alla manifestazione), dal megafono del palco allestito all’area verde che ha fornito un colpo d’occhio memorabile e una partecipazione imponente degli studenti dei tre istituti superiori dell’area monfalconese. Con la fiumana di ragazzi che contestano, porta il suo contributo spinto in carrozzina da due volontarie, anche Nicola, disabile, al primo anno del liceo.
«Per noi – dice il ragazzo – non vedo davvero un futuro incoraggiante. Stanno tagliando i buoni propositi di questo grande Paese». Davanti ci sono anche alcuni precari, rassegnati oramai a perdere il loro posto di lavoro.
«Sostengo in pieno questa manifestazione di malcontento generale – afferma una docente – perché solo così qualcuno ci ascolta. Anche se il ministro Gelmini ha detto chiaramente che non cambierà idea. Vogliono che restiamo muti. Credo che questo malessere degli studenti a Monfalcone come del resto in tutta Italia, meriti rispetto da chi ci governa».
«Con questa riforma aumenta la schiera degli ignoranti» dice Anna, mentre Simona sottolinea che «a pager sarà solo la scuola mentre gli sprechi della politica continueranno». Accanto a lei Silvia è demoralizzata perchè, nonostante quello che sta succedendo in tutta Italia, «non saremo ascoltati». (ci.vi.) 
 
ALLARME DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE E COMUNALE  
Del Bello: «L’Iti-Itc rischia di perdere l’autonomia»
 
 
L’istituto tecnico commerciale e industriale Einaudi-Marconi rischia di perdere la sua autonomia. Entro novembre la Conferenza provinciale scolastica rivedrà il dimensionamento determinato nel 2000, non potendo non prendere atto che tra gli istituti del Basso Isontino del tutto fuori quota c’è solo il polo tecnico, ben al di sotto della soglia dei 500 studenti fissata dal ministero. Le cause del calo sono da ricercarsi nella crisi generale dell’istruzione tecnica che è stata aggravata, secondo il consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio Del Bello, dalle linee di riforma che miravano alla licealizzazione delle scuole superiori. Oggi, pur essendo le due sezioni, commerciale e industriale, in fase di recupero, anche a seguito del probabile scorporo del Centro per l’educazione degli adulti, l’istituto è teoricamente in procinto di perdere l’autonomia, avendo solo 370 studenti (contro i 593 del liceo scientifico e i 653 del polo professionale). «È però altrettanto chiaro che noi non possiamo accettare che il territorio che ospita alcune tra le maggiori industrie regionali – sottolinea Del Bello – nonché il costituendo Ditenave, il distretto tecnologico navale, possa perdere un istituto industriale». Secondo Del Bello, la questione deve quindi essere chiusa prima ancora di essere ufficialmente aperta, prima dell’indizione della Conferenza provinciale. In veste di presidente della commissione provinciale Affari istituzionali, Del Bello invierà perciò nei prossimi giorni all’assessore provinciale all’Istruzione ed al dirigente del servizio scolastico provinciale una proposta tecnica molto ragionevole per blindare l’autonomia dell’Einaudi-Marconi. Se necessario, Del Bello porterà poi una mozione all’attenzione del Consiglio provinciale e dei Consigli di Monfalcone e Staranzano. Del Bello si sta preparando anche a discutere in Consiglio comunale, forse già giovedì sera, la mozione presentata contro il decreto legge del ministro Gelmini. «La mia mozione, autoemendata e integrata, non sarà solo la proclamazione di una posizione politica – sottolinea il consigliere del Pd -, perché la finalità autentica è cementare un rapporto permanente tra le istituzioni democratiche e gli organismi della scuola, compresi sindacati e associazioni pedagogiche, per la difesa e la promozione della scuola pubblica». 
 

L’ITI-ITC EINAUDI-MARCONI IN ASSEMBLEA 
Liceo e Ipsia oggi in autogestione  
Parte questa mattina l’iniziativa che potrebbe aprire la strada all’occupazione
 
 
Autogestione al Liceo e al Professionale di Monfalcone. Propedeutica anche a una eventuale occupazione. All’Iti-Itc di Staranzano, invece, assemblea straordinaria, utile a confrontarsi e a decidere collegialmente il da farsi. Il tutto, prevedendo la partecipazione allo sciopero generale programmato per giovedì. Sono queste le ultime «parole d’ordine» consegnate ieri nel tardo pomeriggio dagli studenti, dopo un’intensa giornata di mobilitazione.
Decisioni scaturite dopo il «sit-in» informativo sulla riforma. Ieri mattina, infatti, all’Area verde, s’è discusso attorno alla riforma, si sono sviscerati gli aspetti «critici» del decreto in via di approvazione. Ma alle «parole» si è passati anche ai «fatti». Ad analizzare come e secondo quali modalità organizzare l’azione di sensibilizzazione. Sul tappeto sono state poste sostanzialmente due opzioni: occupazione o autogestione. La prima, più drastica, presuppone l’assunzione di maggiore responsabilità, dovendo «piantare le tende» all’interno degli istituti scolastici rimanendovi ad oltranza. Una misura forte nel chiamare in causa altresì due aspetti: la questione legata ai ragazzi minorenni, per i quali è evidente l’autorizzazione da parte dei genitori, e la necessità di «fare numero». «Non si può occupare un istituto con 50 persone – ha fatto notare ieri mattina un portavoce della manifestazione – scaricando tutti gli eventuali rischi e conseguenze che un’azione di questo tipo può comportare». Diversamente, l’autogestione prevede la discrezionale presenza degli studenti negli istituti durante l’orario scolastico.
Su tutto la ricerca del massimo consenso, per «fare massa» nel fronteggiare la battaglia contro un provvedimento che «non ha lasciato alcuno spazio al dialogo e alla partecipazione diretta». Questioni di modalità, ma anche logistiche: è stata fatta notare, ad esempio, la chiara impossibilità ad occupare tutte le sedi del Professionale.
Da qui i confronti tra i rappresentanti degli istituti e le consultazioni con i rispettivi studenti di appartenenza per decidere il da farsi. Con i liceali a puntare in un primo momento sull’occupazione per oggi alle 6.30, rimandando i dettagli organizzativi all’incontro pomeridiano. Uno di loro, peraltro, lo ha ricordato: «Sabato abbiamo condotto un’autogestione non da poco al Liceo, tanto che s’è la dirigente scolastica s’è complimentata». Occupazione, è stato comunque sottolineato, da considerarsi non un atto di forza, ma un modo per veicolare con maggiore visibilità ed efficacia le proprie istanze. Una scelta, non sposata subito invece dagli altri due istituti. Gli studenti hanno preferito partire con la formula dell’autogestione, «propedeutica» anche a un’eventuale occupazione.
Ieri mattina, all’Area verde, è stata proposta pure la costituzione di un Comitato studentesco per coordinare e gestire la mobilitazione. Ed è stato lanciato un invito corale: partecipare alla fiaccolata a Ronchi (stasera alle 19, ndr), organizzata dal Coordinamento per la difesa della scuola dell’Isontino, quale segnale di solidarietà «trasversale».
Aggregazione e strategia per far capire che la scuola pubblica è un bene comune e come tale deve chiamare in causa la partecipazione: «La Gelmini – ha osservato uno studente – parla di dialogo nello stesso momento in cui sostiene di non voler cambiare il decreto. Non capisce che noi quel decreto non lo vogliamo? Noi chiediamo il ritiro del decreto per cambiare la scuola dal basso, secondo le nostre effettive esigenze».
Sono risuonate numerose ieri le «rivendicazioni». Gli studenti chiedono una riforma che stabilizzi i precari. Che investa nelle risorse economiche e umane. Nella ricerca evitando la «fuga dei cervelli all’estero». Temono invece lo smembramento delle scuole a spese dell’autonomia: «Vogliono smantellare il sistema pubblico, ci vogliono togliere tutto – hanno tuonato dal palco dell’Area verde -, anche il nostro futuro: quali requisiti potremo accampare, un domani, davanti al datore di lavoro?». E se le università, è stato fatto notare, vanno incontro all’ingresso delle Fondazioni («se entreranno nei Cda universitari – ha scandito una studentessa dell’ateneo triestino – non potranno che fare i propri interessi»), gli istituti superiori sono candidati a ritrovarsi «dirigenti scolastici che ci arrivano da chissà dove per decidere sopra le nostre teste».
Lancia in resta per l’amore della scuola pubblica. Unità e strategia, perchè qui non è in ballo il singolo indirizzo: «Sono una liceale – ha scandito una ragazza – ma non per questo mi sento migliore di chi l’altro giorno mi ha steso la ceretta sulle gambe. Qui non si tratta di portare a casa la ”paga” del futuro. Si tratta invece di portare a casa una scuola migliore e formativa per tutti». 
 
I COMMENTI DEI PARTECIPANTI  
Stranieri solidali: «Protesta giusta»  
Alunni cinesi sorpresi: «Sono in tanti a manifestare, hanno ragione» 
Alcuni temono la soppressione dei corsi sperimentali al Liceo
  
 
Cina, India, Bangladesh, Colombia, Marocco, Argentina e Croazia. Sono solo alcune nazioni di mezzo mondo a alle quali appartengono una buona parte di studenti che frequentano il liceo scientifico Buonarroti, l’Istituto professionale di via Boito, Baden Powell e l’Alberghiero di via Cosulich e l’Iti-Itc Einaudi Marconi di Staranzano. Tutti uniti per la prima volta assieme ai colleghi monfalconesi, nell’imponente protesta che si è svolta ieri nell’area verde di via Valentinis, per chiedere al governo il ritiro del decreto Gelmini. Zainetto sulle spalle, jeans, scarpe da ginnastica, cuffiette dell’I-Pod nelle orecchie, masticando chewing-gum a tutto andare, un gruppetto di una ventina di cinesi dell’Ipsiam, è un po’ sorpreso dalla massiccia presenza di persone, ma nello steso tempo solidale con la vertenza studentesca. «Questi ragazzi – spiega una docente della scuola – fanno parte del progetto “Il Milione”, nell’ambito degli scambi di collaborazione tra il nostro istituto con una grande scuola di Pechino. Naturalmente oggi sono coinvolti anche loro in questa manifestazione».
I due che parlano si chiamano Adamo e Sangyong. Ostentando qualche parola italiana e non abituati a queste proteste nel loro paese, esprimono un concetto molto chiaro. «Se i nostri amici protestano in tanti – dicono – vuol dire che hanno le loro buone ragioni e perché c’è qualcosa che non va».
Ayelen, argentina, che frequenta l’Istituto alberghiero è molto preoccupata dalla riforma per la possibile eliminazione di alcuni indirizzi a causa dei tagli. «La scuola che sto frequentando – afferma – ha a disposizione diverse possibilità per dare la giusta collocazione a chi si immette nel mondo del lavoro. Con questo decreto rischia di cadere tutto. Sarebbe davvero un peccato».
Alvaro, colombiano, invece pensa che «la scuola debba dare l’opportunità a tutti di diventare maturi per la vita. Con questo decreto – aggiunge – si rischia di andare indietro». Shivani, dell’India e Munni del Bangladesh, frequentano il secondo anno di sperimentale al Liceo scientifico Buonarroti e sono molto preoccupate per lo stop ai loro indirizzi scolastici.
«Se la riforma che è stata decisa dal governo dovesse andare a compimento – sostengono – il prossimo anno potrebbe essere cancellata la nostra sezione sperimentale. Quello che abbiamo fatto fino a oggi potrebbe essere vanificato. Nella riforma, poi, ci sono altre questioni che non vanno bene, a nostro avviso, come il maestro unico. Senza parlare del grembiule che metterebbe tutti in divisa.
«È un errore, inoltre – continuano i due studenti -, considerare il voto in condotta che fa media con le altre materie. Qui si confonde la persona che per natura è vivace e magari disturba un po’ in classe con la piaga del bullismo che invece sarebbe da condannare con estrema severità».
Ciro Vitiello

CURIOSITÀ  
Per la prima volta assenti bandiere e cartelli politici
 
 
Una significativa novità ha accompagnato la protesta degli studenti delle superiori monfalconesi nella manifestazione di ieri mattina che ha dato il via alle proteste che socieranno nell’autogestione, oggi, al Liceo e al Professionale. Nessuno slogan politico, nessuno striscione politico. A conferma della volontà di compattezza del popolo studentesco monfalconese. 
 
IL COMUNE APPOGGIA LA CONTESTAZIONE  
Questa sera un corteo per le vie di Ronchi
 
 
Questa sera, anche a Ronchi dei Legionari è in programma l’annunciata manifestazione provinciale a difesa della scuola pubblica. E proprio in vista di questo appuntamento la giunta comunale ronchese si schiera a fianco del mondo della scuola ed a sostegno delle argomentazioni proposte, in questo caso, dal coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica. Di fatto l’amministrazione ronchese sostiene anche la protesta dei ragazzi delle scuole superiori del Monfalconese che ieri hanno dato il via alle iniziative di protesta.
«Diamo un giudizio estramente negativo sul decreto proposto dal ministro Gelmini – sono le parole dell’assessore all’istruzione, Marina Cuzzi – il quale da un colpo gravissimo alle aspettative degli insegnanti, degli studenti e delle loro famiglie. Siamo a fianco di queste persone e sosteniamo le loro rivendicazioni, convinti del fatto che si debba lavorare per la qualità dell’offerta formativa e per il suo futuro, non certo tagliando da ogni parte senza un’effettiva programmazione.
«Questo decreto rischia di avere gli effetti di è un terremoto – aggiunge l’assessore ronchese all’Istruzione–, un autentico terremoto che rischia di creare danni gravissimi in ogni direzione, che potrebbero essere senza ritorno. Non ultimo quello che riguarda la sempre continua emoraggia di cervelli dalla nostra Nazione e che qualcuno sembra non conoscere o quanto meno sottovalutare».
L’appuntamento per la manifestazione di oggi a Ronchi dei Legionari è per le 19, in piazza dell’Unità d’Italia. Da qui la fiaccolata si svilupperà lungo le vie del centro cittadino sino a raggiungere la zona scolastica del rione di Vermegliano, mettendo in stretto collegamento l’offerta didattica in lingua italiana e quella slovena, una vera e propria peculiarietà a Ronchi dei Legionari. Un esperienza che potrebbe subire contraccolpi pesanti proprio in conseguenza del decreto del ministro all’Istruzione Gelmini.
In seguito alla manifestazione di questa sera potrebbero verificarsi dei disagi alla circolazione stradale, tanto che, per il passaggio del corteo la polizia municipale potrebbe decidere di attuare delle deviazioni.
Luca Perrino 
 
Messaggero Veneto, 28 ottobre 2008 
 
La protesta di mille studenti  
Monfalcone: oggi autogestione contro la riforma Gelmini
 
 
MONFALCONE. Circa un migliaio di studenti della scuole superiori monfalconesi, il polo liceale, il polo professionale, l’istituto Einaudi-Marconi, hanno urlato mattina ieri, nell’area verde di via Valentinis, il loro “no” alla riforma Gelmini e hanno ribadito la voglia di opporsi ad un decreto legge «che non è una legge e che se lo diventerà distruggerà la scuola. Oltre al maestro unico, al grembiulino e al ritorno al voto, qui vogliono smantellare tutto. Non è una questione politica, è proprio questione di voler difendere la scuola».
E per dare un segnale che «oltre a Trieste e Gorizia, anche Monfalcone c’è e si muove e afferma la sua voglia di combattere» hanno programmato, per i prossimi giorni, l’autogestione e l’occupazione delle scuole. Gli studenti del liceo già stamattina, alle 6.30, potrebbero ritrovarsi davanti alla scuola di via Matteotti per dar vita a una forma di autogestione. E così anche i giovani del polo professionale e l’Einaudi-Marconi.
«Prima di dire sì all’occupazione – hanno spiegato coscientemente i rappresentanti di istituto – dovete sapere cosa vuole dire. Non significa entrare a scuola alle 8 e uscire alle 13, ma restare nell’istituto, dormire lì e impedire a chiunque, che non siano gli studenti della scuola stessa, di entrare. Lo sappiano gli studenti minorenni, perché non vorremmo avere dei guai con i genitori. Occorre essere in tanti, perché solo uniti, uniti nella scuola e tra le scuole, potremo ottenere dei risultati».
Ieri mattina gli studenti sono giunti a gruppi, provenendo dai diversi istituti, portando a spalle una bara in polistirolo, dipinta di nero con la scritta “R.i.p. (riposa in pace, ndr) scuola pubblica 1859-2000”, che è stata collocata su palco dell’area verde. Accanto uno striscione scritto con lo spray rosso “Contro la Gelmini e chi ci vuole cretini”. Alternandosi al megafono e poi al microfono, studenti di tutte le scuole, ragazze e ragazzi, hanno dimostrato di sapere di cosa stessero parlando.
«Che cos’è un decreto legge? Lo sapete? È un modo per formulare una norma in caso di assoluta necessità, una norma che però dovrebbe essere provvisoria. Invece vogliono trasformarla in legge. Noi non ci stiamo. Questo non è un decreto legge, è solo un modo per fare tagli e fare cassa. Noi non ci stiamo: ci dicono che la cultura è la cosa più importante per la società e poi per prima cosa tagliano la cultura. Ci vogliono ignoranti e noi invece ci organizziamo per agire, non solo per parlare, ma per fare qualcosa, perché noi alla scuola vogliamo bene».
Tra fumo di sigarette e zaini poggiati a terra, numerosi gli appelli ad agire assieme, senza «classismi di scuola, perché quelli del liceo valgono quanto quelli del professionale».
«Abbiamo una coscienza e non ci fermeremo, come vorrebbero invece loro. Dobbiamo muoverci far vedere che Monfalcone è viva. Dicono che non capiscono perché gli studenti scendono in piazza a protestare. Lo diciamo noi: perché tagliano le ore di scuola, perché non rinnovano il contratto ai precari, perché non sostituiscono chi va in pensione, perché parlano di una riforma universitaria che invece non esiste e che favorirà la privatizzazione, alzerà le tasse. Noi non vogliamo il finanziamento della scuola privata, la scuola deve essere di tutti e per tutti: una riforma serve, ma non i tagli».
Tra i “pericoli” ipotizzati per la scuola monfalconese l’accorpamento dell’Einaudi al professionale e la chiusura della scuola slovena di Ronchi «perché considerata scuola sperimentale. Quindi diciamo no a una riforma del genere, no alla privatizzazione, no ai tagli». 
 
Einaudi-Marconi, rischio chiusura Proposta di Del Bello per salvarlo 
 
MONFALCONE. La riforma della scuola Gelmini per Monfalcone potrebbe significare la perdita dell’autonomia dell’istituto tecnico Einaudi-Marconi. Ed è solo uno degli effetti del decreto legge, che sarà votato domani al Senato. Al proposito, il consigliere comunale e provinciale Fabio Del Bello ha presentato una mozione, che evidenzia quelle, che secondo il consigliere del Pd, sono le negatività di un decreto che rischia di distruggere il sistema scolastico nazionale e che sarà discussa giovedì in consiglio comunale (a cui si contrappone un emendamento-mozione dai contenuti opposti che verrà presentato dal consigliere Fi, Giorgio Pacor).
Allo scopo di preparare il dibattito consiliare di giovedì ed in vista dell’imminente convocazione della Conferenza provinciale per il dimensionamento (che si riunirà entro novembre), Del Bello ha incontrato i sei dirigenti scolastici cittadini, numerose maestre, gli insegnanti, i leader degli studenti e alcune associazioni specializzate nel settore pedagogico, puntando soprattutto l’attenzione su alcuni punti.
Einaudi-Marconi. Entro novembre la Conferenza provinciale scolastica rivedrà il dimensionamento determinato nel 2000. Tra gli istituti del Basso Isontino del tutto fuori quota sarebbe l’Einaudi-Marconi che conta 370 studenti. »Le cause del calo – dice Del Bello – sono da ricercare nella crisi generale dell’istruzione tecnica che è stata aggravata dalle linee di riforma che miravano alla licealizzazione delle scuole superiori. Oggi, pur essendo le due sezioni, commerciale e industriale, in fase si recupero, anche a seguito del probabile scorporo del Centro per l’educazione degli adulti, l’Istituto è teoricamente in procinto di perdere l’autonomia essendo ben sotto la soglia dei 500 studenti». Precisa la posizione del rappresentante del Pd che afferma come il territorio monfalconese, che ospita alcune tra le maggiori industrie regionali nonché il costituendo distretto navale Ditenave possa perdere un Istituto industriale. «La questione deve essere chiusa prima dell’indizione della Conferenza provinciale. A tal fine, in veste di presidente della Commissione provinciale Affari istituzionali – annuncia – invierò nei prossimi giorni all’assessore provinciale all’Istruzione e al dirigente scolastico Pietro Biasiol, in modo riservato, una proposta tecnica molto ragionevole per blindare l’autonomia dell’Einaudi Marconi. Se necessario porterò una mozione di indirizzo geo-scolastico all’attenzione del consiglio provinciale e dei consigli comunali di Monfalcone e Staranzano».
Posizione dirigenti scolastici. Hanno dimostrato piena disponibilità a collaborare con la Provincia e il Comune di Monfalcone, vista la pressante preoccupazione rispetto alle future attività di istruzione e formazione. Nell’occasione dell’incontro sono stati affrontati anche temi quali l’ambiente, le relazioni transfrontaliere e il coinvolgimento della realtà scolastica in questi processi innovativi.
Insegnanti e studenti. Del Bello ha registrato avvilimento e sconcerto soprattutto da parte delle insegnanti dei settori più colpiti (infanzia ed elementari), mentre molto reattivi e combattivi risultano essere gli studenti, (oltre all’Einaudi-Marconi ci sono 593 al polo liceale, 653 al polo professionale) «postideologici e molto concreti negli obiettivi e nelle rivendicazioni, assolutamente rispettosi delle regole. I nostri ragazzi – dice – sono perfettamente in linea con la tipologia del movimento studentesco del resto del paese. Lo scopo della mia mozione non sarà solo la proclamazione di una posizione politica».