You are currently browsing the monthly archive for novembre 2008.

Messaggero Veneto, 30 novembre 2008 
 
Monfalcone. L’assessore Luise: scelta dolorosa dopo attenti controlli  
Amianto, domani sarà chiuso il palasport
 
  
MONFALCONE. Sarà chiuso da domani il palazzetto dello sport di viale Cosulich, a Monfalcone. Nella struttura è stata riscontrata, infatti, la presenza di amianto e l’amministrazione comunale, nell’ottica di difesa della salute degli atleti, dei loro allenatori, ma anche degli spettatori e dei cittadini in generale, ha deciso, con ordinanza firmata dal sindaco, di chiudere la struttura.
La notizia è confermata dall’assessore allo Sport, Michele Luise, che spiega come la dolorosa decisione sia arrivata dopo verifiche e sopralluoghi attenti, ma che non hanno lasciato scelta.
«In seguito a un guasto dell’impianto di riscaldamento abbiamo scoperto che tutti i tubi sono ricoperti di amianto, cosa che d’altra parte è quasi logica, visto che la struttura risale a circa 40 anni fa. Abbiamo quindi fatto scattare il procedimento utile per capire come stessero davvero le cose e abbiamo affidato a una ditta esterna la verifica del problema, sopratutto rispetto alla polvere di amianto che sarebbe potuta essere presente nei locali», rileva.
La ditta ha sistemato misuratori e ha scoperto che in realtà polvere d’amianto era presente in quantità minima, soltanto in un angolo della tribuna e assolutamente assente sul parquet. Una situazione, quindi, sicura che consentito di non chiudere immediatamente, ma attendere l’esito dei controlli dell’azienda sanitaria, opportunamente avvisata e che ha inviato i suoi tecnici.
«Ma è emerso – dice – che non sarebbe stato sufficiente chiudere né un termoconvettore né tutto il riscaldamento per risolvere il problema. Oltretutto, vista la stagione, per norma non si può scendere sotto i 15 gradi e quindi comunque la struttura sarebbe stata inagibile».
La chiusura creerà certo difficoltà alle squadre e associazioni che si allenano e giocano al palazzetto: pallavolo e boxe dell’Ar Fincantieri, ma anche pallacanestro e arti marziali. L’assessore spiega come sia stato informato il gestore della palestra, l’Ar Fincantieri, appunto, con il presidente Carlo Fucile, che assieme alla consulta sport, con il presidente Abram, ha valutato la situazione per trovare delle soluzioni di emergenza. Per domani è convocata una riunione con le società sportive cittadine per riuscire a “incastrare” le attività in quelle già svolte in altre palestre.
Luise ha chiesto, quindi, al sindaco di fare il punto della situazione impianti in città e di avviare un tavolo di confronto e di lavoro a cui far partecipare anche la Provincia e la Regione.
«Occorre investire le risorse senza buttare via i soldi», dice ancora, chiedendo se valga la pena fare un intervento costosissimo su una struttura ormai vecchia e quindi «usare risorse senza dare poi risposte reali. È meglio concentrarsi allora su altri progetti» quali la realizzazione di un palazzetto mandamentale, cosa che l’assessore aveva già proposto all’inizio del suo mandato.
«Dobbiamo ragionare su questo perché non c’è miglior ammortizzatore sociale dello sport. Non vogliamo fare gli arroganti – conclude –, ma non si devono spendere milioni e milioni di euro. Basterà avere una struttura funzionale, che risponda a esigenze sovraccomunali». 
 
Il Piccolo, 30 novembre 2008
 
PROVVEDIMENTO DEL SINDACO  
Polveri di amianto, chiuso il palasport  
Rimaste senza palestra le squadre di volley e 500 tra atleti e studenti 
RISCONTRATE SULLE TRIBUNE TRACCE DEL MINERALE PROVENIENTI DALL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO
 
 
Il palazzetto dello sport di via Rossini da venerdì sera non è più agibile a causa della presenza, seppur minima, di polveri d’amianto, prodotte dalle cattive condizioni della coibentazione dell’impianto di riscaldamento vecchio di 40 anni. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo le verifiche affidate a una società specializzata e i sopralluoghi dell’Azienda sanitaria, ha emesso l’ordinanza che ha decretato la chiusura dell’edificio a tempo indeterminato. Una decisione dovuta, come ha spiegato ieri l’assessore allo Sport Michele Luise, ma non facile. Il palazzetto dello sport è frequentato da oltre 500 tra atleti e bambini e ragazzi che frequentano le attività organizzate dall’Ar Fincantieri e ai quali vanno aggiunti anche gli studenti della sezione classica del liceo scientifico e dell’indirizzo alberghiero dell’Istituto professionale. L’edificio funziona infatti anche come palestra scolastica ed è evidente come la chiusura sta già creando enormi problemi.
L’Antonveneta di B2 femminile di pallavolo, campionato nazionale, avrebbe dovuto giocare in casa questo fine settimana e solo la disponibilità della Fipav pallavolo ha consentito di spostare la partita a Villa Vicentina. In assenza di un’alternativa, lo scontro sarebbe stato perso a tavolino per Monfalcone. L’assessore Luise ha convocato quindi per domani un incontro urgente con l’Ar Fincantieri, che gestisce fra l’altro l’impianto, la Consulta dello sport e i tecnici comunali per tentare di trovare delle soluzioni tampone che consentano di proseguire i campionati, ma anche l’attività giovanile. Luise ha però anche già chiesto al sindaco di aprire un tavolo con la Provincia, consiglieri regionali, Coni per fare il punto della situazione in materia di impiantistica sportiva e prendere delle decisioni conseguenti, vista anche l’insufficiente capienza della palestra polifunzionale di via Baden Powell.
Il problema del palasport, la cui età stava comunque già facendosi sentire in modo evidente, è emerso tre settimane fa a causa di un guasto dell’impianto di riscaldamento. «Siamo intervenuti e sono emerse le condizioni delle tubature coibentate in amianto – ha spiegato Luise -. Sono scattate subito le procedure per verificare lo stato delle cose. Abbiamo affidato a una ditta esterna specializzata l’incarico del controllo e, in base ai rilievi, abbiamo avvisato l’Ass per avere un giudizio sull’agibilità della struttura che alla fine è stato negativo, anche se va detto che minime tracce di polvere d’amianto sono state rinvenute in un solo punto delle tribune». Non è nemmeno pensabile, vista la stagione, chiudere il riscaldamento e basta, perché se la temperatura scende sotto i 15 gradi, il palazzetto comunque non è agibile. «Ci rendiamo perfettamente conto dei problemi creati all’attività agonistica e non agonistica – ha detto ieri Luise -. Proprio per questo non abbiamo dato subito l’allarme, anche perché era possibile che fosse sufficiente un intervento tampone per arrivare alla primavera. Dopo il primo sopralluogo dell’Ass pareva bastasse escludere un solo termoventilatore, ma il secondo ha escluso questa possibilità e quindi per precauzione è scattata l’ordinanza da parte del sindaco». La chiusura del palazzetto impone comunque, secondo Luise, una riflessione e una decisione in materia di strutture, «soprattutto se si crede che lo sport abbia una funzione di ammortizzatore sociale nel nostro territorio». L’assessore pensa sempre a un palazzetto di portata mandamentale da 3mila posti, anche se il problema di fondo resta quello della tempistica della realizzazione, al di là del reperimento dei fondi. L’ente locale invece a questo punto sta valutando se e come mettere mano al palazzetto di via Rossini, perché le carenze dell’edificio non si fermano all’impianto di riscaldamento. «Soprattutto a Monfalcone, già provata dal dramma dell’amianto, viene prima di tutto la salute – ha affermato ieri il presidente dell’Ar Fincantieri Carlo Fucile -. Il problema creato però dalla chiusura del palazzetto è enorme. Sono tra le 500 e le 600 persone a frequentare la struttura, scuole escluse».
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 dicembre 2008
 
DOPO LA CHIUSURA DELL’IMPIANTO DI VIA ROSSINI PER LA PRESENZA DI POLVERI DI AMIANTO
Seicento giovani a caccia di una palestra Luise rilancia: «Palasport da 3000 posti» 
Oggi incontro tra Comune, società e Consulta per trovare una soluzione a breve termine

 
Seicento giovani all’improvviso senza palestra: match di volley di campionati nazionali da spostare, centinaia di atleti e mini-atleti senza un parquet di allenamento, pugili costretti a traslocare, studenti senza un luogo per l’educazione fisica. L’ordinanza di chiusura immediata del palasport di via Rossini da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, per la riscontrata presenza di tracce di amianto provenienti dall’impianto di riscaldamento, rischia di mettere in ginocchio il mondo dello sport cittadino. La chiusura del palazzetto per amianto era forse prevedibile visti i 40 anni di età dell’edificio, ma riapre la questione della presenza e delle bonifiche del minerale-killer non ancora completate a 16 anni dall’entrata in vigore della legge 257 del 1992 di messa al bando dell’amianto in Italia.
Oggi pomeriggio, Comune, società e Consulta dello sport si incontreranno per definire un piano per l’immediato, a media e a lunga scadenza. Ma quali soluzioni si profilano? L’assessore allo Sport Michele Luise non nasconde una grande preoccupazione: «Per l’immediato – afferma – non ci sono alternative. Dovremo trovare ospitalità negli impianti mandamentali, magari fornendo un supporto economico alle società e alle famiglie. Per il lungo termine, ritengo che vada ripresa in esame la proposta di un palasport-contenitore a livello mandamentale». E sul sito Luise prospetta due proposte: un’area baricentrica della provinciale Monfalcone-Grado o, addirittura, l’area dell’ex discoteca Hippodrome, accanto al campo sportivo di via Boito, in totale abbandono da anni e la cui conversione in mini centro commerciale sembra sempre più problematica.
Ma è l’immediato a preoccupare le società. L’Ar Fincantieri, che con le sue squadre di volley occupa ogni giorno la struttura, chiede il ripristino immediato dell’agibilità del palazzetto. E questa soluzione porterà oggi al tavolo tecnico aperto dall’assessore Luise. Ma sedi alternative servono a tutte le attività finora ospitate dal palazzetto, cioé pallavolo femminile e maschile, ginnastica artistica, pugilato, motricità per i più piccoli, e frequentate da oltre 500 persone. Senza contare gli studenti della sezione classica del liceo scientifico e dell’indirizzo alberghiero del Professionale che la utilizzavano ogni mattina. La chiusura del palazzetto, arrivata dopo i sopralluoghi effettuati dall’Ass a seguito del guasto dell’impianto termico che ha fatto emergere la presenza di amianto, rischia di mettere a rischio non solo o non tanto i campionati, con quanto ne consegue anche sul piano economico, ma anche tutta l’attività giovanile e dilettantistica e il regolare svolgimento degli allenamenti.
«Ci siamo preparati per tempo, fortunatamente – afferma il presidente dell’Antonveneta che milita nel campionato di B2 femminile, Roberto Lorenzini -, e quindi abbiamo trovato e troveremo ospitalità dalle società del vicinato per le 9 partite che ancora ci rimangono da giocare in casa. Resta il problema degli allenamenti che per le prime squadre sono giornalieri, perché è quasi impensabile trovare spazi a Monfalcone». La pallavolo dell’Ar Fincantieri conta oltre 200 atleti e, quindi, la società prevede un possibile ridimensionamento dell’attività non agonistica.
«A preoccupare sono le tempistiche della soluzione del problema – aggiunge Lorenzini -, perché abbiamo fatto valutare la situazione da tecnici e sembra che il guasto all’impianto di riscaldamento si possa risolvere a breve. Per quel che riguarda l’amianto, i valori invece sono nella norma e la presenza di polveri è concentrata in una piccola zona delle tribune. Se c’è la volontà di mettere mano alla questione, credo che tempo un mese il problema potrebbe essere risolto. Anche se penso che il palazzetto non sarà più aperto in questa stagione». Lorenzini ritiene, in ogni caso, che la via da praticare sia quella di rimettere in carreggiata l’impianto di via Rossini, la cui capienza, circa 250 posti a sedere, viene ritenuta sufficiente dalla società.
A dover fare i conti con l’esigenza di individuare una sede alternativa c’è anche il settore pugilistico dell’Ar Fincantieri, che conta una trentina di atleti, tra amatori e agonisti. «Ci sono allenamenti e appuntamenti da rispettare – spiega Moreno Luxich, uno degli insegnanti -. Il settore è in ripresa, c’è stato il cambio generazionale, abbiamo dei risultati. Auspico davvero che la cosa si risolva quanto prima, perché per noi si tratterebbe di spostare il ring e le attrezzature per l’allenamento».

Annunci

Il Piccolo, 30 novembre 2008 
 
Subappalti, verifica sul Patto di trasparenza  
Sollecitazione del sindaco Pizzolitto al prefetto Marrosu che assicura: «Ho già organizzato»
 
 
La Prefettura di Gorizia intende andare al più presto a una verifica del Patto di trasparenza, firmato nel 2007 con i vertici di Fincantieri, che dovrebbe consentire di mettere sotto costante controllo l’affidabilità delle ditte – almeno 350 – che operano in appalto e in subappalto nella costruzione e nell’allestimento delle navi passeggeri nello stabilimento di Panzano, il rispetto delle regole nei rapporti con i lavoratori e anche quindi una «radiografia» dei circa 2500 trasfertisti impiegati. Un fatto ritenuto importante, quest’ultimo, alla luce di un dato rivelato alcuni anni fa dall’allora procuratore triestino Raffaele Tito che parlò di una percentuale di trasfertisti vicina al 50% con gravi precedenti legati anche alla criminalità organizzata. Ora il rischio di infiltrazioni non esisterebbe più ma l’emergenza sociale è sempre alta. L’intento della Prefettura, espresso dalla dottoressa Maria Augusta Marrosu, è emerso in un incontro organizzato dal Propeller club, dedicato alla sicurezza e alla delicata situazione sociale cittadina. È stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto a sollecitare la necessità «di andare fino in fondo e verificare a che punto sia il Patto di trasparenza», al quale è legata la questione-sicurezza in città. E il Prefetto lo ha rassicurato: «Ho già organizzato», annunciando che la verifica sull’attuazione concreta dei contenuti del Patto è imminente. Pizzolitto ha rilevato come sia proprio il modello produttivo di Fincantieri legato agli appalti («A volte raggiungono 10 livelli di subappalto»), a portare i maggiori disagi sociali alla città: dalla questione-casa, ai problemi di integrazione. «Il Comune – ha spiegato Pizzolitto – si trova impegnato su tre piani: ordine pubblico, disagio sociale, integrazione. In relazione al primo – ha aggiunto il sindaco – è necessaria una verifica del Patto di trasparenza – indispensabile per fronteggiare le conseguenze di appalti, subappalti e quindi del caro-affitti. Ma dobbiamo essere pronti ad affrontare l’aumento di nuove povertà che sono purtroppo connesse con la maggiore diffusione di comportamenti illegali. E risolvere questioni magari anche banali legate alla convivenza con gli stranieri presenti ormai a Monfalcone (il 13,6% della popolazione totale di Monfalcone, ndr)».
Nell’incontro è stato rilevato che, da qualche anno, non vengano più rilevati gravi fenomeni legati alla criminalità organizzata. Ma anche come ciò non autorizzi ad abbassare la guardia. Necessari quindi controlli preventivi e risposte alla situazione percepita di insicurezza da parte dei cittadini con interventi nella cura del decoro urbano, dell’illuminazione pubblica e della videosorveglianza. In linea con lo scenario delineato da Pizzzolitto si è detto il questore di Gorizia Antonio Tozzi, che ha individuato nello spaccio di droga e nel disagio giovanile i maggiori problemi per la città. «Sarebbe auspicabile – secondo Tozzi – un unico organo di polizia, in cui ognuno dovrebbe agire secondo la propria competenza, con un’unica sala operativa, in una cittadella delle froze dell’ordine, per arrivare a disegnare un modello di sicurezza con l’utilizzo di tutte le forze disponibili, monitorando il territorio e facendo sentire ai cittadini la presenza dello Stato. Servono però regole precise da rispettare, a cominciare dalla certezza della pena. Arrestiamo la stessa persona 4, 5 volte, ma poi esce e continua a delinquere».
Il comandante della polizia municipale, Walter Milocchi, ha infine spiegato la nuove possibilità offerte dalle ordinanze finalizzate a una maggiore sicurezza e a un miglioramento della qualità della vita. «Negli 11 anni che ho trascorso a Monfalcone – ha detto Milocchi – la città è cambiata, ma non credo che i livelli di criminalità siano da enfatizzare. Monfalcone paga semplicemente lo scotto, comune a tanti altri centri, di una città che cresce. Tutto sommato – ha concluso – Monfalcone resta pur sempre una città in cui il reato più diffuso è il furto di biciclette».

Messaggero Veneto, 30 novembre 2008
  
MONFALCONE  
Sicurezza, Pizzolitto sollecita la verifica del Patto di trasparenza
 
 
MONFALCONE. Dovrebbe essere effettuata presto la verifica dell’attuazione del Patto di trasparenza, atto firmato da Fincantieri e Prefettura, utile soprattutto per controllare e monitorare serietà e affidabilità degli appalti delle ditte che operano nel cantiere navale. Lo ha assicurato il prefetto Maria Augusta Marrosu nel corso dell’incontro organizzato dal Propeller club di Monfalcone e dedicato alla sicurezza e ai riflessi negli ambiti sociali.
Alla richiesta del sindaco Pizzolitto, che aveva sollecitato la necessità di «andare fino in fondo e verificare a che punto è questo patto», il prefetto ha risposto «ho già organizzato», confermando appunto che si provvederà a breve ad andare a una verifica dell’attuazione dei contenuti del patto. D’altronde è proprio il modello produttivo attuato da Fincantieri, basato sugli appalti, «che a volte raggiungono poi dieci livelli di subappalto», ha riferito Pizzolitto, a portare i maggiori impatti sociali alla città, a cominciare dalla tensione abitativa fino ad arrivare ai problemi di integrazione.
«Tre sono i settori di intervento: ordine pubblico, disagio sociale, integrazione. Per il primo è necessaria l’interistituzionalità – ha detto il sindaco – e serve però affrontare anche altri due temi: subappalti e monitoraggio degli affitti. Per il secondo dobbiamo calcolare che ci saranno ingressi di nuove povertà e quindi potrebbe aumentare il rischio di prassi non legali; per il terzo, è vero che abbiamo perso la nostra identità, ma spesso le tensioni si innescano per casi banali, quali gli odori della cucina degli immigrati del Bangladesh». Tutto sommato il territorio del Monfalconese è tranquillo, non vengono registrati gravi episodi di criminalità organizzata, ma serve anche organizzare un controllo preventivo, utile ad affrontare la situazione reale e anche a dare risposte alla situazione percepita di insicurezza con interventi nel settore del decoro e dell’arredo urbano, dell’illuminazione pubblica, della videosorveglianza. Il parere del sindaco di Monfalcone, Pizzolitto, è stato condiviso da questore di Gorizia, Antonio Tozzi, e dal comandante della polizia municipale, Walter Milocchi. «Dare sicurezza significa avere strumenti, risorse, mezzi. Sarebbe opportuno a mio parere – ha detto il questore, che non ha mancato di segnalare i problemi del traffico di droga o del disagio giovanile – che ci fosse un unico organo di polizia, in cui ognuno dovrebbe agire secondo la propria competenza, con un’unica sala operativa, in una cittadella delle forze dell’ordine. Così potremmo arrivare a disegnare un modello di sicurezza con l’utilizzo di tutte le forze disponibili, occupando il territorio, facendo sentire la presenza dello Stato e fornendo le risposte ai cittadini. Servono però regole precise da rispettare, la certezza della pena. Arrestiamo la stessa persona 4, 5 volte, poi esce e continua a delinquere: allora che senso ha la nostra azione?»Milocchi ha spiegato le nuove possibilità offerte dallo strumento delle ordinanze, che consentono di intervenire sulla sicurezza urbana e quindi anche sulla vita civile, sul degrado urbano e sulla coesione sociale.

Il Piccolo, 30 novembre 2008 
 
PROGETTO UE  
Il sindaco: «Essenziale la metropolitana leggera»
 
  
Monfalcone parteciperà al grande progetto per la Metropolitana leggera, il collegamento ferroviario veloce con Trieste e Gorizia, esteso a Capodistria e Nova Gorica. Il Comune, infatti, farà parte del parternariato internazionale che ha presentato la manifestazione d’interesse sul bando Italia-Slovenia, coordinato dalla Regione e dall’Ince. Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, ha firmato il relativo accordo di partecipazione. «È una prospettiva di cui si parla da anni – ha rilevato Pizzolitto – e cui guardiamo con interesse, perché il nostro territorio è una vera e propria piattaforma logistica ed è al centro di importanti flussi di pendolarismo. Il miglioramento dei servizi di trasporto è essenziale per quest’area transfrontaliera sempre più integrata nelle sue relazioni economiche sociali e culturali».
Al Comune di Monfalcone sarà affidata un’azione progettuale che è stata messa a punto dall’Ufficio gabinetto. Con questa proposta denominata, Adria, se sarà valutata positivamente, si potrebbe aprire una prospettiva concreta per la realizzazione dell’anello di connessione fra Capodistria, Trieste, Monfalcone, Gorizia, e Nova Goriza sul modello del Sistema metropolitano veneto. Non a caso anche Venezia è partner del progetto assieme alla Provincia di Trieste, e al Comune di Gorizia. La «circolare metropolitana» potrebbe collegare questo anello transfrontaliero ai tre poli aeroportuali di Ronchi, Venezia e Lubiana.

Il Piccolo, 29 novembre 2008 
 
DIFFICOLTÀ PER REGGIANE  
Fantuzzi chiede che sia rispettato il preliminare siglato con Terex
 
 
Fantuzzi ha intenzione di dare battaglia per vedere rispettato il contratto preliminare siglato a inizio agosto con Terex, che una decina di giorni fa ha invece effettuato una frenata dell’operazione di acquisizione del gruppo emiliano, fondamentale per risolverne le difficoltà finanziarie e garantire un futuro anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Palnts di Monfalcone. Nell’incontro di questi giorni con i sindacati a Reggio Emilia la società ha ribadito di voler far valere l’accordo, la cui attuazione sembra bloccata solo dal via libera dell’autorità antitrust turca. Secondo Fantuzzi Reggiane non sussiste alcun elemento ostativo al closing dell’operazione di cessione al gruppo americano Terex, che quindi può essere perfezionata non appena sarà rilasciato a breve, dalla Turchia, l’ultimo dei nulla osta delle autorità antitrust competenti. In un’intervista a inizio settimana a Bloomberg Tv, canale di informazione finanziaria, il Ceo di Terex Ron DeFeo ha comunque confermato quanto comunicato alla Sec, la società di controllo della Borsa di New York, e cioé di ritenere che si sia verificato un deterioramento delle attività del gruppo Fantuzzi tale da impedire il perfezionamento dell’acquisizione e di aver chiesto ulteriori informazioni alla società emiliana per chiarire la situazione. «Il problema è che c’è poco tempo – sottolinea il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, perché il bond contratto da Fantuzzi scade a gennaio». Il coordinamento della Fiom-Cgil del gruppo Eaton si ritroverà invece martedì a Massa, dove la società statunitense ha deciso di chiudere il suo stabilimento, mettendo in mobilità 355 lavoratori. «Abbiamo intanto tenuto assemblee nella fabbrica di Monfalcone – spiega Casotto – per informare i lavoratori su cosa sta accadendo. Aspettiamo di incontrare quanto prima l’azienda a livello locale per un quadro dei carichi di lavoro per il prossimo anno».

Il Piccolo, 29 novembre 2008 
  
Sfrattata La cuccia: animali senza casa  
Il nuovo rifugio non è pronto
 
 
MONFALCONE. Centinaia di cani e gatti abbandonati, che hanno trovato rifugio e cure nella sede de La cuccia di via Bagni rischiano di trovarsi nuovamente senza casa. La Cuccia infatti dovrà lasciare libra l’area di via Bagni, ma senza avere certezza di una nuova sede. Sono fermi, infatti, i lavori che avrebbero dovuto creare il nuovo rifugio e a peggiorare le cose emergono nuovi problemi burocratici che mettono in forse addirittura l’opera. Desolata la presidente della Cuccia, Laura Grassi, che non sa come potrebbe andare a finire la vicenda e si affida al Comune. Che però, da parte sua, non dà e non può dare risposte certe visto che la zona scelta per ospitare la nuova sede della Cuccia, in zona Schiavetti, è sottoposta a vincolo ambientale e che, oltre ai normali pareri, deve passare anche al vaglio di altri due servizi della Regione.
Se i pareri fossero negativi, tutto il progetto salterebbe e gli animali resterebbero senza “cuccia”. A fronte della situazione, visto l’allarme sollevato da tanti cittadini sensibili al problema e considerato che la mancanza di un punto di riferimento per gli animali randagi ed abbandonati sul territorio comunale, potrebbe far sorgere in termini di salute pubblica, la consigliere comunale de La Destra, Lionella Zanolla, ha presentato un’interrogazione al sindaco, chiedendo notizie sulla situazione attuale dei lavori di costruzione del nuovo rifugio, sulle problematiche che sono sorte e le eventuali soluzioni che il Comune sta ponendo in essere per risolverle.
Zanolla chiede anche le eventuali azioni che il Comune sta predisponendo «per evitare il pericolo che al 31 dicembre 2008 lo sfratto del vecchio sito de La Cuccia diventi esecutivo con i conseguenti problemi di ricollocazione dei tanti animali là ricoverati».
Intanto i monfalconesi, che avevano firmato in migliaia la petizione che chiedeva che venisse risolto il problema della sede, domando, anche tramite lettere aperte, che in qualche modo si faccia chiarezza. Anche perché in gioco c’è il destino di centinaia di gatti e decine di cani abbandonati che non saprebbero dove andare altrimenti. La Cuccia è infatti l’unica struttura di riferimento per la zona di Monfalcone (l’altra più vicina è il Gruppo ambiente di Ronchi) per animali abbandonati. Da ricordare che il Comune di Monfalcone ha ricevuto dalla Regione un contributo di 133 mila euro per la realizzazione della struttura, la cui realizzazione doveva essere inserita nel piano delle opere pubbliche per il 2008. Poi alcuni ritardi burocratici avevano fatto slittare il termine al 2009.

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 219.536 visite
Annunci