Il Piccolo, 03 novembre 2008 
  
CENTRALE TERMOELETTRICA  
Nuova gru per lo sbarco di carbone
 
 
Un investimento di oltre 3 milioni di euro per una nuova gru portuale interamente progettata e costruita da imprese locali. È quello che interessa la centrale elettrica di Monfalcone e che si concretizzerà nei primi mesi del prossimo anno con l’approntamento di un nuovo e rivoluzionario sistema di scarico del carbone dalla banchina e il suo convogliamento verso la centrale. Il tutto in un più vasto programma di ammodernamento deciso da E-On, già Endesa, che punta a diversi obiettivi. Il nuovo macchinario sostituirà i due attuali ponti gru, ormai vetusti. Realizzeranno la gru l’Ardea e le Reggiane, l’una per la tramoggia, l’altra per la gru. Il nuovo «sistema» sarà operativo dal 2009. Si tratta di una struttura colossale: la tramoggia è alta 15 metri, larga 10, del peso di 150 tonnellate e dalla capacità di 200 metri cubi. La gru è alta 64 metri, larga 16, pesa 330 tonnellate e ha una portata di 16. La nuova gru consentirà di sveltire le operazioni di scarico del carbone per alimentare l’impianto di 160 megawatt della centrale, con una minor dispersione di polveri nell’atmosfera. Le manovre saranno effettuate all’interno di una cabina insonorizzata e con il semplice uso di un joystick. «È indubbio il vantaggio anche sotto il profilo economico – afferma Giuseppe Picini, responsabile dei grandi progetti di E-On – visto che lo scarico si svolgerà in tempi ridotti rispetto al passato con una minor permanenza delle navi e delle chiatte in banchina. Rilevante anche il riflesso nei confronti dell’indotto, visto che le due imprese che stanno lavorando e che hanno vinto una gara che vedeva impegnati competitor internazionali, sono entrambe locali e hanno dimostrato tutta la loro professionalità nel condurre l’operazione. La nuova gru avrà la possibilità di movimentare quasi il doppio del carbone che oggi viene scaricato usando due macchinari». Le operazioni di approntamento della gru inizieranno a metà gennaio e nello stesso periodo verranno accantonate le due già esistenti.
Luca Perrino
 

Messaggero Veneto, 03 novembre 2008 
 
«Impianto a biomasse, rischio inquinamento» 
STARANZANO
 
 
STARANZANO. Esprime perplessità nei confronti del progetto di impianto di biomasse che dovrebbe essere realizzato a Staranzano, in località Bistrigna dalla società Elettrostudio srl, ma chiarisce che la sua posizione non deriva da un giudizio preconcetto o in quanto estremista dell’ambiente, visto che l’impianto per alimentarsi userebbe olio vegetale, quindi fonte di energia rinnovabile e quindi assimilabile all’energie alternative previste dai parametri europei più moderni.
«La mia preoccupazione – spiega il consigliere comunale staranzanese di Alleanza nazionale, Alessandro Marega – riguarda invece alcuni punti che non sono chiari e riguardano l’eventuale inquinamento delle falde acquifere a cui non è stata data risposta. Visto la grandezza di questo impianto un problema è legato (e questa è una mia grossa preoccupazione) al prelievo dal sottosuolo di enormi quantità d’acqua necessaria al raffreddamento degli impianti e la gestione delle acque reflue».
Evidenzia poi come non sia chiaro come avverrà il trasporto del combustibile. Se avvenisse via ferrovia Marega non avrebbe nulla da ridire, ma se invece, come proposto dal segretario del Pd, servisse creare un impianto a tubazione, il rappresentante di An sarebbe nettamente contrario, visto che «sarebbe un’opera che porterebbe maggiori escavazioni e vincoli al territorio comunale. Altro fatto rilevante è che la società di gestione dell’impianto farà degli accordi a carattere pluriennale con l’amministrazione comunale e sarebbe il caso che la giunta comunale si attivasse per chiarire quali vantaggi i cittadini avrebbero da questo accordo. In ogni caso – prosegue – spero che questi accordi possano andare a favore di tutta la comunità attraverso congrue diminuzioni della bolletta energetica delle famiglie staranzanesi». Il progetto per l’impianto a biomasse dispone dei premi derivati dai cosiddetti “certificati verdi”, contributi erogati per la produzione di energia da fonti rinnovabili. «Ma terminata l’erogazione dei certificati, la centrale probabilmente sarà antieconomica e bisognerà pensare ad una ipotetica conversione o dismissione. E allora – chiede – chi se ne farà carico? Penso che si debba coinvolgere maggiormente la popolazione residente con una discussione serena e aperta evitando fratture ideologiche e di propaganda. Il mio non è un no assoluto, ma ritengo che sarebbe più utile attendere il piano energetico regionale, che quantificherà il fabbisogno energetico regionale e individuerà le zone dove installare impianti».