Il Piccolo, 10 novembre 2008 
 
I TAGLI DELLA LEGGE GELMINI  
Scuola, è a rischio la metà dei precari  
Denuncia del sindacato di categoria della Cisl. Nelle superiori studenti in stato d’agitazione
 
 
Si profilano anche sul nostro territorio tagli e conseguenze pesanti, determinati dal decreto Gelmini, da poco diventato legge.
In provincia sono attualmente in servizio 410 precari, fra docenti e personale ausiliario Ata. Nei prossimi tre anni 216 di loro rischiano il posto: in particolare 106 Ata e 21 docenti della scuola dell’infanzia, 47 della primaria, 25 delle medie e 47 degli istituti superiori. E sono solo i dati relativi alla provincia di Gorizia. Nella provincia di Udine i numeri sono ancora più alti. In regione è previsto un taglio totale di 1.250 docenti e di 741 unità Ata.
Dati allarmanti che mettono in luce una triste realtà a cui dovrà far fronte il mondo della scuola. In Italia si parla di 131.000 posti di lavoro in meno, tra insegnanti e personale. I tagli al personale sono solo uno dei punti inclusi nella legge 133, conversione del decreto Gelmini, che prevede tra l’altro la diminuzione del monte ore settimanale: nelle scuole ci saranno 6 ore di lezione in meno alla settimana.
«Tutto a scapito della qualità dell’insegnamento e della quantità di nozioni che si possono insegnare» spiega Dario Cauzer, segretario provinciale della Cisl Scuola.
La preoccupazione è anche legata alla probabile abolizione del tempo pieno. Come faranno le famiglie, dove entrambi i genitori lavorano, a occuparsi dei figli nel pomeriggio? Si rischia di tornare indietro di decenni: quando le donne stavano a casa ad accudire i figli. E’ questo il timore più diffuso, sia nell’ambiente scolastico, sia tra le famiglie.
Perplessità anche sul ritorno al maestro unico. Attualmente, nelle scuole primarie, grazie all’insegnamento modulare i bambini possono seguire dei momenti di recupero oppure di approfondimento tematico e gli alunni stranieri seguono un percorso mirato di inserimento.
«Con il maestro unico non sarà più possibile fare tutto questo, perché il docente dovrà stare dietro a classi sovraffollate e non avrà il tempo di seguire i casi più difficili o di potenziare le capacità degli alunni più bravi», spiegano alla Cisl Scuola.
Nelle scuole primarie di Monfalcone l’introduzione del maestro unico potrebbe arrivare già con il prossimo anno scolastico. Questo perché sono già stati fatti dei tagli sul personale e il numero dei docenti non è sufficiente a coprire la turnazione prevista per continuare l’insegnamento modulare.
Gli insegnanti, dal canto loro, si stanno impegnando per garantire le trenta ore settimanali e un elevato livello di competenza, ma sono consapevoli che un maestro unico non sarà in grado di assicurare tutto questo.
I bambini stanno già in parte pagando le conseguenze della riduzione del personale: per loro le gite sono un miraggio, perché il numero di docenti è insufficiente per assicurare la vigilanza necessaria durante le uscite.
Grazie alla legge 133 pende sulle scuole più piccole l’incubo dell’accorpamento. Non dovrebbe esserci nessun caso nel mandamento, perché tutte le scuole hanno un numero piuttosto alto di studenti e a causa dei tagli precedenti alcuni istituti avevano già subito un intervento di razionalizzazione.
Questo provvedimento, però, potrebbe interessare le scuole dei comuni minori, come Fossalon di Grado o Medea.
Spetta, comunque, alla regione realizzare il piano di accorpamento e di chiusura degli istituti più piccoli. «Ci sono molte persone che lavorano da anni nel mondo della scuola, il cui futuro si è infranto nei tagli di governo, mimetizzati con l’intento di migliorare la scuola» afferma Dario Cauzer. Sia la Cisl Scuola, sia gli altri sindacati Cgil, Uil, Snals e Gilda, si sono unite in corteo a Roma il 30 ottobre. Nella provincia di Gorizia si è astenuto dalle lezioni oltre il 70% dei docenti. Per la prima volta le cinque sigle sindacali hanno proclamato insieme lo sciopero generale per manifestare il proprio dissenso ai provvedimenti del ministro Mariastella Gelmini e chiedere l’apertura di un tavolo di confronto con il governo per revisionare la legge.
«Hanno preso le decisioni senza interpellarci. Vogliamo essere presi in considerazione almeno nella stesura dei regolamenti applicativi, l’unico margine per limitare i danni per la scuola. Continueremo lo stato di agitazione e di sensibilizzazione a livello locale attraverso incontri pubblici e sit in in piazza», conclude Cauzer.
Intanto, sul fronte studentensco resta alta l’attenzione nelle scuole superiori dove i ragazzi stanno valutando l’ideoa, per rendere pubblico e visibile il loro malumore di tenere lezioni all’aperto. Resta ad ogni modo proclamto la stato di abgitazione anche se al momento nesuna scuola risulta occupata o autogestita.
Rossella de Candia

SCUOLA. ITALIA DEI VALORI  
«La mozione di Del Bello passo falso della maggioranza»  
Zanolla (Destra): «Sono altri i problemi cui l’Aula dovrebbe dedicare attenzione» 
 
«In effetti il Consiglio comunale di giovedì sera non ha offerto uno spettacolo esaltante agli intervenuti accorsi per ascoltare il dibattito sulla mozione presentata dal consigliere della maggioranza Fabio Del Bello contro il decreto Gelmini in difesa della scuola pubblica». Ad affermarlo è il referente cittadino dell’Italia dei Valori, Bruno Bonetti, che sottolineando l’importanza dell’argomento critica la formulazione «impropria e illegale di un volantino che che invitava alla costituzione di un comitato a nome del Consiglio stesso senza che questo avesse deliberato in merito». La mozione non era passata in aula a causa della mancanza del numero legale, un vero e proprio passo falso della maggioranza consumatosi davanti a studenti e docenti intervenuti per assistere al previsto dibattito.
Ma su questa vicenda, «ciò che meraviglia è l’assoluto silenzio dell’assessore all’Istruzione e il cittadino si chiede come mai non sia uscita una parola, un intervento, un pensiero sull’argomento-scuola come fosse estraneo alla vicenda. O forse non ha ben compresa la dannosità del decreto Gelmini per le troppe assenze dal suo ruolo di insegnante tanto da essere all’oscuro del problema?», ssostiene Bonetti riferendosi, senza peraltro citarla esplicitamente, la vicesindaco a essessore Silvia Altran.
«In questa situazione generale di mal di pancia dell’amministrazione – aggiunge Bonetti – si inserisce il distacco dalla maggioranza consiliare di due esponenti rendendo così precaria la tenuta stessa cui si aggiunge, per ironia della sorte, l’ingresso in giunta di un consigliere nemmeno apprezzato dai suoi pochissimi affezionati elettori non essendo stato eletto, ma ripescato alle ultime elezioni». «Ancora una volta – secondo Bonetti – vince la partitocrazia ma non il merito. Ma a queste turbolenze amministrative non va sottovalutata la precaria conduzione di altri assessorati che non rispondono alle richieste e esigenze dei cittadini e associazioni». «Già precedentemente – conclude l’esponente dell’Italia dei Valori – ebbi modo di denunciare questa pericolosa deriva amministrativa e ora se non si vuole lasciare la città in mano alla destra sarà necessario riprendere in mano la situazione con determinata forza e coraggio anche a costo di scontentare qualche troppo pretenziosa forza politica».
Sull’argomento interviene anche la consigliera della Destra Lionella Zanolla che sottolinea come la questione-scuola sia ritenuta dalla maggioranza «l’unico problema scottante», mentre «disoccupazione, lavori pubblici, crisi alla Eaton, sicurezza sono completamente spariti dalle preoccupazioni di tutti ed è subentrato questo fondamentale problema: la creazione di una comitato anti-Gelmini a cui il Comune deve dare l’imprimatur e concedere sedi e quant’altro». «Quanto accaduto sulla mozione di Del Bello – aggiunge Zanolla – può accadere in qualsiasi altro momento, vedi bilancio. E non osi l’amministrazione chiedere all’opposizione senso di responsabilità. Loro dicono di aver vinto, di avere i numeri. Bene: si assumano le loro responsabilità».

Messaggero Veneto, 10 novembre 2008 
  
MONFALCONE  
Bonetti (Idv): sta cedendo la maggioranza di Pizzolitto
 
 
MONFALCONE. «In effetti il consiglio comunale di Monfalcone di giovedì sera non ha offerto uno spettacolo esaltante agli intervenuti accorsi per ascoltare il dibattito sulla mozione presentata dal consigliere Del Bello contro il decreto Gelmini sulla riforma scolastica. L’argomento si annunciava di importante attualità, ma discutibile per la metodologia con cui è stato presentato».
Bruno Bonetti di Italia dei valori interviene in merito alla sospensione della seduta a causa della mancanza del numero legale di presenti. «Ciò che meraviglia è l’assoluto silenzio dell’assessore all’istruzione e il cittadino si chiede come mai non sia uscita una parola, un intervento, un pensiero sull’argomento scuola come se fosse estraneo alla vicenda».
Secondo Bonetti, in questa situazione generale «di mal di pancia dell’amministrazione», si inserisce il distacco dalla maggioranza consiliare di due esponenti, già Margherita e ora Rosa Bianca, rendendo così precaria la tenuta stessa della maggioranza, «cui si aggiunge, per ironia della sorte – prosegue, riferendosi alla prossima possibile nomina ad assessore di Giordano Magrin dello Sdi, in sostituzione di Andrea Montagnani –, l’ingresso in giunta di un consigliere nemmeno apprezzato dai suoi pochissimi affezionati elettori non essendo stato eletto, ma ripescato alle ultime elezioni. Ancora una volta vince la partitocrazia e non il merito. Ma a queste turbolenze amministrative non va sottovalutata la precaria conduzione di altri assessorati che non rispondono alle richieste e alle esigenze di cittadini e associazioni».
Il rappresentante di Idv evidenzia la necessità di riprendere in mano la situazione con determinata forza e coraggio «anche a costo – conclude – di scontentare qualche troppo pretenziosa forza politica».
Intanto, proprio la vertenza con la Rosa Bianca, con i cui rappresentanti Giuliano Antonaci e Antonello Murgia il sindaco Pizzolitto ha avuto un incontro la fine della scorsa settimana, sembra non avere avuto esito positivo. Il sindaco non ha rilasciato dichiarazioni, pur affermando di essere sereno e che «entro la settimana la situazione si risolverà, in un modo o nell’altro». Ma i due consiglieri potrebbero rivelare nelle prossime ore di voler uscire dalla maggioranza, creando davvero problemi di tenuta della stessa: senza i voti dei due consiglieri il centro-sinistra potrà contare su 13 consiglieri, contro i dieci voti dell’opposizione. Situazione che richiederebbe la costante presenza al consiglio comunale di tutti i rappresentanti della maggioranza, per non rischiare di veder bocciare qualche passaggio fondamentale.
Cristina Visintini