Il Piccolo, 17 novembre 2008 
  
Effetto Gelmini in città: taglio di 50 cattedre e una superiore in meno  
«Simulazione» della Flc-Cgil che prospetta anche una drastica riduzione di corsi e indirizzi
 
 
Dopo la conversione in legge della riforma Gelmini e con la protesta studentesca ancora in atto, sindacati e istituzioni cercano di prefigurarsi lo scenario che attende il mondo della scuola non solo a livello nazionale ma anche locale. Sia sul piano organizzativo, sia strettamente occupazionale. Ebbene, secondo la Flc-Cgil potrebbero essere 141 i posti di lavoro a rischio tra docenti e personale interno che verrebbero meno nella provincia di Gorizia – il 30% a Monfalcone -, mentre in tutta la nostra regione l’organico rischia di calare di 1114 unità.
Ma anche le scuole di Monfalcone potrebbero pagare un «pedaggio» altissimo che si potrebbe aggirare addirittura su una perdita di 40-50 posti.
Sono questi i dati emersi da una «simulazione» effettuata dalla Flc-Cgil isontina per meglio comprendere gli effetti della riforma in atto. Un’azione, definita «devastante» dal sindacato, che potrebbe essere evitata solo prospettando una soluzione a dir poco improbabile. Cioè il ritiro della norma legislativa.
Secondo la Cgil, la perdita delle cattedre in provincia di Gorizia è stata così calcolata: 37 per le scuole elementari, 38 per le scuole medie, 27 per le superiori. Oltre a 39 posti occupati dal personale Ata che verrebbero meno. Fin qui i numeri, che rispecchiano per grandi linee quelli già ipotizzati da altre organizzazioni dei lavoratori o dagli stessi operatori scolastici. Ma le scuole monfalconesi potrebbero pagare in modo severo anche in termini di autonomia, di corsi, attrezzature e laboratori.
Pessimo il futuro, ad esempio, che la Flc-Cgil prefigura per il Liceo scientifico Buonarroti che potrebbe perdere il biennio dell’indirizzo «sperimentale», come pure l’indirizzo «classico» che, peraltro, già quest’anno non è stato costituito per carenza di iscritti. E un’altra prospettiva, giudicata con estrema preoccupazione dai dirigenti scolastici, potrebbe riguardare gli altri due istituti superiori cittadini che, per affinità, rischiano di essere unificati sotto un’unica sigla e direzione. Trattati insomma come dei «doppioni».
È il caso dell’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano che già quest’anno si trova, quanto a numero di studenti, sotto il tetto minimo richiesto per godere dell’autonomia, cioè 500. La sua sorte, secondo il sindacato, potrebbe essere quella di finire accorpato al Polo professionale di via Baden Powell, sotto un unico dirigente scolastico. «La situazione è gravissima – afferma Mino Malfi della Flc-Cgil isontina -: qui non si tratta di limare sperperi di risorse inutili come vuol farci credere il governo. Stiamo seriamente rischiando di snaturare la funzione stessa delle scuole professionali che hanno il compito di formare i futuri operai specializzati, e di quelle tecniche in campo industriale e commerciale».
La prospettiva, secondo la Flc-Cgil – è ancor più grave a Monfalcone, la cui economia poggia sull’industria più che sul terziario. In questo caso inoltre, secondo il sindacato, ci sarebbe un’emorragia di insegnanti di materie tecniche. A livello provinciale – aggiunge Malfi – rischia la cancellazione anche una scuola unica nel suo genere nell’Isontino, l’Istituto agrario di Gradisca d’Isonzo. «A oggi – aggiunge Malfi – non si conosce il destino che potrebbe attendere questa scuola. Per questi motivi, la Flc-Cgil chiediamo il ritiro o quanto meno la sospensione per almeno un anno della legge. Nel frattempo dovremmo metterci attorno a un tavolo e discutere».
Un primo effetto, secondo il sindacato, c’è già stato: i termini delle iscrizioni per il prossimo anno sono state rimandate. Dovevano essere effettuate entro il 31 gennaio, invece sono state rinviate a febbraio o addirittura a marzo in attesa vdi conoscere i contenuti e le disposizioni dei decreti attuativi e quindi stabilire gli organici delle singole scuole. Per quanto riguarda gli eventuali accorpamenti, il sindacato spinge per coinvolgere quanto prima la Regione, la Provincia di Gorizia e i Comuni prima che sia troppo tardi. «Questo non è solo un problema di Monfalcone, dell’Isontino o della regione – afferma Malfi – ma è un problema nazionale perché tocca le famiglie, la qualità dell’insegnamento e il posto di lavoro di tante persone. Senza contare il problema delle scuole elementari e del ”tempo pieno” che viene frequentato da centinaia di scolari a Monfalcone e che potrebbe essere messo a rischio con il ricorso alla figura del maestro unico.
«Non c’è in gioco solo un metodo d’insegnamento – conclude Malfi – ma anche l’organizzazione interna di molte famiglie con entrambi i genitori che lavorano e che vedrebbero la loro esistenza rivoluzionata. Stiamo preparando un piano di protesta che prevede, per il personale Ata, lo sciopero dello straordinario, per i docenti il rifiuto di sostituire colleghi assenti o di svolgere attività non obbligatorie e quindi bloccare, a esempio, i viaggi di istruzione. Per le scuole superiori bisogna cominciare una serie di iniziative di sensibilizzazione sul territorio, coinvolgere in una rete gli studenti di diversi istituti e anche i genitori, con l’obiettivo di puntare a una scuola di qualità».
Ciro Vitiello

COORDINAMENTO ISONTINO  
Mercoledì assemblea in Consiglio
 
 
Il dibattito del Consiglio di Monfalcone sui cambiamenti imposti alla scuola dal decreto Gelmini non è proseguito giovedì sera. Il confronto sulla mozione presentata dal Pd proseguirà nella prossima seduta, come deciso dal presidente del Consiglio Marco Ghinelli e dai capigruppo. Intanto continua la mobilitazione anche a livello locale per la difesa della scuola pubblica. La sala del Consiglio farà da teatro mercoledì, alle 20.30, a un’assemblea pubblica del Coordinamento isontino in difesa della scuola pubblica, riunita per discutere dei contenuti e dei dispositivi di legge che «mettono a rischio l’esitenza stessa del carattere pubblico della scuola e dell’università italiana». Nel corso dell’iniziativa, spiegano gli organizzatori, verranno esposte le ricadute dei tagli del personale docente e Ata nella provincia e gli effetti del nuovo dimensionamento delle istituzioni scolastiche in termini non solo di chiusura di plessi, ma anche in materia di offerta formativa. Il coordinamento è nato come strumento di partecipazione dal basso di docenti dei diversi ordini di scuola, personale Ata, genitori e studenti ed ha già promosso diversi momenti di informazione con volantinaggi e assemblee.