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Il Piccolo, 29 novembre 2008 
  
COMPLETATA LA RISTRUTTURAZIONE DA 15,5 MILIONI 
L’ex Albergo impiegati rinasce a marzo: Area punta a farne il Distretto tecnologico  
Nello stabile un albergo, un Centro di formazione, sedi di Anci e Consorzio industriale
 
  
L’ex albergo impiegati sarà restituito in parte alla città entro la prossima settimana, quando, salvo imprevisti, saranno eliminati i ponteggi esterni e lo storico edificio sarà visibile nella sua nuova veste color ocra e rosso, dopo decenni di incuria. La data della conclusione dei lavori si sta avvicinando, come pure quella dell’avvio della riconversione dell’edificio di maggior pregio architettonico esistente a Monfalcone, realizzato all’inizio degli anni ’20 nell’ambito della creazione del rione di Panzano da parte dei Cosulich, in un centro di alta formazione e in un albergo a 4 stelle.
Grazie alla sinergia tra pubblico e privato, che, complessivamente, hanno investito nell’operazione almeno 15,5 milioni di euro. «L’impresa sta confermando l’ultimazione dell’intervento per marzo – afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto -. Spero sia possibile, perché il contenitore ha già i suoi contenuti».
Nel palazzo di via Cosulich non si insedierà solo lo Ial, tra i soci dell’Ati (composta anche dall’impresa edile Icep di Pordenone e dalla società alberghiera Helios di Grado) che dopo il recupero gestirà l’immobile di proprietà comunale per 28 anni.
Nell’ex albergo entreranno anche l’Anci e Federsanità Anci nell’ambito del progetto di formazione in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e il Consorzio per lo sviluppo industriale vi trasferirà la propria sede.
Non è poi davvero escluso che l’ex albergo impiegati possa diventare anche la sede del Distretto tecnologico navale, la cui nascita è stata presentata dalla Regione e dall’Area Science Park proprio a Monfalcone 9 mesi fa. Il Ditenave ha del resto tra i suoi attori principali Fincantieri, che ha inoltre già deciso di collocare nell’ex albergo impiegati degli uffici.
L’edificio di via Cosulich, insomma, ha già trovato utilizzatori a sufficienza e di qualità. Tant’è che anche la dependance sul retro dell’ex albergo, che avrebbe dovuto essere destinata ad accogliere il Museo dell’archeologia industriale, poi dirottato nell’ex albergo operai, è stata ristrutturata per fornire nuovi spazi. In ogni caso, in base al project financing costruito dal Comune, il 50,5% degli 8.242 metri quadri utili è destinato a un uso pubblico, cioé alla formazione e all’alta formazione, mentre il restante 49,5% sarà impiegato per la struttura ricettiva, la ristorazione e i servizi.
La struttura sarà dotata di quattro nuovi elementi di distribuzione verticale (scale-ascensori) di cui due posti praticamente all’ingresso della hall, dove si troveranno la reception dell’albergo a 4 stelle e l’accoglienza dell’area formativa.
Sul retro del piano terra ci sarà la cucina che servirà la sala da pranzo dell’albergo, sempre al piano terra in una delle due sale dal tetto vetrato, mentre sul fronte, vicino la reception, è previsto un bar.
L’altra sala sul lato sinistro ospiterà convegni e sarà collegata a due sale per riunioni operative. Il primo piano è tutto destinato all’alta formazione, nel lato sinistro, e alla formazione (le aule sul lato destro). Tutto il secondo piano è invece occupato dall’albergo. Se nel sottotetto è finita gran parte dell’impiantistica, nel seminterrato trovano posto sul lato destro un’area di fitness legata all’albergo e sul lato sinistro archivi e depositi dell’area formativa.
Il costo dell’operazione è di 15,5 milioni di euro di cui 7 a carico del pubblico, 1,2 a dell’impresa e 8,3 stanziati dai privati grazie al ricorso al credito. Progettato dall’ingegner Dante Fornasir e costruito alla fine degli anni ’20, fa parte del complesso residenziale del quartiere di Panzano, realizzato tra il 1912 e il 1927 per le maestranze del cantiere navale. Originariamente destinato ad ospitare gli impiegati celibi, è stato sede della Capitaneria di porto (1977 – 1995) e della Navalgenarmi, struttura dello stabilimento navale che seguiva il processo produttivo delle navi della Marina militare, fino alla fine del secolo scorso, quando si è vuotato, rischiando di rimanere preda dell’abbandono a oltranza.
Laura Blasich

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Il Piccolo , 28 novembre 2008
 
INIZIATIVE ANTI-CRISI 
Prodotti sfusi e sconto agli «over 65» nel 2009 
Avviati contatti con privati interessati alla vendita diretta di alcuni generi
 

Prodotti sfusi, spesa sociale per un giorno, promozioni allungate anche per il periodo pre e post saldi. Il 2009 si annuncia come l’anno della lotta ai prezzi. Il Comune si sta muovendo per proporre altre soluzioni riguardanti il contenimento della spesa. Soluzioni che potrebbero vedere la luce già il prossimo anno.
PRODOTTI SFUSI. «Stiamo lavorando sull’idea di vendere prodotti sfusi a costo minore – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin -. Abbiamo già avuto dei contatti con privati interessati». L’idea era stata proposta nell’incontro tra Comune, Ascom, Federconsumatori e pensionati per elaborare l’osservatorio prezzi. Viene realizzata già in molte zone d’Italia, e permette un risparmio sulla spesa del 35%, e in secondo luogo anche di evitare gli imballaggi, con un effetto benefico anche sull’ambiente. La vendita di prodotti sfusi prevede che nei supermercati cittadini ci siano degli appositi punti di vendita in cui è possibile acquistare «a peso», pasta, fagioli, legumi, riso, e così via. Questo evita di dover poi buttare via chili di plastica e carta per l’imballaggio, e assieme comporta il fatto che ci sia un notevole risparmio in fatto di costi dei prodotti, di cui molte famiglie potrebbero approfittare.
SCONTI PENSIONATI. Altra misura al vaglio del Comune per il prossimo anno è quella di organizzare, assieme all’Ascom, una giornata di sconti per la spesa dedicata agli over 65. «Ne abbiamo parlato con l’Ascom – spiega l’assessore Morsolin – e ora attendiamo da loro notizie». L’idea è quindi ancora al vaglio della categoria, ma ci sono speranze che possa essere accettata, anche grazie all’arrivo della Social Card prevista dal governo, che dedica sì 40 euro al mese alle persone in difficoltà, ma le rende spendibili solo nella grande distribuzione. Ecco quindi che una giornata di prezzi ridotti potrebbe venire incontro alle esigenze del cliente ma anche a quelle del negoziante, che si farebbe una sua clientela. D’altra parte, come si è visto per la proposizione del cestino pranzo a 6 euro, l’interesse per questo genere di iniziative non manca mai.
PROMOZIONI. Intanto, la lotta ai prezzi non si fa solo nei confronti dei generi alimentari. In sempre più negozi cittadini, negli ultimi anni, si è vista crescere l’adesione per le vendite scontate pre-saldi, che da adesso in poi, visto il cambiamento della nuova legge regionale, si potranno portare avanti anche fino al 2 gennaio, data di inizio dei saldi. E, a quanto pare, più di qualche negoziante ha deciso di approfittarne. Tra abbigliamento e beni vari sono decine i commercianti che a Monfalcone stanno attuando le vendite promozionali.
Elena Orsi

Il Piccolo, 28 novembre 2008 
 
VERTICE DI OPERATORI DELLA POLIZIA 
Sicurezza: più telecamere e uomini  
Ridotto il piano-illuminazione. Ma la Regione garantisce continuità nei finanziamenti
 
 
di LAURA BORSANI

Telecamere, più uomini, più mezzi e più soldi. Per garantire un controllo efficace sulla mobilità nell’Euroregione dell’area Schengen servono risorse umane e strutturali. Puntando sul coordinamento, su una «strategia sinergica» e su un «linguaggio comune» in fatto di banche dati e normative. Anche Monfalcone gioca un ruolo di peso, considerate le sue peculiarità di città caratterizzata da un’alta concentrazione e flusso immigratorio, unitamente alla valenza economica e produttiva che la pone quale quinto Comune in regione. Lo ha ribadito l’assessore regionale alla Sicurezza, Federica Seganti, ieri, in occasione del convegno organizzato dall’Ipa (International Police Association), presieduta da Franco Stacul. «Nell’ambito dei finanziamenti relativi all’interconnessione tra le sale operative di polizia urbana, carabinieri, polizia e entro breve anche Gdf, nell’Isontino, assieme a Gorizia è inserita Monfalcone». Un riconoscimento alla città dei cantieri, che richiede un interscambio sempre più serrato tra istituzioni. Tanto che l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, ha lanciato la sua proposta di collaborazione, anche in termini di finanziamenti. Gli oltre 253mila euro determinati dalla Regione per finanziare il Pacchetto-sicurezza presentato dal Comune, ha osservato, rappresentano una tranche di un progetto più ampio, «perchè vogliamo rassicurare i cittadini, ma anche garantire risposte efficaci ad una realtà composita». L’ente locale ha elaborato un piano articolato, che abbraccia tutte le voci previste dal decreto-Seganti. Con lo stanziamento regionale, verrà completata la rete di videosorveglianza, sarà potenziata la centrale operativa del Comando dei vigili urbani, e si interverrà sull’illuminazione nella zona della Rocca e di via Sant’Ambrogio.
«È importante – ha aggiunto Luise – ragionare nella continuità degli interventi. Non ho dubbi sul sostegno e sulla collaborazione della Regione». Monfalcone punta dunque a inserire nuovi e ulteriori tasselli per il suo pacchetto-sicurezza, ritenuto come un piano di progettualità da seguire nel tempo. L’assessore Seganti, da parte sua, lo ha spiegato. «La Regione, il 5 maggio scorso ha introdotto la delega alla Sicurezza. La nostra ambizione è di creare le migliori condizioni per aumentare la collaborazione e la sinergia tra le forze responsabili della sicurezza urbana e territoriale. Una collaborazione che si affianca ai protocolli nazionali bilaterali, volendo integrare adeguate risposte di efficienza sul territorio. Il nostro ruolo non è quello di sostituirci agli organi statali e di intervento, ma di sostenere il coordinamento».
Da qui la riforma della Polizia municipale, per la quale la Regione ha competenza. Il «forte finanziamento per la sicurezza dedicato ai Comuni e alle Province». E i fondi per gli enti provinciali legati alle scuole superiori. L’obiettivo, ha continuato, è quello di «diminuire la burocrazia, evitare sovrapposizioni e aumentare efficacia di interventi e di comunicazione». In fatto di banche dati, la Seganti ha parlato poi di un sistema informatico comune per il quale la Regione, assieme al ministero degli Interni, è alla fase conclusiva. Riferendosi quindi alla questione immigrazione, che in Italia, di fatto, preme soprattutto dal confine Nord-orientale, l’assessore ha sottolineato la necessità di intervenire a monte nel contrastare i flussi clandestini. «Siamo pronti e aperti – ha concluso l’assessore – a un percorso di collaborazione per fare massa critica attorno alle istanze del territorio. La Regione si propone quale trait-d’union tra le forze dell’ordine e lo Stato, per migliorare i collegamenti e le comunicazioni, ma anche per ottenere maggiori e adeguate risorse economiche».
L’intervento del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, si riassume in questi termini: maggiore unità, più mezzi, più risorse economiche e meno burocrazia sono gli elementi principali per combattere il crimine organizzato. « In Italia la provincia di Gorizia è terza nella graduatoria della sicurezza, ma dobbiamo investire di più. La sfida di oggi è parlare la stessa lingua in termini di normative e banche dati».
Anche il questore Antonio Tozzi ha sostenuto l’importanza di avere uno stesso vocabolario informatico, ma anche di un modello di sicurezza al quale fare riferimento, tenendo conto dello «scontro tra culture e realtà criminali diverse» nell’ambito europeo. Ha parlato di collaborazione e di partecipazione del cittadino alla formazione della sicurezza e di un’organizzazione interforze coordinata. Le telecamere? Sono utili ma non esaustive. Ci vogliono uomini addestrati, strategia e un sistema giudiziario meno burocratico. Nel corposo convegno hanno portato la loro esperienza il comandante delle forze di Polizia della Carinzia (Klagenfurt) Wolfgang Rauchegger, il direttore delle forze di Polizia di Nova Gorica Alojzij Mohar, il responsabile della Polizia di frontiera di Fiume. È intervenuto anche Alberto Gasparini, direttore dell’Isig di Gorizia.

VERSO LO SCIOPERO GENERALE – 12 dicembre

Associazione Difesa Lavoratori

Come ADL-Cobas abbiamo colto con molto favore la decisione uscita dall’assemblea degli studenti di proclamare una giornata di sciopero generale e generalizzato per il 12 dicembre. Abbiamo apprezzato
ulteriormente la decisione presa in primo luogo dalla CUB e successivamente, dal “Patto di Consultazione” (CUB, SDL, COBAS) di proclamare lo sciopero sempre per il 12 .
Ci sembra molto importante, in un momento come questo, nel quale si sta manifestando un grande movimento di lotta che mette in discussione alla radice le scelte del governo in materia di formazione, scendere in piazza al fianco dell'”onda anomala” per contribuire a determinare oggi un nuovo passaggio importante nell’espansione ed allargamento di un movimento autonomo e indipendente capace di trasformare la realtà.
Crediamo che se fosse prevalsa la scelta di stare fuori dalla giornata del 12 dicembre, si sarebbe compiuto un grave errore, in quanto, non essere presenti in quella giornata vorrebbe dire chiamarsi fuori da un
movimento di lotta che parla un linguaggio universale e che va a toccare punti nevralgici del modo di concepire uno dei beni comuni fondamentali che è quello della formazione. Si è detto che il sindacalismo di base, indicendo lo sciopero del 12 avrebbe fatto un grosso regalo alla CGIL e, alla luce di questa considerazione, avrebbe dovuto chiamarsi fuori. Una simile valutazione nasce da una considerazione di sé che ci lascia sconcertati. Noi pensiamo che il variegato mondo del sindacalismo di base non può credere di poter competere con quello confederale in una disputa infinita nella quale, certosinamente, si verifica giorno dopo giorno quante tessere in più si è riusciti a strappare ai confederali. La vera competizione con partiti e sindacati sta soprattutto nella capacità di stare nei movimenti di massa, di riuscire anche a promuoverli, perchè è solo a partire da essi che si possono fare salti in avanti nei rapporti di forza tra le classi. In questa ottica l'”onda” ha fatto saltare gli equilibri esistenti ed ha rimesso al centro del conflitto, che verte sul problema scuola-formazione, la possibilità di trasformare qui ed ora “lo stato di cose presenti”. In questo senso la valenza di questo movimento travalica di gran lunga la specificità del contendere e assume una rilevanza straordinaria, perchè si esprime in modo autonomo e indipendente da partiti e sindacati. Pensare che questo movimento si ponga il problema se essere equidistante o meno dai sindacati e dai partiti significa non avere capito nulla della portata del movimento stesso, in quanto non è il movimento che si deve porre questo problema, ma è esattamente il contrario, sono cioè le forze politiche e sindacali che si devono porre il problema di come rapportarsi con esso. Non cogliere questo aspetto da parte di chi dovrebbe avere nel proprio DNA un approccio di questo genere, è veramente preoccupante ed anche imbarazzante, per chi, come noi, da sempre si muove per costruirli movimenti di questo genere.
Ciò detto, ci stiamo muovendo per arrivare alla giornata del 12 dicembre costruendo un percorso di lotta che sappia declinare ovunque la parola d’ordine “la vostra crisi non la vogliamo pagare noi” portando in piazza anche altre istanze che devono trovare il modo di raccordarsi con quanto sta avvenendo nel mondo della scuola.
Lavoreremo per fare in modo che quella parola d’ordine risuoni con forza in tutte le piazze e non diventi successivamente uno slogan vuoto che i sindacati confederali, CGIL in testa (vedi il comportamento tenuto con i lavoratori dell’Alitalia da parte della CGIL), trasformeranno nella solita litania delle compatibilità.
Partire oggi con una posta in gioco alta perchè c’è un formidabile movimento di lotta in piedi, per poi scendere a patti con le modalità che siamo soliti ritrovare nelle varie vertenze sindacali. Ma questo nodo non si scioglie chiamandosi fuori da una giornata nella quale la CGIL ha proclamato lo sciopero per cercare di contenere l’onda evitando che produca rotture irreparabili con il quadro istituzionale.
E’ una storia già vista che rientra nella storia dei conflitti degli ultimi decenni, nei quali CGIL da una parte e partiti di vario genere hanno sempre cercato di imbrigliari i movimenti di lotta per ricondurli alle logiche delle compatibilità. Noi vogliamo contribuire a fare in modo che ciò non avvenga e che i movimenti si esprimano nella più completa autonomia e con la capacità, così come sta già avvenendo, di saper fermare i processi restaurativi e, al tempo stesso, proporsi come soggetto di cambiamento.
Lavoreremo per portare in piazza un’altra fondamentale istanza riguardante la condizione attuale dei migranti. E’ risaputo che l’attuale crisi non è assolutamente prevedibile circa gli effetti che produrrà sugli oltre 3 milioni di migranti presenti regolarmente nel territorio nazionale e sulle centinaia di migliaia di migranti che oggi sono qui e lavorano senza documenti. Ciò che è certo è che l’attuale legge, aggravata dagli ultimi provvedimenti del Governo in materia di “sicurezza”, produrrà gravissime conseguenze sulla vita dei
migranti. E’ risaputo che una grossa fetta di migranti è inserita nel ciclo produttivo con forme di rapporti di lavoro estremamente precari, che spesso non contemplano alcun ammortizzatore sociale. Le conseguenze di questa crisi agiscono prima di tutto sui rapporti di lavoro precari e ciò significa che moltissimi immigrati si
ritroveranno senza lavoro e senza ammortizzatori, rischiando di perdere anche il permesso di soggiorno e di diventare clandestini. Per queste ragioni, da più parti si sta lavorando per costruire una nuova prospettiva di lotta riassunta nello slogan “un giorno senza di noi” che vuole significare costruzione di un movimento di lotta indipendente capace di produrre uno “STOP” all’efficacia della Bossi-Fini in materia di perdita del permesso di soggiorno in relazione al contratto di lavoro, di fermare i nuovi provvedimenti speciali e di impedire che la crisi produca anche perdita della casa per impossibilità di pagare i mutui o gli affitti.
Su questo punto esiste poi forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nelle nostre città, il meccanismo dei mutui sia a tasso variabile che fisso da usura, con l’inevitabile indebitamento di massa ha raggiunto livelli drammatici, in una situazione che già di per se stessa non era tollerabile prima dell’ “ufficializzazione”
della crisi finanziaria. Il minacciato sfratto per gli assegnatari di alloggi popolari ATER morosi di questi giorni è addirittura grottesco nelle sue motivazioni e va a sommarsi con gli sfratti già programmati da tempo e non più prorogati. Crediamo che il tema del diritto alla casa e all’accoglienza sia uno dei temi principali entro cui la crisi si farà valanga sui nostri territori, e riteniamo giusto che questo assuma la giusta centralità anche nelle lotte sociali e sindacali.
Ci auguriamo che la giornata del 12 dicembre possa rappresentare un ulteriore salto di qualità verso la ridefinizione di una forma-sindacato che sia effettivamente al servizio delle lotte e del conflitto e non asservita a logiche gruppettare e minoritarie, ci impegneremo da qui al 12 dicembre affinchè l’appello dei tre Sindacati di base si traduca in una grande giornata di lotta.

26 NOVEMBRE 2008
ADL-COBAS

Il Piccolo, 27 novembre 2008 
  
DOMANDE IN COSTANTE CRESCITA  
Carta Famiglia: 600 richieste ma solo 50mila euro disponibili
 
 
Sono seicento domande, ma solo 50mila euro. Sempre di più, mano a mano che aumentano le richieste di attivazione della Carta Famiglia, i fondi destinati al Comune di Monfalcone risultano insufficienti. E tutte le speranze dell’amministrazione vanno verso gli aiuti previsti a livello nazionale, anche se ancora non si sa, nel dettaglio, quanti saranno e in che modo verranno distribuiti a Monfalcone. È probabile che, facendo le necessarie previsioni, i nuclei familiari interessati saranno quelli che già hanno chiesto di essere inseriti nella Carta famiglia e nella richiesta di aiuti finanziari. Ovvero, rispettivamente, 600 e 111 nuclei famigliari. Il che significa che almeno 700 sono le persone potenzialmente interessate ai bonus nazionali previsti. «Ancora non sappiamo nel dettaglio in che modo tali provvedimenti verranno applicati a Monfalcone – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin –. La sola cosa di cui siamo certi, al momento, sono i fondi per la Carta famiglia, che rimangono quelli precedentemente fissati, ovvero 50mila euro. Anche per questo stiamo attendendo nel contesto generale di capire che cosa farà la Regione, visto che 50mila euro per 600 famiglie sono troppo pochi. Avevamo pertanto deciso di utilizzare le risorse a livello mandamentale, ma se a Monfalcone che è la città più importante sono pervenuti 50mila euro, è evidente che alle altre città sono pervenuti ancora meno fondi». Anche per questo al momento l’applicazione dei fondi sulla Carta è bloccato, visto che ci si aspettava qualche comunicazione da parte della Regione su eventuali implementazioni dei fondi per poterli usare al meglio. Le richieste per la Carta famiglia infatti sono in continuo aumento, come rivelato dagli stessi servizi sociali negli scorsi giorni: erano circa 400 a inizio luglio e sono divenute 600 a fine di questo mese. Il provvedimento era stato voluto dalla giunta Illy a sostegno delle famiglie numerose con un reddito inferiore a 30 mila euro all’anno. La carta infatti prevede diverse gradazioni di benefici, suddivise in tre fasce: fascia ad alta intensità (famiglie con tre o più figli a carico e Isee non superiore a 30mila euro, ad esempio uno sconto fino a 300 euro l’anno sulla bolletta della luce), fascia a media intensità (famiglie con due figli a carico e Isee del nucleo familiare non superiore a 30mila euro), fascia a bassa intensità (famiglie con un figlio a carico e Isee non oltre i 30mila euro. limite superabile solo in un caso di con 4 o più figli.

LE RILEVAZIONI DELLA FEDERCONSUMATORI  
Giù i prezzi, risparmi sulla spesa fino a 18 euro  
In calo uova, tonno e caffè. Crescono invece pane, prosciutto, pasta, zucchine e dentifricio
 
 
Oltre 80 centesimi per il prosciutto San Daniele, venti per le zucchine, 70 per il pane pugliese. Ancora una volta il paniere dei prezzi della Federconsumatori rivela un aumento non indifferente dei prezzi dei generi alimentari nei negozi della città. Se gli altri prezzi grossomodo rimangono stabili, infatti, ci sono alcuni aumenti non da poco che spiccano all’interno delle categorie monitorate. E rivelano ancora una volta che i prezzi sono in ascesa, a volte molto sostenuta.
I PREZZI. Gli aumenti più consistenti, come detto, si registrano nel pane (il pugliese passa da 2,99 a 3,40), nel prosciutto San Daniele (che passa da 1,98 a 2,65), e nelle zucchine (da 1,78 a 1,98). Anche il prosciutto cotto non scherza: passa da 1,19 a 1,79, con un aumento di 60 centesimi. Aumenta, curiosamente, anche un bene che certo non è legato alla stagionalità, ovvero il dentifricio, che passa da 1,90 a 2,70 euro. Altri cambiamenti sono per la pasta (+ 2 centesimi). Particolare il caso delle patate, che possono crescere di 6 centesimi in una struttura e calare di 20 in un’altra. Per fortuna ci sono anche delle notizie positive, come il calo del costo delle uova (-14 centesimi), del caffè (-30 centesimi), del tonno (-50), delle carote (-20).
LA SPESA TOTALE. Rimane invece costante il gap tra una spesa e l’altra, a seconda della scelta su prodotti di marca e non d marca. Per quanto riguarda la Coop, per esempio, lo stesso carrello riempito con prodotti non di marca costa 18 euro in meno di quello «firmato». Più contenuta la Cityper, in cui la differenza si ferma a 16 euro. Oltre 17 euro è invece il divario tra le due spese all’Emisfero, mentre l’Eurospar si colloca anche a 16 euro. Le ultime due strutture sotto esame, la Bennet e l’Ipercoop, si collocano rispettivamente in una differenza tra le due spese di 14 euro e ben 20 euro. La decisione di mettere a confronto le varie spese è stata presa dalla Federconsumatori per rendere evidente subito, ad una prima occhiata, di quanto è il risparmio di una famiglia che decide per una spesa non di marca effettuata con gli stessi identici prodotti.
Alla fine del primo periodo di misurazione, l’associazione dei consumatori provvederà a stilare un bilancio dell’andamento, come fatto per le precedenti occasioni.
IL MONITORAGGIO. Al momento, il progetto, che come detto è durato sei mesi, ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityper, Coop, Ipercoop Gradisca, Despar, Emisfero). I risultati sono poi anche pubblicati sul sito del Comune, e su degli schermi predisposti nella sede centrale, e appesi alle bacheche dei Comitati di rione. I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, cosa che sembra appunto confermata dalle ultime rilevazioni.
Adesso la misurazione proseguirà fino al prossimo mese, quando la Federconsumatori stopperà fino a inizio anno l’attività di misurazione (causa la presenza degli sconti e iniziative promozionali in vista del Natale). Tutto riprenderà a inizio 2009 per proseguire altri tre mesi.
Elena Orsi

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