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Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
Morti di amianto, altri 22 dirigenti sotto inchiesta  
Coinvolto l’ingegner Fanfani già assolto tre volte. Chiamate in causa anche le ditte subappaltanti 
AVVELENAMENTO  NEI CANTIERI 
La polizia sta notificando gli avvisi di conclusione delle indagini firmati dal procuratore Deidda. Entro gennaio le richieste di rinvio a giudizio 
 
di CLAUDIO ERNE’

TRIESTE Ventidue dirigenti e manager sono coinvolti nella seconda inchiesta sulle morti da amianto di una quindicina di operai del Cantiere di Monfalcone avviata dalla Procura generale di Trieste che l’ha avocata a sè da Gorizia. In queste ore la polizia giudiziaria sta notificando ai ventidue dirigenti indagati l’avviso di conclusione indagini, firmato dal procuratore generale Beniamino Deidda. Tra essi compare il nome dell’ingegner Vittorio Veneto Fanfani, più volte coinvolto in analoghe iniziative della Procura di Gorizia collegate alle morti da amianto e per tre volte assolto in aula dall’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo. Coinvolto nell’indagine anche l’ingegner Manlio Lippi, direttore del Cantiere di Monfalcone dal 1966 fino al 1972.
Nei prossimi venti giorni i dirigenti e i manager delle società coinvolte potranno chiedere di essere interrogati mentre i loro difensori potranno, se lo riterranno opportuno, presentare memorie e richieste di approfondimenti istruttori. In pratica l’inchiesta è chiusa al 99 per cento ed entro gennaio sul tavolo di un giudice del Tribunale di Gorizia arriveranno le richieste di rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo.
Questa inchiesta coinvolge, esattamente come la precedente conclusasi un paio di settimane fa, non solo i vertici dell’Italcantieri e alcuni quadri dello stesso cantiere navale. Per la prima volta gli inquirenti chiamano in causa anche i responsabili legali di alcune ditte che negli anni Settanta e Ottanta hanno lavorato in subappalto nello stesso cantiere. E’ questo il risultato dell’approfondimento istruttorio messo a punto dal pool di investigatori, medici del lavoro e ingegneri esperti in sicurezza, che da sei mesi, su incarico del procuratore generale di Trieste, sta vagliando a tempo di record centinaia e centinaia di documenti e cartelle cliniche di operai e tecnici uccisi dal mesotelioma pleurico. La prima inchiesta conclusa a metà dicembre ha preso in esame 46 casi di operai morti, questa un’altra quindicina. Sono 60 casi sui 900 decessi che gli epidemiologi collegano solo a Monfalcone all’uso dell’aminato. Altrettanti sono quelli segnalati negli ultimi trent’anni a Trieste.
Le due inchieste appena concluse rappresentano a livello giudiziario altrettanti «casi pilota» da cui nessun magistrato penale italiano potrà più prescindere quando affronterà analoghe situazioni. In altri termini il pool investigativo triestino ha tracciato una rotta precisa che prende in esame le tecnologie adottate dai cantieri navali a partire dal 1965 e le confronta con le norme di prevenzione in vigore all’epoca, sia a livello italiano che europeo.
«Ci siamo riproiettati in quegli anni, ricostruendo esattamente l’organizzazione del lavoro e le conoscenze scientifiche e mediche. In altri termini abbiamo riformulato il ’sapere’ di quell’epoca e ne abbiamo seguito passo passo gli sviluppi negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, quando in Italia il decreto 257 ha interdetto l’uso dell’amianto» hanno spiegato gli inquirenti.
Questo è il loro grande merito perché in molti processi in cui erano imputati i dirigenti di questo o quel cantiere navale, questa o quella industria, fino a oggi molti difensori si sono trincerati affermando che i loro clienti, «non sapevano», che «la legge non era chiara», «le norme contraddittorie» e «il mondo scientifico non si era ancora espresso sull’amianto e sul pericolo che un paio di fibre di asbesto postesso innescare il mesotelioma pleurico».
Oggi queste linee di difesa non appaiono più percorribili come in passato, perché i metodi di indagine e le procedure affinate dal pool voluto dal procuratore generale Beniamino Deidda, le hanno superate e relegate per buona parte in archivio. Determinanti per l’avvio di ogni indagine che ha per oggetto le morti da amianto, sono comunque le testimonianze orali dei sopravvissuti. Compagni di lavoro, amici, parenti, figli, tecnici, quadri d’azienda che hanno lavorato nei reparti della morte. «Le loro parole rappresentano l’elemento più forte per le nostre due inchieste su Monfalcone» hanno spiegato alla Procura Generale. 
 
A Trieste 900 morti, due soli processi penali  
I magistrati a differenza dei colleghi di Gorizia hanno privilegiato la via delle cause civili
 
 
TRIESTE Sono quattro le inchieste penali giunte a definizione che hanno finora coinvolto come imputato l’ingegner Vittorio Fanfani, 89 anni di età, dal 1974 al 1984 presidente e amministratore delegato della società proprietaria dei Cantieri navali di Monfalcone. Da tutte queste inchieste approdate al gip o all’aula del Tribunale di Gorizia, l’ingegner Fanfani è uscito a testa alta. «Per tre volte è stato assolto; in una occasione è intervenuta la prescrizione – spiega l’avvocato Giovanni Borgna che lo ha assistito assieme al collega Corrado Pagano di Genova. «Le assoluzioni pronunciate dai giudici di Gorizia hanno una precisa motivazione su cui noi difensori abbiamo fatto leva durante i nostri interventi. Va dimostrato, secondo i principi generali del processo penale, di chi è l’eventuale responsabilità di ciascuna morte. In altri termini la Procura deve dire ’chi ha fatto che cosa’. Deve fare il nome, il cognome e specificare il ruolo avuto da chi non ha applicato- secondo l’accusa- i sistemi di sicurezza previsti all’epoca. Non basta indicare genericamente una serie di responsabilità a cascata, partendo dall’amministratore delegato della società, arrivando al direttore del cantiere, fino a raggiungere il caporeparto. Va sempre definito il ruolo di ognuno nella vicenda. In caso contrario saremmo di fronte a un processo ideologico, in cui le decisioni dei giudici potrebbero apparire condizionate dall’esterno, dalla pressione politica e dell’opinione pubblica…»
In effetti da tempo il Tribunale di Gorizia ha affrontato a livello penale il problema delle morti per mesotelioma pleurico e il numero di assoluzioni e archiviazioni ha superato quello delle condanne. A Trieste due soli processi penali collegati all’amianto sono approdati in questi anni all’aula e in un caso l’imputato è stato assolto, nell’altro condannato in primo grado ma il difensore ha già presentato appello. Moltissimi altri fascicoli sono stati archiviati dalla Procura. Due sedi giudiziarie e due scelte diverse, anche se negli ultimi trent’anni Trieste ha eguagliato il numero di morti per amianto di Monfalcone. Novecento casi in entrambe le località. Gorizia ha avviato un gran numero di inchieste penali, anche sollecitata dalle associazioni monfalconesi. A Trieste, al contrario, è stata seguita la via delle cause civili e solo dalla primavera 2008 il pm Giuseppe Lombardi ha aperto una cinquantina di fascicoli su altrettanti operai uccisi dal mesotelioma pleurico. 
 
RISARCIMENTO  
La Nuova Sacelit di Messina paga quasi 9 milioni
 
 
MESSINA Ammontano ad 8 milioni e 900 mila euro i rimborsi già pagati dalla Nuova Sacelit di San Filippo del Mela agli operai ed ai loro familiari che tra il 1958 ed il 1992 hanno lavorato presso l’azienda che produceva materiale utilizzato per l’edilizia in amianto-cemento.
A darne notizia è il comitato costituitosi negli scorsi anni per ottenere i risarcimenti a favore dei lavoratori che hanno contratto malattie per l’esposizione alle fibre di Asbesto.
In tutto erano 220 i dipendenti dell’azienda, dei quali soltanto otto non hanno avuto conseguenze. Secondo i dati diffusi dal presidente del Comitato, Salvatore Nania, 97 ex dipendenti sono deceduti per mesotelioma, neoplasia, asbestosi e patologie respiratorie, mentre 115 hanno avuta riconosciuta la patologia di asbestosi pleuro-polmonare. «La Direzione della Nuova Sacelit – afferma Nania – con un accordo tra il Comitato ex esposti e il nostro legale, l’avvocato Corrado Martelli, ha chiuso quasi tutti i ricorsi pendenti in primo grado presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, (ne rimane solo uno) e quelli di secondo grado pendenti presso il Tribunale di Messina (ne rimangono solo due), così come i ricorsi pronti per essere presentati sia per gli ex dipendenti che per i familiari riconosciuti con patologia invalidante Asbestosi».

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Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
NATALE SENZA LAVORO  
Anche su Internet la protesta Eaton  
Un film su «Youtube» mostra i cassintegrati che regalano panettoni
 
 
In attesa di nuove iniziative di sensibilizzazione a livello locale, i lavoratori della Eaton Automotive, in cassa integrazione ordinaria dal 5 dicembre fino al 12 gennaio e poi ancora tra la fine del prossimo mese e febbraio, hanno deciso di utilizzare anche la rete per far conoscere la propria situazione. Il video del presidio delle lavoratrici e dei lavoratori di Eaton in piazza della Repubblica a Monfalcone il 24 dicembre è visibile su YouTube. Il filmato «Natale del cassaintegrato, Natale di Lotta» riprende i lavoratori mentre distribuiscono panettoni e spumante ai monfalconesi, ma anche i loro rappresentanti sindacali che spiegano i motivi dell’iniziativa e le richieste rivolte alla società, che sta già chiudendo lo stabilimento di Massa, di avviare un tavolo nazionale per gestire una crisi che ha origini globali. I lavoratori della Eaton Automotive metteranno comunque in campo altre iniziative all’inizio di gennaio, dopo la conclusione delle festività di fine anno, per continuare a tenere alta l’attenzione sulla difficile situazione dell’azienda, colpita dalla pesantissima crisi del mercato dell’auto. La Rsu sta valutando una serie di azioni, dopo i volantinaggi nel mandamento e il banchetto in piazza della Repubblica a Monfalcone della vigilia di Natale, come ha confermato in questi giorni Livio Menon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu dello stabilimento di via Bagni nuova. Le iniziative saranno realizzate a ridosso della ripresa della produzione, per una sola settimana a partire dal 12 gennaio, quanto avverrà del resto anche a febbraio, e, soprattutto, dell’incontro con l’azienda, che dovrebbe presentare il piano industriale e un minimo di prospettive per il 2009.

Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
Povertà in aumento: cresciuto del 60% il numero degli indigenti  
Nel 2008 il Comune ha erogato 191mila euro di contributi per pagare l’affitto, fare la spesa e sanare conti in rosso 
L’assessore Morsolin: «Un grave errore l’abolizione del reddito di cittadinanza da parte della Regione»
  
 
di TIZIANA CARPINELLI

Lo spettro della povertà si allarga a Monfalcone. Lievita il numero di famiglie costrette a chiedere un aiuto economico all’Assistenza sociale del Comune per arrivare alla fine del mese, pagare l’affitto, acquistare la spesa o sanare un conto in rosso. Se nel 2007 l’amministrazione Pizzolitto aveva erogato 172 contributi (per un totale di 180mila euro) quest’anno il numero è salito di oltre cento unità arrivando a quota 276, costringendo l’ente a setacciare le casse per aggiungere un ulteriore fetta di fondi pari a 11mila euro. Non solo: da circa 40mila, lo stanziamento a favore di cittadini rimasti senza fissa dimora è salito a 99.443 euro. Una cifra che quest’anno è servita a sistemare 20 persone – il doppio rispetto a 12 mesi fa – in alberghi e pensioni.
Il progressivo assottigliamento dei salari, la precarietà del lavoro, la crisi economica hanno contribuito a intaccare quelle fasce di popolazione che fino a qualche anno fa costituivano il ceto medio e oggi invece si trovano pericolosamente sull’orlo dell’indigenza. Ma le difficoltà, per il 2009, potrebbero essere ben più accentuate a causa della drastica riduzione di risorse a disposizione del Comune. Lo rivela l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che lancia un preciso allarme: «Siamo in grado di garantire gli stessi servizi messi in campo quest’anno ancora per sei mesi, fino al prossimo giugno. Dopodiché, francamente, non so proprio cosa succederà». Morsolin, eletta nelle listedi Rifondazione comunista, non ricorre a perifrasi, ma andando dritta al sodo punta il dito contro la giunta Tondo e il governo Berlusconi, rispettivamente responsabili «di aver abolito il Reddito di cittadinanza e di mirare a spazzar via il Fondo sociale nazionale», grazie al quale «l’Ambito è riuscito a portare avanti le indispensabili progettualità extra che perfezionano il sistema scolastico mandamentale, degli oratori e del Sert, per un totale di 500mila euro». «Stando ai nostri rumors – afferma l’assessore – quest’ultimo finanziamento non verrà riconfermato: così, però, i Piani di zona dei nove Comuni che fanno parte dell’Ambito rischiano di saltare. Tra questi, l’attività pomeridiana negli oratori ”San Michele” e di Largo Isonzo, ma anche le iniziative ”Creativamente scuola” e ”Insieme ripensando” che hanno consentito, ad alunni in difficoltà, di ottenere un sostegno da parte degli insegnanti. Si prospetta, inoltre, il depennamento dei progetti individualizzati destinati ai soggetti in cura al Sert. Tutti servizi, questi, che esulano dall’assistenza sociale di base, naturalmente garantita, ma che hanno una rilevanza per la popolazione. Per questo, l’intento di smantellare la legge 328 di progettualità integrata sul territorio risulta quantomeno discutibile».
Stando alla Morsolin, l’eliminazione del Reddito di base ha tuttavia inferto il colpo più duro: «Con questi finanziamenti – chiarisce – l’Ambito ha ricevuto, da novembre 2007 ad agosto 2008, 1 milione 783mila euro che hanno consentito di aiutare moltissime famiglie disagiate. L’abrogazione della disposizione ha visto, a oggi, sostituire questo sostegno economico con un fondo di povertà che ha assegnato a tutto il territorio 220mila euro. La differenza è evidente». «Se poi – aggiunge con una punta di polemica – si riflette che la Regione ha stanziato una cifra pari alla metà del contributo per garantire la festa di Capodanno a Trieste, non posso che osservare come una più equa ripartizione dei fondi sia non solo auspicabile ma doverosa. Forse la giunta Tondo non si rende conto che la città dei cantieri si fa carico, all’interno di questa Provincia, di una fetta considerevole di disagio sociale: non a caso il 60% della popolazione dell’Ambito insiste in questa città e delle complessive 448 domande inoltrate per ottenere il reddito di cittadinanza sono ben 276 quelle redette da monfalconesi».
Stando a una prima analisi di tali documentazioni, che ha vagliato 205 delle 276 pratiche, risulta che i richiedenti sono per lo più donne; in 25 nuclei familiari si tratta di madri rimaste sole con figli a carico e in 12 casi di anziani over 65. «E questi dati – commnenta ancora Morsolin – la dice lunga sull’effettiva necessità dello stanziamento. Solo per la Carta famiglia, vale la pena sottolinearlo, sono pervenute circa 600 domande. Sotto il profilo del lavoro svolto, il nostro centro è stato equiparato a un capoluogo provinciale, riconoscendo così gli enormi sforzi a cui siamo chiamati. È stata infatti garantita una persona in più negli uffici. Ciononostante, la situazione ci preoccupa moltissimo, anche perchè i servizi offerti dal Comune, proprio in virtù delle emergenze che si sono prospettate negli ultimi anni, si sono notevolmente affinati, garantendo iniziative di qualità. Non si può, dopo aver eliminato anche le entrate dell’Ici, chiedere ai Comuni di arrangiarsi coi propri mezzi: qui, in questa realtà, è impossibile. Il taglio tout court delle risorse sul fronte stranieri, considerato che molta della manodopera presente nelle fabbriche locali non è italiana e che lo stesso mercato immobiliare si regge su una tale utenza, è irresponsabile, perché non è calato sul contesto sociale veramente presente sul territorio».
Ma veniamo all’assistenza erogata dal Comune nel corso del 2008 per fronteggiare le crescenti sacche di povertà: «Rispetto al 2007 – spiega l’assessore – abbiamo fissato circa 100 contributi economici in più, passando da 172 a 276. Questo denaro a fondo perduto è stato, nel 40% dei casi, speso sul versante abitativo, il resto per fronteggiare spese imminenti, bollette, medicine, prodotti alimentari. Per quanto riguarda il contributo Tagliaffitti, quest’anno abbiamo ricevuto 492 domande a cui abbiamo risposto per una parte grazie ai 766mila 400 euro ricevuti dalla Regione e per l’altra grazie alla posta del Comune di 128mila 240 euro. Stando alle pratiche, che fissano i contributi sulla base del rapporto reddito-canone di locazione, la cifra atta ad assolvere completamente la richiesta sarebbe dovuta invece risultare pari a 1 milione 284mila euro». Cosa significa? «Che tutti hanno sì ricevuto un contributo – replica Morsolin – ma inferiore rispetto al fabbisogno reale».
Da aggiungere che il Comune ha inoltre erogato circa 200mila euro per fornire pasti a domicilio a 90 cittadini, 70.292 euro per il servizio del Bassa soglia (che ha aiutato 212 utenti), 18.999 euro per l’attività del Centro anziani, 17mila euro per garantire lo sportello del Prontocasa (istituito col fine di fronteggiare le problematiche di un Comune ad alta densità abitativa, ndr) e 1.300 euro per gli abbonamenti alla rete Apt per gli over 65 in difficoltà economiche.

SAN SILVESTRO  
La crisi taglia il cenone di mezzanotte  
Scarse le prenotazioni in città e molti hanno deciso di tenere chiuso 
Pochi i cartelli di «tutto esaurito» 
 
Nei ristoranti di Monfalcone non c’è stato quest’anno l’affanno della corsa alle prenotazioni come negli anni passati. C’è ovviamente la crisi è alcuni locali, non avendo ottenuto una quantità di «coperti» tali da garantire l’ammortamento completo del servizio hanno preferito non impegnarsi nella serata, mettendo addirittura il cartello di ferie con riapertura il 2 o il 7 gennaio. Chiusi anche i ristoranti storici di Monfalcone, il quiello del Sam Hotel e dell’albergo Lombardia. «Se arriva una corriera di persone – ha affermato sorridendo la titolare di un ristorante – restiamo aperti molto volentieri. Ma non è così e allora per Sabn Silvestro abbiamo preferito chiudere». Nel cenone di questa notte i menù saranno rigorosamente a base di pesce. I pochi ristoranti che tengono aperto registrano il «tutto esaurito». Il prezzo oscilla da una media di 50 a 75 euro a testa. Ecco ad esempio uno dei menù di stasera: antipasto di rotolini di salmone farcito con scampi, insalatina di seppia e sedano bianco su crema di mais e porro croccante. Come primo “panciotto” di capesante e gamberi con salsa al pachino e risotto con aragosta e champagne. Il secondo propone un filetto di orata in crosta di pinoli e pistacchi, rana pescatrice avvolta in lardo di Colonnata, gratinata al forno e con contorni di stagione. Poi in attesa della mezzanotte, dessert con mousse al cioccolato con cuore tenero di babà al rum e panettone e spumante per il brindisi al nuovo anno.
Qualche locale offre anche dopo la mezzanotte zampone e lenticchie per un augurio di prosperità per il 2009. «Quest’anno – spiega Loredana, titolare de “La rosa dei venti” di Marina Lepanto – anche se abbiamo ancora qualche posto libero, preferiamo avere meno coperti per lavorare meglio e soddisfare al massimo la clientela. Il cenone deve essere gustato senza fretta in tutto i suoi sapori». «La nostra cucina – dice Paolo, il titolare del ristorante del centro velico “Hannibal” a Marina Nova – ha come tradizione un menù a base di pesce perché siamo praticamente sul mare. Oltre a curare tutto il menù, come primo piatto propone gnocchetti al branzino e pennette ai fasolari. Qui abbiamo il tutto esaurito». Anche lo storico locale dei «Campi di Marcello» a Panzano è aperto per Capodanno. «Il menù di pesce – dice la titolare Anna Bregant – è un’ottima scelta per questa serata. Siamo convinti che sarà all’altezza del nuovo anno». (ci. vi.)

Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
INDUSTRIA  
Lavoro e occupazione le emergenze del 2009  
Cresce la crisi, solo in parte attutita dai previsti arrivi della Seaway e di Beneteau
 
 
L’augurio che il sindaco Gianfranco Pizzolitto rivolge a tutti i concittadini e a se stesso è quello di «resistere a questo momento di difficoltà della nostra economia». Il pensiero va immediato ai 340 cassintegrati della Eaton Automotive e delle altre aziende del territorio che sono già state coinvolte dalla recessione mondiale.
«Siamo quindi pronti a sostenere il settore sociale per fare fronte ai bisogni dei nostri cittadini – afferma il sindaco -, coinvolti dalle difficoltà delle aziende in cui lavorano». Eppure, nonostante le ripercussioni della recessione, che sta colpendo con maggiore forza le attività legate al settore dell’auto, come Eaton Automotive, il sindaco tiene a ricordare alcuni elementi in controtendenza rispetto l’andamento in negativo del «sistema Italia». «Penso alla prossima apertura dello stabilimento nautico della slovena Seaway lungo il canale Est Ovest, 120 posti di lavoro, e al prossimo insediamento nella stessa area – spiega Pizzolitto – della francese Beneteau, leader mondiale nella costruzione di imbarcazione a vela, che a Monfalcone creerà 150 posti di lavoro. Per la sua logistica Monfalcone continua ad avere qualche carta in più e conforta anche l’atteggiamento di Fincantieri che è positivo nonostante le difficoltà del momento». La situazione è comunque davvero grave, secondo il sindaco, perché a pagare le conseguenze più pesanti in questo momento sono «operai che hanno una paga comunque insufficiente». «Sono stato in mezzo ai lavoratori della Eaton alla vigilia di Natale – dice Pizzolitto – che hanno espresso grandi preoccupazioni, a ragione». La tenuta dell’economia e l’eventuale sostegno ai lavoratori e alle famiglie coivolte dalla crisi sono quindi i problemi più importanti che l’amministrazione comunale si troverà ad affrontare nel corso del 2009.
Il sindaco conferma quindi grande attenzione al settore sociale, che comunque «non è mai venuta meno». «L’assessorato alle Politiche sociali si sta muovendo bene – afferma Pizzolitto -. Basti pensare ai tentativi per assorbire la tensione abitativa o i servizi offerti per la mediazione dei conflitti e in futuro per la mediazione culturale e linguistica. Ho piena fiducia nell’assessore Cristiana Morsolin che è sui problemi del suo settore e della città». In complesso, comunque, il sindaco promuove la sua squadra, appena uscita da un nuovo rimpasto, frutto di un chiarimento all’interno della maggioranza. «Credo quindi che arriveremo al 2011 senza problemi – dice Pizzolitto -. Si tratta di essere disponibili a confrontarsi sempre». Il sindaco ritiene però indispensabile ora rilanciare l’azione politica «anche rispetto la questione morale». «Credo che Monfalcone possa dire la sua anche su questo fronte – aggiunge – ed è mia ferma intenzione porre alcune questioni politiche». Anche all’interno del Pd e con l’obiettivo di catalizzare le forze di centrosinistra. Alla piena ripresa dell’attività amministrativa a inizio gennaio il sindaco Pizzolitto è intenzionato però anche a riprendere il ragionamento sulla cessione del ramo gas-energia di Iris, perché «è necessario sgombrare il campo da eventuali giochi delle parti». (la. bl.)

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 
 
SEGNALI INCORAGGIANTI A FRONTE DELLA CRISI  
È ripresa, il Polo nautico torna ad assumere  
Per Mmgi, Lepanto, Alto Adriatico e Cadei il peggio sembra passato. E si attende l’apertura di Seaway e Beneteau
 
 
di ELISA COLONI

Un settore che non sembra conoscere crisi e che è riuscito a stare in piedi nonostante le turbolenze finanziarie degli ultimi due anni. Sembra proprio che la nautica possa essere considerata a pieno titolo una delle carte vincenti per lo sviluppo e il futuro di Monfalcone. Stando ai numeri, infatti, i cantieri nautici insediati lungo il canale Est-Ovest (che conta quasi 700 posti barca) godono di buona salute. Tra il 2007 e il 2009 il numero di addetti è aumentato quasi dappertutto e il giro d’affari, nonostante un lieve rallentamento del mercato nel secondo semestre del 2008, risulta in crescita o in pareggio per quasi tutti gli operatori.
Una situazione, dunque, ben diversa da quella vissuta da molte imprese operanti in altri settori merceologici, che patiscono invece i colpi della crisi, con serie ripercussioni sul fronte occupazionale. A Monfalcone, la costruzione delle imbarcazioni da diporto, il rimessaggio e la gestione di posti barca, sembrano attività floride e destinate a crescere. Non bisogna infatti dimenticare che, accanto alle realtà storiche e da tempo radicate nel canale Est-Ovest, sono in arrivo dei ”pezzi grossi”: la slovena Seaway, che sta per sbarcare a Monfalcone dando lavoro a 120 persone e il gruppo francese Beneteau, che impiegherà altrettanti addetti (sono in arrivo anche nuovi ormeggi per altre 500 barche previsti dal progetto Terme). Bisogna poi considerare, quando si snocciolano i numeri relativi all’occupazione, che attorno ai cantieri nautici orbita un indotto consistente: per ogni lavoratore diretto ne esiste almeno uno di una ditta esterna.
Tra le società che sembrano sfidare la crisi con successo c’è la Mmgi Shipyard, specializzata nella nautica di lusso, che conta 24 addetti, ma mira a ”fare il botto” nei prossimi due anni, aumentando il fatturato del 32% (già nel 2008 era stato di 5 milioni di euro) e l’occupazione del 18%.
Silvia Pozzerle e Marco Quintarelli, responsabili della Marina Lepanto Yachting, che tra il 2007 e il 2009 è passata da 14 a 17 dipendenti tra impiegati e operai, spiegano: «Possiamo affermare di essere usciti indenni dalla crisi. Per quanto riguarda i posti-barca, le cose sono andate benissimo: tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un aumento del 20% circa negli affitti. Un balzo legato anche al fatto che la nostra è un marina nuovo, in fase di crescita e non giunto ancora a regime. Però è di certo un dato positivo e confortante. Sull’altro versante, quello della commercializzazione delle imbarcazioni, gestita dalla Meridiana Rent – continuano i due resposabili della società – abbiamo registrato qualche rallentamento, ma la situazione è tornata alla normalità. Nella seconda metà del 2008, infatti, abbiamo assistito a una temporanea flessione delle vendite, del 30% circa. I conti sono però tornati in pareggio quest’anno». Per quanto riguarda gli addetti della Marina Lepanto, dei 17 dipendenti, quasi tutti sono italiani, tre soltanto provengono dallo Sri Lanka.
Anche nel Cantiere Nautico Cadei, che si occupa di produzione, rimessaggio e ormeggio, il numero di addetti è aumentato: da quattro del 2007 si è passati agli attuali sei. Una crescita all’apparenza irrisoria, ma che deve essere presa con le debite proporzioni e considerando il momento, delicatissimo, per il mondo dell’impresa italiano. «Nel 2008 abbiamo registrato un calo nelle vendite del 10-15% – afferma la titolare Rosa Cadei – ma nel 2009 siamo tornati in pareggio. Possiamo dire di essere stati solamente sfiorati dalla crisi. Ad altri è andata peggio. I nostri dipendenti? Tutti ”nostrani”. Le professionalità (in primis i falegnami, ndr.) si trovano ancora abbastanza facilmente qui».
Specializzato nella costruzione di imbarcazioni da diporto anche il Cantiere Alto Adriatico, che conta nove addetti, di cui sei dipendenti e tre soci lavoratori (questi ultimi sono falegnami, di cui due italiani e uno sloveno). «Abbiamo assistito a un lieve rallentamento dell’attività nella seconda parte del 2008 – spiegano dal cantiere – ma si è trattato semplicemente di slittamenti: alcune commesse sono arrivate un paio di mesi in ritardo rispetto al solito. Ma il dato fondamentale è che, alla fine, gli ordini li abbiamo ricevuti. Possiamo quindi dire che, a differenze di tanti altri comparti, da noi la crisi è stata fortunatamente solo di passaggio».

Messaggero Veneto, 21 ottobre 2009 
 
Riscontri positivi dall’81% delle ditte interpellate 
Piccole-medie aziende, segnali di ripresa dalla ricerca del Consorzio industriale
 
 
MONFALCONE. Un dato positivo per l’81% delle imprese interpellate, una forza lavoro che supera le 1.700 unità: è il bilancio 2007-2008 del settore delle piccole-medie industrie, terziario e artigianato presenti nella zona industriale di Monfalcone e Staranzano, secondo l’analisi condotta dal Consorzio industriale su oltre 120 aziende.
«In un periodo di innegabile difficoltà economica, il panorama dell’imprenditoria locale ha saputo resistere e mantenere attivo lo scenario industriale ed economico sul territorio – spiega il presidente del Consorzio, Renzo Redivo –. I numeri della ricerca infatti parlano chiaro: l’81% delle imprese ha detto d’aver aumentato il livello occupazionale o averlo mantenuto stabile, con un bilancio positivo sul numero degli occupati».
La ricerca è stata condotta su 121 aziende. Quelle che hanno risposto sono state 85, confermando un totale di 1.729 occupati nel 2007 e 1.738 nel 2008, con un aumento di 9 occupati che salgono a 20 se si considerano solo piccole e medie imprese (sotto i 250 dipendenti). Nel dettaglio, le imprese che hanno dichiarato una crescita d’occupazione sono state 23 (28%), quelle che hanno dichiarato d’aver mantenuto lo stesso livello sono 56 (oltre il 64%: di queste, 27 sono imprese uninominali) e quelle che invece hanno registrato una diminuzione del livello occupazionale sono state 16 (19%).
Il Consorzio ha posto sempre attenzione ai problemi di lavoratori e imprese, che stanno facendo enormi sforzi per superare un periodo di forti oscillazioni di mercato e restare competitive.
Fondamentale, in particolare, la capacità di creare un dialogo tra piccole e medie imprese facendo sistema con ricerca e università: così si è voluto soprattutto accogliere nuovi insediamenti nel quadro dello sviluppo sostenibile.
Ruolo del Consorzio è in primo luogo quello di fare sistema con altre realtà industriali-economiche quali Area di ricerca di Trieste per l’innovazione, Eine (enti di industrializzazione del Nordest) e in particolare Ficei (federazione italiana Consorzi enti) sfruttando similitudini e problemi comuni in molte zone industriali. In questo momento si punta a realizzare e migliorare le infrastrutture, grazie anche al supporto della Regione, indispensabile per l’imprenditoria privata nel riuscire a ottimizzare il ciclo produttivo, rendendo le aree il più possibile competitive e al servizio dell’azienda.
La nautica, di grande importanza nel Monfalconese, ha dato segnali positivi perché ha registrato un andamento anticiclico rispetto alla crisi che ha interessato gli altri settori merceologici, permettendo al sistema Monfalcone-industria, che pure ha risentito del difficile momento economico, di reagire in modo positivo: la progettazione e la produzione di imbarcazioni è proseguita, anche se non a pieno regime.
In conclusione, dai dati occupazionali rilevati statisticamente emerge che vi è un rapporto equilibrato tra aziende e territorio pur nelle oscillazioni del mercato: piccole e medie imprese delle aree industriali consortili stanno cercando di fronteggiare questo periodo nero per l’economia, il Consorzio ha cercato negli anni di agevolare la diversificazione del tipo d’attività produttive (dal manifatturiero alla nautica alle aziende produttrici di fonti rinnovabili).
Cristina Visintini

Il Piccolo, 22 ottobre 2009 
  
Piccole imprese in crisi e con pochi soldi in cassa  
Giorgio Lorenzoni (Cna): «La disponibilità di liquidi è scesa del 30% in un anno»  
Musig (Bcc Turriaco): «Nel Mandamento le micro-aziende stanno vivendo serie difficoltà economiche»
 
 
Il flusso di cassa delle piccole e piccolissime imprese del Monfalconese – ovvero la differenza tra il totale delle entrate e il totale delle uscite – è diminuito del 30% circa rispetto a 12-18 mesi fa. A evidenziare la portata del problema è il presidente provinciale della Cna Giorgio Lorenzoni, che approfondendo le difficoltà degli imprenditori in termini di disponibilità di liquidità fresca e sottolinea: «La situazione è difficile e le imprese dedicano attenzione e risorse crescenti alla riscossione dei crediti. Una partita che in alcuni casi è decisiva per la stabilità stessa dell’azienda. Questo è dovuto al fatto che, da un lato, stanno calando le commesse mentre dall’altro i tempi dei pagamenti si stanno sensibilmente allungando».
Il risultato sono le casse vuote delle aziende, costrette ad aprire linee di credito per fare fronte alla mancanza di contante per coprire le spese vive: tra queste, le bollette delle singole utenze, l’acquisto di prodotti e materiali e la manutenzione ordinaria dei macchinari.
«Nelle ultime settimane sono diventati operativi diversi protocolli d’intesa con il mondo del credito – aggiunge Lorenzoni – ma uscire da questo momento di difficoltà non è semplice, soprattutto per le realtà meno strutturate». Analogo il punto di vista di Andrea Musig, direttore della Banca di credito cooperativo di Turriaco che, nel Mandamento, rappresenta un punto di riferimento per decine di microimprese. «L’onda lunga della crisi ora sta colpendo i piccoli imprenditori. Molti di loro sono oggettivamente in difficoltà – ammette il responsabile dell’istituto bisiaco -. Ormai, la crisi si sta facendo sentire da un anno ed è inevitabile che ci siano dei problemi. L’odierno costo del denaro, particolarmente conveniente, ha permesso di stabilizzare almeno in parte la situazione. Una situazione che, lo ripeto, resta comunque difficile». Anche perché diverse aziende si trovano in acque tempestose da ben prima della crisi, trascinandosi una serie di limiti che ora emergono in modo quasi dirompente. Difficile dire con quali tempi – e, soprattutto, a quale prezzo – si tornerà alla normalità. Le piccole e piccolissime imprese, infatti, specie quelle che lavorano come contoterziste, sono condizionate da dinamiche sulle quali non riescono a incidere. E trovare nuove nicchie di mercato nelle quali operare richiede tempo e investimenti». (n.c.) 
 
IMPRENDITORI A CACCIA DI LIQUIDITÀ PER NON RISCHIARE IL FALLIMENTO  
Le aziende recuperano crediti con l’investigatore  
È triplicato il ricorso alle agenzie private. Si cerca di ”rastrellare” anche beni mobili e immobili
 
 
di LAURA BORSANI

Aziende finite nel baratro del fallimento, ricorrono all’investigazione privata per cercare di rastrellare i crediti vantati. Piccole imprese, a conduzione familiare o con 5-6 dipendenti, monomandatarie o con un portafoglio-clienti limitato a 2-3 committenze di un certo livello, che, di fronte alle mancate riscossioni, spesso arrivano davanti all’investigatore privato quale ”ultima spiaggia”. Con l’ingiunzione di pagamento in mano, infatti, ottenuta tramite le vie legali, gli imprenditori chiedono ai professionisti di aiutarli a ”portare a casa” quanto possibile, pena la chiusura dell’azienda. È anche questo un segnale della crisi economica in città e nel mandamento.
Il ricorso all’investigazione privata per questo tipo di prestazione finalizzata al recupero di crediti o beni mobili e immobili alternativi, è triplicato nell’ultimo anno, spiegano da alcune agenzie investigative del Monfalconese. Si parla di una quarantina di aziende strette nella morsa degli incassi mancati. Crediti che oscillano dal milione di euro fino a 20mila euro. Addirittura si vogliono recuperare ”ammanchi” di 5 o 2mila euro pur di ”fare cassa”. «La grave assenza di liquidità – fanno notare gli operatori del settore investigativo privato -, costringe le imprese a recuperare il recuperabile».
Si tratta di attività produttive di diversa tipologia, nell’ambito del settore artigianale, dell’officina, dei materiali plastici e dell’indotto in genere, anche legato alla cantieristica. Ci sarebbero altresì fornitori commerciali di materiali per le aziende.
E l’investigatore arriva quando spesso è tardi. Quando, spiegano gli operatori, risalendo alla ”storia” dell’impresa debitrice, si scopre che ha già chiuso i battenti lasciando in strada i propri dipendenti. Ci sono situazioni in cui quando l’imprenditore avvia gli accertamenti non riuscendo ad incassare i crediti, l’azienda insolvente risulta ”fantasma”, diventando irrintracciabile. Alle spalle si riscontra una trafila di società aperte e richiuse, con tanto di modifica della ragione sociale, della sede legale e dell’amministratore delegato. In altre parole è stata ”rifondata” un’impresa mantenendo però la stessa clientela per continuare a garantirsi gli appalti. Succede, ancora, che quando interviene l’investigatore privato, s’imbatte in pignoramenti ed esecuzioni immobiliari già in corso, inducendolo alla ”caccia” di beni mobili o immobili nascosti. Non solo. «La crisi economica mette di fronte a veri e propri ”bracci di ferro” tra le piccole imprese e le grandi committenti dell’appalto – continuano gli investigatori -. Grazie alla posizione dominante, le aziende arrivano a contestare i lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice, spingendola di fatto ad accettare condizioni economiche sfavorevoli per non incorrere in lunghi e dispendiosi contenziosi legali». Un panorama variegato. Fatto pure di imprese che, avvalendosi di validi commercialisti, riescono a ”stare in piedi” solo grazie ai concordati strappati alle banche, a fronte di un recupero minimo dei prestiti. «Gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti – ha osservato un investigatore privato -. Tanto da arrivare pure ad autofinanziarsi il fido attraverso fondi di garanzia, immobili di valore, fino ad assicurazioni sulla vita, pur di ottenere la liquidità necessaria per non soccombere».

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
SI PROFILA UN’ALLEANZA SLOVENO-FRANCESE NELL’AREA DEL CANALE EST-OVEST  
Sbarca al Polo nautico l’asse Seaway-Bénéteau  
Entro novembre l’inaugurazione del sito dei fratelli Jakopin con 120-140 addetti di cui una trentina di ingegneri
 
 
di LAURA BORSANI

Una task-force italo-francese-slovena per rilanciare il Polo nautico, lungo il canale Est-Ovest. È l’ambizioso progetto che presto metterà radici a Monfalcone, con l’arrivo di due gruppi di indiscusso livello. Si tratta di Seaway Group, società slovena con sede a Zgosa, vicino al lago di Bled, fondata assieme allo studio ”J&J” dai fratelli Jerney e Japec Jakopin, esempio unico di struttura pensata e realizzata per proporre attrezzature sia per produzioni di serie che per prototipi a vela e a motore. E di assoluto rilievo, il Gruppo francese Bénéteau, che proprio a Monfalcone, con circa 50mila metri quadrati di area acquistata dal Consorzio per lo sviluppo industriale, lancerà il suo nuovo marchio con la linea di motoryacht targati Monte Carlo Yachts, società gestita dalla manager Carla Demaria.
I due colossi della nautica opereranno dunque anche in sinergia. Seaway, infatti, da poco insediata nel canale Est-Ovest, dove ha acquisito 35mila metri quadrati di superficie dal Csim, in possesso peraltro di una fresa a 5 assi, la più grande d’Europa in grado di produrre modelli scala 1:1 per imbarcazioni o parti di esse fino a 45 metri di lunghezza, non sarà un semplice fornitore, ma un partner nello sviluppo del marchio Monte Carlo Yachts. Tra Bénéteau e Seaway c’è un progetto di collaborazione produttiva proprio a Monfalcone. Tanto che la Monte Carlo Yachts, nata per l’insediamento nel canale Est-Ovest, contempla una partecipazione minoritaria del Gruppo sloveno nella società.
Seaway dovrebbe inaugurare il suo sito produttivo entro novembre, comunque entro l’anno. La struttura, già insediata, entrerà a regime presumibilmente nei primi mesi del 2010. Le cifre sono significative: si parla di un investimento ipotizzato in 25 milioni di euro, a fronte di 120-140 posti di lavoro. Dei quali almeno una trentina di ingegneri. Personale che, come è stato già dichiarato in Slovenia, sarà reclutato tra i migliori esperti presenti nel mercato. Anche locale. Il Gruppo lavora nel campo dello sviluppo nautico e produce barche a vela in carbonio denominate Shipman e imbarcazioni a motore Skagen. La società nel 2007 ha registrato un giro d’affari di oltre 22 milioni.
Nell’ambito della progettazione e della produzione rientrano Shipman da 63, 72, 80 e 150 piedi, con prezzi che oscillano da 700mila e 4,5 milioni di euro. Nel portafoglio commesse, come è stato dichiarato a suo tempo, ci sarebbe la produzione di Skagen da 50-60 piedi, per un valore di 0,9 milioni di euro.
E in arrivo dunque anche Bénéteau. Leader europeo, con un fatturato da un miliardo e 100 milioni di euro, impianterà ex novo Monte Carlo Yachts per la costruzione di barche a motore sopra i 60 piedi. Protagonista mondiale nella produzione di barche a vela, fin dall’ingresso nel settore delle barche a motore il gruppo si è imposto in Europa con chiari risultati.
Con il sito e il nuovo marchio Monte Carlo Yachts, a Monfalcone il Gruppo intende entrare nel segmento di lusso di maggiore dimensione. La società si è inoltre affidata al team Nuvolari & Lenard, che si è aggiudicato la gara per il design delle imbarcazioni. Al momento la società francese ha acquisito un’area di circa 50mila metri quadrati dal Consorzio per lo sviluppo industriale, ampliabile. Un progetto produttivo, pertanto, di primo piano, per il quale peraltro sono già stati presi contatti anche con l’Area Science Park di Trieste. Il tutto, con la possibilità di utilizzare ingegneri, tecnici e progettisti specializzati laureati nell’università triestina.

Il Piccolo, 30 dicembre 2008 
 
IN COSTRUZIONE UN NUOVO CAPANNONE  
All’Ansaldo lavoro assicurato fino alla fine del prossimo anno
 
 
Tra le poche industrie del territorio che non lamentano difficoltà c’è Ansaldo sistemi industriali. Lo ribadiscono le organizzazioni sindacali, secondo le quali il quadro non si è modificato in negativo rispetto l’ultimo incontro a livello di gruppo con l’azienda. «Il carico di lavoro c’è a Monfalcone e copre tutto il 2009 – afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Sono calati un po’ gli ordini delle macchine più piccole, perché legate al settore siderurgico, uno di quelli che stanno più soffrendo la crisi, ma i motori di più grandi dimensioni stanno saturando l’intera capacità produttiva dello stabilimento». Le macchine di grande taglia sono legate al settore dell’oil and gas, delle piattaforme appunto petrolifere, ma anche al settore navale. Asi si è però aggiudicata anche delle commesse importanti relative al rinnovamento di alcune centrali elettriche in Brasile. Ansaldo sta però puntando anche su altri mercati, come quello delle energie rinnovabili, e quindi su una diversificazione utile a tamponare eventuali difficoltà negli ambiti tradizionali di intervento. Stando al sindacato, non sta subendo alcun rallentamento la realizzazione di un nuovo capannone sul retro delle strutture esistenti, necessario proprio per costruire motori di dimensioni sempre più grandi. I lavori del nuovo capannone, che richiede ad Asi un investimento di 14 milioni di euro, prenderanno il via a gennaio.

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