Il Piccolo, 16 dicembre 2008
 
RICERCA 
«Patrimonio di dati in 40 anni di studi» 
Enorme la quantità di elementi a disposizione della magis
tratura
 
Il professor Claudio Bianchi lo vuole sottolineare, ora che a Trieste è in corso il procedimento giudiziario seguito dal procuratore generale Beniamino Deidda, relativo a 42 decessi per mesotelioma. Rivendica la «verità storica e scientifica» di questa città: «Monfalcone vanta una tradizione di studio intenso e continuativo sul problema. Un’attività che ha coinvolto il territorio dal ’79 a oggi. Sono quasi 40 anni considerando anche l’area triestina. Non si scopre oggi la questione-amianto. Me ne occupo dal maggio del ’71 quando lavoravo a Trieste e dove ho operato fino al ’79. Quindi ho proseguito le indagini all’ospedale di Monfalcone, in qualità di primario di Anatomia patologica, fino al giugno 2002. Impegno che ho poi mantenuto costante fino ad oggi. Il tutto assieme ai miei collaboratori e in costante collegamento con Trieste. La causa principale di esposizione al minerale – spiega il professore – era data dai cantieri navali che all’epoca erano un tutt’uno tra Monfalcone e Trieste, fino al ’67 quando chiuse il cantiere del capoluogo regionale.
«Abbiamo un patrimonio scientifico, ma anche di letteratura e di documentazione, estremamente vasto garantendo una casistica completa del fenomeno nel tempo. A Trieste abbiamo anche effettuato studi retrospettivi fino al ’68. Un volume documentario enorme, diffuso in tutto il mondo, e che pone Monfalcone e Trieste quali osservatori unici per questo tipo di problematica. La peculiarità si basa inoltre sul fatto – continua Bianchi -, che questa vasta opera si fonda su autopsie effettuate non solo sulla massa tumorale, ma anche quantificando la stessa concentrazione di amianto presente».
Qui il professore evidenzia un rapporto: persone che non hanno avuto contatti con l’amianto per ragioni professionali possono presentare solo 1-2 corpi di asbesto per grammo di tessuto. Quando invece c’è stata una intensa e continua esposizione per molti anni, la quantità di corpi per grammo può raggiungere anche punte di oltre 10milioni. (la.bo.)
 
LE VITTIME DELLA FIBRA-KILLER NEI CANTIERI
È di 300 morti il prezzo dell’amianto a Monfalcone 
Claudio Bianchi fu il primo a lanciare l’allarme. I ritardi? Pochi mezzi per la giustizia

 
di LAURA BORSANI

Circa 300 tumori alla pleura a Monfalcone, causa di decesso, negli ultimi 30 anni. Solo nel periodo tra l’ottobre del ’79 e giugno del 2002, i casi monitorati dal professor Claudio Bianchi, oggi presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori della provincia di Gorizia, erano 215, tra i quali 17 donne che hanno contratto la patologia per esposizione domestica alla fibra d’amianto. Il professor Bianchi è stato il «pioniere» della questione-amianto. In quasi 40 anni di attività investigativo-scientifica, ha seguito passo a passo l’evoluzione della drammatica problematica in regione, e nel Monfalconese in particolare. «La questione-amianto – scandisce – non è una scoperta di oggi. Sul fenomeno pesante e peculiare per le nostre zone ho prodotto e consegnato decine di perizie alla Procura della Repubblica di Gorizia. Ero stato interpellato nel 2001 e prima di me, altri esperti avevano fornito il loro contributo alla giustizia». Non è dunque mancato, sostiene il professore, l’apporto scientifico messo a disposizione degli inquirenti. Eppure, ci si chiede come sia possibile che i procedimenti sembrano seguire ritmi sproporzionati rispetto alla portata reale del dramma. Bianchi individua due ordini di cause: «Ritengo che la Procura di Gorizia non abbia sufficienti magistrati per poter affrontare la mole di procedimenti giudiziari di competenza. Fino a poco tempo fa, inoltre, finchè non è stato affidato uno specifico ruolo a un magistrato di riferimento, le competenze a carico dei magistrati erano diversificate. C’è poi l’aspetto legato alla tipologia specifica e acclarata della malattia: l’errore fondamentale, a mio avviso, è dovuto al fatto che le denunce di malattie professionali approdavano in Procura senza una selezione tra i casi veramente gravi e quelli non mortali». Il professore, dunque, espone quelle che definisce le «cause oggettive» della problematica. Poi passa alle cifre, tratte dal Registro tumori del Friuli Venezia Giulia, nel definire la portata del «fenomeno amianto» legato all’attività della cantieristica navale. Statistiche significative per quanto riguarda l’incidenza del mesotelioma maligno. Secondo i tassi di incidenza grezza calcolati su 100mila abitanti, la provincia di Gorizia, e quindi Monfalcone, recita il triste ruolo di primato. Da un tasso del 13,2 calcolato solo per gli uomini nel periodo 1995-1998, si è passati a quota 21 nel periodo ’99-2003. Le rispettive incidenze per la provincia di Trieste sono di 16,3 e 19, per quella di Udine di 3,4 e 3,7 e per quella di Pordenone di 2,2 e 2. Un’iperbole in forte salita per l’Isontino e per il Monfalconese in particolare. Indicativo è altresì il tasso di incidenza per le donne: dal 3,1 calcolato nel periodo ’95-’98 nell’Isontino si è passati al 5,4 nel periodo ’99-2003. Per l’area triestina, invece, si sono registrati rispettivamente tassi dell’1,3 e 2, per l’Udinese di 0,8 e 1 e per il Pordenonese di 1 e 0,8. Anche in questo caso, siamo di fronte a un aumento acclarato. Legato solo in parte, per Bianchi, all’esposizione domestica all’amianto. Perchè è ipotizzabile chiamare in causa anche l’attività tessile che in provincia ha assorbito in quei periodi una grande forza lavoro femminile. «Lo avevamo già segnalato nel ’90 – osserva il professore – in occasione di un congresso a Pisa e attraverso una pubblicazione in una rivista americana. L’industria tessile era da considerare un ambiente da esposizione all’amianto in ordine alla presenza di fibre all’interno dei macchinari, ma anche nei soffitti delle fabbriche». Bianchi aggiunge: «La statistica è nota da anni, documentata dagli studi sulla mortalità per tumore effettuati ad Aviano: in Friuli Venezia Giulia la patologia che presenta la massima variazione di incidenza tra una provincia e l’altra è proprio il mesotelioma della pleura». Non c’è praticamente «storia» tra la determinante incidenza nelle province di Gorizia e Trieste e quella rilevata nelle province di Udine e Pordenone. Stando inoltre ai dati forniti dal Registro tumori regionale, l’incidenza del mesotelioma nella provincia di Gorizia ha registrato 167 casi dal ’95 al 2005. Con un picco tra il 2000 e il 2001, passando da 20 a 28 casi, per assestarsi a 17 casi nel 2005. Altra peculiarità del territorio: l’insorgenza di più mesoteliomi nell’ambito di uno stesso nucleo familiare. «Persone colpite dal ”male” – sottolinea Bianchi – legate dal vincolo consanguineo, con un impatto psicologico e sociale inimmaginabile». Prospettive? Il professore premette: «Il rischio di mesotelioma è proporzionale alla dose media e massiccia di amianto respirata. In queste elaborazioni scientifiche si procede tenendo conto dell’esposizione globale al minerale. I tempi di incubazione media sono di 50 anni, considerando un minimo di 34-40 anni fino a un massimo di 60-70 anni. Quanto all’evoluzione del fenomeno, tenendo conto delle precauzioni già assunte negli anni ’70 fino alla legislazione intervenuta nel ’92 per bandire il minerale sui posti di lavoro, ritengo che per i prossimi anni ci si debba aspettare una diminuzione dei casi, che attualmente tuttavia restano stazionari».
 
Comune e Provincia saranno parte civile 
Dibattito in giunta. Accolta la proposta dell’Associazione esposti

 
Comune di Monfalcone e Provincia di Gorizia si costituiranno parte civile nel maxi-processo che potrebbe aprirsi a carico di 15 tra dirigenti ed ex dirigenti di Fincantieri per la morte di 42 lavoratori del cantiere navale di Monfalcone. In entrambi i casi gli enti locali stanno solo verificando che non esistano degli ostacoli tecnici alla loro volontà, ribadita più volte, anche in quest’anno di celebrazioni del centenario dello stabilimento, di essere vicini a una comunità che ha pagato un prezzo altissimo al lavoro a causa dell’esposizione al minerale killer. Non c’è quindi alcuna difficoltà da parte di amministrazione comunale e provinciale ad accogliere la sollecitazione dell’Associazione esposti amianto. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, sottolineando l’esigenza di una verifica tecnica con l’ufficio legale, ha portato l’iniziativa all’attenzione della giunta comunale ieri pomeriggio. «Non vedo alcuna difficoltà, visto che il Comune si è già costituito parte civile nel 2004», sottolinea Pizzolitto. Allora, però, il gup Andrea Comez rigettò la richiesta del Comune di Monfalcone di costituirsi parte civile nel processo intentato dai familiari di un operaio dei cantieri morto per l’esposizione all’amianto. Il giudice, nel respingere la richiesta, sostenne che il Comune tutela la salute pubblica, mentre il procedimento era relativo a un singolo caso. In sostanza l’interesse personale prevaleva su quello della comunità. Ora, però, molti più casi sono riuniti in unica azione penale e questo fa sperare che le condizioni siano diverse, come sottolinea l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, che nel 2004, da assessore comunale con delega alle problematiche dell’amianto, sostenne proprio la costituzione di parte civile del Comune di Monfalcone.
Il presidente della Provincia Enrico Gherghetta da parte sua afferma che la sua giunta ha già espresso un parere favorevole alla costituzione di parte civile dell’ente, subordinata solo a una verifica tecnica tra i propri legali e quelli di parte. «Il nostro è un territorio che ha pagato più di altri – sottolinea – ed è giusto come Provincia essere vicini alle famiglie delle vittime, con coerenza rispetto quanto la Provincia ha sempre messo in campo rispetto i problemi dell’amianto». L’assessore Licia Morsolin da parte sua sottolinea la piena adesione dell’ente alla richiesta dell’Aea, che «va ringraziata per quanto ha fatto in questi anni, creando il coinvolgimento del territorio». «Da assessore comunale per i problemi dell’amianto – ricorda l’assessore provinciale – sostenni la costituzione di parte civile del Comune e rimasi perplessa quando il giudice rigettò la nostra richiesta. Spero davvero che ora le condizioni siano diverse, tali da far sì che l’ago della bilancia si sposti sul dolore del territorio». L’assessore provinciale alle Politiche sociali non ha comunque abbandonato la battagli intrapresa un anno fa per tentare di arrivare alla creazione di un centro di riferimento regionale per le malattie asbestocorrelate nell’ospedale di Monfalcone.
«Non ho più avuto segnali dalla Regione – afferma – alla quale tornerò però a sottoporre il progetto. Chiederò all’assessore regionale alla Sanità Vladimiro Kosic di avviare un tavolo per ragionare su come si potrebbe arrivare a costruire un servizio che funzioni da punto di riferimento per diagnosi e cura delle malattie legate all’esposizione all’amianto». Licia Morsolin sottolinea il ruolo dell’Associazione esposti amianto il cui lavoro di condivisione «è riuscito a coinvolgere tutta la comunità, mentre 15 anni fa il dolore sembrava solo un fatto privato».
Laura Blasich
 
Messaggero Veneto, 16 dicembre 2008
 
Monfalcone. Il pm: due anni per omicidio colposo. La sentenza attesa per il 16 febbraio 
Amianto, chiesta la condanna di due ex dirigenti del Cantiere per la morte di un operaio

 
Secondo il pm Annunziata Puglia, Valent avrebbe ricevuto mansioni di tubista che prevedevano l’utilizzo di una miscela di cemento e amianto senza che venissero adottate misure di sicurezza adeguate e proprio nel corso dell’udienza di ieri il pubblico ministero ha chiesto la condanna a due anni per entrambi gli imputati.
Condanna sollecitata anche dall’avvocato di parte civile, Francesco Donolato.
La prossima udienza è stata fissata per il 16 febbraio per le eventuali repliche della difesa e per la sentenza.
Si avvicina dunque la possibilità di una nuova condanna dopo la prima – storica – arrivata lo scorso 2 aprile.
Il prossimo 16 febbraio, salvo contrattempi, il giudice monocratico Manuela Bigattin emetterà la sentenza pronunciandosi sulle richieste dell’accusa.
Due anni di carcere per Manlio Lippi e Giorgio Tupini, oggi entrambi 85enni, e fra il 1966 e il 1968, rispettivamente, direttore dello stabilimento navalmeccanico di Panzano e presidente del consiglio di amministrazione della allora Italcantieri.
Valent sarebbe morto – secondo la tesi accusatoria – per una duplice neoplasia al polmone destro originata dall’esposizione alla fibra killer.
Per il pm, Valent sarebbe stato chiamato a svolgere nello stabilimento monfalconese mansioni di tubista di bordo con l’utilizzo di amianto (in particolare, si parla di coibentazione attuata mediante una miscela di cemento-amianto).
Tutto ciò, sempre stando all’accusa, senza che venissero adottate misure di sicurezza generiche e specifiche e i vari provvedimenti tecnici, organizzativi e procedurali necessari per contenere l’esposizione all’amianto.
L’accusa contesta, inoltre, ai due imputati di non aver sottoposto il lavoratore ad adeguato controllo sanitario e di non averlo informato circa gli specifici rischi derivanti dall’esposizione all’amianto.
Da ricordare che nel corso dell’udienza svoltasi un anno fa, in ottobre, uno dei consulenti della difesa, il dottor Manlio Barducci, era stato estensore di una perizia medico-legale in cui si affermava come il decesso di Valent non fosse attribuibile all’amianto, ma a un intervento chirurgico al quale era stato sottoposto e affermando, in sostanza, l’impossibilità di stabilire un nesso causale tra la morte dell’operaio e l’amianto.
Piero Tallandini

Caso amianto. Interrogazione di Casson e Pegorer Il Comune di Monfalcone si costituisce parte civile 
Il Pd: Procura di Gorizia sede disagiata, intervenga il ministro della giustizia

 
MONFALCONE. La situazione della Procura di Gorizia, carente dal punto di vista del personale tanto da non riuscire ad affrontare il carico di lavoro determinato dalla mole dei fascicoli aperti per morti o lesioni provocate dall’esposizione all’amianto, approda al Senato grazie all’interrogazione presentata al Guardasigilli dai senatori del Pd Felice Casson e Carlo Pegorer.
I due senatori chiedono al ministro della giustizia, Angelino Alfano, se non ritenga «doveroso adottare provvedimenti urgenti al fine di ripristinare al completo l’organico del personale della magistratura nella Procura di Gorizia, anche in considerazione dell’importante ruolo che tale ufficio giudiziario svolge nell’accertamento delle responsabilità in ordine a fatti di assoluta gravità quali l’omessa adozione di misure a tutela della salute dei lavoratori, in particolare di quelli esposti ad amianto». Nello stesso tempo chiedono che la sede della Procura goriziana sia dichiarata “sede disagiata”. Gli interroganti spiegano che nel circondario di competenza della Procura di Gorizia sono stati registrati, negli ultimi nove anni, 1.921 casi di malattie professionali dovute all’esposizione dei lavoratori all’amianto, che hanno dato luogo a numerosi procedimenti penali condotti dalla Procura: «In particolare, dopo il 2001, il numero dei procedimenti penali per malattie professionali dovute all’esposizione ad amianto è cresciuto sensibilmente, raggiungendo i picchi massimi con 190 procedimenti nel 2002, 458 nel 2003, 312 nel 2004, 186 nel 2005, 169 nel 2006, 139 nel 2007 e 116 nel 2008», affermano, evidenziando come secondo autorevoli voci della letteratura scientifica il fenomeno delle malattie professionali dovute all’esposizione ad amianto dei lavoratori sarebbe in progressiva crescita tanto che fra il 2010 e il 2015 i picchi massimi indicati saranno ulteriormente superati.
«A fronte di questo costante incremento dei procedimenti penali di competenza della Procura di Gorizia, i suoi uffici registrano una altrettanto significativa diminuzione del personale della magistratura effettivamente in servizio», dicono, e osservando che la Procura di Gorizia prevede in organico 6 magistrati, di cui uno con funzioni direttive, ma anche come, tra breve, nell’ufficio vi saranno unicamente due sostituti, dal momento che altri tre sono stati trasferiti in altre sedi giudiziarie. «Sembra verosimile ipotizzare che i tre posti di sostituto procuratore oggi vacanti non possano essere tra breve coperti, dal momento che la sede di Gorizia non risulta storicamente particolarmente appetibile, in quanto nota – affermano – per essere una Procura scomoda, per di più gravata da un contenzioso importante e in continuo aumento. In tal senso depone l’esito del concorso disposto di recente in relazione a un posto di sostituto procuratore, significativamente rimasto scoperto».
«La grave situazione di scopertura e carenza di organico in cui versa la Procura di Gorizia – concludono – necessita di essere tempestivamente superata, anche valutando l’opportunità di dichiarare tale sede come disagiata».
Intanto il sindaco di Monfalcone, città particolarmente colpita dalle morti per amianto, ha presentato ieri in giunta la delibera (approvata) per la costituzione di parte civile del Comune nei procedimenti per omicidio colposo plurimo aperti e che saranno aperti a carico di dirigenti Fincantieri nel periodo dal 1965 al 1985, colpevoli per l’accusa di conoscere le tragiche conseguenze dell’esposizione all’amianto e di aver omesso di applicare misure di prevenzione e protezione. (c.v.)