Il Piccolo, 31 dicembre 2008 
 
Povertà in aumento: cresciuto del 60% il numero degli indigenti  
Nel 2008 il Comune ha erogato 191mila euro di contributi per pagare l’affitto, fare la spesa e sanare conti in rosso 
L’assessore Morsolin: «Un grave errore l’abolizione del reddito di cittadinanza da parte della Regione»
  
 
di TIZIANA CARPINELLI

Lo spettro della povertà si allarga a Monfalcone. Lievita il numero di famiglie costrette a chiedere un aiuto economico all’Assistenza sociale del Comune per arrivare alla fine del mese, pagare l’affitto, acquistare la spesa o sanare un conto in rosso. Se nel 2007 l’amministrazione Pizzolitto aveva erogato 172 contributi (per un totale di 180mila euro) quest’anno il numero è salito di oltre cento unità arrivando a quota 276, costringendo l’ente a setacciare le casse per aggiungere un ulteriore fetta di fondi pari a 11mila euro. Non solo: da circa 40mila, lo stanziamento a favore di cittadini rimasti senza fissa dimora è salito a 99.443 euro. Una cifra che quest’anno è servita a sistemare 20 persone – il doppio rispetto a 12 mesi fa – in alberghi e pensioni.
Il progressivo assottigliamento dei salari, la precarietà del lavoro, la crisi economica hanno contribuito a intaccare quelle fasce di popolazione che fino a qualche anno fa costituivano il ceto medio e oggi invece si trovano pericolosamente sull’orlo dell’indigenza. Ma le difficoltà, per il 2009, potrebbero essere ben più accentuate a causa della drastica riduzione di risorse a disposizione del Comune. Lo rivela l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che lancia un preciso allarme: «Siamo in grado di garantire gli stessi servizi messi in campo quest’anno ancora per sei mesi, fino al prossimo giugno. Dopodiché, francamente, non so proprio cosa succederà». Morsolin, eletta nelle listedi Rifondazione comunista, non ricorre a perifrasi, ma andando dritta al sodo punta il dito contro la giunta Tondo e il governo Berlusconi, rispettivamente responsabili «di aver abolito il Reddito di cittadinanza e di mirare a spazzar via il Fondo sociale nazionale», grazie al quale «l’Ambito è riuscito a portare avanti le indispensabili progettualità extra che perfezionano il sistema scolastico mandamentale, degli oratori e del Sert, per un totale di 500mila euro». «Stando ai nostri rumors – afferma l’assessore – quest’ultimo finanziamento non verrà riconfermato: così, però, i Piani di zona dei nove Comuni che fanno parte dell’Ambito rischiano di saltare. Tra questi, l’attività pomeridiana negli oratori ”San Michele” e di Largo Isonzo, ma anche le iniziative ”Creativamente scuola” e ”Insieme ripensando” che hanno consentito, ad alunni in difficoltà, di ottenere un sostegno da parte degli insegnanti. Si prospetta, inoltre, il depennamento dei progetti individualizzati destinati ai soggetti in cura al Sert. Tutti servizi, questi, che esulano dall’assistenza sociale di base, naturalmente garantita, ma che hanno una rilevanza per la popolazione. Per questo, l’intento di smantellare la legge 328 di progettualità integrata sul territorio risulta quantomeno discutibile».
Stando alla Morsolin, l’eliminazione del Reddito di base ha tuttavia inferto il colpo più duro: «Con questi finanziamenti – chiarisce – l’Ambito ha ricevuto, da novembre 2007 ad agosto 2008, 1 milione 783mila euro che hanno consentito di aiutare moltissime famiglie disagiate. L’abrogazione della disposizione ha visto, a oggi, sostituire questo sostegno economico con un fondo di povertà che ha assegnato a tutto il territorio 220mila euro. La differenza è evidente». «Se poi – aggiunge con una punta di polemica – si riflette che la Regione ha stanziato una cifra pari alla metà del contributo per garantire la festa di Capodanno a Trieste, non posso che osservare come una più equa ripartizione dei fondi sia non solo auspicabile ma doverosa. Forse la giunta Tondo non si rende conto che la città dei cantieri si fa carico, all’interno di questa Provincia, di una fetta considerevole di disagio sociale: non a caso il 60% della popolazione dell’Ambito insiste in questa città e delle complessive 448 domande inoltrate per ottenere il reddito di cittadinanza sono ben 276 quelle redette da monfalconesi».
Stando a una prima analisi di tali documentazioni, che ha vagliato 205 delle 276 pratiche, risulta che i richiedenti sono per lo più donne; in 25 nuclei familiari si tratta di madri rimaste sole con figli a carico e in 12 casi di anziani over 65. «E questi dati – commnenta ancora Morsolin – la dice lunga sull’effettiva necessità dello stanziamento. Solo per la Carta famiglia, vale la pena sottolinearlo, sono pervenute circa 600 domande. Sotto il profilo del lavoro svolto, il nostro centro è stato equiparato a un capoluogo provinciale, riconoscendo così gli enormi sforzi a cui siamo chiamati. È stata infatti garantita una persona in più negli uffici. Ciononostante, la situazione ci preoccupa moltissimo, anche perchè i servizi offerti dal Comune, proprio in virtù delle emergenze che si sono prospettate negli ultimi anni, si sono notevolmente affinati, garantendo iniziative di qualità. Non si può, dopo aver eliminato anche le entrate dell’Ici, chiedere ai Comuni di arrangiarsi coi propri mezzi: qui, in questa realtà, è impossibile. Il taglio tout court delle risorse sul fronte stranieri, considerato che molta della manodopera presente nelle fabbriche locali non è italiana e che lo stesso mercato immobiliare si regge su una tale utenza, è irresponsabile, perché non è calato sul contesto sociale veramente presente sul territorio».
Ma veniamo all’assistenza erogata dal Comune nel corso del 2008 per fronteggiare le crescenti sacche di povertà: «Rispetto al 2007 – spiega l’assessore – abbiamo fissato circa 100 contributi economici in più, passando da 172 a 276. Questo denaro a fondo perduto è stato, nel 40% dei casi, speso sul versante abitativo, il resto per fronteggiare spese imminenti, bollette, medicine, prodotti alimentari. Per quanto riguarda il contributo Tagliaffitti, quest’anno abbiamo ricevuto 492 domande a cui abbiamo risposto per una parte grazie ai 766mila 400 euro ricevuti dalla Regione e per l’altra grazie alla posta del Comune di 128mila 240 euro. Stando alle pratiche, che fissano i contributi sulla base del rapporto reddito-canone di locazione, la cifra atta ad assolvere completamente la richiesta sarebbe dovuta invece risultare pari a 1 milione 284mila euro». Cosa significa? «Che tutti hanno sì ricevuto un contributo – replica Morsolin – ma inferiore rispetto al fabbisogno reale».
Da aggiungere che il Comune ha inoltre erogato circa 200mila euro per fornire pasti a domicilio a 90 cittadini, 70.292 euro per il servizio del Bassa soglia (che ha aiutato 212 utenti), 18.999 euro per l’attività del Centro anziani, 17mila euro per garantire lo sportello del Prontocasa (istituito col fine di fronteggiare le problematiche di un Comune ad alta densità abitativa, ndr) e 1.300 euro per gli abbonamenti alla rete Apt per gli over 65 in difficoltà economiche.

SAN SILVESTRO  
La crisi taglia il cenone di mezzanotte  
Scarse le prenotazioni in città e molti hanno deciso di tenere chiuso 
Pochi i cartelli di «tutto esaurito» 
 
Nei ristoranti di Monfalcone non c’è stato quest’anno l’affanno della corsa alle prenotazioni come negli anni passati. C’è ovviamente la crisi è alcuni locali, non avendo ottenuto una quantità di «coperti» tali da garantire l’ammortamento completo del servizio hanno preferito non impegnarsi nella serata, mettendo addirittura il cartello di ferie con riapertura il 2 o il 7 gennaio. Chiusi anche i ristoranti storici di Monfalcone, il quiello del Sam Hotel e dell’albergo Lombardia. «Se arriva una corriera di persone – ha affermato sorridendo la titolare di un ristorante – restiamo aperti molto volentieri. Ma non è così e allora per Sabn Silvestro abbiamo preferito chiudere». Nel cenone di questa notte i menù saranno rigorosamente a base di pesce. I pochi ristoranti che tengono aperto registrano il «tutto esaurito». Il prezzo oscilla da una media di 50 a 75 euro a testa. Ecco ad esempio uno dei menù di stasera: antipasto di rotolini di salmone farcito con scampi, insalatina di seppia e sedano bianco su crema di mais e porro croccante. Come primo “panciotto” di capesante e gamberi con salsa al pachino e risotto con aragosta e champagne. Il secondo propone un filetto di orata in crosta di pinoli e pistacchi, rana pescatrice avvolta in lardo di Colonnata, gratinata al forno e con contorni di stagione. Poi in attesa della mezzanotte, dessert con mousse al cioccolato con cuore tenero di babà al rum e panettone e spumante per il brindisi al nuovo anno.
Qualche locale offre anche dopo la mezzanotte zampone e lenticchie per un augurio di prosperità per il 2009. «Quest’anno – spiega Loredana, titolare de “La rosa dei venti” di Marina Lepanto – anche se abbiamo ancora qualche posto libero, preferiamo avere meno coperti per lavorare meglio e soddisfare al massimo la clientela. Il cenone deve essere gustato senza fretta in tutto i suoi sapori». «La nostra cucina – dice Paolo, il titolare del ristorante del centro velico “Hannibal” a Marina Nova – ha come tradizione un menù a base di pesce perché siamo praticamente sul mare. Oltre a curare tutto il menù, come primo piatto propone gnocchetti al branzino e pennette ai fasolari. Qui abbiamo il tutto esaurito». Anche lo storico locale dei «Campi di Marcello» a Panzano è aperto per Capodanno. «Il menù di pesce – dice la titolare Anna Bregant – è un’ottima scelta per questa serata. Siamo convinti che sarà all’altezza del nuovo anno». (ci. vi.)