Messaggero Veneto, 28 gennaio 2009 
 
Si tratta di operai assunti nel 1981 e che non riescono a raggiungere il tetto dei 10 anni
La Marrosu disponibile a sentire Inail e Fincantieri 
Caso amianto dal prefetto  
Chiesto il riconoscimento per 70 lavoratori 
MONFALCONE 
Delegazione sindacale a Gorizia
 
 
MONFALCONE. La vertenza amianto e il riconoscimento all’esposizione per una settantina di lavoratori e lavoratrici dello stabilimento Fincantieri è stato portato all’attenzione del prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu dai rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm, impegnati da anni, assieme ai lavoratori dello stabilimento navalmeccanico, a ottenere il pieno riconoscimento dell’esposizione all’amianto subita dagli addetti del cantiere navale di Panzano. Le Rsu hanno spiegato al prefetto che la questione del riconoscimento riguarda il mancato raggiungimento dei dieci anni di esposizione, certificati dalla documentazione e necessari per ottenere un bonus pensionistico di cinque anni. Si tratta di lavoratori assunti nel 1981 da Fincantieri e che non riescono quindi a raggiungere il tetto dei 10 anni, perché l’ultima soglia fissata dall’Inail per l’uso dell’amianto nello stabilimento di Monfalcone si ferma alla fine di dicembre del 1988. Il problema però è che i lavoratori assieme ai rappresentanti sindacali di Fim Fiom e Uilm sostengono che nello stabilimento monfalconese il materiale in stabilimento fu impiegato oltre la sua messa al bando in Italia, cioè oltre i primi mesi del 1992. I lavoratori interessati, come hanno sottolineato i loro rappresentanti sindacali, sono pronti a testimoniare e quindi a imboccare le vie legali per vedere riconosciuti i propri diritti. Quindi i sindacati si sono rivolti al prefetto per tentare di arrivare a una composizione della vertenza con l’azienda che «non ha mai prodotto la documentazione richiesta per gli anni successivi al 1989». Il prefetto di Gorizia, secondo quanto riferiscono le Rsu, ha dato la propria disponibilità a sentire le parti, cioè in prima istanza l’Inail e Fincantieri, e ad aprire un tavolo di discussione specifico. Se in tempi ragionevoli non ci sarà una risposta, i sindacati sono però pronti a richiedere un nuovo incontro e soprattutto la convocazione del tavolo allargato a tutti i soggetti coinvolti. All’attenzione del prefetto Marrosu i coordinatori di Fim, Fiom e Uilm hanno portato anche il caso di 10 impiegate del cantiere navale che non hanno ottenuto il riconoscimento dell’esposizione a differenza di quanto avvenuto per due colleghe con la stessa vita lavorativa alle spalle. Le Rsu hanno segnalato inoltre i problemi burocratici che starebbero bloccando i riconoscimenti dell’esposizione e i conseguenti benefici pensionistici per tutti i lavoratori che erano addetti alle lavorazioni che prevedevano l’uso delle macchine semiautomatiche “one side”, utilizzate nelle saldature orizzontali di lamiere. L’arco di saldatura delle macchine “one side” era protetto da carter rivestiti in amianto che, con l’attrito sulla superficie da saldare, liberavano notevoli quantità di fibre nell’ambiente.Come ciò non bastesse la pulitura della parte saldata era effettuata con aria compressa. Le macchine one side, stando alla richiesta inviata all’Inail nel 2005 dalle Rsu del cantiere navale e che poi ha portato al riconoscimento dell’uso dell’amianto in stabilimento fino alla fine del 1988, erano utilizzate a bordo, nelle officine, nei piazzali.