Il Piccolo, 30 gennaio 2009
 
L’ACCUSA È DI OMICIDIO COLPOSO DI 11 OPERAI  
Amianto, chiesto il rinvio a giudizio per 13 ex dirigenti del cantiere navale
 
 
di FRANCO FEMIA

Il rinvio a giudizio per omicidio colposo è stato chiesto dal pm Annunziata Puglia nei confronti di 13 ex dirigenti ed ex responsabili del servizio di sicurezza dell’Italcantieri in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, tutte dipendenti dello stabilimento navalmeccanico monfalconese.
Il giudice delle udienze preliminari Emanuela Bigattin deciderà su questa richiesta nella prossima udienza del 16 marzo. Un rinvio deciso per un approfondimento dell’indagine in attesa che le difese producano ulteriori documentazioni. In particolare il giudice intende approfondire la posizione di Marino Visintin e Mario Bilucaglia, responsabili dal 1972 al 1992 della sicurezza dello stabilimento, che nell’indagine condotta dalla procura di Trieste, sempre sull’amianto, erano stati sentiti come testi tanto da non risultare tra gli indagati.
Inoltre, dall’avvocato di parte civile Paolo Bevilacqua, è stata ventilata anche la possibilità di arrivare a un cambiamento del capo di imputazione con una formula più grave di quella dell’omicidio colposo avanzata finora dalla Procura goriziana in tutti i processi aperti per l’esposizione all’amianto.
Presente all’udienza preliminare anche l’avvocato Roberto Maniacco, che tutela il Comune di Monfalcone, che ha assicurato che si costituirà parte civile nella prima udienza del processo.
Gli imputati sono Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Marino Visintin, Enrico Bocchini, Giancarlo Testa, Mario Abbona, Giampaolo Framarin, Roberto Schivi, Livio Alfredo Minozzi, Corrado Antonini, Bernardo Vittorio Carratù e Mario Biculaglia. Nei loro diversi incarichi avrebbero omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Gli undici lavoratori deceduti per carcinoma polmonare lavoravano nei cantieri come tubisti, meccanici, carpentieri in ambienti che, secondo l’accusa, erano saturi di polvere di amianto.
I familiari delle persone offese si sono costituite parte civile, oltre che con Paolo Bevilacqua, anche con l’avvocato Pierluigi Fabbro. Quest’ultimo tutela pure Marco Visintin, il 34enne di San Canzian d’Isonzo che sta scontando a Padova una condanna a 14 anni per aver ucciso la madre alla vigilia di Natale di quattro anni fa. Il giovane si è costituito parte lesa per la morte del padre Elio, avvenuta nel 2002. 
 
AMIANTO. ASSESSORE PROVINCIALE E IMPUTATO  
Scoppia il «caso» Visintin
 
 
I processi per l’amianto rischiano di avere ripercussioni politiche in seno all’Amministrazione provinciale. Il coinvolgimento dell’assessore al Lavoro Marino Visintin nei procedimenti giudiziari, per il suo ruolo ricoperto quando era dipendente dell’Italcantieri, ha provocato già una presa di posizione dell’opposizione. Il capogruppo del Pdl Marino De Grassi ha presentato un’interrogazione al presidente della Provincia Gherghetta per conoscere «quali provvedimenti intende adottare e se non ritiene di aprire un pubblico e approfondito dibattito in Consiglio provinciale per le necessarie determinazioni politiche sul caso». Visintin è già stato rinviato a giudizio per omicidio colposo nell’udienza preliminare del 19 gennaio scorso e il processo inizierà il 4 giugno. De Grassi rileva «l’insopportabile contraddizione politica» tra le prese di posizione del presidente Gherghetta sul fenomeno dell’amianto e la condizione di imputato dell’assessore al Lavoro. Il capogruppo del Pdl ricorda, infatti, che la giunta provinciale nella seduta del 16 gennaio scorso ha adottato «un atto di indirizzo per la costituzione di parte civile della Provincia nei procedimenti penali per le morti da amianto e quindi anche nel procedimento in cui è imputato uno dei suoi componenti». 

Messaggero Veneto, 30 gennaio 2009 
 
Amianto, tredici richieste di rinvio a giudizio  
Tra gli indagati c’è anche l’assessore provinciale al lavoro, Marino Visintin. Il responso il 16 marzo 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Il gup del Tribunale di Gorizia Emanuela Bigattin ha aggiornato ieri al 16 marzo l’udienza preliminare per il pronunciamento circa le richieste di rinvio a giudizio per ipotesi di omicidio colposo avanzate dal pm Annunziata Puglia per 13 indagati in relazione ai decessi legati all’esposizione all’amianto di 11 persone, dipendenti dello stabilimento navalmeccanico ex Italcantieri di Monfalcone.
Fra gli indagati per i quali è stato richiesto il rinvio a giudizio dal pm figurano gli ex presidenti del cda Italcantieri Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente del Cda Enrico Bocchini e l’ex direttore generale Corrado Antonini, gli ex direttori del cantiere Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Poi, Bernardo Vittorio Carratù e Roberto Schivi, in passato direttori centrali del personale Italcantieri, gli ex direttori del personale Giampaolo Framarin e Livio Alfredo Minozzi, tre ex responsabili del servizio di sicurezza, tra i quali Marino Visintin, attualmente assessore provinciale al Lavoro di Gorizia.
Le richieste di rinvio a giudizio in questione sono in relazione, come detto, a 11 decessi per malattie legate all’esposizione alla “fibra killer”, carcinomi e microcitomi polmonari.
Si tratta di Roberto Savignano, che ricopriva mansioni di isolatore e di ponteggiatore, Tristano Hellner, carpentiere in ferro, Francesco Tuia, saldatore elettrico, Romano Periz, meccanico manutentore, Bruno Erman, elettricista, Mario Cesare Gregori, carpentiere, ponteggiatore e tracciatore, Annibale De Rossi, carpentiere, Bruno Bosma, che ricopriva mansioni di calafato e poi di magazziniere, Valentino Versolatti, prima carpentiere e fabbro, poi imbragatore nelle officine e addetto al settore trasporti, Attilio Davoli, tubista e operaio meccanico, Elio Visintin, carpentiere.
Tutti operavano, secondo l’accusa, in ambienti saturi di polveri di amianto senza che venissero adottate misure di sicurezza generiche e specifiche per contenere l’esposizione alla “fibra killer”. Nel corso dell’udienza di ieri c’erano anche i legali delle parti civili e in particolare Paolo Bevilacqua, che rappresenta Elena e Gianluca Visintin, e Pierluigi Fabbro, per Marco Visintin, figli del carpentiere Elio.
L’avvocato Bevilacqua, sostenendo che le conseguenze dell’esposizione all’amianto dei lavoratori fossero all’epoca prevedibili, ha adombrato la possibilità che l’ipotesi di reato possa essere non di natura meramente colposa.
Come difensori c’erano gli avvocati Alessandro Cassiani, Giovanni Borgna, Riccardo Cattarini e Corrado Pagano. Era presente anche l’avvocato Maniacco per l’amministrazione comunale di Monfalcone, per la quale si profila la costituzione come parte civile.
Piero Tallandini