Il Piccolo, 30 gennaio 2009 
 
ACCORDO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Sconti su tasse e tariffe per 7276 anziani  
Esenzioni e riduzioni di Ici, Tarsu, Irpef e bus. Misure contro il caro-rette in casa-albergo
 
 
La città è ringiovanita nell’ultimo anno, grazie soprattutto all’arrivo di centinaia di immigrati, ma gli anziani, o quantomeno gli ultrasessantacinquenni, rimangono una fetta consistente della popolazione di Monfalcone, cioé 7276, poco meno del 26% del totale. E quasi tutti alle prese con sempre maggiori difficoltà economiche, visto lo scarso potere d’acquisto delle pensioni, ed esigenze di assistenza e cura. L’amministrazione locale, d’intesa con le organizzazioni dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, ha quindi varato un pacchetto di azioni che comprendono riduzioni o esenzioni su tasse e imposte e l’acquisto di abbonamenti del bus, ma anche la volontà di aprire un secondo ambulatorio infermieristico rionale a Panzano e il sostegno all’esperienza del Punto d’ascolto gestito dal Volontariato cittadino.
I sindacati dei pensionati, dal canto loro, non avrebbero voluto prendere atto dell’aumento del 5% delle rette della casa di riposo comunale di via Crociera – comunque tra le più basse a livello provinciale – ma il regolamento per l’integrazione di quanto dovuto dagli utenti interviene in qualche modo a tutelare le famiglie con i redditi più bassi. Il protocollo sottoscritto ieri dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin e dai rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil conferma innanzitutto l’esenzione dal pagamento dell’addizionale Irpef, che nel 2009 si suppone resterà ferma allo 0,3%, per i redditi sotto i 15mila euro. Una misura che lo scorso anno ha interessato 6.097 monfalconesi. C’è poi la riduzione del 50% della Tassa rifiuti per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. Il protocollo, come hanno sottolineato le stesse organizzazioni sindacali ieri, prevede però anche l’acquisto da parte del Comune di abbonamenti dell’Apt che saranno quindi assegnati gratuitamente o a tariffa agevolata a chi vive in uno stato di disagio economico, il mantenimento del fondo per il risarcimento delle vittime della microcriminalità (4 le persone che lo hanno utilizzato nel 2006, nessuna nel 2007 e 2008, comunque), la rateizzazione, a seconda dell’Isee, delle sanzioni amministrative. «C’è poi la disponibilità dell’amministrazione a sperimentare una partecipazione diretta di ospiti della casa di riposo e loro familiari – hanno rilevato le organizzazioni dei pensionati – che potrebbero esercitare una funzione di controllo sulle problematiche inerenti gli utenti».
Proseguirà anche il tavolo di lavoro per tentare di migliorare la condizione degli anziani residenti nelle case Ater di via Volta e il confronto con l’Azienda sanitaria sull’ampliamento dell’esperienza dell’ambulatorio per il rione del rione Romana-Solvay. «Avrò un confronto con il direttore generale Manuela Baccarin lunedì – ha confermato ieri l’assessore Cristiana Morsolin – per una verifica del funzionamento del servizio di via Valentinis in modo da aprire poi il ragionamento sulla creazione di un servizio analogo a Panzano, i cui rappresentanti mi hanno rinnovato in questi giorni l’esigenza di mettere in campo il progetto». I sindacati dei pensionati temono però che l’Ass «freni» su questo fronte, visto che tra i quartieri di Monfalcone quello di Panzano è proprio quello a più bassa concentrazione di ultrasessantacinquenni: 694, contro i 2.197 di Aris-San Polo, i 1.976 del centro, i 1.231 di largo Isonzo e i 1.196 di via Romana. «Per noi si tratta però sempre di attivare un servizio di prossimità nei rioni più distanti dal Distretto sanitario e utili per la sicurezza sociale della popolazione», hanno sottolineato ieri i sindacati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 febbraio 2009 
 
PRIORITÀ AI NON AUTOSUFFICIENTI  
SITUAZIONE  
ASSISTENZA  
Casa di riposo, 100 in lista d’attesa  
Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per ampliare la struttura 
Previsti aiuti alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rette 
Nel Basso Isontino un solo posto-letto ogni mille abitanti, 7 invece nel resto della Provincia
 
 
A Monfalcone sono un centinaio le persone in lista di attesa per poter entrare nella casa di riposo comunale, che mette a disposizione 60 posti, dando la priorità ai non autosufficienti nella nuova struttura protetta inaugurata lo scorso anno. La capacità è destinata a raddoppiare, ma solo quando sarà effettuata la manutenzione straordinaria dell’edificio più vecchio, che ha vent’anni di vita alle spalle.
Dalla Regione, cui il Comune si è rivolto per un sostegno finanziario, non è arrivata però ancora alcuna notizia su un possibile contributo al progetto, il cui costo complessivo supera il milione di euro.
Il dato sulle dimensioni della lista d’attesa per l’accesso alla casa di riposto comunale è emerso nel corso dell’ultima riunione della quarta commissione consiliare ed è stato letto come un indicatore di come il ricovero nella struttura di via Crociera sia visto come ottimale, ma anche come nel Monfalconese il numero di posti a disposizione nelle case di riposo non sia sufficiente a differenza di quanto accade nel resto del Friuli Venezia Giulia.
Nel Basso Isontino continua del resto a esserci un posto per non autosufficienti ogni mille abitanti, mentre i posti salgono a sette solo nell’Alto Isontino.
Appare quindi fondamentale, e i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che hanno partecipato alla riunione si sono trovati d’accordo, arrivare alla messa in rete delle case di riposo del Basso isontino, in modo tale che i cittadini dell’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Esiste però una lista d’attesa anche per quanti chiedono l’assistenza domiciliare.
Non tutti quindi, come sottolinea la presidente della commissione Barbara Zilli, stanno avendo risposta.
All’incontro i sindacati provinciali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno del resto partecipato per discutere la bozza di ordine del giorno che le stesse organizzazioni hanno presentato a tutti i Consigli comunali per chiedere all’amministrazione regionale un maggiore investimento proprio sull’assistenza domiciliare.
I sindacati dei pensionati vogliono insomma tentare di garantire la permanenza dell’anziano nel proprio ambiente familiare e sociale piuttosto che il ricovero in case di riposo. Nella riunione è stato sollevato quindi il problema della contrazione dei fondi a disposizione sia per l’assistenza domiciliare sia per l’autonomia possibile. I sindacati confederali provinciali hanno quindi chiesto ai consiglieri comunali di poter aggiornare e adeguare il testo dell’ordine del giorno secondo quanto emerso dall’incontro e presentarlo in aula, inoltrandolo alla Regione, se approvato.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale è stato intanto approvato, a maggioranza (19 sì, compresi quelli di Lega Nord e La Destra, 4 no quelli di Fi e An), il regolamento per l’integrazione delle rette della casa di riposo. Come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il regolamento introduce i tetti Isee a protezione delle famiglie con i redditi più bassi.
In sostanza, i «civilmente obbligati» a sostenere il carico della retta nel caso il ricoverato non abbia risorse sufficienti interverranno a copertura del costo fino a quanto consentito dal loro reddito, mentre per la parte restante subentrerà il Comune. Il regolamento stabilisce anche un tetto al prelievo sul conto bancario degli anziani ricoverati per il pagamento della retta.
«In conto dovranno rimanere sempre 3.500 euro – ha spiegato l’assessore – e con il regolamento abbiamo anche cercato di dare risposta a delle situazioni particolari. La contribuzione dovuta dai familiari si riduce inoltre all’ampliarsi del grado di parentela e c’è un’ulteriore riduzione se il familiare ha un’invalidità o disabilità certificata». Lo sforzo compiuto dall’amministrazione, che pure ha aumentato del 5% le rette dovute per il 2009, è stato condiviso sia dalla Lega Nord sia da La Destra.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 01 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito: oltre ai familiari interverrà il Comune  
Casa di riposo, aiuti agli anziani in difficoltà nel pagare le rette
 
 
MONFALCONE. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito su cui sarà decisa l’eventuale integrazione delle rette di ricovero degli anziani nella casa albergo comunale. È questa la principale novità del “Regolamento per l’integrazione delle rette di ricovero di anziani in strutture residenziali”, approvato dal consiglio (con il voto contrario di Fi e An) e che prevede, nel caso l’anziano sia in stato di disagio economico, la compartecipazione nel pagamento delle rette dei “civilmente obbligati”, ovvero dei familiari, ma anche del Comune.
«L’introduzione della valutazione Isee come elemento determinante della tariffe e strumento di tutela delle fasce più deboli è stata chiesta da più parti, in particolare dei sindacati pensionati – spiega l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Morsolin –. Sono già previste modalità di abbattimento delle rette, ma l’Isee è strumento codificato e uguale per tutti. Fra sei mesi sarà valutato l’effetto di applicazione del regolamento».
Regolamento che prevede, comunque, una serie di misure volte a tutelare le fasce più deboli. In merito alla compartecipazione alla retta, questa viene richiesta se l’anziano ricoverato non riesce a coprire il costo con la sua pensione o i suoi redditi (anche fondi bancari). A quel punto viene chiesto l’intervento dei familiari per l’integrazione, con quota a scendere a mano a mano che si allontana il grado di parentela. Se anche questi avessero difficoltà sarebbe il Comune a coprire la parte mancante. Sono previste situazioni particolari, tra cui una coppia di anziani con un’unica fonte di reddito e in cui uno dei due coniugi dovesse essere ricoverato: per non lasciare l’altra persona priva di risorse, sono previsti esoneri o integrazioni. Se al momento della discussione Sergio Pacor (Lega nord) ha ringraziato l’amministrazione per quanto attua a favore degli anziani, sia nella struttura comunale sia con l’assistenza domiciliare, Riccardo Grassili (Fi-Pdl) ha chiesto il rinvio della discussione.
«Il regolamento non è completo e vorremmo confrontarlo con il regolamento regionale, soprattutto riguardo alla residenza degli eventuali utenti», ha detto.
Sia Alessandro Saullo (Rc) sia Lionella Zanolla (La Destra-gruppo misto), apprezzando il lavoro fatto e il sostegno alle fasce deboli, hanno sollecitato una maggior attenzione alle domiciliarità degli anziani. Richiesta che peraltro era giunta anche dai sindacati confederali dei pensionati nel corso della recente Commissione per la tutela della salute, presieduta da Barbara Zilli. I sindacati hanno chiesto di discutere anche in consiglio comunale a Monfalcone un ordine del giorno in cui s’invita la Regione a definire i regolamenti per la riclassificazione e l’accreditamento delle case di riposo, ad aumentare le risorse destinate agli anziani non autosufficienti, a sostenere le forme di assistenza domiciliare. Anche se a Monfalcone c’è un centinaio di persone in lista per la casa albergo.
«Se è vero che in regione il numero dei posti letto nelle case di riposo appare sovraddimensionato, a Monfalcone accade il contrario.
È stato quindi concordato – spiega Zilli – d’individuare un percorso di messa in rete delle case di riposo dell’ambito Basso Isontino perché i cittadini residenti in quest’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità».
Il percorso, in effetti, era già cominciato in passato, ma poi si era arenato.

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