Il Piccolo, 12 aprile 2009 
 
MOZIONE POLEMICA CONTRO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE  
Antonaci e Murgia (Udc) sfiduciano Ghinelli  
Le accuse: non sa far rispettare la regolarità del dibattito e non riesce a gestire il pubblico 
 
I consiglieri comunali Giuliano Antonaci e Antonello Murgia, ex della Margherita aderenti all’Unione di centro, hanno deciso di sfiduciare il presidente dell’assemblea cittadina, Marco Ghinelli, eletto con la lista civica dei Cittadini per Monfalcone e ora esponente del Partito democratico monfalconese. I motivi? Stando alla mozione di sfiducia presentata dai due consiglieri, il presidente in carica innanzitutto «non garantisce l’imparzialità e la tutela di tutti i Consiglieri comunali, come invece è previsto dallo Statuto dell’ente, bensì soltanto quelli aderenti alla maggioranza, come dimostrato nell’ultima seduta del Consiglio Comunale del 6 aprile scorso».
I consiglieri Antonaci e Murgia ritengono inoltre che Ghinelli non si sia «mai impegnato per far rispettare i termini di risposta alle interrogazioni, così come previsto dal punto 3 dell’articolo 25 dello Statuto comunale». Un comportamento che di fatto, secondo i due esponenti dell’Unione di centro, «ha impedito ai consiglieri comunali di svolgere il loro ruolo di controllo sull’operato dell’esecutivo, così come previsto dall’articolo 43 della legge 267 del 2000 e dall’articolo 28 dello Statuto del Comune di Monfalcone».
L’attuale presidente dell’assemblea non avrebbe inoltre «mai messo in atto l’autorità che gli deriva dall’incarico ricoperto al fine del rispetto del regolamento del Consiglio comunale di Monfalcone».
Le critiche dei due consiglieri dell’Unione di centro all’operato di Ghinelli non finiscono comunque qui, perché, come affermano Antonaci e Murgia, il presidente dell’assemblea avrebbe dimostrato «a più riprese» di non saper controllare i lavori del Consiglio comunale, «come dimostrato negli ultimi incidenti avuti con il pubblico, permettendo a persone estranee di invadere l’emiciclo riservato ai Consiglieri con possibili conseguenze ben comprensibili». 
 
Messaggero Veneto, 12 aprile 2009 
 
Mozione di sfiducia nei confronti di Ghinelli  
Monfalcone: è il presidente del consiglio
 
 
MONFALCONE. Dovrà essere sottoposta al voto del consiglio, che ne determinerà l’approvazione o meno, ma la mozione presentata venerdì all’ufficio protocollo del Comune di Monfalcone parla chiaro: i consiglieri comunali Giuliano Antonaci e Antonello Murgia (già Margherita, poi usciti di maggioranza e ora indicatisi come Udc) esprimono mozione di sfiducia nei confronti del presidente del consiglio comunale, Marco Ghinelli.
A sostegno dell’espressione di sfiducia riportano precise motivazioni. «Innanzi tutto – dicono – il presidente in carica non garantisce l’imparzialità e la tutela di tutti i consiglieri comunali, com’è previsto dallo Statuto dell’ente, ma solamente della maggioranza, come dimostrato nell’ultima seduta del consiglio comunale del 6 aprile scorso. Non si è mai impegnato per far rispettare i termini di risposta alle interrogazioni, così come previsto dal punto 3 dell’articolo 25 dello statuto dell’ente, comportamento che di fatto ha impedito ai consiglieri comunali di svolgere il loro ruolo di controllo dell’operato dell’esecutivo, così come previsto dall’articolo 43 della legge 267 del 2000 e dall’articolo 28 dello statuto del Comune di Monfalcone».
Affermano, inoltre, che Ghinelli non avrebbe mai messo in atto l’autorità che gli deriva dall’incarico ricoperto al fine del rispetto del regolamento del consiglio comunale. Rispetto, poi, a un recente episodio accaduto in consiglio, quando alcuni utenti del centro a bassa soglia di via Natisone hanno espresso ad alta voce i loro commenti, avvicinandosi anche fisicamente al banco della giunta (cosa non concessa dal regolamento), Antonaci e Murgia concludono affermando che Ghinelli «ha dimostrato a più riprese di non saper controllare i lavori del consiglio comunale, come dimostrato negli ultimi incidenti avuti con il pubblico, permettendo a persone estranee d’invadere l’emiciclo riservato ai consiglieri con possibili conseguenze ben comprensibili». 

Messaggero Veneto, 01 aprile 2009 
 
Centro di via Natisone, è scaduta la gestione di Nuova entrata libera 
 
MONFALCONE. Il Centro sociale, meglio definibile Progetto officina sociale, è gestito dall’associazione Nuova entrata libera, mentre il Centro a bassa soglia d’accesso è gestito dal Comune tramite acquisto dei pasti da cooperativa accreditata per il servizio di assistenza domiciliare e affidamento.
Il contratto di gestione del centro sottoscritto con Nuova entrata libera è scaduto ieri. L’edificio è di proprietà comunale e l’ente paga per la fornitura dei pasti la cooperativa Desco di Trieste; per il trasporto degli stessi la cooperativa Itaca di Pordenone; per la gestione dei rapporti con l’utenza l’associazione Nuova entrata libera; per la pulizia dei locali la ditta Colser affidataria del servizio per tutti gli edifici comunali e inoltre il Comune sostiene i costi delle utenze. Visto che nell’edificio di via Natisone Nuova entrata libera ha la sede, parte delle spese vive di gestione dell’immobile le sono addebitate a rimborso.
Sono queste le informazioni fornite dal Comune al consigliere comunale Giorgio Paco, del Pdl, che con un’interrogazione aveva chiesto chiarimenti e indicazioni su gestione e funzionamento del centro, soprattutto dopo le vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti nei mesi scorsi sei attivisti dell’associazione. Vicende su cui però, secondo quanto afferma il Comune e secondo quanto pervenuto dalle forze dell’ordine e dal magistrato, «non si ritiene vi siano responsabilità di amministratori e/o di funzionari per quanto avvenuto».
La risposta riguarda un passaggio particolare dell’interrogazione, in cui Pacor afferma che «in città si sente dire, spero infondatamente, che il sindaco, essendo appoggiato in modo determinante da Rifondazione comunista, copre le responsabilità anche del suo assessore delegato all’assistenza, che è appunto di Rc, per non aver vigilato e bloccato il giro di cessione e consumo di stupefacenti avvenuto nell’edificio comunale di via Natisone».
La risposta dell’amministrazione è stata vagliata dal consigliere, che non ha espresso soddisfazione o insoddisfazione; ricordando però la scadenza del 31 marzo, cioè ieri, con Nuova entrata libera per la gestione delle utenze del Bassa soglia, ha annunciato di aspettare la gara per l’affidamento della nuova gestione e di voler controllare minuziosamente ogni passaggio. 
 
Il Piccolo, 15 marzo 2009 
 
Centro sociale, il sindaco annuncia più vigilanza  
Pizzolitto contento per la scarcerazione dei sei arrestati per droga: vicenda ridimensionata
 
 
«Sono contento che li abbiano scarcerati. Non sono colpevolista a priori. Ciò che è stato disposto dal Tribunale del Riesame, fa pensare che le imputazioni contestate siano meno gravi di quanto apparso in un primo momento. Circa l’edificio di via Natisone, va considerata la posizione istituzionale del Comune, pertanto, intendo procedere con la verifica di congruità della struttura pubblica agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, parla quale amministratore, riferendosi al proprio ruolo istituzionale. In questi termini, il primo cittadino mantiene così l’opportuno distiguo tra il percorso giudiziario, per il quale non entra nel merito pur osservando come la rimessione in libertà di tutti i sei arrestati, tra i quali i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», che gestisce il Centro sociale, induce a pensare a un ridimensionamento della vicenda. Ma dall’altro, interviene la responsabilità amministrativa, per la quale, dunque, osserva: «Non possiamo accettare qualsivoglia utilizzo improprio della sede di via Natisone. Per questo sarà effettuata un’attenta verifica di controllo, proprio al fine della congruità dell’attività svolta. Si tratta di una struttura pubblica e va usata nei termini per la quale è stata concessa, in linea con gli obiettivi e le finalità previsti. Il tutto in modo sereno, ma determinato. Non è una questione ideologica, è una questione istituzionale».
Il sindaco aggiunge: «Rispetto all’aspetto politico, non intendo creare polemiche, nè dare giudizi, tuttavia, in quella sede esprimerò le mie opinioni». Recentemente è stata presentata un’interrogazione proposta dal consigliere di Forza Italia, Giorgio Pacor, che attiene al dibattito consiliare.
L’indagine, battezzata «Operazione Blu», che ha portato all’arresto, il 17 febbraio scorso di sei persone, i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, nonchè Juan Perani e i fratelli Mario e Claudio Puglisi, ha visto concludere in sede di Riesame la fase legata alle istanze di scarcerazione presentate dai rispettivi difensori.
Per tutti i sei giovani il Tribunale della Libertà di Trieste ha diposto la scarcerazione. Il primo provvedimento è scaturito, il 6 marzo, nei confronti dei tre attivisti del Centro sociale, per i quali è stata contestualmente prevista la presentazione tre volte alla settimana in Commissariato. Quindi, martedì, il Riesame si è pronunciato sulla liberazione di Juan Perani, per il quale non ha previsto alcun provvedimento. Infine, l’altro ieri, la scarcerazione dei fratelli Puglisi, che, come per i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», dovranno presentarsi in Commissariato tre volte la settimana.

Il Piccolo, 15 marzo 2009 
 
La contro-conferenza di don Gallo: «Non è una guerra contro i drogati» 
 
TRIESTE «Il nostro è un filone della Resistenza che sta continuando tutt’ora». Così don Andrea Gallo, fondatore della Comunità San Benedetto di Genova, ha definito ieri, in una conferenza stampa, il movimento scaturito dalla contro conferenza sulle tossicodipendenze, svoltasi al teatro Miela, con la partecipazione di mezzo migliaio di persone. «E’ ora di mettere la persona al centro di tutto – ha affermato don Gallo – ed è la persona che deve avere il diritto di auto determinarsi. Quella che vuole attuare questo governo – ha proseguito – è una guerra contro i drogati, non contro le droghe e da Trieste, per reagire a questa iniziativa, è partito un autentico grido di libertà.
Alessandro Metz, esponente del movimento della contro conferenza, ha definito un flop la conferenza nazionale sulle politiche antidroga voluta dal sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, mentre, a proposito del dibattito svoltosi al Miela, ha parlato di anno zero. «Finalmente – ha aggiunto – ci si è accorti che esiste una volontà di mettere al centro di tutto la persona con la sua libertà e la sua indipendenza, il suo inalienabile diritto all’auto determinazione. Il potere e il Governo – ha concluso Metz – sono fortissimi, ma noi dobbiamo alzare la testa e metterci in cammino tutti assieme, operatori del pubblico e del privato sociale, utilizzatori e cittadini». (u.s.)

CIRCA 400 PARTECIPANTI, NESSUN DISORDINE  
DROGA  
Insieme «per la libertà di scegliere» i centri sociali in corteo a ritmo di rap 
Sosta al Coroneo e saluto ai detenuti
 
 
In strada per dire no alla logica della repressione e far sentire la voce dell’«antiproibizionismo consapevole». Circa 400 persone hanno partecipato ieri pomeriggio al corteo promosso dai centri sociali per contestare l’impostazione data ai lavori alla Conferenza governativa sulle droghe. Tra loro anche giovani arrivati dal Veneto, come il leader delle tute bianche Luca Casarini, delegazioni provenienti da Torino, Bologna e Roma, ragazzini del liceo e qualche mamma con neonato al seguito.
In testa al gruppo, partito da piazza Oberdan attorno alle 16, lo striscione della comunità di San Benedetto al Porto fondata dal prete «scomodo» don Gallo. Lo stesso che, sciarpa rossa al collo e sigaro in bocca, ha esortato i partecipanti a «rialzare la testa e a riconquistare la propria libertà».
Chi si aspettava da parte dei manifestanti provocazioni o disordini ha dovuto ricredersi. Il serpentone ha percorso pacificamente le strade del centro, gridando slogan e ballando a ritmo della musica rap degli «Assalto frontale» (applauditissima la hit ”Un cannone me lo merito”). Anche la sosta davanti al Coroneo, presidiato da decine di poliziotti e carabinieri, si è rivelata una parentesi del tutto pacifica. I manifestanti hanno richiamato l’attenzione dei detenuti, molti dei quali in cella proprio per reati di droga, che hanno risposto salutando da dietro alle sbarre. Sbarre come quelle portate simbolicamente a spalla da diversi partecipanti, in segno di critica verso la linea del governo che «tratta da delinquente chiunque fumi una semplice canna».

Il Piccolo, 14 marzo 2009

Un gruppo di operatori occupa la Direzione della sanità sulle Rive 
 
TRIESTE «La Conferenza sulle politiche antidroga è solo uno spot politico, non uno strumento efficace. Chi si sporca ogni giorno le mani in strada e nei centri di recupero è stato azzittito». Questo il duro attacco rivolto agli organizzatori dell’evento svoltosi alla Stazione marittima da una quarantina di operatori sociali che, per sottolineare il concetto, ieri pomeriggio hanno occupato il palazzo della Direzione regionale della sanità, sulle Rive.
Un gesto simbolico, quello degli operatori, che dopo avere appeso su uno dei balconi dell’edificio uno striscione con la scritta «La libertà è tutto», si sono diretti verso l’ufficio dell’assessore alla Sanità Vladimir Kosic, per un confronto durato una ventina di minuti. «Non esistono dati certi sugli effetti della legge Fini-Giovanardi sull’andamento del numero dei ricoveri e degli arresti» ha affermato Fabio Scaltritti, impegnato nella Comunità di San Benedetto, a fianco di don Gallo. «È di questi numeri, relativi alla più repressiva normativa europea antidroga – ha aggiunto – che avremmo voluto parlare noi operatori alla conferenza ma non ci è stato dato spazio». «Abbiamo spiegato all’assessore Kosic – ha evidenziato Alessandro Metz, operatore a Trieste ed ex consigliere regionale – che la Regione non avrebbe dovuto allinearsi alle linee espresse dal governo in questi giorni, perché non esistono dati certi sulla bontà della Fini-Giovanardi. Non ci sono numeri sui risultati a livello regionale. L’amministrazione dovrebbe mantenere piena autonomia». «Kosic – hanno concluso i manifestanti prima di dirigersi verso il Teatro Miela, quartier generale della contromanifestazione – si è limitato a rispondere che alcuni giorni fa è stata convocata una commissione regionale antidroga, composta da 10 esperti, e che ci vorrà del tempo per affrontare la materia». (e.c.)

PARTENZA ALLE 15 DA PIAZZA OBERDAN  
Corteo di protesta, disagi al traffico
 
 
Partirà alle 15 da piazza Oberdan il corteo promosso dai centri sociali per criticare i lavori dela conferenza governativa sulle droghe che, proprio oggi, si chiude alla Marittima. Un evento che, spiegano gli organizzatori della manifestazione di protesta, «riduce il problema delle tossicodipendenze ad un semplice, e inaccettabile, meccanismo di repressione e controllo».
Contro quell’impostazione dovrebbero scendere in piazza oggi alcune centinaia di giovani (queste almeno le previsioni della vigilia). Giovani che, dopo la partenza da piazza Oberdan, raggiungeranno via Coroneo e sosteranno davanti al carcere. «Un luogo altamente simbolico quando si parla di dipendenze da stupefacenti – spiega l’ex consigliere regionale Alessandro Metz -, visto che oltre la metà dei detenuti si trova in cella per reati legati proprio al mondo delle droghe». Da lì il corteo tornerà verso via Carducci, attraverserà via Mazzini e concluderà il percorso in piazza della Borsa. Ad accompagnare la marcia dei manifestanti sarà la musica degli «Assalti frontali», un gruppo rap molto noto nell’ambiente dei centri sociali.
Il passaggio del serpentone, inevitabilmente, creerà disagi alla circolazione di auto e mezzi pubblici. Il consiglio degli agenti della Municipale, pertanto, è di limitare al massimo gli spostamenti nel centro storico.
Con oggi verranno comunque rimosse le limitazioni disposte durante la tre giorni di lavori alla Marittima. iorni alla Marittima. Dalle 14 spariranno i divieto di sosta e fermata in piazza dello Squero Vecchio e nelle vie dell’Orologio e Mercato Vecchio. Nel corso del pomeriggio verranno anche eliminate le transenne che, da giovedì, delimitavano l’area vicina al palacongressi e impedivano la sosta negli stalli blu. Ancora qualche ora di pazienza, infine, e verranno ripristinati anche i capolinea dei bus spostati provvisoriamente nei giorni scorsi.  
 
IL RIESAME RIDIMENSIONA L’OPERAZIONE BLU 
Droga, sono tornati in libertà anche Mario e Claudio Puglisi  
Per i gestori del bar Tommaso c’è il solo obbligo della firma
 
 
di LAURA BORSANI

Rimessi in libertà Mario e Claudio Puglisi. La scarcerazione è avvenuta nella giornata di ieri. Erano detenuti a Gorizia dove, assieme a Juan Perani, i fratelli erano rinchiusi dal 17 febbraio. Il Tribunale del Riesame di Trieste, dunque, ha disposto anche per i Puglisi la liberazione, accogliendo l’istanza presentata dal difensore, l’avvocato Alealdo Ginaldi. I Puglisi, come per i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», che gestisce il Centro sociale di via Natisone, dovranno presentarsi in Commissariato tre volte la settimana.
Rimessione in libertà, senza misure restrittive di sorta, per i due fratelli, noti in città per la loro attività nell’ambito della gestione del bar Tommaso, in via Fratelli Rosselli.
Con questo ultimo provvedimento, si chiude la fase relativa alle richieste di scarcerazione presentate dai rispettivi difensori al Tribunale del Riesame di Trieste che per tutti i sei giovani arrestati il 17 febbraio scorso ha disposto la rimessione in libertà. Il primo provvedimento era scaturito nei confronti dei tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, assistiti dal legale Giovanni Iacono, usciti dal carcere di Udine il 6 marzo. Quindi, martedì, è stata la volta di Juan Perani, difeso dall’avvocato Lucia Galletta, per il quale il Riesame ha annullato l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, non prevedendo alcun tipo di provvedimento. Ieri in mattinata è quindi giunta la notizia della liberazione dei fratelli Puglisi.
Si attende ora il processo, che si celebrerà al Tribunale di Gorizia. L’indagine, battezzata «Operazione Blu», riguardante la cessione di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana, è durata circa due anni. L’inchiesta era passata anche attraverso il blitz al Centro sociale del 19 maggio 2008. Il tutto, quindi, era culminato nell’arresto dei sei giovani, a seguito della richiesta del Pubblico ministero di Gorizia, Marco Panzeri, nel settembre scorso, e l’ordinanza del Gip, firmata il 4 febbraio.
Il difensore, avvocato Alealdo Ginaldi, nel confermare l’avvenuta liberazione dei propri assistiti, Mario e Claudio Puglisi, non ha ritenuto di rilasciare alcuna dichiarazione. Il difensore di Juan Perani, avvocato Lucia Galletta, ha commentato, alla luce dell’ulteriore provvedimento del Riesame: «La liberazione degli ultimi due indagati rappresenta la definitiva conferma, giunta dal Tribunale della Libertà di Trieste, dell’inopportunità di tutti i provvedimenti restrittivi adottati dalla magistratura goriziana nel procedimento penale a carico dei sei monfalconesi arrestati per presunto traffico di sostanze stupefacenti. Confido nel fatto – ha aggiunto il legale – che il giudizio del Riesame possa rappresentare un serio momento di riflessione non solo per i giudici chiamati a decidere sull’adozione delle misure cautelari, ma anche e soprattutto per la magistratura inquirente e per gli organi di polizia giudiziaria che hanno impegnato per due anni personale e soprattutto risorse pubbliche in una vicenda che, a mio personale giudizio, non meritava tutta l’attenzione che le è stata viceversa riservata».
Un commento è giunto anche dal presidente di «Nuova Entrata Libera», Mauro Bussani: «Sono molto contento per Mario e Claudio. Anche nel loro caso, tutto è sembrato surreale. Non conosciamo i dettagli dell’ordinanza di scarcerazione, tuttavia, a questo punto, crediamo che questo sia l’ultimo atto di una profonda rimessa in discussione dei provvedimenti assunti dal Pubblico ministero e dal Gip goriziani. Credo che questa ulteriore disposizione del Riesame – ha concluso – vada inserita in questa rivisitazione totale sia in ordine alla tesi accusatoria, sia ai metodi di indagine adottati». 
 
Centro sociale, la protesta ha raggiunto la Regione 
 
C’erano anche loro, a Trieste, in occasione della «Quinta conferenza governativa sulle tossicodipendenze», che s’è ieri aperta alla Stazione marittima. È andata in scena la «conferenza alternativa» parallela. I manifestanti, tra i quali gli operatori del Centro bassa soglia di Monfalcone, esibendo lo stricione «Libertà è tutto», hanno occupato anche la sede dell’assessorato alla Salute e Protezione sociale del Friuli Venezia Giulia. Sono entrati pacificamente negli uffici, dopo che ai manifestanti, come ha riferito ieri lo stesso presidente di «Nuova Entrata Libera», Mauro Bussani, presente a Trieste, era stato negato un incontro richiesto all’assessore Kosic, cosa che lo ha poi indotto ad accoglierli. Scopo della protesta – hanno spiegato gli occupanti ai giornalisti – non è quella di contestare la conferenza nazionale, ma le linee politiche assunte dalla Regione Friuli Venezia Giulia di ”allineamento” acritico alle linee nazionali che, a detta delle organizzazioni, minerebbe alla base le scelte di autonomia in campo socio-sanitario attuate da 20 anni in regione. La protesta, ha osservato Bussani, fa riferimento anche a quanto è accaduto nell’Isontino.

Messaggero Veneto, 14 marzo 2009 
 
Hascisc e marijuana: i due fratelli, che gestiscono un locale in via Rosselli, erano stati arrestati il 17 febbraio  
Operazione blu, scarcerati i Puglisi  
Dal Riesame. Obbligo di firma in commissariato in attesa del processo 
MONFALCONE 
Sono stati liberati gli ultimi due dei sei indagati
 
 
MONFALCONE. Sono stati scarcerati ieri mattina Claudio e Mario Puglisi, i due fratelli gestori di un bar di via Fratelli Rosselli a Monfalcone, detenuti nel carcere di Trieste dallo scorso 17 febbraio dopo essere stati arrestati dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la Squadra mobile di Gorizia e del Nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale dell’Arma di Gorizia, nell’ambito di quella che è stata denominata “Operazione blu”, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana.
Il Collegio giudicante, dopo l’udienza di giovedì, ieri mattina ha reso nota la sua decisione, che è del resto coerente con quella presa per gli altri arrestati nell’ambito della stessa operazione Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso (attivisti di “Nuova entrata libera”) e Juan Perani. Come per Micheluz, Massimo e Francioso (difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Ferrucci), anche per i fratelli Puglisi, difesi dall’avvocato Alealdo Ginaldi il giudice ha disposto la rimessione in libertà con il solo obbligo di firma, al Commissariato di Polizia, tre volte la settimana, in attesa del processo.
Da ricordare che per Perani, invece è stata annullata l’ordinanza del Gip di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, senza pertanto prevedere alcun tipo di misura o obbligo a carico dell’indagato. Il Riesame, stando alle motivazioni espresse, ha ritenuto la condotta di Perani «non riconducibile a una attività professionale di spaccio, ma a occasionalità in relazione alle singole imputazioni», evidenziando, in primis, il consumo di gruppo della sostanza stupefacente.
Secondo il Riesame, il procedimento non sarebbe caratterizzato dal sequestro di stupefacenti, ma il tutto appare riconducibile a un passaggio di sostanza, o spinelli già preconfezionati, da una persona all’altra. Il Tribunale della libertà ha inoltre evidenziato l’assenza dell’esigenza cautelare nei confronti di Juan Perani in ordine a fatti contestati lontani nel tempo, riferiti al periodo tra l’ottobre del 2006 e l’ottobre del 2007.
Al proposito interviene l’avvocato di Perani, Lucia Galletta. «La liberazione degli ultimi due indagati rappresenta la definitiva conferma, giunta dal Tribunale della Libertà di Trieste, dell’inopportunità di tutti i provvedimenti restrittivi adottati dalla magistratura goriziana nel procedimento penale a carico dei sei monfalconesi arrestati per presunto traffico di sostanze stupefacenti».
«Confido nel fatto – dice – che il giudizio del Tribunale del riesame possa rappresentare un serio momento di riflessione non soltanto per i giudici chiamati a decidere sull’adozione delle misure cautelari, ma anche e soprattutto per la magistratura inquirente e per gli organi di polizia giudiziaria che hanno impegnato per due anni personale e soprattutto risorse pubbliche in una vicenda che a mio personale giudizio non meritava tutta l’attenzione che le è stata viceversa riservata».
E ieri pomeriggio, nell’ambito della Conferenza nazionale sulle droghe di Trieste un centinaio di operatori sociali, partecipanti alla “contro-conferenza” organizzata al Miela, tra cui anche i rappresentanti del “Centro bassa soglia” di Monfalcone e dell’associazione Entrata libera ha occupato l’ufficio dell’assessore regionale alla salute Vladimir Kosic.
«Avevamo chiesto all’assessore un incontro, che aveva rifiutato, dichiarando la sua posizione in linea con la legge Giovanardi. Abbiamo quindi occupato gli uffici regionali dell’assessorato e siamo quindi stati ricevuti – spiega il presidente di Entrata Libera, Mauro Bussani –. Abbiamo avviato un confronto, ma abbiamo anche calato un balcone lo striscione con la scritta Libertà è tutto».
Concetto riferito non soltanto agli arresti e all’operazione antidroga effettuata a Monfalcone, ma anche alla richiesta di legalizzazione e liberalizzazione delle droghe “leggere”.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 13 marzo 2009 
 
TRIBUNALE DEL RIESAME  
Attesa una decisione per i fratelli Puglisi
 
 
Ore di attesa per i fratelli Mario e Claudio Puglisi, i due fratelli titolari del bar Tommaso di via Fratelli Rosselli rinchiusi in carcere nell’ambito dell’operazione antidroga che aveva portato all’arresto, il 17 febbraio scorso, di sei persone. Il Tribunale del riesame di Trieste, che ieri mattina si è occupato della richiesta di scarcerazione presentata dal legale dei due inquisiti, l’avvocato Alealdo Ginaldi, si è infatti riservato di decidere. Ha tempo dieci giorni per farlo, ma è verosimile che già oggi, o al più tardi domani, si potrà conoscere l’esito della richiesta avanzata dal legale.
Martedì il Tribunale del riesame aveva annullato l’ordinanza di arresto emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, nei confronti di un altro arrestato, Juan Perani, che è stato quindi subito scarcerato. Il Tribunale del riesame aveva infatti ritenuto la condotta di Perani «non riconducibile a un’attività professionale di spaccio, ma a occasionalità» in relazione alle singole imputazioni evidenziando quindi che il consumo di hashish avveniva in gruppo. E solo pochi giorni prima erano stati scarcerati altri tre dei sei arrestati, tutti attivitsti dell’associazione «Nuova entrata libera» che gestisce gli spazi dell’Officina sociale di via Natisone. Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso sono usciti dal carcere di Udine dopo 17 giorni di detenzione. Unica misura restrittiva a loro carico l’obbligo di firma tre volte la settimana.
Gli arresti, stando a quanto riferito dagli inquirenti, erano stati ordinati dal Gip su richiesta del pm Marco Panzeri al termine di un’indagine avviata un paio di anni fa e che avrebbe messo in evidenza, tramite intercettazioni ambientali, la cessione di spinelli all’interno del centro sociale monfalconese e nel bar gestito dai fratelli Puglisi.

«Lotta alle droghe, basta ideologie»  
L’assise nazionale di Trieste. Gli operatori criticano Giovanardi
 
 
TRIESTE Nessuno spazio alle ideologie e coinvolgimento di tutti gli attori impegnati nella lotta alle tossicodipendenze. È il duplice messaggio emerso ieri dalla prima giornata della 5.a Conferenza nazionale sulle politiche antidroga, svoltasi tra il Teatro Verdi e la Stazione marittima a Trieste. Una giornata intensa, nata con le contestazione al sottosegretario Carlo Giovanardi, organizzatore dell’evento, da parte di un gruppo di operatori friulani e la contestuale occupazione del Sert di Verona da parte dei centri sociali, proseguita con la polemica a distanza tra lo stesso Giovanardi e Andrea Muccioli ma sviluppatasi in un clima di dialogo istituzionale nell’ambito della Conferenza.
La maratona triestina si è aperta con il messaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo cui «gli attuali scenari del mercato delle sostanze stupefacenti esigono il rafforzamento degli strumenti di prevenzione e controllo da parte delle istituzioni». Secondo il capo dello Stato l’azione pubblica deve essere affiancata da «più incisivi e permanenti modelli collaborativi, l’opera insostituibile delle famiglie e di quel vasto e articolato settore del volontariato che ha saputo offrire speranza e fiducia attraverso il sostegno, l’educazione ed il recupero». Il sottosegretario Giovanardi ha espresso l’auspicio che «in Italia venga introdotto un nuovo diritto, il diritto ad essere liberi dalla droga. Per chi non ci è ancora caduto, per informarlo dei pericoli, e per chi ci è già caduto, affinché possa essere pienamente recuperato e restituito alla società». Di fronte alla richiesta della deputata del Pd Livia Turco di una moratoria sulla legge Fini-Giovanardi sulla droga, l’esponente del governo ha aperto alla possibilità «di accogliere proposte migliorative e sensate». Per l’onorevole del Partito democratico è invece necessario «accantonare la discussione sulla sua modifica per entrare nel concreto dei problemi quotidiani».
Secondo il ministro per le Politiche giovanili Giorgia Meloni «accanto a divieti severi vi è la necessità di fornire esempi positivi ed è un aspetto che coinvolge tutti: famiglia, scuola, politica, sport. Drogarsi non è un diritto né una scelta di libertà: dobbiamo credere di potere recuperare ciascun singolo tossicodipendente».
In Italia, secondo la relazione annuale al Parlamento, relativa al 2007, si stima che circa 320 mila persone tra i 15 ed i 64 anni abbiano fatto uso di sostanze stupefacenti, di cui 40 mila sono consumatori frequenti di eroina (usata almeno una volta da 120 mila italiani) e altrettanti di cocaina di cui 860 mila persone hanno fatto uso almeno una volta. I consumatori abituali di cannabis sono 546 mila mentre quelli occasionali raggiungono quasi i 5 milioni, pari al 14% della popolazione. I decessi sono stati 589 con un incremento del 6% rispetto al 2006 e l’età media dei morti è stata di 35 anni. La lotta alla droga, secondo il procuratore antimafia Pietro Grasso, va fatta «con la cooperazione di tutti i Paesi che vengono colpiti e deve essere una battaglia senza quartiere». Secondo Grasso la lotta alla droga «sta dando risultati ma i traffici sono tali che bisogna continuare a combattere con maggiore energia». In Italia la ‘ndrangheta, ha spiegato il procuratore, ha l’esclusiva sui traffici di droga tanto da essere entrata nella «black list» americana. Spagna e Olanda i Paesi di approvvigionamento della malavita mentre Cosa Nostra «si rivolge a canali albanesi, kosovari e nordafricani». La giornata di ieri si è caratterizzata anche per la polemica a distanza tra Giovanardi e il leader della Comunità di San Patrignano, Andrea Muccioli. «Per lui il confronto è un non-valore invece per noi è un grande valore» ha affermato Giovanardi commentando l’assenza del figlio di Vincenzo Muccioli, fondatore della Comunità e protagonista del francobollo commemorativo della Conferenza di Trieste insieme a don Oreste Benzi e Carlo Valenzi. Pronta la replica da Vienna, dove Muccioli segue la Conferenza Onu sulle droghe: «A Trieste non ci sono i contenuti e il contesto per costruire cose concrete. Si risolve tutto sempre in un litigio sterile». A poca distanza dalla Conferenza, al Teatro Miela, si è tenuta una «controconferenza» dal titolo «L’altra Trieste» a cui hanno preso parte medici, operatori del Sert e rappresentanti di associazioni impegnati nell’assistenza ai tossicodipendenti. «La conferenza del governo è solamente una vetrina – hanno spiegato gli organizzatori – e dunque abbiamo scelto di creare un luogo di vero dialogo».
Roberto Urizio

Messaggero Veneto, 13 marzo 2009 
 
Operazione blu, attesa per la liberazione dei Puglisi 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Resta l’attesa per Claudio e Mario Puglisi, i due fratelli gestori di un bar di via Rosselli a Monfalcone detenuti nel carcere di Trieste dal 17 febbraio dopo essere stati arrestati dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la Squadra mobile di Gorizia e del Nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale dell’Arma di Gorizia nell’ambito di un’operazione denominata “Operazione blu”, coordinata dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana.
Ieri l’udienza tenutasi davanti al Tribunale del riesame di Trieste non ha sortito alcun pronunciamento circa l’istanza di scarcerazione presentata dal loro difensore, avvocato Alealdo Ginaldi. Il Collegio giudicante si è riservato dieci giorni per esprimersi, come previsto dalla legge, anche se visti gli esiti delle udienze precedenti riguardanti altri quattro arrestati nella medesima operazione – Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso (attivisti di Nuova entrata libera) e Juan Perani –, è probabile che il giudice già oggi possa annunciare la sua decisione rispetto alla rimessione in libertà dei due fratelli.
La scorsa settimana il tribunale del riesame aveva deciso la scarcerazione dei quattro. Per Micheluz, Massimo e Francioso il Tribunale del riesame ha disposto la rimessione in libertà con il solo obbligo di firma, al Commissariato di Polizia, tre volte la settimana, in attesa del processo, mentre per Perani è stata annullata l’ordinanza del gip di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, senza pertanto prevedere alcun tipo di misura o obbligo a carico dell’indagato.
Il Riesame, stando alle motivazioni espresse, ha ritenuto la condotta di Perani «non riconducibile a una attività professionale di spaccio, ma a occasionalità in relazione alle singole imputazioni», evidenziando, in primis, il consumo di gruppo della sostanza stupefacente.
Secondo il Riesame, il procedimento non sarebbe caratterizzato dal sequestro di stupefacenti, ma il tutto appare riconducibile a un passaggio di sostanza, o spinelli già preconfezionati, da una persona all’altra. Il Tribunale della libertà ha inoltre evidenziato l’assenza dell’esigenza cautelare nei confronti di Juan Perani in ordine a fatti contestati lontani nel tempo, riferiti al periodo tra l’ottobre del 2006 e l’ottobre del 2007. (c.v.)

Il Piccolo, 12 marzo 2009 
 
Oggi il Riesame per i fratelli Puglisi  
Il centro sociale dopo le scarcerazioni: «Avevamo ragione»
 
 
Soddisfazione nel Centro sociale di via Natisone per gli sviluppi che sta prendendo l’«Operazione blu», con la scarcerazione dei primi quattro dei sei giovani arrestati per cessione di sostanze stupefacenti. La scarcerazione di Juan Perani è, secondo il Centro sociale, solo la conferma di quanto sostenuto dagli attivisti fin dal primo giorno. Ora si attende l’udienza al Tribunale del riesame di Trieste in ordine all’istanza di scarcerazione nei confronti dei fratelli Mario e Claudio Puglisi, i titolari del bar Tommaso di via Fratelli Rosselli, prevista per questa mattina. «Mi pare significativo che, pur essendo incompetenti dal punto di vista giuridico, le nostre previsioni sono state confermate dalle decisioni dei giudici del Riesame – spiega l’ex consigliere regionale Alessandro Metz -. La Procura ne esce con le ossa rotte dopo due anni di indagini. Ora gli inquirenti dovrebbero spiegare perchè sono stati spesi soldi e impiegato personale per arrivare al sequestro di quantità irrisorie di sostanze, a discapito invece di problematiche che sarebbe ben più importante monitorare sul territorio».
Rincara la dose Mauro Bussani di Nuova Entrata Libera. «Credo che anche le mobilitazioni delle scorse settimane abbiano avuto un ruolo importante – spiega –. Auspico che servano a non far ripete indagini che hanno più un chiaro ruolo di controllo sociale invece che di tutela. Speriamo che, una volta messe da parte queste assurde misure cautelari, si possa entrare nel merito delle indagini». 

Critici gli operatori del Fvg: «Austria e Slovenia più avanti»  
 
TRIESTE «Non contestiamo la Conferenza nazionale sulle droghe in se stessa ma intendiamo porci come alternativa all’approccio specifico scelto da Roma per l’incontro di Trieste»: così Luciano Capaldo, operatore del centro a bassa soglia di Monfalcone, sintetizza lo spirito del convegno ‘Altra Trieste’ (da oggi a sabato) organizzato dalla Rete operatori Fvg in risposta alla Conferenza nazionale sulla droga che si aprirà domani a Trieste. «La linea del governo – spiega Capaldo – non contempla critiche alla legge Fini-Giovanardi ed è in contrasto con le più avanzate politiche europee: crediamo che per questo la Conferenza non sarà il luogo di verifica della legge, di dialogo e di scambio di pratiche tra i servizi che dovrebbe essere, ma sarà soltanto una vetrina per le politiche repressive della Fini-Giovanardi». Da qui l’esigenza della Rete Fvg di un luogo alternativo di scambio e confronto: «E’ un passaggio che servirà a creare una rete che continui a lavorare nel territorio – continua Capaldo -: il modello sono i paesi nord europei ma anche le vicine Austria e Slovenia, paesi in cui l’approccio al problema della droga è pragmatico e non ideologico e repressivo». Le attività del convegno prevedono una serie di incontri e conferenze aperte al pubblico che tratteranno il tema dal punto di vista pratico, culturale, storico. (g. t.)

L’OPINIONE
Ma questa battaglia non si vince con il moralismo

 
Trieste sarà invasa il 12 dicembre da una corte di ministri che si eserciteranno in esercizi di diffusione di paura e di terrore in nome della guerra alla droga. Il maestro di cerimonie sarà il sottosegretario Carlo Giovanardi che da anni si è appassionato al ruolo di piccolo zar antidroga italiano, convinto che questo tema offrisse un significativo consenso a chi alimenta il timore tra i cittadini per il destino dei loro figli o nipoti. Per sua sfortuna la questione della politica delle droghe è uscita dall’agenda della politica e rimane all’onore della cronaca solo nei casi di incidenti stradali in cui i responsabili vengono additati come “drogati” o “ubriachi”. Le emergenze funzionali alla strategia dell’allarme sociale sono altre: gli stupri, i rom, l’immigrazione, le ronde.
L’occasione è rappresentata dalla convocazione della Conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti allo scopo di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa da presentare al Parlamento. Tanto più che da tre anni è in vigore la legge chiamata Fini-Giovanardi, una riforma caratterizzata in senso proibizionista e punitivo, che fu approvata con un colpo di mano (inserita in un decreto legge sulle Olimpiadi e votata senza dibattito con il ricorso a un doppio voto di fiducia). E’ incredibile che invece questa questione sia assente come tema centrale nell’assise di Trieste, organizzata nella più assoluta clandestinità e senza il minimo coinvolgimento dei principali attori che nei servizi pubblici, nelle unità di strada e nelle comunità non autoritarie si occupano delle persone vittime della legislazione più ancora che delle sostanze. E’ censurato anche il tema della riduzione del danno che afferma la priorità del diritto alla salute.
Addirittura si è vietato a chi rappresenta una visione alternativa il diritto di parola e perfino la possibilità di diffondere libri, giornali, dossier di chi la pensa diversamente. Assisteremo a un meeting blindato! Per questo Forum Droghe denuncia l’illegittimità di questa costruzione propagandistica e non sarà presente.
L’autorevole settimanale Economist questa settimana ha denunciato il fallimento della proibizione delle droghe illegali che data da cento anni e in particolare la scelta dell’Onu che dieci anni fa a New York rilanciò con enfasi il sogno di un mondo senza droga , da raggiungere entro il termine di dieci anni. Il bilancio sarà fatto a Vienna negli stessi giorni di Trieste e la previsione è che la narcoburocrazia confermerà la guerra impossibile e il disastro dell’aumento della produzione, dei consumi e della repressione.
L’Economist denuncia i costi economici e sociali che il narcotraffico acquisisce inevitabilmente e ribadisce come l’unica strada razionale sarebbe la legalizzazione.
Ben altro è lo stato della discussione in Italia. Dobbiamo ricordare che nella legge in vigore le droghe leggere e pesanti sono state equiparate in una unica tabella con le stesse pene, da sei a venti anni di carcere per la detenzione di qualunque sostanza, eroina, cocaina o cannabis che sia. La ragione di questa impostazione, del tutto antiscientifica, si fonda sull’affermazione che “la droga è una” e sulla pretesa della astinenza. La campagna pubblicitaria terroristica, ossessivamente imposta in televisione, sulla “droga bruciacervello” strumentalizza in chiave di ridicolo riduzionismo biologico le evidenze che provengono da studi delle neuroscienze, ignorando quelle che provengono da ricerche in ambito psicosociale.
La recrudescenza penale è clamorosa: i tossicodipendenti marciscono in carcere, tanto è vero che in questi giorni è stato superato il livello dei 60mila detenuti di cui la metà sono reclusi per la violazione della legge sulle droghe o per reati connessi.
La criminalizzazione dei consumatori, soprattutto di marijuana, è confermata da un altro dato. Dal 1990 ad oggi quasi 600.000 giovani sono stati segnalati alle prefetture per semplice consumo subendo odiose sanzioni amministrative.
Trieste è una città laica e intelligente e soprattutto colta, basti pensare a Joice, Saba e Svevo e saprà rispondere alla mistificazione moralistica e alle pretese da stato etico con i principi della ragione liberale di Stuart Mill.
Franco Corleone

TENSIONE
Arrivano i no-global, corteo scortato
Sabato sulle Rive la protesta con i giovani dei centri sociali della regione
Ci sarà anche don Gallo, il prete amico di Vasco

 
di CLAUDIO ERNÈ
TRIESTE Sabato sarà una giornata a rischio a Trieste. I «no global» – oltre alla due giorni di dibattiti al Teatro Miela- hanno organizzato una manifestazione che partirà alle 15 da piazza Oberdan e coinvolgerà gran parte delle vie del centrocittà. Scopo dichiarato quello di dimostrare contro la «Quinta conferenza governativa sulle tossicodipendenze» che si apre domani alla Stazione marittima per concludere sabato i propri lavori alla presenza del Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini e dell’ex ministro e ora sottosegretario Carlo Giovanardi.
«La conferenza governativa sarà un luogo blindato dall’ideologia proibizionista, con preti e psichiatri da fumetto che pretendono di curare le dipendenze con la ’Cristoterapia’. Non si parlerà però di sostanze e dipendenze, ma di controllo sociale».
Questo polemicamente si legge sul sito internet «Global Projet» che sotto il titolo «Verso una Trieste libera dal controllo sociale, perché la libertà è tutto» chiama a raccolta i giovani che frequentano i Centri sociali del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e di altre regioni del Nord del Paese.
Nello stesso sito viene annunciata per sabato la presenza a Trieste di don Andrea Gallo, il sacerdote genovese amico del rocker Vasco Rossi che ha dato vita con don Federico Rebora alla Comunità di base di San Benedetto al Porto. Fra le tante sue iniziative, l’impegno per la pace, il ricupero degli emarginati, congiunto alla richiesta di legalizzare le droghe leggere. Nel 2006 don Gallo ha compiuto un’azione di disubbidienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova per protestare contro la legge sulle droghe che va sotto il nome di legge Fini-Giovanardi.
La manifestazione e il corteo saranno «scortati» da ingenti forze di polizia. Altri uomini in divisa si schiereranno sulle rive per evitare eventuali «contatti» tra i giovani del corteo e i partecipanti alla Conferenza della Stazione marittima. Una vasta area sarà tenuta totalmente sgombra. E’ atteso a Trieste il Reparto mobile della polizia di Padova, ma anche numerosi carabinieri del Battaglione di stanza a Gorizia.
Da Venezia il leader dei «no global» del Nordest, Luca Casarini, ha fatto sentire la propria voce e secondo precise informazioni dalla stessa città si sta preparando a raggiungere Trieste una folta delegazione di ex tute bianche. Altri giovani sono attesi da Padova e dal monfalconese. Certo è che quanto è accaduto negli ultimi dieci giorni attorno al Centro sociale di Monfalcone dove sei giovani sono stati arrestati e numerosi denunciati a piede libero per reati collegati all’uso di hashish, ha già reso «frizzante» il clima politico.
«Va tenuto presente il periodo in cui questi arresti sono stati effettuati- scrivono l’ex consigliere regionale Verde Alessandro Metz ed Andrea Olivieri- ovvero il fatto che si è a ridosso della Conferenza nazionale sulle droghe convocata a Trieste con l’intento di una ulteriore stretta in senso proibizionista, appuntamento sul quale gli arrestati si stavano muovendo per organizzare una mobilitazione». 
 
Il Piccolo, 12 marzo 2009
 
DOPO L’EPISODIO DI INTIMIDAZIONE ALLA STRUTTURA DI VIA ORLANDINI
Casa delle culture: «Clima favorevole alla repressione»
«Non vorremmo che quel proiettile fosse legato alle nostre opinioni sulla tossicodipendenza»

Non si sentono intimiditi, né dimostrano particolare preoccupazione per l’episodio in sé. Piuttosto denunciano «l’accentuarsi di un clima favorevole alla repressione e alla normalizzazione». Questo lo stato d’animo di frequentatori e responsabili della Casa delle culture di via Orlandini. Nella cassetta della posta del loro centro sono state recapitate, a distanza di un giorno l’una dall’altra, due buste, una contenente una pallottola e l’altra un testo – scritto a mano e in stampatello – contenente accuse alla struttura operante nel rione di Ponziana.
Vi si afferma fra l’altro che «bolscevichi, titoisti, giustizialisti, giacobini, comunisti, radicalisti, gli amici di arabi, musulmani, africani, negri, ebrei, extracomunitari, romeni, slavi, sloveni, rom e di tutte le altre sottospecie di etnie dovrebbero andare in Risiera». Infine, una pesante minaccia: «La prossima volta vi spareremo».
«Viviamo un momento in cui le provocazioni si sprecano – ha detto Alessandro Metz, esponente della Casa delle culture – ma a noi non interessa conoscere l’identità di chi ha recapitato a mano queste buste, che consegneremo alla Questura, ma piuttosto di capire a chi giova questa situazione di estrema tensione». Ha proseguito: «Guarda caso la consegna delle due buste ha seguito di poche ore l’organizzazione di un incontro, avvenuto nella nostra sede, in cui alla presenza di don Gallo si è parlato delle tossicodipendenze in preparazione alla Conferenza nazionale che si svolgerà a Trieste (da oggi, ndr) e vedrà la partecipazione di Carlo Giovanardi, sottosegretario alla famiglia e alla droga. È noto che la nostra posizione sul problema – così Metz – è opposta a quella del Governo. Non vorremmo che le minacce contenute nel foglio che ci è stato recapitato fossero conseguenza delle nostre opinioni».
Carlo Visintini, uno dei responsabili della struttura di via Orlandini, ha annunciato che «sabato alle 15 in piazza Oberdan si svolgerà una manifestazione in concomitanza con la Conferenza nazionale: lì esprimeremo tutta la nostra contrarietà al tentativo in atto di normalizzare i comportamenti e i luoghi». Visintini ha ricordato che «già in passato la Casa delle culture è stata oggetto di atti vandalici, come le rotture di vetri» e che «in più di un’occasione le mura esterne sono state lordate con scritte di vario tipo, ma non abbiamo avuto paura all’epoca né l’abbiamo ora». Metz e Visintini hanno assicurato che «sabato non ci saranno incidenti,scenderemo in piazza con animo pacifico».
L’avvocato Luca Maria Ferrucci, legale della Casa delle culture in questo frangente, ha auspicato che «le forze dell’ordine impieghino tutte le risorse necessarie per far luce su questo grave episodio della pallottola».
Ugo Salvini 

Il Piccolo, 11 marzo 2009 
 
IN LIBERTÀ ANCHE IL QUARTO GIOVANE FINITO IN MANETTE CON L’«OPERAZIONE BLU»  
Il Riesame annulla l’ordinanza di arresto, scarcerato Perani  
Definita «occasionale» la condotta dell’indagato in relazione al consumo di hashish. Nessuna misura decisa a suo carico
 
 
Juan Perani, il giovane arrestato il 17 febbraio scorso nell’ambito dell’indagine per cessione di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana, è stato scarcerato. Lo ha disposto ieri il Tribunale del riesame di Trieste, che ha annullato l’ordinanza del Gip di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, senza pertanto prevedere alcun tipo di misura o obbligo a carico dell’indagato.
Juan Perani è stato scarcerato nel pomeriggio, alle 15, a seguito del deposito dell’ordinanza, avvenuto alle 14. Dopo i tre attivisti di Nuova Entrata Libera, che gestisce il Centro sociale di via Natisone, rimessi in libertà con il solo obbligo di firma al Commissariato, tre volte la settimana, ieri è stata disposta una nuova scarcerazione.
Il Riesame, stando alle motivazioni espresse, ha ritenuto la condotta di Perani «non riconducibile a una attività professionale di spaccio, ma a occasionalità in relazione alle singole imputazioni», evidenziando, in primis, il consumo di gruppo della sostanza stupefacente. Secondo il Riesame, il procedimento non sarebbe caratterizzato dal sequestro di stupefacenti, ma il tutto appare riconducibile a un passaggio di sostanza, o spinelli già preconfezionati, da una persona all’altra.
Il Tribunale della libertà ha inoltre evidenziato l’assenza dell’esigenza cautelare nei confronti di Juan Perani in ordine a fatti contestati lontani nel tempo, riferiti al periodo tra l’ottobre del 2006 e l’ottobre del 2007.
Un esito colto con soddisfazione dal legale, che ha osservato: «Mi sento rassicurata da un Tribunale che ha considerato il caso concreto in modo dettagliato e approfondito, assicurando all’indagato tutte le garanzie. Mentre non posso sottacere il profondo rammarico per il lavoro svolto tanto nel corso delle indagini dalla Polizia giudiziaria, che si è dedicata per così tanto tempo a un’attività investigativa di trascurabile rilievo, quanto nei confronti del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari di Gorizia, che hanno ritenuto di avvalorare, forse troppo frettolosamente, il lavoro svolto dagli ufficiali di Polizia giudiziaria, disattendendo peraltro i rilievi delle difese».
Ora si attende l’udienza al Tribunale del riesame di Trieste in ordine all’istanza di scarcerazione nei confronti dei fratelli Mario e Claudio Puglisi, i titolari del bar Tommaso di via Fratelli Rosselli, prevista per domani mattina.

Messaggero Veneto, 11 marzo 2009 
  
“Operazione blu”, Perani scarcerato  
Il ragazzo non è stato ritenuto responsabile di attività di spaccio 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Ha lasciato ieri pomeriggio il carcere di Trieste Juan Perani, arrestato lo scorso 17 febbraio, assieme ad altri cinque ragazzi, dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la squadra mobile di Gorizia e il nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Gorizia, nell’ambito di un’operazione denominata “Operazione blu” e coordinata dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia, mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostate stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana.
Come per Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, scarcerati lo scorso venerdì, anche per Perani il magistrato del Tribunale del riesame non ha ritenuto opportuno che proseguisse la detenzione e non ha previsto alcuna misura cautelare alternativa (per Micheluz, Massimo e Francioso è stato disposto l’obbligo di firma per tre volte la settimana in commissariato) e ha anzi cancellato l’ordinanza di custodia del gip, che ne aveva portato l’arresto.
Le motivazioni delle decisione del magistrato sono state depositate già ieri nel primo pomeriggio, motivazioni in cui si legge che il Riesame ha ritenuto la non riconducibilità della condotta di Perani ad “attività di spaccio”, ma ne ha evidenziato l’occasionalità evidenziando il “consumo di gruppo”.
Il procedimento che ha portato all’arresto, si legge ancora nelle motivazioni, non è stato caratterizzato dal sequestro evidente di sostanza, ma tutto è riconducibile al passaggio di “spinelli” da una persona a un’altra e quindi soltanto a una cessione.
L’avvocato difensore di Perani, Lucia Galletta, visto l’esito dell’udienza che si è tenuta ieri, si è detta rassicurata dalle decisioni del Tribunale, che ha considerato il caso in modo concreto e approfondito. Si è detta però rammaricata per il modo in cui è stato svolto il lavoro sia dalla polizia giudiziaria, che ha speso tanto tempo per un’indagine di trascurabile rilievo, sia dal pm e dal gip, che hanno confermato, forse frettolosamente, ciò che sembrava emergere dalle indagini.
Domani, intanto, è prevista l’udienza del Tribunale del riesame per i fratelli Claudio e Mario Puglisi, pure arrestati nell’ambito dell’Operazione blu. I due ragazzi, gestori di un bar del centro città, sono difesi dall’avvocato Alealdo Ginaldi. 

Il Piccolo, 10 marzo 2009 
 
OPERAZIONE ANTI-DROGA  
Oggi il Riesame per Juan Perani  
Giovedì invece l’udienza per i fratelli Mario e Claudio Puglisi
 
 
È prevista per oggi l’udienza al Tribunale del riesame relativa all’istanza di scarcerazione presentata dal legale, avvocato Lucia Galletta, nei confronti del proprio assistito, Juan Perani, in relazione all’indagine per cessione di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana, nell’ambito dell’Operazione Blu, che aveva portato all’arresto, il 17 febbraio scorso, di sei giovani, tra i quali i tre attivisti di Nuova Entrata Libera, che gestisce il Centro sociale di via Natisone, oltre ai fratelli Mario e Claudio Puglisi. Il difensore di Perani ha dunque presentato istanza al Riesame, dopo che il Giudice per le indagini preliminari, Andrea Odoardo Comez, aveva rigettato le richieste di scarcerazione. È altresì attesa l’udienza, al Tribunale del riesame, per i fratelli Puglisi, titolari del bar Tommaso di via Fratelli Rosselli, sempre a fronte dell’istanza di rimessione in libertà avanzata dal difensore, avvocato Alealdo Ginaldi. La data fissata è quella di giovedì. Il tutto, dopo la scarcerazione, avvenuta venerdì mattina, dei tre attivisti dell’Officina sociale, Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso. Per loro, il Tribunale del Riesame, aveva così disposto la rimessione in libertà con il solo obbligo di firma, al Commissariato di Polizia, tre volte la settimana, in attesa del processo. Un esito accolto con soddisfazione al Centro sociale che nella stessa giornata di venerdì ha accolto i tre giovani festeggiando la liberazione. La decisione del Riesame, come aveva dichiarato lo stesso legale, avvocato Giovanni Iacono, pur in attesa di conoscere i dettagli in ordine alle motivazioni, è stata letta positivamente, considerato che, avendo previsto per i tre giovani il solo obbligo di firma, senza dunque misure restrittive di sorta, venivano di fatto a cadere le condizioni, quali pericolosità, fuga e reiterazione del reato, «ridimensionando il quadro probatorio sostenuto dagli inquirenti». A questo punto, dunque, si attendono gli esiti anche per quanto riguarda le posizioni degli altri tre ora detenuti in carcere a Gorizia.

Il Piccolo, 08 marzo 2009 
 
«Il centro sociale non è un feudo della sinistra»  
Si apre la polemica sull’interrogazione di Giorgio Pacor (Fi)
  
 
Dura reazione di Nuova Entrata Libera alle affermazioni sulle attività del centro sociale di via Natisone e sui presunti rapporti dello stesso centro con la politica, espresse dal consigliere comunale e provinciale di Forza Italia, Giorgio Pacor, dopo la scarcerazione, decisa dal Tribunale del Riesame, dei tre attivisti Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, rinchiusi fino a venerdì mattina nel carcere di Udini in seguito all’operazione anti-droga di carabinieri e polizia. «È scandaloso – afferma il presidente di Nuova Entrata Libera, Mauro Bussani – il contenuto dell’interrogazione rivolta al sindaco dal consigliere Giorgio Pacor relativa al centro sociale.
«Giorgio Pacor, evidentemente rancoroso per la grossa attenzione posta dalla cittadinanza monfalconese agli arresti degli appartenenti alle associazioni presenti nell’edificio di via Natisone – continua Bussani -, teme ora lo sgretolarsi di quell’impostazione politica basata sulla sicurezza avulsa dalla realtà che la sua parte politica, e sempre più spesso anche il centrosinistra, porta avanti per nascondere i veri problemi della città. Fa specie l’accanirsi contro la partecipatissima manifestazione di una settimana fa che, a suo vedere, ha bloccato la città quando evidentemente si è trattato di un’espressione di democrazia e di crescente insofferenza al vuoto di contenuti che contraddistingue l’attuale classe politica in toto.
«Che gli arresti siano stati una farsa – continua Bussani -, come riportato dai volantini diffusi in piazza, è dimostrato pienamente nelle motivazioni del giudice del Riesame che, con la liberazione dei tre attivisti, sottolinea l’estraneità degli indagati a gran parte delle ipotesi di reato loro contestate e la pressoché totale irregolarità degli strumenti di indagine utilizzati dagli inquirenti. I rappresentanti delle associazioni di via Natisone vogliono sottolineare che non verrà tollerata più alcuna strumentalizzazione politica ai loro danni come quella tentata da Pacor. Il progetto attivo in via Natisone denominato Officina Sociale non è un feudo di Rifondazione nè di chiunque altro, anche se viene di certo riconosciuta una continua volontà da parte dell’assessore Morsolin nel tentare di ascoltare e affrontare le gravi problematiche sociali della città. Ma questo fa parte del suo ruolo istituzionale.
«Tutte le domande poste al sindaco – conclude Bussani – possono essere rivolte ai diretti responsabili durante l’apertura del Centro a bassa soglia, momento in cui operatori e volontari saranno ben felici di spiegare al consigliere comunale tutta l’attività in essere. Anche se può sembrare strano che un politico di lunga data come Pacor non sia a conoscenza delle realtà attive sul territorio che lui rappresenta».

Messaggero Veneto, 08 marzo 2009 
 
Monfalcone. L’esponente di Fi-Pdl era intervenuto sui giovani arrestati  
Centro sociale: Bussani duro con Pacor
 
 
MONFALCONE. «È scandaloso il contenuto dell’interrogazione di Giorgio Pacor al sindaco di Monfalcone e relativa al così definito “centro sociale”. Pacor, evidentemente rancoroso per la grossa attenzione posta dalla cittadinanza agli arresti degli appartenenti alle associazioni presenti nell’edificio di via Natisone 1, teme ora lo sgretolarsi di quell’impostazione politica basata sulla sicurezza avulsa dalla realtà che la sua parte politica (e sempre più spesso anche il centro-sinistra) porta avanti per nascondere i veri problemi della città»: interviene così il presidente dell’associazione Nuova entrata libera, Mauro Bussani, in merito all’interrogazione presentata dal consigliere di Fi-Pdl e relativa all’evidenza degli arresti degli attivisti di Officina sociale Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso, arrestati il 17 febbraio e scarcerati venerdì dopo l’udienza del Riesame.
Pacor aveva puntato il dito contro Officina Sociale, Centro bassa soglia e manifestazione dei Centri sociali della Venezia Giulia per chiedere la liberazione degli arrestati. Risponde ancora Bussani: «Fa specie l’accanirsi contro la partecipatissima manifestazione che, a suo vedere, ha bloccato la città. Si è trattato di un’espressione di democrazia e crescente insofferenza al vuoto di contenuti che contraddistingue la classe politica in toto», dice, ricordando che l’infondatezza degli arresti è stata dimostrata nelle motivazioni del Riesame, che con la liberazione dei tre attivisti «sottolinea l’estraneità degli indagati a gran parte delle ipotesi di reato loro contestate e la pressoché totale irregolarità degli strumenti di indagine usati dagli inquirenti». Bussani e i rappresentanti delle associazioni di via Natisone sottolineano che non sarà tollerata più alcuna strumentalizzazione politica ai loro danni «come quella di bassa lega tentata da Pacor. Il progetto attivo in via Natisone denominato Officina sociale non è un feudo di Rc, né di chiunque altro». Riconoscono all’assessore Cristiana Morsolin di ascoltare i gravi problemi sociali della città, «ma ciò fa parte del suo ruolo istituzionale». 
 

Il Piccolo, 07 marzo 2009

OPERAZIONE BLU: LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DEL RIESAME
Scarcerati i tre attivisti del Centro sociale
Obbligo di firma 3 volte alla settimana in Commissariato per Massimo, Micheluz e Francioso
Il legale Iacono: «Nessuna misura di tipo restrittivo a loro carico. Ciò dimostra che non c’era rischio di reiterazione o fuga»

Sono liberi Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», che gestisce gli spazi dell’Officina sociale di via Natisone. La scarcerazione è avvenuta ieri, a seguito del pronunciamento del Tribunale del Riesame, che per i tre giovani ha disposto la libertà condizionata alla firma, al Commissariato, tre volte alla settimana. Si attendono ora le specifiche motivazioni relative all’avvenuto accoglimento dell’istanza di rimessione in libertà, previste nei prossimi giorni. La notizia della liberazione è rimbalzata in città in mattinata. Alle 11, ha spiegato il presidente di «Nuova Entrata Libera», Mauro Bussani, è giunto al carcere di Udine, dove i tre erano detenuti dal 17 febbraio, un fax che comunicava, con apposita documentazione, la disposizione della scarcerazione, contestualmente alla misura del solo obbligo di firma. «Evidentemente – ha osservato Bussani -, il magistrato non ha riscontrato quegli elementi di urgenza e gravità ravvisati dal Giudice per le indagini preliminari che aveva disposto la custodia cautelare». Soddisfazione al Centro sociale, che ieri ha ospitato una festa con i tre giovani appena usciti dal carcere. Un clima condiviso tra quanti hanno sostenuto quella che hanno definito una «battaglia» volta all’immediata liberazione delle persone coinvolte nell’indagine, che ha anche portato all’arresto dei fratelli Mario e Claudio Puglisi e di Juan Perani, tuttora in carcere a Gorizia, in attesa dell’udienza sempre al Tribunale del Riesame. Soddisfatto il difensore, Giovanni Iacono: «Sono liberi, con il solo obbligo di firma, tre volte la settimana. Dunque nessuna misura di tipo restrittivo. Aspettiamo ora le motivazioni per conoscere come sono state accolte le istanze di scarcerazione. Ma intanto il provvedimento dimostra che le condizioni in ordine a reiterazione, pericolosità e fuga non sussistono. Siamo tutti contenti. Faremo tutto il possibile – ha concluso – per restituire la verità e la dignità ai nostri assistiti». Dello stesso parere il presidente regionale dei Verdi, Alessandro Metz: «Sono contento dell’esito. Il giudice a Trieste non ha ritenuto sostanzialmente probante quanto espresso dal Pm e dal Gip, tenuto conto che ha rimesso in libertà i nostri tre giovani, con il solo obbligo di firma, per alcuni giorni della settimana, in attesa del processo. Mi sembra che ciò vada a destrutturare il quadro probatorio che prevedeva elementi quali la pericolosità e la reiterazione del reato, quanto del resto abbiamo sempre e più volte sostenuto. Poi conosceremo gli ulteriori dettagli e vedremo l’evoluzione della vicenda». Intanto si profilano le udienze al Riesame in ordine alle istanze di scarcerazione per i fratelli Puglisi, difesi dall’avvocato Alealdo Ginaldi, e per Juan Perani, assistito dal legale Lucia Galletta. L’udienza per quest’ultimo è stata fissata martedì, mentre per i Puglisi la data stabilita è giovedì 12 marzo. L’arresto dei sei giovani era avvenuto nell’ambito di un’inchiesta durata due anni e riguardante la cessione di hashish e marijuana. Le indagini erano passate anche attraverso il blitz al Centro sociale del 19 maggio 2008. (la.bo.)

Messaggero Veneto, 07 marzo 2009 
 
Scarcerati tre ragazzi  
Libertà condizionata alla firma obbligatoria per tre giorni  
OPERAZIONE ANTIDROGA  
Hanno lasciato il penitenziario di Udine Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso: festa di accoglienza nella sede di Officina sociale
 
 
MONFALCONE. Hanno lasciato il carcere di Udine, ieri mattina, Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, arrestati il 17 febbraio scorso dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la Squadra Mobile di Gorizia e del Nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale Carabinieri di Gorizia.
Tutto nell’ambito dell’“Operazione blu” coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostate stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana. La decisione del magistrato del Tribunale del riesame è arrivata a poche ore dall’udienza, tenutasi giovedì mattina a Trieste e già ieri, verso le 11, al carcere udinese è giunto il fax in cui si prescriveva la scarcerazione dei tre attivisti di Entrata libera e la libertà, condizionata alla firma obbligatoria per tre giorni la settimana nel commissariato di Monfalcone. Non è stata ancora resa nota la motivazione della scarcerazione, ma occorre ricordare che il giudice ha dieci giorni di tempo per depositare la sentenza.
La notizia è stata accolta con soddisfazione dagli amici dei tra ragazzi, che nei giorni scorsi avevano organizzato manifestazioni, dibattiti e incontri (l’ultimo mercoledì con don Andrea Gallo fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, che si era recato anche a visitarli in carcere) e che, ieri, hanno organizzato una festa di accoglienza nella sede di Officina Sociale, in via Natisone.
«La decisione del magistrato – ha commentato l’avvocato Giovanni Iacono, che assieme al collega Luca Ferrucci di Trieste ne ha assunto la difesa – evidentemente dimostra che non sussistevano gli elementi di pericolosità, emergenza e reiterazione del reato ravvisati dal Gip, quando ha emesso le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Lo dimostra anche la, tutto sommato, minima misura cautelare prevista: l’obbligo di firma. Siamo contenti e ora, almeno per quanto riguarda i nostri assistiti, faremo il possibile per restituire dignità e verità alle persone».
Il fatto che il giudice triestino non abbia ritenuti probanti gli elementi di indagine, come invece fatto da pm e gip, viene evidenziato anche dal presidente regionale dei verdi, Alessandro Metz. «La sola misura della firma – dice – destruttura il quadro probatorio della pericolosità e della reiterazione, elementi assurdi come abbiamo sempre sostenuto».
Non commenta, ma sorride, Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi, che si riserva eventuali considerazioni nei prossimi giorni. Intanto ieri, in via Natisone, è comparso un lungo striscione: c’era scritto “Bentornati”. Per gli altri arrestati l’udienza al Tribunale del riesame è attesa per i prossimi giorni: martedì il giudice valuterà la posizione di Yuan Perani difeso dall’avvocato Lucia Galletta, mentre il 12 marzo si svolgerà l’udienza per i fratelli Claudio e Mario Puglisi, difesi dall’avvocato Alealdo Ginaldi.
 

Il Piccolo, 06 marzo 2009

RIESAME, SLITTA LA DECISIONE SULLA REMISSIONE IN LIBERTÀ  
Restano in carcere i tre del Centro sociale
 
 
Resta l’attesa per i tre giovani attivisti di «Nuova Entrata Libera», che gestisce gli spazi del Centro sociale di via Natisone, detenuti a Udine. Ieri l’udienza tenutasi al Tribunale del Riesame di Trieste non ha sortito alcun pronunciamento circa l’istanza di scarcerazione presentata dai legali difensori per Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso. Il Collegio giudicante, presieduto dal giudice Fabrizio Rigo, s’è riservato dieci giorni per esprimersi. Un esito atteso, ha spiegato l’avvocato Giovanni Iacono, che ha osservato come sia prassi ordinaria questa tempistica processuale in sede di Riesame. Entro dieci giorni dunque il Tribunale si pronuncerà sulla richiesta di rimessione in libertà dei tre giovani attivisti del Centro sociale, che, proprio l’altro ieri, hanno ricevuto in carcere la visita di don Andrea Gallo, fondatore delle comunità sanbenedettine di Genova e Alessandria. Il sacerdote, che ha espresso la sua piena solidarietà ai ragazzi, al termine di un’apposita conferenza stampa all’Officina sociale s’è recato a Udine dove ha potuto incontrarli personalmente, rimanendo con loro circa un’ora e mezza.
Intanto, sul fronte politico, si registra l’intervento del consigliere comunale di Fi, Giorgio Pacor, che ha presentato un’interrogazione, con risposta in aula e scritta, al sindaco Pizzolitto. Il consigliere, «in virtù della propria competenza di indirizzo e controllo politico», recita l’interrogazione, chiede si sapere da chi è gestito il Centro sociale e il Centro bassa soglia, se l’edificio di via Natisone che li ospita è comunale, chi paga e per cosa. Pacor chiede inoltre al sindaco se «ci sono responsabilità di amministratori o di funzionari per quanto è accaduto». Il consigliere osserva, nella premessa all’interrogazione: «In città si sente dire, spero infondatamente, che il sindaco, essendo appoggiato in modo determinante da Rifondazione, coprirebbe le responsabilità anche del suo assessore delegato all’assistenza, di Rifondazione, per non aver vigilato e bloccato quanto sarebbe accaduto nell’edificio di via Natisone». 

Messaggero Veneto, 06 marzo 2009

Arrestati, attesa per il Riesame  
Monfalcone: tra dieci giorni la decisione sulla scarcerazione Don Gallo dai detenuti a Udine. Pacor (Fi) accusa il sindaco
 
 
MONFALCONE. Si è svolta ieri a Trieste l’udienza del Tribunale del Riesame in merito alla richiesta di scarcerazione di Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso, i tre attivisti di Nuova entrata libera, arrestati assieme a Yuan Perani e ai fratelli Mario e Claudio Puglisi nel corso dell’Operazione Blu, coordinata dalla Procura di Gorizia e mirata a contrastare il traffico di stupefacente.
L’istanza al Tribunale del Riesame era stata presentata già poco dopo gli arresti dagli avvocati dei tre, Giovanni Iacono e Luca Ferrucci. Per Perani, il cui avvocato Lucia Galletta aveva presentato istanza dopo il rigetto dell’istanza di scarcerazione, l’udienza del riesame è prevista il 10 marzo, mentre l’avvocato dei fratelli Puglisi, Alealdo Ginaldi, sta attendendo che la data dell’udienza sia fissata.
L’udienza di ieri non ha però concesso di conoscere il pronunciamento del giudice, che si è avvalso dei 10 giorni di tempo concessi dalla norma per prendere una decisione sulla scarcerazione, permanenza in carcere o un’eventuale diversa misura cautelare.
«Il giudice non ha lasciato trapelare assolutamente niente riguardo alla sua posizione e quindi per ora non rilasciamo alcuna dichiarazione», affermano i rappresentanti di Officina sociale che ieri, assieme ad Alessandro Metz (Verdi) e ad alcuni operatori del Centro a bassa soglia hanno atteso di conoscere la sorte dei tre ragazzi.
Intanto, mercoledì don Andrea Gallo, fondatore delle comunità sanbenedettine di Genova e Alessandria ha visitato nel carcere di Udine i tre attivisti rinchiusi dal 17 febbraio scorso. Una visita durata un’ora e mezza, in cui Don Gallo ha potuto esprimere di persona la solidarietà ai tre ragazzi rinchiusi, Cristian, Stefano e Francesco, che ha definito essere «vittime innocenti di uno spietato controllo sociale».
La visita è stata per Don Gallo l’occasione per portare ai tre ragazzi, che operano all’interno di Officina sociale a Monfalcone, il saluto e la vicinanza della Comunità di San Benedetto, dei familiari, degli amici e della rete di associazioni che da tutta Italia hanno espresso in questi giorni la loro indignazione agli arresti.
«Sono con voi – ha commentato infine Don Gallo, stringendo i tre attivisti un abbraccio – e aspetto di abbracciarvi da liberi, il prima possibile, quando potrete farmi visita nella Comunità di Genova».
Interviene nella vicenda anche il consigliere comunale di Fi/Pdl, Giorgio Pacor, che in un’interrogazione presentata al sindaco chiede di sapere da chi è gestito il Centro sociale e il Centro a bassa soglia, se la struttura di via Natisone, che li ospita, è comunale e «chi paga e per cosa» e se ci sono «responsabilità di amministratori e/o di funzionari per l’accaduto».
Dura la posizione di Pacor: «Dopo il corteo che ha bloccato sabato scorso il centro di Monfalcone, gli aderenti al Centro di via Natisone continuano a protestare contro i sei arresti effettuati da polizia e carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su un giro di hascisc e marijuana tra il Centro sociale di via Natisone e il bar Tommaso di via Rosselli. In città si sente dire, spero infondatamente – rileva –, che il sindaco, essendo appoggiato in modo determinante da Rifondazione comunista, copre le responsabilità anche del suo assessore delegato all’assistenza, che è appunto di Rifondazione, per non avere vigilato e bloccato il giro di cessione e consumo di stupefacenti avvenuto nell’edificio comunale di via Natisone». (c.v.)

Messaggero Veneto, 05 marzo 2009 
 
Don Gallo: i giudici dovrebbero scusarsi con i 6 arrestati 
 
MONFALCONE. «Sarebbe bello che la Procura e i giudici chiedessero scusa a questi giovani. Non è questa la lotta al narcotraffico. Tutti siamo responsabili delle situazioni. La bussola ce l’abbiamo tutti, anche i giudici ed è la Costituzione, che è costata tanto. E quello che è stato fatto a Monfalcone è anticostituzionale, basta leggere il primo e il secondo articolo. Dovrebbero chiedere scusa». Non ha dubbi don Andrea Gallo, fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto e di Alessandria, sacerdote 81enne, che ieri ha fatto una breve visita nella sede di Officina Sociale e del Centro bassa soglia di Monfalcone per portare solidarietà ai sei ragazzi arrestati, Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, Yuan Perani, Claudio e Mario Puglisi, che ancora si trovano in carcere e che ha definito «vittime innocenti di questo modo di fare le cose».
Non ha dubbi nemmeno nel puntare il dito contro un progressivo espandersi del controllo sociale, contro l’aggravamento delle sanzioni, dei controlli nel nome della sicurezza, «una sicurezza classificatoria e banalizzante, al primo punto dei programmi politici di tutti, destra e sinistra. Da più di 30 anni pagano i ragazzi, perché demonizzare le sostanze è guerra. Colpendo questi ragazzi – ha detto, ricordando le sue esperienze con i giovani – hanno colpito una realtà fondamentale, che risponde ad un discorso collettivo di lotta per i diritti civili, politici sociali. Qui c’è gente che si sporca le mani, che lavora. Io porto il messaggio di Gesù che contiene sempre dei sì e mai dei no. Gesù serviva e non voleva essere servito. Chiediamo che questi ragazzi siano liberati subito o almeno vengano dati loro gli arresti domiciliari. Mantenere una persona in carcere costa 300 euro al giorno, se questi soldi li avessero dati al centro si sarebbero potute fare tante cose». Ha quindi sottolineato che Monfalcone, dalla vicenda, può trarre un’importante occasione di riflessione su ciò che vuole diventare, se una città chiusa come la polis greca o una città che cresce e si inserisce nel cammino dei diritti. «Vorrei capire su quale teorema è fondata questa operazione. Non sarà mica – si è chiesto – che si usa la legislazione per la lotta alla droga per fare i conti con gli oppositori politici? Sarebbe davvero grave. Questo è un momento in cui i giovani hanno bisogno di futuro, di non vedere gente che bara, non vogliono più essere ingannati. Occorre riscoprire la condivisione, il dialogo, l’ascolto, mentre questa è un’operazione retriva».
È stato Alessandro Metz, presidente regionale dei Verdi a introdurre don Gallo, sottolineando come sia importante «liberare le persone, accoglierle e non giudicarle. È questo l’unico modo di indirizzare i comportamenti, trasformando le scelte di distruzione in cambiamento. Dobbiamo pretendere che le risorse investigative non siano usate per fare guerra alla comunità più facile e aggredibile, perché più giovane». Ha annunciato anche che è stato fatto un appello per la liberazione, già sottoscritto da 13 tra consiglieri regionali, provinciali, comunali, che sarà consegnato stamani al Riesame di Trieste.
 

Il Piccolo, 05 marzo 2009 
 
La solidarietà di don Gallo agli arrestati per droga  
Il prete si è recato in carcere. Al tribunale un appello firmato da politici per chiederne la liberazione
 
 
«Ancora una volta, abbiamo delle giovani vittime innocenti. Voglio esprimere loro la mia profonda solidarietà. I ragazzi hanno bisogno del futuro, non di misure che non rispettano la Costituzione. Perchè questa vicenda è anticostituzionale. Stiamo assistendo a un progressivo espandersi di un controllo sociale attraverso il diritto penale e amministrativo». Con queste parole, scandite ieri pomeriggio al Centro sociale di via Natisone, don Andrea Gallo, fondatore delle comunità sanbenedettine di Genova e Alessandria, ha testimoniato la sua piena solidarietà ai giovani detenuti in carcere con l’accusa di cessione illecita di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana. Solidarietà tradottasi anche in una petizione-appello per la scarcerazione, poichè «riteniamo importante per tutti noi che continuino ad esercitare le loro attività politiche e sociali». La petizione, in aggiornamento, ieri elencava 13 firme, tra le quali, Alessandro Metz, presidente regionale dei Verdi, Andrea Bellavite, consigliere comunale a Gorizia, nonchè i consiglieri regionali Roberto Antonaz e Igor Kocijancic, il segretario regionale di Rc, Kristian Franzil, altri amministratori comunali e provinciali della regione.
Un forte appello, dunque, quello di don Gallo. A «chiedere scusa» da parte di chi sembra aver costruito su questa circostanza quello che ha definito un «teorema», facendo riferimento alla conferenza nazionale sulle droghe organizzata dal Governo e in programma a Trieste. «Monfalcone – ha detto il sacerdote – ha occasione per farsi delle domande: vorrei capire la logica di queste indagini. Sarà un caso, ma proprio a Trieste è in programma la conferenza nazionale sulle droge organizzata dal Governo. Non si farà forse uso della legge per regolare i conti con gli oppositori politici? Sarebbe veramente grave». E ancora: «Chi ci guadagna? I narcodollari. La vendita clandestina di stupefacenti 20 anni fa fruttava un fatturato superiore a quello della Fiat». Ha difeso il Centro sociale «che accoglie e sostiene i giovani e gli emarginati, che vuole sporcarsi le mani aiutando chi è debole». Ha parlato della Costituzione che rappresenta la bussola di riferimento. Del «partito unico sulla sicurezza» e dei «tanti ragazzi che pagano sulla propria pelle. È una guerra, che si consuma peraltro nell’indifferenza, e i sopravvissuti vengono a bussare alle nostre porte». Rivolgendosi ai giudici goriziani ha aggiunto: «Questo caso è l’ennesima operazione retriva. Ai ragazzi in carcere voglio portare il messaggio di Dio. E voglio chiedere a gran voce la liberazione: pensate, giudici, ai vostri figli. Signori della Procura – ha continuato -, non vi sembra cinica pretesa venire ad annunciare il vostro ordine che porta tanta rabbia e indignazione?».
Alessandro Metz, presidente regionale dei Verdi, nel dare il benvenuto a don Gallo, ribadendo il «grido per la liberazione», lo ha sottolineato: «È importante accogliere le persone, non giudicarle. È l’unico modo per trasformare scelte distruttive e di solitudine in un percorso costruttivo e di crescita. Non è così per la Procura di Gorizia, che non ha colto le istanze e le vere emergenze del territorio isontino. Per questo chiediamo conto se tutto ciò sia un obiettivo politico, non solo perchè colpisce i più deboli e un’attività che lotta e non subisce le ingiustizie sociali, ma anche perchè distoglie l’attenzione su quelle che sono le reali vertenze».
Condivisione e affetto si sono tradotte, per esplicita richiesta del sacerdote, nella successiva visita in carcere, a Udine, di Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, i tre attivisti di «Nuova Entrata Libera», che gestisce gli spazi sociali di via Natisone, per i quali oggi è atteso il pronunciamento del Tribunale della libertà.
Per gli altri tre detenuti a Gorizia si profilano le udienze sempre in sede di Riesame. Il difensore dei fratelli Puglisi, avvocato Alealdo Ginaldi, ha spiegato ieri di essere in attesa della fissazione della data. Il legale di Juan Perani, avvocato Galletta, invece, che ha presentato istanza dopo il rigetto dell’istanza di scarcerazione, ha comunicato che l’udienza a Trieste è prevista il 10 marzo. 

Il Piccolo, 04 marzo 2009

OGGI IN VIA NATISONE
Arresti per droga, don Gallo nell’Officina
Domani mattina attesa la decisione del Tribunale del Riesame sui ricorsi
Nuove iniziative di sensibilizzazione dopo l’happening

Dopo il corteo-happening che ha bloccato sabato scorso il centro di Monfalcone, i ragazzi del centro sociale rialanciano la protesta contro i 6 arresti effettuati da polizia e carabinieri nell’ambito dell’inchiesta su un giro di hashish e marjiuana tra il Centro sociale di via Natisone e il bar Tommaso di via Fratelli Rosselli. E lo fanno invitando a un dibattito pubblico, oggi alle 15 nell’Officina sociale di via Natisone, don Andrea Gallo, il sacerdote che da anni opera «sul campo» nella comunità di San Benedetto al Porto di Genova. La partecipazione sarà libera e aperta a tutti. «La farsa dei sei arresti ordinati dalla Procura di Gorizia a danno di attivisti politici e giovani dell’Isontino – spiegano i no-global monfalconesi – dimostrano quali sono le reali ricadute della legge Giovanardi sulle droghe, intesa come un potente strumento nelle mani delle forze dell’ordine per controllare e contrastare gli stili di vita personali e le opinioni invece che limitare il danno che l’uso delle sostanze arreca al tessuto sociale». L’obiettivo immediato del Centro sociale è quello di arrivare alla scarcerazione dei sei giovani (i fratelli Mario e Claudio Puglisi, baristi, Juan Perani, tutti in carcere a Gorizia, nonchè Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso, detenuti invece a Udine), richiesta peraltro con il ricorso al Tribunale del Riesame anche dai rispettivi avvocati. L’udienza che potrebbe portare alla scarcerazione degli arrestati è stata fissata per domani mattina alle 9. Tutti i personaggi coinvolti nell’Operazione Blu, scattata due settimane fa (nell’inchiesta sono finiti anche altri giovani monfalconesi per i quali però è scattata soltanto una denuncia a piede libero), sono accusati di cessione illecita di hashish e marijuana. Il Tribunale del Riesame potrà decidere se mantenere la custodia cautelare o prevedere altre formule come l’obbligo di firma. Ma le manifestazioni finora susseguitesi per iniziativa del Centro sociale sono state rivolte tutte alla richiesta della scarcerazione. Nel blitz nel Centro sociale, sono stati rinvenuti assieme a 30 mozziconi di sigarette, quantità di droghe leggere che però, da parte dei difensori dei ragazzi, sono state definite «irrilevanti». Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, erano finiti altresì tre monfalconesi per i quali il giudice per le indagini preliminari, Andrea Odoardo Comez, aveva rigettato l’istanza di carcerazione. I rispettivi legali, Giovanni Iacono, Alealdo Ginaldi, che ha assunto la difesa dei fratelli Puglisi, e Lucia Galletta, difensore di Juan Perani, hanno evidenziato «chiare perplessità» in ordine alla metodologia e ai tempi di indagine.

IL PROCESSO
«Test su Lorito, nessuna traccia di droga»
Perizia della difesa: il vicequestore non usò cocaina nella data del video che lo accusa

di CLAUDIO ERNÈ

Nessuna traccia di cocaina nei capelli di Carlo Lorito, il dirigente di polizia accusato di aver venduto a spacciatori di droga informazioni su un’indagine della questura di Trieste che li coinvolgeva. Secondo il pm Lucia Baldovin, Lorito lo avrebbe fatto in cambio di cocaina. Ma le analisi chimiche effettuate all’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone il 13 febbraio 2008, poche ore dopo la scarcerazione di Lorito, ne smentiscono l’uso.
Questo dice il referto firmato del dottor Piero Cappelletti ed esibito ieri nell’aula in cui si svolge il processo dai difensori del dirigente di polizia, gli avvocati Giorgio Borean e Riccardo Seibold.
Il limite dei cinque mesi è direttamente collegato alla lunghezza dei capelli di Lorito alla data del prelievo: cinque centimetri o poco più. Dal momento che ogni capello cresce in un mese circa di un centimetro, i conti sono presto fatti. Cinque centimetri, cinque mesi. In pratica l’analisi esclude che Carlo Lorito abbia usato cocaina dalla metà del settembre 2007. Questo dato di laboratorio cozza però con un caposaldo dell’inchiesta che la Procura ha affidato all’ispettore Alessandro Valerio. Secondo la registrazione video e audio effettuata il 15 novembre 2007 nel retrobottega della pescheria del Villaggio del pescatore in cui lavorava Diego Deste, il principale e unico accusatore del funzionario di polizia, Lorito avrebbe «sniffato» in quel giorno un paio di righe di polvere bianca. Questo dice la ripresa. Le analisi di laboratorio ribadiscono che non si trattava di cocaina ma di qualcosa di diverso.
Ma non basta. Ieri l’avvocato Borean ha chiesto al presidente del Tribunale Luigi Dainotti di acquisire al fascicolo la registrazione originale di ciò che è accaduto nel retrobottega. In quella fornita alla difesa come copia conforme, ma anche al perito del Tribunale, risultano mancanti ben 40 minuti di registrazione audio. Il filmato scorre sullo schermo ma le parole pronunciate da Diego Deste e da altre persone sono scomparse in tre segmenti della registrazione. Interruzioni inspiegabili ma comunque presenti e ben visibili nei singoli tracciati. Anche su questo dovrà necessariamente pronunciarsi il Tribunale in una delle prossime udienze. Non sfugge a nessuno che l’alterazione subita dalla registrazione audio riporta al caso del lamierino dell’inchiesta Unabomber, dove tutta la costruzione investigativa è stata prima messa in crisi e poi smantellata da un analogo incidente di percorso.
È emerso anche che il 18 novembre 2007, appena rinchiuso nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, Carlo Lorito aveva chiesto ai medici militari che lo visitavano di prelevargli alcuni capelli per sottoporli ad analisi. «Di voi mi fido». Poche ore prima, negli uffici della Procura di Trieste, aveva invece rifiutato di sottoporsi a questo prelievo.
Ieri intanto è stato brevemente sentito in aula Nunzio Colavecchio, stretto collaboratore dell’imprenditore edile Paolo Faranda Tindaro, accusato di aver rifornito di cocaina Diego Deste. Colavecchio ha in parte smentito quanto il suo ex datore di lavoro aveva affermato nella precedente udienza. Ha raccontato che Tindaro gli aveva parlato di «festicciole» svoltesi a Udine e Trieste e di un poliziotto che lo aveva informato che il suo telefono era stato messo sotto controllo. Tindaro questo – almeno in aula – non lo ha mai detto. Sul resto il testimone ha glissato. Non ha fatto nomi, non ha indicato gradi o ruoli. Ha però ammesso di esser stato un paio di volte al Villaggio del pescatore per ricevere da Diego Deste delle buste chiuse da recapitare a Paolo Faranda Tindaro. All’interno del denaro. Prossima udienza domattina. Altri testi, altre verità.

IL SACERDOTE A TRIESTE IN VISTA DELLA CONFERENZA NAZIONALE SULLE TOSSICODIPENDENZE
LA DENUNCIA
«In Italia impennata autoritaria: si vuole solo controllare, non sradicare nei giovani l’assenza di futuro»
Don Gallo: la droga non si batte con la tolleranza zero

La tolleranza zero nei confronti di chi fuma uno spinello fa parte di un più ampio disegno di controllo e repressione, deciso dai poteri forti, per colpire le fasce meno protette della popolazione.
Affermando questo concetto, ieri sera alla Casa delle Culture di via Orlandini don Andrea Gallo, presidente della Comunità di San Benedetto al porto di Genova, non poteva trovare platea e contesto più adatti per accattivarsi ulteriori simpatie, semmai ce ne fosse stato bisogno.
Rivolgendosi a una piccola folla, raccoltasi in preparazione della quinta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze organizzata dal Governo e in programma a Trieste il 12, 13 e 14 marzo prossimi, don Gallo – un «ultraottantenne che lotta ancora» ha voluto autodefinirsi – come sempre non ha fatto sconti. Impegnato per la pace e nel recupero degli emarginati, chiedendo anche la legalizzazione delle droghe leggere, l’ospite, che si appresta a festeggiare in luglio il mezzo secolo di sacerdozio, ha parlato della «presenza di un partito trasversale a tutti i gruppi, pragmatico, che sta sorgendo per controllare tutto». Nel 2006 don Gallo si fece multare, compiendo una disobbedienza civile, fumando uno spinello nel palazzo comunale di Genova, per protestare contro la legge sulle droghe.
«Volete sapere qual è la mia sintesi sul problema degli stupefacenti nel nostro Paese?», ha chiesto ai presenti: «La risposta è semplice, si tratta di strage mafiosa. Che per giunta – ha proseguito – si sta perpetuando da 30 anni». Vulcanico e coinvolgente, don Gallo non è riuscito a rimanere all’interno del tema della serata, durante la quale gli organizzatori hanno affermato che «la conferenza voluta dal Governo non sarà il luogo di un approfondito e partecipato dibattito. Perciò – hanno precisato – costruiremo iniziative e dibattiti alternativi con coloro che saranno presenti in quei giorni a Trieste». «L’impennata autoritaria alla quale stiamo assistendo – ha sostenuto don Gallo – non è solo un modo per catturare l’opinione pubblica, ma risponde alle necessità di un disegno politico ben preciso e molto più ampio. L’essenziale è invece cercare di sradicare dalle generazioni più giovani l’assenza di futuro – ha dichiarato – perché oggi è questo il principale problema. L’assenza di tolleranza – ha continuato il sacerdote – è rivolta a tutti e scattano subito le procedure d’urgenza per affrontare qualsiasi problema. Chi governa – ha insistito – vuole controllare tutto ciò che va fuori controllo, vuole che tutti noi diventiamo solo fattori di produzione, all’interno di un processo di normalizzazione che non prevede sbavature».
L’appuntamento è stato aperto dal consigliere comunale dei Verdi per la pace, Alfredo Racovelli, il quale ha denunciato «la volontà di questa classe politica di sfasciare il sistema sanitario pubblico, cominciando dal Sert». Il medico del lavoro Gianni Cavallini ha criticato il sistema sanitario attuale «che si occupa solo di chi soffre di malattie acute, mentre tutti gli altri devono arrangiarsi restando a casa, salvo i casi di chi può permettersi di affrontare privatamente le spese di ricovero. Questa – ha aggiunto – è una privatizzazione di fatto». Franco Rotelli, direttore generale dell’Azienda per i servizi sanitari, ha affermato che «all’interno dell’azienda sanitaria locale è in atto uno sforzo per resistere a questo processo di involuzione». Spaziando anch’egli, Rotelli ha evidenziato che «non è detto che, chiudendo la Ferriera di Servola, il destino dei lavoratori sarà migliore».
Ugo Salvini

Messaggero Veneto, 04 marzo 2009

Officina sociale di via Natisone: oggi l’incontro con don Gallo
MONFALCONE

MONFALCONE. Dopo le assemblee pubbliche e la manifestazione di sabato che ha visto in corteo oltre 300 ragazzi per la manifestazione anti-proibizionista e di solidarietà nei confronti di Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, Yuna Perani, Claudio e Mario Puglisi, i sei ragazzi arrestati per cessione e consumo di stupefacente, oggi alle 15, all’Officina sociale di via Natisone ci sarà l’incontro con don Andrea Gallo della comunità di San Benedetto al Porto.
«La farsa dei sei arresti ordinati dalla Procura di Gorizia a danno di attivisti politici e giovani isontini dimostrano quali sono le reali ricadute della legge Giovanardi sulle droghe, intesa come un potente strumento nelle mani delle forze dell’ordine per controllare e contrastare stili di vita personali e opinioni invece che limitare il danno che l’uso delle sostanze arreca al tessuto sociale», spiegano gli esponenti di Officina sociale invitando a partecipare all’incontro con don Gallo.

Il Piccolo, 3 marzo 2009

Lettere: Arresti a Monfalcone

È da tempo che voglio scrivere a proposito dei ragazzi arrestati a Monfalcone. Ogni giorno compro il Piccolo per sapere se sono stati rilasciati ma purtroppo non è così. La notizia del loro arresto è stata come un secchio di acqua fredda per tutti quelli che conoscono queste persone da molti anni e che li giudicano incapaci di commettere dei reati che prevedano l’arresto in prigione. Di qualcuno di loro conosco i genitori, di altri frequento il loro bar in centro, di altri ancora conosco il loro impegno come attivisti a favore degli immigrati e di altre diverse nobili cause. Sembra incredibile che persone alle quali vogliamo bene siano finite in carcere per motivi che non riusciamo ancora a capire quando il governo deve fare un decreto per tenere in prigione gli stupratori che altrimenti finirebbero in libertà.
Ognuno di noi tira un sospiro di sollievo quando a finire in carcere sono persone che si sono macchiate di reati come lo stupro, le rapine, gli omicidi, mentre vedere che a finire in galera sono delle persone che non possono essere considerate pericolose crea, al contrario, un clima di paura perchè a quel punto si oltrepassa la linea che divide uno Stato democratico da uno Stato di polizia. Non è più chiaro il motivo per il quale chiunque può essere rinchiuso soltanto facendo girare uno spinello tra amici in un qualsiasi luogo pubblico e non.
Ho il massimo rispetto per le forze dell’ordine e la magistratura e credo che sia nel loro interesse non alimentare questa pericolosa deriva autoritaria e liberticida per il bene di tutta la comunità e per la loro stessa credibilità. Mi auguro che tutti i sei ragazzi vengano liberati al più presto perchè vedere loro e i loro genitori soffrire le pene dell’inferno non può certamente lasciarci indifferenti.
Georgina Ortiz
Monfalcone

Messaggero Veneto, 01 marzo 2009
 
Monfalcone. Rivendicazioni senza disordini alla manifestazione anti-proibizionista e di solidarietà 
Oltre 300 in piazza contro i sei arresti del 17 febbraio

 
MONFALCONE. Sono arrivati da tutto l’Isontino, ma anche da Trieste, Padova, Mestre, Vicenza, Venezia e Belluno gli oltre 300 ragazzi che hanno partecipato ieri alla manifestazione anti-proibizionista e di solidarietà con i sei ragazzi arrestati il 17 febbraio con l’accusa di cessione e consumo di stupefacente. Fin dalle 15 hanno cominciato ad animare piazza della Repubblica con musica, un popolo diverso per età, professioni ed esperienze, ma unito dallo slogan “Liberi tutti. Insofferenti al controllo” e nella richiesta di libertà non solo per i ragazzi arrestati, in particolare Cicciuzzo (Stefano Micheluz), Cristian (Cristian Masismo) e Checco (Francesco Francioso), «ma per tutti coloro che non hanno paura di essere diversi, di esprimere il proprio parere, di fare socialità e progetti».
Tra loro il consigliere regionale Roberto Antonaz, il direttore della Comunità incontro e il consigliere comunale del Forum per Gorizia, Andrea Bellavite, Alessandro Metz e la consigliera provinciale Carla Melli dei Verdi di Trieste, il leader dei Disobbedienti, Luca Casarini. Verso le 17.20, poi, si sono uniti in corteo e hanno sfilato, ordinatamente e senza creare problemi (se non forse al traffico del sabato pomeriggio), lungo le vie Rosselli, Matteotti, Valentinis, Sant’Anna, San Giacomo, Sanità e Foscolo per tornare in piazza.
Accompagnati da decine di poliziotti, Cc, personale della Gdf e dei vigili urbani, i manifestanti hanno fatto brevi soste solo davanti al commissariato e alla caserma dei Cc per protestare contro un’indagine durata due anni e che ha portato a sei arresti e al sequestro di poco più di un grammo di hascisc. «Hanno attaccato la socialità e noi produciamo socialità. In un’indagine durata due anni che cosa hanno scoperto? Che ci facciamo le canne. Avrebbero potuto chiedercelo, gliel’avremmo detto, non lo abbiamo mai nascosto», ha detto Metz, denunciando sistemi d’indagine basati su sommarie informazioni testimoniali, su un sequestro di una quantità minima di stupefacente, sul fatto che le persone arrestate siano «insofferenti al controllo. Siamo tutti insofferenti a ogni controllo. Non abbiamo paura», ha detto.
In precedenza, in piazza era stato Antonaz a raccontare di aver incontrato i tre arrestati «nonostante molte difficoltà che mai come consigliere regionale ho avuto per fare visite in carcere. Vi porto l’abbraccio dei tre ragazzi che stanno bene. Sanno cosa si sta facendo a Monfalcone e come il loro caso stia diventando caso nazionale. L’episodio – ha detto – fa parte di un clima generale di restringimento delle libertà democratiche. È un brutto vento che soffia nel paese ed è lo specchio di come si stia degenerando in un sistema autoritario. Penso a trafficanti e trafficoni che non sono indagati e a questi tre ragazzi che per due anni sono stati seguiti e ascoltati nelle loro vite private». Ha quindi spiegato che in carcere Cicciuzzo, Checco e Cristian stanno continuando il lavoro che fanno in Officina sociale, aiutando gli immigrati, mettendosi a disposizione di chi sta peggio di loro. Gianni Cavallini, medico dell’Ass, ha evidenziato come a livello nazionale si stia cercando di cambiare il ruolo del medico e dell’operatore sociale «trasformandoli in vigilanti e collaboratori di giustizia».
«Non abbiamo paura di stare assieme e chiedere a gran voce – ha detto l’operatore sociale Luciano Capaldo – se qui sono queste le emergenze sociali e perché invece non si fanno due anni di indagine sull’amianto che uccide o sulle infiltrazioni camorristiche nelle dinamiche del lavoro».
Cristina Visintini
 
Il Piccolo, 01 marzo 2009
 
PROTESTA DEI CENTRI SOCIALI DOPO IL BLITZ ANTIDROGA
Oltre 300 in corteo contro gli arresti 
Slogan contro le forze dell’ordine. Chiesta la scarcerazione dei compagni

 
di LAURA BORSANI

«Liberi tutti, subito. Stefano, Cristian e Francesco, che anche in carcere stanno aiutando chi è più debole di loro. Sono finite dentro altre 3 persone che non sono criminali. E ci sono centinaia di giovani che hanno subito interrogatori e controlli». Con queste parole, oltre 300 ieri si sono riuniti in piazza per manifestare la «voglia di vivere e di riappropriarsi della socialità minacciata da un sistema e da una politica governativa che mira a reprimere e ad estendere il controllo sociale». S’è gridato al «caso Monfalcone», ai «sei arresti assurdi». Giunti proprio a ridosso della Conferenza nazionale sulle droghe organizzata dal Governo, a Trieste. L’happening a ritmo di musica è iniziato nel primo pomeriggio. Slogan contro le forze dell’ordine, striscioni, volantini. E un camion come palcoscenico, che ha poi guidato il corteo passando davanti al commissariato e alla caserma dei carabinieri. La testimonianza di solidarietà è giunta dal Triveneto, con l’arrivo dei gruppi di altri Centri sociali e dei movimenti, anche anarchici. C’era pure il leader dei Disobbedienti, Luca Casarini. Una protesta seguita da polizia, carabinieri, finanza e vigili urbani. C’era anche il questore Antonio Tozzi. Sul palco si sono susseguite le voci di sostegno. Quella di don Andrea Bellavite, direttore della Comunità Arcobaleno: «Siamo vicini per quanto sta accadendo a Monfalcone. Con la conferenza prevista a Trieste, tutto indica chi sta dietro e cosa vuole il Governo». Luciano Capaldo, del Centro Blu, ha dato il benvenuto ai manifestanti. Ha invitato a riflettere su «cosa è oggi Monfalcone», con «il tentativo di emarginare il Centro sociale che per anni ha prodotto aggregazione, ragionamento e progettualità, che qualcuno oggi sta cercando di fermare». Solidarietà «a chi è finito in carcere per 0,8 e 0,2 grammi di hashish e marijuana, per le sit (sommarie informazioni testimoniali) e perchè sarebbero propensi a non sopportare qualsiasi forma di controllo», ha scandito Capaldo. Denuncia contro le droghe e le pene equiparate. Il consigliere regionale di Rifondazione, Roberto Antonaz, ha raccontato l’incontro in carcere con i tre attivisti: «Vi porto un grande abbraccio dai ragazzi del Centro sociale. Stanno bene, sono su di morale e sanno cosa si sta facendo a Monfalcone e a Trieste. Si sono messi a disposizione per aiutare chi ha più bisogno di loro. È un caso di valenza nazionale, che rientra in un clima di restringimento delle libertà democratiche finalizzato a intimidire, anche in vista della Conferenza di Trieste. Anni di indagini per qualche spinello è lo specchio di una realtà che sta degenerando. Penso agli evasori veri, ai trafficoni che non sono indagati». Gianni Cavallini, medico dell’Ass isontina, ha evidenziato l’«epocale mutazione in atto», con provvedimenti legislativi volti a «trasformare gli operatori sociali in controllori sociali». Alessandro Metz ha dato voce al corteo. «Viviamo in una città – ha sottolineato – con un’economia infiltrata da interessi camorristici. In un territorio in cui la Procura di Gorizia non ha ancora fatto giustizia alle morti da amianto. In questo contesto, sembra che gli apparati abbiano deciso di colpire chi si fa le canne. A tutto questo noi abbiamo risposto, ci siamo mobilitati e oggi in piazza partiamo dalla nostra voglia di vivere la socialità. Vogliamo manifestare il nostro essere altro dalla polizia e dalla magistratura». Appalusi quando il corteo è passato davanti al bar Tommaso, i cui due gestori sono pure finiti in carcere. 
 
L’INCHIESTA
L’operazione del 17 febbraio dopo due anni di indagini 
Per sei ragazzi l’accusa è di cessione illecita di sostanze stupefacenti

 
L’arresto era scattato alle 5 del 17 febbraio scorso. In carcere sono finiti, divisi tra Gorizia e Udine, i fratelli Mario e Claudio Puglisi, gestori di un pubblico esercizio cittadino, Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, attivisti di «Nuova Entrata Libera» che gestisce gli spazi dell’«Officina sociale» di via Natisone, nonchè Juan Perani.
I sei giovani, tuttora in carcere, sono accusati di cessione illecita di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana. I difensori sono l’avvocato Ginaldi, che assiste i fratelli Puglisi, i legali Iacono e Francesco Brizzi, che tutelano gli interessi dei tre attivisti dell’«Officina sociale», e l’avvocato Galletta che difende Juan Perani.
Il provvedimento di custodia cautelare era stato firmato dal giudice per le indagini preliminari di Gorizia, Andrea Odoardo Comez, su richiesta del sostituto procuratore Marco Panzeri, titolare dell’indagine battezzata «Operazione Blu». Il Gip aveva invece rigettato l’istanza del Pm per l’arresto di altri tre monfalconesi, Mauro Bussani, Luciano Capaldo e Alessandro Giorgi. Nell’inchiesta sono coinvolti, a piede libero, anche altri giovani.
L’indagine è frutto di circa due anni di attività inquirente, passata peraltro nella perquisizione, il 19 maggio 2008, da parte di polizia e carabinieri e ordinata dalla Procura di Gorizia, alla sede dell’«Officina sociale» di via Natisone. Le perquisizioni avevano riguardato anche un’abitazione cittadina, con il rinvenimento di 0,23 e 0,83 grammi di sostanza stupefacente leggera.
L’indagine si è avvalsa delle dichiarazioni fornite da alcuni giovani (sit, sommarie informazioni testimoniali), ma anche di intercettazioni ambientali disposte dalla polizia giudiziaria, oltrechè di riprese effettuate da un frequentatore del Centro sociale che si era prestato a seguire, in accordo con gli inquirenti, le feste che si tenevano alla struttura di via Natisone.  
 
Il Piccolo, 27 febbraio 2009

MOLTE FRASI INVOCANO LA SCARCERAZIONE DEI SEI GIOVANI ARRESTATI
Droga, scritte contro il magistrato
Frasi ingiuriose nei confronti del pm che indaga sul giro di sostanze stupefacenti

«Liberi tutti, liberi subito!». «Fuori dalla galera!». E, ancora, ingiurie nei confronti del magistrato inquirente. Quanto è apparso, ieri mattina, nel centro cittadino, era una teoria di slogan di protesta. Muri e edifici pubblici sono stati presi di mira, nottetempo, a colpi di spray rosso e giallo, sui quali campeggiavano frasi anti-magistratura e inneggianti perentori messaggi per la liberazione delle sei persone detenute in carcere, nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto tre attivisti di «Nuova Entrata Libera» operanti all’Officina sociale di via Natisone, assieme ad altri tre giovani. Le ipotesi di accusa, secondo responsabilità differenziate, sono di cessione illecita di sostanze stupefacenti.
Una decina di scritte concentrate nel centro, distribuite tra la zona di via Sant’Ambrogio e la piazza Falcone-Borsellino, passando per l’area del duomo, fino a interessare anche la parete esterna dell’attuale sede della Polizia municipale.
Sull’evento sta indagando la Polizia del locale Commissariato. Per questo è stata aperta un’indagine contro ignoti in ordine a reati che spaziano dall’imbrattamento all’ingiuria, ad altre eventuali responsabilità ravvisate dall’autorità inquirente.
La città, dunque, investita pesantemente, ora che si prepara la manifestazione in piazza della Repubblica, organizzata per domani, con l’«happening antiproibizionista per la libertà degli arrestati» proposta dall’Officina sociale.
Graffity evidenti, accompagnati ora da un simbolo anarchico, ora dalla «N» cerchiata, simbolo in uso dai Centri sociali. Parole forti. Come l’ingiuria nei confronti del Pubblico ministero di Gorizia, Marco Panzeri, titolare dell’indagine battezzata «Operazione Blu», che ha portato all’arresto dei sei giovani. Nella parete opposta, sotto il portico del Passo del Torrione, che collega via Sant’Ambrogio a Corso del Popolo, altra scritta: «Cisti, Checco, Cicciuzzo fuori dalla galera!». Il tenore dei messaggi viene ribadito anche imbrattando la base del campanile del Duomo, con un «Checco, Cicciuzzo, Cristian liberi subito, liberi tutti!», accompagnato dalla «N» cerchiata e dal simbolo anarchico.
Il «percorso di guerra» continua sui muri di un breve tratto che sfocia sulla piazza Falcone Borsellino, laddove a «Stop repressione!» si accompagna un «Cisti, Checco, Cicciuzzo No Galere!».
Vergato anche il muro esterno dell’edificio sede della Polizia municipale, con il ripetersi del messaggio «Stop repressione», affiancato dalla frase: «Checco, Cicciuzzo, Cisti, Edy, Caio, Mauro liberi subito!».
Uno scenario per il quale ieri mattina, assieme ai poliziotti di quartiere che hanno segnalato l’evento alle forze dell’ordine, sono giunti anche gli agenti del locale Commissariato, per procedere con il relativo rilevamento fotografico di tutte le scritte apportate sui muri e sugli edifici.
E intanto domani andrà in scena in piazza della Repubblica la manifestazione organizzata dal Centro sociale.

Messaggero Veneto, 27 febbraio 2009

Giovani arrestati, scritte ingiuriose sui muri
MONFALCONE

 
MONFALCONE. Sono comparse di notte, in varie zone del centro cittadino, tra la aree del duomo, del campanile, di via Sant’Ambrogio e di piazza Falcone Borsellino.
Tracciate con spray di colore rosso e giallo, una decina di scritte sono state delineate sui muri della città e inneggiano alla libertà di “Cicciuzzo, Checco, Cisti, Edi, Mario, Caio” (Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso, Yuan Perani, Claudio e Mario Puglisi, ndr), arrestati una decina di giorni fa per cessione e consumo di stupefacente nell’ambito di una indagine coordinata dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana. “Fuori dalla galera”, “Liberi tutti” e la ripetizioni di tutti i soprannomi sono le frasi tracciate a spray sui muri cittadini, accompagnate da simboli anarchici e dei centri sociali.
Tra le stesse scritte compiono anche delle frasi pesanti nei confronti del sostituto procuratore della repubblica, Panzeri, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare e che viene apostrofato come “pezzo di m…”.
Già ieri nelle prime ore del mattino la polizia ha provveduto ad avviare le indagini per risalire agli autori del gesto, che per ora sono ancora ignoti, ma che, anche con l’ausilio di numerose telecamere presenti nei siti in cui c’erano le scritte, potrebbero essere individuati. I responsabili potrebbero essere denunciati per imbrattamento, ingiurie e diffamazione e per quanti altri reati potranno essere rinvenuti dall’autorità inquirente.
Per domani pomeriggio, intanto, è attesa la manifestazione happening organizzata dagli Spazi sociali della Venezia Giulia e che si svolgerà in piazza della Repubblica a partire dalle 15. “Liberi tutti, liberi subito” è lo slogan che si legge sui volantini distribuiti dai ragazzi di Officina sociale e dell’associazione Entrata libera, martedì scorso, in occasione delle manifestazioni del Carnevale.
«Non possiamo stare a guardare mentre il nostro territorio viene trasformato in una gabbia a cielo aperto – affermano –, vogliamo essere liberi di vivere a Monfalcone senza il terrore dei controlli ossessivi, non possiamo accettare i teoremi, le cimici, le microtelecamere per ingabbiare chi da sempre esprime dissenso alla luce del sole, mentre vengono insabbiati i processi dell’amianto o il processo per gli spacciatori in divisa». 

Il Piccolo, 26 febbraio 2009 
 
L’OPERAZIONE BLU  
Blitz anti-droga, ricorsi al Riesame per far scarcerare 5 degli arrestati  
Il Centro sociale conferma per sabato l’happening e riceve solidarietà  
Il consigliere regionale Roberto Antonaz intende incontrare i tre detenuti a Udine: «Voglio verificare le condizioni in cui si trovano»
 
 
di LAURA BORSANI

Striscione e opera di sensibilizzazione durante la sfilata di Carnevale. E sabato si replica con la mobilitazione in piazza. Non si ferma la protesta del Centro sociale e la testimonianza di solidarietà nei confronti dei tre giovani attivisti di «Nuova Entrata Libera» detenuti a Udine, oltre ad altrettanti in carcere a Gorizia. I movimenti fanno quadrato, condividendo questa battaglia che apre a un confronto più ampio. Tenda per la Pace e «A Sud» si appellano così ad altre realtà associative sensibili, affinchè aderiscano alla causa. L’altro giorno, il consigliere regionale di Rifondazione, Roberto Antonaz, è stato in carcere a Udine, per visitare i tre attivisti di «Nuova entrata libera». Non ha potuto incontrarli e ha richiesto un’autorizzazione al Gip «per poter incontrare i ragazzi, parlare con loro e verificare le loro condizioni».
Intanto, si attende la fissazione dell’udienza al Tribunale del Riesame, ha fatto sapere l’avvocato Giovanni Iacono, per i tre giovani di «Nuova entrata libera». L’avvocato Alealdo Ginaldi, da parte sua, ha confermato che presenterà richiesta al Riesame per i suoi assistiti, i fratelli Puglisi. Mentre il difensore di Juan Perani, l’avvocato Galletta, ha già avuto modo di spiegare di essere in attesa di una risposta dal Gip, prima di procedere all’eventuale ricorso al Riesame, qualora le sue richieste non venissero accolte.
Tenda per la Pace e «A Sud» esprimono quindi solidarietà a «Nuova entrata libera» e preoccupazione per la gestione delle indagini che hanno portato all’incarcerazione degli attivisti «per i quali ne chiediamo l’immediata scarcerazione», invitando le altre realtà associative e cittadini «a fare altrettanto» aderendo a questo appello o mandando un proprio messaggio a tendapace@gmail.com. Le due associazioni dopo aver ripercorso gli eventi di indagine e le perquisizioni che, nel maggio 2008, avevano portato al sequestro di mozziconi di sigarette, al Centro sociale, e al sequestro, in abitazioni private, di quantità di hashish e marijuana pari a 0,23 e 0,83 grammi, osservano: «L’accusa è quella di aver ceduto sostanze stupefacenti e l’arresto è scattato per dei sit (sommarie informazioni testimoniali). Non sono state rese note le modalità di intercettazione e di interrogazione dei testimoni, nè la loro attendibilità». In questo quadro, ne discendono le riflessioni. «Ci troviamo davanti – continuano – alle conseguenze dell’applicazione della legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti che ha portato a un appiattimento culturale e legale preoccupante. Lo Stato impiega, lo possiamo affermare con certezza per i nostri territori, la maggior parte dei mezzi di controllo e lotta al narcotraffico verso sostanze come marijuana e hashish, soprattutto rivolgendosi ai consumatori, spesso giovani. Ma contro la cocaina e altre droghe pesanti non si dimostra lo stesso accanimento. Viene inoltre favorito il concetto che le droghe sono tutte uguali o quasi, anche il prezzo, le modalità e la facilità di reperimento. Ciò fa sì che in feste, case o locali come prima si offriva un ”tiro di spinello” ora si offra una striscia di coca, anche tra i molto giovani. Invece, questo non è mai accaduto negli spazi gestiti da ”Nuova entrata libera”. Si mette quindi sullo stesso piano anche spacciatore e consumatore che cede gratuitamente. Lo dimostra quanto accaduto: fumando spinelli e passandoli ad altri, si finisce in carcere. Ciò significa che si vuole colpire una corrente di pensiero che da anni si batte per la liberalizzazione delle droghe leggere, soprattutto come strumento di lotta alla mafia stessa».
 

Messaggero Veneto, 26 febbraio 2009 
 
MONFALCONE  
Sabato manifestazione in piazza contro gli arresti della “Operazione blu”
 
 
MONFALCONE. Sabato, alle 15, in piazza della Repubblica si svolgerà la manifestazione antiproibizionista per la libertà dei sei arrestati per cessione e consumo di stupefacente nell’ambito di Operazione blu. Arrestati per cui sarebbe stata presentata istanza al Tribunale del riesame. “Liberi tutti, liberi subito. Cicciuzzo, Checco, Cisti, Edi, Mario, Caio” è lo slogan che sostiene la manifestazione organizzata da Spazi sociali della Venezia Giulia, anche in preparazione della conferenza nazionale sulle droghe che si terrà a Trieste dal 12 al 14 marzo.
In proposito interviene Mauro Bussani, dell’associazione Nuova entrata libera, presidente provinciale dei Verdi e per cui era stata richiesta la custodia cautelare (rigettata dal Gip), ricordando che l’operazione ha già coinvolto direttamente la struttura Officina sociale gestita dall’associazione, con una perquisizione nel maggio 2008. «L’accusa è di aver ceduto sostanze stupefacenti e l’arresto è scattato per sit (sommarie informazioni testimoniali), ovvero per persone che hanno raccontato cose. Non sono state rese note le modalità d’intercettazione e interrogazione, né l’attendibilità delle persone – dice – e nella sintesi degli atti si legge che l’arresto è stato richiesto tenendo conto che essi sono “del tutto refrattari all’ubbidienza all’ordine costituito”».
Bussani, che interviene anche per l’associazione “Tenda per la pace e i diritti” e associazione “A sud”, esprime preoccupazione e rivolge un appello alle realtà associative sensibili: «Quanto è accaduto ci porta a ragionare su più questioni e a più livelli; e vorremmo confrontare e condividere questi ragionamenti. Ci troviamo davanti alle conseguenze dell’applicazione della legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti che ha portato a un appiattimento culturale e legale preoccupante. Tutte le sostanze – prosegue – vengono portate allo stesso livello, si è tentato di estirpare la definizione di “droghe leggere” e i timidi tentativi di un’azione di riduzione dei danni sono stati messi al bando. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale. Lo Stato impiega la maggior parte dei mezzi di controllo e lotta al narcotraffico verso sostanze quali marijuana e hascisc soprattutto rivolgendosi ai consumatori, spesso giovani». Questo non perché non circoli altro: nella città dei Cantieri, ma anche in tutto l’Isontino, è riconosciuta l’elevata e sempre crescente diffusione di cocaina e altre droghe pesanti, «ma contro queste non si dimostra lo stesso accanimento».
Secondo Bussani e le associazioni, chi è in carcere ci è finito «non perché fumava e passava uno spinello, ma per il suo modo di “essere” e di vivere».

Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009 
 
Oltre 3 mila in piazza per il testamento si sior Anzoleto postier  
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Nonostante la crisi crei tante preoccupazioni, Monfalcone sa divertirsi e ridere, usando proprio il difficile momento economico per trascorrere qualche ora in allegria. E i riferimenti alla crisi non sono mancati neanche nelle ironiche e sempre pungenti battute del Testamento (scritto da Gilberto Sgualdini), letto come ormai storica tradizione da sior Anzoleto postier accompagnato dalla sposa, Serena “Gambalonga” e dal notaio Toio Gratariol e seguìto da oltre tremila persone. Sulla loggia del Comune, dopo esserci accertato che in piazza ci fossero tanti “bisiachi”, il notaio ha dato il via alla lettura del testamento che, come ogni anno, ha messo alla berlina «quei de la magnadora», sottolineando con arguzia i problemi e le vicende della città.
«Concitadini, dovè esser orgogliosi de essere monfalconesi, perché fasemo scola nel mondo – ha detto Anzoleto –. Gavevimo un assesor brusà e… Tac! Lo gavemo butà via. Gavevimo un assesor fumà… E tac! Lo gavemo butà via. E adesso in America i fa un presidente nero che disi ’ies ui can’, ovvero che va ben farse una canna». Ha quindi ricordato come i cittadini siano sempre più impauriti e come la legge consenta di fare le ronde. Ma a Monfalcone ronde ce ne sono già due. Una interna e una esterna, ovvero una che fa il giro dei bar della città e una che fa il giro delle “private” del mandamento. «Comunque el comun ga pronto el novo pian de la sicurezza. Dicono: saranno messe più telecamere intelligenti e più vigili notturni. Ma no saria meio metar telecamere notturne e più vigili intelligenti?». Battuta accolta con un’ovazione e un lungo applauso, come quella sull’inquinamento di Marina Julia. «Anche quest’anno il Comune ha fatto fare studi e perizie per avere un mare pulito. La conclusione sentita in comune dice che “i problemi sono dovuti ad una lama superficiale di acque inquinate di circa 40 centimetri, che arriva dal canale De’ Dottori e che non si mescola con acqua di mare”. Questo in italin, des ve lo dico in bisiaco – ha puntualizzato Anzoleto – i ga speso 100 mila euro per saver che i s…zi galleggia!». Comunque è pronto già un piano per salvare la stagione: da maggio a settembre i residenti da via Mazzini a via Galvani, da via Volta a via Duca d’Aosta dovranno andare a fare i loro bisogni dai parenti, dove c’è la rete fognaria. Per chi non si muove, «el comun distribuirà un bucaletto che sarà svodà nell’umido due volte a settimana». Non sono mancati accenni al palazzo comunale «che più i lo toca, più el se crepa», al caos viabilità, alla benzina di zona franca che è sparita, alla casa albergo «svoda no perché non xè veci, ma perché no xè schei per meterla a posto».
Mentre Anzoleto continuava la sua lettura, chiedendo che i politici riducano i loro stipendi, per dare i soldi alla gente che ha bisogno, sotto la loggia comunale, sui gradini del palazzo si è sistemata una quindicina di ragazzi del centro Bassa soglia e di Officina sociale per testimoniare solidarietà ai ragazzi arrestati una settimana fa. «Carcerati in erba, libertà in fumo. Cicciuzzo, Checco, Cisti, Edi, Mario, Caio» hanno scritto su un lungo striscione retto da ragazzi vestiti da carcerati, mentre uno vestito da Roger Rabbit ha esposto un lenzuolo con la scritta “Chi ha incastrato i miei amici?”. Hanno anche distribuito volantini ricordando la manifestazione organizzata da Spazi sociali della Venezia Giulia prevista per sabato, alle 15, in piazza della Repubblica. (c.v.)

Il Piccolo, 25 febbraio 2009 
 
I no global sfilano in tuta da carcerati  
Volantinaggio contro i sei arresti effettuati una settimana fa
 
 
Il tocco di colore più curioso lo hanno dato ieri i manifestanti del Centro blu, che sono scesi in piazza, davanti al municipio, con tute da carcerati e un grande cartello: «Carcerati in erba, libertà in fumo», come protesta contro l’ultima operazione anti-droga che ha coinvolto il Centro sociale. Distribuiscono volantini dove accusano di usare questa indagine per distogliere l’attenzione da altri temi quali l’amianto, e dando appuntamento a tutti a sabato 28 dalle 15, in piazza della Repubblica «per riconquistare alla città il centro cittadino contro le politiche sicuritarie e per una festa che continuerà la sera nei locali dell’Officina sociale». E così anche il Carnevale, nella sua giornata clou, si è ammantato di serietà. Già dalla mattinata la piazza si era animata di maschere e travestimenti, con una grande voglia di goliardia. Ecco le cinque fatine Winx barbute e muscolose, le due «Mami» che inneggiano a Obama, Biancaneve e i sette nani ridotti a cinque (due sono in cassa integrazione). E poi di tutto e di più, specie tra i bambini, in cui primeggiano sempre e comunque gli eroi dei cartoni animati. Si è fatta notare anche la ragazza vestita da Gatto Silvestro con tanto di Titti, interpretato dal suo cagnolino. Non hanno voluto rinunciare ai travestimenti neppure gli amministratori, prima tra tutte l’assessore alla Cultura Paola Benes presentatasi in colori sgargianti e con scolapasta in testa. Al divertimento hanno partecipato anche i negozi nell’ambito del concorso «Vetrina in maschera», che sono stati premiati con i buono viaggio offerto dall’Ascom. Primo classificato è stata l’hobbistica Perlamour di corso del Popolo, seguita dal panificio Bosio di via Cosulich e da Tutto per il Bambino in piazza della Repubblica. Purtroppo, non mancati, nonostante gli appelli, gli episodi spiacevoli, con lanci di uova o farina che hanno guastato qualche divertimento. (e.o.)

Messaggero Veneto, 24 febbraio 2009 
 
MONFALCONE  
Operazione blu con sei arresti: le perplessità di Rifondazione
 
 
MONFALCONE. L’arresto di ben sei persone con accuse di cessione e di consumo di hascisc e di marijuana nell’ambito dell’“Operazione Blu”, effettuata alle cinque del mattino e con ampio risalto mediatico, lascia perplessi e preoccupati i rappresentanti di Rifondazione comunista del Circolo di Monfalcone-Staranzano.
«A prescindere dall’accertamento dei fatti, che è ancora in corso, non possiamo che sottolineare l’ottusità ideologica di una legge quale la Fini-Giovanardi, che di fatto equipara chi si fa uno spinello allo spacciatore di eroina o di cocaina – tiene a sottolineare Rifondazione comunista –. Come partito, abbiamo registrato in questi ultimi mesi un forte aumento delle perquisizioni, dei sequestri, delle denuncie a carico di tante persone, giovani o meno giovani, colpevoli soltanto di avere in tasca qualche grammo di marijuana».
«Ragazzi per bene, che studiano normalmente e che non hanno mai fatto niente di male, ci hanno raccontato il dramma e l’angoscia di essere trattati come delinquenti per lo spinello del sabato sera in compagnia di qualche amico», rimarca il circolo di Rc, ricordando come sono state usate anche le intercettazioni e un apparato investigativo ipertrofico «che colpisce persone comuni, non certo criminali, sicuramente imperfetti, ma non certo rappresentanti di un pericolo sociale».
«Eventi di cui si parla oggi, a pochi giorni dalla Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze organizzata a Trieste dal solito Giovanardi e che avrà un rigoroso taglio da “tolleranza – zero”, tipico dell’attuale governo delle destre», affermano ancora i rappresentanti di Rifondazione comunista.
«Questo mentre, sul tema della sicurezza, siamo in presenza di una stretta autoritaria e securitaria – tengono ancora a precisare –, che sdogana le ronde da Far West, colpisce i più deboli della società, gli emarginati, gli extra-comunitari, senza rimuovere le vere cause sociali del disagio».
«Oggi lo Stato – conclude il circolo di Monfalcone-Staranzano di Rifondazione comunista – si dimostra forte con i deboli, ma debole con i poteri forti, ovvero con i detentori del vero potere politico-economico, che di fatto restano intoccabili».
«Contro questa deriva – si chiosa –, Rifondazione Comunista continuerà a combattere con le armi della politica e della democrazia». 
 
Il Piccolo, 24 febbraio 2009

LA DROGA E I GIOVANI  
Voglia di sballo, il primo spinello a 13 anni  
Allarme del responsabile del Sert, Fiore: «Tra i ragazzi non c’è la consapevolezza del rischio» 
L’eroina da sniffare sempre più diffusa, approccio a 15 anni
 
 
di LAURA BORSANI

Il primo spinello a 13-14 anni. Per lo sballo, la fuga da una realtà che ha deluso e fa paura, con le sue regole, le ipocrisie, e la mancanza di certezze che oggi rende improgettabile il futuro. L’iniziazione nasce dal gruppo, che nell’età adolescenziale rappresenta il punto di forza della propria identità. All’eroina i giovani vi accedono tra i 15 e i 16 anni. Qui il percorso che sottende al ricorso dello stupefacente, in genere assunta con il fumo o inalando i vapori derivanti dalla combustione delle cartine delle sigarette, è già sentore di un radicamento del disagio socio-familiare. La cocaina resta, invece, una sostanza per i giovani adulti, alla quale si avvicinano i ventenni. Sono cambiati anche i luoghi della droga: oggi il luogo dello spaccio è diventata la strada, per finire anche nelle scuole medie inferiori.
Ma ciò che si rileva tra i ragazzi di Monfalcone e del mandamento è l’emergere di un fenomeno per certi aspetti inquietante: l’aumento indistinto di sostanze comunque alteranti, in virtù della voglia di evadere. In questo senso cadono le distinzioni, di categoria sociale ed economica, ma anche in relazione alla stessa pericolosità o meno della sostanza assunta. Che si tratti di alcol, di uno spinello, piuttosto che di eroina, ciò che importa è «andare fuori di testa» il più presto e facilmente possibile, spendendo il meno possibile. I ragazzi non si sentono malati, nè ritengono di avere problemi. Non si pongono remore sulle conseguenze, sui danni psico-fisici, e men che meno sulla possibile dipendenza. Tutto, insomma, avviene perchè si vive alla giornata.
A spiegare queste dinamiche è il responsabile del Sert, Andrea Fiore. «Ciò che più ci colpisce come operatori – esordisce -, al di là delle situazioni trattate dal nostro servizio, quando il danno si è ormai prodotto, è l’esistenza di una realtà giovanile, che non possiamo definire patologica e che non arriva da noi, se non in virtù di specifiche disposizioni di legge, che sta aumentando il consumo indifferenziato di sostanze alteranti, secondo tutte le modalità possibili, purchè finalizzate a fuggire dalla realtà». Una spia d’allarme che induce a riflettere, continua Fiore, sulla necessità di mettere a rete i diversi servizi e ambiti educativi e istituzionali, dal Tribunale dei minori alle scuole, ai servizi sociali, agli oratori e a tutte le espressioni aggregative, coinvolgendo le famiglie, per comprendere e «ascoltare» una realtà giovanile sempre più difficile da decifrare. Un indicatore di questa esigenza lo ha fornito la buona partecipazione ai corsi di educazione per i genitori proposta dal Sert nelle scuole, a dimostrare una rinnovata attenzione delle famiglie nei confronti dei propri ragazzi.
Perchè l’adolescenza è profondamente cambiata. Caratterizzata, continua il medico, da un estremo «frazionamento» tra fasce di età. Lo spazio decennale che prima separava una generazione dall’altra, oggi s’è ridotto a 3-4 anni. Non solo. L’adolescenza si è «espansa», con tutte le sue problematiche e i potenziali rischi. Fiore fa un esempio: «Fino a poco tempo fa, per molti adolescenti era quasi un rito, una sorta di battesimo dell’età adulta prendersi la balla con l’alcol. L’iniziazione, pur sempre pericolosa, che avveniva tra i 15 e i 16 anni, oggi non solo vede abbassata la soglia d’età a 12, ma non rappresenta più un’esperienza per così dire accademica per diventare adulti, secondo lo spirito della trasgressione. Oggi lo si fa per rifarlo ancora e ancora. Più forte è la balla, migliore è il viaggio oltre la realtà che sta stretta».
C’è un’espressa volontà a «sballare» in modo costante e progressivo. «L’alcol – continua – non è più una bevanda socializzante, ma un viatico dell’evasione che costa poco e si trova facilmente». In questo senso, Fiore parla di una «omogeneizzazione» delle droghe, perdendo di vista gli effetti diversi e specifici che ogni sostanza provoca. Lo stesso accade per lo spinello, che «sembra aver perso la sua valenza simbolica, per un determinato settore culturale e ideologico». La marijuana diventa una delle sostanze che deve alienare assunta, aggiunge il responsabile del Sert, con concentrazioni sempre più forti. Così la cocaina non è più la droga dei ricchi per antonomasia, oggi peraltro che il mercato offre di tutto a prezzi ridotti. «La questione di fondo – osserva Fiore – è che si sta assistendo ad un allentamento dei modelli, delle regole e dei valori culturali per cui tutto è un po’ lecito. In una situazione di questo genere, non possono che aumentare i rischi anche negli stessi comportamenti di chi assume le sostanze».

Il Piccolo, 23 febbraio 2009

OPERAZIONE BLU  
I 6 arrestati restano in carcere in attesa delle decisioni del Gip
 
 
Sono in attesa della decisione del Gip Comez i 6 giovani arrestati martedì scorso nell’ambito dell’Operazione Blu. Nell’inchiesta sono finiti anche 3 monfalconesi per i quali però il Gip ha rigettato l’istanza di carcerazione. L’Operazione Blu ha portato in carcere i fratelli Mario e Claudio Puglisi, baristi, Juan Perani, in carcere a Gorizia, nonchè Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso, detenuti a Udine. Tutti sono accusati di cessione illecita di hashish e marijuana. Il Gip si è riservato la decisione sul mantenimento della custodia cautelare. Gli atti sono tornati al pm che deve ora esprimersi. Tutti, in sede di interrogatorio di garanzia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre residenti a Cervignano si sono dichiarati disponibili a chiarire ogni circostanza. I rispettivi legali, con Iacono anche Alealdo Ginaldi, che ha assunto la difesa dei fratelli Puglisi, e Lucia Galletta, difensore di Juan Perani, nel richiedere al Gip la rimessione in libertà dei propri assistiti o misure meno coercitive, hanno prospettato l’eventuale ricorso al Riesame. Intanto l’avvocato Luca Maria Ferrucci, difensore di Cristian Massimo e Stefano Micheluz, rileva che, «sia nell’ordinanza che negli atti a supporto non si rinviene nulla relativamente all’eventuale cessione di cocaina da parte dei suoi assistiti, in particolare nel Centro sociale di via Natisone».

Il Piccolo, 22 febbraio 2009 
 
POLEMICHE DOPO L’«OPERAZIONE BLU»  
Arresti, happening di protesta del Centro sociale  
Mobilitazione in piazza il 28 febbraio. Metz: due anni di indagini, solo un micro-sequestro di hashish
 
 
di LAURA BORSANI

Resta alta la rabbia e la mobilitazione al Centro sociale di via Natisone. Decisi a mettere in campo una iniziativa visibile in città. Dalle assemblee susseguitesi nei giorni scorsi all’Officina sociale è scaturito l’appuntamento fissato per sabato 28 febbraio: sarà un happening in piazza della Repubblica, con tanto di musica e dj. È stata definita una «festa gioiosa, per costruire un ragionamento sulle libertà e la socialità e per contrastare il clima di terrore», come ha spiegato Luciano Capaldo, a nome di quanti hanno partecipato agli incontri al Centro. Lo slogan della manifestazione è «Io non ho paura». Perchè, hanno ribadito i rappresentanti dell’Officina, «noi non abbiamo nulla da nascondere. Vogliamo dare avvio a una dinamica collettiva, di riappropriazione degli spazi pubblici». E intanto ci si sofferma sulla lettura degli atti di indagine, con l’ordinanza del Gip, Andrea Odoardo Comez, per la richiesta della misura cautelare nei confronti di 6 giovani. La ripercorre Alessando Metz. «Il quadro accusatorio – osserva – consiste su 3 elementi. Uno è indiziario, basato su sommarie informazioni testimoniali. In questo senso, va valutato in che modo la Polizia giudiziaria abbia ottenuto queste dichiarazioni a soggetti che, per età, condizione sociale, stato di dipendenza da sostanze o posizione giuridica, sono ”ricattabili”. Altro elemento – continua Metz – è rappresentato sempre da un quadro indiziario basato su intercettazioni audio e video che attestano il consumo di stupefacenti, tipo hashish e marijuana, da parte di alcune persone in maniera condivisa e socializzante. Il terzo elemento consiste nel fatto che l’unico dato di effettiva prova finora accertato è il sequestro di 0,23 e 0,83 grammi di stupefacente, tipo hashish e marijuana. Insomma, due anni di indagini – aggiunge Metz – espletate con gran dispendio di attrezzature, risorse umane ed economiche, che hanno portato al sequestro di irrisorie quantità di stupefacente leggero, non possono che lasciare basiti e preoccupati. Con ciò, ad esempio, quando la Procura di Gorizia, colpevolmente per molti anni non ha affrontato la responsabilità in ordine ai decessi per amianto in quanto non aveva risorse necessarie per affrontare una questione che addirittura il Capo dello Stato ha affermato come gravissima. Mi sembra evidente che siamo davanti ad una anomalia della realtà isontina rispetto al resto del Paese. E mi sembra evidente – ha concluso – che l’obiettivo dell’indagine sia quello di colpire una realtà politica e sociale tra le più attive del territorio, in particolare, le persone di maggiore rilievo e riconoscibilità pubblica per le proprie battaglie agite sempre in prima persona e alla luce del sole».
Su quanto sta accadendo, l’amministrazione comunale, per parte sua, mantiene l’opportuna prudenza. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, riservandosi di approfondire la reale portata della vicenda, osserva: «Non è possibile, al momento, trarre conclusioni, in mancanza di informazioni ufficiali e definite. Posso solo pensare a due ipotesi di valutazione: se si tratta di circostanze di illegalità ascrivibili a singole persone, spetta alla giustizia procedere nelle attribuzioni delle eventuali responsabilità. Se, diversamente, il fenomeno dovesse assumere un carattere di sovrapposizione tale da investire la stessa struttura del Centro sociale, allora, dovremo intervenire». Il coordinatore di Fi, Giuseppe Nicoli, non entra nel merito dell’indagine precisando come è necessario attendere l’esito del procedimento per comprendere l’effettiva situazione. Chiama invece in causa il ruolo del Comune, ai fini della garanzia di quanto accade nelle proprie strutture. «Ci chiediamo – dice Nicoli – se l’amministrazione comunale, anche alla luce della lunga attività inquirente, fosse stata mai a conoscenza di eventuali circostanze di ”devianza”». Pone inoltre la questione di una reale politica a favore dei giovani in termini di spazi adeguati e di attività educative e formative. 
 
«Mai trovata cocaina nella sede di via Natisone» 
 
Mauro Bussani, presidente di Nuova Entrata Libera, e Luciano Capaldo, operatore del servizio Bassa soglia, attivo nello stesso stabile di via Natisone, affermano come, nell’ordinanza di custodia cautelare del Gip, riportata nel servizio e nel titolo apparsi ieri sul Picccolo, «non sia mai stato contestato a loro, e a Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso, di aver fatto uso o di aver ceduto cocaina nè ad adulti nè a minorenni». E affermano che «negli atti giudiziari del Gip risulta che non sia mai stata denunciata presenza di cocaina e che nessuna perquisizione nel Centro l’abbia accertata». Il riferimento alla cocaina, in effetti, nel servizio, è relativo ai fratelli Puglisi, due degli indagati nell’ambito della stessa inchiesta che ha coinvolto anche il centro sociale. E nell’ordinanza, si parla di consumo, anche di cocaina, all’interno del magazzino del bar di via Fratelli Rosselli.

Messaggero Veneto, 22 febbraio 2009 
  
Monfalcone. Sabato la manifestazione di protesta contro l’arresto di sei giovani  
In piazza i ragazzi di Officina sociale e Centro bassa soglia
 
 
MONFALCONE. Saranno in piazza sabato con una manifestazione gioiosa e festosa i ragazzi di Officina sociale e del Centro bassa soglia. Una manifestazione di protesta, ma fatta di musica e allegria, per dire a voce alta “Io non ho paura” e per costruire un ragionamento sulle libertà e sulla socialità, per contrastare il clima di terrore e la desertificazione che si vorrebbe imporre in città.
L’iniziativa è stata decisa venerdì pomeriggio nel corso dell’assemblea pubblica organizzata nella sede di via Natisone 1, originariamente organizzata per discutere di temi della sanità e del sociale, ma che inevitabilmente è servita per parlare di quanto successo al centro, degli arresti di Cristian Massimo, Stefano Micheluz, Francesco Francioso, Yuan Perani e i fratelli Mario e Claudio Puglisi e di riaffermare, come già fatto giovedì, la voglia di reagire.
«Siamo arrabbiati e ogni giorno in più di carcere dei nostri amici è un crimine contro ognuno di noi. Dobbiamo reagire, dobbiamo scendere in piazza, manifestando, con la musica, con quanto serve, perché se loro attaccano la socialità – ha detto nel corso dell’incontro Alessandro Metz – noi produciamo socialità».
Lo slogan dell’happening sarà infatti “Io non ho paura”. «Perché, innanzi tutto non abbiamo niente da nascondere – spiega Luciano Capaldo a nome di tutti i i giovani (e meno giovani) che hanno partecipato all’assemblea – e poi perché vogliano avviare una dinamica di riappropriazione degli spazi pubblici».
Partendo da quanto successo a Monfalcone, frutto di due anni di indagini da parte di polizia e carabinieri, interviene a livello più generale sul tema sicurezza il consigliere provinciale del Pdci, Alessandro Perrone, che si chiede a che cosa dovrebbero servire i volontari della sicurezza «che s’intendono organizzare sul piano nazionale e regionale, in una città come Monfalcone che ha già oltre 200 tra agenti di pubblica sicurezza, finanzieri e carabinieri a presidiare il territorio, ai quali entro poco saranno accostati quasi 30 vigili comunali armati».
Perrone non crede che una società moderna in nome della sicurezza possa appaltare a privati cittadini il rispetto della legalità e sottolinea che il problema che una tale politica porterà con sé non è solo quello dei costi economici (ingentissimi), ma anche quello dei costi sociali in ordine al diritto di libertà.
«A Monfalcone non è la sicurezza dell’ordine pubblico a mancare, ma quella sociale, ovvero la mancanza di lavoro, di case popolari disponibili, di spazi di socializzazione. Queste sono le vere emergenze in città – dice –. La deriva autoritaria di destra che oggi attraversa la città è preoccupante, soprattutto di fronte a una crisi grave che sta colpendo l’apparato industriale; in questo senso, c’è il serio pericolo che entro poco tempo si sviluppino su territorio tensioni e conflittualità difficilmente governabili».
Richiama, quindi, il centro-sinistra a uno scatto d’orgoglio, affinché recuperi un’idea di comunità aperta, che guardi all’Europa e al Mediterraneo come aree del proprio sviluppo e vada in controtendenza sul piano della politica sociale, sostenga con maggiore convinzione l’ottimo lavoro fin qui svolto dall’assessorato alle politiche sociali, «investa di più, in progetti che mirino alla coesione e soprattutto – conclude – chiuda definitivamente con la rincorsa delle destre sul terreno a loro più congeniale: l’autoritarismo e la militarizzazione della società».

Messaggero Veneto, 21 febbraio 2009 
 
Micro-telecamere contro lo spaccio  
Sono state utilizzate da infiltrati nell’operazione che ha portato ai sei arresti 
L’INCHIESTA ANTI-DROGA  
Monfalcone: emersi ulteriori particolari relativi alle indagini condotte dalle forze dell’ordine Sale la protesta al centro di via Natisone: «Presto manifesteremo in piazza». E Ag replica
 
 
MONFALCONE. In attesa di conoscere quello che sarà il pronunciamento del Gip, Andrea Odoardo Gomez, rispetto alla custodia cautelare in carcere delle sei persone arrestate nell’ambito dell’Operazione blu, Cristian Massimo, Stefano Micheluz, Francesco Francioso, Yuan Perani e i fratelli Mario e Claudio Puglisi, operazione mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti (in particolare hascisc e marijuana), emergono alcuni particolari rispetto alle indagini durate due anni e concluse nel settembre 2008. 
Indagini che, oltre ai sei arresti, hanno portato ad indagare a piede libero una dozzina di ragazzi del mandamento monfalconese e che si sono svolte ad ampio raggio, controllando non solo locali pubblici del centro, ma, appunto, anche il Centro Bassa Soglia di via Natisone e le abitazioni di alcuni giovani che frequentano il centro. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da Alessandro Metz nel corso dell’incontro organizzato al Centro, nell’indagine sono state utilizzate cimici e micro-telecamere che hanno registrato e filmato momenti di vita del centro e dei ragazzi, non solo installate nei luoghi tenuti sotto controllo, ma che potrebbero anche essere state “indossate” da alcuni infiltrati. Molte poi le informazioni testimoniali, ovvero indicazioni fornite da persone che frequentavano non solo il centro, ma anche il bar interessato dall’indagine.
Intanto ieri, in via Natisone, si è svolta l’assemblea pubblica originariamente organizzata per discutere di temi della sanità e del sociale e per parlare della trasformazione del ruolo degli operatori sociali rispetto alla nuova normativa, ma che inevitabilmente è servita per parlare di quanto successo al centro e di riaffermare, come già fatto giovedì, la voglia di reagire. «Siamo arrabbiati e ogni giorno in più di carcere dei nostri amici è un crimine contro ognuno di noi. Dobbiamo reagire: non ci hanno divisi, né isolati e dobbiamo dire forte che non abbiamo paura. Dobbiamo scendere in piazza, manifestando, con la musica, con quanto serve, perché se loro attaccano la socialità – ha detto Alessandro Metz – noi produciamo socialità».
L’impegno, dunque, sollecitato da più partecipanti all’assemblea(tra cui anche il più noto dei Disobbedienti, Luca Casarini), è quello di organizzare un’iniziativa ben visibile a tutta la città e al mandamento, magari nel giorno di Carnevale, «per contrastare il terrore, per dire che non abbiamo paura di stare insieme e per chiedere a gran voce – ha detto Luciano Capaldo – se sono queste le emergenze sociali del territorio e perché, invece, non si fanno due anni di indagine sull’amianto che uccide o sulle infiltrazioni camorristiche nelle dinamiche del lavoro. Non mi interessa fare un ragionamento ideologico contro le divise delle forze dell’ordine, ma evidenziare che si vuole far passare questa operazione come lotta al narcotraffico ed invece è solo fumo negli occhi».
Gianni Cavallini, medico dell’Ass isontina, ricordando le accuse formulate nei confronti di Massimo, Micheluz e Francioso, ha puntato l’attenzione sul fatto che richiede anche a chi non è un pubblico ufficiale, «ma un operatore sociale con ruolo non istituzionale di esercitare una mera applicazione delle legge con controllo, sanzionamento e denuncia di chi si fuma una canna. L’operatore sociale di un centro dovrebbe valutare i danni, ci chiedono invece di essere poliziotti».
Posizioni diverse, intanto, emergono rispetto agli arresti. Francesca Tubetti, presidente di Ag Gorizia, esprime preoccupazione rispetto al supposto buonismo generico nei confronti «di poveri ragazzi “tormentanti” dalle forze dell’ordine, colpevoli solo di essere, citando alcune loro dichiarazioni, attivisti politici, conosciuti da tutti come persone che hanno rivendicato il diritto alla casa e libertà di movimento per i migranti, si sono battuti contro l’abominio dei Cpt e hanno preso parte alle rivendicazioni sindacali messe in atto negli ultimi anni nei nostri territori. Siamo stanchi di sentire queste ipocrisie: sono gli stessi che nei mesi passati erano orgogliosi di manifestare con uno spinello gigante di cartapesta sotto la Federazione provinciale di Azione giovani e sotto la sede monfalconese di An, condannando la legge antidroga Fini-Giovanardi».
Spiega ancora che queste sono le stesse persone che occuparono lo stabile di ponte del Torrione a Gorizia, ricevendo anche soldi pubblici dalle amministrazioni di centro sinistra. «La lista delle associazioni meritorie e che il volontariato lo fanno veramente, che cercano sede nel Monfalconese, è ben lunga. Associazioni che fanno realmente qualche cosa per i cittadini, anche per le persone alle prese con il problema droga».
 

Il Piccolo, 21 febbraio 2009 
  
OPERAZIONE BLU: GLI ATTI RELATIVI ALLE INDAGINI  
Nel Centro sociale girava anche cocaina  (?)
Accertata l’iniziazione al «fumo» di ragazzini. Tra i coinvolti il leader dei Verdi Mauro Bussani
 
 
Passaggi di spinelli, hashish e marijuana. Ma anche «iniziazione» di minorenni alla droga. E consumo di droghe pesanti, come la cocaina. La droga girava al Centro sociale di via Natisone durante le feste, solitamente di sabato. Cessioni gratuite, ma anche a pagamento. Spinelli preparati «all’impronta», a fronte di un consumo generalizzato che, secondo gli inquirenti, coinvolgeva soprattutto i responsabili del Centro sociale nello stabile concesso dal Comune. E le cessioni non risparmiavano i minorenni. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Andrea Odoardo Comez, come risulta dall’atto depositato in cancelleria a Gorizia, il 5 febbraio scorso, il ruolo di almeno 4 dei 6 giovani arrestati nei passaggi di droga non era affatto marginale: «Risulta dalle indagini – scrive il giudice – come Claudio Puglisi, Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz non abbiano alcuno scrupolo a cedere sostanze stupefacenti anche a soggetti di minore età, in alcuni casi arrivando addirittura a operare una vera e propria iniziazione». E alcuni degli indagati risulterebbero consumatori pure di altre sostanze, di tipo pesante come la cocaina.
Negli atti presentati dal pubblico ministero, chiamando in causa i fratelli Puglisi, si fa poi riferimento a cessioni di droga in tempi diversi e a diversi avventori del proprio locale, «adibendo il magazzino a luogo di incontro di persone che consumavano hashish, marijuana e cocaina», nel periodo tra il novembre del 2006 e il novembre del 2007.
Sono, questi, alcuni frammenti dell’indagine battezzata «Operazione Blu», condotta in un ampio arco di tempo, in particolare tra il 2007 e il 2008, per la quale sono finiti in carcere 6 giovani, Claudio e Mario Puglisi, Juan Perani, Massimo Cristian, Francesco Francioso e Stefano Micheluz. Per tre altri monfalconesi, tra cui il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani detto Mamo, Luciano Capaldo e Alessandro Giorgi, il Gip ha rigettato la richiesta di custodia cautelare del Pm, Marco Panzeri, titolare dell’inchiesta. Nell’indagine sono coinvolti, a piede libero, anche altri giovani gravitanti nel centro sociale.
L’indagine mette in fila scansioni diverse che sarebbero state rilevate all’Officina sociale di via Natisone. Episodi e circostanze ripetuti, confermati da frequentatori abituali ascoltati in qualità di testimoni. Mettendo in campo anche le intercettazioni ambientali. Microspie sono state nascoste, ad esempio, nell’abitazione di Cristian Massimo e Francesco Francioso. Il magistrato stesso rileva che «erano soliti destinare l’immobile per il consumo di stupefacenti».
Qui le riprese hanno colto momenti di preparazione di spinelli e di consumo di gruppo. Cessioni vengono intercettate, oltrechè supportate da testimonianze, anche all’Officina sociale. Le maggiori cessioni – secondo il Gip – venivano realizzate da Cristian Massimo e Francesco Francioso, in occasione delle feste del Centro Blu. Venivano preparati gli spinelli e offerti agli amici. Consegne spesso immediate, recuperando, se necessario, la sostanza nascosta all’interno della stessa struttura. Si parla di una disponibilità di quantitativi «non irrisori», facendo riferimento a chi avrebbe visto un «pezzo di hashish dal quale veniva tagliata la porzione da consegnare». Una disponibilità, si evince sempre dall’ordinanza, riscontrata anche nei confronti di Francesco Francioso e di Stefano Micheluz, soprannominato Cicciuzzo, ha riferito una testimone. Stefano – risulta dagli atti – sarebbe stato solito confezionare spinelli all’interno del Centro Blu, che successivamente consumava in compagnia degli amici più fidati. Circostanze confermate non solo da intercettazioni ambientali disposte dalla Polizia giudiziaria, ma anche da riprese video effettuate da uno dei frequentatori del Centro prestatosi a documentare quanto accadeva durante le feste. Un’attività, questa, interrotta a seguito della cacciata del frequentatore in questione dalla struttura. E durante alcune perquisizioni sarebbero stati trovati mozziconi, strumenti, oggetti che confermerebbero, secondo il magistrato, «un ampio uso di stupefacenti». 

I no-global preparano una protesta musicale 
 
C’era anche il più noto dei «disobbedienti», Luca Casarini, ieri all’assemblea pubblica tenutasi al Centro sociale. L’incontro organizzato per discutere di sanità e del sociale e della trasformazione del ruolo degli operatori sociali rispetto alla nuova normativa, è diventato anche occasione per riparlare di quanto accaduto e ribadire la voglia di reagire.
«Dobbiamo scendere in piazza – ha detto Alessandro Metz – con la musica e quanto serve, perchè se loro attaccano la socialità, noi produciamo socialità». L’impegno è quello di organizzare un’iniziativa visibile a tutta la città, magari il giorno di Carnevale.
Carta, 20 febbraio 2009

Il teorema di Monfalcone
di Antonella Tancredi

Quest’oggi a Officina Sociale la conferenza stampa sugli arresti avvenuti il 17 febbraio a Monfalcone. Tre attivisti di Officina ed altre tre persone sono agli arresti, tutti accusati formalmente di cessione a titolo gratuito o oneroso di marijuana o hashish. In realtà il provvedimento vuole colpire i luoghi di aggregazione e chi in questi anni ha cercato di mantenere viva la città di Monfalcone ed il suo territorio.

A meno di un mese dalla conferenza governativa sulle droghe che si terrà a Trieste il 13 e 14 marzo, il Friuli Venezia Giulia è stato scosso da una serie di arresti e perquisizioni. Martedì scorso alle 5 di mattina di agenti della polizia e dei carabinieri hanno fatto irruzione nello spazio sociale Officina sociale, mettendolo a soqquadro prima di arrestare tre attivisti di Officina Sociale ed altre tre persone che gestivano un noto bar della città.
I tre attivisti politici, che da sempre alla luce del sole si impegnano per il diritto alla casa e libertà di movimento per i migranti, contro il centro di detenzione di Gradisca d’Isonzo. Cristian, Francesco e Stefano, in particolare, come si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono accusati di «adibire» l’Officina per la diffusione di «hashish e marijuana» e per questo sono ora rinchiusi nel carcere di Udine.
A parte pochi grammi [una bustina di 0,83 e una di 0,23], la polizia non ha trovato alcun tipo di sostanza né nello spazio autogestito né nelle abitazioni dei sei ragazzi. Le perquisizioni sono state motivate con la scusa di cercare sostanze stupefacenti all’interno di una non ben specificata «indagine in corso» nel monfalconese da più di un anno.

Nel maggio del 2008 Officina Sociale aveva subito una perquisizione del Bassa Soglia, centro di riduzione del danno e informazione sulle sostanze che si trova all’interno dei suoi spazi. Perquisizione che non aveva portato al sequestro di niente, ma aveva fatto iscrivere diversi militanti nel registro degli indagati. Più di un anno di indagini, pedinamenti, intercettazioni, per sequestrare pochi grammi di hashish?
L’accusa che viene mossa è innanzitutto quella di essere consumatori di hashish e marijuana in pubblico, e di fare quello che in gergo si chiama far «girare» le canne anche ad altri [ovvero passarle]. Nel linguaggio dell’ordinanza di arresto questo gesto quotidiano diventa «cessione» e soprattutto «induzione al consumo». Allo stesso modo, un gruppo di otto amici diventa un’«associazione organizzata». Inoltre gli spinelli circolano all’interno di un luogo che è sede di varie associazioni, tra cui un drop-in, i cui presidenti sono da considerarsi «colpevoli» di non aver impedito la circolazione di droga, di averla tollerata. C’è poi la motivazione del «fine di lucro», tutto da dimostrare necessariamente per giustificare un processo e per arrestarli. Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che il fine di lucro della diffusione di hashish e marijuana: «si evince dal fatto che i soggetti, non avendo un lavoro e consumando hashish e marijuana, devono per forza spacciare per pagarsela».

È evidente, fanno notare gli attivisti dello spazio, che c’è un attacco ai luoghi di aggregazione e agli attivisti, da qui l’accusa non nuova, che aveva colpito già nel 2007 un altro spazio sociale il Livello 57, di «adibire» uno spazio sociale alla diffusione e l’uso di droghe. Questo teorema non si regge sull’effettivo ritrovamento di sostanze stupefacenti all’interno del Centro, ma su verbali di perquisizioni, ai quali sono seguite presunte dichiarazioni che hanno avallato il teorema della questura. Sono dichiarazioni di «giovanissimi, beccati con una canna, o terrorizzati con minacce di coinvolgere le famiglie», afferma Luca Casarini, dei centri sociali del nord est.

Inoltre c’è il cosiddetto «caso Lorito». Il vicequestore di Gorizia Carlo Lorito, è finito sotto processo, in un’inchiesta che vede coinvolti anche diversi carabinieri e poliziotti, per consumo e traffico di cocaina. «Risulta non fazioso pensare che, di fronte a tale situazione di tensione tra poteri che devono sempre, alla fine, difendersi l’un l’altro, bisognasse creare un altro ‘caso’, facendo rientrare la polizia dalla parte dei buoni» afferma ancora Luca Casarini su www.globalproject.net.
Oggi alle 17 presso Officina Sociale di Monfalcone si è svolta un’assemblea cittadina aperta a tutti per costruire le prossime iniziative.

Il Piccolo, 20 febbraio 2009 
 
DROGA. ACCUSATI DI SPACCIO  
Hashish, i sei arrestati restano in carcere  
Forti critiche da parte dei difensori sui metodi d’indagine usati da magistratura e forze dell’ordine
 
 
Restano in carcere i sei giovani arrestati martedì scorso nell’ambito di un’indagine partita oltre un anno fa e che ha coinvolto anche una dozzina di ragazzi del Monfalconese. Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, sono finiti altresì tre monfalconesi per i quali il Giudice per le indagini preliminari, Andrea Odoardo Comez, ha rigettato l’istanza di carcerazione.
L’«Operazione Blu» è stata condotta dagli agenti del locale Commissariato, assieme ai Carabinieri della Compagnia cittadina e alla Squadra Mobile di Gorizia.
I fratelli Mario e Claudio Puglisi, Juan Perani, in carcere a Gorizia, nonchè Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso, residenti a Cervignano e detenuti a Udine, sono accusati di cessione illecita di stupefacenti, riconducibili ad hashish e marijuana. Tutti, in sede di interrogatorio di garanzia, davanti al Gip Comez, in Procura a Gorizia, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. I tre residenti di Cervignano, come ha sottolineato ieri il legale difensore, l’avvocato Giovanni Iacono, a margine di una conferenza stampa tenutasi al Centro sociale di via Natisone, si sono dichiarati disponibili ad essere ascoltati dal Pm, in qualsivoglia momento, per rispondere e chiarire ogni circostanza. Il Gip s’è riservato la decisione in ordine al mantenimento della custodia cautelare. Gli atti sono pertanto tornati al Pm, che, a sua volta, esprimerà il suo parere, per poi giungere al pronunciamento del Gip.
I rispettivi legali, con Iacono anche l’avvocato Alealdo Ginaldi, che ha assunto la difesa dei fratelli Puglisi, e Lucia Galletta, difensore di Juan Perani, nel richiedere al Gip la rimessione in libertà per i propri assistiti e, in subordine, misure meno coercitive, hanno altresì confermato l’eventuale ricorso al Tribunale del Riesame.
I difensori hanno evidenziato chiara perplessità in ordine alla metodologia e ai tempi di indagine. Ginaldi ha definito l’ordine di carcerazione «del tutto ingiustificato, poichè riferito a fatti accertati tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008. Senza fatti nuovi intervenuti nel frattempo – ha sottolineato il legale -, la misura cautelare è illegittima, non sussistendone i presupposti. Attendiamo ora l’ordinanza del Gip. Qualora saranno respinte le nostre richieste, faremo ricorso al Riesame». Anche l’avvocato Galletta ha fatto presente, davanti al Gip, come gli episodi contestati, «frutto di dichiarazioni di terzi, risalgono al 2007 e perfino al 2006. Nel frattempo, la vita del mio assistito si è completamente evoluta. Ha cambiato amicizie e città, ora residente a Gorizia, ha un lavoro e una compagna. Non si può intervenire in questi termini, senza prendere in considerazione il tempo trascorso e le mutate circostanze».
Toni forti anche dall’avvocato Iacono, ieri intervenuto alla conferenza stampa al Centro sociale. «Assieme al collega Luca Ferrucci di Trieste – ha spiegato – stiamo procedendo con i primi adempimenti. L’obiettivo è quello di dimostrare l’infondatezza delle contestazioni, non solo per chi ora è in carcere, ma anche per i giovani per i quali era stata richiesta e respinta la misura cautelare e che non sono usciti dall’inchiesta».
Iacono ha sottolineato l’incertezza intorno alla conclusione delle indagini, evidenziando altresì la «tempistica» di un’indagine iniziata quasi due anni fa, passata attraverso il blitz al Centro sociale, il 19 maggio 2008, e conclusasi l’estate scorsa. Con la richiesta della custodia cautelare firmata dal Pm Panzeri il primo settembre e l’accoglimento, per 6 persone su 9, da parte dei Gip Comez il 4 febbraio scorso. Martedì, al Centro sociale, sono stati rinvenuti assieme a 30 mozziconi di sigarette, quantità di droghe leggere «irrilevanti». «Il tutto – ha rimarcato – senza che siano intervenuti in questo lasso di tempo fatti rilevanti accertati e senza pericolo di sorta. È una responsabilità grave altresì l’aver coinvolto una struttura come il Centro giovani, gestita da associazioni, gettando un’immagine fuorviante, senza conoscerne l’attività culturale, politica e sociale condotta con positivi riscontri». Il legale ha posto l’accento sul metodo investigativo assunto, a fronte di «quasi 2 anni di indagini ed episodi non sanzionati nell’immediatezza. Al di là della sproporzione di mezzi, c’è un problema di credibilità sugli accertamenti e di mancata valutazione preventiva dei testi. Sembra una sorta di anticipazione del processo che preoccupa e induce a riflettere sui rapporti di competenza tra polizia giudiziaria e magistratura. Profilo questo che può riguardare qualsiasi cittadino indagato, anche alla luce delle proposte di legge in discussione in Parlamento sull’ampliamento dei poteri investigativi autonomi». 
 
DROGA. METZ: «SONO STATE UTILIZZATE AL CENTRO SOCIALE»  
Spiati da «cimici» e micro-telecamere 
I giovani dei «movimenti» annunciano battaglia Solidarietà agli arrestati
 
 
Il Centro sociale di via Natisone alza la testa e dichiara battaglia aperta, all’indomani del blitz che ha «colpito non solo una struttura ed un pubblico esercizio capace in questi anni di mantenere un’anima sociale e aggregativa, ma anche l’intero tessuto sociale che investe sui giovani». Non sono mancati, ieri alla conferenza stampa, forti accenti al modo di condurre le indagini e di «fare giustizia» e le espressioni di solidarietà nei confronti dei ragazzi arrestati. Per loro è stata preparata una maglietta sulla quale campeggia la frase «Io non sono solo», firmata da tutti i presenti.
Un’assemblea carica e affollata, che sarà riaggiornata oggi alle 17, per continuare il confronto e decidere le azioni di mobilitazione. La testimonianza di solidarietà si è tradotta in una sala gremita, tra giovani, referenti di associazioni diverse, esperti, tra cui anche il dirigente dell’Ass, dottor Cavallini, rappresentanti di gruppi anarchici e universitari di Trieste. Tutti a denunciare il «sistema giustizia» e «i metodi sproporzionati» delle forze dell’ordine. «Qualcuno – ha esordito Alessandro Metz – vorrebbe che questa fosse una situazione isolata nel tessuto sociale. Invece sembra l’opposto e ha dato una scossa a Monfalcone e al suo territorio rimettendo in moto la voglia di confrontarsi sul perchè in città si sta vivendo uno stato di vero e proprio terrore. I giovani vivono in uno stato di controllo perpetuo e sistematico. Si ha paura di associarsi, di incontrarsi nei luoghi pubblici». Metz lo ha sottolineato: «Stiamo parlando di droghe leggere e diffuse, sulle quali s’è consumata una storica battaglia. In questo contesto s’inserisce la lunga indagine, con oltre un anno di controlli, microspie, video. Il ”grande orecchio” è tra noi, lo sappiamo. Tutto perchè si fuma una canna». E ancora: «C’è un dispositivo, messo in atto dalle forze dell’ordine e dalla Procura di Gorizia, spropositato, a fronte invece di una colpevole e reiterata assenza su fatti ben più gravi, come la questione-amianto, tanto da dover far intervenire il Presidente della Repubblica». Metz ha parlato di «attacco ai giovani. Penso che tutto ciò debba far riflettere anche dal punto di vista dell’accoglienza e della capacità di risposta al disagio, oggi molto evidente anche in strutture come il Centro sociale, dove scaturisce il ragionamento che produce da tempo confronti e dibattiti». Ha contestato l’«uso politico e strumentale della legislatura sulle tossicodipendenze, volto ad un controllo sociale, con dispositivi che azzerano la possibilità di aggregazione e producono una progressiva desertificazione».
Solidarietà è giunta anche da personaggi come don Andrea Gallo, fondatore e animatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova e che sarà a Monfalcone il 3 marzo. Il dottor Cavallini, nell’associarsi alle testimonianze, ha portato il messaggio di don Andrea Bellavite, della Comunità Arcobaleno e consigliere comunale di Gorizia: «Non ho mai avuto modo di riscontrare – ha letto – le accuse sollevate. Il Centro è un punto di riferimento per i giovani aiutati ad uscire dall’isolamento». Un coro unanime e variegato di rabbia e condivisione, scanditi, tra gli altri, da Arturo Bertoli, redattore della nuova rivista «Mt», da Pierluigi Monaco, rappresentante della «Tenda per la pace e i diritti». E da Luciano Capaldo, operatore del Centro Bassa soglia: «Qui non c’è alcuna attività di spaccio – ha sottolineato -. Chiediamo a chi esegue le indagini di farlo seriamente».
 

Messaggero Veneto, 20 febbraio 2009 
 
Monfalcone. L’avvocato che difende tre degli arrestati, ancora in carcere, contesta il modo e i tempi dell’indagine  
Operazione anti-droga, sospetti su un’altra dozzina di persone
 
 
MONFALCONE. Restano in carcere Cristian Massimo, Stefano Micheluz, Francesco Francioso, Yuan Perani e i fratelli Mario e Claudio Puglisi, arrestati martedì mattina nell’ambito di un’operazione denominata “Operazione blu”, coordinata dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostate stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana.
Le accuse che hanno portato alle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del tribunale di Gorizia sono di cessione illecita di quantitativi imprecisati e consumo di stupefacente. Ieri si sono svolti gli interrogatori di garanzia, durante cui tutti e sei gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in attesa di proseguire negli studio degli atti relativi. «Posto che i miei assistiti, Massimo, Micheluz e Francioso – spiega Giovanni Iacono, che assieme a Luca Ferrucci di Trieste ne ha assunto la difesa – si sono detti disponibili a rispondere in qualsiasi momento alle domande del Pm». Ha inoltre confermato la presentazione di istanza al Tribunale del riesame.
Oltre ai sei arresti, effettuati dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la squadra mobile di Gorizia e del nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Gorizia, ci sarebbe anche una dozzina di persone indagate per i medesimi reati.
Per alcune il Gip ha rifiutato la misura della custodia cautelare. «Stiamo procedendo con i primi adempimenti per dimostrare l’infondatezza di quanto viene contestato e non soltanto a favore di chi è in carcere, ma anche per chi, coinvolto nell’inchiesta, non è ancora uscito. Il rischio è che l’attività prosegua fino a che si pensa di aver raggiunto un altro risultato appariscente», afferma Iacono, che si pone domande ben precise rispetto al modo e ai tempi in cui è stata condotta l’indagine, alla mancanza di verifiche precise rispetto al luogo (il Centro a bassa soglia) in cui si indica si siano svolte le cessioni di stupefacente e rispetto alle informazioni testimoniali su cui si basa quasi la totalità degli accertamenti. Senza dire, poi, che le quantità di stupefacente sequestrate, assieme ai 30 mozziconi di sigarette sequestrati al centro martedì mattina, restano sotto il grammo.
«Se ci fosse stato o ci fosse il pericolo di indebito uso di una struttura comunale, non si capisce perché in settembre siano state chiuse le indagini e siano state chieste le custodie cautelari, che poi però sono state eseguite soltanto in febbraio. C’è da considerare, inoltre, che da ottobre a oggi non sono stati riscontrati fatti specifici. È probabile che il Gip, a cui è stata chiesta la decisione della misura cautelare, abbia avuto oggettive difficoltà a capire come mai l’indagine sia proseguita per due anni e gli episodi citati a supporto non si siano stati sanzionati nell’immediatezza».
Non manca poi di sottolineare, al di là della sproporzione di mezzi e forze di polizia usati, come l’intera vicenda sollevi la questione più generale delle garanzie e della liceità delle indagini stesse, di come queste vengono condotte. «Per il caso in questione è singolare che il nucleo dell’indagine venga riassunto nelle specifiche accuse, ovvero che i presidenti dell’associazione che gestisce il Centro a bassa soglia abbiano messo a disposizione il locale per svolgere attività di consumo di stupefacente. L’affermazione è forte – prosegue – e occorre capire chi abbia fatto gli accertamenti. Si è rappresentato il centro in un unico modo e invece si doveva cercare di capire cosa qui si fa davvero. Se non lo si fa è grave».
Verifiche e approfondimenti che si sarebbero dovuti svolgere anche per le informazioni testimoniali, valutando la credibilità dei testimoni. «Si fa passare l’immagine che al centro di fosse un comitato di festa permanente, senza controlli da parte del Comune che ha dato in gestione la struttura. Servono invece verifiche e risposte precise. Paradossalmente questa vicenda fa scoppiare la questione di come vengono condotte le indagini, della competenza degli investigatori – ribatte Iacono –, questione che riguarda tutti perché tutti possono essere indicati da informazioni testimoniali. È importante dimensionare bene la vicenda, che s’inserisce in un clima di abbassamento delle garanzie».
Riferisce che Micheluz, Massimo e Francioso si trovano in uno stato psicologico di forte rabbia, visto che «non sono persone che hanno passato gli ultimi due anni a divertirsi, ma sono persone che si sono esposte politicamente nelle tutela dei migranti e nel lavoro del centro. Lo sviluppo giudiziario lascerà conseguenze perché è impossibile – conclude – digerire questa vicenda e poi proseguire come prima». (c.v.) 
 
LE REAZIONI  
«Non è il modo per combattere il narcotraffico»
 
 
MONFALCONE. L’Operazione blu coordinata dalla Procura della repubblica presso il tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana, che ha condotto martedì all’arresto di sei persone, tra cui tre rappresentanti del Centro bassa soglia e di Officina sociale di via Natisone a Monfalcone, è stata azione sproporzionata, in cui si è fatto un uso strumentale della legislazione sulla tossicodipendenza quale strumento di controllo sociale e che ha messo in moto dispositivi di azzeramento delle reti sociali, degli spazi aggregativi e di incontro.
Un’azione che punta a far tornare il deserto a Monfalcone, che criminalizza i contesti sociali cosiddetti devianti, che punisce chi ha il coraggio di sostenere un’idea diversa. È questo in sostanza il messaggio emerso ieri dalla conferenza stampa convocata al Centro bassa soglia di Monfalcone, dopo il blitz delle forze dell’ordine, incontro a cui hanno partecipato numerosi giovani di varie realtà associative per testimoniare la solidarietà con chi al centro lavora e con Cristian Massimo, Stefano Micheluz e Francesco Francioso che da martedì mattina si trovano in carcere.
«Qualcuno avrebbe voluto che la vicenda fosse stata marginalizzata nel tessuto sociale, invece – ha detto Alessandro Metz rappresentanti dei Verdi regionali – ha dato una scossa forte a Monfalcone, mettendo in moto la voglia delle persone di rivedersi anche in un momento come questo di perquisizioni e intimidazioni, che creano paura di socializzare e vivere momenti pubblici». Ha evidenziato come sia stato spropositato il dispositivo delle forze dell’ordine messo in campo «per colpire qualcuno che si è fumato una canna», mentre la Procura di Gorizia ha avuto colpevoli ritardi nella vicenda dell’amianto o alla Questura di Gorizia deve ancora essere fatta chiarezza sulla vicenda Lorito.
All’incontro hanno portato la loro solidarietà Gianni Cavallini, medico dell’azienda sanitaria che lavora con il Centro bassa soglia, Pierluigi Monaco della Tenda per la pace e i diritti, Arturo Bertoli redattore di Mt, Andrea Bellavite della Comunità Arcolabeno, Tiziano Pizzamiglio operatore culturale. «La lotta al narcotraffico è altro, questo è fumo negli occhi. Contestiamo il fatto che qui ci possa essere stata attività di spaccio e chiediamo – ha detto Luciano Capaldo, operatore del Centro – che chi deve fare il suo lavoro lo faccia veramente».
Oggi, intanto, alle 17 nel centro di via Natisone si svolgerà un’assemblea pubblica in preparazione della Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze che si svolgerà a Trieste. 

Il Manifesto, 19 febbraio 2009

Blitz anti-erba nel centro sociale
La polizia nell’Officina occupata. Sei giovani arrestati per marijuana

di Giacomo Russo Spena

Alle cinque del mattino di martedì scatta l’operazione delle forze dell’ordine. Prima la perquisizione all’Officina, il centro sociale di Monfalcone poi il blitz nelle abitazioni di sei attivisti. Tutti arrestati per consumo e cessione di sostanza stupefacenti.
La situazione peggiore è per Cristian Massimo, Francesco Francioso e Stefano Micheluz, i quali, si legge negli atti depositati nella procura di Gorizia, sono rei di “adibire” l’Officina per la diffusione di “hashish e marijuana”. Ma a parte pochi grammi (una bustina di 0,83 e una di 0,23), la polizia non trova alcun tipo di sostanza nè nello spazio autogestito nè nelle loro abitazioni. Tanto che viene paradossalmente definito “spaccio” il passaggio di uno spinello acceso.
Eppure la procura di Gorizia è da tempo che cerca di “incastrare” gli attivisti di Monfalcone. Una prima perquisizione dello stabile occupato avviene a maggio dello scorso anno (quando vengono sequestrati ben trenta mozziconi di sigaretta), poi si susseguono, si scopre sempre dagli atti depositati, intercettazioni telefoniche e un lungo lavoro di cimici e telecamere messe all’interno dell’Officina.
Gli imputati, difesi dagli avvocati Giovanni Iacono e Luca Maria Ferrucci, sono ora rinchiusi nel carcere di Udine: attendono per oggi gli interrogatori di garanzia. “Sono arresti politici” afferma Alessandro Metz, ex-consigliere regionale dei Verdi, che definisce quello della procura di Gorizia un teorema inquietante>>: “Utilizzano l’infausta legge sulle droghe per criminalizzare un movimento, per fermare chiunque esprima pratiche critiche e ribelli sul territorio”. Come in questo caso. I fermati infatti sono promotori di varie lotte sociali a Monfalcone e più in generale nel Nord-Est del Paese: in questi anni hanno rivendicato il diritto alla casa, si sono battuti per la chiusura del vicino Cpt di Gradisca e hanno preso parte a molte rivendicazioni sindacali. >>Quest’operazione è scattata non a caso poco prima della conferenza nazionale delle Tossicodipendenze di Giovanardi<< denuncia un attivista che parla di <> su questo tema che <>. Comunque, dopo il caso di Monfalcone, gli spazi autogestiti d’Italia temono la visita delle forze dell’ordine, causa il semplice consumo di droghe leggere. Un problema in più da non trascurare.

Il Piccolo, 19 febbraio 2009
 
L’«OPERAZIONE BLU» DI POLIZIA E CARABINIERI 
Spinelli al bar e al centro sociale, altri 6 denunciati 
Ammissioni di giovani consumatori: «Se qualcuno cercava hashish o marijuana sapeva dove trovarla»

 
di GUIDO BARELLA

Sono complessivamente una dozzina i ragazzi della zona del Monfalconese indagati nell’ambito dell’«Operazione Blu» condotta dagli agenti del locale Commissariato di Polizia e dai Carabinieri della compagnia di via Sant’Anna, assieme alla Squadra mobile di Gorizia. Oltre ai sei giovani per i quali è stata disposta la custodia cautelare (i fratelli Mario e Claudio Puglisi e Juan Peroni sono in carcere in via Barzellini a Gorizia mentre Stefano Micheluz, Cristian Massimo e Francesco Francioso sono stati rinchiusi a Udine, una divisione voluta anche perchè i sei non possano incontrarsi tra loro) sono tre giovani monfalconesi per i quali pure era stata richiesta la custodia cautelare, rigettata però dal giudice per le indagini preliminari, più altri tre giovani, tutti gravitanti attorno al centro Officina sociale che comunque avrebbero un ruolo marginale in questa vicenda.
Le indagini, partite oltre un anno fa e passate attraverso il blitz al centro sociale di Monfalcone del 19 maggio del 2008, condotto con l’intervento anche di un’unità cinofila delle Fiamme gialle, erano state concluse dalle forze dell’ordine al termine dell’estate scorsa. La richiesta di custodia cautelare è stata firmata dal sostituto procuratore della Repubblica Panzeri, titolare dell’indagine, il primo settembre scorso mentre è stata accolta – ma soltanto per sei persone, contro le nove richieste – dal gip Comez il 4 febbraio scorso. Ottenuto il via libera, agenti e carabinieri hanno atteso di intervenire nel momento più favorevole. E il blitz è stato compiuto all’alba di martedì scorso: i fratelli Puglisi – titolari del bar Tommaso di via Fratelli Rosselli, nel pieno centro di Monfalcone – e Peroni sono stati arrestati nella città dei cantieri, mentre Micheluz, Massimo e Francioso sono stati bloccati a Cervignano, dove risiedono.
A comporre il corposo fascicolo delle indagini vi sono soprattutto dichiarazioni raccolte nel Monfalconese tra ragazzi che frequentano sia il centro sociale che il bar dei fratelli Puglisi, i quali hanno sostanzialmente spiegato che, quando desideravano uno spinello, sapevano appunto dove trovarlo. Non sarebbero state accertate compravendite di hashish e marijuana, ma semplici cessioni di spinelli. I fatti si sarebbero però protratti assai a lungo nel tempo, almeno per tutto il periodo delle indagini, documentati anche attraverso filmati finiti anche questi nel fascicolo delle indagini.
La Polizia ha anche reso noto che, nel corso dell’operazione e dell’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare, sono stati effettuati numerosi sequestri sia di hashish che di marijuana. I sei giovani arrestati hanno già ricevuto in carcere la visita dei loro legali (l’avvocato Iacono per Micheluz, Massimo e Francioso, l’avvocato Ginaldi per i fratelli Puglisi e l’avvocato Galletta per Peroni). Nella giornata odierna è poi in programma l’interrogatorio di garanzia, nel corso del quale però è probabile che gli arrestati si avvalgano della facoltà di non rispondere, per permettere ai loro avvocati nel frattempo di studiare con attenzione il fascicolo dell’inchiesta. A seguito dell’udienza odierna i giudici delle indagini preliminari dovranno poi esprimersi sulla richiesta di remissione in libertà o di concessione degli arresti domiciliari che sarà avanzata dai difensori. Nel caso dovessero rimanere in carcere, i legali hanno già annunciato che ricorreranno ai giudici del Tribunale del riesame.
 
«IL CENTRO A BASSA SOGLIA NON È COINVOLTO» 
Morsolin: no a strumentalizzazioni

 
La struttura di via Natisone non è più un centro sociale e soprattutto non è allo sbando. Lo sottolinea l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin a fronte dei servizi erogati dal Comune e dall’Azienda per i servizi sanitari attraverso un’associazione di volontariato situata al piano terra dello stesso edificio. Si tratta del Centro a bassa soglia, che vede fra l’altro il Comune di Monfalcone convenzionato con quelli di Ronchi dei Legionari e Staranzano, oltre che con l’Azienda per i servizi sanitari Isontina, per fare in modo che persone indigenti o border-line abbiano la possibilità di consumare un pasto caldo, fare un doccia, lavare i propri indumenti e avviare una ricerca di lavoro tramite gli operatori del centro.
Nel 2008 il centro ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi). Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto ha convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale. Si sta già lavorando quindi perché sia avviato un servizio di operatori di strada nei centri più piccoli del Monfalconese.
«Sarebbe sbagliato quindi utilizzare in modo strumentale l’indagine della polizia – afferma l’assessore alle Politiche sociali – per sminuire un servizio come questo, riconosciuto dalla comunità e dagli enti locali». L’edificio di via Natisone ospita invece l’associazione Officina sociale che ha altre caratteristiche ed effettua interventi soprattutto a favore degli immigrati stranieri. Pure in questo caso i locali sono utilizzati in base a un regolare contratto con il Comune di Monfalcone.
«L’edificio di via Natisone non è più un centro sociale – afferma Cristiana Morsolin – o un centro di aggregazione giovanile, perché ha cambiato destinazione d’uso nel corso degli anni. Nella struttura si eroga un servizio che alle spalle ha il pubblico e quindi la proprietà comunale non è lasciata a se stessa. Non abbiamo avuto finora comunicazioni ufficiali dagli inquirenti, che crediamo avrebbero bloccato le attività se ci fosse stato qualcosa di molto grave. Di certo alla conclusione dell’indagine il Comune chiederà di poter visionare gli atti per capire cosa è accaduto e muoverci di conseguenza».
Insomma, bando alle strumentalizzazioni, anche perché, secondo l’assessore Morsolin, «alle spalle c’è l’episodio del Centro di aggregazione giovanile di viale San Marco, nel cui giardino furono gettate appositamente due siringhe per screditare la struttura». (la.bl.)
 
UN ANNO FA 
L’inchiesta partita da un maxisequestro

 
L’inchiesta della procura di Gorizia che ha portato all’arresto per spaccio di droga di 4 attivisti del Centro sociale di via Natisone e di due baristi è stata innescata nel maggio dello scorso anno da un maxi-sequestro di canapa indiana avvenuto a San Dorligo della Valle. In carcere era finito Janko G., 34 anni, proprietario del campo dove era coltivata la cannabis. Ad agire – su incarico del pm Federico Frezza – erano stati i carabinieri della compagnia di Monfalcone e gli agenti del commissariato. Janko G. era stato tirato in ballo dalle dichiarazioni di alcuni suoi clienti. In particolare un paio di ragazzi di Monfalcone, che nei mesi antecedenti il blitz avevano acquistato droga da lui. Hanno ammesso davanti ai carabinieri della compagnia di via Sant’Anna la provenienza «triestina» della canapa che era stata trovata loro addosso durante un controllo effettuato dai militari nell’ambito di una delle tante operazioni finalizzate a stroncaare il traffico di stupefacenti in città. In totale si trattava di 50 cessioni. I ragazzi di Monfalcone avevano pure fornito informazioni adeguate per individuare chi l’aveva coltivata. Janko G. era stato così sottoposto a controllo e le sue telefonate erano state intercettate. Un chilo di «fumo», per ammissione dello stesso arrestato, era finito anche in Slovenia. (c.b.)

Messaggero Veneto, 19 febbraio 2009
 
Smantellato il mercato dell’hascisc 
È il risultato del blitz di Polizia e Cc che ha portato all’arresto di sei persone
OPERAZIONE ANTI-DROGA
Restano in carcere con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti L’officina sociale e il Centro a bassa soglia si dichiarano estranei alla vicenda

 
MONFALCONE. Non vengano strumentalizzati gli arresti effettuati, martedì mattina, a Monfalcone e che hanno interessato alcuni ragazzi che frequentano l’Officina sociale e il centro a bassa soglia di via Natisone a Monfalcone. Il servizio funziona e funzionerà e non ha coinvolgimenti con la vicenda. È l’assessore ai Servizi sociali di Monfalcone, Cristiana Morsolin, a chiedere che le vicende personali non vengano mescolate con i servizi forniti dal Comune, «perché sarebbe sbagliato sminuire il servizio, che è importante per il Comune e per la comunità, e che viene svolto dall’associazione Entrata libera in convenzione con l’Azienda sanitaria e i Comuni di Monfalcone, Ronchi, Staranzano ed è diventato un servizio di Ambito».
Restano in carcere le sei persone arrestate con l’accusa di detenzione di stupefacenti: i fratelli Mario e Claudio Puglisi, Christian Massimo, Stefano Micheluz, Francesco Francioso e Yuan Perani. All’udienza di convalida l’avvocato di quest’ultimo, Lucia Galletta, aveva chiesto la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita l’altro giorno e la concessione del suo assistito dei domiciliari in quanto, secondo il legale, i fatti che hanno dato origine all’inchiesta sono “datati”: risalgono infatti al 2007. E nel frattempo, in questo lungo periodo di tempo, il Perani ha cambiato completamente vita. L’istanza dell’avvocato Galletta, come del resto quelle dei suoi colleghi, non sono state accolte dal Gip.
La città comincia a reagire alla notizia, soprattutto perché i due fratelli Puglisi sono gestori di un frequentatissimo caffè del centro, il bar Tommaso. L’indagine, infatti, secondo quanto riferito dalla Questura, ha evidenziato un’ampia attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e hascish, che interessava il territorio di Monfalcone e che ha coinvolto appunto il bar “Tommaso” di via Rosselli e il centro di via Natisone.
È per questo motivo che l’assessore Morsolin vuol fare chiarezza. Spiega che il Centro bassa soglia occupa tutto il piano terra della struttura di via Natisone, offrendo spazi comuni, doccia, sala per il pranzo, zona lavatrice. Oltre ad avere come riferimento il Sert, che come servizio funziona, il centro sta preparando attività di strada nei comuni piccoli, per operare anche sull’informazione e sulla prevenzione.
«Non vorrei che quanto accaduto fosse strumentalizzato, perché il servizio pubblico funziona», ribatte Morsolin, che prosegue indicando come Officina sociale operi invece al primo piano della palazzina, erogando un servizio diverso, a favore degli stranieri, e abbia un contratto con il Comune per l’uso degli spazi. «Via Natisone non è un centro sociale né di aggregazione giovanile. L’edificio in cui viene erogato il servizio pubblico viene controllato dal Comune anche rispetto al funzionamento e comunque – dice – nel corso della prima perquisizione di maggio non è stata trovata sostanza stupefacente e anche martedì sembra siano stati sequestrati solo 30 mozziconi di sigarette. Spero che l’operazione non criminalizzi un servizio che ha oltretutto la caratteristica dell’anonimato. Non vorrei – conclude, piuttosto amaramente – che ci fossero analogie con quanto successo al centro giovani», nel cui giardino erano state gettate “ad arte” siringhe, poi risultate non essere neanche state usate.
Gli arresti delle sei persone sono scattate all’alba, effettuati dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna, in collaborazione con la squadra Mobile di Gorizia e il nucleo informativo del Reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Gorizia, nell’ambito di un’operazione denominata “Operazione blu”, coordinata dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare hascisc e marijuana.
L’indagine, che nel prossimo futuro potrebbe avere ulteriori sviluppi e che è piuttosto articolata, è cominciata nel gennaio del 2007 ed è stata svolta in collaborazione tra il commissariato di polizia di Monfalcone e la compagnia carabinieri di Monfalcone, coordinati dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Gorizia.

Il Piccolo, 18 febbraio 2009 
 
DROGA. «OPERAZIONE BLU» DI POLIZIA E CARABINIERI  
Blitz nel Centro sociale, 6 arresti per hashish  
Irruzioni scattate all’alba nella struttura di via Natisone e nel caffè Tommaso di via Rosselli
 
 
di GUIDO BARELLA

Il blitz è scattato ieri mattina verso le 5. Gli agenti di Polizia della Squadra mobile della Questura di Gorizia e del Commissariato di Monfalcone e i carabinieri sono entrati in azione nella città dei cantieri, al Centro a bassa soglia di via Natisone, ex «Centro blu», e al caffè «Tommaso» di via Fratelli Rosselli, per dare esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Gorizia Comez su richiesta del sostituto procuratore Panzeri. In manette sono finiti, per traffico di sostanze stupefacenti, hashish e marijuana, sei giovani, tutti noti in provincia per essere attivisti dell’estrema sinistra, impegnati ad esempio nel movimento che si è opposto alla realizzazione del Cpt di Gradisca, tutti legati all’Officina sociale di Monfalcone, la struttura che ospita il Centro a bassa soglia, organizzando progetti antidroga condotti in collaborazione con il Comune e il Sert.
In carcere, divisi tra Gorizia e Udine, sono dunque finiti i fratelli Mario e Claudio Puglisi, titolari del caffè «Tommaso», Stefano Micheluz, Cristian Massimo, Francesco Francioso e Juan Perani. L’inchiesta – chiamata «Operazione blu» dal nome del centro sociale monfalconese – e che ha portato agli arresti effettuati all’alba di ieri prende le mosse poco meno di un anno anno fa da una perquisizione effettuata proprio all’Officina sociale di Monfalcone, una struttura comunale gestito dall’associazione Entrata Libera.
Il 19 maggio 2008, alle 6 di mattina, una trentina tra poliziotti e carabinieri, con il supporto di una unità cinofila della Guardia di finanza, intervennero in via Natisone per la perquisizione ordinata dalla Procura della Repubblica di Gorizia. Contemporaneamente vennero perquisite anche le abitazioni di due attivisti legati al gruppo, una delle quali era quella di Mauro Bussani, detto Mamo, segretario provinciale dei Verdi, che non è stato invece coinvolto dal blitz di ieri mattina. All’Officina sociale di Monfalcone gli inquirenti erano un anno fa arrivati dopo aver raccolto confidenze da parte di alcuni giovani dell’Isontino pizzicati nel corso di controlli antidroga, giovani che avrebbero dichiarato che nella struttura di via Natisone sarebbe stato possibile trovare «fumo» con una certa facilità.
Ecco quindi che scattò la perquisizione, alla quale sono seguite altre indagini e accertamenti da parte degli agenti della Squadra mobile di Gorizia. Un lavoro lungo e paziente, coordinato dal sostituto procuratore della Repubblica di Gorizia Panzeri, che ha condotto alla richiesta presentata al giudice per le indagini preliminari per ottenere la custodia cautelare. E così ieri mattina alle 5 gli agenti e i carabinieri sono nuovamente entrati in azione, arrestando i sei giovani tra Monfalcone e Cervignano (dove qualcuno di loro era ospite di amici o familiari) e perquisendo nuovamente l’Officina sociale, dove sarebbero stati sequestrati, tra l’altro, una trentina di mozziconi di sigaretta che dovranno ora essere analizzati per verificare se si tratta di stupefacente. Tra l’altro, l’Officina sociale proprio sabato scorso aveva ospitato una manifestazione di preparazione alla Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze, in programma a Trieste a metà marzo.
Il legale di alcuni dei giovani arrestati, l’avvocato Iacono, ieri pomeriggio ha potuto incontrare nel carcere di via Barzellini a Gorizia i propri assistiti. Nelle prossime ore deciderà, di concerto anche con gli altri colleghi difensori, le mosse da fare, a iniziare dal ricorso al Tribunale del Riesame. Molti dei giovani arrestati ieri mattina sono già comparsi davanti ai giudici per reati legati al proprio impegno politico: taluni figurano infatti, a esempio, tra gli imputati per gli scontri con la Polizia davanti alla caserma Massarelli, 6 anni fa, in occasione dell’espulsione di alcuni cittadini del Bangladesh. Altri processi sono in corso per interruzione di pubblico servizio per l’organizzazione di manifestazioni non autorizzate. 
 
DROGA. LA CONDANNA DEI «NO GLOBAL »  
Analoga azione nel maggio scorso
 
 
«Alle 5 di mattina, come chi ha qualcosa da nascondere o chi si vergogna di quello che fa, così si sono mossi questa mattina gli agenti della polizia e dei carabinieri per arrestare tre persone. Tre attivisti politici, conosciuti da tutti come persone che hanno rivendicato il diritto alla casa e libertà di movimento per i migranti, si sono battuti contro l’abominio dei Cpt e hanno preso parte alle rivendicazioni sindacali messe in atto negli ultimi anni nei nostri territori». Inizia così un comunicato firmato «Spazi sociali della Venezia Giulia» sull’operazione che ha portato all’arresto di alcuni esponenti no global.
«Hanno perquisito l’Officina sociale di Monfalcone – prosegue la nota – prima di arrestarli, sequestrando ben trenta mozziconi di sigaretta». E proprio sabato all’Officina sociale di via Natisone, ricordano i firmatari del comunicato, aveva avuto luogo una prima iniziativa pubblica di avvicinamento alla Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Giovanardi, prevista a Trieste il 12, 13, 14 marzo prossimo. «E forse questo è il modo di preparare il “confronto” e la discussione», commentano oggi con ironia.
«Da anni – aggiungono – tutto l’Isontino subisce un controllo sociale esasperante, fatto di controlli dei ragazzini alla ricerca della ”canna assassina”, di perquisizioni, corporali e delle abitazioni, fermi e minacce a parlare a far nomi. Maxi-inchieste del nulla, che in molti anni hanno portato a indagare centinaia di persone trovando solamente pochi grammi di hashish e marijuana».
«Probabilmente – prosegue la nota – il tutto risale alla precedente perquisizione del Centro a bassa soglia di Monfalcone all’interno di Officina sociale compiuto nel maggio dello scorso anno, perquisizione che non aveva portato al sequestro di niente, ma aveva fatto iscrivere diversi militanti nel registro degli indagati. Ma ora c’è fretta, e come i peggiori giocatori d’azzardo sanno, quando si perde bisogna rilanciare, anche se questo rilancio può portare a ulteriori perdite». Gli Spazi sociali propongono una loro lettura della vicenda: «Tutto probabilmente è dettato da un urgenza: a fine mese il pm titolare dell’inchiesta se ne va da Gorizia e con gli scarsi elementi in mano c’è il rischio concreto che il prossimo non avvalli inchieste vuote e politicamente mirate. La provocazione è grave, gli arresti sono abnormi, l’inchiesta politicamente mirata; viviamo la realtà di questi territori e ci ostiniamo a non considerare ineluttabile l’imbarbarimento politico e sociale a cui stiamo assistendo, il peggioramento della qualità della vita, del tessuto di relazioni e socialità». 
 
DROGA. PARLA IL SEGRETARIO PROVINCIALE DEI VERDI  
Bussani: «Episodio surreale»
 
 
«È un fatto surreale, che definirei pazzesco. E anche vergognoso: è mai possibile che polizia e magistratura sprechino il loro tempo in inchieste del genere, quando a Monfalcone, lo sanno tutti, ci sono cose, queste sì gravi, sui cui meriterebbe piuttosto indagare?». Ad affermarlo è Mauro Bussani, presidente di Entrata Libera, l’associazione che da anni gestisce l’Officina sociale di via Natisone, l’ex Centro Blu. Ma Bussani, noto con il nome di battaglia di Mamo, parla anche in qualità di segretario provinciale dei Verdi e le sue dichiarazioni hanno dunque anche una valenza politica. «C’è in atto un tentativo portato avanti a 360 gradi per imprimere una svolta repressiva finalizzata a colpire le espsressioni e tutte le voci critiche nei confronti del sistema», conclude Bussani, che annuncia la convocazione di una conferenza stampa in tempi strettissimi per meglio articolare queste sue accuse.
 

Messaggero Veneto, 18 febbraio 2009 
 
Spaccio di droga, sei arresti a Monfalcone  
Operazione all’alba di ieri di Polizia e Carabinieri: coinvolti anche un locale pubblico e il centro sociale
 
 
MONFALCONE. Gli arresti sono scattati all’alba, effettuati dai poliziotti del commissariato di via Foscolo e dai carabinieri del comando di via Sant’Anna di Monfalcone, in collaborazione con la squadra Mobile di Gorizia e del Nucleo informativo del reparto operativo del comando provinciale Carabinieri di Gorizia, nell’ambito di un’operazione denominata “Operazione blu” coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia e mirata al contrasto del traffico e dello spaccio di sostate stupefacenti, in particolare hashis e marijuana. Un blitz di cui le forze dell’ordine hanno lasciato trapelare ben poche notizie.
A finire in manette, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Gorizia, sono state sei persone: i monfalconesi Cristian Massimo e Stefano Micheluz, un ragazzo di origine straniera, Yuan Perani, un altro ragazzo, Francesco Francioso e due fratelli, Mario e Claudio Puglisi, gestori del bar Tommaso in via Rosselli, a Monfalcone.
In particolare, l’indagine è iniziata nel gennaio del 2007 ed è stata svolta in collaborazione tra il commissariato di polizia di Monfalcone e la compagnia carabinieri di Monfalcone, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, evidenziando un’ampia attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e hashish che interessava il territorio di Monfalcone e che ha coinvolto il bar “Tommaso” di via Rosselli e il centro sociale di via Natisone, dove trovano sede l’Officina sociale e il centro a bassa Soglia (struttura di proprietà comunale in cui viene erogato in servizio socio-sanitario, che per ora vede la collaborazione dei Comuni di Monfalcone, Staranzano e Ronchi e del dipartimento per le dipendenza dell’Azienda sanitaria isontina).
In particolare, a maggio, era stata effettuata una perquisizione in Officina sociale, che non aveva portato ad alcun arresto, ma alcune persone erano state indagate. Nel corso dell’operazione di ieri mattina e dell’esecuzione degli ordini di custodia sono stati effettuati numerosi sequestri di sostanze stupefacenti. Gli arrestati sono stati associati alle case circondariali di Gorizia e Udine a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Intanto in merito a tre degli arresti giunge un comunicato dagli Spazi sociali della Venezia Giulia. «Alle 5 di mattina si sono mossi gli agenti della Polizia e dei Carabinieri per arrestare tre persone. Tre attivisti politici, conosciuti da tutti come persone che hanno rivendicato il diritto alla casa e alla libertà di movimento per i migranti, si sono battuti contro l’abominio dei Cpt e hanno preso parte alle rivendicazioni sindacali messe in atto negli ultimi anni nei nostri territori. Hanno perquisito l’Officina sociale prima di arrestarli, sequestrando – dicono ironicamente – ben trenta mozziconi di sigaretta (presunto corpo del reato), uno spazio sociale che proprio nella serata di sabato scorso aveva iniziato con la prima iniziativa pubblica di avvicinamento alla Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Giovanardi, prevista a Trieste il 12, 13, 14 marzo prossimo, e forse questo è il modo di preparare il “confronto” e la discussione».
Il commento, però, si amplia dal fatto contingente ad una situazione più generale. «Da anni tutto l’Isontino subisce un controllo sociale esasperante, fatto di controlli dei ragazzini alla ricerca della canna assassina, di perquisizioni, corporali e delle abitazioni, fermi e minacce a parlare a far nomi. Maxi inchieste del nulla, che in molti anni hanno portato a indagare centinaia di persone trovando solamente pochi grammi di hashish e marijuana. Perché questi arresti? Probabilmente il tutto risale alla precedente perquisizione del Bassa Soglia del Comune di Monfalcone all’interno di Officina sociale a maggio dello scorso anno, perquisizione che non aveva portato al sequestro di alcunchè, ma aveva fatto iscrivere diversi militanti nel registro degli indagati», scrivono adducendo il fatto che i provvedimenti sarebbero dettati, a loro dire, dall’urgenza del trasferimento, a fine mese, del titolare dell’inchiesta.

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