Appello alle realtà associative del Friuli Venezia Giulia

Sta accadendo a Monfalcone…
Martedì 17 febbraio sono stati arrestati tre attivisti dell’associazione di promozione sociale Nuova Entrata Libera.

Premessa (per chi non conosce Nuova Entrata Libera e il suo percorso)
Lo stesso gruppo di giovani gestisce da molti anni una struttura di proprietà del Comune di Monfalcone, inizialmente lo spazio si chiamava Centro Blu, un centro sociale che aveva come primo obiettivo quello di offrire uno spazio aggregativo e di stimolare il protagonismo e la partecipazione sul territorio occupandosi di ciò che veniva fatto o non veniva fatto soprattutto per i giovani, ma non solo…Insomma uno spazio in cui già si faceva Politica fuori dal controllo di qualsivoglia partito.
Con gli anni, la maggior presa di coscienza su alcune questioni importanti a livello locale, nazionale e mondiale, unitamente allo spazio che si rivelava non sufficiente a gestire momenti di aggregazione che attiravano sempre più giovani, ha spinto a rivedere la modalità di vivere quel luogo.
Da quel percorso è nata Nuova Entrata Libera e sono nati una serie di attività, progetti e servizi offerti a tutta la cittadinanza anche in collaborazione con Enti e Isituzioni Locali. Altre associazioni o gruppi correlati hanno avuto sede e hanno sede nella stessa struttura: “Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo”, “Razzismo Stop”, “S.O.S. Casa”, “Associazione Difesa Lavoratori”,”MeltingPot”. Le attività che si svolgono vanno dal supporto e la consulenza per migranti all’attività sindacale per i lavoratori, dagli eventi culturali alla gestione del servizio “Bassa Soglia” (che dal lunedì al venerdi distribuisce pasti, offre la possibilità di farsi la doccia e lavare i propri indumenti, materiale sanitario per la riduzione del danno, ma sopratutto offre l’ascolto e la professionalità di 4 operatori che lavorano in rete con l’Azienda Sanitaria e i Comuni dell’Ambito Basso Isontino a persone che per svariati motivi si trovano ai margini della società).
Chi gestisce la struttura sono le stesse persone che in questi anni hanno avviato o hanno partecipato a lotte per la tutela dei diritti e il rispetto della dignità umana, contrastando il Centro di Permanenza Temporanea (oggi CIE e CARA) di Gradisca, muovendosi per il diritto alla Casa, l’accesso ai servizi quali il trasporto pubblico, la scuola e altro, spesso usando metodi forti per tentare di smuovere e cambiare situazioni incancrenite.

In tutto questo non è mai venuta meno l’attenzione ai giovani e l’organizzazione di momenti aggregativi.

Gli arresti
A tre appartenenti a Nuova Entrata Libera è stata applicata la misura cautelare è sono stati rinchiusi nel carcere di Udine dopo un’indagine durata più di due anni nell’ambito dell’anti-droga.
Questa operazione ha coinvolto direttamente la struttura Officina Sociale gestita dall’associazione, con una perquisizione nel maggio 2008 che ha portato al sequestro di mozziconi di sigarette e la cassa dell’associazione come possibile provente di spaccio.
Perquisizioni sono state condotte anche nelle abitazioni private e in tutto sono state sequestrate quantità di hashish e marijuana pari a 0,23 e 0,83 grammi.
In carcere in tutto sono finite 6 persone anche se la misura cautelare era stata richiesta anche per altri 3.
L’accusa è quella di aver ceduto sostanze stupefacenti e l’arresto è scattato per dei s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali), ovvero per persone che hanno raccontato agli inquirenti i momenti e le modalità di consumo di hashish e marijuana. Non sono state rese note le modalità di intercettazione e interrogazione di queste persone, né la loro attendibilità.
Nella sintesi degli atti si legge che l’arresto è stato richiesto tenendo conto che essi sono “del tutto refrattari all’ubbidienza all’ordine costituito” ed è stato rivolto a chi aveva un ruolo di responsabilità nella gestione della struttura e delle attività in essa svolte.

Da martedì 17 febbraio i tre attivisti di Nuova Entrata Libera si trovano nel carcere di Udine, mentre le altre tre persone arrestate si trovano in quello di Gorizia.

Siamo preoccupati e ci appelliamo alle realtà associative sensibili

Quanto è accaduto ci porta a ragionare su più questioni ed a più livelli; e vorremmo confrontare e condividere questi ragionamenti.
Ci troviamo davanti alle conseguenze dell’applicazione della legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti che ha portato ad un appiattimento culturale e legale preoccupante.
Tutte le sostanze vengono portate allo stesso livello, si è tentato di estirpare la definizione di “droghe leggere” ed i timidi tentativi di un’azione di riduzione dei danni, sono stati messi al bando. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale.
Lo Stato impiega, questo possiamo affermarlo con certezza per i nostri territori, la maggior parte dei mezzi di controllo e lotta al narcotraffico verso sostanze quali marijuana e hashish soprattutto rivolgendosi ai consumatori, spesso giovani consumatori.
Questo non perchè non circoli altro; nella città del Cantiere, ma in tutto l’isontino, è riconosciuta l’elevata e sempre crescente diffusione di cocaina e altre droghe pesanti, ma contro queste non si dimostra lo stesso accanimento.
Per di più avendo favorito il concetto che le droghe sono tutte uguali o quasi, anche il loro prezzo, le modalità e la facilità con cui si reperiscono sono le medesime.
Il prezzo e il livello di diffusione della cocaina fa si che in feste, case o locali come prima si offriva un “tiro di spinello” ora si offra una striscia di coca, ormai anche tra i molto giovani.
Questo mai negli spazi gestiti da Nuova Entrata Libera.
E dopo avere messo alla pari fumo e droghe pesanti, si mette sullo stesso piano spacciatore e consumatore che cede gratuitamente. Lo dimostra l’accaduto: fumando spinelli e passandoli ad altri si finisce in carcere per spaccio. Questo vuol dire che vengono usati gli strumenti ideati per il contrasto al narcotraffico mafioso per colpire invece una corrente di pensiero che da anni chiede la liberalizzazione delle droghe leggere, sulla base di dati, sperimentazioni ed esperienze in altri paesi, e soprattutto come strumento di lotta alla mafia stessa.

In questo preoccupante contesto sta subendo il carcere o viene perseguito chi, per ideali e convinzioni, ha sempre fatto della valorizzazione delle diversità un caposaldo.
Gli spazi sociali nei quali non si fa più di tanto per nascondere l’uso di marijuana e ci si dichiara pubblicamente antiproibizionisti sono gli stessi nei quali si fanno le distinzioni e si rifiuta di far circolare altre sostanze creando un contrasto culturale e sociale al narcotraffico, sono gli stessi in cui si discute e ci si interroga anche rispetto all’uso e il non-abuso delle droghe leggere o delle droghe legali (Bacco, Tabacco,…).

È significativo che coloro i quali vogliono eliminare le diversità esistenti tra le sostanze sono gli stessi che indicano le diversità di cultura, lingua, religione, pelle come il pericolo dell’oggi, bollano chi si oppone alle loro logighe come restio e insofferente alle regole, esercitano e istigano un controllo asfisiante che penetra le dimensioni personali dei cittadini.
Non crediamo che chi è in carcere ci sia finito solo perchè fumava e passava uno spinello, ma per il suo modo di “essere” e di vivere.

Crediamo che questi arresti siano solo l’apice di una politica portata avanti nei nostri territori, una politica costruita sul controllo esasperato nella speranza di creare un terrore che paralizzi tutte le esperienze di chi vuole vievere dignitosamente senza nascondersi e senza chiedere il permesso di vivere al meglio le nostre città.

Davanti a questa situazione esprimiamo la nostra solidarietà a Nuova Entrata Libera, la nostra preoccupazione per la gestione delle indagini che hanno portato all’incarcerazione degli attivisti e ne chiediamo l’immediato scarceramento.
Invitiamo altre associazioni e individui a fare altrettanto aderendo a questo appello o mandando un proprio messaggio a tendapace@gmail.com

associazione “Tenda per la Pace e i Diritti”
associazione “A Sud”

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