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Il Piccolo, 30 marzo 2009

FINANZA 
Scoperti 76 lavoratori irregolari 
Imprenditore isontino ha evaso l’erario per oltre 250mila euro
Nel mirino un’azienda del manifatturiero

di FRANCESCO FAIN

GORIZIA Corrispondeva compensi irregolari consistenti in indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate ai suoi 76 dipendenti. In questa maniera – se da una parte erogava «sottobanco» al lavoratore l’entità che gli spettava, dall’altra comprimeva il proprio carico fiscale in quanto si trattava di somme in parte non imponibili ai fini delle imposte sui redditi. Protagonista un imprenditore isontino.
A scoprire il reato è stata la Guardia di Finanza di Gorizia nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale. Il titolare dell’azienda, che opera nell’ambito manifatturiero, aveva messo in atto un meccanismo che – secondo le Fiamme Gialle – è in realtà molto usato e oggetto anche di contestazione nell’ambito delle verifiche fiscali. In questo caso, l’industriale ha evaso l’erario per circa 250 mila euro. «L’intervento delle Fiamme Gialle – si legge in una nota – oltre che contrastare l’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti sotto il profilo previdenziale e contributivo. Inoltre questi meccanismi fraudolenti se da un lato consentono un abbattimento dei costi per l’azienda, dall’altro alterano i principi della corretta concorrenza sul mercato.
«Nel caso scoperto dai finanzieri, in particolare, il contribuente sottoposto a verifica fiscale aveva corrisposto compensi irregolari nei confronti di 76 lavoratori dipendenti, secondo il meccanismo illecito sinteticamente descritto, nel corso di tre anni, “evitando” in tal modo di versare all’erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto operare sull’intero ammontare del trattamento economico corrisposto agli stessi, corrispondenti ad un importo prossimo ai 250mila euro di imposte evase – si legge in una nota delle Fiamme gialle -. Tra l’altro, l’intervento repressivo operato dai finanzieri, come molti altri della stessa natura, oltre che essere preordinato all’attività di contrasto dell’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti titolari di reddito di lavoro dipendente, sotto il profilo previdenziale e contributivo, atteso che gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, anziché quale vera e propria retribuzione, non sono rilevanti nemmeno ai fini dell’imponibile contributivo, determinando – pertanto – un minor versamento periodico per il futuro trattamento pensionistico».

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Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
DAL CENTRO ALLA PERIFERIA  
Cresce del 20% il prezzo della colazione al bar Clienti in calo di un terzo  
Più consistente in un anno l’aumento di cappuccino e brioche rispetto a quello della tazzina di caffè
 
 
di CIRO VITIELLO

La crisi economica non fa sconti a nessuno. Caffè, cappuccino e brioche sono più cari e la colazione al mattino nei bar è diventata quasi un lusso. Rispetto a gennaio 2008 il prezzo della tazzina di caffè al bar è aumentato in media del 10% e la colazione (cappuccino più brioche) è invece cresciuta del 20%. Nello stesso periodo, però, i consumi sono calati di quasi il 30%. Ecco i prezzi. Al banco la tazzina costa da un minimo di 70 a un massimo di 95 centesimi di euro, mentre la classica colazione cappuccino-brioche, ha un prezzo che oscilla da 1.50 a un massimo di 2.50 euro. Al tavolo, invece, bisogna aggiungere un aumento di circa il 10%. E’ quanto emerge da un’indagine su un’abitudine molto radicata fra la gente, travolta anch’essa da una congiuhtura negativa che non accenna a fermarsi.
La maggior parte dei consumi avviene spesso al mattino o in alcune ore di punta della giornata o anche nel fine settimana, dove la massima concentrazione della clientela si ha soprattutto nelle ore pomeridiane del sabato e in quelle della domenica mattina. Come si rileva nella tabella, i prezzi della torrefazione Casa del caffé (dove la tazzina costa 0.70 euro, mentre la colazione 1,50 euro), sono rimasti praticamente entrambi invariati rispetto allo scorso anno. «Faccio fatica a contenere le spese – dice Luigi Giustina, il titolare – e sono proprio al limite del guadagno solo perché faccio io la tostatura. In 25 anni di lavoro, considerando anche la trasformazione dalla lire in euro non ho mai avuto il coraggio di aumentare il prezzo. E’ rimasto sempre lo stesso di quello in lire».
Alcuni locali, per porre un freno al calo dei consumi, propongono una serie offerte speciali. Ad esempio, «Placet Mo’ Caffè» e il bar «Nazionale», offrono un abbonamento di 10 caffè più 250 grammi di macinato a 8,50 euro. Oppure al caffè «Centrale», l’accoppiata cappuccino più brioche viene data a 1,60 euro invece di 2,30 euro (1,40 cappuccino e 0,90 brioche se consumati singolarmente). O ancora come al bar «De Pellegrin» dove ogni 10 caffè ce n’è uno gratis. Ma esiste anche il parametro «qualità» che impone determinati prezzi. «Per quanto riguarda il caffè e la brioche – spiega il titolare del bar ”Commercio” – credo che il paragone fra le offerte dei vari bar si possa fare solamente a parità di prodotto. Per il caffè a esempio usiamo una speciale miscela di arabica pura. Le brioche, invece, sono fresche di forno ogni giorno e non confezionate o riscaldate perché precongelate». In quasi tutti i bar ci sono stati, tuttavia, incrementi giustificati dai costi di gestione e dall’aumento della materia prima, in particolare di caffè, latte e zucchero. La signora Antonella del bar «Latino», ricorda che gli aumenti sono causati da problemi di mercato. «Abbiamo avuto tre ritocchi sul prezzo del caffè – sostiene – e solo alla fine siamo stati costretti a dover correggere il nostro listino». Ma c’è stato anche chi ha diminuito la tazzina passando da 0,85 a 0,80. «Per ora riusciamo a starci dentro – dice la signora Egle di «Sei come sei» – ma è un sacrificio. Speriamo di continuare così». Anche la titolare del bar «Aris» ha lasciato la tazzina di caffè a 0,85 come nel 2008 «perché – afferma – questo non è il momento di fare aumenti». «I clienti cercano di spendere il minimo indispensabile – dichiara Maria Grazia, titolare della «Nova Gisella» – perché i soldi oramai non sono tanti. Mi accorgo di certe cose perchè vendo anche tabacchi. Molti hanno la sensazione di risparmiare perché con 5 euro fanno colazione e acquistano il pacchetto da 10 sigarette. Invece non è così».

MONITORAGGIO DELLA FEDERCONSUMATORI  
Spesa più conveniente in Slovenia  
Tra i prodotti meno cari frutta e verdura. Sulle mele risparmio di 70 centesimi
 
 
Come annunciato la Federconsumatori ha dato avvio al monitoraggio dei prezzi di largo consumo anche in Slovenia. Oltre ai supermercati abitualmente presi in esame i rilevatori sono andati oltre confine.
sotto la lente è finito infatti l’Interspar di Nova Gorica, già meta non solo dei cittadini residente a Gorizia, ma che di quelli che invece abitano a Monfalcone e nella Bisiacaria. Le rilevazioni hanno quindi permesso di mettere a confronto i prezzi rilevati in Slovenia con quelli dei sei supermercati monitorati nel Monfalconese.
È così emerso che fare la spesa oltre confine è decisamente più conveniente. Anche se alcuni prodotti costano di più che in Italia.
Fare la spesa a Nova Gorica conviene per esempio per prodotti come lo yoghurt, che costa anche 20 centesimi di meno. Oppure l’olio di semi di girasole, che costa anch’esso 20 centesimi in meno. Convenienti anche le mele golden, che arrivano a far risparmiare anche 70 centesimi al chili. Ma non tutto è così conveniente come si potrebbe pensare. Per esempio, a sorpresa, costa di più la pasta: la Barilla arriva infatti a richiedere 11 centesimi in più (costa infatti 0,99 centesimi per la confezione da mezzo chilo).
Altra curiosità è quella del tonno, che pur essendo di marca diversa da quello venduto nei supermercati italiani costa 26 centesimi in più. Costoso anche l’olio extravergine di oliva, e di parecchio: quasi quaranta centesimi in più per la marca più a buon mercato. A costare meno è invece il pane: solo due centesimi per la baguette, ma addirittura 40 per il pane locale. Costa meno anche la verdura, mentre a essere più cari, curiosamente, sono i prodotti per la casa: il dentifricio viene a costare anche 50 centesimi in più, la saponetta anche 40. A salvarsi è il detersivo per i piatti, che perde 40 centesimi. Lo sgrassatore è invece un vero salasso: quasi un euro in più che da noi.
Il monitoraggio della Federconsumatori ha così chiuso, anche con questa tappa, le due trasferte previste dal programma, la prima delle quali si è tenuta, a Sistiana, e la seconda è appunto questa di Nova Gorica. L’azione dei controllo dei prezzi è quindi arrivata alla conclusione della sua seconda azione. Ora si partirà con la terza sezione di controllo dei prezzi cittadini, per poi arrivare alla fine del secondo anno, in maggio, quando sarà fatto il bilancio dell’iniziativa, con un confronto tra inizio e fine e le considerazioni sulla crescita del costo della vita.
Il controllo della Federconsumatori va avanti ormai da oltre due anni, e finora ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi cittadini, mettendo bene in evidenza convenienze e aumenti «esagerati».
Non solo, da quest’anno fa anche la somma di una spesa considerata «tipica» per le famiglie di Monfalcone, con un conteggio totale di quanto si va spendere.
Ecco quindi che è possibile considerare, per ognuna delle sei strutture, quanto costa una spesa di «marca», una di marca di casa e una di «primo prezzo».
I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, e che finora gli aumenti sono stati piuttosto contenuti: a crescere, più che i prodotti di marca, sono stati quelli di sottomarca. Nella sua prima fase, il progetto è durato sei mesi e ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityiper, Coop, Ipercoop Gradisca, A&O di Staranzano, Emisfero, poi modificati parzialmente nella seconda fase).
I risultati sono poi anche pubblicati sul sito Internet del Comune e su degli schermi predisposti nel municipio di piazza della Republbica e appesi alle bacheche nelle sedi dei Comitati di rione. (e. o.)

Messaggero Veneto, 29 maggio 2009 
  
Illustrati i risultati del progetto realizzato da Federconsumatori Gorizia in collaborazione con il Comune  
Il risultato non è stato raggiunto su frutta e verdura 
Prezzi, monitoraggio calmieratore 
 
MONFALCONE. Il progetto Prezzinvista realizzato da Federconsumatori Gorizia con il Comune di Monfalcone ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) e la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita.
Anche se lo stesso risultato non è stato raggiunto per frutta e verdura. È questo il risultato conseguito dal progetto, che sviluppato nel 2008 e parte del 2009, si è concluso in questi giorni.
La responsabile del progetto, Silvia Padovani, spiega che sono state effettuate in tutto 14 rilevazioni che hanno interessato i sei maggiori esercizi commerciali del Monfalconese e della destra Isonzo, nonché una realtà del Triestino e una della Slovenia. Le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana-Trieste), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25, gli stessi considerati nel precedente progetto: pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivo piatti, detersivo lavatrice, sgrassatore. Questi 25 prodotti sono stati monitorati come marca nota, marca della casa, primo prezzo; tutto ciò tranne verdure e pane, che sono stati considerati come prezzo unico per le prime e per formato per il secondo. I tabulati del paniere considerato sono stati trasmessi tempestivamente ai media, mentre il Comune li ha pubblicati sul proprio sito;alcuni esemplari, in formato manifesto, sono stati esposti in municipio, nelle sedi dei Comitati di quartiere e dei sindacati.
La quantità di dati prodotta ogni 15 giugno (414 prezzi) ha consentito di tenere sotto controllo un cospicuo numero di generi di prima necessità e trarre significative considerazioni su andamento e tendenza dei prezzi nei singoli negozi, anche in comparazione fra i vari punti vendita. «Possiamo asserire – dice Padovani – che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi, con contenimento dell’incremento e livellamento verso una media complessiva. Dall’osservazione dei dati balza all’occhio la differenza tra il paniere della marca nota e quello del primo prezzo che, per la marca nota risulta essere superiore del 50%».
Spiega come per le marche note nel periodo gennaio 2008-maggio 2009 i prezzi hanno avuto un costante incremento mediamente del 5%. «Ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalla casa madre. Mentre, dove il singolo rivenditore può intervenire, in particolare per marchio della casa e primi prezzi, si è mantenuto un andamento costante».
Il monitoraggio ha avuto quindi come conseguenza diretta che la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita. Circa la pasta, si constata un lieve calo del prezzo di vendita. Non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione. Si rileva invece un costante ribasso del prezzo dell’olio extravergine d’oliva in tutti e tre i panieri considerati, mentre hanno subito aumenti riso, grana, prosciutti e salsa.
Discorso a parte per frutta e verdura, che hanno subito un costante aumento, specie negli ultimi mesi: aumenti per patate, mele, finocchi, zucchine e carote, con percentuali di incremento anche fino al 350%.

Il Piccolo, 01 giugno 2009 
  
CHIUSA LA CAMPAGNA DI RILEVAMENTO IN SEI SUPERMERCATI CITTADINI  
Il monitoraggio dei prezzi frena i rincari  
Federconsumatori: risultato raggiunto. L’analisi riprenderà in ottobre
 
 
Chiude i battenti il progetto di controllo dei prezzi realizzato da Federconsumatori e Comune di Monfalcone. Con l’ultima rilevazione, infatti, ha ufficialmente chiuso la sua attività per l’anno 2008-2009. Il progetto, secondo quanto annunciato da Federconsumatori, riprenderà in autunno. Innegabile il suo effetto di calmieramento dei prezzi, e anchese sul singlo prodotto il prezzo di vedita è auentato le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere gli aumenti. Un risultato che però non è stato raggiunto per frutta e verdura. «Il nostro progetto viene rinnovato di anno in anno – spiega Mario Cecolin, operatore dell’associazione – e per quanto ci riguarda, visti gli ottimi risultati finora ottenuti, abbiamo già fatto richiesta di rinnovare il progetto per il prossimo anno. Se tutto va bene quindi inizieremo a ottobre». Probabilmente le stesse modalità: rilevazioni quindicinali in sei punti vendita monfalconesi -Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie ed Eurospar (già Despar) – magari qualche puntatina fuori Monfalcone, come accaduto in questi mesi con le ”trasferte” al Qlandia di Nova Gorica e al Conad di Sistiana. Per quanto rigurda l’ultima rilevazione, come sempre, le maggiori differenze si rilevano nella frutta e nella verdura, i generi alimentari che maggiormente sono soggetti a variazioni stagionali. Anche in questo caso, districarsi tra i vari prezzi è veramente difficile. Diverso discorso per le zucchine, che invece calano ovunque: costano da un massimo di 1,49 euro a un minimo di 0,99, ma praticamente dappertutto si parla di un calo, pari anche a un euro rispetto a inizio anno. In modo contrario si comportano invece le carote: aumentano infatti da 1,10 euro agli 1,49 euro attuali, oppure dai 0,78 precedenti ai 1,39 euro attuali. Il progetto 2008-2009 della Federconsumatori ha proposto anche un esame della spesa totale delle famiglie, per capire quanto consistente è il risparmio scegliendo prodotti di marca e non di marca. Acquistando i prodotti monitorati (pasta da mezzo chilo, riso arborio da un chilo, yogurt da due pezzi, burro da 250 grammi, latte intero da un litro, formaggio grana, olio extravergine, olio di semi, caffè, la confezione da tre pezzi di tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro da 700 grammi, un chilo di pane, patate, mele, uova medie, finocchi, zucchine, cavoli, dentifricio, saponetta, detersivo per piatti e per lavatrice e sgrassatore) una famiglia spende una media di 30 euro per articoli ”generici” e sui 47 per quelli di marca.
Elena Orsi

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
CONCLUSO IL MONITORAGGIO  
Di frutta e verdura i rincari-record  
Federconsumatori: «In alcuni casi registrati aumenti del 350%, un’assurdità»
 
 
In un anno, in alcuni casi, frutta e verdura hanno subito aumenti pari al 350% che, secondo Federconsumatori, sono del tutto ingiustificati. È questo il dato, più clamoroso, rilevato dal report finale del monitoraggio dei prezzi dell’associazione dei consumatori nel confronto 2008 – 2009.
Ciò che balza anche all’occhio è la differenza tra il paniere fatto con prodotti di marca e quello ”primo prezzo”: il primo costa il 50% in più. Sono stati soprattutto i prodotti di marca infatti a subire, tra il gennaio 2008 e il maggio 2009 aumenti medi del 5%. Secondo Federconsumatori «ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalle case-madri mentre, dove il singolo rivenditore è in certa misura potuto intervenire, si è mantenuto un andamento pressoché costante».
Ma il vero dato “drammatico” è quello della frutta e verdura, che meritano, come spiega Federconsumatori, un discorso a parte. «Sono aumentate patate, mele, finocchi, zucchine e carote raggiungendo percentuali di incremento anche fino al 350%. Aumenti che paiono ancor più ingiustificati se consideriamo che particolari fenomeni atmosferici o disastri ambientali non risultano essersi manifestati nella passata stagione per i generi monitorati.
Tutto ciò è in netto contrasto anche con la tendenza al calo dei derivati del petrolio che hanno consentito considerevoli diminuzioni nei prezzi di trasporto ed energetici in genere».
Infine, relativamente alla pasta, si avverte un lieve calo del prezzo di vendita non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione, mentre si rileva un costante ribasso del prezzo dell’olia extravergine di oliva in tutti e tre i panieri considerati. Hanno subito un costante aumento: riso, grana, prosciutti e salsa.
Una buona notizia però c’è. «Circa l’utilità del nostro operato è significativo osservare che di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita».
Possiamo asserire che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva. Il monitoraggio di Federconsumatori ha riguardato complessivamente 14 rilevazioni nei sei maggiori esercizi commerciali del mandamento monfalconese e della Destra Isonzo, nonché una realtà della provincia di Trieste e una della Slovenia.
Nel dettaglio, le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative Operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25 (pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo e cotto, salsa, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivi, sgrassatori). (e.o.)

Il Piccolo, 29 marzo 2009
 
CRESCE L’ATTIVITÀ DEL SERVIZIO, MA L’ORGANICO RESTA CARENTE 
Infortuni sul lavoro, è sempre emergenza 
Lo scorso anno il Pronto soccorso ha registrato 2447 casi, quasi il 9% del totale degli accessi

di LAURA BLASICH

Il numero degli infortuni nel 2008 è calato all’interno dello stabilimento Fincantieri, dove se ne sono comunque verificati due dall’esito mortale, ma quella della sicurezza sul lavoro rimane comunque un’emergenza a Monfalcone, quarto polo industriale della regione affiancato dalla presenza del porto. A confermarlo è anche l’attività del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, dove una buona percentuale degli infortunati affluisce per ottenere delle cure. Trasportato da colleghi di lavoro e, nei casi più gravi, mezzi del 118 o con propri mezzi, magari a ore dall’incidente, perché il lavoro prima non lo si può lasciare, anche se questo magari significa peggiorare traumi o ferite. «E’ quanto accade soprattutto con i lavoratori stranieri, che si presentano quindi nel tardo pomeriggio», spiega il primario del Dipartimento di emergenza, Claudio Simeoni. Il Pronto soccorso dell’ospedale cittadino ha non a caso concluso il 2008 con 2.447 accessi per incidenti sul lavoro, 20 in più rispetto l’anno precedente, pari all’8,9% dei 27.553 accessi avuti nel corso del 12 mesi. Per il Pronto soccorso di Monfalcone la prima causa di accesso rimane comunque quella per malattia, pari al 54% del totale degli accessi, e la seconda i traumi accidentali. Gli infortuni sul lavoro si piazzano così al terzo posto, seguiti dagli incidenti stradali, che hanno provocato oltre mille accessi, pari a quasi il 4% del totale. L’attività nel 2008 ha però subito un’impennata, perché si tratta di quasi 1.100 accesi in più, soprattutto a causa delle cause meno urgenti, cioé dei cosiddetti codici bianchi, passati da 6.145 a 7.443 accessi. In ogni caso 3.644 pazienti rivoltisi al Pronto soccorso sono stati poi ricoverati, di cui 2.166 in medicina, oltre 200 persone in più rispetto al 2007. Nonostante l’aumento del carico interno, l’ospedale ha però risposto e ha fornito un supporto, sottolinea Simeoni, che ha consentito di ridurre non tanto i tempi di attesa, quanto quelli complessivi della prestazione (per i codici gialli si è passati da 5,17 a 4,01 ore). Il Pronto soccorso si è confermato nel 2008 un punto di riferimento per un bacino d’utenza più vasto del Monfalconese, perché poco meno di 6mila utenti sono arrivati dalla provincia di Trieste, quella di Udine, da fuori regione o sono stranieri (662). «Rimane però il problema dell’area vasta con Trieste – rileva Simeoni – con cui non posso avere barriere burocratiche quando si tratta di gestire delle emergenze, in cui il tempo è sempre fondamentale». Il servizio è riuscito e riesce a fare fronte a questa mole di lavoro nonostante le tensioni che ancora esistono sul fronte dell’organico. A renderne conto è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’ultima seduta del Consiglio comunale rispondendo a un’interrogazione del capogruppo di CittàComune Maurizio Volpato. I medici dovrebbero essere 9 più il primario, ma al momento un medico è in congedo per maternità e si sta facendo il bando per la sostituzione a tempo determinato, mentre due medici comunque sono a part-time. Ce ne sono quindi cinque disponibili per i turni notturni, perché due sono statio esentati per motivi di salute, mentre due notti a settimana sono coperte grazie a una convenzione con l’Azienda ospedaliera di Udine. Problemi di personale li ha segnalati venerdì direttamente il responsabile dell’unità cardiologica, Tullio Morgera. «Un medico va in pensione quest’anno e uno vuole trasferirsi a Gorizia – ha detto -. Il problema andrà quindi affrontato». Il reparto lo scorso anno ha effettuato 660 ricoveri ordinari e 115 di day hospital e 118 impianti e sostituzioni di pace-maker e 7 di defibrillatori, mentre gli ambulatori hanno seguito 4.229 pazienti. L’unità operativa di cardiologia fa parte del Dipartimento di emergenza come quella di rianimazione e anestesia. La terapia intensiva con i suoi quattro letti, ha spiegato il responsabile Dario Sabbadini, ha accolto 260 pazienti, di cui 56 inviati dal Pronto soccorso. L’obiettivo per il 2009 rimane quello di sviluppare la terapia intensiva dotandola della dialisi per acuti in collaborazione con la nefrologia. L’altro versante dell’attività del reparto ha visto effettuare 4.497 anestesie e garantire la partoanalgesia al 13% dei parti. Gli sviluppi possibili per il 2009 sono quelli della realizzazione della recovery room e dell’ampliamento della terapia del dolore.

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
MALUMORE IN SALA D’ASPETTO  
Operaio infortunato in attesa con una ferita alla faccia
 
  
Nove pazienti in sala d’attesa e altri 12 in gestione al Pronto soccorso, di cui tre in osservazione temporanea e i restanti alle prese con gli accertamenti sanitari. Una donna di 92 anni attende il suo turno, mentre un bimbo di un anno è già affidato in cura. Sono i ritmi di una mattinata definita, tutto sommato, ”gestibile”. Fronteggiata con il personale medico ridotto di una unità, in virtù delle ferie, e il professionista assegnato all’automedica che, in assenza di emergenze territoriali, giunge in supporto per dare una mano. Fuori, in sala, gli utenti non considerabili gravi, guardano l’orologio che mette in fila i minuti. «Tempi lunghi», c’è chi osserva non senza manifestare disagio. Una giovane donna, in preda ai dolori durante la notte, è giunta al Pronto soccorso alle 6.30, in ambulanza. Due lavoratori, entrambi reduci da un infortunio in cantiere, aspettano insofferenti. «Mi hanno mandato a fare i raggi – ha spiegato uno dei due -, ho dei pallini metallici conficcati in faccia. Sto aspettando che me li estraggano, il dolore è forte».
Non solo. Proprio ieri, a causa dell’assenza dei medici di base impegnati in un corso di aggiornamento, i pazienti sono confluiti alla Guardia medica. Alle 12.30 il servizio aveva evaso 43 prestazioni dalle 8 del mattino. Eppure, tra gli utenti, c’era chi non nascondeva l’insofferenza: «Con il bacino d’utenza che deve sostenere questo ospedale – lamentava una donna -, dovrebbero aumentare i medici a disposizione. Oggi a maggior ragione, con i medici di base assenti». È un’altra giornata campale, la tabella di marcia prefigura un tasso di prestazioni di un centinaio di pazienti, dopo che, di notte al servizio erano passate una trentina di persone. Quella di ieri non rappresenta un caso isolato: domenica scorsa, dalle 8 alle 20, la Guardia medica ha evaso 72 prestazioni e una quindicina di notte.

Il Piccolo, 29 marzo 2009 
 
Oggi il via al trasloco del rifugio degli animali 
 
Oggi «La Cuccia» di Monfalcone inizia il trasloco. Definitivo. L’associazione abbandonerà così la sua storica sede, ormai fuori legge e quindi non più utilizzabile, e prenderà possesso del nuovo spazio messo a disposizione a Staranzano dal Consorzio di bonifica. Le chiavi della nuova casa sono state consegnate alle responsabili dell’associazione qualche giorno fa, e oggi inizia il trasferimento delle strutture. Solo che le operazioni non sono così semplici come pare. Prima di tutto, sarà necessario installare un recinto tutto attorno alla zona, specialmente per impedire che i gatti, portati in una zona del tutto nuova, non tentino la fuga. «C’è il problema che proprio vicino alla casa c’è un’idrovora – spiega Laura Grassi, la presidente della Cuccia – e quindi i gatti, se spaventati dal rumore, potrebbero anche infilarsi nel meccanismo e finire schiacciati». Ecco quindi l’importanza di mettere prima la struttura in sicurezza. Solo che, ancora una volta, sono proprio i volontari a dover sostenere tutti i costi. «A parole ci era stato indicato che un aiuto sarebbe arrivato – spiega ancora la presidente della Cuccia – ma in realtà ancora una volta siamo noi a doverci sobbarcare le spese». Così i volontari anticiperanno i costi di realizzazione del reticolato, per poi eventualmente venire rimborsati, conme sperano, dagli sponsor privati.

Il Piccolo, 31 marzo 2009 
 
PROTEZIONE ANIMALI 
Monfalcone, i volontari allestiscono la nuova sede della «Cuccia»
 
 
È partita, domenica, la sistemazione della sede della Cuccia, con la pulizia della «casa» tra Staranzano e Monfalcone, che presto ospiterà l’associazione, anche se restano delle questioni da risolvere, in particolare quelle riguardanti la sistemazione del recinto, che dovrà essere effettuata quanto prima per mettere in sicurezza gli animali. Con la pulizia di ieri, la Cuccia ha iniziato ufficialmente il suo spostamento dalla vecchia sede alla nuova. «In realtà i lavori da fare nell’edificio non sono molti – spiega la presidente dell’associazione, Laura Grassi – perchè bastano un po’ di pulizia, qualche pennellata e la posa del linoleum, che abbiamo appena acquistato. Il problema principale è quello della recinzione, che deve essere assolutamente risolto prima di spostare gli animali». Tutto viene fatta a spese dei volontari della Cuccia, che si sono autotassati per l’occasione. «Grazie all’interessamento del Consorzio di bonifica sarà possibile sistemare la struttura a breve – spiega ancora la presidente – mentre stiamo aspettando l’intervento del Consorzio industriale che dovrebbe fornire un container per la sistemazione dei gatti esterni». Ci vorrà quindi ancora un po’ di tempo per far sì che il rifugio sia operativo nella sede nuova. Ma i cittadini di Monfalcone sono già mobilitati. «Chiederemo l’aiuto di tutti al momento della demolizione – spiega ancora Laura Grassi – visto che altrimenti dovremmo far ricorso al Comune e pagare l’intervento. Già ora tutti i fondi delle offerte sono stati dirottati su questo intervento. Per fortuna, c’è molta sensibilizzazione». L’ultima in ordine di tempo è stata la mostra organizzata alle Antiche Mura dall’associazione Nonsoloblu. «Proprio ieri ci sono stati consegnati i fondi raccolti dalle offerte – spiega ancora Laura Grassi – e quindi il nostro grazie va alla presidente, Flavia Benussi e a tutti gli artisti che hanno partecipato». (e.o.)

Il Piccolo, 20 aprile 2009 
 
NELLA NUOVA SEDE DI STARANZANO  
”Cuccia”, si complica il trasloco  
Si cercano vecchie roulotte per ospitare temporaneamente cani e gatti
 
 
Sembrano non finire mai, per il rifugio degli animali «La Cuccia» di Monfalcone i problemi relativi al trasferimento nella nuova sede di Staranaznao. A mancare ora è un container che serviva per dare assistenza a cani e gatti e che era stato messo a disposizione dal Consorzio per lo sviluppo industriale. Purtroppo il container è troppo grande per il recinto della nuova sede, e quindi risulta inutilizzabile. Solo che la prossima settimana la «Cuccia» inizierà il trasferimento degli animali ed è quindi alla disperata ricerca di qualche altro supporto. «Cerchiamo, entro domani una o due roulotte dismesse in cui poter ospitare temporaneamente gli animali – spiega la presidente della Cuccia, Laura Grassi – e quindi invitiamo chi ha una vecchia roulotte inutilizzata, che sta pensando di eliminare, di contattarci perchè a noi serve urgentemente». Per informazioni ci si può rivolgere alla «Cuccia» (telefono 0481 480922), appure a Laura Grassi (3383515362) o a Michela (3492309169). Poi, come detto, con le prossime settimane l’associazione comincerà il trasloco degli animali dalla vecchia sede di via dei Boschetti nella nuova sede trovata grazie all’interessamento del Consorzio di bonifica che ha anche fornito la manodopera per montare il recinto, senza il quale la nuova «Cuccia» sarebbe inutilizzabile.

Il Piccolo, 28 marzo 2009
 
Lo Stato taglia i fondi, bilanci in rosso nelle scuole superiori 
Difficoltà a pagare gli insegnanti supplenti Ricorso alle sponsorizzazioni di ditte private

di ELENA ORSI

Scuole senza fondi. Tanto da vantare crediti per centinaia di migliaia di euro con lo Stato. Che, dopo aver previsto il Fondo per il funzionamento delle scuole, al quale gli istituti attingevano per garantire tra le altre cose il pagamento delle supplenze, ha poi iniziato a tagliare. Privando quindi le scuole delle risorse necessarie, tanto che gli istituti hanno dovuto farvi fronte con fondi stornati da altri capitoli e ora si ritrovano con debiti che hanno sfondato, in certi casi, il tetto dei 100mila euro. E’ il caso del liceo scientifico Buonarroti, che si trova con oltre 138mila euro di crediti verso lo Stato, soldi che non si sa arriveranno. Le speranze, infatti, sono sempre più labili. La vicenda è stata anche portata come «caso limite» dai sindacati della scuola per illustrare le difficoltà del settore. «E’ vero, la situazione è questa, ma è una situazione comune a tutte le scuole – spiega la preside, Isabella Minon –. La nostra si è aggravata quest’anno perchè siamo passati dalla classificazione di liceo a quella di Istiuto di istruizione superiore, cambiando quindi codice. C’è stato un intoppo proprio in questo passaggio, e la cosa ha fatto sì che i fondi siano rimasti bloccati. Questo ha causato un aggravio ulteriore della situazione. Ma è una cosa che potrebbe toccare a molte altre scuole il prossimo anno, quando con la riforma Gelmini cambieranno denominazione». La mancanza di fondi deriva essenzialmente dall’anno 2006-2007, quando è iniziato il taglio. Si tratta di soldi che servirebbero, tra le altre cose, a pagare i supplenti, oppure a prevedere i rimborsi per chi si occupa degli esami. Ci sono casi di presidenti di commissioni che sono stati pagati dopo anni. E casi in cui le scuole devono attingere a fondi propri per poter garantire le supplenze. La situazione, come detto, non è migliore nelle altre scuole superiori. Per esempio all’Ipsia si viaggia sopra i centomila euro di crediti. «Si tratta di somme che erano state promesse e non sono mai state erogate – spiega il preside, Salvatore Simoncini – e speriamo che la situazione si sblocchi al più presto, che lo Stato ci dica cosa dobbiamo fare». Perchè altrimenti la cosa rischia effettivamente di trasformarsi in un’emergenza. «Ci sono scuole, come gli istituti più tenici, che possono in qualche modo far fronte all’emergenza perchè possono far ricorso a sponsor privati, altre che invece non hanno questa possibilità – spiega Marco Fragiacomo, preside dell’Iti-Itc di Staranzano, che anche vanta crediti attorno ai centomila euro -. E’ chiaro però che non possiamo andare avanti mettendo fondi nostri, visto che se si stornano dei finanziamenti dedicati ad altre attività per coprire questo buco alla fine ne va dell’operatività della scuola».

Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
Scuola, iscrizioni in crescita alla Giacich  
Dai 50 iscritti alle prime del 2007 si è passati agli 86 per l’anno 2009-2010
 
 
Lentamente, la scuola Giacich sta riprendendo terreno. Dalla deblace di due anni fa, quando le iscrizioni pervenute per le prime classi delle scuole medie furono solamente 50, adesso è passata a quasi il doppio. In totale, per il 2009-2010 la scuola di via Cosulich arriverà a 86 alunni. Un numero, certo, ancora molto inferiore a quello dell’altra media, la Randaccio (che quest’anno si colloca a livello del 2008, ovvero 144 alunni), ma comunque crescita. Per l’anno 2008-2009, a fronte di 141 domande pervenute alla Randaccio solo 61 erano arrivate alla Giacich. Meglio, comunque, dell’anno precedente, quando il divario tra le due scuole medie cittadine era stato ancora più evidente, con 50 richieste d’iscrizione per quest’ultima e ben 133 per l’altra. E quest’anno poi ecco ancora una piccola ripresa in più: da 61 si passa a 86. Una buona notizia, che la preside sottolinea come significativa. «Quando sono arrivata alla Giacich sapevo bene che si trattava di una scuola a rischio – spiega la dirigente, Anna Russo –, ma penso che la politica che abbiamo intrapreso finora pare abbia dato i suoi frutti. In primo luogo, non c’è più una reggenza ma una presidenza come nelle altre, e questa è una buona notizia perchè i genitori percepiscono la scuola come meglio guidata, con una presenza fissa, ogni giorno. E poi, certamente, anche i nostri programmi ci hanno premiato». La Giacich si è sempre contraddistinta come la scuola con la maggior percentuale di studenti stranieri, cosa che forse, negli anni precedenti, aveva spaventato più di qualche genitore, che aveva quindi preferito l’altra media cittadina, che nel 2007-2008 aveva visto verificarsi anche una piccola «lista di attesa». Ora la situazione alla Radaccio è buona come negli anni scorsi, ma a essere cambiata, in meglio, è quella della Giacich, che guadagna una ventina di alunni in più rispetto allo scorso anno. Infatti si riusciranno a replicare le undici classi (totali nel triennio) previste lo scorso anno. Già in precedenza sono state fornite innumerevoli motivazioni per lo squilibrio esistente tra le due scuole medie. Da parte del Comune c’era stato l’invito a «non drammatizzare la questione», attribuendo il fenomeno più a un passaparola che a questioni oggettive. Infatti, la scuola Giacich nell’immaginario è stata, negli scorsi anni, associata a fenomeni di bullismo o a particolari problematiche, che però non sono mai state supportate da elementi certi. A quanto pare, visti i numeri di queste nuove iscrizioni, si tratta di percezioni che stanno lentamente modificandosi. La scuola di viaCosulich, del resto non presenta problematiche diverse rispetto a quelle delle altre scuole presenti sul territorio.

Il Piccolo, 31 marzo 2009 
 
RITARDANO I RIMBORSI DELLO STATO  
Elementari e materne con le casse vuote, primi supplenti senza paga  
Situazioni-limite nei comprensivi Giacich e Randaccio Gli istituti costretti a utilizzare i fondi per la gestione 
Alcuni insegnanti si sono già rivolti ai sindacati per essere tutelati. Una preside: «Si può solo sperare che i soldi arrivino in fretta»
  
 
di ELENA ORSI

Scuole senza fondi per pagare le supplenze. Alcuni supplenti ne hanno già fatto le spese. Altri si troveranno nella medesima situazione da qui alla fine dell’anno scolastico. La situazione economica delle scuole di Monfalcone è grave. E le maggiori criticità si stanno già registrando nelle scuole elementari e materne dove l’eventuale assenza di un insegnante va coperta nel giro di due o tre giorni, mentre alle superiori l’impiego provvisorio di docenti a scavalco consente un’urgenza minore. Le scuole, dunque, non hanno soldi e di conseguenza non pagano, tanto che alcuni insegnanti si sono già rivolti ai sindacati.
«GIACICH». La situazione è pesante e proprio ieri il discorso è stato affrontato in un vertice tra dirigenza e sindacati. «Purtroppo il credito che abbiamo nei confronti dello Stato c’è e anche le difficoltà non possono essere negate – spiega la dirigente dell’Istituto comprensivo Giacich, Anna Russo –, tanto che negli scorsi mesi non siamo riusciti a garantire il compenso ad alcuni supplenti, che quindi si sono anche rivolte ai sindacati per essere tutelati. E i sindacati non hanno potuto fare altro che confermare la gravità della situazione: i fondi non ci sono e quindi è impossibile al momento saldare tutto. Possiamo solo sperare che il ministero, che ci aveva garantito i fondi entro metà mese, tenga fede alle promesse. Speriamo si tratti solo di problemi burocratici». Anche i sindacati si sono mossi, inviando una lettera per segnalare la situazione al ministero. «Lo faremo anche noi – conclude la preside – per segnalare la gravità della vicenda».
«RANDACCIO». La situazione non è migliore all’Istituto comprensivo Randaccio dove i crediti nei confronti dello Stato superano i 40mila euro. «Siamo riusciti, per il momento, a saldare i pagamenti ai supplenti per febbraio – spiega la direzione scolastica – ma per marzo non sappiamo se ce la faremo». Al 31 dicembre, i crediti della scuola verso il ministero arrivavano a 39mila euro. Poi sono arrivati ulteriori fondi ma anche ulteriori spese. E così è stata raggiunta la somma di 40mila euro. «Se i fondi non dovessero arrivare a breve, la scuola andrebbe in rosso con i conti – spiega ancora la direzione –, nonostante la nostra gestione fin troppo oculata». E scarseggiano anche i fondi per l’acquisto di detersivi e altro materiale di prima necessità.
ALTRE SCUOLE. Le scuole superiori non stanno meglio di elementari e materne, potendo gestire il personale con maggiore elasticità. «Le difficoltà economiche sono di tutti – spiega la preside del Liceo scientifico, Isabella Menon – . Tanto è vero che ci sono scuole che tra un mese non potranno più assicurare la sostituzione dei docenti in malattia o assenti». Anche le superiori, infatti, sono in crisi finanziamenti: il Liceo è in rosso per 139mila euro, il Polo professionale per altri centomila, e lo stesso vale per l’Itic-Itc Einaudi. A lanciare l’allarme sulla condizione delle scuole sono stati di recente i sindacati, che hanno sottolineato come questo problema, ormai, rischia di diventare una vera emergenza. da affiancare a quella della mancanza di cattedre.

Il Piccolo, 14 aprile 2009 
 
IN DIFFICOLTÀ GLI ISTITUTI CON PIÙ STUDENTI ISCRITTI  
Scuole senza fondi, mini-contributi in arrivo  
Intervento del Comune per la gestione ordinaria a Giacich, Randaccio e Duca d’Aosta
 
 
Scuole sempre più in difficoltà economica. E il Comune deve intervenire mettendo sul piatto quasi 10mila euro per garantire piccoli interventi di manutenzione e acquisto beni di prima necessità. Perchè il problema economico delle scuole non riguarda solo il mancato pagamento delle supplenze, ma anche e soprattutto le necessità primarie, come l’acquisto di detersivi, carta per ufficio e altri beni per il funzionamento della struttura. E poichè dal governo arrivano pochi spiccioli con il risultato che molte scuole si trovano già ora con l’acqua alla gola, si è resa necessario battere cassa in Comune.
I FONDI. Ecco quindi che il Comune di Monfalcone ha previsto, per quest’anno, uno stanziamento speciale di 10mila euro destinato alle scuole. Una prima somma di 3mila euro è prevista per l’istituto comprensivo Duca d’Aosta. Un’altra cifra di 4.165 euro invece per l’istituto comprensivo Giacich, e un terzo al Randaccio per 3.843 euro. Si tratta in tutti i casi di scuole con un gran numero di ragazzi: la Duca d’Aosta conta 719 alunni, la Giacich 829, la Randaccio 763.
SITUAZIONE. La situazione degli istituti scolastici è tutt’altro che rosea. «Abbiamo concordato con le scuole di ridurre sia i loro costi sia le nostre pratiche burocratiche – spiega l’assessore Silvia Altran -. In questo modo diamo per quanto possibile un aiuto agli istituti in difficoltà. Cerchiamo di star vicino alle scuole il più possibile anche dal punto di vista normativo. Purtroppo in alcuni ambiti non abbiamo possibilità di intervento». Un esempio è quello della Tarsu. Le scuole sono obbligate a pagarla, il Comune ne farebbe volentieri a meno, ma è obbligato dalla normativa. Solo che poi deve comunque stanziare fondi o prevedere deroghe perchè gli istituti non possono pagare.
ALTRE DIFFICOLTÀ. Dopo aver previsto il Fondo per il funzionamento delle scuole, al quale gli istituti attingevano per garantire tra le altre cose il pagamento delle supplenze, lo Stato ha poi iniziato a tagliare, privando quindi le scuole delle risorse necessarie, tanto che gli istituti hanno dovuto farvi fronte con fondi stornati da altri capitoli e ora si ritrovano con debiti che hanno sfondato, in certi casi, il tetto dei 100mila euro. È il caso del Liceo scientifico Buonarroti, che si trova con oltre 138mila euro di crediti verso lo Stato, soldi che non si sa se alla fine verranno restituiti o meno.
Elena Orsi

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