Il Piccolo, 09 marzo 2009 
 
I DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO RELATIVI AL MONFALCONESE  
Il conto della crisi, perse in un anno 200 imprese  
In maggiore difficoltà i settori delle costruzioni e manifatturiero. Aumenta il ricorso al credito
 
 
di ELENA ORSI

In quest’ultimo anno a Monfalcone il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti registra per la prima volta un forte segno negativo. All’inizio del 2008 il numero complessivo delle imprese – molte di piccole dimensioni, operanti nell’indotto dei cantieri o in altri settori manifatturieri o che a Monfalcone possiedono solo filiali – si è ridotto di duecento unità circa rispetto all’inizio del 2008. La crisi economica, dunque lascia un segno pesante, registrato impietosamente dagli ultimi dati forniti dalla Camera di commercio di Gorizia. Duecento le imprese in meno, dunque, se si considera il dato complessivo. Ma molto più pesante, in termini percentuali, se si considerano solo le imprese con filiali a Monfalcone: nel corso del 2008 ne sono state aperte 190 e chiuse 290, con un saldo negativo di 100, un tracollo rispetto al 2007 quando, a fronte di 205 nuove imprese, c’era stata la cessazione di 218.
Lo stesso saldo negativo riguarda le imprese con sede nel Monfalconese, molto più numerose delle precedenti. Dalle 3226 registrate alla fine del 2007 si è passati alle 3117 di fine 2008. Una flessione di oltre 100 nel giro di un anno. A soffrire di più la crisi economica, a Monfalcone, sembrano essere soprattutto le imprese che operano nel settore delle costruzioni e dell’immobiliare, oltre che del manufatturiero. Si tratta dei numeri peggiori da un decennio a questa parte, che rischiano di essere superati con le prime stime relative al 2009 che la Camera di commercio sta ora elaborando e che indicano chiari segnali di crescente sofferenza soprattutto nella piccola e media impresa. Sono, comunque, dati che rispecchiano il saldo negativo di 400 unità nel corso del 2008 nell’artigianato locale, e il fatto che sono sempre più numerose le piccole imprese che devono ricorrere ai crediti bancari del Consorzio fidi (Confidi) di Gorizia che, tra il 2007 e il 2008, ha visto una crescita dei crediti da 47 a 72 milioni di euro.
Le conseguenze della crisi, nel Monfalconese, cominciano dunque a essere evidenti anche sul piano dei numeri. A partire da quelli sulla cassa integrazione ordinaria, sia pure ancora aggiornati solo fino a metà dello scorso anno. Tra gennaio e luglio, nelle imprese edili erano state effettuate 21.522 ore di cassa integrazione ordinaria contro le 10mila dello stesso periodo dell’anno precedente, nell’artigianato edile 15.664. Il ricorso agli ammortizzatori sociali era quindi quasi quadruplicato. Il dato peraltro è confermato da alcune importanti chiusure e sofferenze nel comparto industriale del Monfalconese, a cominciare da quello di Finmek Acess Media, a quello di Ineos Films, acquistata dalla Mangiarotti. Alle difficoltà del settore manifatturiero, come quella della Eaton Autmotive, causata dal crollo del mercato dell’auto (con un ricorso alla Cigo per tutti i 340 lavoratori dello stabilimento di via Bagni Nuova) si sommano quelle del comparto edilizio, che sta facendo i conti con una crisi che non ha paragoni negli ultimi anni e investe anche il settore delle ristrutturazioni. Più settimane di cassa ordinaria hanno poi coinvolto quest’anno tutti o parte dei 40 dipendenti del mulino De Franceschi. Poi ecco un periodo di cassa integrazione ordinaria per una trentina degli 80 lavoratori delle Reggiane, coinvolte nei problemi finanziari della Fantuzzi Reggiane. 
 
BILANCIO DI PREVISIONE 2009  
Comune, due milioni in meno per il sociale  
Si rivela problematica l’attuazione degli aiuti previsti per i cassintegrati
 
  
Due milioni in meno per il sociale da parte del Comune di Monfalcone che, nel bilancio di previsione 2009, ha messo in conto una spesa complessiva di 12,6 milioni di euro, di cui 7,127 per i servizi sociali veri e propri, un altro milione e 300mila euro per asili nido, infanzia e minori, 528mila per la prevenzione e la riabilitazione e 2,6 per in funzionamento della struttura residenziale per anziani.
La «coperta», dunque, è più corta di 2 milioni rispetto il dato consolidato 2008, mentre nel 2007 l’uscita complessiva si era fermata a 12,786 milioni. Nel corso dell’anno, certo, è possibile l’arrivo di fondi aggiuntivi da parte della Regione, ma se così non fosse la possibilità di rispondere ai bisogni crescenti di una comunità alle prese con la recessione economica e i cui redditi rientrano nelle fasce medio-basse sarebbe decisamente ridotta. La decisione del Consiglio di fare in modo che l’ente locale metta in campo uno sforzo particolare a sostegno dei lavoratori e delle famiglie coinvolte dalla crisi rischia quindi di restare lettera morta o quasi. In ogni caso nel bilancio non esiste un capitolo specifico, perché la giunta ha già stabilito che tutte le risorse disponibili saranno gestite nella logica di un unico fondo di solidarietà, secondo le indicazioni date dall’aula. In sostanza, si cercherà di aiutare i cittadini con i redditi più bassi anche favorendo l’accesso a tariffe agevolate dei servizi. Su questo fronte resta però da chiarire se l’ente locale sarà in grado di mettere in moto un meccanismo che consenta ai cittadini bisognosi di dimostrare in tempo pressoché reale la loro condizione di difficoltà.
L’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, da sempre certifica la situazione del singolo o della famiglia al 31 dicembre dell’anno precedente. Rimane inoltre il problema della veridicità delle dichiarazioni che il Comune non può che controllare a campione, visto che il fenomeno della paga globale è tutt’altro che scomparso. «A fronte della crisi che sta investendo il nostro territorio – spiega l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno – il Consiglio ha risposto, anche se ciò sarà difficile per un ente locale che deve garantire i servizi a tutti, a prezzi equi e in modo efficiente». L’assemblea ha però impegnato la giunta anche a promuovere, nell’ambito del Patto provinciale per lo sviluppo e assieme alla Provincia, una Conferenza economica sullo sviluppo dell’area monfalconese con gli attori sociali e istituzionali.
L’agenda della Conferenza è già delineata, perché il Consiglio ha chiesto vi si affrontino i temi del sistema industriale e delle sue ricadute locali, della logistica e dei fattori competitivi, del riordino istituzionale e riorganizzazione dei servizi pubblici sul territorio, oltre alle nuove prospettive di sviluppo. L’obiettivo della Conferenza economica dovrà quindi essere quello di «mettere a punto un documento condiviso sulla prospettiva economica del territorio». (la.bl.)

COMMERCIO IN DIFFICOLTÀ  
Negozi, periferia in sofferenza
 
 
Se via Duca d’Aosta sta rifiorendo, con le nuove attività che si stanno impiantando, è vero che invece è sempre più di crisi il piccolo commercio che garantisce i servizi minimi nelle periferie. Se il «cuore» di Monfalcone regge ancora, i rioni più periferici, come Romana-Solvay o Panzano, mostrano chiari segni di crisi. «Purtroppo le zone periferiche si stanno svuotando – spiega il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli – e la situazione si sta facendo sempre più critica. Per accorgersene basta attraversare via Romana, dove i negozi di alimentari sono ormai solo un paio, oppure Panzano, o il borgo San Michele. Certo, alcune di queste zone sono meno interessate dal commercio per motivi ”storici”, visto che non sono mai state vie di grande passaggio. Ma è anche vero che altre sono ridotte in queste condizioni non solo per colpa della crisi, ma anche delle scelte del Comune a favore della grande distribuzione».
Per Boscarolli «le dinamiche del commercio in tal senso sono fin troppo chiare. Se un cittadino nel suo quartiere non trova ciò che cerca si rivolge alla grande distribuzione – spiega Boscarolli –. A poco a poco, poi, si crea un circolo vizioso che svuota i negozi di vicinato, costretti a chiudere». E secondo Boscarolli, la localizzazione dei mega-centri doveva essere più ponderata per evitare questi risultati. «In centro le variazioni tra chiusure e nuove aperture sono stabili spiega Boscarolli – se si accettua corso del Popolo, in sofferenza per la viabilità difficile».
Per quanto riguarda Panzano, invece, in quest’ultimo periodo c’è stata la chiusura di un negozio «storico» di elettrodomestici, di un bar accanto allo stabilimento di Fincantieri, e ci sono molti altri negozi che stanno sopravvivendo a fatica. Nei decenni passati proprio Panzano era il piccolo «regno» dei negozi di vicinato. Ora sono rimasti un negozio di alimentari, una parrucchiera, un bar, una pizzeria, e poco altro. Ad animare il quartiere ci pensa un po’ il mercato rionale, introdotto qualche anno fa e ben accolto dalla popolazione anziana. In via Romana, invece, la situazione è più grave.
«Che il commercio di vicinato sia in crisi è fin troppo chiaro – spiega Giorgio Busatto, presidente del Comitato del rione Romana-Solvay–. Soltanto in questi ultimi mesi abbiamo assistito alla scomparsa di una panetteria e ci sono altri due negozi in procinto di chiudere. Ma un rione senza negozi è destinato a morire. Via Romana non ha una Fincantieri a garantire clientela. la nostra è una zona di passaggio, abitata da anziani. Senza scelte mirate sarà difficile rivitalizzarla». (e.o.)

Il Piccolo, 19 maggio 2009 
 
INDUSTRIE IN CRISI  
Ex Ineos, accelera il piano di Mangiarotti  
L’assessore Schiavo: «Stretti contatti con il Comune e stadio di progettazione avanzato»
 
 
Il progetto della friulana Mangiarotti per la riconversione dell’ex Ineos da fabbrica di materie plastiche a sito per l’assemblaggio di componentistima per centrali nucleari non è stato rallentato dalla crisi economica. A sostenerlo è l’amministrazione comunale con cui la società sta mantenendo stretti contatti per arrivare quanto prima presentazione del progetto definitivo ai fini della richiesta di rilascio della concessione edilizia. «I contatti con l’amministrazione comunale continuano e lo stadio della progettazione è avanzato», sottolinea l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, mentre il sindaco Gianfranco Pizzolitto come le prospettive rimangano decisamente interessanti grazie alla logistica dell’area, che consentirà a Mangiarotti di avere accesso all’area portuale e alla banchina per il trasporto all’estero degli enormi manufatti assemblati all’interno dell’ex Ineos, di cui rimarrà ben poco.
Le costruzioni esistenti dovrebbero essere tutte demolite per lasciare spazio a un grande capannone e anche a una nuova palazzina uffici. La società, che ha annunciato un investimento complessivo di 100 milioni di euro per riconvertire il sito, avrebbe trattenuto anche tre degli edifici residenziali costruiti dalla Solvay nell’area adiacente allo stabilimento per destinarli all’accoglienza del proprio personale.
L’obiettivo indicato dalla società era quello di concludere il percorso autorizzativo e vedere avviati i lavori entro la fine dell’anno in modo da ottenerne la conclusione entro la fine del 2011. La Mangiarotti è divenuta a febbraio la nuova proprietaria dello stabilimento e dell’area ex Ineos, che l’aveva acquistata poco meno di 4 anni fa da Solvay, decidendo di dismetterla nell’aprile del 2007. Il contratto definitivo di compravendita è stato siglato, dopo che la società di Pannellia di Sedegliano, uno dei leader mondiali nella produzione di componenti per il settore dell’oil and gas e ora anche del nucleare, aveva definito con la Capitaneria di porto, l’Azienda speciale per il porto e il Comune le modalità di accesso alla banchina di Portorosega dallo stabilimento di via Timavo.
Si trattava della condizione essenziale per chiudere l’accordo, dopo il preliminare firmato con Ineos la scorsa estate, visto che nel sito di Monfalcone si assemblerà la componentistica (turbine) per centrali nucleari proveniente dagli altri stabilimenti della società per poi imbarcarla, riducendo i problemi di trasporto. (la.bl.)

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