Il Piccolo, 14 marzo 2009 
 
Monfalcone, crollano i traffici in porto  
EFFETTI CRISI 
Frenano i metalli (-40%) e le automobili (-50%). Tengono cellulosa e cereali 
Il 2009 si prospetta difficile per lo scalo Fortemente ridotto anche il combustibile
 
 
di LAURA BLASICH

MONFALCONE Il porto di Monfalcone inizia a pagare in pieno la crisi che ha investito i settori cui è legata a doppio filo la maggior parte dei suoi traffici: complessivamente il dato di febbraio 2008 su 2009 registra un arretramento del 33%. Le frenata del settore siderurgico e dell’acciaio, che ha colpito importanti clienti di Portorosega, come Abs, ha rallentato soprattutto gli imbarchi di prodotti metallurgici (meno 40%, gli sbarchi chiudono alla pari e 205mila tonnellate movimentate), mentre il crollo delle vendite di automobili ha in pratica ridotto del 50% nel primo bimestre di quest’anno la movimentazione di rotabili da parte della Cetal, società controllata del gruppo partenopeo Grimaldi, che pure aveva chiuso il 2008 con un ampio positivo rispetto l’anno precedente.
L’unica voce in ripresa sembra quella della cellullosa (120mila tonnellate movimentate nel bimestre, pari a un più 13,71%), il cui traffico è legato all’industria cartaria, anche se merce rimane ancora stoccata nei piazzali del porto di Monfalcone. L’altro traffico in positivo, anche se dal peso ridotto, è quello dei cereali, all’imbarco nel mulino De Franceschi di Monfalcone. A migliorare il bilancio dello scalo fra l’altro in questo inizio d’anno non interviene il carbone sbarcato alla banchina della centrale termoelettrica E.On.
L’arrivo del combustibile, che dovrebbe comunque riprendere da questo mese, è stato fortemente ridotto tra gennaio e febbraio dalla fermata del gruppo 2 per la sostituzione dei trasformatori. Il 2009 si prospetta quindi come un anno decisamente difficile per il porto di Monfalcone, tuttora a vocazione quasi del tutto industriale, oltre che di transizione, visto che, pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del presidente del Consiglio dei ministri, la gestione del demanio di Portorosega passa ora alla Regione.
Il gruppo Maneschi che ha acquistato alla fine di luglio del 2008 la Compagnia portuale di Monfalcone, la principale impresa autorizzata a operare in banchina a Portorosega, si sta quindi attrezzando ad attraversare un momento di cui non nasconde la difficoltà.
Da un lato continuando a operare per agganciare nuovi traffici, che potrebbero almeno in parte compensare la stasi di quelli storici e consolidati, dall’altro mettendo in atto tutte le azioni necessarie a superare la crisi con il minor numero di danni, anche dal punto di vista occupazionale. «Stiamo lavorando per portare due importanti nuovi traffici a Monfalcone – conferma Riccardo Scaramelli, vicepresidente della Compagnia portuale – e speriamo di attivarne uno dal primo di aprile, anche se siamo in concorrenza con altri porti. Purtroppo, mentre le ferrovie straniere abbassano i costi, quelle italiane li alzano. Noi, però, continueremo a combattere per essere vincitori in questa gara».
Scaramelli non nasconde come la crisi abbia raggiunto in pieno Monfalcone e, viste le dimensioni globali, stia creando dei problemi. «Non ci siamo però pentiti dell’investimento fatto – sottolinea -, perché il sistema creato da Monfalcone, Molo VII a Trieste e scalo ferroviario di Cervignano rimane un punto di forza e lo sarà soprattutto quando usciremo dalla crisi. In ogni caso ci stiamo organizzando per resistere a questo periodo con il supporto delle autorità, dei sindacati, delle forze interne e dei nostri clienti».
L’unico dato positivo di questo periodo, comunque, ammette il vicepresidente della Compagnia portuale e presidente dell’Interporto di Cervignano, è la ripresa dell’attività di taglio del legname che la Compagnia effettua all’interno della cartiera di San Giovanni di Duino e che si era bloccata in seguito all’infortunio mortale che ha avuto come vittima proprio un dipendente dell’impresa. I lavoratori impiegati nell’attività sono del resto una dozzina. Anche l’Azienda speciale per il porto si sta comunque muovendo per fronteggiare al meglio questo periodo. L’Aspm sta inoltre continuando a lavorare per realizzare il terminale di cabotaggio finanziato con 25 milioni di euro dal ministero delle infrastrutture e che ha catturato il concreto interesse di Minoan, di cui è proprietario all’80% il gruppo Grimaldi. Il progetto di Minoan, che a Monfalcone avrebbe dovuto avviare un trasporto di trailer, ha però di fatto subito un rallentamento a causa del peggioramento delle condizioni economiche generali.  
 
Messaggero Veneto, 14 marzo 2009 
 
La crisi frena ancora i traffici di Portorosega 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. I dati del primo bimestre e del secondo mese 2009 hanno confermato i primi, forti effetti del calo della produzione industriale e della crisi economica mondiale sull’attività del porto di Monfalcone, che pur aveva chiuso il 2008 con un buon dato, visto che le tonnellate movimentate in banchina erano state, anche se di poco, superiori ai 4 milioni.
Se già a gennaio erano stati confermati gli influssi negativi del calo della produzione e dei consumi, con un -23,48% sul totale di sbarchi e imbarchi, rispetto al dato dello stesso mese 2008, anche febbraio ha purtroppo confermato il trend: sono state movimentate 245.230 tonnellate contro le 365.720 dello stesso mese 2008, pari a -32,95%.
Un dato che non ha bisogno di commenti sul significato, rispetto al calo di traffici e al suo legame con le attività industriali. Negativo anche il dato del bimestre gennaio-febbraio, che ha visto movimentare il 28,72% di merci in meno. I dati, forniti dall’Azienda speciale per il porto, parlano di 216.076 tonnellate sbarcate a febbraio contro 335.985 dello stesso mese 2008, pari a -35%, mentre sul bimestre il dato negativo si attesta al -28%.
Gli imbarchi di febbraio hanno visto partire dalle banchine di Portorosega 29.154 tonnellate contro le 29.735 del febbraio 2008, pari al 2% in meno, dato che sale al -27% con i dati del bimestre, che vedono imbarcate 55.150 tonnellate rispetto a 76.380 del bimestre 2008. L’unico dato positivo del bimestre riguarda lo sbarco della cellulosa, che ha registrato il 13.71% in più. Dato che però rischia di essere inficiato dal fatto che poi il materiale resta stoccato a lungo sui piazzali. Negativo anche il dato del combustibile, -65%, dato su cui ha influito il fatto che uno dei gruppi della centrale termoelettrica sia rimasto fermo per i lavori del desolforatore. Sempre sul bimestre negativo anche il dato del caolino, -70%, e dei prodotti metallurgici, -0,15% (all’imbarco lo stesso settore ha registrato un pesante -40%).
Sui cereali è pesata la cassa integrazione dei Molini De Francheschi. Decisamente negativi anche i dati del terminal auto (tra -59% e -36%).
«Confermiamo che la crisi fa sentire i suoi effetti, ma stiamo lavorando per agganciare traffici nuovi. Bisogna poi vedere quando partiranno, anche se uno potrebbe partire con aprile – spiega il vicepresidente della Compagnia portuale, Riccardo Scaramelli –. La crisi però è globale e ciò che è fermo qui lo è anche in Austria o in Germania».
Rispetto a possibili tagli occupazionali, Scaramelli dice che si sta effettuando una revisione interna che sarà affrontata però con il consenso dei dipendenti.

Il Piccolo, 17 marzo 2009 
 
RIDUZIONE DI ORGANICI: IPOTESI DI INTESA TRA GRUPPO MANESCHI E SINDACATI  
Il porto frena, 23 in mobilità nella Compagnia  
Giovedì la decisione dell’assemblea dei lavoratori. Prevista anche una decina di esodi incentivati
 
 
di LAURA BLASICH

Il netto calo dei traffici nel porto di Monfalcone, che ha chiuso il primo bimestre del 2009 a meno 29% rispetto lo stesso periodo del 2008, avrà ripercussioni sul fronte dell’occupazione. La Compagnia portuale e i sindacati hanno raggiunto un’ipotesi di intesa che prevede, tra l’altro, il ricorso alla mobilità per un massimo dei 23 dei 121 dipendenti dell’impresa. I lavoratori esprimeranno il loro parere sulla bozza di accordo giovedì, in assemblea, ma il sindacato di categoria aveva già ricevuto il mandato a trattare per tentare di gestire al meglio i problemi di organico provocati dalla diminuzione dell’attività portuale. Il numero del personale che potrebbe essere coinvolto è stato calcolato tenendo conto dell’anzianità, cioé di quanti lavoratori potrebbero raggiungere la prima finestra utile al pensionamento nell’arco di 20 mesi (anche se la legge ne garantisce 36). La maggior parte della ventina di addetti, che in ogni caso potranno aderire alla proposta di mobilità in modo del tutto volontario, è quindi data da ex soci della Compagnia portuale, trasformatasi poi in impresa negli scorsi anni a fronte della normativa sul lavoro portuale. L’ipotesi di accordo raggiunta con il gruppo Maneschi, che ha acquistato la società alla fine del luglio del 2008 e già controlla il Molo VII di Trieste e l’Interporto di Cervignano, è costruita comunque su altri due punti. Gli strumenti individuati per governare al meglio la necessità di adeguare gli organici all’attuale carico di lavoro consistono anche nel sostegno a esodi volontari, che sarebbero quindi incentivati, come del resto la mobilità, e nel distacco di alcuni dipendenti in altre imprese autorizzate a operare in banchina. In questo caso si tratterebbe di una decina di persone, che manterrebbero in ogni caso il rapporto di dipendenza con la Compagnia portuale. Le procedure previste dalla bozza di accordo che sarà sottoposta al parere dei lavoratori, dovrebbero rimanere aperte per 12 mesi dalla firma e in ogni caso fino alla fine del 2010.
Si tratta del periodo ritenuto o auspicato sufficiente a superare la crisi che ha investito l’industria e sta quindi colpendo in modo molto serio anche uno scalo che alle attività produttive è legato strettamente. Ripercussioni sotto il profilo occupazionale stanno riguardando già fra l’altro l’Alto Adriatico, impresa autorizzata a operare in articolo 17 all’interno del porto e che dallo scorso anno si è occupata anche della movimentazione dei rotabili dai traghetti al piazzale e viceversa per conto della Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi. Il calo del 50% del traffico di automobili nei primi due mesi di quest’anno rispetto lo stesso periodo del 2008 ha intanto provocato la mancata riconferma di alcuni contratti a termine.
L’operazione in fase di conclusione con la Compagnia portuale sembra però far sperare al sindacato che ci possa essere un recupero di questi lavoratori all’interno di Portorosega dove, visto anche l’utilizzo del distacco, non dovrebbero entrare nuovi addetti. A soffrire è comunque in generale il mondo dei trasporti, a partire da quelli su gomma. È quindi confermata fino a dopo Pasqua la cassa integrazione ordinaria che sta interessando dallo scorso mese una decina di autisti della Cunja. La frenata del settore siderurgico e dell’acciaio, che ha colpito importanti clienti di Portorosega, come Abs, ha rallentato soprattutto gli imbarchi di prodotti metallurgici (meno 40% nel bimestre), mentre il crollo delle vendite di automobili ha in pratica ridotto del 50% la movimentazione di rotabili. L’unica voce in ripresa sembra quella della cellullosa, anche se merce rimane ancora stoccata nei piazzali più a lungo del solito. L’altro traffico in positivo, anche se dal peso ridotto per il porto, è quello dei cereali all’imbarco nel mulino De Franceschi, la cui attività non pare in questo momento in sofferenza, come avveniva invece un anno fa. In porto inoltre continua a creare un clima di incertezza la mancanza di un percorso ancora chiaro per il trasferimento della gestione del demanio dallo Stato alla Regione.