Il Piccolo, 21 marzo 2009
 
LA CRISI INVESTE ANCHE LA FABBRICA DI VIA BAGNI 
Scarico di lavoro del 50% alla Sbe: richiesta la mobilità per 34 dipendenti

Tagli in vista alla Sbe, la fabbrica del gruppo Vescovini dove l’occupazione era cresciuta costantemente dal 2001 alla fine del 2008. A rischio c’è il 10% dell’attuale forza lavoro, vale a dire 34 dei 330 dipendenti della fabbrica che produce viti, dadi e tutti i fasteners di complemento, oltre che componenti speciali. La società ha formalizzato la richiesta di 34 esuberi, inviando alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm la comunicazione di voler ricorrere alla mobilità. I sindacati dei metalmeccanici si sono subito detti contrari in un incontro avuto con la proprietà, a meno che non sia legato a criteri di volontarietà e anzianità, rilanciando l’ipotesi avanzata in precedenza dall’azienda di ricorrere a contratti di solidarietà. «Crediamo che la mobilità debba rappresentare l’extrema ratio, come alla Eaton, e si debba evitare il più possibile di creare esuberi», affermano i segretari di Fim Gianpiero Turus e Fiom Thomas Casotto.
«Al tavolo l’azienda ha invece sostenuto che altri strumenti – aggiungono – non funzionerebbero nella realtà della Sbe». Di certo la situazione produttiva dello stabilimento di via Bagni Vecchia si è fatta più difficile rispetto solo a qualche mese fa e i sindacati non fanno fatica a riconoscerlo. Al tavolo la Sbe ha lamentato uno scarico di lavoro che oscilla tra il 40 e 50% e che dall’inizio di gennaio era stato tamponanto ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria per 280 dei 330 dipendenti. Sbe serve del resto settori in forte difficoltà come quello dell’automotive, cui è legato il 20% della sua produzione, ma anche del movimento terra (15%) e dei fissaggi per costruzioni (10%), vista la crisi che ha investito il settore edilizio.
Sbe lavora però anche per i veicoli industriali (20%), l’eolico (10%), macchine agricole (10%) e altro (5%). Il budget per l’esercizio del 2009, elaborato a luglio 2008, prevedeva un’ulteriore crescita per il gruppo del 10-15% rispetto all’anno precedente. Invece, da ottobre, è scattato il calo degli ordini. Negli ultimi due mesi del 2008 hanno tenuto solo i settori eolico e delle macchine agricole.
Da qui l’esigenza di ricorrere in prima battuta alla cassa integrazione ordinaria, anche a fronte del mancato rinnovo di un integrativo che includeva la riduzione di orario per una buona fetta dei dipendenti. Azienda e sindacati hanno formalizzato il ricorso alla Cigo per 280 lavoratori dal 7 gennaio per 13 settimane. La cassa quindi scadrà a breve, all’inizio di aprile, e i sindacati si attendono la richiesta di un prolungamento da parte dell’azienda.
«Stando alle indicazioni dell’azienda, i mesi più cupi dovrebbero comunque essere quelli di aprile e maggio – riferiscono Casotto e Turus -, mentre poi ci potrebbe essere una ripartenza, anche se non accentuata». Di fatto, al momento, un accordo sulla mobilità e sulla gestione della crisi ancora non c’è. Le segretarie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu incontreranno i lavoratori in assemblea lunedì per spiegare la situazione e confrontarsi sugli strumenti da adottare. Un nuovo incontro con la proprietà è stato invece già fissato per il primo aprile e servirà anche a chiarire la questione dell’eventuale prolungamento della Cigo.
«Crediamo che in questo quadro si possa anche usare lo strumento della formazione – sottolineano Turus e Casotto – per ricollocare il personale». I sindacati saranno impegnati lunedì anche in assemblee con i lavoratori di Eaton per illustrare l’accordo raggiunto con la società per cercare di superare il 2009 senza pesanti tagli agli organici.
Laura Blasich
 
Il presidente Vescovini assicura: l’impegno è di conservare 300 posti

«Di fronte a un calo di lavoro quantificabile sull’ordine del 50 per cento, la riduzione del personale dipendente è rappresentativa del 10 per cento. L’impegno è quello di contenere il più possibile i tagli di organico, puntando a conservare 300 posti di lavoro, rispetto ai 330 complessivi». Il presidente della Sbe, Alessandro Vescovini, di fronte alla messa in mobilità dei lavoratori, ribadisce i principi di fondo, volti comunque a salvaguardare l’occupazione, pur dovendo fronteggiare la difficile crisi economica.
Alessandro Vescovini quindi lo sottolinea: «Considerata la situazione e la non facile prospettiva che prevede uno ”stop” negli investimenti nei prossimi 2-3 anni – osserva il presidente della Sbe -, resta lo sforzo di tutelare il più possibile i posti di lavoro. Ai sindacati abbiamo presentato il piano triennale per supportare questa crisi. L’azienda è sana, pertanto, la situazione risulta migliore di altre realtà produttive. Siamo tra le aziende che più tutelano l’occupazione. Ai sindacati, pertanto, ho spiegato che, se il carico di lavoro non scenderà ulteriormente rispetto alle decurtazioni previste, potremo riuscire a rispettare il piano triennale mantenendo 300 posti di lavoro nel lungo periodo».

Messaggero Veneto, 21 marzo 2009
 
MONFALCONE 
Una trentina in mobilità alla Sbe

MONFALCONE. Non è stato un incontro foriero di buone notizie quello svoltosi giovedì tra la proprietà di Sbe e i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici.
Nel corso della riunione, svoltasi nello stabilimento di via Bagni, è stata infatti comunicata l’intenzione di aprire la mobilità per una trentina di persone, ipotesi che i sindacati vorrebbero fosse gestita secondo i criteri della volontarietà e dell’anzianità.
«Per ora non c’è accordo – ha spiegato il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto –, ma per il primo aprile è stato fissato un nuovo incontro. Inoltre, per lunedì è già prevista un’assemblea con i lavoratori per spiegare la situazione e da cui ci aspettiamo il mandato per proseguire la trattativa».
Intanto prosegue la cassa integrazione ordinaria, aperta per 280 dei 330 dipendenti per il massimo consentito di 13 settimane e che finirà ai primi di aprile. Finora non sarebbe stato chiesto il rinnovo, ma è quanto si attendono i sindacati.
La Sbe ha deciso di utilizzare la cassa integrazione ordinaria per tamponare uno scarico di lavoro divenuto ormai evidente e che si attesta sul 50 per cento. Già a inizio febbraio è risultato evidente che il forte calo degli ordinativi, già evidenziatosi attorno al 25-30% nell’ottobre scorso per gran parte dei settori coperti dall’azienda, si sta rivelando «strutturale».
Sbe serve del resto settori in forte difficoltà come quello dell’automotive, cui è legato il 20% della sua produzione, ma anche del movimento terra (15%) e dei fissaggi per costruzioni (10%), vista la crisi che ha investito il settore edilizio.
Sbe lavora però anche per i veicoli industriali (20%), l’eolico (10%), macchine agricole (10%) e altro (5%). Il budget per l’esercizio del 2009, elaborato a luglio 2008, prevedeva un’ulteriore crescita per il gruppo del 10-15% rispetto all’anno precedente.
Invece, da ottobre, è scattato il calo degli ordini e quindi il ricorso, a inizio anno, della Cigo.