Il Piccolo, 26 marzo 2009 
 
L’INFORTUNIO DEL 30 NOVEMBRE 2004 NELL’IMPIANTO TERMOELETTRICO  
Operaio morì in centrale, un anno a due tecnici  
Bernardo Fanelli, 56 anni, rimase schiacciato da un blocco di cemento caduto da una gru

Due tecnici della centrale termoelettrica di Monfalcone sono stati condannati ieri, in tribunale a Gorizia, per concorso in omicidio colposo al termine del processo per la morte di un dipendente di una ditta dell’appalto, Bernardo Fanelli, all’epoca 56 anni, in seguito a un incidente avvenuto alla fine del 2004. Il giudice monocratico Caterina Brindisi (pm Suriano) ha inflitto un anno di reclusione ciascuno (la pena però è stata sospesa) al monfalconese Andrea Revoltella, 46 anni, e al triestino Diego Roitero di 57. L’incidente si verificò nel primo pomeriggio del 30 novembre di 5 anni fa nell’impianto, all’epoca di proprietà di Endesa Italia. Bernardo Fanelli, era impegnato per conto della ditta dell’appalto Adok di Aiello, assieme a un collega e ad alcuni operai di Endesa, nello spostamento di una paratia delle prese dell’acqua dal canale Valentinis, utilizzate per il raffreddamento dell’impianto. L’uomo venne colpito alla testa e parzialmente schiacciato dalla paratia, un manufatto di cemento del peso di oltre due quintali, sbilanciatosi durante l’operazione di sollevamento e cadutogli addosso da tre metri di altezza. Fanelli morì all’istante per le devastanti ferite riportate al capo e al tronco. All’epoca Andrea Revoltella era il manovratore dell’autogru mentre Diego Roitero era il responsabile della sezione manutenzione meccanica di Endesa. Il giudice ha ritenuto responsabile Revoltella anche di una specifica violazione di sicurezza, infliggendogli un ulteriore mese di arresto.
I due tecnici sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale di 20mila euro nei confronti dei due figli di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e della madre dell’operaio, Pasqualina Zampetti, costituitisi parti civili e rappresentati dagli avvocati Crevatin e Ginaldi.
L’episodio, l’ultimo con esito mortale avvenuto nella centrale termoelettrica monfalconese, suscitò grande scalpore nel mondo del lavoro cittadino. Bernardo Fanelli, nativo di Taranto ma residente da anni nell’Isontino, secondo gli stessi compagni di lavoro, era «uno degli operai più esperti che operavano con le ditte dell’appalto all’interno della centrale». L’operaio lavorava da due anni alle dipendenze della ditta friulana, impiegata normalmente per interventi di manutenzione all’interno della centrale termoelettrica di Monfalcone.

Messaggero Veneto, 26 marzo 2009 
 
Morì un operaio alla centrale termoelettrica: due condanne 
MONFALCONE 
Cooperazione in omicidio colposo per la fine di Bernardo Fanelli
 
 
MONFALCONE. Due condanne per cooperazione in omicidio colposo. Si è concluso così ieri al Tribunale di Gorizia il processo legato alla tragica morte del 56enne Bernardo Fanelli, nativo di Taranto, ma residente da anni nell’Isontino, che nel novembre del 2004 aveva perso la vita in un incidente sul lavoro verificatosi nell’area della centrale termoelettrica Endesa di Monfalcone.
L’uomo era stato accidentalmente colpito alla testa da un pancone di cemento pesante più di due quintali ed era morto praticamente sul colpo.
Il giudice monocratico di Gorizia Caterina Brindisi ha condannato ieri a un anno ciascuno di reclusione, pena sospesa con la condizionale, i due imputati, il 46enne Andrea Revoltella e il 57enne Diego Roitero. All’epoca dei fatti Revoltella, residente a Monfalcone, era manovratore di un’autogrù oltre che referente Endesa per le ditte esterne mentre Roitero, residente a Trieste, era responsabile della sezione manutenzione meccanica dell’Endesa. Fanelli era dipendente di una ditta esterna all’Endesa, la cooperativa Adok di Ajello (il cui legale rappresentante è stato già condannato con rito abbreviato), ed era impegnato in un intervento di pulizia.
Il giudice Brindisi ha condannato i due imputati al risarcimento danni da definire in sede civile e intanto al pagamento di una provvisionale esecutiva di 20 mila euro a beneficio di ciascuna delle parti civili, ovvero la figlia e il figlio di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e la madre Pasqualina Zampetti, rappresentati dagli avvocati Franco Crevatin e Alealdo Ginaldi. Revoltella e Roitero erano difesi dagli avvocati Franco Obizzi e Tudor. La pubblica accusa era sostenuta dal pm Fabrizio Suriano.
Sostanzialmente, i due avrebbero secondo l’accusa omesso di osservare procedure antinfortunistiche che avrebbero potuto evitare la tragedia. Il giudice ha ritenuto responsabile Rivoltella (disposto un mese aggiuntivo di arresto) anche per una specifica violazione in tema di sicurezza.
Il processo era scaturito come si diceva dal drammatico infortunio sul lavoro avvenuto il 30 novembre del 2004 quando Fanelli era stato colpito alla testa da un pancone pesante 210 chili (si tratta di pesanti lastre di cemento che messe una sopra l’altra costituivano una sorta di saracinesca che impediva l’accesso a una vasca interna).
Mentre veniva manovrato con una autogrù nell’ambito di un’operazione di manutenzione, il pancone si era improvvisamente staccato precipitando da un’altezza di tre metri addosso al 56enne di origine pugliese provocandogli la frattura della volta cranica e determinando il decesso pressoché istantaneo.