Il Piccolo, 29 marzo 2009
 
CRESCE L’ATTIVITÀ DEL SERVIZIO, MA L’ORGANICO RESTA CARENTE 
Infortuni sul lavoro, è sempre emergenza 
Lo scorso anno il Pronto soccorso ha registrato 2447 casi, quasi il 9% del totale degli accessi

di LAURA BLASICH

Il numero degli infortuni nel 2008 è calato all’interno dello stabilimento Fincantieri, dove se ne sono comunque verificati due dall’esito mortale, ma quella della sicurezza sul lavoro rimane comunque un’emergenza a Monfalcone, quarto polo industriale della regione affiancato dalla presenza del porto. A confermarlo è anche l’attività del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, dove una buona percentuale degli infortunati affluisce per ottenere delle cure. Trasportato da colleghi di lavoro e, nei casi più gravi, mezzi del 118 o con propri mezzi, magari a ore dall’incidente, perché il lavoro prima non lo si può lasciare, anche se questo magari significa peggiorare traumi o ferite. «E’ quanto accade soprattutto con i lavoratori stranieri, che si presentano quindi nel tardo pomeriggio», spiega il primario del Dipartimento di emergenza, Claudio Simeoni. Il Pronto soccorso dell’ospedale cittadino ha non a caso concluso il 2008 con 2.447 accessi per incidenti sul lavoro, 20 in più rispetto l’anno precedente, pari all’8,9% dei 27.553 accessi avuti nel corso del 12 mesi. Per il Pronto soccorso di Monfalcone la prima causa di accesso rimane comunque quella per malattia, pari al 54% del totale degli accessi, e la seconda i traumi accidentali. Gli infortuni sul lavoro si piazzano così al terzo posto, seguiti dagli incidenti stradali, che hanno provocato oltre mille accessi, pari a quasi il 4% del totale. L’attività nel 2008 ha però subito un’impennata, perché si tratta di quasi 1.100 accesi in più, soprattutto a causa delle cause meno urgenti, cioé dei cosiddetti codici bianchi, passati da 6.145 a 7.443 accessi. In ogni caso 3.644 pazienti rivoltisi al Pronto soccorso sono stati poi ricoverati, di cui 2.166 in medicina, oltre 200 persone in più rispetto al 2007. Nonostante l’aumento del carico interno, l’ospedale ha però risposto e ha fornito un supporto, sottolinea Simeoni, che ha consentito di ridurre non tanto i tempi di attesa, quanto quelli complessivi della prestazione (per i codici gialli si è passati da 5,17 a 4,01 ore). Il Pronto soccorso si è confermato nel 2008 un punto di riferimento per un bacino d’utenza più vasto del Monfalconese, perché poco meno di 6mila utenti sono arrivati dalla provincia di Trieste, quella di Udine, da fuori regione o sono stranieri (662). «Rimane però il problema dell’area vasta con Trieste – rileva Simeoni – con cui non posso avere barriere burocratiche quando si tratta di gestire delle emergenze, in cui il tempo è sempre fondamentale». Il servizio è riuscito e riesce a fare fronte a questa mole di lavoro nonostante le tensioni che ancora esistono sul fronte dell’organico. A renderne conto è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’ultima seduta del Consiglio comunale rispondendo a un’interrogazione del capogruppo di CittàComune Maurizio Volpato. I medici dovrebbero essere 9 più il primario, ma al momento un medico è in congedo per maternità e si sta facendo il bando per la sostituzione a tempo determinato, mentre due medici comunque sono a part-time. Ce ne sono quindi cinque disponibili per i turni notturni, perché due sono statio esentati per motivi di salute, mentre due notti a settimana sono coperte grazie a una convenzione con l’Azienda ospedaliera di Udine. Problemi di personale li ha segnalati venerdì direttamente il responsabile dell’unità cardiologica, Tullio Morgera. «Un medico va in pensione quest’anno e uno vuole trasferirsi a Gorizia – ha detto -. Il problema andrà quindi affrontato». Il reparto lo scorso anno ha effettuato 660 ricoveri ordinari e 115 di day hospital e 118 impianti e sostituzioni di pace-maker e 7 di defibrillatori, mentre gli ambulatori hanno seguito 4.229 pazienti. L’unità operativa di cardiologia fa parte del Dipartimento di emergenza come quella di rianimazione e anestesia. La terapia intensiva con i suoi quattro letti, ha spiegato il responsabile Dario Sabbadini, ha accolto 260 pazienti, di cui 56 inviati dal Pronto soccorso. L’obiettivo per il 2009 rimane quello di sviluppare la terapia intensiva dotandola della dialisi per acuti in collaborazione con la nefrologia. L’altro versante dell’attività del reparto ha visto effettuare 4.497 anestesie e garantire la partoanalgesia al 13% dei parti. Gli sviluppi possibili per il 2009 sono quelli della realizzazione della recovery room e dell’ampliamento della terapia del dolore.

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
MALUMORE IN SALA D’ASPETTO  
Operaio infortunato in attesa con una ferita alla faccia
 
  
Nove pazienti in sala d’attesa e altri 12 in gestione al Pronto soccorso, di cui tre in osservazione temporanea e i restanti alle prese con gli accertamenti sanitari. Una donna di 92 anni attende il suo turno, mentre un bimbo di un anno è già affidato in cura. Sono i ritmi di una mattinata definita, tutto sommato, ”gestibile”. Fronteggiata con il personale medico ridotto di una unità, in virtù delle ferie, e il professionista assegnato all’automedica che, in assenza di emergenze territoriali, giunge in supporto per dare una mano. Fuori, in sala, gli utenti non considerabili gravi, guardano l’orologio che mette in fila i minuti. «Tempi lunghi», c’è chi osserva non senza manifestare disagio. Una giovane donna, in preda ai dolori durante la notte, è giunta al Pronto soccorso alle 6.30, in ambulanza. Due lavoratori, entrambi reduci da un infortunio in cantiere, aspettano insofferenti. «Mi hanno mandato a fare i raggi – ha spiegato uno dei due -, ho dei pallini metallici conficcati in faccia. Sto aspettando che me li estraggano, il dolore è forte».
Non solo. Proprio ieri, a causa dell’assenza dei medici di base impegnati in un corso di aggiornamento, i pazienti sono confluiti alla Guardia medica. Alle 12.30 il servizio aveva evaso 43 prestazioni dalle 8 del mattino. Eppure, tra gli utenti, c’era chi non nascondeva l’insofferenza: «Con il bacino d’utenza che deve sostenere questo ospedale – lamentava una donna -, dovrebbero aumentare i medici a disposizione. Oggi a maggior ragione, con i medici di base assenti». È un’altra giornata campale, la tabella di marcia prefigura un tasso di prestazioni di un centinaio di pazienti, dopo che, di notte al servizio erano passate una trentina di persone. Quella di ieri non rappresenta un caso isolato: domenica scorsa, dalle 8 alle 20, la Guardia medica ha evaso 72 prestazioni e una quindicina di notte.