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Il Piccolo, 27 marzo 2009 
 
IL 17 GENNAIO PERSE LA VITA UN OPERAIO DI TERZO D’AQUILEIA  
Infortunio mortale in Cartiera, indagato Romano  
Avviso di garanzia per omicidio colposo a carico del presidente della Compagnia portuale
 
 
Omicidio colposo per la morte di un operaio all’interno della Cartiera Burgo di Duino. È questa l’accusa ipotizzata a carico del presidente della Compagnia portuale di Monfalcone, Franco Romano.
Secondo il pubblico ministero di Trieste Giuseppe Lombardi, il dirigente della cooperativa, non avrebbe attuato tutte le misure di prevenzione per evitare il verificarsi l’infortunio nel reparto segheria a causa del quale persela vita, il 17 gennaio scorso, Mauro Burg, un operaio quarantanovenne residente a Terzo d’Aquileia, nella Bassa friulana.
La sua era stata una morte orribile: il corpo era stato fatto a pezzi da un macchinario.
«Devo solo difendermi. Ma per ora non mi presenterò dal pubblicoministero per l’interrogatorio. Devo studiare gli atti e in particolare le perizie assieme al mio avvocato», ha detto ieri Franco Romano.
Poi ha aggiunto: «In questa tragica vicenda sono stato coinvolto in qualità di presidente. È una questione sostanzialmente di tipo tecnico».
L’informazione di garanzia gli è stata notificata pochi giorni fa dai carabinieri, al termine della prima fase delle indagini.
Nella ricostruzione del pubblico ministero la principale responsabilità attribuita al presidente della Compagnia portuale, Romano, è quella relativa all’episodio in senso stretto in cui è morto l’operaio stritolato da una sega circolare, l’altra è quella più in generale riguardante la mancanza di prevenzione degli infortuni nell’impianto dove si è verificato il mortale infortunio. La prima è stata insomma sostanzialmente la conseguenza dell’altra.
Sul tavolo del dottor Lombardi ci sono anche i risultati della perizia tecnica sull’impianto. La relazione firmata da Claudio Milocco, responsabile della sicurezza dell’Azienda sanitaria, è ritenuta un elemento determinante delle indagini.
Per comprendere esattamente alcuni aspetti di quello che è accaduto, nel corso delle indagini erano stati anche smontati alcuni pezzi dell’impianto della segheria che poi sono stati esaminati in laboratorio.
Si tratta di vere e proprie contestazioni in cui si diffida dal bloccare il sistema di sicurezza della segheria, quello stesso sistema che nel pomeriggio di sabato 17 gennaio non si è attivato quando Mauro Burg è finito prima sul nastro trasportatore e poi nella sega circolare assieme ai tronchetti di legno che stava tagliando.
Ora per la Procura della Repubblica di Trieste c’è il nome di un responsabile, quello del presidente della Compagnia portuale di Monfalcone, Franco Romano.
La società aveva acquisito la gestione di quell’area dello stabilimento duinese dopo l’esternalizzazione di una delle sue fasi produttive, avvenuta due anni fa. Burg era un operaio con una trentina di anni di lavoro in porto alle spalle. Era stato anche socio della Compagnia.

Il Piccolo, 26 marzo 2009

Fincantieri, tre ore di sciopero e presidi 
Nuova interruzione della trattativa sull’integrativo

La due-giorni di trattative per il rinnovo del contratto integrativo di Fincantieri si è conclusa in modo negativo. Secondo la Fim e la Fiom a causa dell’intrasigenza della società che, stando a quanto riferiscono le due organizzazioni, ha deciso di lasciare sul tavolo per 8 giorni, cioé fino al primo aprile, la sua proposta per poi ritirarla scaduto questo termine. In presenza di adesioni da parte dei sindacati o meno. Fim e Fiom hanno proclamato subito un’azione di protesta e oggi sciopereranno assieme per tre ore, le prime di ogni turno, anche a Monfalcone, il più grande cantiere del gruppo, il cui ingresso sarà inoltre presidiato per buona parte della mattina. «Su queste basi – ha affermato ieri il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi – l’accordo non è possibile, e questo è ciò che la Fiom ha affermato con chiarezza, pur dichiarandosi disponibile a proseguire il confronto». Fincantieri ha mantenuto ferme le sue posizioni sulla produttività, ha affermato invece il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto, senza però fornire alcun elemento di confronto sull’efficientamento della produzione. «A Fincantieri avevamo posto tre punti per noi irrinunciabili – ha sottolineato Gianpiero Turus, segretario provinciale Fim – e cioè l’aumento del premio per gli indiretti, un nuovo sistema di calcolo del premio di efficienza e l’uso di un meccanismo trasparente in grado di garantire un riconoscimento a tutte le aree produttive. Fincantieri ha opposto un rifiuto a modificare la sua posizione e quindi anche per noi non c’erano e non ci sono le condizioni per arrivare alla firma». Fim e Fiom non escludono altre azioni di mobilitazione da qui a mercoledì prossimo.
 
Messaggero Veneto, 26 marzo 2009
 
Fincantieri, scatta lo sciopero

MONFALCONE. È saltata la trattativa sul contratto integrativo di Fincantieri e la due-giorni dedicata agli incontri tra azienda e sindacato si è conclusa, ieri, in negativo. Secondo Fim e Fiom a causa dell’intransigenza della società, che, stando a quanto riferiscono le due organizzazioni dei metalmeccanici, ha deciso di lasciare sul tavolo per otto giorni, cioè fino al primo aprile, la sua proposta per poi ritirarla, se alla scadenza del termine i sindacati non avessero aderito. «Un atto ultimativo non accettabile», hanno detto i rappresentanti sindacali di Fim e Fiom, che hanno proclamato un’immediata azione di protesta. Per oggi, insieme, anche nello stabilimento di Monfalcone hanno proclamato lo sciopero, per le prime tre ore di ogni turno. L’ingresso del cantiere di Panzano sarà presidiato quanto meno per buona parte della mattina. «La vertenza di gruppo alla Fincantieri è giunta a un punto di stallo totale per l’intransigenza e per l’indisponibilità dell’azienda alla trattativa – ha affermato ieri il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi –. Dopo due giorni di negoziato, svoltisi a Roma, l’azienda ha presentato un documento “prendere o lasciare”, nel quale sono contenute misure profondamente ingiuste e persino punitive per moltissimi lavoratori, in particolare rispetto al rapporto salario-produttività». «Su queste basi, l’accordo non è possibile – ha aggiunto –, e questo è ciò che la Fiom ha affermato con chiarezza, pur dichiarandosi disponibile a proseguire il confronto». Secondo quanto riferito dal segretario provinciale della Fiom Cgil, Thomas Casotto, Fincantieri avrebbe mantenute ferme le sue posizioni sulla produttività, senza però fornire alcun elemento di chiarezza e spiegazioni su come si potrebbe raggiungere l’efficientamento della produzione.
«A Fincantieri avevamo posto tre punti per noi irrinunciabili – ha sottolineato Gianpiero Turus, segretario provinciale della Fim – e cioè l’aumento del premio per gli indiretti, un nuovo sistema di calcolo del premio di efficienza e l’uso di un meccanismo trasparente in grado di garantire un riconoscimento a tutte le aree produttive degli stabilimenti. Fincantieri ha opposto un netto rifiuto a modificare la sua posizione e quindi anche per noi non c’erano e non ci sono le condizioni per arrivare alla firma».
Da qui quindi la proclamazione dello sciopero, che dovrà servire perché «sia Fincantieri a riflettere in questi otto giorni a disposizione». In attesa del nuovo incontro, previsto per il primo aprile, non sono escluse altre azioni di protesta. (cr.v.)

Il Piccolo, 27 marzo 2009 
 
PROTESTA DI FIOM, FIM E FAILMS PER IL CONTRATTO  
Sciopero con presidio davanti alla Fincantieri Caos viabilità a Panzano  
Adesione del 48%. In fila, i camion delle ditte e le auto degli operai hanno occupato per ore le strade del rione
 
 
di LAURA BLASICH

Lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone, il più grande del gruppo, 1.800 dipendenti diretti e oltre 2mila lavoratori dell’appalto, si è fermato per buona parte della mattina ieri a causa dello sciopero proclamato da Fim-Cisl e Fiom-Cgil, dopo la quasi rottura di mercoledì delle trattative con la società per il rinnovo del contratto integrativo di gruppo. Lo ha fatto però anche una buona fetta del rione di Panzano, in cui il cantiere navale è incastonato, perché i Tir diretti allo stabilimento Fincantieri e anche a quello, adiacente, di Ansaldo sistemi industriali si sono accumulati lungo le vie di accesso ai siti industriali, in attesa che rappresentanti sindacali e lavoratori togliessero il presidio scattato attorno alle 5 di ieri.
All’esterno sono rimasti i mezzi dei fornitori e le automobili dei dipendenti in attesa di entrare nel cantiere navale, ma anche i lavoratori delle imprese dell’appalto, che in stabilimento sono entrati solo quando il presidio si è sciolto, nella tarda mattinata. A controllare che eventuali tensioni non sfociassero in qualcosa di più numerosi agenti di polizia e carabinieri, visto che lo sciopero era stato proclamato solo da due delle tre principali organizzazioni dei metalmeccanici e la stanchezza dei lavoratori, in attesa da mesi del nuovo integrativo e preoccupati anche dalle prospettive tutt’altro che certe per quel che riguarda le commesse, ieri era davvero palpabile.
Problemi comunque ieri non ce ne sono stati, anche perché all’astensione dal lavoro di tre ore indetta da Fim e Fiom ha deciso di accodarsi la Failms-Cisal, sindacato autonomo entrato lo scorso anno nella Rsu dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Stando ai dati forniti dalla società, l’adesione sarebbe stata però del 48% tra gli operai e gli impiegati del primo turno e giornalieri, per i quali lo sciopero interessava le prime tre ore di lavoro. Fincantieri ieri non ha commentato le dure critiche mosse da Fim e Fiom dopo la due giorni di trattative a Roma, conclusasi in modo negativo, dopo che la società, stando ai sindacati, ha posto sul tavolo una proposta «prendere o lasciare». Fincantieri si è limitata solo a dire di attendere il nuovo incontro previsto per mercoledì prossimo e al quale, comunque, Fim e Fiom hanno già assicurato la loro presenza. Intanto nei prossimi giorni, prima del nuovo confronto, le organizzazioni sindacali terranno assemblee con i lavoratori per illustrare la posizione di Fincanteri e la propria. Quanto comunque è già avvenuto in parte ieri, davanti all’ingresso presidiato del cantiere navale. «Abbiamo spiegato che anche questa volta l’azienda non ha chiarito quali strumenti potrebbe mettere in campo per sostenere il recupero di efficienza e produttività che si prefigge – ha detto ieri mattina il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento Moreno Luxich -. Anche sul premio di programma l’impostazione è peggiorativa rispetto quella dell’attuale integrativo. Ecco perché nel cantiere più grande del gruppo oggi (ieri, ndr) si è avuta una vera e propria sollevazione contro i contenuti della proposta, ma anche l’arroganza della società, che ha deciso di mettere sul tavolo il suo documento per otto giorni dicendosi poi pronta a ritirarlo dal nono giorno. Un ultimatum vero e proprio».
L’obiettivo dello sciopero di ieri rimane quindi quello di cercare di far spostare l’asse della vertenza. «Dispiace dire che la Uilm sembra sia disposta a firmare quel documento – ha aggiunto ieri Luxich -, non avendo però mai avuto il coraggio in questa fase di venire a spiegare le proprie motivazioni ai lavoratori. Se comunque una sola organizzazione andasse a firmare l’accordo, vogliamo poi vedere come farà a gestirne l’applicazione all’interno di questo e degli altri stabilimenti».

Messaggero Veneto, 27 marzo 2009 
  
Monfalcone. Tre ore di sciopero e presidio dei cancelli allo stabilimento di Panzano  
Integrativo, salta la trattativa Mobilitazione alla Fincantieri
 
 
Luxich non manca di evidenziare l’atteggiamento di «totale arroganza» di Fincantieri, che ha posto sul tavolo un documento chiedendo adesione entro otto giorni, ovvero entro il primo aprile, quando è stato convocato un nuovo incontro.
Fincantieri da parte sua non esprime posizioni, ma dice di attendere l’esito del prossimo incontro. «L’azienda non discute, impone. E questo non è accettabile, tanto che – dice Luxich -, pur se su alcune posizioni siamo ancora in dissenso, assieme a Fiom ha proclamato lo sciopero anche Fim».
E afferma come nello stabilimento navalmeccanico di Panzano, il più grande del gruppo, ieri ci sia stata una vera sollevazione popolare rispetto all’impostazione aziendale, sia per i contenuti, sia per il metodo che avrebbe voluto imporre.
Ai lavoratori è stato spiegato cosa era successo a Roma ed è stato precisato che la finalità dello sciopero è spostare il tiro «e creare una vera opposizione sociale, non solo a Monfalcone. Dai dati che abbiamo – prosegue – ci stiamo riuscendo».
La prossima settimana sono previste assembleee con i lavoratori per spiegare l’integrativo, con l’intento però di arrivare a un tavolo di confronto con una situazione diversa e più favorevole. «Dispiace dire – osserva ancora Luxich – che Uilm era convinta di firmare il documento dell’azienda. Ma allora i rappresentanti si sarebbero dovuti presentare davanti ai lavoratori a spiegare perchè. Come Fiom, abbiamo fatto un percorso che anche se non ha avuto ancora risultati, ha però fatto in modo di non arrivare a firme separate, coinvolgendo tutti i lavoratori del cantiere. Se poi un’organizzazione da sola, unilateralmente, andrà alla firma, vogliamo vedere come farà a gestire l’accordo all’interno del cantiere. Ma auspico che chi fa sindacato rappresenti l’interesse dei lavoratori e non di altre entità».
Oltre a Fiom e Fim, ha aderito allo sciopero anche Failms. «Per dare un segnale forte alla Fincantieri sulla vertenza del contratto integrativo di 2° livello», spiega il segretario provinciale Fabrizio Ballaben, che annuncia appunto «giorni caldi durante i quali non si escludono forme e azioni di mobilitazioni anche di intere giornate, se l’azienda non dovesse recepire i messaggi dei lavoratori. Fincantieri deve tener conto delle esigenze dei lavoratori: necessitano ricadute salariali, riduzione drastica degli appalti e recupero delle professionalità acquisite da decenni. Ribadiamo a Fincantieri che tutti i meccanismi devono essere trasparenti e in grado di garantire un riconoscimento a tutte le aree produttive. Solo con trasparenza e giusto riconoscimento – conclude – potremmo arrivare alle condizioni per firmare l’accordo».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 26 marzo 2009 
 
L’INFORTUNIO DEL 30 NOVEMBRE 2004 NELL’IMPIANTO TERMOELETTRICO  
Operaio morì in centrale, un anno a due tecnici  
Bernardo Fanelli, 56 anni, rimase schiacciato da un blocco di cemento caduto da una gru

Due tecnici della centrale termoelettrica di Monfalcone sono stati condannati ieri, in tribunale a Gorizia, per concorso in omicidio colposo al termine del processo per la morte di un dipendente di una ditta dell’appalto, Bernardo Fanelli, all’epoca 56 anni, in seguito a un incidente avvenuto alla fine del 2004. Il giudice monocratico Caterina Brindisi (pm Suriano) ha inflitto un anno di reclusione ciascuno (la pena però è stata sospesa) al monfalconese Andrea Revoltella, 46 anni, e al triestino Diego Roitero di 57. L’incidente si verificò nel primo pomeriggio del 30 novembre di 5 anni fa nell’impianto, all’epoca di proprietà di Endesa Italia. Bernardo Fanelli, era impegnato per conto della ditta dell’appalto Adok di Aiello, assieme a un collega e ad alcuni operai di Endesa, nello spostamento di una paratia delle prese dell’acqua dal canale Valentinis, utilizzate per il raffreddamento dell’impianto. L’uomo venne colpito alla testa e parzialmente schiacciato dalla paratia, un manufatto di cemento del peso di oltre due quintali, sbilanciatosi durante l’operazione di sollevamento e cadutogli addosso da tre metri di altezza. Fanelli morì all’istante per le devastanti ferite riportate al capo e al tronco. All’epoca Andrea Revoltella era il manovratore dell’autogru mentre Diego Roitero era il responsabile della sezione manutenzione meccanica di Endesa. Il giudice ha ritenuto responsabile Revoltella anche di una specifica violazione di sicurezza, infliggendogli un ulteriore mese di arresto.
I due tecnici sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale di 20mila euro nei confronti dei due figli di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e della madre dell’operaio, Pasqualina Zampetti, costituitisi parti civili e rappresentati dagli avvocati Crevatin e Ginaldi.
L’episodio, l’ultimo con esito mortale avvenuto nella centrale termoelettrica monfalconese, suscitò grande scalpore nel mondo del lavoro cittadino. Bernardo Fanelli, nativo di Taranto ma residente da anni nell’Isontino, secondo gli stessi compagni di lavoro, era «uno degli operai più esperti che operavano con le ditte dell’appalto all’interno della centrale». L’operaio lavorava da due anni alle dipendenze della ditta friulana, impiegata normalmente per interventi di manutenzione all’interno della centrale termoelettrica di Monfalcone.

Messaggero Veneto, 26 marzo 2009 
 
Morì un operaio alla centrale termoelettrica: due condanne 
MONFALCONE 
Cooperazione in omicidio colposo per la fine di Bernardo Fanelli
 
 
MONFALCONE. Due condanne per cooperazione in omicidio colposo. Si è concluso così ieri al Tribunale di Gorizia il processo legato alla tragica morte del 56enne Bernardo Fanelli, nativo di Taranto, ma residente da anni nell’Isontino, che nel novembre del 2004 aveva perso la vita in un incidente sul lavoro verificatosi nell’area della centrale termoelettrica Endesa di Monfalcone.
L’uomo era stato accidentalmente colpito alla testa da un pancone di cemento pesante più di due quintali ed era morto praticamente sul colpo.
Il giudice monocratico di Gorizia Caterina Brindisi ha condannato ieri a un anno ciascuno di reclusione, pena sospesa con la condizionale, i due imputati, il 46enne Andrea Revoltella e il 57enne Diego Roitero. All’epoca dei fatti Revoltella, residente a Monfalcone, era manovratore di un’autogrù oltre che referente Endesa per le ditte esterne mentre Roitero, residente a Trieste, era responsabile della sezione manutenzione meccanica dell’Endesa. Fanelli era dipendente di una ditta esterna all’Endesa, la cooperativa Adok di Ajello (il cui legale rappresentante è stato già condannato con rito abbreviato), ed era impegnato in un intervento di pulizia.
Il giudice Brindisi ha condannato i due imputati al risarcimento danni da definire in sede civile e intanto al pagamento di una provvisionale esecutiva di 20 mila euro a beneficio di ciascuna delle parti civili, ovvero la figlia e il figlio di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e la madre Pasqualina Zampetti, rappresentati dagli avvocati Franco Crevatin e Alealdo Ginaldi. Revoltella e Roitero erano difesi dagli avvocati Franco Obizzi e Tudor. La pubblica accusa era sostenuta dal pm Fabrizio Suriano.
Sostanzialmente, i due avrebbero secondo l’accusa omesso di osservare procedure antinfortunistiche che avrebbero potuto evitare la tragedia. Il giudice ha ritenuto responsabile Rivoltella (disposto un mese aggiuntivo di arresto) anche per una specifica violazione in tema di sicurezza.
Il processo era scaturito come si diceva dal drammatico infortunio sul lavoro avvenuto il 30 novembre del 2004 quando Fanelli era stato colpito alla testa da un pancone pesante 210 chili (si tratta di pesanti lastre di cemento che messe una sopra l’altra costituivano una sorta di saracinesca che impediva l’accesso a una vasca interna).
Mentre veniva manovrato con una autogrù nell’ambito di un’operazione di manutenzione, il pancone si era improvvisamente staccato precipitando da un’altezza di tre metri addosso al 56enne di origine pugliese provocandogli la frattura della volta cranica e determinando il decesso pressoché istantaneo.

Il Piccolo, 26 marzo 2009 
  
PARTITA LA POSA DELLA FOGNATURA  
Prigionieri in casa, protesta in via Donizetti  
«Minimo preavviso, bloccati dalle ruspe». «Impossibile perfino abbassare le serrande»

Sono una ventina le famiglie «prigioniere» tra le vie Donizetti e Giacich, entrambe a senso unico e interdette alla circolazione a causa dei lavori di posa della rete fognaria. Residenti infuriati, non tanto per le opere che dovevano essere comunque realizzate, quanto per le modalità con cui è stata condotta l’operazione da parte del Comune, «accusato» di non aver inviato alcun preavviso alle famiglie e di non aver tenuto conto delle loro esigenze. Come a esempio la presenza di disabili o di anziani che devono sottoporsi a terapie.
Con questa situazione ora tutto è diventato più complicato. Con il cantiere davanti alla porta, altre famiglie si lamentano che non hanno potuto organizzarsi in tempo per trovare un parcheggio alternativo alla loro auto, essendo inaccessibile quello dell’abitazione. Rabbia e proteste sono alla base del racconto della gente dopo che venerdì scorso, cioè il 20 marzo, lungo la strada sono stati sistemati i segnali di divieti di sosta con un biglietto indicante «Lavori in corso, inizio 17 febbraio». Mentre per la fine lavori non era indicato alcun termine. E così lunedì scorso, la ditta con escavatori, camion e attrezzature, ha transennato la strada e con la ruspa e ha cominciato a scavare dall’incrocio tra viale San Marco e via Donizetti per trovare il collettore della rete fognaria. «Non ci possono trattare in questo modo – spiega Ornella, titolare della pizzeria ”Al gabbiano” – perché all’improvviso ci hanno chiuso la strada. Siamo costretti a chiedere agli operai di chiuderci la serranda del ristorante perché noi non ci riusciamo.
«Ho telefonato ai vigili – continua – e hanno detto di non saperne niente e che si sarebbero informati». Laura ha la mamma disabile e l’unica uscita da casa è sulla strada. «Siamo bloccati – afferma la donna -. Per qualche giorno sarà possibile utilizzare una parte della strada. Poi niente più fino a fine lavori». Paolo, invece, è su tutte le furie: ha aspettato per mesi la disponibilità di una ditta per la posa del porfido nel suo giardino.
«Almeno mi avessero avvisato qualche settimana fa – dice -, avrei rinviato il lavoro. Non so come la prenderà la ditta per questo rinvio. Speriamo che ci lascino passare almeno per scaricare il materiale». «Ho la mamma malata – dichiara Marisa – e il Comune dovrà darci qualche soluzione per uscire da questo labirinto. C’è chi dice che i lavori finiranno il 30 aprile. E i vigili non ci danno risposte». «Strada chiusa e deviazione. È questo il modo di presentarsi senza avvertimento?», dice Annalisa che ha i problemi della figlia che va a scuola e del marito che non sa dove mettere l’auto.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 26 marzo 2009 
  
Spiaggia, i lavori slittano a fine estate  
Rinviata l’attuazione del piano sperimentale di ripascimento
 
 
Rimandato, ancora una volta, il ripascimento di Marina Julia. Nonostante ci siano buone speranze che, quest’estate, il mare possa tornare balenabile. Almeno questo l’obiettivo cui punta il Comune con le analisi (decisive) che verranno effettuate dall’Arpa a maggio. Siccome nei mesi scorsi i monitoraggi hanno avuto esito negativo, ecco che l’amministrazione ha già preallertato la Regione: se anche a maggio tutto sarà ok, sarà avanzata la richiesta di far tornare balneabile Marina Julia. Acqua pulita, dunque, ma spiaggia destinata a restare in pessime condizioni per tutta l’estate, visto che l’intervento sperimentale con tecniche naturalistiche in grado di durare nel tempo, sfruttando i fondi regionali di 349mila euro per risistemare il litorale distrutto dalle mareggiate del 2008 potrà essere effettuato solo in autunno e non entro l’inizio dell’estate, come annunciato. «Purtroppo i tempi si sono ristretti – spiega il vicesindaco Silvia Altran – e quindi dovremmo rimandare tutto a dopo l’estate. Comunque l’intervento ci sarà e sarà risolutivo». Reazione desolata, ovviamente, dei gestori delle concessioni che si aspettavano, quest’anno, di poter riavere la spiaggia nelle sue condizioni migliori. Il progetto, elaborato assieme alle Università di Udine e Trieste e al Master sul rischio idrogeologico, doveva comportare l’uso del sistema sperimentato per la prima volta a SaintGermain-Sur-Ay, in bassa Normandia. Si tratta della tecnica Sand Castle, che prevede lo scavo di «trincee» parallele alla linea di costa in cui viene inserito un prodotto ecologico, composto da una trentina di sostanze naturali, ma in grado di consolidare la spiaggia, bloccando l’erosione, ma anche di far tornare la sabbia a essere idrofila.
Sul fronte della balneazione, invece, sembra che le cose possano mettersi nel verso giusto. «I risultati finora rilevati dai monitoraggi – spiega Frittitta – sono buoni, indicano che i problemi sono sporadici e si verificano solo in acque superficiali. Purtroppo però, per legge, sono necessarie conferme in tal senso per 6 mesi per poter riottenere la balneabilità. Contiamo quindi, se anche i dati di aprile dell’Arpa saranno favorevoli, di avere una spiaggia comunque agibile e con il mare balneabile per tutta l’estate». Peccato soltanto che le condizioni dell’arenile non saranno tali da attirare grandi folle sul litorale monfalconese.
Elena Orsi

Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
RIMANDATA A SETTEMBRE UNA RADICALE AZIONE DI RIQUALIFICAZIONE  
Marina Julia, una task-force per la spiaggia  
Previsti a breve interventi di minima per la sistemazione del litorale
 
 
Anche se il ripascimento verrà rimandato a settembre, per l’estate, che il mare sia balneabile o meno, si interverrà per mettere a punto la spiaggia e farne un habitat confortevole anche solo per prendere il sole. Lo assicura l’assessore ai Servizi tecnici, Giordano Magrin, che sottolinea come «Marina Julia, anche se dovremmo rinviare l’intervento a dopo l’estate, sarà soggetta a un intervento di sistemazione di minima». L’arenile è infatti in condizioni difficili dopo l’inverno. «Non possiamo lasciare le cose così come sono – spiega – anzi, dobbiamo comunque prevedere, almeno per un minimo, una sistemazione della sabbia nelle aree comunali per renderla praticabile. Ecco perchè questa settimana metteremo in campo una task-force tra tutti i soggetti interessati così da poter capire in che modo intervenire al meglio, anche dal punto di vista del ripascimento». Magrin infatti conferma che non c’è alcuna certezza di iniziare l’intervento prima della stagione estiva, pure se i fondi regionali ci sono e sono stati confermati. «Dobbiamo però capire come fare, visto che si tratta di un intervento del tutto sperimentale. Certo che, se anche il ripascimento non verrà effettuato, è chiaro che in qualche modo si dovrà intervenire con una sistemazione di minima, in modo da rendere l’arenile praticabile già per i mesi di maggio e giugno». Non solo: si sta valutando anche di installare, sempre sulle aree di concessione comunale, dei servizi igienici e una doccia. L’intervento consisterà in pratica nel posizionamento di nuovo sabbia in modo da rimpolpare la spiaggia. Una cosa più semplice quindi del ripascimento, elaborato assieme alle Università di Udine e Trieste e al Master sul rischio idrogeologico di Gorizia, che prevedeva l’uso del sistema sperimentato per la prima volta in Bassa Normandia, la cui spiaggia era sottoposta a un violento fenomeno di erosione, provocato anche da escursioni di marea che sono tra le più ampie al mondo e da correnti estremamente forti. Si trattava della tecnica Sand Castle, che prevede lo scavo di «trincee» parallele alla linea di costa in cui viene inserito un prodotto ecologico, composto da una trentina di sostanze naturali, ma in grado di consolidare la spiaggia, bloccando l’erosione.

Messaggero Veneto, 02 aprile 2009 
 
Monfalcone. Sostenuto da fondi regionali, non darebbe risultati come a Grado e Lignano  
Marina Julia, dubbi sul piano di sistemazione della spiaggia
 
 
MONFALCONE. Si sta avvicinando la bella stagione e diventano argomento di attualità lo stato e il ripascimento della spiaggia di Marina Julia, che anno dopo anno viene mangiata da mareggiate e maltempo, ma anche semplicemente dal lavorio delle onde del mare.
La sistemazione di Marina Julia non sarà però un’operazione né di poco conto né da poter fare a breve e c’è il rischio che altri litorali, quali Grado e Lignano, intervengano più rapidamente di Monfalcone. L’idea per Marina Julia è quella d’intervenire con un metodo di ripascimento tutto naturale, che consentirà di porre rimedio all’erosione del mare e degli agenti atmosferici grazie a un prodotto composto a sua volta da una trentina di prodotti naturali, distribuito meccanicamente sulla spiaggia che mantiene il suo aspetto naturale. Il metodo, noto come “Sand castle”, sperimentato per la prima volta in Europa sulla spiaggia di Saint-Germaine-sur-Ay, è proposto da una società americana e potrà essere applicato alla spiaggia monfalconese grazie al finanziamento di 349 mila euro ottenuto dalla giunta regionale con un’ultima variazione 2008 e destinato espressamente al ripascimento della spiaggia con tecniche d’ingegneria naturalistica e quindi a un intervento di carattere sperimentale.
«È ammirevole e degno di nota l’interesse sul litorale che sta portando avanti con impegno l’assessore ai Servizi tecnici, Giordano Magrin, ma il Consorzio industriale si appella al Comune perché faccia attenzione a non basare il futuro del litorale soltanto sul progetto sperimentale finanziato dalla Regione. Da tempo ormai il Consorzio industriale è fuori dei lavori per la sistemazione della spiaggia – spiega il direttore Giampaolo Fontana –, visto che l’idea di un soggetto a tre fra Comune, Regione e Consorzio è tramontata così come la Delegazione amministrativa. Ma dall’esperienza che abbiamo vorremmo far presente che il progetto Sand castle, essendo sperimentale, avrà una notevole durata di realizzazione e che comunque deriva da un’esperienza su un tratto costiero la cui configurazione orografica è diversa dalla nostra».
L’impressione è che la Regione abbia dato a Monfalcone finanziamenti che saranno utili solamente tra un certo periodo di tempo, mentre quello di cui Marina Julia avrebbe bisogno è un intervento a breve di riporto di sabbia come fatto dal Consorzio per conto della Regione nel 2006. Lignano e Grado, infatti, hanno avuto finanziamenti d’importo ben maggiore, attorno al milione di euro, per partire con la sistemazione di sabbia in vista della stagione 2009.
È vero che Marina Julia ha ottenuto oltre 300 mila euro, ma per un intervento sperimentale che dovrà appena essere tradotto in pratica e i cui risultati si vedranno soltanto fra uno o due anni. Il pericolo su cui mette in guardia il Consorzio, quindi, è che da parte della Regione la spiaggia monfalconese sia “relegata” a litorale secondario rispetto ad altri, con un danno notevole per la città di Monfalcone e il suo territorio.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 05 aprile 2009 
 
SPIAGGIA: INIZIA LA STAGIONE PIÙ DIFFICILE 
Crisi, maxi-canoni e inquinamento I concessionari minacciano la fuga  
Critiche al piano di ripascimento. «Ancora un aumento e ce ne andiamo»
 
 
di CIRO VITIELLO

Si preannuncia all’insegna dell’incertezza la nuova stagione balneare per gli operatori del litorale. Svanita la prevista ”moratoria” sui maxi-canoni demaniali introdotti nel 2007 e alle prese con la crisi economica, i concessionari si sentono con le spalle al muro, come se non bastassero i problemi della precaria balneabilità del mare e lo slittamento a settembre delle operazioni di ripascimento. Un primo effetto, peraltro, c’è già: il bando per una delle concessioni, l’ex Playa, è andato deserto per cui una fetta di spiaggia di Marina Julia non sarà nemmeno quest’anno attrezzata. Di fatto, i concessionari contavano molto su una riduzione dei canoni dopo gli aumenti del 300% decisi dalla Finanziaria 2007, grazie al decreto ”salvacrisi” in approvazione domani alla Camera e giovedì al Senato. Ma l’annullamento della “moratoria” che prevedeva il congelamento dei canoni imposti prima del 2007 fino al 30 settembre prossimo, ha di fatto sparire qualsiasi certezza. E quindi, quanto meno i maxi-aumenti che per i concessionari delle spiagge monfalconesi erano stati del 300% (da 6 a 18mila euro) non subiranno alcuna riduzione. Una nuova batosta per i gestori che nutrivano la speranza che la nuova normativa potesse rendere loro più giustizia.
«Siamo disperati – spiega Roberto Lacalamita, concessionario del bar-spiaggia ”Number One” – e così sarà molto difficile andare avanti. Dovesse scapparci qualche altro aumento dei canone, non ci resterebbe che ritirarci. Dopo la disastrosa stagione balneare 2008 con il mare inquinato e la gente che se ne andava, quest’anno il rinnovo della concessione è stata una scommessa. Questa, infatti, sarà per noi una stagione in piena crisi, con la gente sempre più in difficoltà. A Marina Julia non c’è turismo. Bisogna farlo arrivare. Rivolgiamo quindi al Comune l’appello a non abbandonare la spiaggia. Avevamo chiesto al neo assessore Giordano Magrin di farci ripulire la spiaggia prima di Pasqua per favorire le prime tintarelle e per consentirci una boccata d’ossigeno. Ma le montagne di tronchi e di alghe che abbiamo accumulato sono ancora tutte lì. Con le tasse che paghiamo è un miracolo andare avanti». Anche per quest’anno, intanto, è andato deserto il bando per la gestione dell’ex stabilimento ”La Playa”. Per la concessione, dovevano essere pagate due quote anticipate con una fideiussione per altre due annualità. In pratica, l’aventuale acquirente doveva sborsare subito circa 100mila euro e poi comperare attrezzature e arredi.
«Non possiamo andare avanti in queste condizioni – dice Gianpaolo Sussarellu titolare del bar ”Da Mario” – e sarebbe un peccato se qualcun altro dovesse mollare. A Marina Julia sono rimasi due soli stabilimenti. Chiediamo al Comune di metterci in condizione di lavorare e di tenere pulite soprattutto le zone libere, perché quelle in concessione ci pensiamo già noi. Poi di sistemare container per la raccolta delle alghe portare un po’ di sabbia. Insomma bisogna dare una vera sistemata alla spiaggia. Il Comune, invece di puntare sul suo maxi-progetto sperimentale di ripascimento, già slittato, dovrebbe investire un milione di euro e sistemare in modo serio tutta la spiaggia». Anche al Lido di Staranzano i maxi-canoni hanno messo in ginocchio i gestori. «È difficile – afferma la titolare del Surf Bar Cristina Geron – andare avanti economicamente in queste condizioni. Poi ci sono ancora le montagne di alghe accatastate. La gente se ne va e perdiamo clienti».

Il Piccolo, 08 aprile 2009 
 
Sabbia in arrivo per Marina Julia  
Interventi-tampone prima del piano di ripascimento
 
 
È in arrivo la sabbia per il litorale di Marina Julia. Ma sarà solo un ripascimento di minima per la sistemazione del la spiaggia in attesa dell’inaugurazione della stagione balneare che il Comune intende fissare entro la prima quindicina di maggio. «Stiamo trattando in questi giorni l’acquisto della sabbia da posizionare poi nei tratti di Marina Julia non in concessione. Questo – spiega l’assessore ai Servizi tecnici, Giordano Magrin – per garantire la fruibilità del litorale in vista della stagione». Qualche giorno fa c’è stato un sopralluogo per verificare l’agibilità della zona, e il Comune ha provveduto a contattare una ditta per la fornitura della sabbia e della ghiaia, che dovrebbe costare, secondo le previsioni, tra i 17 e i 18 euro a tonnellata.
«Stiamo lavorando per garantire a chi userà la spiaggia per prendere un po’ di sole un ambiente decente – spiega ancora Magrin – per questo a breve partiremo con le operazioni di sistemazione della sabbia e ghiaia». Definitivamente rimandato, quindi, l’intervento di Sand Castle, la nuova tecnica che avrebbe dovuto risistemare la spiaggia entro l’estate. Rimandato sia per questione di tempistica sia di opportunità: non si sa infatti ancora se l’acqua di Marina Julia sarà balneabile o meno questa estate. Ecco quindi che si è deciso che l’intervento sperimentale con tecniche naturalistiche in grado di durare nel tempo, finanziato con i fondi regionali di 349mila euro per risistemare il litorale distrutto dalle mareggiate del 2008, potrà essere effettuato solo in autunno e non entro l’estate, come annunciato in precedenza. L’intervento che si andrà a fare consisterà invece nel posizionamento di nuova sabbia. Una cosa più semplice quindi del progetto sperimentale elaborato assieme alle Università di Udine e di Trieste e al Master sul rischio idrogeologico di Gorizia. Quindi, se anche tale intervento non verrà effettuato, il Comune, ente sul quale ricade la gestione e la sistemazione della spiaggia, interverrà con una sistemazione di minima, e si sta valutando anche di installare, sempre sulle aree di concessione comunale, dei servizi igienici e una doccia.
Per la balneabilità invece è ancora tutto da verificare: i risultati finora rilevati dai monitoraggi sono buoni, indicano che i problemi sono sporadici e si verificano solo in acque superficiali. Purtroppo però, per legge, sono necessarie conferme in tal senso per sei mesi per poter riottenere la balneabilità. Ciò che è successo finora lascia ben sperare, quindi il Comune conta che, se anche i dati di aprile delle misurazioni dell’Arpa saranno favorevoli, sarà possibile richiedere alla Regione l’agibilità per l’estate 2009. (e.o.)

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