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Noi non abbiamo paura, voi forse si!

Dieci indagati e un maresciallo dei carabinieri arrestato. Questa è la notizia che girava da alcuni giorni ma che solo oggi il Comando dei Carabinieri di Gorizia si è trovato a dover confermare. Abuso di potere, minacce, violenze e sottrazione di sostanze stupefacenti i capi di imputazione di cui al momento siamo a conoscenza e che riguardano alcune inchieste portate avanti negli ultimi anni dai Carabinieri di Monfalcone, tra cui Operazione Blu l’inchiesta che aveva portato in carcere sei persone tra cui gli esponenti maggiormente in vista di Officina Sociale, il centro sociale di Monfalcone.
Noi lo sapevamo e lo abbiamo detto, nelle conferenze stampa, le assemblee cittadine e durante la manifestazione che aveva portato in piazza diverse centinaia di persone per richiedere la scarcerazione dei compagni arrestati, c’è del marcio a Monfalcone, e quel marcio non stava nelle strade nelle piazze o negli spazi sociali, ma dentro le caserme dei carabinieri, arroganti in divisa, violenti con le stellette che fermavano, insultavano e minacciavano giovani e giovanissimi per estorcere nomi e luoghi dello spaccio che esistevano solamente nelle loro menti malate.
Durante una conferenza stampa in Officina Sociale Don Andrea Gallo aveva affermato che qualcuno doveva chiedere scusa ai giovani in carcere, oggi è lecito chiedersi se il sostituto procuratore Panzeri chiederà mai scusa per aver firmato quell’inchiesta, o se il GIP che aveva avvallato gli arresti si vergogni della stupida firma che aveva posto nell’ordinanza, probabilmente questo non avverrà ma non cancella la vergogna.
In quei giorni scrivevamo: “nessuna prova materiale (dopo 70 pagine deliranti si scopre che la quantità sequestrata di “fumo” è la bellezza di qualche grammo!), tutto impostato sulle caratteristiche politiche e culturali degli imputati, anche se il termine utilizzato è “comportamento”, una serie infinita di fermi di ragazzi e successivi interrogatori in Questura o dai cc che offre uno spaccato a dir poco inquietante dell’invasività della presenza delle forze dell’ordine in città, e poi appunto “confessioni”, tutte acquisite da persone che poi, in sede di stesura dei provvedimenti giudiziari, diventano solo “informate dei fatti” e non imputate a loro volta, rendendo così evidente il carattere di scambio (“io ti lascio in pace in cambio della tua deposizione contro questo o quello”) di un vero e proprio meccanismo di ricatto (e non è un caso che i “pentiti” siano quasi tutti giovanissimi, beccati con una canna, o terrorizzati con minacce di coinvolgere le famiglie).
Oggi di tutto questo c’è la conferma e riguarda una prassi consolidata proseguita fino ai primi di aprile, abbiamo la certezza che questo sia solo l’inizio, se avranno il coraggio di andare fino in fondo e aprire il vaso di Pandora molto altro uscirà e allora forse vedremo la fine dell’anomalia monfalconese. Con indignazione eravamo scesi in piazza a gridare non abbiamo paura, oggi con il sorriso sulle labbra possiamo dire forse qualcuno inizia ad averne.

Alessandro Metz, Monfalcone 27 aprile 2009.

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Il Piccolo, 07 giugno 2009 
 
L’INCHIESTA SUI METODI DI INDAGINE  
Carabinieri, si va all’incidente probatorio  
Il collaboratore Bruno Esposito sarà controinterrogato dai legali dei militari coinvolti
 
 
Incidente probaborio per ascoltare, e controinterrogare, Bruno Esposito, il giovane operaio di 20 anni, dipendente di una ditta d’appalto di Fincantieri, che, con le sue ”rivelazioni”, ha portato all’arresto, attraverso la misura dei domiciliari, del maresciallo del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, Domenico Monagheddu. Il giovane, utilizzato come collaboratore dai militari nell’ambito di operazioni antidroga, si era rivolto al Comando provinciale dell’Arma per rappresentare la sua denuncia in riferimento ai metodi di indagine assunti dai carabinieri cittadini. Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, erano stati coinvolti anche altri quattro militari, tra cui il vice comandante della Compagnia monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti indagati a piede libero.
E ora si profila dunque l’incidente probatorio per l’operaio, procedendo all’esame delle sue dichiarazioni, ma anche al controinterrogatorio da parte dei legali difensori degli imputati. Il Pubblico ministero Panzeri, infatti, ha presentato la relativa istanza al Giudice per le indagini preliminari.
L’incidente probatorio, che rappresenta un’anticipazione del dibattimento processuale, consentirà alle parti di valutare direttamente le dichiarazioni del teste, procedendo pertanto anche al controinterrogatorio, davanti alla stessa pubblica accusa e al Gip.
Si attende quindi il pronunciamento del giudice per le indagini preliminari, nel valutare altresì eventuali opposizioni da parte dei legali. L’inchiesta era culminata a fine aprile, sfociando negli arresti domiciliari del maresciallo 39enne del Norm cittadino. (l.bo.)
 

Il Piccolo, 09 maggio 2009 
 
Inchiesta sull’Arma, via agli interrogatori  
Il maresciallo Monagheddu resta agli arresti in attesa della pronuncia del Riesame
 
 
Sono iniziati gli interrogatori davanti al Pubblico ministero, Marco Panzeri, nei confronti dei carabinieri della Compagnia di Monfalcone, indagati dalla Procura della Repubblica di Gorizia, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il maresciallo del Nucleo operativo radiomobile, Domenico Monagheddu. Davanti al magistrato, dunque, vengono chiamati, oltrechè il sottufficiale, anche gli altri militari coinvolti nella delicata vicenda, tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma cittadina, il tenente Antonio Di Paolo.
Il maresciallo del Norm permane agli arresti domiciliari, in attesa del pronunciamento della magistratura in ordine all’istanza di rimessione in libertà presentata dal difensore, l’avvocato Massimo Bruno. Il legale ha infatti richiesto la revoca della misura per il proprio assistito sia in occasione dell’interrogatorio di garanzia avvenuto davanti al Giudice per le indagini preliminari, ma anche presentando specifica istanza al Tribunale della libertà di Trieste. Si attendono pertanto sviluppi in relazione alla posizione del sottufficiale, che potrebbero avvenire la prossima settimana. L’indagine ha preso avvio in seguito alle dichiarazioni di un ”collaboratore” che, rivoltosi al Comando provinciale dell’Arma, aveva fatto riferimento ai metodi di indagine in relazione ad una serie di episodi legati a sostanze stupefacenti.
Intanto proseguono con costanza ed efficacia operativa le attività della Compagnia dell’Arma cittadina, coordinate dal comandante, il capitano Sante Picchi, che ha già messo in campo numerosi interventi di controllo proprio a tutela della tranquillità e della sicurezza dei cittadini. (la.bo.)  

Il Piccolo, 05 maggio 2009 
 
RESTA AGLI ARRESTI MONAGHEDDU  
I primi interrogatori previsti per domani  
Suzana Kulier del Pdl e Giorgio Pacor dell’Udc: solidarietà ai carabinieri
 
 
Resta al momento agli arresti domiciliari il maresciallo del Norm, Domenico Monagheddu, in attesa del pronunciamento dei giudici di fronte alle istanze di rimessione in libertà presentate dal difensore, l’avvocato Massimo Bruno. E si profilano gli interrogatori dei militari coinvolti nell’inchiesta condotta dalla Procura goriziana, che potrebbero iniziare domani. Intanto continuano le prese di posizione attorno alla delicata vicenda e le attestazioni di fiducia e di stima nei confronti dell’Arma. Il consigliere di An per il Pdl, Suzana Kulier Pusateri, invita a tenere in considerazione il lavoro che ogni giorno i carabinieri e tutte le altre forze dell’ordine svolgono a tutela della sicurezza dei cittadini.
L’esponente del Pdl lo fa a fronte della sua esperienza personale di alcuni anni fa, di interprete proprio per il nucleo investigativo del comando dell’Arma di Monfalcone. «Ho avuto modo di collaborare con persone professionali e sempre corrette – afferma -. Persone che operano nell’ombra, ma con la massima dedizione al loro incarico, senza preoccuparsi molto spesso di orario di lavoro o giornate festive. Ecco perché mi sento di esprimere la massima stima verso tutta l’arma dei carabinieri».
Rispetto la vicenda emersa in questi giorni a Monfalcone, Suzana Kulier sottolinea inoltre come «errare è sicuramente umano e sarà in ogni caso la magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto e a individuare eventuali responsabilità». Il consigliere si augura solo che «la giusitizia faccia il suo corso in tempi rapidi, così da consentire un recupero di serenità all’Arma e all’intera comunità». L’attestazione di fiducia è giunta anche dal consigliere comunale dell’Udc, Giorgio Pacor: «Esprimerò ufficialmente – annuncia -, nel prossimo Consiglio comunale, a nome dell’Udc, la massima fiducia nell’Arma per quanto svolge e ha svolto per garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico a Monfalcone».
Francesco Di Fiore, ex carabiniere e consigliere dei Ds, dal canto suo esprime «sostegno al lavoro della magistratura affinchè si faccia luce al più presto sulla vicenda, al fine di garantire il massimo della sicurezza a Monfalcone. Esprimo altresì solidarietà ai colleghi carabinieri che svolgono con onestà il proprio lavoro». Di Fiore puntualizza poi su quella che ritiene una «disparità di trattamento, nell’ambito del trasferimento di un ufficiale rispetto a quelli disposti per gli altri militari coinvolti». E ancora: «Mi chiedo – osserva -, considerati gli esiti dell’indagine, se non sia mancato il coordinamento tra forze inquirenti e magistratura e per quali eventuali motivi». Ricorda infine il rispetto dei diritti «di chi ”collabora” con le forze dell’ordine», ma parla altresì dei diritti degli stessi carabinieri, per i quali «si rende necessaria una vera e propria organizzazione sindacale».

Il Piccolo, 04 maggio 2009

CARABINIERI SOTTO INCHIESTA. PARLA L’EX SINDACALISTA ANTI-MAFIA A PALERMO 
PREVISIONI 
Basile: «C’è crisi della legalità in città, l’Arma deve avere la fiducia della gente»
«La crisi economica incalzante rischia di accentuare tensioni sociali ed emarginazione»

di FABIO MALACREA

«Monfalcone rischia di trovarsi sguarnito sul fronte della sicurezza proprio nel momento delle sue massime tensioni sociali. Sarebbe un pericolo ma soprattutto un grave errore. In questa fare molto delicata della vita cittadina la fiducia della gente nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine dovrebbe essere massima». Ad affermarlo è Gioacchino Basile, già consulente per la sicurezza del sindaco Pizzolitto e simbolo, come sindacalista, della lotta alla criminalità organizzata nei cantieri navali di Palermo, sulla cui vicenda è stato anche realizzato una fiction sulle reti Rai. Ormai è un monfalconese d’adozione. Alta è la sua preoccupazione sulle conseguenze dell’inchiesta sui metodi di indagine di alcuni militari della Compagnia di via Sant’Anna che ha portato all’arresto (ai domiciliari) del maresciallo Domenico Monagheddu, e vede indagati un collaboratore dell’Arma, Bruno Esposito, dipendente di una ditta in appalto alla Fincantieri, che si è rivolto al Comando provinciale per denunciare le pressioni che avrebbe sopportato dal Monagheddu, altri quattro carabinieri della Compagnia di Monfalcone, tra cui il vicecomandante Antonio Di Paolo (tutti trasferiti) e due ”civili” per favoreggiamento.
«Forse qualcuno nella Compagnia dell’Arma di Monfalcone – dice – può avere sbagliato. Forse ci sono state delle forzature nelle indagini e sono stati commessi degli errori nella gestione di un collaboratore. Ma la crisi della legalità a Monfalcone è un fatto reale che richiede metodi d’indagine complessi e magari più spregiudicati. La criminalità organizzata ha cercato in passato di farsi spazio approfittando dell’indotto dei cantieri e il fatto che ora non se parli più non significa che tutto sia stato risolto, indipendentemente dal Patto di legalità che è stato sottoscritto. Se errori da parte dei carabinieri ci sono stati, si tratta di errori marginali che non devono mettere a rischio la capacità operativa dell’Arma». Basile ritiene quindi che la proprio la massima operatività delle forze dell’ordine vada ristabilita al più presto a Monfalcone. «L’ordine pubblico in città rischia di prendere una bruttissima piega nel Monfalconese e nella Bassa a fronte della crisi economica. Mi chiedo cosa faranno centinaia di lavoratori venuti dal Sud per lavorare in cantiere quando ci saranno i primi scarichi di lavoro, previsti peraltro già alla fine dell’anno se non dovessero arrivare altre commesse. Come faranno a pagarsi l’affitto di casa. Si tratta di centinaia di giovani che rischiano di restare senza alternative. Ma la classe politica si sta chiedendo quali conseguenze potrebbero esserci sul piano della sicurezza e della giustizia sociale? Li vede i cittadini del Bangladesh, migliaia ormai, che vagano per la città a tutte le ore con le mani in mano? Il fenomeno immigrazione è stato vissuto da Monfalcone finora in una chiave diversa rispetto ad altre zone d’Italia. Qui esiste il trasfertismo, i bengalesi vengono per lavorare. Il rischio è che nel giro di pochi mesi la situazione si evolva in senso molto negativo. Che si creino sacche di emarginazione e di disperazione, incontrollabili se non si trovano subito rimedi. La droga è già un fenomeno preoccupante, rischia di diventarlo ancora di più. Servono quindi forze dell’ordine efficienti, al massimo della loro operatività. Ma, soprattutto, che abbiano la fiducia dei cittadini».

Messaggero Veneto, 04 maggio 2009
 
LA SITUAZIONE 
Indagati, via agli interrogatori 
Il maresciallo Monagheddu potrebbe essere rimesso in libertà

Si è in attesa degli interrogatori per i militari coinvolti nell’indagine della Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto del maresciallo Domenico Monagheddu, coinvolgendo anche altri quattro militari, tra i quali il vicecomandante della Compagnia dell’Arma, il tenente Antonio Di Paolo. I confronti con il Gip e il Pubblico ministero, Marco Panzeri, potrebbero tenersi questa settimana.
Per quanto riguarda il maresciallo Monagheddu, il suo difensore, l’avvocato Massimo Bruno, ha già provveduto a presentare istanza di remissione in libertà, sia nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari, che al Tribunale del Riesame di Trieste.
L’indagine, tuttora in corso, è scaturita in seguito alle dichiarazioni di un giovane ”collaboratore”, Bruno Esposito, operaio dipendente di una ditta in appalto a Fincantieri. Il ventenne, secondo quanto si è appreso, si era rivolto al Comando provinciale dell’Arma dove avrebbe riferito dei comportamenti che sarebbero stati a suo dire assunti dai militari monfalconesi nei suoi confronti, nell’ambito di una serie di attività di indagine.

Carta, 30 aprile 2009

 Monfalcone vogliono tutta la verità  

di Elena Placitelli

Continuano a far discutere le indagini sui carabinieri di Monfalcone, in Provincia di Gorizia, che hanno portato agli arresti domiciliari il maresciallo del Nucleo operativo radiomobile, con altri cinque militari indagati a piede libero. All’indomani dell’indagine che ha travolto l’arma, la preoccupazione diffusa è che tutto venga insabbiato. E che, trovato un capro espiatorio, tutto torni come prima. 
Secondo le ipotesi d’accusa, in vari episodi legati a sostanze stupefacenti i militari avrebbero fatto uso di calunnie, minacce per commettere un reato e abuso d’ufficio. I carabinieri sono gli stessi che, per almeno due anni, hanno investigato su sei ragazzi, di cui tre attivisti di «Officina Sociale», lo spazio autogestito di Monfalcone, e due proprietari di un bar. Arrestati lo scorso 17 febbraio con l’accusa di cessione di hashish e di tollerarne l’uso all’interno dello spazio sociale. Anche se, tra perquisizioni, intercettazioni (audio e video) e sommarie informazioni testimoniali, agli atti risulta sequestrata una quantità minima di hashish.
Insieme agli arresti, in città scatta la mobilitazione per la libertà. Conferenze stampa, volantinaggi, iniziative pubbliche. E visite di solidarietà in carcere, da parte del consigliere regionale di Rifondazione Roberto Antonaz e di Don Gallo, della comunità di San Benedetto al Porto di Genova, che parla di «misure anticostituzionali e di un’espansione di controllo sociale attraverso il diritto penale». Poi il corteo del 28 febbraio. Dopo venti giorni di carcere, i sei vengono liberati dal Tribunale del riesame di Trieste.
«Lo abbiamo ribadito più volte – parla Alessandro Metz, presidente regionale dei Verdi ed ex consigliere in Friuli Venezia Giulia – che si trattava di una montatura per incriminare gli unici spazi di socialità di Monfalcone: Officina sociale, con i suoi attivisti più esposti, e un bar del centro città frequentato dalla componente giovanile. La mobilitazione ha messo in discussione metodi di indagine che da tempo colpiscono le fasce sociali più deboli, creando una situazione di delazione continua che si trasforma in controllo sociale e repressione». Ma alla luce dell’indagine sui carabinieri, il pensiero è che «tolta la mela marcia, tutto ritorni come prima, a scapito del buon vivere sociale. «Il Pm Marco Panzeri – continua Metz – che ora ha aperto le indagini sui carabinieri, è lo stesso che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei sei ragazzi. Ma ad aprire questa seconda indagine è stato indotto dall’esposto presentato dagli attivisti. Siamo davvero sicuri che non ci siano responsabilità più ampie e che ora andranno fino in fondo?». Metz si riferisce all’esposto che gli attivisti, una volta liberi, hanno presentato proprio alla Procura della Repubblica di Gorizia, contestando il metodo di indagine condotto e sottolineando la valenza indiziaria del procedimento che «aveva portato al sequestro di poco più di un grammo di hashish».
Sul caso è perplesso anche Lucamaria Ferrucci, uno degli avvocati difensori degli attivisti. «Considerando che di solito si va con i piedi di piombo prima di denunciare persone che appartengono alle forze dell’ordine – spiega Ferrucci – è preoccupante che alcuni comportamenti evidenziati dalla denuncia ai carabinieri appaiano come prassi consolidata. Nel corso di un’indagine, l’investigatore dovrebbe seguire degli ordini e comportarsi secondo un codice deontologico. Se invece usa certe metodologie per acquisire determinate informazioni, il risultato che appare davanti al giudice e al pm non può che essere una forzatura. È drammatico, anche per le ripercussioni sulle persone che vengono sottoposte all’indagine».
«Su tutta questa vicenda –chiude don Gallo, riferendosi ai sei ragazzi che con il carcere hanno visto interrotte le loro vite, il loro lavoro, l’impegno sociale e gli affetti –. Prima o poi qualcuno dovrà chiedere scusa». 

Il Piccolo, 03 maggio 2009 
 
ACCELERA L’INCHIESTA SULL’ARMA  
Arma senza vertici, comando a un maresciallo  
Gianni Dissegna reggente della Compagnia in attesa del rientro del capitano Sante Picchi 
MARTEDÌ IN PROCURA DELLA REPUBBLICA A GORIZIA GLI INTERROGATORI DEI MILITARI E DEGLI ALTRI INDAGATI
 
 
di LAURA BORSANI

La Compagnia dei carabinieri di Monfalcone si affida a un maresciallo per superare la burrasca dell’inchiesta avviata dal pm Marco Panzeri che ne ha quasi decapitato i vertici e con il comandante tutt’ora in ferie. A reggere la caserma di via Sant’Anna è stato chiamato Gianni Dissegna, finora comandante della stazione monfalconese, da anni in servizio a Monfalcone, profondo conoscitore del territorio, definito negli ambienti un professionista serio e rigoroso. Un incarico pro tempore, in attesa della nomina di un nuovo vice e del rientro del capitano Sante Picchi, affidato per ragioni di grado ma anche per la fiducia di cui Dissegna gode tra i colleghi e i superiori. È innegabile che l’indagine avviata dalla magistratura sui metodi di lavoro di alcuni militari della Compagnia monfalconese, del resto, stia condizionando l’attività d’indagine e di controllo in una zona, come quella monfalconese, al centro di problemi complessi, primi fra tutti quelli della sicurezza sociale e della droga. Una situazione di stallo che preoccupa la città e in prima persona il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che lo ha ammesso in Consiglio. E che lo stesso comandante provinciale dell’Arma, Roberto Zuliani, ritiene di poter gestire, almeno per ora, con le forze rimastegli sul campo.
Se da un lato è probabile che la sostituzione del vicecomandante Antonio Di Paolo, uno dei 5 militari indagati e trasferito alla Compagnia di Mestre, non sia immediata, l’inchiesta è destinata invece a subire un’accelerazione già martedì quando i militari indagati saranno interrogati in Procura dal Gip, assieme al Pm Marco Panzeri. Massimo Bruno, difensore del maresciallo Domenico Monagheddu – unico militare in stato di arresto ai domiciliari – ha presentato istanza di remissione in libertà per il proprio assistito, sia in sede di interrogatorio di garanzia davanti al Gip, sia al Tribunale del riesame. Con loro, davanti al Gip, sfileranno anche gli indagati civili coinvolti nell’inchiesta.
Intanto, in assenza del comandante Sante Picchi che resta in ferie, la Compagnia è affidata a Dissegna al quale è dato il compito, pur di fronte a un’indagine ancora in corso e ai trasferimenti di 5 effettivi, di non ridurre la sua capacità operativa assicurando la copertura sul territorio. Un positivo effetto in tal senso hanno avuto le parole del comandante provinciale, Roberto Zuliani, per il quale restano innegabili le attestazioni di professionalità vantate nel tempo, dovendosi misurare con un territorio che, in virtù delle caratteristiche economico-produttive, è caratterizzato da tensioni e reati strettamente connessi con la presenza dei cantieri navali e di migliaia di immigrati e trasfertisti. Riconoscimenti dovuti, dunque, per l’Arma cittadina e per lo stesso Corpo, uno degli organi dello Stato al quale, come indicano i sondaggi, la popolazione accredita più fiducia. Anche perchè, osserva Riccardo Cattarini, difensore di un indagato, va pure tenuto conto di un altro aspetto: «I carabinieri di Monfalcone sono sottoposti a indagine per aver fatto il loro lavoro. Quindi l’indagine è volta alla verifica di come sia stato svolto, nel solco cioè dei limiti che la legge impone».

Il Piccolo, 01 maggio 2009
 
INTERROGAZIONE 
La vicenda approdata in Consiglio comunale 
Pizzolitto preoccupato «ma ho fiducia nei carabinieri»

L’indagine che sta coinvolgendo alcuni carabinieri della Compagnia dell’Arma di Monfalcone è finita all’attenzione del Consiglio. A esprimere preoccupazione sull’inchiesta è stato il consigliere dei Ds, Gianpaolo Andrian che ha affiancato quanto emerso ai fatti legati al Centro Blu di via Natisone. «La preoccupazione è elevata, se quanto è emerso verrà confermato – ha detto Andrian -, perché non possono esistere metodi d’indagine di questo tipo e non possono esistere sponde in Fincantieri. Che il sindaco possa quindi quanto prima rassicurarci su quanto sta accadendo». Andrian ha sottolineato la sua massima fiducia nei confronti delle forze dell’ordine, chiedendo però chiarezza. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha risposto di condividere la preoccupazione, ma anche di avere stima e fiducia nei confronti dell’Arma. «Non appena avrò dati sufficienti mi metto però a disposizione per fornire il quadro della situazione», ha affermato Pizzolitto, che ha sottolineato di seguire con attenzione lo svolgersi della vicenda.

SI APRE UNA BRECCIA NEL RISERBO DELL’INCHIESTA
«L’Arma è sana, se qualcuno ha sbagliato pagherà» 
Il comandante provinciale Roberto Zuliani ai monfalconesi: «Potete stare tranquilli»

di ROBERTO COVAZ

«La Compagnia dei carabinieri di Monfalcone è una squadra che vanta ottimi militari, esemplari investigatori. Se qualcuno tra loro ha commesso un errore risponderà delle sue azioni nelle sedi opportune. I monfalconesi possono stare tranquilli: il controllo del territorio è ampiamente assicurato perché, ribadisco, la Compagnia è assolutamente sana». Il tenente colonnello Roberto Zuliani è il comandante provinciale dell’Arma. Non parla volentieri di quanto sta accadendo a Monfalcone. Unica deroga al silenzio il messaggio ai monfalconesi: state tranquilli, noi carabinieri ci siamo.
Ma la situazione resta difficile a Monfalcone. Ci sono elementi a sufficienza per raddrizzare le antenne in una città dove la richiesta di sicurezza è ai primi posti tra i residenti.
C’è un maresciallo del Nucleo operativo radiomobile, Domenico Monagheddu agli arresti domiciliari. C’è un informatore dell’Arma, Bruno Esposito, 20 anni, dipendente di una ditta in appalto alla Fincantieri, che si rivolge al Comando provinciale per denunciare le «pressioni» che avrebbe sopportato dal Monagheddu; ci sono altri quattro carabinieri della Compagnia di Monfalcone indagati e già trasferiti; uno di essi in montagna, come si faceva una volta. C’è, sullo sfondo, il mercato della droga e una fabbrica, il cantiere navale, dove fino a qualche anno fa si andava solo per costruire le navi più belle del mondo. Cosa sta succedendo a Monfalcone? Cosa si nasconde dietro a questa indagine?
«Non sta succedendo nulla di più di quanto è emerso sulla stampa», si affretta a chiarire Massimo Mauro, capo ufficio di Gabinetto della Prefettura. Il prefetto Maria Augusta Marrosu è in Libano per una missione umanitaria. Parla Mauro, e spiega: «Il fatto che proprio i Carabinieri abbiano indagato e arrestato un loro collega è il segnale di trasparenza migliore che potesse esserci. Dimostra quanto alta sia la presenza di legalità nel nostro territorio».
Tutto bene allora? No, non va tutto bene. Monfalcone è rosa da un male nemmeno tanto oscuro che rischia di spolparla. Non è mai successo nella nostra città che venisse arrestato un carabiniere, e che altri quattro fossero indagati per ipotesi di reato che abbracciano le omissioni, le minacce, gli abusi. Attorno un sottobosco di spacciatori, di soffiate, di doppiogiochisti.
Il comandante Zuliani non è un ufficiale qualunque. È stato il braccio operativo dell’ex pm Di Pietro negli anni ruggenti di Tangentopoli. Era il capitano dal nome in codice Giaguaro, quello che arrestò il mariuolo Mario Chiesa nel febbraio del 1992. Mani Pulite cominciò proprio con l’arresto messo a segno da Zuliani. Lui non è un ufficiale qualunque, e infatti l’hanno mandato a comandare questa provincia apparentemente tranquilla. Se non fosse per Monfalcone, se non fosse per questo stillicidio di reati spesso banalizzati come microcriminalità.
Monagheddu agli arresti, indagati e trasferiti il tenente Di Paolo, il vicebrigadiere Di Tria, l’appuntato Giacobbe e un altro milite con una posizione apparentemente marginale. Tutti della Compagnia di Monfalcone. Sul versante Fincantieri, oltre a Esposito, è indagato Luigino Carnevale, responsabile della sicurezza dello stabilimento.
Il Pm Marco Panzeri sta mettendo ordine in questo gomitolo di sospetti. Per ora non restano che le assicurazioni di Zuliani: «Tranquilli, è tutto sotto controllo».
 

Il Piccolo, 30 aprile 2009
 
Dal comando dell’Arma nessun commento 
Un maresciallo tuttora agli arresti domiciliari Indagati altri 4 colleghi

Stretto riserbo ai vertici nazionali dell’Arma in relazione all’indagine aperta dalla magistratura goriziana, condotta dal sostituto procuratore Marco Panzeri, che ha portato agli arresti domiciliari il maresciallo Domenico Monagheddu.
Da Roma, l’ufficio stampa del Comando generale del Corpo ieri s’è limitato a riferire di essere in attesa di un quadro completo sulla delicata vicenda.
Riserbo e prudenza vengono mantenuti anche ai Comandi provinciale e regionale dell’Arma, in attesa degli sviluppi e del pronunciamento ufficiale da parte della Procura della Repubblica di Gorizia. Una posizione di cautela e di rispetto, in virtù proprio dello stato del procedimento, tuttora in corso.
Per quanto riguarda gli altri quattro carabinieri coinvolti nell’inchiesta, tutti indagati a piede libero, il Comando dell’Arma ha disposto trasferimenti. Il vicecomandante della Compagnia cittadina, tenente Antonio Di Paolo, è stato trasferito a Mestre. Il vicebrigadiere Nicola Di Tria (assistito dall’avvocato Massimo Bruno), in servizio al Nucleo operativo radiomobile, è ora in forza alla stazione carabinieri di Aviano.
L’appuntato Giuliano Giacobbe, sempre operante nel Nucleo operativo radiomobile monfalconese è stato invece trasferito a Forni di Sopra. L’appuntato è difeso dagli avvocati Riccardo Cattarini e Massimo Bruno. Nell’indagine si farebbe infine riferimento ad un altro carabiniere, la cui posizione risulterebbe più defilata.

CARABINIERI. L’INCHIESTA SULLA COMPAGNIA DI MONFALCONE 
Il collaboratore: le indagini truccate erano la regola 
Diversi gli episodi denunciati dal giovane operaio utilizzato nel corso di operazioni anti-droga

di LAURA BORSANI

Episodi ripetuti nel tempo, nell’ambito del mondo orbitante attorno alle sostanze stupefacenti. Che hanno indotto Bruno Esposito, il 20enne operaio dipendente di una ditta di appalto di Fincantieri, a «dire la verità» agli inquirenti goriziani. Quella di rivolgersi al Comando provinciale dei carabinieri sarebbe stata «l’unica via d’uscita da una situazione diventata non più sostenibile». Per questi motivi, avrebbe deciso di «raccontare» quanto gli stava accadendo in ordine ai suoi rapporti con i militari di Monfalcone. In questi termini, la posizione di Esposito sarebbe tanto delicata quanto centrale nel procedimento avviato dalla Procura di Gorizia. Sarebbero molteplici gli episodi nei quali sarebbe emerso il coinvolgimento del giovane operaio circa diverse operazioni anti-droga. Non solo riconducibili al presunto impiego del ”collaboratore” finalizzato all’acquisto di droga (attività, questa, che gli ha procurato un’accusa per calunnia). Esposito, sempre secondo quanto è trapelato, sarebbe stato anche oggetto di ricatti. Tutte circostanze, comunque, sulle quali spetterà alla magistratura far luce per stabilire le effettive responsabilità.
Il procedimento è così sfociato negli arresti domiciliari a carico del maresciallo del Nucleo operativo radiomobile monfalconese Domenico Monagheddu e nella chiamata in causa di altri quattro carabinieri, tra i quali il vice comandante della Compagnia dell’Arma cittadina, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti e quattro i militari sono indagati a piede libero. Nell’ambito del procedimento si fa riferimento anche a un legale, l’avvocato Alessandro Ceresi, per il quale viene ipotizzato un presunto favoreggiamento. Un coinvolgimento, tuttavia, che lo stesso legale ha espressamente negato, dichiarando la propria assoluta e totale estraneità ai fatti e all’inchiesta. Il professionista, ha ribadito, di non essere stato raggiunto da alcun avviso di garanzia. Interpellato, peraltro, proprio a proposito di questa delicata e complessa vicenda, il legale aveva affermato di non essere a conoscenza neppure dell’indagine in questione.
È un’opera di verifica, dunque, attenta e a vasto raggio, quella avviata dalla magistratura, condotta dal sostituto procuratore Marco Panzeri. Un procedimento delicato e complesso, per il quale vige lo stretto riserbo degli inquirenti, così come l’estrema riservatezza dei rispettivi legali difensori. Proprio ieri è stata presentata istanza di remissione in libertà al Tribunale del Riesame, da parte dell’avvocato Massimo Bruno, per il maresciallo Monagheddu. Il sottufficiale, ha precisato il legale, nel procedimento è accusato solo di calunnia e non anche di minaccia a commettere un reato e abuso di potere. Reati contestati anche agli altri quattro carabinieri indagati. Si attende inoltre la decisione del Giudice per le indagini preliminari su una richiesta di revoca degli arresti domiciliari del maresciallo presentata lunedì in occasione dell’interrogatorio di garanzia. La decisione è attesa entro sabato.
Intanto non è stato assunto alcun provvedimento da parte di Fincantieri nei confronti di Luigino Carnevale, da anni responsabile della vigilanza nello stabilimento di Panzano. L’uomo risulterebbe indagato in relazione all’ipotesi di favoreggiamento, in relazione al fatto che avrebbe informato il maresciallo Monagheddu di una visita dei carabinieri di Gorizia allo stabilimento navale per ascoltare Bruno Esposito. Ieri l’azienda Fincantieri ha fatto sapere di non aver voluto assumere provvedimenti nei confronti del proprio dipendente, dichiarandosi garantista e non ritenendoli al momento opportuni. Con ciò riservandosi di seguire gli sviluppi dell’indagine e rendendosi disponibile alla collaborazione qualora venisse richiesta dagli inquirenti.
 
Messaggero Veneto, 30 aprile 2009

Cc, atteso il responso del Riesame 
Monfalcone: prosegue nel riserbo l’inchiesta della Procura

MONFALCONE. Prosegue all’insegna del massimo riserbo l’inchiesta della Procura della Repubblica di Gorizia, coordinata dal pm Marco Panzeri, che vede coinvolte in tutto una decina di persone tra le quali cinque militari dell’Arma in servizio a Monfalcone e nell’ambito della quale è finito in arresto ai domiciliari il 39enne maresciallo del Nucleo operativo radiomobile di via Sant’Anna Domenico Monagheddu, accusato di minacce e calunnia.
Si attende nei prossimi giorni il pronunciamento del Tribunale del riesame e intanto l’apertura dell’inchiesta – che come riferivamo ieri è stata avviata per fare luce sull’operato e sui metodi dei carabinieri di via Sant’Anna in relazione a indagini sul mondo della droga (con ipotesi di reato che contemplerebbero anche favoreggiamento, abuso di potere, sottrazione di sostanze stupefacenti, depistaggio) – continua a suscitare comprensibilmente una certa impressione a Monfalcone e nel mandamento.
A tale proposito, è stata espressa la più ferma e decisa solidarietà, «senza se e senza ma», all’operato di persone che compiono quotidianamente il loro dovere e che per la loro decisa azione degli ultimi mesi contro il traffico di stupefacenti nel Monfalconese è sottoposta ora a indagini e provvedimenti cautelari che ledono il loro senso del dovere e la loro moralità»: la voce di solidarietà nei confronti dei carabinieri accusati di abuso di potere e minacce si leva dal responsabile provinciale de La Destra, Tommaso Petragallo.
Petragallo evidenzia come «in un Paese come il nostro, dove si rende martire chi si scaglia con mezzi offensivi contro l’autorità costituita, dove si cerca di giustificare con qualsiasi mezzo chi commette reati e vive ai limiti della legge, dove chi senza alcuna autorizzazione continua a impedire lo svolgimento di democratiche manifestazioni di attività politiche, esistono ancora uomini che, con sempre meno mezzi a disposizione, continuano imperterriti e con grande spirito di sacrificio e abnegazione a svolgere il proprio dovere».
A questi uomini, i carabinieri, ma anche altri rappresentanti delle forze dell’ordine, va la comprensione e la gratitudine del responsabile provinciale del movimento politico La Destra, il quale ricorda che i tutori dell’ordine e della sicurezza a volte devono operare «ai limiti di una legge fatta per tutelare diritti, senza far nessun cenno ai conseguenti doveri che ogni cittadino è tenuto a rispettare».
«Ci auguriamo – conclude il suo intervento Tommaso Petragallo – che la vicenda che vede militari dell’Arma indagati per presunti abusi possa velocemente chiarirsi restituendo la dignità e onorabilità a uomini che con il loro sotterraneo lavoro rendono meno difficile la vita quotidiana di tutti noi cittadini».

Il Piccolo, 29 aprile 2009

REAZIONI 
I Verdi temono un rapido insabbiamento del caso 
L’avvocato Alessandro Ceresi: «Non ho ricevuto alcuna informazione di garanzia»

L’avvocato Alessandro Ceresi si dice completamente estraneo all’indagine condotta dalla magistratura goriziana che vede il suo nome iscritto nel registro degli indagati insieme ad altri ”civili” e a cinque carabinieri, di cui uno finito agli arresti domiciliari. Il legale monfalconese afferma di non essere oggetto di alcuna informazione di garanzia. «Apprendo con assoluto stupore e sconcerto un fatto del quale sono assolutamente all’oscuro, in quanto non sono oggetto di informazione di garanzia o di altro atto da parte della Procura di Gorizia». L’avvocato Ceresi afferma non solo di non essere a conoscenza di quanto riferito, ma che ciò «è del tutto estraneo alla sua persona».
Soddisfazione, invece, «perchè si inizia finalmente a fare luce su una serie di vicende da tempo denunciate come ”poco chiare”», viene espressa dal presidente provincisale dei Verdi, Mauro Bussani, in merito all’inchiesta che ha portato all’arresto del maresciallo dei carabinieri Domenico Monagheddu. Una vicenda che pur senza un collegamento diretto con l’Operazione Blu riporta alla mente le accuse, più volte ripetute dai difensori dei giovani indagati su una presunta «mancata correttezza» da parte degli inquirenti. «Sono soddisfatto che finalmente si inizi a fare luce sulla vicenda – spiega Bussani -. Sapevamo dei metodi alquanto ”personali” con cui sono state condotte le indagini. Non vorrei ora però che le cose finissero in un ”classico all’italiana”, in cui si trova il primo capro espiatorio e tutto finisce in un rapido insabbiamento». Anche perchè la differenza su come sono state condotte le indagini all’Operazione Blu e quelle attuali, secondo Bussani, è evidente. E infatti più volte si era fatto presente, sia al momento dell’arresto dei ragazzi monfalconesi sia al momento della loro scarcerazione, su un presunto «accanimento» da parte degli inquirenti. Lo stesso concetto è stato ribadito ieri da Alessandro Metz, presidente regionale dei Verdi, e viene ora ribadito dall’esponente provinciale. «Al momento dell’Operazione Blu i nomi delle persone coinvolte sono stati immediatamente spiattellati all’opinione pubblica – continua infatti Bussani – mentre ora ci si trincera dietro la scusa della riservatezza». Sulla base di quanto avvenuto, quindi, si chiede che venga fatta pura luce. «Non vorremmo che tutto si risolvesse in un capro espiatorio senza considerare che il marcio non riguarda solo uno o due casi, bensì un intero sistema. Questo senza indicare che il sistema delle forze dell’ordine è tutto da buttare».
 
LA COMPAGNIA DELL’ARMA NELLA BUFERA
PASSO FALSO 
Il maresciallo arrestato avrebbe cercato di ”istruire” un testimone
Ostacolati i colleghi di Gorizia. Coinvolto nell’inchiesta il responsabile della vigilanza di Fincantieri
Carabinieri, minacce per sviare le indagini
 

di DOMENICO DIACO

Carabinieri che indagano su altri carabinieri per far luce su operazioni antidroga condotte utilizzando metodi poco ortodossi, con pesanti forzature nelle indagini. La compagnia di Monfalcone sfuggita alle ”regole” operative, con alcuni suoi uomini addirittura impegnati a sviare le indagini dei loro colleghi di Gorizia. È questo lo scenario che ha messo sotto accusa e parzialmente ”decapitato” la Compagnia di Monfalcone su cui ora indagano altri militi, quelli di Gorizia appunto, ai quali il sostituto procuratore della Repubblica del capoluogo giuliano ha affidato il caso. Un’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il maresciallo del Nucleo operativo e radiomobile, Domenico Monagheddu, e all’iscrizione nel registro degli indagati di altri quattro militari, tra i quali anche il vicecomandante della Compagnia di Monfalcone, tenente Antonio Di Paolo, tutti accusati di calunnia, minaccia a commettere un reato e abuso di potere. Per il momento, in attesa di ulteriori sviluppi nelle indagini, sono stati tutti trasferiti di sede. Indagati pure, per favoreggiamento, l’avvocato Alessandro Ceresi e alcuni altri ”civili”. A far scattare l’inchiesta è stata la denuncia di un ”collaboratore” dei carabinieri di Monfalcone, Bruno Esposito, un operaio ventenne dipendente di una ditta del subappalto operante all’interno della Fincantieri. Stanco di venire usato, sotto minaccia, per cercare incastrare uno spacciatore di droga al quale era stato costretto a rivolgersi per l’acquisto di stupefacenti (attività che gli è costata un’accusa di calunnia) si era rivolto ai carabinieri di Gorizia riferendo dei metodi utilizzati dai colleghi di Monfalcone. Una denuncia che ha avuto quale immediata conseguenza l’avvio dell’indagine, della quale in seguito Monagheddu era in qualche modo venuto a conoscenza. Per cercare di scansare le accuse che gli stavano per essere mosse, il sottufficiale avrebbe commesso un ulteriore passo falso, aggravando la sua posizione. Avrebbe, in sostanza cercato di convincere con minacce l’operaio di non riferire ai carabinieri di Gorizia ciò che sapeva circa i suoi metodi d’indagine. Ad avvisare telefonicamente Monagheddu che i carabinieri di Gorizia si sarebbero recati nello stabilimento navale di Panzano per ascoltare Bruno Esposito, 20 anni, sarebbe stato il responsabile della vigilanza del cantiere, Luigino Carnevale, indagato a sua volta per favoreggiamento nei confronti del sottufficiale. Prima di recarsi a Monfalcone, i militi goriziani avevano telefonato alla Fincantieri per sapere se quel giorno Esposito fosse al lavoro. Carnevale, che conosceva Monagheddu, lo avrebbe chiamato per avvertirlo della ”trasferta” monfalconese degli inquirenti. Il sottufficiale si sarebbe quindi precipitato in cantiere per ”istruire” Esposito.
 
CONTINUA IL SILENZIO DEI VERTICI DELL’ARMA 
Tutti già trasferiti i militari coinvolti 
Il vicecomandante Di Paolo a Mestre, gli altri tra il Friuli e il Pordenonese

Un’inchiesta difficile, delicata, proprio per il ruolo che rivestono le persone coinvolte e l’istituzione che esse rappresentano. Anche per questo la magistratura goriziana ha voluto affidarla ai carabinieri: carabinieri che indagano su altri carabinieri. In ciò consapevole, la Procura della Republica, che tutte le attività investigative al riguardo saranno condotte con il massimo scrupolo e imparzialità.
Come dire che se ci sono delle ”mele marce” all’interno dell’Arma è interesse primario della stessa istituzione fare pulizia. Sulla vicenda, il comando regionale dell’Arma non intende rilasciare alcuna dichiarazione, mentre il comandante provinciale di Gorizia, tenente colonnello Roberto Zuliani, non vuole entrare nel merito della vicenda. «Non è corretto commentare alcunché – ha detto – almeno ora, prima che vi siano sviluppi da parte della Procura della Repubblica. Al momento l’unica a poter parlare è proprio la stessa magistratura inquirente». Il comandante della Compagnia di Monfalcone, capitano Sante Picchi, è in licenza. Diversi i gradi di responsabilità delineati nell’indagine, condotta dal sostituto Procuratore della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri. Tant’è che soltanto il maresciallo Domenico Monagheddu è stato colpito da un ordine che ne limita la libertà personale essendo costretto agli arresti domiciliari.
Per gli altri carabinieri coinvolti nell’indagine, invece, il Comando dell’Arma, ha disposto alcuni trasferimenti. Il vicecomandante della Compagnia di Monfalcone, tenente Antonio Di Paolo è stato trasferito a Mestre.
Trasferimento di sede anche per il vicebrigadiere Nicola Di Tria, operativo al Nucleo operativo e radiomobile della caserma monfalconese di via Sant’Anna, ora in forza alla stazione carabinieri di Aviano, e per l’appuntato Giuliano Giacobbe, pure dipendente del Norm, trasferito a Forni di Sopra. (d. d.)
 
DAL LEGALE MASSIMO BRUNO 
Chiesta la remissione in libertà per Monagheddu

Il maresciallo Domenico Monagheddu, in servizio al Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, resta agli arresti domiciliari. Lunedì si è svolto davanti al Gip l’interrogatorio di garanzia al termine del quale è stata confermata la misura cautelare.
E sempre lunedì il legale di fiducia di Domenico Monagheddu, avvocato Massimo Bruno, ha fatto richiesta di remissione in libertà per il suo assistito. Il giudice per le indagini preliminari di Gorizia dovrà esprimersi entro cinque giorni dalla richiesta, ovvero entro sabato. Durante l’interrogatorio l’avvocato Massimo Bruno ha pure prodotto tutta una serie di prove tendenti a demolire il castello accusatorio costruito dalla Procura del capoluogo giuliano. Una serie di prove testimoniali raccolte dal legale finalizzate a scagionare o quantomeno ad alleggerire la posizione del maresciallo Monagheddu, che lo stesso legale afferma essere accusato soltanto del reato di calunnia.
Per quanto riguarda ancora la misura restrittiva cui è stato sottoposto il sottufficiale, lo stesso avvocato Massimo Bruno ha annunciato che già nella giornata odierna presenterà al Tribunale del riesame istanza formale per la revoca degli arresti domiciliari.
Domenico Monagheddu è stato arrestato al termine di una delicata indadine, coperta dal massino riserbo. Il sottufficiale alloggiava nella caserma di via Sant’Anna e per lui la magistratura, ritenendo indispensabile evitare un eventuale inquinamento delle prove, ha disposto gli arresti domiciliari, in un posto ovviamente diverso dalla caserma monfalconese.
Essendo state ritenute meno gravi le posizioni degli altri quattro carabinieri (il vicecomandante della Compagnia, tenente Antonio Di Paolo, il vicebrigadiere Nicola Di Tria, assistito dall’avvocato Massimo Bruno, l’appuntato Giuliano Giacobbe, difeso dagli avvocati Riccardo Cattarini e Massimo Bruno, più un altro carabiniere la cui posizione risulterebbe più defilata), la magistratura non ha ritenuto necessario limitarne la libertà personale pur essendo chiamati a rispondere delle medesime accuse contestate al maresciallo Domenico Monagheddu. 

Messaggero Veneto, 29 aprile 2009

Inchiesta sui Cc, il maresciallo si difende

MONFALCONE. È stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari di Gorizia il maresciallo Domenico Monagheddu, il carabiniere in servizio al nucleo operativo e radiomobile di via Sant’Anna finito agli arresti domiciliari con le accuse di minacce e calunnia nell’ambito dell’inchiesta della Procura che vede coinvolta una decina di persone, tra cui cinque militari dell’Arma.
Un interrogatorio di garanzia nel quale, secondo quanto si è potuto apprendere, Monagheddu avrebbe fornito materiale documentale utile per alleggerire la propria posizione e respingere le accuse che gli sono mosse. Oggi l’avvocato difensore di Monagheddu, Massimo Bruno, presenterà istanza per la revoca degli arresti domiciliari al Tribunale del riesame. Da parte della difesa sembra dunque esserci fiducia circa la possibilità di cancellare in tempi ragionevolmente brevi le ombre che gravano sull’operato del 39enne maresciallo, impegnato da anni in prima linea nell’attività di contrasto del fenomeno dello spaccio di stupefacenti.
Come riferivamo ieri, l’inchiesta, affidata ai carabinieri del comando provinciale e coordinata dal sostituto procuratore Marco Panzeri, è stata avviata per far luce sull’operato e sui metodi dei carabinieri di Monfalcone proprio in relazione a indagini sul mondo della droga. In questo caso ci sarebbero state nelle indagini delle presunte forzature e per questo la magistratura intende andare sino in fondo per chiarire se nell’ambito delle complesse e delicate investigazioni che hanno visto impegnati i militari dell’Arma della città dei cantieri qualcuno possa aver assunto comportamenti tali da lasciar intravedere ipotesi di reato. Ipotesi Fra le quali ci sarebbero, oltre alle minacce, anche favoreggiamento, abuso di potere, sottrazione di stupefacenti e depistaggio.
La notizia dell’apertura dell’indagine sui carabinieri di via Sant’Anna ha suscitato inevitabilmente una certa impressione fra gli abitanti della città dei cantieri e l’auspicio di tutti, anche in ragione del rapporto di fiducia e rispetto che ha sempre legato i monfalconesi all’Arma, è che si possa presto far luce sulla vicenda e che gli accertamenti possano confermare la regolarità dell’operato dei militari coinvolti nell’inchiesta.
Inchiesta che, come riferivamo ieri, non è ancora conclusa e dunque è ancora prematuro dire se i militari dell’Arma coinvolti saranno o meno chiamati a rispondere di qualche reato o se tutto si concluderà con un’archiviazione. A innescare l’indagine sarebbe stata la denuncia di un tossicodipendente che fungeva da collaboratore dei Cc nelle investigazioni sul mondo della droga e che a un certo punto si sarebbe ribellato a fronte di presunte pressioni da parte dei militi.

Il Piccolo, 28 aprile 2009

METZ (VERDI) 
Esposto partito dall’Operazione Blu 
«Metodi inaccettabili denunciati anche da don Gallo»

«Lo avevamo ribadito più volte», ricorda il presidente regionale dei Verdi, Alessandro Metz. Tanto che circa due settimane fa, ha riferito, hanno presentato, assieme al legale difensore, un esposto alla Procura della Repubblica di Gorizia. I tre attivisti di ”Nuova Entrata Libera”, finiti in carcere nell’ambito dell’Operazione Blu che nel febbraio scorso aveva portato all’arresto di sei persone, avevano contestato il metodo di indagine condotto, sottolineando, tra l’altro, la valenza ”indiziaria” del procedimento che «aveva portato altresì al sequestro di poco più di un grammo di stupefacente».
E ora, dunque, Alessandro Metz, alla luce della maxi-indagine avviata dalla Procura goriziana, lo evidenzia: «L’avevamo denunciato allora e lo ribadiamo oggi, a maggior ragione. Avevamo più volte posto l’accento su come erano state acquisite le testimonianze ai fini dell’inchiesta, attraverso le cosiddette ”Sit”, sommarie indicazioni testimoniali, che abbiamo sempre ritenuto perlomeno discutibili. L’indagine in atto – osserva Metz – non può che rafforzare i nostri sospetti, che allora scaturivano dall’assenza di una prova provata, a fronte di un quadro indiziario, che si sosteneva di fatto sulle ”Sit” e sul recupero di soli 1,07 grammi di stupefacente leggero. Se pertanto allora avevo i mei dubbi, oggi parlerei di ben altre preoccupazioni.
«In quei difficili momenti, lo stesso don Gallo, ospite al Centro sociale di via Natisone – continua l’esponente dei Verdi -, aveva dichiarato che qualcuno avrebbe dovuto chiedere scusa a chi era stato costretto a trascorrere una ventina di giorni in carcere. Oggi non posso che ribadirlo, oltre a chiedere di verificare le responsabilità nell’ambito dell’attuale inchiesta che, nel caso specifico, ritengo pesantissime per il vivere sociale del territorio. Noi – conclude Alessandro Metz – avevamo parlato di un clima forte, dove a subire erano i giovani e i più esposti».

L’ARMA MONFALCONESE TRAVOLTA DA UN’INDAGINE DELLA PROCURA
Bufera sui carabinieri, un arresto e 5 indagati 
Ai domiciliari il maresciallo Domenico Monagheddu. Coinvolto anche il vice Antonio Di Paolo

di LAURA BORSANI

Un maresciallo dei carabinieri agli arresti domiciliari, indagati altri cinque militari, un avvocato monfalconese e altre persone estranee all’arma. I ”metodi” della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone finiscono sotto inchiesta. Con l’arresto del maresciallo Domenico Monagheddu, 39 anni, in servizio al Nucleo operativo radiomobile, e altri cinque carabinieri, indagati a piede libero. Tra questi il vicecomandante della Compagnia, il tenente Antonio Di Paolo, 38 anni. Coinvolto nell’indagine anche il legale monfalconese Alessandro Ceresi, indagato a piede libero per favoreggiamento.
Le ipotesi di accusa sarebbero riconducibili a metodi di indagine assunti dai militari monfalconesi nell’ambito di diversi episodi legati a sostanze stupefacenti. Si parla di presunte calunnia, minacce per commettere un reato, ma anche si ipotizzerebbero aggravanti quali l’abuso d’ufficio.
Tutto rientrerebbe nell’ambito di un maxi-procedimento, ancora in fase preliminare, che coinvolgerebbe al momento una decina di persone, non solo carabinieri. L’inchiesta sarebbe stata innescata ai primi di aprile dalla denuncia al Comando provinciale da parte di un ”tossico” utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone nella quale si faceva riferimento proprio ai ”metodi” usati da questi ultimi. Dalle indagini che sono seguite sarebbe scaturito l’arresto del sottufficiale. Al centro dell’indagine, condotta dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Gorizia Marco Panzeri, il personale della Compagnia monfalconese di via Sant’Anna. Le ipotesi di accusa riguarderebbero irregolarità inquadrabili nella metodologia investigativa e, in particolare, secondo quanto è trapelato, a ”comportamenti omissivi”. I fatti che hanno portato ai provvedimenti nei confronti dei militari sarebbero legati a episodi diversi, collegati fra di loro da episodi di droga. Un contesto molto articolato e delicato, sul quale tuttavia viene mantenuto un riserbo strettissimo, trattandosi di un’istruttoria ancora in corso. Il dato che tuttavia ha trovato conferma da più fronti riguarda la disposizione della misura degli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo del Norm, oltre al coinvolgimento di altri cinque carabinieri e del legale, che sarebbero indagati quindi a vario titolo. Tutto ha preso il via da un’inchiesta partita dallo stesso Comando provinciale dei carabinieri nei confronti della Compagnia dell’Arma monfalconese. Un’operazione culminata ai primi di aprile e che avrebbe interessato anche operazioni precedenti. Al vaglio ci sarebbero molteplici sfaccettature e aspetti, con possibili sviluppi nel corso del procedimento ancora aperto, per il quale si mantiene la necessaria riservatezza. Lo si riscontra dallo stesso Comando provinciale dei carabinieri, che avrebbe confermato l’indagine in corso.
 
L’INCHIESTA 
La ”ribellione” di un collaboratore 
L’uomo avrebbe denunciato al Comando provinciale minacce e pressioni
La svolta ai primi di aprile

Sospetti, verifiche nel tempo. Ma ciò che avrebbe consolidato l’indagine della Procura della Repubblica di Gorizia sarebbe legato a una recente inchiesta relativa a sostanze stupefacenti, riferibile ai primi giorni di aprile. È in quell’ambito che sarebbero scaturiti gli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo in servizio al Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, nonchè il coinvolgimento di altri cinque militari e dell’avvocato Ceresi.
Nella specifica circostanza, stando alle ipotesi accusatorie, si parlerebbe di un ”collaboratore” che sarebbe stato utilizzato dai carabinieri di Monfalcone per ”incastrare” uno spacciatore. Il giovane sarebbe stato mandato ad acquistare della sostanza stupefacente dallo spacciatore. Una sorta, dunque, di appuntamento-tranello, con lo scopo di far uscire allo scoperto l’uomo soggetto alle verifiche degli inquirenti. Ma dal primo incontro non sarebbe sortita alcuna cessione di sostanza stupefacente. Sarebbero quindi seguite ulteriori richieste al ”collaboratore”, per effettuare nuovi incontri con richieste di quantitativi sempre maggiori di droga, al fine di poter conseguire concreti risultati. Finchè il ”collaboratore” si sarebbe tirato indietro.
Da qui, sempre secondo le ipotesi di accusa, sarebbero scaturite le presunte minacce nei suoi confronti da parte dei carabinieri di Monfalcone, aumentando il livello del ”pressing” sul giovane. Che, alla fine, avrebbe deciso di rivolgersi direttamente al Comando provinciale dei carabinieri, a Gorizia, raccondando quanto gli stava accadendo nei rapporti con gli uomini dell’Arma monfalconese.
Sempre secondo le ipotesi di accusa, in questo ambito si inserirebbe anche il ruolo del legale, indagato a piede libero con l’ipotesi di favoreggiamento. L’avvocato Ceresi, secondo le ipotesi, avrebbe cercato di dissuadere il ”collaboratore” dalla sua decisione.
Da tutto questo avrebbero preso le mosse l’indagine del Comando provinciale nei confronti del personale militare in servizio alla Compagnia dell’Arma monfalconese e del suo vice Di Paolo. E un procedimento che ha quindi portato all’arresto del maresciallo del Nucleo operativo radiomobile, chiamando in causa gli altri cinque carabinieri, l’ufficiale e quattro sottoposti, tutti sempre indagati a piede libero.
 
I DETTAGLI 
Le accuse: omissioni, minacce, abusi e forzature

Presunti comportamenti ”omissivi” assunti nell’ambito dei metodi di indagine inerenti eventi legati a sostanze stupefacenti. Ma anche minacce e ”abusi di ufficio”. Atteggiamenti che, si ipotizza, avrebbero forzato le indagini. Il tutto, a fronte di una inchiesta, quella avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia che, portata avanti nel tempo, avrebbe considerato circostanze ed episodi diversi. In questo quadro, verrebbe considerata anche un’eventuale correlazione con l’Operazione Blu condotta nel febbraio scorso nei confronti del Centro sociale di via Natisone e che, allora, aveva coinvolto sei persone, tre attivisti di Nuova Entrata Libera, oltre ai fratelli gestori del bar Tommaso, e ad un giovane di origine straniera. Tutti erano stati successivamente rimessi in libertà, nell’ambito delle rispettive istanze di scarcerazione, su disposizione del giudice del Tribunale del Riesame.

IN FERIE IL COMANDANTE PICCHI 
Silenzio e imbarazzo dei vertici

Imbarazzo e silenzio da parte dell’Arma dei carabinieri, coinvolta nell’inchiesta della Procura goriziana. Da una parte, con l’incarico di condurre le indagini il Comando provinciale di Gorizia, dall’altra, come sottoposti alle indagini, con il supporto di intercettazioni telefoniche, i militari della Compagnia di Monfalcone. L’attuale comandante, il capitano Sante Picchi, non ha inteso commentare i fatti dalle ferie che sta trascorrendo.

Messaggero Veneto, 28 aprile 2009
 
Monfalcone. Inchiesta di Procura e Comando provinciale dell’Arma per fare luce sull’operato di alcuni carabinieri nell’ambito di investigazioni sul mondo della droga 
Maresciallo dei Cc agli arresti domiciliari 
Le ipotesi di reato contestate al 38enne Domenico Monagheddu sono minacce e calunnia Una decina gli indagati, fra cui un avvocato, anche per favoreggiamento e abuso di potere

MONFALCONE. La Procura di Gorizia ha aperto un fascicolo per far luce sull’operato di alcuni carabinieri operativi a Monfalcone, relativo in particolare a indagini sul mondo della droga. Risulterebbero contemplate ipotesi di reato che vanno dal favoreggiamento all’abuso di potere alle minacce. La delicata indagine vede diversi militari dell’Arma indagati e uno di questi, un maresciallo in servizio nella sede di via Sant’Anna, è stato raggiunto da ordinanza di arresto e si trova attualmente ai domiciliari.
Gli accertamenti sono svolti dal Comando provinciale dei militari dell’Arma del capoluogo isontino con il coordinamento del sostituto procuratore goriziano Marco Panzeri.
Nell’ambito dell’inchiesta risultano diversi indagati, uno dei quali, il maresciallo Domenico Monagheddu, 38 anni, è agli arresti domiciliari. La notizia dell’arresto del maresciallo si è diffusa nella città dei cantieri già da diversi giorni. Monagheddu è infatti molto conosciuto a Monfalcone e il suo arresto difficilmente sarebbe potuto passare inosservato.
Da almeno una settimana, insomma, in città avevano cominciato a girare le voci su quanto era accaduto e l’arresto del maresciallo ha inevitabilmente finito per far pensare che il provvedimento potesse essere messo in relazione a un’indagine più ampia sui cui contenuti, peraltro, ieri si è potuto apprendere decisamente poco, visto che l’inchiesta è ancora in corso e che sulla vicenda viene mantenuto il più stretto riserbo da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dalla Procura e dai vertici provinciali dell’Arma. Nell’ambito dell’indagine sarebbero ipotizzati vari reati, come abuso di potere, sottrazione di sostanze stupefacenti, favoreggiamento, depistaggio, minacce. Il maresciallo Monagheddu è accusato di minacce e calunnia. Nell’inchiesta sarebbero coinvolte come indagate una decina di persone, fra cui un avvocato monfalconese.
Le indagini sono entrate nel vivo nelle ultime settimane dopo un lavoro degli inquirenti che si è protratto per diverso tempo: l’obiettivo è quello di far chiarezza sull’operato e sui metodi dei militari dell’Arma. È noto, peraltro, come nell’ambito delle indagini inerenti in particolare al complesso e magmatico mondo della droga, fatto di personaggi molto spesso assai poco raccomandabili, un investigatore possa andare incontro a rischi e che i suoi comportamenti possano quindi venire interpretati come “al limite” o addirittura al di là del limite entro il quale si può intravedere un’ipotesi di reato. In questo caso ci sarebbero state nelle indagini alcune “forzature”.
Ma l’inchiesta, come detto, non è conclusa e dunque è ancora prematuro dire se i militari coinvolti saranno o meno chiamati a rispondere di qualche reato o se tutto si concluderà con un’archiviazione.

Il Piccolo, 22 dicembre 2009
 
ARRESTATO DALLA POLIZIA SARÀ PROCESSATO OGGI A GORIZIA 
Ex collaboratore dell’Arma a giudizio per tentato furto Le sue rivelazioni portarono nei guai cinque carabinieri

È previsto questa mattina, al Tribunale di Gorizia, il processo per tentato furto in abitazione a carico di Bruno Esposito, operaio di 20 anni, dipendente di una ditta d’appalto di Fincantieri. Si tratta del giovane che con le sue ”rivelazioni”, nell’aprile scorso, aveva portato all’arresto del maresciallo del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, Domenico Monagheddu, 39 anni, cui erano stati concessi i domiciliari, alla denuncia di altri militari e alla decapitazione dell’Arma monfalconese. L’operaio, usato come collaboratore dai militari nell’ambito di operazioni antidroga, s’era rivolto al Comando provinciale dei carabinieri per denunciare i metodi di indagine assunti dai carabinieri cittadini. Nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica, Marco Panzeri, erano stati coinvolti anche altri quattro militari, tra cui il vicecomandante della Compagnia monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti indagati a piede libero che erano stati trasferiti. Il maresciallo Monagheddu, difeso dall’avvocato Diego Morrone, del Foro di Padova, è da tempo in regime di libertà.
Esposito, dunque, che con le sue dichiarazioni ha messo nei guai il maresciallo assestando di fatto un duro colpo al Nucleo operativo radiomobile monfalconese, oggi sarà chiamato a rispondere in relazione a un tentato furto compiuto in città. Esposito è difeso dall’avvocato Ottavio Romano del Foro di Gorizia.
Il fatto risale a novembre, quando era stato preso di mira un appartamento dei condomini Ater, in via 24 Maggio. Il giovane era stato colto in flagranza assieme a un complice. Entrambi erano stati arrestati dalla Polizia del locale Commissariato. Per Esposito, considerati i precedenti penali, il Giudice per le indagini preliminari aveva convalidato l’arresto, mentre per il complice, risultato incensurato, era stato disposto l’obbligo di dimora con la prescrizione di non uscire di casa durante le ore notturne.
Esposito e il suo compagno erano stati sorpresi sul fatto, bloccati da una pattuglia della squadra volante del Commissariato, nell’area dove sorgono le palazzine Ater. La presenza dei due era stata segnalata al 113 da un residente che aveva visto i due mentre erano impegnati a forzare la porta-finestra di un appartamento dopo essere saliti fino al piano rialzato arrampicandosi su una grondaia. Per introdursi nell’abitazione, in un momento in cui l’inquilino era assente, avevano infranto il vetro di una finestra utilizzando una sbarra di ferro. La segnalazione del cittadino e il pronto intervento della Polizia avevano evitato che i due portassero a termine il colpo.

Il Piccolo, 28 aprile 2009 
 
Il Comune alla Regione: «L’ospedale di San Polo non va depotenziato»  
Verrà rilanciata la proposta di un Centro per la cura e la ricerca sulle malattie da amianto
 
 
di LAURA BLASICH

Alla Regione, Monfalcone chiede di non depotenziare il suo ospedale, in diversi settori il quarto del Friuli Venezia Giulia per volume di attività, e di tenere conto di un tessuto sociale sempre più complesso e in cui esigenze diverse di accavallano. Senza scordare il prezzo che il territorio sta ancorsa pagando in termini di lutti, ma anche di spesa socio-sanitaria, alla pesantissima esposizione all’amianto nelle sue fabbriche. Resta da verificare però se il Consiglio domani sera si muoverà in modo compatto sul futuro dei servizi ospedalieri, sanitari e sociali, rispondendo ai quesiti posti dal Libro verde dell’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic. È in tema di sociale, e non di sanità, che maggioranza di centrosinistra e minoranza di centrodestra potrebbero dividersi. Lo scoglio pare sia rappresentato sempre dal reddito di cittadinanza, cancellato dalla giunta Tondo e che il centrosinistra continua a ritenere fondamentale e a difendere. Il lavoro svolto rispetto le sollecitazioni giunte dal Libro verde è stato però finora unitario, sottolinea la presidente della commissione consiliare per la Tutela della salute, che ha riunito i commissari più volte, aprendo un confronto diretto con i vertici dell’Ass e i dirigenti di ospedale e Distretto sanitario. Alla Regione si chiede quindi il riconoscimento di quanto l’ospedale di Monfalcone ha saputo costruire in questi anni, delle sue specialità, nonostante nessuno metta in discussione come gli ”hub” di riferimento in Friuli Venezia Giulia non possano che essere Trieste e Udine. «Una delle azioni prioritarie che vengono inoltre sollecitate – aggiunge Barbara Zilli – consiste sempre nella creazione a Monfalcone del centro di riferimento per le malattie asbesto-correlate». L’assessore alle Politiche sociali e alla Salute Cristiana Morsolin esprime invece la propria preoccupazione per il futuro dell’integrazione socio-sanitaria, «uno dei punti meno chiari del Libro verde dove si parla di una regia in capo al Distretto di tutti i servizi socio-sanitari – spiega -. Anche di quelli sociali, quindi, storicamente gestiti in prima persona dai Comuni? Sarebbe una scelta grave». L’assessore ritiene inoltre che il Libro verde non affronti in modo adeguato il tema dell’immigrazione e quello dei minori, entrambe di stretta attualità per Monfalcone. «Per noi l’urgenza è quella dei minori con disabilità – ricorda -, ma i bisogni anche in questo ambito non si fermano qui, mentre i Piani di zona non sono stati rifinanziati e servizi che siamo riusciti a erogare finora, anche attraverso gli oratori, andranno persi». Perplessità infine sul mancato finanziamento della casa-albergo.

Messaggero Veneto, 29 aprile 2009 
 
Monfalcone. Possibile l’adesione della minoranza dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore Kosic  
Sanità, odg-appello alla Regione stasera in consiglio comunale
 
 
MONFALCONE. La riforma del sistema sanitario si traduca in un miglioramento del quadro epidemiologico della popolazione, della qualità delle prestazioni erogate e della qualità della vita dei malati cronici e delle persone non autosufficienti, ma anche nel miglioramento degli accessi e nell’investimento sulla prevenzione attraverso azioni di azzeramento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie per acuti sia ambulatoriali sia di ricovero ospedaliero (nella rete regionale ed extraregionale) sia in quelle per post acuti (quali Rsa e prestazioni riabilitative), nonché per le prestazioni di pronto soccorso caratterizzate da lunghe attese dovute, per lo più, alla funzione impropria che il pronto soccorso sta svolgendo in quanto il maggior numero di casi non riguarda emergenze, ma codici bianchi e verdi.
È quanto chiede il consiglio comunale di Monfalcone in un ordine del giorno scritto dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore regionale alla Sanità Vladimiro Kosic e che sarà presentato stasera da Barbara Zilli, capogruppo del Pd e presidente della commissione salute, documento che potrebbe trovare la condivisione anche dell’opposizione. Redatto in seguito a numerosi incontri anche con i dirigenti dell’Azienda sanitaria, con la cittadinanza attraverso rappresentanze rionali, dai quali è emerso che i bisogni più sentiti dalla popolazione riguardano l’istituzione dell’infermiere di comunità, la creazione di una rete di trasporti verso i luoghi di cura nell’ambito locale (San Polo) e regionale (per chemioterapia e radioterapia al Cro di Aviano), la necessità di avere continuità delle cure e dell’assistenza nei confronti delle persone dimesse anche temporaneamente non autosufficienti, l’odg evidenzia come in provincia sia necessario programmare «seri interventi di screening con particolare riguardo alle patologie che hanno gli indici di mortalità superiori alla media nazionale, come quelle legate all’amianto, e perciò chiediamo un riconoscimento territoriale con l’istituzione in città del centro per patologie asbestocorrelate».
Sono individuati come obiettivi irrinunciabili sicurezza degli interventi e delle cure, libera scelta del cittadino nella strutture della rete ospedaliera regionale a parità di condizioni per tutti, continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale, autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione di territorio e ospedali di rete, seppur in un’ottica di collaborazione con l’Area vasta e, più in generale, con tutte le strutture del sistema sanitario regionale. L’odg sarà inviato al presidente Tondo e all’assessore Kosic, al dg dell’Ass, Ferri, al presidente della 3ª commissione consiliare regionale, ai consiglieri regionali eletti nell’Isontino assieme a un documento che contiene gli indirizzi del consiglio di Monfalcone per la pianificazione socio-sanitaria. (cr.vi.) 
 

«Sia istituito in città il Centro per malattie asbesto correlate» 
 
Il documento
MONFALCONE. Si divide in più parti il documento sul Libro verde regionale della sanità redatto dai rappresentanti del consiglio comunale di Monfalcone e che sarà inviato alla Regione. Un documento frutto di analisi e confronti dello stesso Libro verde e che si articola in più parti dedicate a ospedale, territorio, personale, tecnologia e innovazione, ma che indica anche temi non adeguatamente trattati quali lavoro e minori.
Ospedale. Si chiede che s’investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale dei presidii di Gorizia e Monfalcone, secondo un’ottica volta ad assicurare maggiori standard di sicurezza ed efficacia degli interventi, ma anche che si costituisca una rete ospedaliera regionale a sua volta in rete a livello extraregionale e transfrontaliero, che gli ospedali della rete regionale siano diversificati secondo la performance e la qualità degli interventi e che venga individuato, allo scopo, un organo per valutare gli esiti delle cure erogati dai singoli reparti in rapporto alla casistica trattata, specializzandoli quindi per funzioni. «Gli ospedali di Gorizia e Monfalcone – si scrive – devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e devono costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività e diventare punto di riferimento di Area vasta, regionale ed extraregionale». Perciò si chiede che i due ospedali non subiscano declassamenti rispetto a quanto delineato dalla legge regionale 13 del 1995 e restino classificati quali ospedali regionali, che le funzioni siano mantenute e potenziate valorizzando e incentivando le eccellenze (come ortopedia e oculistica), che i due ospedali debbano continuare a far capo all’Ass Isontina, seppur nell’ambito di una proficua collaborazione con le aziende ospedaliere. Quali azioni prioritarie sono chieste l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per patologie asbestocorrelate, il rilancio della chirurgia affinché sia in grado di effettuare gli interventi chirurgici di media complessità, il potenziamento della medicina che ha un’occupazione media costantemente superiore rispetto ai posti letto disponibili e regolarmente sono presi a prestito posti letto di altri reparti (chirurgia e Rsa), l’istituzione di reparti geriatrici soppressi e il potenziamento del punto nascite con estensione del parto in analgesia garantito 24 ore.
Territorio. Vanno definiti i livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie affinché per le diverse istituzioni coinvolte sia chiaro chi deve erogare cosa: prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di pertinenza dell’Ass, prestazioni socio-assistenziali di pertinenza dell’ente locale. Servono anche campagne d’informazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro per attuare programmi di promozione della salute. Rispetto alle prestazioni sanitarie, va rafforzato il ruolo del medico di base, limando gli accessi impropri al pronto soccorso. La costituzione di ambulatori unici o grandi aggregazioni funzionali di medici di base che garantiscono la presenza costante 12 ore il giorno appare come la giusta via verso un potenziamento del territorio. Va migliorata la prestazioni ambulatoriali, evitando che le Rsa siano rese “posteggio di pazienti”. Per le prestazioni socio-assistenziali si evidenzia che l’integrazione socio-sanitaria nella nostra realtà ha raggiunto buoni livelli: «Siamo stati i primi a far partire i piani di zona e l’assemblea dei sindaci svolge un ruolo d’indirizzo attivo e propositivo. Il coordinamento delle prestazioni integrate deve però essere unico, l’ente locale deve rimanere titolare della funzione in materia di programmazione e attuazione dei servizi sociali sia per le funzioni allo stesso conferite dalla Costituzione sia perché è l’istituzione più vicina a esigenze e bisogni del cittadino».
Prestazioni sociali. Punto complesso. «A Monfalcone la spesa sociale è in costante aumento e, considerato il tessuto demografico locale, l’attuale forma di attribuzione dei finanziamenti basati sul parametro residenza non appare più adeguata. La realtà socio-economica è completamente cambiata da 5 anni con un picco critico che vede la città coinvolta nella crisi economica che ha colpito principalmente alcuni settori del sistema manifatturiero che hanno messo in cassa integrazione i dipendenti o li hanno licenziati. Ciò comporta l’ingresso di nuove povertà ed è necessario, a livello regionale, istituire fondi a sostegno dei redditi finalizzato alla lotta al disagio e alla precarietà. A tali scopi è stato istituito dalla legge 6 del 2006 il Fondo per l’autonomia possibile che ha permesso di regolarizzare le posizioni di diverse badanti. Il fondo oggi evidenzia una disponibilità residua inferiore a quella prevista per il biennio precedente. Considerato che la Regione non ha destinato ulteriori stanziamenti volti a incrementare il fondo, riteniamo che in un momento di crisi il Fap vada implementato, per esempio dirottando i fondi previsti per i premi dei dirigenti pubblici e privati di nomina politica.
Personale. Vanno valorizzate le professionalità locali e deve prevalere il merito rispetto all’appartenenza ed è necessario incentivare gli infermieri che svolgono attività di alta assistenza piuttosto che attività amministrative o d’ufficio. Per la tecnologia e l’innovazione si chiede che i referti di laboratorio e di diagnostica per immagini devono essere messi in rete e che la Carta dei servizi sia implementata con la storia clinica dell’assistito. (c.v.)

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ORDINE DEL GIORNO APPROVATO CON VOTO TRASVERSALE  
Il Consiglio a difesa dell’ospedale: minori tempi d’attesa e più tecnologia
 
 
di LAURA BLASICH

No a qualsiasi declassamento degli ospedali provinciali, attenzione alle esigenze sanitarie e sociali della popolazione di un’area, quella monfalconese, che sta sommando emergenze di vecchia data, come quella provocata dall’esposizione all’amianto, a nuovi ma importanti fenomeni, come quello dell’immigrazione. Lo ha detto il Consiglio approvando il documento di risposta agli interrogativi posti dal ”Libro verde” sulla sanità dell’assessore Vladimir Kosic, quasi all’unanimità.
VOTO TRASVERSALE. La compattezza dell’assemblea, che ha visto assieme, dopo un lavoro trasversale di due mesi, centrosinistra e centrodestra, è stata incrinata dal ”no” di Maurizio Volpato di CittàComune, secondo cui l’odg non ha messo in evidenza le carenze di cui soffre da anni la sanità monfalconese rispetto anche a quella erogata nel capoluogo. Al ”no” di Volpato si è poi aggiunta l’astensione dei consiglieri dell’Unione di centro Antonaci e Murgia. Pdl, Lega, Destra e Udc si sono invece schierate a sostegno di una posizione ritenuta equilibrata, che ha evitato giudizi di valore, puntando sui contenuti tecnici.
GLI OBIETTIVI. Monfalcone individua come obiettivi irrinunciabili la sicurezza degli interventi e delle cure, la libera scelta del cittadino delle strutture della rete ospedaliera regionale, la continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale e, infine, l’autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione del territorio e degli ospedali di rete, seppure in un’ottica di collaborazione di Area vasta.
PIÙ TECNOLOGIA. Per quel che riguarda l’ospedale, il Consiglio chiede che si investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale. I due ospedali provinciali, inoltre, «devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività». Si chiede quindi che gli ospedali isontini non subiscano un declassamento rispetto al 1995, che le attuali funzioni siano mantenute e potenziate, e che continuino a fare capo all’Ass isontina.
IL CASO-AMIANTO. In considerazione del quadro epidemiologico locale il Consiglio individua come azioni prioritarie l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate, ma anche «il rilancio della Chirurgia affinché sia in grado di effettuare interventi chirurgici di media complessività assicurando i più elevati standard di sicurezza». Tra le azioni prioritarie anche il potenziamento di Medicina, anche con l’istituzione di reparti geriatrici, e il potenziamento del Punto nascita attraverso l’estensione del parto in analgesia sulle 24 ore. Per quel che riguarda il territorio il Consiglio ritiene che vada mantenuta distinta la gestione tra servizi socio-sanitari (di competenza dell’Ass) e servizi socio-assistenziali (in capo ai Comuni), ma anche rafforzato il ruolo del medico di base, «perno dell’integrazione socio-sanitaria», come ha sottolineato il consigliere socialista Panariello.
ANZIANI. Mancano posti di Rsa e di riabilitazione post intervento chirurgico, ma anche di accoglienza per gli anziani, visti i problemi a ristrutturare la vecchia casa-albergo, mentre il mancato finanziamento dei Piani di zona mette a rischio una serie di servizi rivolti ad anziani, minori con disabilità, scuole e ricreatori. Monfalcone, viste le sue peculiarità, ha inoltre bisogno di maggiori risorse per rispondere ai bisogni, molteplici e complessi, della sua comunità. Ci sono poi i temi che il Consiglio ritiene non siano stati trattati in modo adeguato dal libro verde: quello del lavoro, fondamentale per Monfalcone che continua a sollecitare più prevenzione e più controlli, ma anche quello dei minori e degli adolescenti. I minori disabili che usufruiscono di interventi sono 154 nel Basso Isontino contro i 70 dell’Alto Isontino. Il Consiglio chiede quindi che i finanziamenti siano incentrati sui biosgni e non su parametri statistici che non trovano rispondenza nella realtà.

Il Piccolo, 07 maggio 2009 
 
UIL SANITÀ  
Personale Rsa, raccolta di firme  
Il sindacato minaccia stato di agitazione e stop agli straordinari
 
 
Blocco agli straordinari, stato di agitazione, una raccolta firme per chiedere l’inserimento della Rsa di Monfalcone e della Medicina e della Rsa di Gorizia nel progetto di inserimento dell’operatore socio sanitario con formazione complementare nelle equipe assistenziali. Un progetto che permetterebbe non solo di garantire al personale di supporto maggiore formazione e competenze, ma anche un aiuto qualificato agli infermieri. Pur senza essere equiparato alle figure infermieristiche, infatti, l’Oss «specializzato» potrebbe intervenire nei reparti più in difficoltà per carenza di personale. Questo il motivo per cui, dopo lo stop dato al progetto dalla Uil, il sindacato che registra maggiori adesioni all’ospedale cittadino, ora il reparto monfalconese è in subbuglio e sta aderendo in massa alla raccolta firme che sarà poi inoltrata al dirigente sanitario e che chiede in pratica «pari dignità ai lavoratori e riconoscimento del lavoro svolto costantemente e diligentemente, responsabili professionisti che da pionieri hanno creato piani di lavoro e protocolli per migliorare la qualità lavorativa e per poter disporre di personale di assistenza, inserendo l’Oss anche nel turno notturno». Secondo la Uil Flp, infatti, «tutto il personale del Dipartimento di Gorizia, i servizi Rsa di Gorizia ed Rsa di Monfalcone, infermieri, infermieri generici, Oss e Ossc manifestano il loro disappunto ed esprimono perplessità sulla scelta discriminatoria nei loro confronti. Trovano inoltre le motivazioni strumentali, legate a supposte disparità di esperienza maturata, cosa non richiesta dalle linee guida regionali, logica anche non coerente con il numero di operatori presenti in queste realtà lavorative, ovvero 15 in Medicina a Gorizia, 9 in Rsa a Monfalcone, 7 in Rsa a Cormons e a Gorizia».
Ecco quindi la richiesta al Direttore generale di intervenire direttamente inserendo nel progetto anche i reparti esclusi, visto che, secondo la Uil, «si può supporre che l’impossibilità a inserire nel progetto più unità operative sia solo dovuta ad incapacità gestionale. Infermieri oggi discriminati, quando si sono resi disponibili nell’aiutare la direzione in momenti di grave carenza di personale o quando l’assetto organizzativo del nuovo ospedale non era ancora ben impostato».

Il Piccolo, 27 aprile 2009 
 
CONSULTA IMMIGRATI FAVOREVOLE AL DIVIETO. RAZZINI: NON SERVONO MANUALI PER FAR RISPETTARE LE LEGGI  
Il Comune cancella l’ordinanza anti-sputo  
L’assessore Luise: «Punteremo sull’informazione». Nicoli (Pdl): «Si è deciso di non decidere»
 
 
di LAURA BORSANI

Stop alle ordinanze anti-sputo, anti-assembramento, anti-accattonaggio. L’amministrazione prende tempo e si riserva di ”riscrivere” i provvedimenti che pure, da circa un anno, l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, unitamente alla Polizia municipale, aveva definito, prefigurandone una rapida entrata in vigore. Tutto bloccato, cancellato, dunque, ora subentra la necessità di ponderare termini, ma soprattutto di mettere in campo un’operazione conoscitiva, propedeutica e informativa, utile a ”preparare” i cittadini. È un percorso articolato e a fasi graduali, quello illustrato dall’assessore Luise: «Il blocco delle ordinanze – spiega – è dettato dall’opportunità, che ho condiviso con il sindaco Pizzolitto, di affrontare una riflessione più ampia, che tenga conto della necessità di crescita della popolazione. Monfalcone deve interrogarsi su dove vuole andare, nel momento in cui la città è più complessa, caratterizzata dalla forte concentrazione di immigrati stranieri, ma anche italiani. Ritengo che gli stessi contenuti delle ordinanze debbano rappresentare un passo in avanti ai fini anche dell’integrazione e un punto di arrivo di uno specifico percorso propedeutico».
Per Luise, «legare le ordinanze a un fatto esclusivamente emotivo non porta ad alcuna parte. Potrebbero sortire effetti solo immediati, che però rischiano di rimanere fine a se stessi. Non è, insomma, la sanzione per chi sputa tout-court a risolvere i problemi di fondo. Nè limitarsi a vietare i bivacchi sulla scalinata di salita Granatieri, quando, invece, se venisse ”vissuta”, con la realizzazione a esempio di un mercatino di libri usati, annullerebbe o quantomeno ridurrebbe questi effetti. Così non si lavora per la crescita della città».
Si procede quindi per fasi, spiega Luise. L’intenzione è quella di elaborare una sorta di ”Libro verde” attraverso il quale cogliere le istanze della popolazione. Linee guida da tradurre opportunamente nelle ordinanze. Altro momento è rappresentato dalla realizzazione di un opuscolo del ”vivere civile”, un ”vademecum” in più lingue da diffondere tra le famiglie. Luise tiene altresì conto dell’aspetto comunicativo, affrontando una fase di informazione che raggiunga anche gli immigrati.
Ma intanto, in città, i problemi restano. Chi bivacca o sporca le scalinate o altre strutture, chi si sdraia sulle panchine o ci mette sopra i piedi. Chi sputa nelle aree e nelle vie pubbliche, un comportamento comune tra gli immigrati del Bangladesh, che pure, come aveva già spiegato il presidente del Coordinamento degli immigrati e presidente della Bimas, Mark Mukter, deriva da un’esigenza ”fisiologica” consolidata nelle proprie terre, caratterizzate da strade polverose. E se dalla comunità bengalese questo ”ripensamento” viene accolto con favore, dal centrodestra piovono critiche. Così Mark Mukter osserva: «Mi fa piacere questa impostazione. È quanto avevo proposto. È importante preparare la comunità, garantendo l’opportuna informazione. Un’azione educativa e conoscitiva potrà già contribuire a eliminare la tendenza a sputare. L’amministrazione, comunque – afferma -, dovrà però emettere le ordinanze, proprio per non produrre l’effetto opposto. Noi siamo disponibili a collaborare, l’integrazione deve passare attraverso il rispetto delle regole, che devono esserci».
Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, è lapidario: «Mi sembra che si meni troppo il can per l’aia. Siamo in Friuli Venezia Giulia, siamo a Monfalcone. Presumo che, specie dopo anni di residenza, si debba ormai conoscere la lingua italiana, sarebbe il caso anche il dialetto. E questo significa anche conoscere le nostre regole. Apprezzo la volontà dell’assessore Luise, seppure non credo che realizzare opuscoli, di questi tempi di ristrettezze economiche, possa avere un senso. Non servono manuali per far rispettare le leggi. Si emanino le ordinanze e basta. È da un anno che se ne parla».
Gli fa eco il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli: «È la solita musica: hanno deciso di non decidere. Di fronte a situazioni che richiedono una presa di posizione, si temporeggia, a dimostrazione della debolezza di questa amministrazione. Se può essere giusto informare i cittadini, mettendo in evidenza usi e costumi, affinché l’integrazione avvenga realmente è necessaria un’azione concreta. La sanzione amministrativa costituisce un deterrente alla maleducazione. Ritengo che alcune regole del senso civico non debbano essere scritte, ci devono essere e basta. Non ci possono essere ripensamenti». C’è poi l’aspetto politico: «Queste ordinanze – conclude Nicoli – hanno sempre raccolto le critiche della sinistra radicale, e mi riferisco a Rifondazione. E il sindaco è ostaggio di questa minuscola minoranza che vorrebbe imporre uno stile di vita che non è proprio di questa città».

Il Piccolo, 06 agosto 2009 
 
Subito il via alle misure anti-accattoni  
Pronte le ordinanze. Ma quella contro chi sputa sarà operativa solo fra un mese
 
 
Vita dura d’oggi in avanti per gli accattoni a Monfalcone. Se sorpresi in giro a chiedere la carità, potrebbero vedersi recapitare una multa: bene che vada da 25 euro, peggio fino a 150. ”Sputatori” e maleducati, invece, possono stare tranquilli ancora per un mese. Il Comune di Monfalcone non ha intenzione di calcare subito la mano contro di loro ma intende prima avviare un’azione preventiva di persuasione, soprattutto nei confronti dei residenti stranieri, attraverso le scuole e le varie comunità cittadine. Le multe cominceranno dunque a fioccare ma solo a partire da settembre. Una cosa comunque è certa. Le misure del Comune contro i maleducati sono in arrivo. Dopo una interminabile gestazione, la giunta del sindaco Gianfranco Pizzolitto le ha finalmente approvate e anche la Prefettura di Gorizia ha dato il suo benestare. Il sindaco è quindi pronto a metterci la sua firma. Contenuti, sanzioni e dispositivi delle ordinanze saranno resi noti oggi dall’assessore comunale Michele Luise che detiene anche la delega della sicurezza.
La prima misura a entrare in vigore sarà quella anti-accattoni, con effetto immediato. «L’esigenza è di darne immediata attuazione – anticipa l’assessore Luise – vista la frequenza con cui alcuni episodi si stanno verificando in città». Le altre, con effetto posticipato, riguarderanno invece le regole di comportamento e di decoro urbano: a cominciare da quella anti-sputo, capace di innescare un animato dibattito in città visto che coinvolge in particolare la folta comunità bengalese. E proprio i bengalesi hanno già fatto partire una serie di iniziative al loro interno per porre un freno a questa abitudine molto radicata.
Ma d’ora in avanti dovranno modificare i loro comportamenti anche i ragazzini e le persone che, soprattutto di sera, si siedono sui gradini della loggia del Municipio, quelli che scambiano le panchine per la stanza da bagno, che utilizzano la piazze e le aree pubbliche per estemporanee partite di calcio o per corse in bicicletta, senza contare quelli che lasciano le biciclette incatenate a ogni albero o palo della città.
«Prima di pensare di trasformare piazza della Repubblica in una sorta di piazza di Spagna – afferma l’assessore Luise – è necessario porre delle regole precise di comportamento alle quali dovranno attenersi coloro che frequentano la nostra piazza e la zona del centro. Interventi di abbellimento, arredi urbani, manifestazioni e iniziative non hanno alcun senso se non si mette un freno a chi scambia la piazza per una sorta di porto franco in cui fare quello che gli pare». (f. m.)

Il Piccolo, 07 agosto 2009 
 
CITTÀ VIVIBILE. DAL 19 AGOSTO OPERATIVA UNA SPECIFICA ORDINANZA DEL SINDACO: SANZIONI FINO A 150 EURO  
Multe agli accattoni, ma solo se molesti  
Impunito chi tende la mano. Vietati gli assembramenti: mai più di tre nello stesso posto
 
 
di LAURA BORSANI

Multe agli accattoni, ma solo ai molesti. Non viene punito invece chi semplicemente tende la mano. E vietati gli assembramenti, con la presenza di più di tre mendicanti nello stesso posto. Sono questi gli elementi di punta delle ordinanze in avvio, contro l’accattonaggio, di tutela del decoro e della vivibilità urbana, e sull’abbandono delle biciclette, nonchè la sosta-selvaggia. I tre provvedimenti, unitamente a due delibere attuative, sono stati firmati dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo il ”disco verde” della Prefettura. Sono stati illustrati ieri dall’assessore alla Sicurezza, Michele Luise, e dal comandante della Polizia municipale Walter Milocchi. La prima a diventare operativa sarà l’ordinanza anti-accattonaggio, dal 19 agosto. Le altre due entreranno in vigore dall’1 settembre. «Le ordinanze – ha sottolineato Luise – hanno una valenza preventiva e educativa, nel segno della crescita e dell’integrazione sociale. Ma si vuole anche rassicurare il cittadino, specie le persone più deboli, come gli anziani». Ci saranno periodiche verifiche e specifici report. Il primo ”test” avverrà a Natale.
ANTI-ACCATTONAGGIO. Multe applicate al ribasso per l’accattonaggio. La sanzione prevede comunque una forbice dai 25 ai 150 euro, oltre a contemperare la denuncia a fronte del coinvolgimento di minori. Si parte così da 25 euro di multa con l’invito a non ripetere l’atto molesto. Il divieto colpisce solo i mendicanti invadenti, insistenti, che condizionano il senso di pietà del cittadino, provocando disagio, con l’avvicinamento fisico o le richieste verbali. Chi invece allunga una mano o un contenitore non è sanzionabile, se non quando lo fa in mezzo alla strada o a ridosso degli incroci. Il divieto all’accattonaggio, per il quale vengono inasprite le sanzioni con la denuncia in caso di attività recidiva, è altresì previsto nell’ambito del mercato settimanale, mercatini e manifestazioni, la Fiera di San Nicolò, i parcheggi di esercizi e centri commerciali, i parcheggi di accesso all’ospedale, ai luoghi di culto e cimiteri. È inoltre vietata in città la contemporanea presenza sulla stessa via, piazza, porticato o area di parcheggio, di più di tre persone che mendicano con qualsiasi modalità. In parallelo, gli uffici comunali monitorano le situazioni di disagio sociale, emarginazione e nuova povertà, per segnalare le circostanze di indigenza intervenendo con idonee misure sociali.
VIVIBILITÀ URBANA. È un pacchetto articolato. Si va dal divieto d’imbrattamento con scritte e disegni, alle affissioni abusive su edifici e sulla pubblica via, compresa l’attività di ”graffittari” non autorizzati. Il divieto riguarda i danneggiamenti a beni immobili e mobili, edifici pubblici o privati, monumenti, muri, panchine, carreggiate, marciapiedi, alberi. Ai trasgressori verrà intimato il ripristino, a proprie spese, dello stato originale del manufatto imbrattato. Che se non eseguito comporterà la denuncia. Vietata altresì la lordatura di edifici e delle strade mediante residui fisiologici, configurando anche il reato di atto osceno. È vietato, ancora, sputare sulla pubblica via e dai balconi interessando l’area pubblica. Via i piedi dalle panchine, ed è vietato sedersi anche sullo schienale. Le multe vanno da 30 a 300 euro. Sono 60 euro per chi sputa. Giro di vite poi a chi lancia o lascia i volantini pubblicitari sulle auto in sosta e sul suolo pubblico. Le multe vanno da 30 a 200 euro e da 100 a 600 euro per il committente del messaggio pubblicizzato. Infine è inserito il divieto di abbandono, scarico e deposito incontrollato di rifiuti.
BICICLETTE. Stop all’abbandono delle biciclette e alla sosta-selvaggia di bici e motorini. Dal primo settembre non sarà più consentito agganciare le dueruote ai manufatti stradali, agli alberi, comunque su supporti diversi dalle apposite rastrelliere. La rimozione seguirà dopo 10 giorni di stazionamento del mezzo. Vietata anche la sosta irregolare con relativa rimozione del mezzo da parte del personale comunale, dove crea intralcio. I mezzi saranno custoditi nei locali della Polizia municipale o comunali per 3 mesi, cui seguirà la demolizione. Le multe oscillano da 25 fino a 150 euro.
 

Messaggero Veneto, 07 agosto 2009 
 
Monfalcone. Dopo vari rinvii l’amministrazione municipale ha deciso che dal 1º settembre scatteranno i provvedimenti per la tutela del decoro urbano  
Stavolta ci siamo: entra in vigore l’ordinanza anti sputo
 
 
MONFALCONE. Dopo vari “stop and go”, entrerà in vigore il primo settembre l’ordinanza riguardante la tutela della qualità urbana e del decoro urbano, firmata dal sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto e facente parte di un pacchetto di tre ordinanze riguardanti la vivibilità urbana.
L’ordinanza, che contiene uno specifico paragrafo sul divieto di sputo, contempla però anche il divieto di imbrattamento, di lordatura degli edifici e di uso improprio delle panchine pubbliche. Le altre ordinanze riguardano il sostegno sociale ai bisognosi, i limiti dell’accattonaggio molesto (in vigore dal 19 agosto) e il divieto di aggancio di velocipedi a manufatti stradali e il loro abbandono (dal primo settembre).
Ordinanze che però, nelle intenzioni dell’amministrazione, non vogliono essere solo punitive, ma soprattutto preventive. «È innegabile – riconosce l’assessore con delega alla sicurezza, Michele Luise – che vivibilità significa anche sicurezza, perché se vogliamo avere una piazza come piazza di Spagna, cosa su cui sono d’accordo, è vero che dobbiamo recuperare anche un vivere più civile e dare delle regole che devono essere rispettate. Abbiamo usato il tempo necessario per dare una risposta organica alle esigenze dei cittadini, in particolare al bisogno di sicurezza dei più anziani. Le ordinanze avranno un impatto sociale e serve quindi una certa maturità, una crescita della città, che deve passare soprattutto per i più giovani. E per questo andremo nelle scuole». L’assessore riconosce che bisogna far capire ai giovani il rispetto e la buona educazione: bivaccare sulla scale del palazzo municipale o sporcare i muri non può essere bloccato con la sola ordinanza, ma bisogna capire che il rispetto della città e delle regole va a vantaggio di tutti. «Inoltre – spiega – la forte presenza di immigrazione non solo italiana, ma anche extracomunitaria, richiedeva che fossero messi dei paletti. È per far arrivare a tutti il messaggio che le ordinanze antisputo e delle biciclette entreranno in vigore il primo settembre, per darci modo di fare opera di informazione con le comunità non italiane».
Il meccanismo delle ordinanze prevede delle sanzioni, ma gli interventi vogliono avere soprattutto valenza pedagogica e di crescita. È stato il comandante della polizia municipale, Walter Milocchi, a spiegare i contenuti tecnici delle ordinanze. In particolare il divieto di sputo in luoghi pubblici o il cui effetto ricada in luoghi pubblici, come detto, rientra in quella che vieta l’imbrattamento, la lordatura (anche con residui fisiologici), la deturpazione e l’imbrattamento di tutti gli edifici e non solo quelli pubblici. Pena per chi viene colto in tali attività, oltre alla sanzione secondo il regolamento di polizia urbana, c’è anche l’obbligo di pulire e sistemare i manufatti imbrattati o rovinati. Nella stessa ordinanza viene ricordato anche il divieto di usare in modo improprio le panchine: non si possono poggiare i piedi (né nudi, né con le scapre), né si può sedere sullo schienale. È vietato anche l’abbandono dei rifiuti in ogni genere di area, ma anche l’attività di lanciare e collocare volantini sui veicoli in sosta su suolo pubblico. In questo caso sono previste delle sanzioni. (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 08 agosto 2009 
 
Monfalcone. L’ordinanza firmata dal sindaco Pizzolitto entrerà in vigore il 19 agosto. Misure contro l’emarginazione  
Accattonaggio, multe salate per chi sgarra  
Sono previste sanzioni fino a 150 euro e può scattare anche la denuncia penale
 
 
MONFALCONE. L’ordinanza antiaccattonaggio, firmata dal sindaco Gianfranco Pizzolitto dopo aver ottenuto il “via” dalla Prefettura e che entrerà in vigore il 19 agosto non vuole solo limitare i fenomeni di accattonaggio molesto, ma intende affrontare le situazioni di nuova povertà e di emarginazione intervenendo con adeguate misure sociali e nello stesso tempo prevenire e contrastare l’insorgenza di fenomeni criminosi dediti allo sfruttamento di minori e disabili, evitando le situazioni di disagio urbano derivanti da chi chiede denaro con atteggiamento molesto e fastidioso, magari utilizzando bimbi o esibendo malformazioni o mezzi fraudolenti per muovere la pietà della persone.
«Da parte dei cittadini viene segnalato un aumento del fenomeno al cui interno – si legge sull’ordinanza – possono inserirsi anche quelle condizioni di sfruttamento che gravano su soggetti deboli, minori, donne, portatori di disabilità. Condotte che devono essere opportunamente monitorate». In particolare negli ultimi periodi sono stati spesso segnalati in città soggetti che, in luoghi di maggior concentrazione di persone, ma anche intersezioni stradali, incroci, attese ai semafori chiedevano denaro, esibendo dei foglietti in cui si spiegava che il denaro sarebbe servito per aiutare una bambina malata.
Al di là delle veridicità o meno della circostanza, la presenza di più persone che con fare insistente chiedono denaro ha spaventato e intimorito, soprattutto gli anziani. L’ordinanza quindi vuole intervenire anche per dare sicurezza ai cittadini e per evitare situazioni pericolose, con persone con disabilità che si aggirano in mezzo alle auto e rischiano anche per la propria incolumità. Oppure, come successo nella zona dell’Emisfero, bloccano letteralmente il traffico, fermando ogni auto per chiedere denaro. Come spiega il comandate della polizia municipale, Walter Milocchi l’accattonaggio non è considerato un reato e quindi non è punibile e può essere concesso, ma secondo ordinanza non deve essere esercitato nelle intersezioni stradali e carreggiate stradali in genere. Inoltre in alcune aree e occasione è vietato l’accattonaggio molesto, insistente, tale da turbare la tranquillità dei cittadini, nello specifico nell’ambito del mercato settimanale o mercatini, nel corso della fiera di San Nicolò, nelle aree di accesso e parcheggio di centri commerciali , nei posteggi dell’ospedale, del cimitero, dei luoghi di culto. Inoltre in tutto il territorio comunale è vietata la presenza contemporanea in una zona ristretta (via, piazza, porticato, parcheggio) di più di tre persone.
La violazione dell’ordinanza comporterà l’applicazione di una sanzione amministrativa da 25 a 150 euro, applicazione per scelta delle giunta comunale che viene applicata nelle misura ridotta. Se poi la presenza non consentita viene reiterata, è previsto che scatti la denuncia penale, secondo l’articolo 650 del codice penale. Nell’ordinanza è specificatamente previsto che gli uffici comunali siano incaricati di monitorare le situazioni di disagio sociale, emarginazione, povertà, situazioni che dovranno essere segnalate per poter intervenire con idonee misure.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 15 agosto 2009 
 
Don Ostroman boccia l’ordinanza anti-accattoni  
Il parroco del duomo: «Non è così che si deve affrontare il problema della povertà»
 
 
«Questi nuovi regolamenti non risolvono niente». E’ lapidario il commento che giunge dalla canonica del duomo sulle nuove norme comunali anti-accattonaggio. Il parroco, don Fulvio Ostroman, da anni al fianco di bisognosi e famiglie in difficoltà ritiene che le strade da battere siano piuttosto quelle dell’integrazione e della solidarietà, perseguita attraverso i canali istituzionali. A lui, che ha fatto dell’evangelico precetto “Ero foresto e mi avete accolto” la stella polare del suo operato, i provvedimenti comunali non paiono affatto risolutivi. Il problema delle nuove povertà, del resto, è particolarmente percepito in un territorio dove la classe operaia storicamente affonda le proprie radici. Ostroman, noto come don Bobo, è conscio del fatto che tra quanti allungano la mano per chiedere la carità si possano celare anche dei truffatori, e tuttavia può una norma distinguere scientificamente tra chi si trova veramente nell’indigenza e chi no? Secondo il decano di Monfalcone, no. «Io credo che la comunità dovrebbe essere attenta agli ultimi – esordisce –; certo c’è chi approfitta della carità degli altri, ma c’è anche chi ha veramente necessità di tutto l’aiuto possibile dal prossimo. Il mio consiglio, a queste persone, è quello di passare sempre attraverso le istituzioni e la Caritas. Capita pure a me di trovarmi davanti a dei disonesti, che chiedono aiuto alla Chiesa e poi gettano in un cespuglio il panino che abbiamo offerto perché non è denaro contante. Ma non è con questo tipo di norme che si risolvono i problemi. Penso alla questione dello sputo: anche ai miei tempi, nelle osterie, si trovano i cartelli con su scritto “Le persone educate non sputano”. E’ una questione di cultura». «Monfalcone – spiega il parroco – ha una tradizione d’accoglienza molto forte e sentita: credo sia giusto proseguire su questo percorso, nel rispetto delle leggi». La complessità del far quadrare i bilanci domestici, se è vero come dice una recente indagine che le famiglie vanno in crisi per una diminuzione del budget di soli cento euro, è quotidianamente sotto gli occhi della Caritas: «Sono una trentina le persone che si recano a mangiare alla mensa del San Michele – riferisce il sacerdote – e in virtù di ciò terremo la mensa aperta per Ferragosto, su prenotazione del posto tavola». Quattro famiglie, invece, sono già state valutate per l’accesso al Fondo di solidarietà messo a disposizione dalla diocesi.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 19 agosto 2009
 
Guerra all’accattonaggio: da oggi multa ai mendicanti ma solo a quelli molesti 
 
Scatta oggi l’ordinanza anti-accattonaggio in città. È la prima a entrare in vigore, nell’ambito del ”pacchetto” predisposto dall’amministrazione comunale, gestito dall’assessore alla Sicurezza Michele Luise con il supporto del comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi. Le prossime ordinanze si affacceranno a partire dal primo settembre. Riguardano le regole relative alla vivibilità urbana e all’abbandono delle biciclette, oltre alla loro sosta-selvaggia. Il primo ”test”, dunque, entra nel vivo dell’applicazione. Le misure prevedono multe, applicate però al ribasso. La sanzione stabilisce comunque una forbice dai 25 fino ai 150 euro, oltre a considerare la denuncia a fronte del coinvolgimento di minorenni. La base pertanto è quella dei 25 euro, con l’invito contestuale a non reiterare le richieste di elemosina con atteggiamenti molesti. L’ordinanza intende colpire, infatti, solo le azioni invasive nei confronti dei cittadini, ai fini della tranquillità del singolo e sociale.
In altre parole, non vengono più tollerati atteggiamenti insistenti, che provocano disagio e muovono a sentimenti di pietà condizionando le sensazioni dei cittadini. Off-limits anche per i turbamenti del libero utilizzo degli spazi pubblici con l’avvicinamento fisico o petulanti richieste verbali. Il medicante che invece si limita a tendere una mano o un contenitore per chiedere l’elemosina, non sarà punito. Resta comunque vietato mendicare in mezzo alla strada, infilandosi tra le auto e creando turbativa al traffico, in particolare agli incroci. È inoltre vietata la contemporanea presenza sulla stessa via, piazza, porticato o area di parcheggio, di più di tre persone che mendicano, con qualsiasi modalità. Il divieto all’accattonaggio prevede un inasprimento delle sanzioni e la denuncia in caso di comportamenti recidivi.
Nel contesto cittadino, restano sotto osservazione le aree pubbliche dove è stata accertata la maggiore concentrazione del fenomeno dell’accattonaggio. Le verifiche quindi saranno indirizzate nell’ambito del mercato settimanale, dei vari mercatini dell’antiquariato e di qualsiasi altra manifestazione su aree pubbliche e nelle vie adiacenti fino a un ragigo di 100 metri.

Il Piccolo, 20 agosto 2009
 
PRIMO GIORNO D’APPLICAZIONE DELLE NUOVE NORME COMUNALI CHE PREVEDONO SANZIONI FINO 150 EURO  
Scatta l’ordinanza anti-accattoni, nessuna multa  
Presenti in città, ma meno del solito. I vigili urbani: non abbiamo ricevuto richieste d’intervento
 
 
di ELISA COLONI

La guerra all’accattonaggio, almeno per il momento, non miete vittime. Ieri, giorno dell’entrata in vigore dell’ordinanza comunale contro i mendicanti molesti, la Polizia municipale non ha infatti emesso alcun verbale.
Perché? I mendicanti hanno preferito girare alla larga dai monfalconesi per paura dei 25 euro di multa? Oppure gli accattoni c’erano, ma i vigili urbani non li hanno visti, o hanno preferito optare per una partenza soft, senza calcare la mano? Dopo aver passato ripetutamente in rassegna, ieri mattina, i punti critici (centro città, parcheggi del centro commerciale Emisfero e dell’ospedale San Polo), sembra proprio che la verità stia nel mezzo: i mendicanti, anche molesti, c’erano, ma in numero nettamente inferiore rispetto al solito. Insomma, non sono spariti da Monfalcone, ma ieri era molto più difficile incontrarli rispetto a pochi giorni fa.
L’ordinanza anti-accattonaggio (che prevede sanzioni fino a 150 euro per coloro che chiedono insistentemente l’elemosina o rincorrono i passanti nel tentativo di vendere abusivamente oggetti di vario tipo) è partita in una giornata ”sensibile”. Ieri mattina, infatti, il centro cittadino era invaso dai camper e dalle bancarelle del tradizionale mercato del mercoledì. Insinuandosi nel fitto brulicare di persone intente a sbirciare tra la merce esposta, ci si poteva imbattere solo in qualche mendicante. Un paio di africani si aggiravano, intorno alle 11.30, tra piazza Cavour e via Battisti. Uno fisso in via Battisti fermava i passanti tentando di vendere delle collanine. L’altro, invece, seguiva i passanti a mani vuote, per chiedere qualche spicciolo. Una situazione ben più tranquilla rispetto ai tradizionali mercoledì mattina, quando sono in tanti, come confermato dagli stessi esercenti e negozianti, a chiedere insistentemente l’elemosina, entrando pure all’interno dei negozi e dei bar.
Situazione diversa, invece, nei due luoghi tradizionalmente più ”battuti” dagli accattoni: il parcheggio dell’ospedale di San Polo e quello dell’Emisfero. Nel primo se ne sono visti un paio. Anche questa volta si trattava di persone africane che, munite di un contenitore con alcuni oggetti, ”facevano la posta” agli automobilisti, aspettando che posteggiassero e uscissero dalla macchina, per provare a smerciare qualche accendino.
Ma i mendicanti più molesti si sono visti all’esterno dell’Emisfero. Anche questa volta africani. La tecnica? Sempre la stessa: fermi in attesa che un automobilista scendesse dalla macchina per dirigersi verso i negozi, oppure che qualcuno uscisse dal centro commerciale spingendo il carrello della spesa, diretto verso la propria vettura. In alcuni casi l’”inseguimento” era a dir poco insistente, con il mendicante di turno che attendeva pazientemente che la ”vittima” prescelta trasferisse tutta la spesa dal carrello al bagagliaio dell’auto, prodotto per prodotto. Nella maggior parte dei casi le persone adottavano la classica tecnica delle ”orecchie da mercante”, ma con un’aria visibilmente infastidita.
Questo, dunque, il bilancio del primo giorno. Sarebbe falso dire che i mendicanti non c’erano, ma bisogna comunque sottilineare che (per casualità o proprio in virtù dell’entrata in vigore dell’ordinanza) erano meno numerosi del solito.
Il comandante della Polizia municipale, Walter Milocchi, dal canto suo spiega: «Ieri, a differenza di quanto accade normalmente, non abbiamo ricevuto segnalazioni e richieste di intervento da parte di cittadini ed esercenti. Quindi non c’è stata la necessità di emettere sanzioni. La situazione, almeno per il momento, è questa. Vedremo come andrà nei prossimi giorni».

Il Piccolo, 22 agosto 2009 
 
GIÀ LE PRIME POLEMICHE DOPO L’ORDINANZA COMUNALE  
Mendicante non molesto, niente multa  
L’assessore Luise: «Non è sanzionabile».
 
  
Accattone ”graziato” perché… non molesto. Lo hanno visto in tanti, ieri mattina, seduto per oltre un’ora sul marciapiede di via Duca d’Aosta assieme al proprio cagnolino, mentre porgeva la mano ai passanti chiedendo l’elemosina. E, in tanti, non hanno mancato di segnalare il fatto, chiedendosi se il mendicante in questione fosse o non fosse ”sanzionabile”, in base alle direttive contenute nell’ordinanza anti-accattonaggio entrata in vigore mercoledì. In effetti la questione non è semplice. Il provvedimento del Comune, infatti, mira a punire (con una sanzione) coloro che chiedono spiccioli o tentano di vendere oggetti vari in maniera insistente. O meglio, molesta. Per fare un esempio, coloro che seguono le persone nei parcheggi dei supermercati e non danno tregua finché la ”vittima” di turno non allunga l’euro del carrello o compra un accendino. Insomma, il Comune, con questa ordinanza, non intende dare la caccia ai poveri, ma evitare che alcuni comportamenti diventino invasivi e vengano percepiti dai cittadini come molesti o addirittura pericolosi.
Il problema, però, è: quando un comportamento o un atteggiamento diventano molesti? Il fatto che un gesto sia più o meno tollerato, non dipende forse – almeno in parte – dalla sensibilità di chi lo subisce? Ecco quindi che ieri, quel mendicante che chiedeva l’elemosina in via Duca d’Aosta, per alcuni cittadini (e anche in base a quanto stabilito dall’ordinanza) risultava ”innocuo”; per altri, invece, il fatto che l’uomo fosse semidisteso sul marciapiede era già di per sé un comportamento molesto. Per la cronaca, il mendicante è rimasta nella stessa posizione per circa un’ora e poi se n’è andato, forse intimorito dalla presenza di due carabinieri di quartiere intenti a monitorare via Duca d’Aosta.
Sull’accaduto e, più in generale, su tutta la questione dell’ordinanza anti-accattonaggio, si esprime l’assessore alla Sicurezza Michele Luise, ideatore del provvedimento. «Il ragazzo che chiedeva l’elemosina senza seguire con insistenza le persone – spiega – non è sanzionabile, perchè, appunto, non molesto. Il nostro provvedimento non vuole essere una caccia senza quartiere ai mendicanti, ma semplicemente uno strumento per correggere alcuni comportamenti incivili. Non possiamo di certo accanirci contro la gente.

Il Piccolo, 25 aprile 2009 
 
MA LA CRISI STA RALLENTANDO GLI ORDINI  
Aumenta la produttività, mensilità extra in premio ai 430 dipendenti Ansaldo  
Fiducia nel futuro da parte della società che ha investito 14 milioni per la costruzione di un nuovo capannone
 
 
di LAURA BLASICH

Gli ottimi risultati conseguiti nel 2008 da Ansaldo sistemi industriali si tradurranno per i lavoratori, anche del sito di Monfalcone, il più grande del gruppo, capace di oltre 100 milioni di fatturato lo scorso anno, in una quattordicesima mensilità nel corso di quest’anno. Il premio di risultato è stato quantificato in questi giorni nel corso di un incontro A Vicenza tra i vertici della società e i rappresentanti sindacali degli stabilimenti del gruppo per i quali il 2009 rischia di essere meno “brillante” rispetto l’anno precedente. La crisi si sta facendo sentire, rendendo più lenta l’acquisizione degli ordini, che potrebbero diradarsi, anche per Monfalcone, 430 dipendenti diretti, affiancati da 35 lavoratori romeni esterni, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Società, che si sta impegnando per la diversificazione, puntando sulle energie rinnovavili, ma anche il nucleare, e sindacati hanno quindi stabilito di rivedersi a giugno-luglio per fare il punto su una situazione che va attentamente monitorata.
«Nell’incontro di Vicenza, al quale era presente anche l’amministratore delegato Claudio Gemme – spiega il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone, Maurizio Vesnaver -, si trattava di quantificare il riflesso dei risultati conseguiti nel 2008 per i lavoratori in base al contratto integrativo. Si è trattato di risultati notevoli, perché gli obiettivi sono stati raggiunti e in alcuni casi superati, che di fatto si tradurranno in una mensilità in più, da erogare entro giugno». Monfalcone al momento ha un buon carico di lavoro, ma l’acquisizione degli ordini non è più così fluida e quindi ci potrebbe essere qualche problema per fine 2009-inizio 2010. L’azienda inoltre sta cercando di muoversi, anche sul mercato delle energie rinnovabili».
La Rsu, quindi, considera la situazione non preoccupante in questa fase, ma da valutare mese per mese, come sottolinea Vesnaver. Un segnale incoraggiante viene per l’Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone anche dall’apertura del cantiere di lavoro per la costruzione del nuovo capannone necessario per realizzare macchine di dimensioni ancora maggiori, come richiesto dal mercato.
L’azionista di Asi, il fondo statunitense Patriarch Partners, aveva consolidato la scelta di rafforzare la capacità produttiva del sito di Monfalcone, dando il via libera in questi mesi all’investimento di 14 milioni di euro. La struttura, che sorgerà nell’area retrostante gli edifici già esistenti, affacciata sull’area verde di via dell’Agraria, sarà quindi ultimata nel corso del prossimo anno. «Crediamo sia utile cercare un percorso condiviso con i lavoratori per traguardare questo momento di crisi a quello della ripresa», conclude Vesnaver.
Presentando a inizio mese i dati del bilancio 2008, l’ad di Asi, Claudio Gemme, si era detto abbastanza preoccupato dal 2009. «C’è un forte carico di lavoro – ha spiegato -, ma ci sono aziende che, pur non cancellando gli ordini, li rinviano nel tempo creando difficoltà alla produzione. Sui prodotti standard poi c’è un forte rallentamento. Questa situazione ci crea problemi, le fabbriche non sono così elastiche». Per il 2009 la società prevede volumi in crescita, ma non così la redditività. La strategia è quindi quella di far crescere il portafoglio ordini, acquisendo nuovi contratti per mantenere i volumi, anche se c’è il problema dei prezzi, perché «molti clienti di fronte alla crisi chiedono sconti e la revisione delle condizioni contrattuali». Oltre all’aumento dei volumi Asi pensa anche alla diversificazione e punta alle energie rinnovabili, senza perdere di vista però le possilibità aperte da un ritorno al nucleare in Italia.

Il Piccolo, 07 giugno 2009 
 
Ansaldo, prima pietra del nuovo stabilimento  
Cerimonia martedì L’ad di Asi Gemme: «Segnale di fiducia»
 
 
Ansaldo si prepara a festeggiare la posa della prima pietra dell’espansione dello stabilimento di Monfalcone, il più grande della società in Italia e quello con più dipendenti. L’appuntamento è per martedì, alle 10, nel complesso di via Marconi, nato negli anni ’20 come Officine Elettromeccaniche del cantiere di Panzano. «L’evento rappresenta un eccezionale segnale di fiducia – spiega l’amministratore delegato di Asi Claudio Andrea Gemme – che il nostro azionista ha voluto confermare, nell’ambito degli investimenti che permetteranno alla nostra azienda di traguardare un futuro di continuità e prosperità». In una fase di crisi mondiale come quella in corso l’ad Gemme crede che «si debbano cogliere opportunità come questa per riguardare i processi e le attività interne e riposizionarsi in un modo che diventa ogni giorno sempre più competitivo. Vogliamo essere positivi verso il domani – conclude Gemme – e vogliamo sottolinearlo, assieme al personale della nostra azienda, con la cerimonia di martedì». Il nuovo capannone andrà ad ampliare la capacità produttiva dello stabilimento, garantendo spazi e strutture adeguate alla fabbricazione di motori a corrente alternata di grande taglia, richiesti dal settore dell’oil&gas e del navale. Sorgerà nell’area meridionale dello stabilimento, affacciata su via dell’Agraria, e avrà di 160 metri di lunghezza per 30 di larghezza e 23 metri di altezza. Sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate, e di sale prove, vasche per l’impregnazione e l’isolamento sottovuoto di motori di macchine molto grandi. Motori di dimensioni superiori alle attuali (150 tonnellate di peso) sono richiesti anche per l’eolico a magneti permanenti. Asi conta di arrivare al tetto entro l’anno e poi avviare l’allestimento interno in funzione delle nuove commesse, in modo da essere pronta per la ripresa. Per lo stabilimento si tratta del primo ampliamento a partire dagli anni ’70.

Messaggero Veneto, 09 giugno 2009
 
Ansaldo, cerimonia per l’ampliamento

MONFALCONE. Sarà posata nella mattinata di oggi la prima pietra dei lavori di ampliamento dello stabilimento monfalconese di Ansaldo Sistemi industriali di via Marconi. La cerimonia, che si svolgerà nello stabilimento, a cui parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, dell’azienda e dei lavoratori inizierà alle 10.15 con la visita dello stabilimento, mentre tra le 10.45 e le 11.15 ci saranno gli interventi delle autorità e tra le 11.15 e le 11.45 la posa della prima pietra, a cui seguirò un brindisi benaugurante.
«L’evento rappresenta un eccezionale segnale di fiducia che il nostro azionista, la finanziaria statunitense Patriarch Partners ha voluto confermare, nell’ambito degli investimenti che permetteranno alla nostra azienda di traguardare un futuro di continuità e prosperità» spiega l’amministratore delegato di Ansaldo, Claudio Andrea Gemme, sottolineando come in questo momento di crisi mondiale si debbano cogliere opportunità come questa «per riguardare i processi e le attività interne e per riposizionarsi in un mondo che diventa ogni giorno sempre più competitivo. Vogliamo essere positivi verso il domani e vogliamo sottolinearlo, unitamente al personale delle nostra azienda, proprio con questa azienda».
L’investimento previsto per la nuova ala dello stabilimento è di 14 milioni di euro. Il nuovo capannone andrà ad ampliare la capacità produttiva dello stabilimento, garantendo spazi e strutture adeguate alla fabbricazione di motori a corrente alternata di grande taglia, richiesti dal settore dell’oil&gas e del navale. Il capannone sorgerà nell’area meridionale dello stabilimento affacciata su via dell’Agraria e avrà una dimensione di 160 metri di lunghezza per 30 di larghezza e 23 di altezza. Sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate, avrà della sale prove, vasche per l’impregnazione e isolamento sottovuoto di motori di macchine molto grandi, ben più grandi quanto realizzati finora, anche a fronte di un mercato più “aggredibile” e che metteranno a frutto il know how acquisito.
L’ampliamento dello stabilimento Ansaldo, che è il più grande del gruppo e ha registrato oltre 100 milioni di fatturato nel 2008, è il primo che si realizza dagli anni 70. Da evidenziare che se gli ottimi risultati del 2008 hanno garantito una ricaduta positiva in termini di salario per i lavoratori, il 2009 si sta rivelando impegnativo sul fronte dell’acquisizione degli ordini, ma Ansaldo intende mantenere l’atteggiamento di apertura e positività, offrendo un segnale forte organizzando una vera e propria cerimonia per l’inizio dei lavori.

Il Piccolo, 10 giugno 2009
 
POSA DELLA PRIMA PIETRA DEL NUOVO STABILIMENTO CON UN INVESTIMENTO DI 14,7 MILIONI 
Parco eolico off-shore, Tondo sponsor di Ansaldo 
L’ad Gemme chiede sostegno alla Regione: «Il carico di lavoro non è certo fino alla fine dell’anno»

di LAURA BLASICH

Ansaldo Sistemi Industriali investe sul futuro e lo fa a partire da Monfalcone, dove si trova il suo più grande stabilimento, che da ieri ha iniziato a crescere ancora con l’avvio ufficiale dei lavori per la realizzazione di un nuovo capannone. Si tratta del primo ampliamento della fabbrica a partire dagli anni ’70 e di un’opera del costo di 14,7 milioni di euro la cui importanza Asi ha voluto sottolineare con una cerimonia alla quale hanno preso parte il presidente della Regione Renzo Tondo e gli assessori regionali alla Mobilità Riccardo Riccardi e alla Pianificazione Federica Seganti, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il prefetto Maria Augusta Marrosu. «Un investimento di 15 milioni di euro in un momento di grande crisi è un segnale importante – ha ribadito ieri l’amministratore delegato della società Claudio Andrea Gemme -, anche verso i nostri clienti mondiali e rispetto alla nostra strategia in questo territorio». L’ad di Asi si è rivolto ai «vicini di Fincantieri» per la quale la società punta a realizzare grandi motori, già presenti comunque su Costa Pacifica e Luminosa, le ultime passeggeri consegnate, lo scorso fine settimana, alla società del gruppo Carnival. La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. «Intendiamo investire e portare avanti assieme un prodotto italiano d’eccellenza nel mondo», ha affermato Gemme, che ha confermato come Asi punti a inserirsi nel business del nucleare italiano, ma anche a puntare sulle rinnovabili, in particolare l’eolico off-shore. Un progetto che la società ha già presentato alla commissione attività produttive del Consiglio regionale e che l’ad Gemme ha illustrato in questi giorni al presidente della Regione Tondo. «Il fatto che stiamo investendo 15 milioni di euro significa che noi ci siamo – ha detto ieri Gemme, rivolgendosi al presidente Tondo -. Chiediamo anche agli altri di fare la loro parte. Noi cerchiamo di essere ogni giorno sul mercato, ma la crisi c’è e il carico di lavoro anche per Monfalcone non è certo fino alla fine dell’anno. Si tratta di capire quindi come salvaguardare posti di lavoro, ma anche il trasferimento di una tecnologia di altissimo livello nel mondo».
«Le istituzioni sono presenti oggi – ha risposto il presidente Tondo – e assegnano a questa realtà l’importanza che merita, perché un’azienda insediata in regione e paga le tasse qui va sostenuta. Questo è inoltre un polo strategico per l’intero sistema-Paese, vista la presenza di Fincantieri con cui vogliamo avere un rapporto più diretto. E per questo stiamo dialogando con il Governo». Tondo, che si è definito ieri un nuclearista, ha affermato di essere rimasto affascinato dal progetto per la creazione di un parco eolico off-shore. Secondo Tondo, il Piano energetico regionale, al quale si inizierà a lavorare nel 2010, darà ampio spazio alle rinnovabili. «Le risorse che saranno messe a disposizione per l’innovazione e la ricerca in quell’ambito – ha detto il presidente – potranno quindi rappresentare un elemento di sviluppo anche per questa azienda». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ieri ha invece rilanciato, presente anche l’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Riccardi, la necessità di sostenere l’espansione di Asi e la crescita di Fincantieri anche dal punto di vista logistico, attraverso la creazione di una viabilità dedicata che si agganci alla nuova bretella aeroporto-provinciale 19. All’interno del primo palo di fondazione del capannone, che avrà una dimensione di 160 metri di lunghezza per 30 di larghezza e 23 di altezza per una superficie di 5mila metri quadrati, è stato posto un cilindro contenente alcuni oggetti beneauguranti: una pergamena firmata da tutti i presenti alla cerimonia, un crocifisso e un rosario, «a testimonianza della fede che anima la maggior parte di noi», come ha spiegato il direttore dello stabilimento, Ferninando Piazza, e poi una moneta e un pizzico di sale come simbolo di saggezza. Il capannone, che consentirà di realizzare motori a corrente alternata di dimensioni ancora maggiori rispetto alla produzione attuale, sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate. La struttura sarà dotata di sale prove, vasche per l’impregnazione e l’isolamento sottovuoto di motori di macchine molto grandi.
 
Messaggero Veneto, 10 giugno 2009

Monfalcone. L’ampliamento dello stabilimento è il primo che si realizza dagli anni Settanta 
Ansaldo, via alla costruzione del capannone da 15 milioni

MONFALCONE. È stato posato ieri il primo palo di fondazione del nuovo capannone dello stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone, struttura che, con un investimento di 15 milioni, andrà ad ampliare la capacità produttiva dell’insediamento, garantendo spazi e strumenti adeguati alla fabbricazione di motori a corrente alternata di grossa taglia, richiesti dal settore dell’oil&gas e del navale. Il capannone di 5 mila metri quadrati sorgerà nell’area meridionale dello stabilimento affacciata su via dell’Agraria e avrà una dimensione di 160 metri di lunghezza per 27 di larghezza e 23 di altezza.
Sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate, avrà sale prove, vasche per l’impregnazione e l’isolamento sotto vuoto di motori di macchine molto grandi, ben più grandi quanto realizzati finora, anche a fronte di un mercato più aggredibile e per cui sarà messo a frutto il “know how” acquisito. L’ampliamento dello stabilimento Ansaldo è il primo che si realizza dagli anni 70 ed è un segnale particolarmente importante in questo momento di crisi, soprattutto perché fa parte della filosofia del “guardare sempre avanti” espressa ieri, nel corso della cerimonia di posa della prima pietra, avvenuta nello stabilimento di via Marconi, dall’amministratore delegato di Ansaldo, Claudio Gemme.
Ricordando come nel 2008 Ansaldo abbia avuto 100 milioni di fatturato, 22 milioni di utili di cui 5 di netto, Gemme ha ribadito che la realizzazione della struttura è un segnale sia per i vicini di casa, Fincantieri, per testimoniare la volontà di proseguire nella collaborazione ormai storica, sia per il mercato mondiale.
«Ma le strutture, dopo essere state realizzate, devono essere riempite ed è per questo che alla Regione ho già lanciato segnali per il futuro – ha detto –. Il nucleare rientra nel nostro target, ma dovremmo aspettare il 2013. E nel frattempo? Bisogna pensare a impianti per energie rinnovabili, in particolare all’eolico “offshore”, realizzando pale eoliche da mettere in mare aperto con interconnessione sulla terraferma, impianti che potrebbero dare alle aziende della regione e del territorio e all’indotto la possibilità di crescere».
Non ha nascosto la preoccupazione per la crisi, che significa per lo stabilimento di Monfalcone un carico di lavoro annuale insufficiente per traguardare ciò che è stato fatto nel passato, «Ecco perché cerco di vendere le idee e parlo con gli amici politici, perché tutti siamo orientati al futuro e alla salvaguardia dei posti di lavoro, ma è necessario anche trasferire nel mondo del lavoro tecnologia di altissimo livello».
Proposte e idee condivise dal presidente della Regione, Renzo Tondo, presente alla cerimonia assieme agli assessori regionali Riccardi e Seganti, al presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, al prefetto Maria Augusta Marrosu, al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, e a numerosi rappresentanti di enti, istituzioni e industrie locali, tra cui il direttore dello stabilimento Fincantieri Paolo Capobianco.
Cristina Visintini

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
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Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
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Monfalcone:
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