Noi non abbiamo paura, voi forse si!

Dieci indagati e un maresciallo dei carabinieri arrestato. Questa è la notizia che girava da alcuni giorni ma che solo oggi il Comando dei Carabinieri di Gorizia si è trovato a dover confermare. Abuso di potere, minacce, violenze e sottrazione di sostanze stupefacenti i capi di imputazione di cui al momento siamo a conoscenza e che riguardano alcune inchieste portate avanti negli ultimi anni dai Carabinieri di Monfalcone, tra cui Operazione Blu l’inchiesta che aveva portato in carcere sei persone tra cui gli esponenti maggiormente in vista di Officina Sociale, il centro sociale di Monfalcone.
Noi lo sapevamo e lo abbiamo detto, nelle conferenze stampa, le assemblee cittadine e durante la manifestazione che aveva portato in piazza diverse centinaia di persone per richiedere la scarcerazione dei compagni arrestati, c’è del marcio a Monfalcone, e quel marcio non stava nelle strade nelle piazze o negli spazi sociali, ma dentro le caserme dei carabinieri, arroganti in divisa, violenti con le stellette che fermavano, insultavano e minacciavano giovani e giovanissimi per estorcere nomi e luoghi dello spaccio che esistevano solamente nelle loro menti malate.
Durante una conferenza stampa in Officina Sociale Don Andrea Gallo aveva affermato che qualcuno doveva chiedere scusa ai giovani in carcere, oggi è lecito chiedersi se il sostituto procuratore Panzeri chiederà mai scusa per aver firmato quell’inchiesta, o se il GIP che aveva avvallato gli arresti si vergogni della stupida firma che aveva posto nell’ordinanza, probabilmente questo non avverrà ma non cancella la vergogna.
In quei giorni scrivevamo: “nessuna prova materiale (dopo 70 pagine deliranti si scopre che la quantità sequestrata di “fumo” è la bellezza di qualche grammo!), tutto impostato sulle caratteristiche politiche e culturali degli imputati, anche se il termine utilizzato è “comportamento”, una serie infinita di fermi di ragazzi e successivi interrogatori in Questura o dai cc che offre uno spaccato a dir poco inquietante dell’invasività della presenza delle forze dell’ordine in città, e poi appunto “confessioni”, tutte acquisite da persone che poi, in sede di stesura dei provvedimenti giudiziari, diventano solo “informate dei fatti” e non imputate a loro volta, rendendo così evidente il carattere di scambio (“io ti lascio in pace in cambio della tua deposizione contro questo o quello”) di un vero e proprio meccanismo di ricatto (e non è un caso che i “pentiti” siano quasi tutti giovanissimi, beccati con una canna, o terrorizzati con minacce di coinvolgere le famiglie).
Oggi di tutto questo c’è la conferma e riguarda una prassi consolidata proseguita fino ai primi di aprile, abbiamo la certezza che questo sia solo l’inizio, se avranno il coraggio di andare fino in fondo e aprire il vaso di Pandora molto altro uscirà e allora forse vedremo la fine dell’anomalia monfalconese. Con indignazione eravamo scesi in piazza a gridare non abbiamo paura, oggi con il sorriso sulle labbra possiamo dire forse qualcuno inizia ad averne.

Alessandro Metz, Monfalcone 27 aprile 2009.