Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ECONOMIA. I SINDACATI: «NON C’É ALCUN SEGNO DI SVOLTA. CALO DELLE COMMESSE IN TUTTI I SETTORI»  
La crisi morde in tutto l’Isontino In bilico 1.500 posti di lavoro
 
 
di FRANCESCO FAIN

È un’erosione lenta. Ma continua e incessante. Nell’Isontino si stanno perdendo posti di lavoro quasi quotidianamente. Le previsioni dei sindacati formulate ad inizio anno («Sono almeno 1.500 le persone che perderanno la propria occupazione nell’Isontino», le parole di Cgil, Cisl e Uil) si stanno puntualmente avverando.
«Avremmo preferito essere smentiti e avere preso un enorme abbaglio ma purtroppo quanto temevamo si sta puntualmente avverando – sottolinea Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. La preoccupazione è alta perché questa è una crisi trasversale che colpisce, indistintamente, tutti i settori». Sino a qualche anno fa, infatti, era il commercio a fare da «salvagente»: essendo un comparto in salute era in grado di assorbire tutte (o quasi) le maestranze estromesse dall’industria. Oggi, non è più così. La riprova viene anche dagli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale del commercio secondo il quale, dal 2007 al 2008, si sono persi in tutto 368 esercizi commerciali in tutto il Triveneto: Gorizia fa la sua parte con 39 serrande abbassate in dodici mesi. In altre parole, il commercio non può più essere la valvola di sfogo. «La crisi, da queste parti, ha iniziato a mordere ancora prima – argomenta Brusciano -. È chiaro che assistiamo con profonda attenzione all’evolversi della situazione». Il numero uno della Cisl segnala anche un fenomeno. «Ci sono certe aziende che, con estrema furbizia, approfittano del momento e licenziano personale. Spiegano che ”c’è la crisi” e lo fanno senza alcun problema». In poche parole, stando alle parole di Brusciano, c’è chi «ci marcia» fra gli imprenditori. «Per quanto ci riguarda, noi continueremo a lottare perché vengano attivati tutti gli ammortizzatori sociali previsti in questi casi», conclude.
Visibilmente preoccupato Giacinto Menis, segretario provinciale della Uil. Anche lui – ad inizio anno – era stato piuttosto pessimista sul futuro. «Qualcuno dice che a livello nazionale piccoli segnali di controtendenza si iniziano a vedere. A Gorizia, no: a livello locale non c’è nemmeno una parvenza di svolta, qui la crisi è profonda». Stando all’osservatorio della Uil, le cose stanno peggiorando. Continuamente. Inesorabilmente. «Per fortuna che la Fincantieri regge. Sarebbe un dramma se anche nel settore navale la crisi iniziasse a mordere». Ma la lingua batte dove il dente duole. E il sindacalista, sollecitato anche dal cronista, rimarca una volta di più la scarsa efficacia dei vari tavoli del Patto per lo sviluppo. «Sì, ci incontriamo: il più delle volte i giudizi e le idee sono anche convergenti ma non si riesce mai a intraprendere azioni risolutive. Basterebbero pochi punti, due o tre al massimo, per cominciare a gettare le basi del rilancio di Gorizia».
Ma intanto, come evidenziato nei giorni scorsi dalla Fillea-Cgil, segnano il passo settori sino a qualche anno fa in grande salute: ovvero quello edilizio e quello del legno. E i posti di lavoro calano. Sempre più.

ECONOMIA. ISONTINO IN TESTA TRA LE PROVINCE DEL NORDEST  
Aumento record della cassa integrazione  
Nel primo bimestre 2009 autorizzate più di 265mila ore
  
 
Tra il primo bimestre del 2008 e il primo bimestre del 2009 le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Gorizia sono più che raddoppiate: da 120-125mila ore a oltre 265mila. Il dato lo ha reso noto la Cgil. Non è un caso se con 10,2 ore di cassa per dipendente, l’Isontino sia al secondo posto tra le province del Nordest messe peggio. Ci supera solo Belluno, con una media di 10,5 ore, mentre Pordenone, Trieste e Udine si difendono rispettivamente con 6,3, 2,6 e 2,9 ore per addetto.
«Paghiamo la dimesione terzista delle nostre imprese – osserva il direttore dell’Assindustria, Flavio Flamio, commentando i dati, rilanciati da ’Il Sole 24 ore – Nordest’ -. Questo significa che abbiamo una deboleza realtiva maggiore rispetto a chi produce e vende un prodotto finito e completo».
In realtà, dagli anni Ottanta a oggi uno «svecchiamento» c’è stato, soprattutto nel comparto della metalmeccanica. «Se questa crisi che stiamo vivendo si fosse abbattuta in quegli anni la situazione sarebbe di gran lunga più difficile – conferma Flamio -. In più, non va dimenticato che in questi mesi, nonostante tutto, diverse imprese hanno innovato i loro processi produttivi e fatto investimenti, in alcuni casi anche molto consistenti. Si tratta di scelte coraggiose che, non appena s’innescherà la ripresa, daranno i loro frutti».
Su questo preciso punto Paolo Liva, il segretario provinciale della Cgil fa notare come «non sia un caso che ad essere andato in crisi, tra gli altri settori, sia stato il legno». Un comparto, rimarca Liva, «che nel recente passato ha puntato poco sulla ricerca e che, di fronte a un mercato che cambiava e a una clientela che nel mondo modificava i propri gusti, non è riuscito a riconvertirsi».
A questa annotazione si aggiunge, poi, da parte del sindacato la preoccupazione. «Se i dati sulla cassa integrazione del primo bimestre vengono confermati per l’intera durata dell’anno andremo incontro a uno scenario durissimo – afferma Liva, guardando ai prossimi otto mesi – e il prezzo che il tessuto socio-economico sarà chiamato a pagare sarà particolarmente pesante».
La nota positiva, comunque, c’è: i licenziamenti sono stati meno pesanti rispetto a tante altre zone d’Italia e, in particolare, dello stesso Triveneto. «Effettivamente il ricorso alla mobilità è stato più contenuto – prosegue il numero uno provinciale della Cgil – e di questo possiamo essere moderatamente soddisfatti: la salvaguardia del lavoro è a nostro avviso irrinunciabile». La vicenda della Astrel, di Mossa, in questo senso è simbolica e fa ben sperare. Di fronte alla richiesta di mettere in mobilità 20 degli 87 dipendenti avanzata dalla proprietà, le trattative con i sindacati hanno permesso di far scattare un anno di cassa integrazione che, a rotazione, dal prossimo giugno coinvolgerà tutto il personale. Una soluzione che, anche sotto il profilo psicologico, tutt’altro che secondario in frangenti come questi, può essere molto importante.
Nicola Comelli

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