Monfalcone, 6 maggio 2009

Comunicato stampa
War on drugs ai cantieri di Monfalcone

La questione della sicurezza sul lavoro è un tema che tutti sentono come importante. Una società che si definisce civile non può tollerare la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia.
Crediamo purtroppo, per quanto riguarda la sicurezza, che il decreto che stabilisce i controlli sui lavoratori sia nuovamente un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate.
E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause vengono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai cercate dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo.
Gli operatori del  Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe “da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro??
A differenza dell’alcoltest, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi)  a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi, rischia di fatto di “drogare” più di quanto lo sia già il mercato del lavoro.
Il decreto parla di mansioni a rischio e di spostamento dei lavoratori che risultano positivi ai test. Nel caso il cambio di mansione non è possibile per motivi logistici, cosa succede?? Si parla non di provvedimenti punitivi verso chi risulta positivo ai test; riteniamo che nei fatti questa affermazione può essere seriamente messa in dubbio. Ci sono serie possibilità che questo strumento diventi l’ennesimo ricatto verso i più deboli. Con la fame di lavoro che c’è nel territorio nessuno si permette di fare rivendicazioni sulle proprie condizioni di lavoro. Questo provvedimento va ulteriormente ad incidere in modo negativo su questo aspetto.
Inoltre riteniamo che molto probabilmente la gestione da parte dei ser.t di questi nuovi utenti incrementerà ulteriormente il carico di lavoro a fronte dei striminziti finanziamenti e carenza di personale che tali servizi vivono.
Non sarebbe più utile e meno criminalizzante investire sulla promozione della salute in senso generico? Nessun lavoratore crediamo voglia volontariamente infortunarsi o lasciare la vita sul luogo di lavoro, così come nessun utilizzatore di droghe abbia volontariamente in mente l’intenzione di produrre autolesionismo. La punizione è dimostrato che non garantisce l’astinenza da droghe. Nonostante le leggi repressive in atto, i consumi risultano in costante aumento.
Anche questo provvedimento da apparentemente il senso della tolleranza zero verso il mercato delle droghe, mentre nei fatti la tolleranza zero è praticata solamente verso gli assuntori.

Mauro Bussani, presidente dei Verdi della provincia di Gorizia

 

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
 
«STRUMENTO DI RICATTO»  
Narcotest in fabbrica bocciato dai Verdi  
Il Sert: «I controlli vanno preceduti da informazione»
 
 
Per aumentare la sicurezza dei luoghi di lavoro non ci si può limitare ad applicare nelle fabbriche di Monfalcone i test anti-alcol e anti-droga previsti dal Testo unico del 2008. I test, che anche il sindacato ritiene uno strumento utile per aumentare i livelli di prevenzione degli infortuni, rischiano di avere poco senso se non saranno preceduti da un’adeguata informazione, formazione e prevenzione.
SERT. «I controlli dovrebbero essere l’ultimo anello di questo percorso – spiega il responsabile del Sert del Basso Isontino, Andrea Fiore -, perché in caso contrario si rischia di incidere poco sul fenomeno». A monte ci si dovrebbe chiedere perché dei lavoratori abusino di sostanze stupefacenti, che potrebbero essere ”utili” a reggere la stanchezza, o se ci sia solo un fattore culturale alla base di un consumo eccessivo di alcol. Il responsabile del Sert ribadisce quindi l’esigenza di allacciare un rapporto soprattutto con Fincantieri, nel cui stabilimento di Panzano i test potrebbero partire in giugno-luglio. «Credo che ci debba essere un confronto su questo tema – aggiunge Fiore – e anche la possibilità di andare a incontri con i lavoratori nello stabilimento». Secondo il responsabile del Sert i test non possono diventare un alibi per liberarsi dei lavoratori risultati positivi, per i quali la stessa normativa include precise garanzie per quel che riguarda la salvaguardia del posto di lavoro.
I VERDI. Preoccupati sono anche i Verdi provinciali che denunciano la possibilità che quanto previsto dal Testo unico rappresenti un «nuovo intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da condizioni svantaggiate». In sostanza, sottolinea il presidente provinciale Mauro Bussani, si rischia di far ricadere tutte le responsabilità degli incidenti sui singoli, senza ricercarne invece le cause nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro. «Gli operatori del centro a Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada – aggiunge Bussani -, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale, rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe ”da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe, senza minimamente mettere in discussione le condizioni di lavoro nell’ambito del subappalto? È possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro?». Stando a Bussani, il narcotest rileva, a differenza dell’alcoltest, l’utilizzo di cannabinoidi fino a due mesi prima del controllo. E anche se non sono previsti appunto dalla normativa provvedimenti punitivi nei confronti del lavoratore, ci sono serie possibilità, secondo Bussani, che i controlli si trasformino in uno strumento di ricatto nei confronti dei lavoratori più deboli. I Verdi ritengono quindi sarebbe forse meglio investire sulla promozione della salute, anche nelle fabbriche. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 maggio 2009 
 
Fincantieri, test per droga e alcol: insorgono i Verdi 
 
MONFALCONE. Individuato il laboratorio accreditato, Fincantieri potrebbe partire già a giugno con il sottoporre i suoi lavoratori a test antidroga e antialcool. L’azienda sarà tra le prime ad applicare quanto previsto dal Testo unico in materia di sicurezza, che introduce controlli obbligatori in particolare per quei lavoratori che conducono mezzi di trasporto, ma anche di sollevamento o che manovrano carrelli elevatori.
Il percorso per i lavoratori trovati positivi ai controlli è definito dalla normativa. Il lavoratore è sospeso ed eventualmente ricollocato in altra mansione che non preveda l’uso di certi mezzi. Se si tratta di droga, scatta la segnalazione al Sert, che prende in carico il lavoratore definendone il percorso riabilitativo e certificando la conclusione favorevole. Il lavoratore per cui è accertato un uso saltuario di droga è monitorato per sei mesi prima di essere nuovamente adibito alla sua mansione. In caso di accertata dipendenza, ha l’obbligo di sottoporsi a un percorso riabilitativo con conservazione del posto di lavoro.
Ma i test, provocano la reazione del presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che pur riconoscendo come la sicurezza sul lavoro sia un tema che tutti sentono come importante e come sia intollerabile la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia, indica però quello dei test come “un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate. E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause sono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo”. Spiega che gli operatori del Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando come nello stabilimento dilaghino «le droghe da prestazione. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro? A differenza dell’alcoltest – dice -, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi) a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi”.
Si chiede anche cosa potrebbe succedere se, visto che si prevede un cambio di mansione per i lavoratori che risultassero positivi, questo cambio non fosse possibile. Mette in dubbio che chi sarà trovato positivo non sarà punito, crede invece che i test saranno un ennesimo strumento di ricatto verso i più deboli.

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