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Messaggero Veneto, 27 giugno 2009
 
Valanga di testi: il processo Anolf a passo di lumaca 
Truffa

Il controesame dei testi dell’accusa che, secondo un difensore, si sarebbe dovuto esaurire in tempi brevi, in realtà – lo si è visto nell’udienza di ieri – procede a rilento, allungando al di là di ogni previsione il dibattimento del processo a carico dell’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale Oltre le frontiere) Maria Grazia Salvatori.
Quest’ultima, assieme ad altre quattro persone, è imputata di truffa aggravata ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone. Se si pensa che devono essere ancora sentiti tutti i testimoni della difesa, oltre una sessantina (ieri è terminata l’audizione di quelli del pm), nonostante il prodigarsi dei giudici (già fissata una nuova udienza per il 10 luglio), non sembra del tutto campata in aria l’ipotesi avanzata un anno fa dall’avvocato Riccardo Cattarini, parte civile per conto dell’Azienda sanitaria. Secondo il legale, un simile affollamento di testi rischiava di far naufragare il processo nella prescrizione.
Cinque, come si è detto, le persone coinvolte nella vicenda che si sarebbe dipanata tra il 2002 e il 2004 (oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della cooperativa sociale Aurora e un collaboratore). Secondo l’accusa, la Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando parte di tali finanziamenti per scopi diversi da quelli stabiliti.
Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese, in effetti mai sostenute, nell’ambito dei vari progetti. Ieri è stata sentita una collaboratrice culturale che nel 2002 aveva lavorato per conto dell’Anolf a Trieste, la quale, in sostanza, ha dichiarato di essere sempre stata pagata con assegni in modo regolare. Un’altra teste, impiegata nella sede dell’Anolf in via Cascino, ha precisato di aver effettuato per conto dell’associazione qualche pagamento in contanti. Sempre ieri è stato sentito anche l’ex proprietario dell’immobile di via Cascino che si è limitato a confermare la circostanza secondo cui, in effetti, la cooperativa Aurora (che condivideva i locali con l’Anolf) non aveva effettuato in quegli anni lavori di manutenzione.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
PROCESSO  
Anolf, i pagamenti all’esame del tribunale  
Nuove deposizioni per chiarire i ruoli dei vari collaboratori
 
 
di FRANCO FEMIA

Continua la sfilata di testi al processo all’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, imputata di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa nei confronti degli enti pubblici quali Regione, Azienda sanitaria e Comune di Monfalcone, tutti costituitisi parte civile. Gli altri imputati sono il collaboratore di Anolf Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku di origine albanese, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi tre già presidente della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
A deporre ieri collaboratori dell’Anolf che hanno spiegato il ruolo avuto dall’associazione e le modalità dei pagamenti effettuati dall’Anolf nei confronti dei fornitori e di quanti operavano nei centri che ospitavano minori e negli sportelli per migranti gestiti dall’Anolf. Questi ultimi funzionavano agli ospedali San Giovanni di Dio di Gorizia e San Polo di Monfalcone grazie alla presenza di mediatori culturali dell’Anolf.
L’accusa che viene rivolta ai responsabili dell’Associazione è quella di aver ricevuto contributi da parte di Regione, Comune di Monfalcone e Azienda sanitaria e di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione dei progetti per i quali era stata erogata e, in alcuni casi – sempre secondo l’accusa – firmando assegni a favore di un collaboratore dell’associazione o della cooperativa Aurora per operazioni che non sono state considerate inesistenti. Il progetto più consistente riguarda la convenzione con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati per gli anni 2002, 2003 e 2004, per i quali l’ente locale aveva versato 484mila euro. Con l’Ass l’Anolf aveva firmato nel 2003 una convenzione per il progetto Osservatorio migranti ricevendo un finanziamento di 45mila euro concesso dalla Regione. Il terzo progetto era intitolato Casa insieme 2002 con un finanziamento regionale di 32mila euro. Infine, il quarto progetto per 113mila lire erogati dalla Regione, riguardava la costituzione di una fondo rotazione destinato alla costituzione di una fondo rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti La prossima udienza si terrà il prossimo 10 luglio.

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Processo Anolf per truffa, sfilano come testi tre segretari della Cisl 
 
Ancora sfilata di testi ieri al processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone l’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Maria Grazia Salvatori, e altre quattro persone. Fra i testimoni “esaminati e controesaminati” dai difensori, avvocati Marchiori, Agostini e Bassi, dal pubblico ministero Panzeri e dai rappresentanti di parte civile, avvocati Montanari e Sanzin, tre segretari della Cisl, quello provinciale in carica Umberto Brusciano, il suo predecessore Sergio Betti e il segretario regionale Giovanni Fania. Tutti e tre hanno, in sostanza, riferito sui rapporti fra il sindacato e l’Anolf e sui fondi destinati all’Associazione. La prossima udienza, fissata dal collegio giudicante (presidente Trotta, a latere Bigattin e Santangelo) per il 30 ottobre (un’altra è già stata programmata per il 15 gennaio del prossimo anno), saranno sentiti altri testi della difesa (ne rimangono in tutto una quindicina). Cinque gli imputati coinvolti nella vicenda, che si sarebbe dipanata fra il 2002 e il 2004: oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della Cooperativa sociale Aurora e un collaboratore.
Secondo la tesi d’accusa, Maria Grazia Salvatori, nella sua veste di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore dell’Aurora avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per l’accusa inesistenti. (n.v.)

Il Piccolo, 31 ottobre 2009 
 
PROCESSO ANOLF  
Centro minori stranieri, spese ”sulla parola”
  
 
Riceveva 32 euro al giorno per ogni minorenne extracomunitario ospitato nel Centro di accoglienza di Monfalcone. Se poi un giovane scappava, l’Anolf che gestiva il Centro, informava il Comune che provvedeva ad erogare il contributo sulle presenze effettive: questi alcuni dei chiarimenti forniti da un’impiegata comunale sentita ieri dal pm Panzeri e dai difensori nel corso del processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e dello stesso Comune di Monfalcone, l’ex presidente dell’Associazione nazionale oltre le frontiere, Maria Grazia Salvatori e altre quattro persone. Incalzata dalle domande del pm e dell’avvocato Cattarini, parte civile per conto dell’Ass, sui controlli sul numero esatto degli ospiti nel Centro, la teste ha sottolineato come, per erogare le rette, fosse ritenuta sufficiente la nota dell’Anolf. «Insomma – è sbottato Cattarini – nessuno del Comune ha mai pensato di ”contare” i minori». «In altre parole – ha incalzato il pm -, l’Anfolf, una volta inoltrata la richiesta di contributo, poteva passare all’incasso, senza ulteriore giustificazione».
In effetti, secondo la testimone, l’unico riscontro per erogare, appunto, le rette era il numero di ospiti presenti, come ”certificato” dalla stessa Anolf. I difensori, avvocati Agostini e Marchiori, hanno posto all’impiegata domande sulle funzioni di ”vigilanza” esercitate dal Comune di Monfalcone. Fra i testimoni ascoltati anche l’ex sindaco di Farra Maurizio Fabbro, responsabile della cooperativa La Sorgente che ha riferito dei rapporti intercorsi tra il 2004 e il 2005 con la cooperativa Aurora coinvolta nel procedimento. Secondo la tesi d’accusa, la Salvatori avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Il processo proseguirà il 15 gennaio.

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Il Piccolo, 27 giugno 2009
 
EMERGENZA ABITATIVA  
Tornano gli abusivi, occupato alloggio Ater  
L’appartamento si trova in uno stabile di via 24 Maggio Il caso in Consiglio comunale
 
 
Un nuovo alloggio Ater è stato occupato in modo abusivo. A essere preso di mira è stato un appartamento del complesso di via 24 Maggio, già oggetto in passato di intrusioni. Questa volta a introdursi in uno degli alloggi sfitti, in attesa della manutenzione straordinaria e della riassegnazione da parte dell’Ater, è stato, a quanto spiega un residente della zona, un nucleo familiare composto da genitori cinquantenni e quattro figli. Intanto altri abitanti, pur non volendo creare alcun collegamento tra i due fatti, segnalano un aumento dei furti nell’area, dove hanno sono sparite biciclette, piccoli elettrodomestici e altri attrezzi dalle cantine. «Ci vorrebbero più controlli», dicono quindi i residenti. La nuova occupazione abusiva nel complesso Ater di via 24 Maggio è stata per ora portata all’attenzione del sindaco Gianfranco Pizzolitto nella seduta di giovedì sera del Consiglio comunale da parte del capogruppo della Lega Nord Sergio Pacor. «Quello che è illegale è illegale», ha risposto il sindaco, secondo il quale va però effettuata «una distinzione tra chi si trova in uno stato di indigenza e chi invece occupa perché ha quel tipo di approccio». A incentivare il fenomeno è inoltre, sempre a detta del sindaco, la lentezza con cui si muove da parte dell’Ater la ristrutturazione degli appartamenti non più a norma e che quindi non possono essere messi a bando, ma nel frattempo rimangono liberi. «Non può quindi essere tollerata l’occupazione abusiva di alloggi che possono entrare in graduatoria – ha detto Pizzolitto -, mentre si può essere un po’ più elastici sugli appartamenti di cui non si va all’immediata assegnazione. In ogni caso si dovrebbe valutare la possibilità di cedere dove possibile il patrimonio per introitare risorse da concentrare sugli alloggi che rimangono». Da parte sua il capogruppo della Lega Nord ha ribadito di aver voluto porre il problema delle occupazioni che «creano problemi al vicinato», ricordando come i piani di vendita dell’Ater non abbiano mai avuto successo. «Si tratta di vendere a persone anziane e per le quali è certo più conveniente pagare un affitto di 150 euro al mese che contrarre un mutuo», ha detto Sergio Pacor.

Messaggero Veneto, 27 giugno 2009
 
Pizzolitto: no all’occupazione abusiva degli alloggi Ater  
«Non riusciremo mai a recuperare gli appartamenti lasciati liberi, l’ente ha detto che serviranno tre anni per sistemarli»
 
 
MONFALCONE. L’amministrazione comunale di Monfalcone si oppone alle occupazioni abusive degli alloggi Ater, si impegna per fare in modo che gli alloggi che debbano rientrare in graduatoria non siano occupati, ma chiarisce che serve trovare le risorse per sistemare gli alloggi che dovrebbero essere riassegnati e sollecita Ater a intervenire in tempi brevi.
Il sindaco Pizzolitto ha chiarito la posizione dell’amministrazione, rispondendo all’interrogazione di Pacor (Lega Nord), che in question time ha chiesto se sia intenzione del sindaco «risolvere la situazione di occupazioni abusive, che creano problemi di vario genere e soprattutto alle persone anziane, che si sentono insicure e hanno paura».
«Quello che è illegale, è illegale. L’abusivismo è un reato che attiene alla legalità, anche se va fatta una distinzione tra chi agisce in stato di indigenza e chi occupa per altri motivi. Non riusciremo mai a recuperare completamente gli appartamenti Ater lasciati liberi, visto che l’ente – ha spiegato il sindaco – ha detto che serviranno tre anni per sistemarli. Per questo abbiamo chiesto ad Ater di accelerare: non si possono aspettare tre anni per avere in uso un centinaio di alloggi sfitti e oltretutto dobbiamo evitare che vengano occupati. Ma non ci sono le risorse sufficienti e stiamo appena cercando di ragionare sulla situazione».
Pizzolitto ha comunque evidenziato che sono già state risolte le occupazioni di appartamenti che possono essere messi presto in graduatoria. Sergio Pacor, da parte sua, ha spiegato di aver voluto sottolineare situazioni che creano preoccupazioni perché si inseriscono una situazione generale di sicurezza.
Secondo quando riferito da alcun residenti di via XXIV maggio, infatti, cè stato recentemente un episodio di occupazione abusiva di un appartamento, dove, abbattuta la porta di ingresso, è entrata una famiglia di origine meridionale, padre, madre e quattro figli. Ma non è la prima volta che nel complesso Ater di via XXIV maggio si registrano delle occupazioni illegali.
«Qualche volta è successo che gli appartamenti occupati fossero addirittura sub-affittati a persone ignare della situazione illegale e che poi hanno dovuto lasciare l’appartamento, avendo pagato l’affitto a persone che non avevano certo titolo per richiederlo» spiegano alcuni residenti, che evidenziano come in questo periodo siano anche aumentati i furti di biciclette e di oggetti dalle case e dalle cantine. «È una situazione che non può andare avanti così. Perché non si fa nulla? Noi – concludono – chiediamo solo di vivere tranquilli in casa nostra».

Il Piccolo, 26 giugno 2009 
 
NESSUN COMPRATORE SI È PRESENTATO. PREZZO SCESO A 660MILA EURO  
Vendita Casa Mazzoli, deserta l’asta
 
 
È andata deserta l’asta per la vendita di Casa Mazzoli. Alla data di scadenza della presentazione delle offerte (il 23 giugno) agli uffici comunali non era pervenuta nessuna offerta. Niente di niente. Così, dopo tanto impegno da parte del Comune per riuscire a sgomberare la casa, e tanta attesa per la vendita che avrebbe dovuto seguire al recupero, le speranze vanno deluse. In base al bando, infatti, la casa è stata posta in vendita con una base d’asta di 736mila euro. Il bando prevede però che nel caso in cui la prima asta fosse andata deserta, il prezzo sarebbero stato diminuito del 10% in una prima seduta e di altrettanto in una eventuale seconda. Ecco quindi che, salvo ripensamenti dell’ultima ora, il nuovo prezzo di vendita dovrebbe aggirarsi attorno ai 660mila euro. Sarà però da rifare tutto l’iter e, di conseguenza, i tempi si allungheranno. E uno degli immobili monfalconesi più prestigiosi dal punto di vista architettonico, ancorchè molto degradato, rischia di restare lì ancora a lungo. Anche perchè non è detto che chi acquisterà l’edificio poi partirà subito con la ristrutturazione. Il ricavato della vendita infatti serve al Comune a sostenere il recupero del rione di Panzano nel cui perimetro la casa era un tempo inserita. Ma come detto non è l’unico motivo: il principale è appunto il degrado in cui la casa versa ormai da tempo e anche la possibilità di intrusioni, fenomeno che all’edificio non risulta certo sconosciuto. Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, e all’epoca era il più alto edificio di Monfalcone. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti in cui è suddiviso lo stabile, erano vuoti. É così iniziò una serie di occupazioni abusive che hanno portato a situazioni di estrema tensione. Nel marzo 2006 ci fu il caso dell’aggressione di due minorenni da parte di abitanti abusivi nell’immobile. A marzo 2007 le forze dell’ordine, intervenute per sedare una lite, trovarono nell’edificio armi da taglio, mazze e bastoni chiodati. In precedenza, a essere malmenata era stata anche un’anziana, che abitava da decenni nello storico palazzo. A Casa Mazzoli, la cui gestione era stata affidata dal Comune all’Ater,sono staccati da mesi ormai non solo l’acqua, ma anche luce e gas, con la chiusura di tutti gli accessi onde evitare nuove occupazioni.

Il Piccolo, 01 luglio 2009 
 
VIA LIBERA AL PIANO DI ALIENAZIONE 
L’Ater mette in vendita 189 alloggi  
Il direttore De Martino: «L’obiettivo è incassare un milione di euro»
 
 
di FRANCESCO FAIN

Centottantanove alloggi in vendita, di cui una sessantina a Gorizia. Ci siamo. Il consiglio di amministrazione dell’Ater ha stilato il piano-vendite straordinario previsto dalle ultime disposizioni del governo. L’elenco verrà ora sottoposto alla Regione che dovrà dare l’imprimatur.
A fornire i numeri dell’operazione sono il presidente dell’Ater Roberto Grion e il direttore Sergio De Martino. Non si tratta di un’iniziativa di poco conto perché l’ex Iacp dalla vendita di tutti questi appartamenti conta di riuscire a incamerare almeno un milione di euro: soldi che verranno riutilizzati per costruire nuove case popolari. Non è un mistero che l’ente deve fronteggiare la cancellazione dei fondi Gescal e il taglio (sempre più evidente) degli stanziamenti statali e regionali: dall’alienazione potrebbe arrivare ossigeno per le casse dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale. I recenti bandi Ater di Gorizia e di Monfalcone hanno registrato ben 963 domande per l’assegnazione di soli 60 alloggi. In sostanza, è stato soddisfatto solo il 6,5% di tutte le richieste: una percentuale assolutamente insufficiente. E non si può gettare la croce addosso soltanto all’Ater perché, senza fondi adeguati, non si va da nessuna parte. Ma entriamo maggiormente nel dettaglio del Piano vendite intrapreso dall’ex Istituto autonomo case popolari.
IL METODO. «In linea prioritaria verrà proposta la vendita degli alloggi agli attuali inquilini. I prezzi saranno di mercato e terranno conto chiaramente dello stato di conservazione degli immobili – spiegano Grion e De Martino -. In seconda battuta, verranno proposti a coloro che sono in graduatoria: questa è una novità che l’Ater di Gorizia è riuscita a far inserire nel Piano regionale. Le case vuote e libere verranno, invece, messe all’asta».
L’operazione – in altre parole – prevede il diritto di prelazione sull’acquisto per gli inquilini che occupano l’immobile. Per gli alloggi sfitti, invece, l’intenzione è di offrirli in vendita alle famiglie che risultano in graduatoria, che hanno acquisito quindi il diritto ad avere un alloggio popolare. La Regione, nelle linee-guida fornite alle Ater del Friuli Venezia Giulia, considera come prioritarie – tra le unità da mettere in vendita – case sfitte, non a norma e prive di abitabilità. Ci sono poi gli alloggi singoli in immobili non gestiti dall’Ater (dove quindi le spese condominiali e di manutenzione sono elevatissime), gli alloggi già indicati nei piani vendita precedeneti e quelli in cui è necessario intervenire con importanti manutenzioni (alla copertura, all’impianto elettrico o di riscaldamento etc.). «Per dare attuazione all’operazione – concludono Grion e De Martino – ci saranno ulteriori riunioni in cui si affronteranno nel dettaglio i metodi che porteranno all’alienazione».
IL PATRIMONIO. Infine, vale la pena di fare la «conta» del patrimonio immobiliare dell’ex Iacp attualmente in essere nell’Isontino. L’Ater può contare su un patrimonio di oltre 4 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli inutilizzati che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese -.
Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati). Parità assoluta fra Gradisca e Cormòns con 18 alloggi assegnati dal 2000 al 2004.

Messaggero Veneto, 02 luglio 2009 
 
Ater, nell’Isontino 1.700 famiglie attendono un alloggio 
Sunia: la casa è un bene sociale da difendere
  
 
Direttivo
Si è riunito nei giorni scorsi il comitato direttivo provinciale del Sunia (Sindacato degli inquilini) con all’ordine del giorno i bilanci finanziari e organizzativi quindi la situazione abitativa presente nell’Isontino, anche dopo le importanti assegnazioni di 17 alloggi a Gradisca e di 25 a Gorizia da parte dell’Ater.
Dopo aver approvato i bilanci, il consiglio direttivo ha proceduto a un’attenta analisi della situazione riferita al problema casa, con particolare attenzione all’annunciato piano casa a livello nazionale e regionale che è all’ordine del giorno nel paese.
Il direttivo del Sunia ha espresso prioritariamente contrarietà sugli indirizzi nazionali e regionali in merito al piano casa riferito alla vendita degli alloggi da parte degli Ater (ex Iacp). A questo proposito va ricordato che questi alloggi sono stati costruiti con l’ex fondo di solidarietà della Gescal e con finanziamenti pubblici dello Stato e delle Regioni. Per quanto riguarda l’Isontino, il direttivo del Sunia confida sul mantenimento del ruolo sociale che l’Ater svolge per la casa per le fasce più deboli della società, compreso l’aspetto occupazionale, e che pertanto gli amministratori procedano a scelte oculate per la vendita degli alloggi, inserendo nel piano casa richiesto dalla Regione, in via prioritaria, i tanti alloggi sfitti e, in alternativa, quelli che oggi l’Azienda gestisce in minoranza e solo per gli inquilini in affitto. Nel piano di vendita, inoltre, vanno salvaguardati gli inquilini attuali assegnatari impossibilitati economicamente o non intenzionati personalmente all’acquisto, avendo presente che il prezzo sarà quello di vendita del libero mercato della casa. Concludendo i suoi lavori, il direttivo ha assunto l’impegno di investire le forze politiche, istituzionali e sociali a prestare una maggiore attenzione, ritenendo la casa un bene fondamentale per una società civile e ricordando che nell’Isontino ci sono 1.700 famiglie che sono in lista di attesa all’Ater per una casa, molte formate da anziane, giovani coppie e anche di sfrattate o impossibilitate a pagare gli onerosi affitti vigenti nel libero mercato della casa.

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
L’OBIETTIVO È QUELLO DI DARE RISPOSTE IMMEDIATE AL CRESCENTE FABBISOGNO ABITATIVO  
L’Ater stanzia 4,6 milioni per l’acquisto di case  
L’ente si rivolgerà alle imprese edili per acquisire in città alloggi nuovi pronti o ristrutturati
 
 
di TONINO BARBA

L’Ater investe in modo massiccio su Monfalcone. Dalla ripartizione dei fondi stanziati dalla Regione per il biennio 2010-2011 a favore dell’ente isontino – quasi 12 milioni di euro – ben 4 milioni e 600mila euro sono destinati alla città dei Cantieri per un intervento che avrà una doppia positiva ricaduta: da un lato dare ulteriori risposte alla crescente domanda di alloggi popolari, dall’altro imprimere, anche nello spirito delle precise indicazioni della Regione, un impulso al settore dell’edilizia privata in un momento di crisi e stagnazione. L’Ater, infatti, acquisterà dalle imprese che operano nel territorio comunale di Monfalcone un consistente numero di alloggi in palazzine nuove o di recente ristrutturazione. La scelta è quella di non acquistare singoli appartamenti – per evitare gli appesantimenti burocratici connessi alle amministrazioni condominiali – bensì interi blocchi la cui amministrazione sarà completamente a suo carico. È già pronto e sta per essere pubblicato il bando in base alle cui indicazioni le imprese o società offriranno in vendita gli alloggi per consentire all’Ater di valutare le offerte. Gli appartamenti, la cui superficie varierà tra i 70 e i 75 metri quadrati, dovranno essere consegnati chiavi in mano, ossia completamente finiti, e dotati di certificato di abitabilità rilasciato dagli organismi preposti. «L’investimento su Monfalcone rappresenta il 40% dello stanziamento che la Regione ci ha assegnato – precisa il presidente dell’Ater Roberto Grion – ed è l’intera quota che ci è stata indicata per l’acquisto di caseggiati nuovi o ristrutturati. Una prima acquisizione in pectore c’è già ed è una delle case Spaini nel rispetto della convenzione siglata con Fincantieri nel 2000. Questa operazione la facciamo solo su Monfalcone, tenendo conto che in questa città non vi è più grande disponibilità di aree fabbricabili. Il restante 40% dovremo investirlo per nuove costruzioni che l’Ater farà in prima persona nel solo territorio comunale di Gorizia. Infine il restante 20% sarà finalizzato a realizzazioni nel campo della bioedilizia». Monfalcone presenta un indice forte di tensione abitativa tanto che nelle graduatorie già eleborate vi sono almeno 300 nuclei familiari in lista d’attesa. «Questo nuovo maxi-intervento – dice Grion – ci permetterà di dare risposte al problema-casa, ma anche di rimettere in moto il mercato con benefici per tutti». Non solo, ci sarà un nuovo contributo al calmieramento del mercato degli affitti spesso fonte di speculazione.
«Questi fondi in arrivo dalla Regione – chiarisce dal canto suo il direttore di Ater Sergio De Martino – non sono a fondo perduto, sono soldi che nel tempo vanno restituiti. Un impegno, il nostro, quindi a spenderli bene e presto per poi mettere in modo il lento ma progressivo rientro con i canoni. Ater Gorizia ha ricavi annui per 5 milioni e mezzo di euro e in questo badget deve trovare i fondi per tutta la sua articolata attività provvedendo ad accantonare quelli da restituire».
Una risposta, dunque, alla fame di alloggi. Proprio nei giorni scorsi, come si ricorderà, il segretario provinciale del Sunia, il sindacato dei inquilini, Sergio Donda aveva ribadito l’urgenza e la priorità di un nuovo piano che venga incontro alle esigenze di chi è in attesa di un alloggio a costo accessibile.

Il Piccolo, 26 luglio 2009 
 
Cinque abusivi in tre alloggi Ater 
 
Cinque persone sono state denunciate dai carabinieri per aver occupato abusivamente degli alloggi dell’Ater a Monfalcone, a conferma che il fenomeno – molto diffuso – non accenna a rientrare. Il primo a cadere nella rete dei carabinieri è stato un quarantenne della zona che si era sistemato all’interno di un alloggio popolare in modo del tutto irregolare. Successivi controlli nell’ambito della stessa operazione, hanno poi portato a scoprire altre quattro persone che si erano installate in due abitazioni attigue, sempre di proprietà dell’Ater, sempre a Monfalcone. Anche per quaesti è scattata una denuncia a piede libero.

Il Piccolo, 28 luglio 2009 
 
ASTE DESERTE, IL COMUNE CERCA SOLUZIONI PER LA VENDITA  
Nessuno vuole casa Mazzoli, il primo grattacielo
 
 
Non più una vendita tramite asta, ma un’alienazione tramite la società Gestione Immobili Fvg: questa l’opzione che si sta valutando per il futuro di Casa Mazzoli, uno degli edifici storici di Monfalcone che dopo anni di abbandono e occupazioni abusive sarebbe ora disponibile sul mercato. Solo che la prima asta, ancora a giugno, è andata deserta. E così il Comune si è trovato a dover fare una scelta: o proseguire con una seconda asta abbassando il prezzo (da 736mila euro a poco più di 600mila), o trovare una seconda via. «Rimane ferma l’intenzione di vendere – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno – ma si stanno valutando altre strade, tra le quali l’alienazione tramite la Società regionale, così come fatto con altre aree cittadine». Come, a esempio, il vecchio ospedale di via Rossini, ora divenuto il nuovo Parco Rocca. Questo, per velocizzare l’iter che altrimenti rischia di essere troppo lungo, mentre la casa ha seriamente necessità di interventi radicali. Il ricavato della vendita servirà al Comune a sostenere il recupero del rione di Panzano nel cui perimetro la casa era un tempo inserita. Ma come detto non è l’unico motivo per cercare di velocizzare il tutto: il principale è appunto il degrado in cui la casa versa ormai da tempo e anche la possibilità di intrusioni. Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, e all’epoca era il più alto edificio di Monfalcone. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti in cui è suddiviso lo stabile, erano vuoti. É così iniziò una serie di occupazioni abusive che hanno portato a situazioni di estrema tensione. A Casa Mazzoli, la cui gestione era stata affidata dal Comune all’Ater, sono staccati da mesi acqua, luce e gas, con la chiusura di tutti gli accessi onde evitare nuove occupazioni. Questo però non ha impedito il degrado dell’edificio, che è stato già ”impacchettato” con reti di sicurezza per evitare crolli, come già accaduto tempo fa. (e.o.)

Il Piccolo, 31 luglio 2009 
 
«Fuori gli abusivi o non paghiamo più l’affitto all’Ater»  
Protesta delle famiglie ”regolari” degli alloggi che si trovano nei sei caseggiati popolari di via 24 Maggio
 
 
Disturbo alla quiete degli inquilini. Grida e liti. La situazione, nelle case popolari di via 24 Maggio, una quarantina di famiglie, la maggior parte anziani, distribuiti in sei caseggiati, è diventata insostenibile. Gli occupanti abusivi sembrano farla da padroni, seminando preoccupazione ma anche suscitando la rabbia e l’impotenza di chi si trova a subire le innumerevoli e reiterate circostanze di disagio. Tanto che, proprio ieri, tra gli inquilini, c’è stato chi ha proposto un’azione di protesta nei confronti dell’Ater, che pure ha già effettuato le verifiche: l’idea è quella di sospendere il pagamento dell’affitto per sollecitare soluzioni adeguate.
Degrado e tensioni sociali, nell’area residenziale popolare del rione Aris-San Polo, oggetto di frequenti interventi anche da parte delle forze dell’ordine. Uno stato di disagio denunciato in più occasioni dal Comitato di quartiere presieduto da Onelio Pauletti, che, negli ultimi tempi, sta raggiungendo livelli di vera e propria esasperazione. «La gente è stanca – osserva Pauletti -, non ne può più. Ci sono molti anziani. La situazione è decisamente peggiorata. È insostenibile. Qui vanno e vengono. È necessario intervenire per sanare la questione». Il presidente ieri ne ha parlato con gli inquilini. «L’esasperazione è tale – aggiunge – che alcuni inquilini hanno proposto di non pagare l’affitto per protesta. Il problema dell’occupazione abusiva degli alloggi è annoso. Abbiamo più volte denunciato la situazione, rivolgendoci all’Ater e alle istituzioni preposte, compreso il Comune. Le verifiche ci sono state, l’Ater ha effettuato una ricognizione, ma la situazione è difficile. Ci sono molti minori. Il fatto è – prosegue il presidente – che l’ente avrebbe dovuto concludere gli interventi di sistemazione di quegli alloggi per poi affidarli regolarmente agli aventi diritto. Oppure, diversamente, avrebbe dovuto chiudere gli immobili per evitare insediamenti abusivi».

Il Piccolo, 06 agosto 2009 
 
TOLLERANZA ZERO DECISA IN UN VERTICE DA COMUNE E ATER  
Case occupate, scattano gli sgomberi  
Se necessario in via 24 Maggio potrebbe essere impiegata la forza pubblica
 
 
Ater e Comune uniti sulla linea dura, ovvero: comunicazione immediata con l’ordine di lasciare gli appartamenti, e via alla procedura di sfratto con tanto di ufficiale giudiziario nel caso in cui le famiglie abusive non dovesso rispettare le ordiananze di sgombero. L’Ater e il Comune di Monfalcone, nel vertice anti-abusivi di martedì, ha deciso per la tolleranza zero: non saranno concessi sconti. E non solo: si stanno anche studiando nuove misure per prevenire il fenomeno dell’occupazione degli alloggi popolari, non infrequente in città.
IL CASO Il caso in questione è quello di via 24 Maggio: sono quattro gli appartamenti occupati abusivamente da altrettante famiglie, tra le proteste dei vicini, in un complesso che già in passato era stato oggetto di intrusioni. L’ultimo «inquilino abusivo» a introdursi in uno degli alloggi sfitti (in attesa della manutenzione straordinaria e della riassegnazione da parte dell’Ater) è stato, lo scorso giugno, un nucleo familiare composto da genitori cinquantenni e quattro figli.
La nuova occupazione abusiva nel complesso Ater di via 24 Maggio era anche stata portata all’attenzione del sindaco Gianfranco Pizzolitto dal capogruppo della Lega Nord Sergio Pacor. Il problema era quindi ben noto all’Ater e al Comune, che ha convocato un vertice per capire come uscire dalla situazione. E la soluzione indicata è stata la linea dura.
«Procederemo con tutte le operazioni necessarie per liberare gli appartamenti – spiega il presidente dell’Ater, Roberto Grion -. Arrivando fino allo sfratto esecutivo, se necessario».
IL VERTICE Il Comune, d’accordo con l’Ater, ha quindi deciso di esaminare la situazione di via 24 Maggio e di dare via all’iter per liberare gli appartamenti. Come spiega l’avvocato Pahor che ha seguito il processo per l’Azienda, adesso «si procederà con la comunicazione tramite raccomandata a ciascun nominativo, con la quale si chiederà il rilascio dell’abitazione. Se poi questo non avrà effetto si procederà con il precetto, con il quale si darà ancora tempo dieci giorni per uscire dalle case altrimenti si ricorrerà alla forza pubblica, e l’ultimo atto sarà il preavviso di sfratto con il quale si darà indicazione del giorno in cui si interverrà con l’ufficiale giudiziario». Tempi? Tutto dipenderà se si riuscirà a consegnare velocemente la raccomandata che dà l’avvio ufficiale al procedimento. Comunque sia, l’Ater confida di arrivare a una soluzione della vicenda entro fine estate. Una soluzione attesa anche dagli altri condomini, che non vedevano di buon occhio queste occupazioni.
LA PREVENZIONE Ma l’Ater ha in mente ben di più: sta pensando a un metodo per prevenire le occupazioni. «Al momento gli allacciamenti di acqua, gas ed elettricità vengono effettuati con la semplice dichiarazione di residenza: una persona dichiara di risiedere in un determinato luogo e l’utenza viene subito allacciata. Quello che vorremmo è trovare un modo per cui ci siano maggiori garanzie in tal senso, oppure velocizzare le procedure con le quali il sindaco può ordinare lo sgombero o la sospensione dell’erogazione dei servizi».
Elena Orsi

Il Piccolo, 24 settembre 2009 
 
PRIMO INTERVENTO TRA UNA SETTIMANA  
L’Ater fa partire lo sgombero degli abusivi di via 24 Maggio
 
 
É partito l’iter per lo sgombero degli alloggi Ater del complesso di via 24 Maggio occupati illegalmente e dove gli inquilini regolari avevano minacciato di non pagare più i canoni se si fosse provveduto cacciare gli abusivi.
In tutto sono cinque gli appartamenti occupati abusivamente da altrettante famiglie, tra le proteste dei vicini, in un complesso che già in passato era stato oggetto di intrusioni. L’ultimo inquilino abusivo a introdursi in uno degli alloggi sfitti (che sono in attesa di manutenzione straordinaria e di riassegnazione da parte dell’Ater) è stato, lo scorso giugno, un nucleo familiare composto da genitori cinquantenni e quattro figli. Il caso dell’occupazione abusiva di via 24 Maggio era stata portata all’attenzione del sindaco Gianfranco Pizzolitto dal capogruppo della Lega Nord Sergio Pacor. Il problema era quindi ben noto all’Ater e al Comune, che lo scorso luglio ha convocato un vertice per capire come uscire dalla situazione. E il risultato è stato uno solo: dare il via agli sgomberi forzati. Altrimenti, difficilmente le famiglie abusive avrebbero lasciato le case di loro spontanea volontà. «Per una famiglia contiamo di fissare il giorno del rilascio obbligato entro i primi giorni di ottobre – spiega l’Ater – mentre per le altre vorremmo concludere l’iter entro lo stesso mese». Con tre risultati: il primo è quello di poter partire con la ristrutturazione degli appartamenti, il secondo di liberare alloggi occupati in modo abusivo, e il terzo è di mettere fine a una situazione che causava non poco disagio agli inquilini regolari.

Messaggero Veneto, 23 ottobre 2009 
 
Monfalcone, alloggi occupati abusivamente nel complesso dell’Ater di via XXIV maggio 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone si oppone alle occupazioni abusive degli alloggi Ater, si impegna per fare in modo che gli alloggi che debbano rientrare in graduatoria non siano occupati, ma chiarisce che il percorso avviato per eliminare le situazioni illegali non può avere effetto immediato.
Ma se secondo il sindaco Pizzolitto non ci sarebbero più situazioni di occupazioni abusive, secondo il consigliere della Lega Nord, Sergio Pacor, che ha riproposto il tema al question time della seduta consiliare di mercoledì, in realtà nel complesso Ater di via XXIV maggio ci sarebbero ancora 4 alloggi occupati abusivamente.
«La prego – ha detto Pacor rivolgendosi al sindaco – si attivi con ogni mezzo per risolvere la situazione: c’è gente che ha lavorato una vita, che paga un affitto regolare e che ha diritto di fare una vita tranquilla».
«Abbiamo avviato un procedura assieme ad Ater e questura e ho fatto ciò che dovevo – ha risposto Pizzolitto –, ma ci sono situazioni e situazioni e se ci troviamo dinanzi a famiglie bisognose occorre anche pensare ad aiuti, altrimenti il problema si ripropone. La procedura comporta un tempo, l’effetto è ineluttabile, ma bisogna attendere». Affermazione contestata dal leghista, secondo il quale chi occupa in via XXIV maggio «non sono famiglie bisognose, ma persone che occupano per costume proprio, che sanno dove le case sono libere per passaparola». Già a giugno Sergio Pacor aveva chiesto l’attenzione del Comune sulle occupazioni di via XXIV maggio, «che creano vari problemi e soprattutto alle persone anziane, che si sentono insicure e hanno paura».
Non è la prima volta che nel complesso Ater di via XXIV maggio si registrano occupazioni illegali. «È successo che i locali occupati fossero sub-affittati a persone ignare della situazione illegale e che poi hanno dovuto lasciare l’appartamento avendo pagato l’affitto a persone che non avevano titolo per richiederlo» spiegano alcuni residenti, che evidenziano come in questo periodo siano anche aumentati i furti di bici e oggetti dalle case e dalle cantine.

Il Piccolo, 25 ottobre 2009 
 
IN VIA 24 MAGGIO  
Occupanti abusivi, ritarda lo sgombero  
Il sindaco: «L’iter avviato ad agosto ma i tempi sono lunghi»
 
 
La procedura per arrivare allo sgombero degli occupanti abusivi di quattro alloggi del complesso Ater di via 24 Maggio è stata messa in moto a inizio agosto. A oggi, però, gli appartamenti sono tutt’altro che liberi e i problemi per il vicinato, composto in gran parte da anziani, spesso soli, sono rimasti immutati. A denunciarlo è il capogruppo consiliare della Lega Nord Sergio Pacor, che ha riproposto la questione al sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’ultima seduta del Consiglio comunale. «A che punto siamo?», ha chiesto Pacor, che si è sentito rispondere come appunto la procedura per arrivare a liberare gli alloggi sia stata avviata… due mesi fa. «L’Ater e la questura si sono mosse – ha aggiunto il sindaco -, ma sappiamo che l’effetto del processo innescato non è mai immediato. È una tempistica di cui non sono responsabile, ma mi pare che ormai siamo a buon punto». Ma secondo Sergio Pacor, le cose non stanno così, anzi. A oggi ci sarebbero ancora 4 alloggi occupati abusivamente e gli anziani che abitano nel complesso vivono in una situazione di grave disagio.
La convivenza sarebbe stata resa difficile anche da piccoli furti, estesi un po’ a tutta la zona circostante il complesso Ater. Già a giugno abitanti dell’area, pur non volendo creare alcun collegamento tra i due fatti, avevano segnalato un aumento della scomparsa di biciclette, piccoli elettrodomestici e altri attrezzi dalle cantine. «Ci vorrebbero più controlli», avevano sottolineato quindi i residenti. Proprio a quattro mesi fa risale l’ultima occupazione abusiva: a introdursi in uno degli alloggi sfitti, in attesa della manutenzione straordinaria e della riassegnazione da parte dell’Ater, è stato un nucleo familiare composto da genitori cinquantenni e quattro figli. L’Ater non ha quindi solo avviato le procedure di sgombero, ma anche un’analisi per arrivare a un metodo in grado di prevenire le occupazioni.
«Al momento gli allacciamenti di acqua, gas ed elettricità – ha spiegato il presidente dell’Ater Roberto Grion – vengono effettuati con la semplice dichiarazione di residenza: una persona afferma di risiedere in un determinato luogo e l’utenza viene subito allacciata. Quello che vorremmo è trovare un modo per cui ci siano maggiori garanzie in tal senso, o velocizzare le procedure con le quali il sindaco può ordinare lo sgombero o la sospensione dell’erogazione dei servizi». In ogni caso l’Ater contava di chiudere la partita entro fine estate, ma così non è stato. (la.bl.)

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
ATER  
Sgombero in via 24 Maggio Liberati due alloggi occupati  
Uscita la seconda famiglia. Gli ultimi abusivi se ne andranno a dicembre 
Gli appartamenti saranno murati in attesa di essere sottoposti a ristrutturazione
 
 
di LAURA BORSANI

Secondo sgombero nelle case popolari di via 24 Maggio, occupate abusivamente. È accaduto ieri mattina, verso le 9, alla presenza dell’ufficiale giudiziario e della Polizia municipale di Monfalcone. Il primo sgombero è stato concluso all’inizio del mese di novembre. Per le quattro occupazioni abusive, pertanto, a causa delle quali era scaturita forte la protesta dei residenti del rione Aris-San Polo, in virtù di una situazione divenuta insostenibile anche sotto il profilo della civile convivenza, si prospetta ora la soluzione definitiva entro l’anno.
In base agli ordini esecutivi predisposti dall’Ater, proprietaria dei sei immobili popolari di via 24 Maggio, seguiranno gli ultimi due sgomberi, previsti la prossima settimana e a fine dicembre. Il tutto rientra nell’ambito dell’iter avviato questa estate dall’Azienda territoriale assieme al Comune di Monfalcone. A seguito di una ulteriore occupazione abusiva, nel giugno scorso, segnalata anche dal capogruppo della Lega Nord, Sergio Pacor, che, assieme ai consiglieri Paolo Bearzi e Letizia Boscarol, avevano altresì presentato una specifica interrogazione al sindaco Pizzolitto, e di fronte ai reiterati solleciti e preoccupazioni da parte del Comitato di quartiere, Ater e amministrazione avevano deciso di intervenire con gli sgomberi.
Ieri, pertanto, è stata la volta di una seconda famiglia abusiva, composta da una coppia e un bambino minorenne. L’opera di sgombero è avvenuta nel rispetto dell’ordinanza esecutiva, senza richiedere interventi da parte delle forze dell’ordine. C’era anche il personale dei servizi sociali, in relazione alla presenza di minori. La famiglia, comunque, è stato riferito, ha trovato ospitalità autonomamente. In mattinata, dunque, il secondo nucleo familiare ha lasciato l’appartamento popolare occupato, recuperando oggetti e beni di proprietà. Contestualmente, l’alloggio è stato murato, per evitare ulteriori occupazioni. Una volta uscite le famiglie abusive, infatti, si procederà con la ”blindatura” degli apprtamenti in questione, in attesa della loro ristrutturazione e reimmissione nel mercato, a disposizione degli aventi diritto, in lista di attesa in graduatoria.

PROTESTA A RONCHI DI UN UOMO DI 55 ANNI 
Senza casa, s’incatena in municipio
 
 
RONCHI È durata oltre un’ora la protesta messa in scena ieri pomeriggio da Giuseppe Battilana, incatenatosi a una statua che si trova nell’atrio principale del palazzo municipale di Ronchi dei Legionari. Battilana, 55 anni, invalido civile e con un passato da imprenditore, ha usato questo estremo gesto per chiedere ancora una volta attenzione all’amministrazione comunale verso la sua situazione.
Da tempo, ormai, vive in un camper, dopo il pignoramento della sua abitazione, con estremo disagio e con non certo ottimali condizioni igienico-sanitarie. Ad ascoltare le sue richieste l’assessore alle Politiche sociali, assieme ad alcune assistenti sociali, i quali hanno ribadito il loro interesse nei confronti della questione. Sul posto anche una pattuglia del nucleo radiomobile dei Carabinieri.

Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro 
 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.

Il Piccolo, 24 giugno 2009 
 
DISOCCUPATI E CASSINTEGRATI CHIEDONO DI ABBASSARE I CANONI  
Morosità, Ater in ”rosso” di 320mila euro  
Avviate 42 azioni di sfratto con l’obiettivo di concordare con gli inquilini il rientro dalle somme dovute
 
 
di TONINO BARBA

La crisi morde anche a Monfalcone. E colpisce, inutile ripeterlo, le classi meno abbienti che devono quotidianamente fare i conti anche con l’aumento del costo della vita. Un osservatorio privilegiato in questo drammatico contesto è l’Ater, che si confronta ogni giorno con i problemi di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. Alcune situazioni che si vengono a creare nel rapporto tra l’ente e i suoi inquilini sono illuminanti.
LE MOROSITÀ. In primis la morosità. «Negli ultimi mesi è sensibilmente aumentata – conferma Roberto Grion che è alla presidenza dell’Ater da 4 anni -. Attualmente per la sola Monfalcone si attesta sui 320mila euro. Il reiterato mancato pagamento degli affitti è in gran parte dovuto alle difficoltà in cui versano le famiglie, molti pensionati, perfino coppie giovani. Fenomeno grave ma che teniamo sotto controllo». A tutt’oggi, sempre nella città dei cantieri, sono pendenti 42 azioni legali (a fronte di un dovuto complessivo e non ancora versato di 180mila euro). Partendo giocoforza dalle ingiuzioni di sfratto – l’avvio della procedura dell’Ater scatta da mille euro di debito in su – i provvedimenti in realtà puntano soprattutto a far rientrare il problema. In passato ci si muoveva con troppo ritardo, affidando le pratiche a studi legali esterni, con alti costi in parcelle e l’impossibilità pratica di riscuotere somme divenute ormai troppo alte». E oggi? «Stimolando – spiega Grion – il rientro del dovuto, concordando versamenti dilazionati, puntando, se si approda all’udienza, al cosiddetto termine di grazia per chiudere il contenzioso. Insomma, lo sfratto nel senso più negativo della parola è decisamente solo l’extrema ratio. Non solo: grazie a queste pratiche possiamo realmente conoscere le situazioni individuali più critiche e tramite il nostro ufficio agli affati sociali le segnaliamo agli enti che possono intervenire con sussidi, prestiti sociali e aiuti materiali».
REVISIONI DEI CANONI. Ma se c’è un indicatore implacabile della crisi che attanaglia le classi più disagiate, spiega Grion, questo è dato dalla crescente domanda di revisione del canone d’affitto causa la diminuzione, se non addirittura l’azzeramento, del reddito. «Ai nostri uffici – spiega il presidente – si presentano anziani, pensionati ma soprattutto lavoratori con tra le mani la lettera di licenziamento e la certificazione di cassa integrazione. In provincia ne sono già state presentate 122 delle quali ben 32 a Monfalcone. Va da sè che la riduzione dei canoni significa anche, per l’ente, minori introiti».
OCCUPAZIONI. Un problema che si ricrea continuamente, inoltre, è l’occupazione abusiva di alloggi, una vera croce, un fenomeno che è perfino difficile tenere sotto controllo nonostante l’impegno dell’ufficio legale dell’Ater diretto dall’avvocato Elena Travan. Al momento le case occupate sono una ventina, protagonisti quasi sempre i soliti abusivi che, fatti sloggiare pur a fatica da un appartamento, ne occupano subito un altro. E a poco serve anche rendere ”inabitabili” le case – nel senso di dissuadere i malintenzionati togliendo sanitari, lavandini e allacciamenti – perchè succede anche che gli abusivi si «arrangino da sè».
CASE SFITTE. Una questione che rincorre continuamente l’Ater è anche la disdetta, in gergo la ”restituzione” di alloggi non necessariamente solo per il decesso di anziani inquilini. A tutto marzo, quest’anno in provincia ne sono stati restituiti 72 di cui 21 a Monfalcone. Lo scorso anno erano stati 200. Il che comporta una continua opera di manutenzione ma anche la rimessa in circuito delle case con l’istruzione delle pratiche legate alle graduatorie. In questo quadro il numero di alloggi sfitti da assegnare ruota sulle 250 unità.
NUOVI ALLOGGI. L’Ater, comunque, punta molto su Monfalcone. «A fine estate – anticipa Grion – consegneremo, pur se in ritardo sulla tabella di marcia a causa di problemi delle imprese edili incaricate – 33 alloggi che hanno subito lavori di riatto. Sono invece 31 le abitazioni nuove in fase di progettazione e contiamo di andare all’appalto dei relativi lavori all’inizio del 2010». 
 
PARLA DONDA (SUNIA)  
«Dare risposte a chi è senza casa»
 
 
Sono oltre un’ottantina gli sfratti esecutivi pendenti su tutto il territorio monfalconese, il 30-40% dei quali determinati da morosità. Lo denuncia, sulla base dei dati resi noti dal ministero dell’Interno, Sergio Donda, presidente del Sunia, il Sindacato unitario inquilini e assegnatari. «Una trentina di questi casi, poi, sono a rischio immediato di sgombero – precisa – ovvero si tratta di famiglie che rischiano di vedersi piombare in casa da un momento all’altro le forze dell’ordine per eseguire il provvedimento. Inoltre, per la prima volta, da quanto mi risulta, vi sono degli sfratti esecutivi anche tra gli inquilini degli alloggi Ater, cosa che non era mai successa prima. Si tratta di 6-8 situazioni in tutta la provincia, ma solo un paio riguardano nello specifico Monfalcone».
A cosa è imputabile questo scenario? «Soprattutto, per quel che riguarda gli alloggi popolari, all’elevato esborso che le famiglie devono fronteggiare per il pagamento di bollette, quindi energia elettrica e gas, ma anche Tarsu e acqua. Nel caso dei canoni di edilizia pubblica, infatti, gli inquilini versano cifre di modesta entità rispetto al mercato privato, quindi è chiaro che a incidere per la maggior parte sono altri costi. A soffrire di più risultano spesso gli anziani: chi ha la minima o la pensione di reversibilità che non supera i 500 euro fa fatica ad andare avanti. Per carità – Donda – tra quegli 82-83 casi di sfratto esecutivo ci sono sicuramente dei “furbetti” ma negli ultimi tempi le difficoltà nell’adempimento del pagamento dei canoni si fa maggiormente sentire».
Per contro, sempre stando a Donda, sono 363 gli alloggi sfitti presenti sul territorio che potrebbero altrimenti essere destinati alla manutenzione e quindi al reinserimento nel circuito di assegnazione. «Mi rendo conto che una tale operazione necessita di risorse, ma non è possibile che a pagare sia sempre l’Isontino, paradossalmente più bisognoso di attenzioni. Vale la pena ricordare che in provincia vi sono ben 1700 domande di alloggio ancora giacenti e quindi ancora disattese, 304 delle quali solo nella città dei cantieri.
«La trentina di abitazioni che doveva essere assegnata a giugno – continua Donda – non vedrà la consegna prima dell’autunno, con ritardo di mesi rispetto quanto previsto. Tutto è fermo. Fino a dopo le ferie estive, purtroppo, non ci saranno novità. E intanto le famiglie arrancano». (ti.ca.)

Il Piccolo, 25 giugno 2009 
 
A SEI GIORNI DALLA CHIUSURA DEL BANDO  
I NUMERI  
Aiuti taglia-affitti, domande dimezzate  
È la conseguenza della decisione di riservare i fondi a chi vive in Italia da almeno 10 anni 
L’anno scorso 350 richieste, quest’anno fino a ora soltanto 200
 
 
di LAURA BLASICH

A sei giorni dalla chiusura del bando il Comune di Monfalcone ha ricevuto 200 domande per l’ottenimento dei contributi ”taglia-affitti”, circa 150 in meno rispetto allo scorso anno. Nonostante l’assessorato alle Politiche sociali si attenda, come in passato, un rush finale nella presentazione delle richieste, sembra aver inciso la modifica della legge regionale sull’assegnazione dei fondi, in base alla quale ora viene richiesto «il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella regione». «In realtà solo una volta chiusi i termini del bando, lunedì – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, potremo dire se la modifica alla normativa e al regolamento regionali hanno prodotto effettivamente una contrazione del numero di richieste. In ogni caso ci attendiamo poi che quanti non sono riusciti a rientrare nel bando, perché residenti non a sufficienza in regione o in Italia, vengano a chiedere un aiuto direttamente al Comune. Se poi ci sarà un aumento degli sfratti esecutivi per morosità, perché gli affitti in città non sono calati a dispetto della crisi, dovremmo fare finta di niente?». A conferma del ”peso” rappresentato da affitti sempre più alti rispetto a redditi non aumentati di pari passo c’è stato l’ulteriore aumento del numero, ben superiore a quello di Gorizia, delle domande verificatosi nel 2008: le richieste ammesse a contributo sono state 493 sulle 532 ricevute in totale dal Comune, 30 in più rispetto il 2007, quando le richieste ammesse furono 463 (contro le 502 presentate). Lo stanziamento regionale e statale è però diminuito nel 2008, passando da 772mila ai 766.405 euro, nonostante il Comune abbia ulteriormente aumentato la propria compartecipazione, stanziando fondi per 128.459 euro contro i 121mila del 2007, pari al 10% del fabbisogno stimato in base alle domande ricevute. Come sottolinea l’assessore Morsolin, l’altra incognita è rappresentata proprio dall’ammontare dei fondi che la Regione metterà a disposizione dei Comuni quest’anno.
Da parte sua, il coordinatore del Pdl Giuseppe Nicoli chiede nuovi fondi all’Ater di Gorizia da parte della Regione «per affrontare la pesante situazione abitativa che sempre attanaglia Monfalcone e il suo mandamento». È questa in sostanza l’esigenza che Nicoli ha sottoposto all’attenzione dei vertici regionali in questi giorni, a margine della riunione del coordinamento regionale del partito a Tolmezzo alla quale era presente anche il presidente della Regione Renzo Tondo. «Ho illustrato quale sia l’emergenza abitativa di Monfalcone – spiega Nicoli -. Nel ritenere che l’Ater possa fornire risposte concrete su questo fronte mi sono attivato affinché dalla Regione siano messe a disposizione dell’Ater di Gorizia nuove risorse da destinare però al Monfalconese la cui situazione non mi pare l’Azienda territoriale abbia finora preso molto a cuore, nonostante sia la più delicata e preoccupante in ambito provinciale». Nicoli si augura quindi che alla sua azione si affianchi quella dei vertici dell’Ater, «espressione del territorio e del centrosinistra che lo governa e che dovrebbe quindi assumersi le responsabilità di quanto non ha realizzato in questi anni». Anche a livello di manutenzione del patrimonio immobiliare gestito per conto del Comune. Secondo Nicoli, è necessario però arrivare anche a una revisione del bandi per l’assegnazione degli alloggi, in modo da non penalizzare i residenti di più lunga data nel territorio.

Il Piccolo, 23 giugno 2009
 
INCONTRO IN ASSINDUSTRIA TRA RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI E DIREZIONE 
Mobilità volontaria per 20 alla Eaton 
Il sindacato blocca la rimozione di alcuni macchinari prevista dall’azienda

Dopo la cassa integrazione straordinaria, alla Eaton Automotive si apre la mobilità, anche se per una ventina di lavoratori al massimo, sui 340 che il sito conta, e su base volontaria. L’avvio della mobilità, peraltro previsto nell’accordo sottoscritto a metà marzo da sindacati e azienda per gestire il pesante scarico di lavoro che ha investito la fabbrica di via Bagni Nuova a causa del crollo del mercato dell’auto, è stato formalizzato nell’incontro di ieri all’Assindustria tra rappresentanti dei lavoratori e direzione. La mobilità non sarà incentivata, anche perché dovrebbe sostanzialmente coinvolgere quei lavoratori potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Le previsioni sulla produzione per i prossimi sei mesi, quindi fino alla fine dell’anno, rimangono del resto pessime, dopo che a marzo l’azienda ha parlato di un carico di lavoro ridotto a 3,5 milioni di valvole per il 2009 contro i quasi 22 del 2008, il cui ultimo quadrimestre pure aveva risentito del crollo delle vendite. L’azienda però ha stabilito che una squadra di una decina di lavoratori sia impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari e mantenerli quindi in attività. Il sindacato lo ritiene un segnale incoraggiante, assieme all’intenzione di andare ad aprire, se possibile, la mobilità per le figure professionali non indispensabili alla produzione. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri però si sono fermamente opposte al trasferimento dalla fabbrica di una serie di macchinari ritenuti tutt’altro che obsoleti.
«Per una vecchia macchina c’era già l’accordo sulla rottamazione – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma altre avrebbero dovuto andare a migliorare il lay-out dello stabilimento. C’è quindi l’assoluta contrarietà all’allontanamento di questi macchinari dalla fabbrica a meno che non ci sia un piano industriale in grado di fornire delle indicazioni precise. Quanto, però, al momento non esiste». Le Rsu della Eaton ieri hanno incontrato anche i sindaci del mandamento per verificare cosa gli enti locali possano mettere sul tappeto di concreto per integrare il reddito dei lavoratori in cassa integrazione e per ridurre il pagamento dei servizi comunali per le famiglie coinvolte dalla crisi. «Purtroppo, per quel che riguarda i lavori socialmente utili, gli enti locali sono vincolati al rispetto del tetto per la spesa del personale imposto dal Patto di stabilità interno – ha detto dopo l’incontro Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu -. Anche in questo caso si tratterà di capire con la Regioni quali possono essere le soluzioni praticabili».
Il sindacato si sta inoltre confrontando con il sistema bancario, come è avvenuto qualche giorno fa nella sede dell’Anci di Udine, per tentare di raggiungere l’obiettivo di sospendere il pagamento di mutui e prestiti per un anno, cioé lungo tutta la durata dalla cassa integrazione straordinaria. «Pare ci sia una disponibilità, ma il discorso non è ancora definito», ha aggiunto ieri Menon. (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 23 giugno 2009

Cala la produzione, anche alla Eaton scatta la mobilità 
Il provvedimento dovrebbe riguardare una ventina di dipendenti. Nessun incentivo

MONFALCONE. Anche per la Eaton Automotive di Monfalcone si apre la mobilità, provvedimento che in questi mesi ha toccato tante aziende colpite dalla crisi. Per lo stabilimento monfalconese di via Bagni, dopo la cassa integrazione iniziata già in dicembre a causa dello scarico di lavoro legato alla profonda crisi del mercato dell’auto, si parla dunque ora di mobilità, anche se per una ventina di lavoratori al massimo rispetto ai 340 dipendenti. Il provvedimento di mobilità, su base volontaria e previsto già nell’accordo sottoscritto a marco da sindacati e azienda, è stato ufficializzato ieri nel corso dell’incontro all’Assindustria di Gorizia tra rappresentanti dei lavoratori e direzione.
La mobilità non sarà incentivata, anche perché dovrebbe coinvolgere lavoratori che potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Restano “nere” le previsioni sulla produzione per i prossimi sei mesi, quindi fino alla fine dell’anno, confermando ciò che l’azienda aveva già annunciato a marzo quando aveva parlato di un carico di lavoro ridotto da 22 milioni di valvole prodotte nel 2008 ai 3,5 milioni per il 2009. L’azienda però ha stabilito che una squadra di una decina di lavoratori sia impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari e mantenerli quindi in attività.
Il sindacato lo ritiene un segnale incoraggiante, assieme all’intenzione di andare ad aprire, se possibile, la mobilità per le figure professionali non indispensabili alla produzione. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri però si sono fermamente opposte al trasferimento dalla fabbrica di una serie di macchinari ritenuti tutt’altro che obsoleti e che invece l’azienda avrebbe voluto spostare proprio giustificando il fatto che si tratti di macchinari ormai vecchi.
«Per una vecchia macchina c’era già l’accordo sulla “rottamazione” – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, ma altre avrebbero dovuto andare a migliorare il lay-out dello stabilimento. C’è quindi l’assoluta contrarietà all’allontanamento di questi macchinari dalla fabbrica a meno che non ci sia un piano industriale in grado di fornire delle indicazioni precise. Quanto, però, al momento non esiste».
Le Rsu della Eaton Automotive ieri hanno incontrato anche i sindaci del mandamento per verificare cosa gli enti locali possano mettere sul tappeto di concreto per integrare il reddito dei lavoratori in cassa integrazione e per ridurre il pagamento dei servizi comunali per le famiglie coinvolte dalla crisi. «Purtroppo, per quel che riguarda i lavori socialmente utili gli enti locali sono vincolati al rispetto del tetto per la spesa del personale imposto dal Patto di stabilità interno – ha detto dopo l’incontro Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento –. Anche in questo caso si tratterà di capire con la Regioni quali possono essere le soluzioni praticabili».
Il sindacato si sta inoltre confrontando con il sistema bancario, com’è avvenuto qualche giorno fa nella sede dell’Anci di Udine, per tentare di raggiungere l’obiettivo di sospendere il pagamento di mutui e prestiti per un anno, cioè lungo tutta la durata dalla cassa integrazione straordinaria. «Pare ci sia una disponibilità – ha aggiunto ieri Menon – ma il discorso non è ancora definito».

Il Piccolo, 19 luglio 2009 
 
DOMANI ALL’ASSINDUSTRIA  
Crisi Eaton, vertice sulla mobilità a Gorizia tra proprietà e sindacati
 
 
A un mese di distanza dall’incontro in cui è stato formalizzato il ricorso alla mobilità  per una ventina di lavoratori dei 340 della Eaton Automotive, azienda e sindacati si ritrovano di nuovo domani nella sede dell’Assindustria di Gorizia per fare il punto della situazione sulle prospettive dello stabilimento di via Bagni Nuova, massicciamente colpito dalla crisi dell’auto. All’appuntamento non dovrebbe partecipare comunque solo la Rsu, ma anche, seppure fermandosi all’esterno della palazzina di via degli Arcadi, molti lavoratori. La Rsu non nasconde del resto le proprie preoccupazioni rispetto i temi dell’incontro, che in teoria dovrebbe concentrarsi proprio sul ricorso alla mobilità, ma in pratica, perlomeno così teme il sindacato, potrebbe servire per affrontare anche altri aspetti della crisi. Non è un mistero, perché del resto lo hanno dichiarato già a fine maggio, che le Rsu guardino con preoccupazione soprattutto alla possibilità  che una serie di macchinari, fondamentali per la produzione, possa prendere il largo alla volta magari dello stabilimento di Eaton in Polonia. La mobilità non sarà  incentivata, stando a quanto deciso al tavolo, anche perché dovrebbe sostanzialmente coinvolgere quei lavoratori che potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Le previsioni sulla produzione fino alla fine dell’anno rimangono del resto pessime, dopo che a marzo l’azienda ha parlato di un carico di lavoro ridotto a 3,5 milioni di valvole per il 2009 contro i quasi 22 del 2008. Nell’ultimo incontro l’azienda ha comunicato di aver stabilito che una decina di lavoratori sarà impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari. Decisione che il sindacato ha ritenuto essere un segnale incoraggiante.

Il Piccolo, 22 giugno 2009

I PASTI IN DISTRIBUZIONE NON BASTANO. CHIESTO AIUTO ALLA CARITAS  
Utenti-boom, in crisi il Centro a bassa soglia 
Gli operatori: impennata di presenze in seguito all’abolizione del Reddito di cittadinanza

Finisce il Reddito di cittadinanza, scatta l’allarme al Centro bassa Soglia. Con l’aumento delle richieste che nelle ultime settimane ha quasi rischiato di paralizzare il servizio. Tanto che i pasti normalmente forniti, solitamente una ventina, a volte sono risultati insufficienti a garantire tutte le richieste. E gli operatori hanno dovuto arrangiarsi: distribuendo le vivande, recuperando le porzioni che non erano state consumate, e quindi cercando di garantire a tutti, nei limiti del possibile, un pasto caldo. La spiegazione, come sottolineano gli operatori della struttura, è chiara: in queste settimane sta iniziando a finire il supporto garantito dal Reddito di cittadinanza, il provvedimento regionale che comportava anche a Monfalcone l’assegnazione di un contributo a chi si trovava in difficoltà economica. Venuto meno il sostegno, il Centro a bassa soglia ha visto tornare persone che non vedeva da parecchio tempo. E il risultato è che il numero di persone giornalmente servito è aumentato di molto. «Negli ultimi tempi stiamo vedendo una crescita esponenziale degli assistiti – spiegano gli operatori -. Se finora in mediaci si assestava sulla ventina di persone, adesso si viaggia sulla trentina. Per il momento ci siamo arrangiati distribuendo le vivande, o recuperando le parti di pasti, come il secondo o i contorni, che non venivano consumati e che potevano poi essere riutilizzati per altri assistiti. O con l’aiuto della Caritas», spiegano gli operatori. L’emergenza è secondo gli operatori direttamente collegata allo stop al Reddito di cittadinanza, che a Monfalcone aveva visto oltre 500 assegnazioni. «Adesso queste persone stanno perdendo anche questa fonte di reddito, e di conseguenza si trovano nuovamente in difficoltà. Tra avere un reddito di 400 o 500 euro e non avere più nulla c’è una grande differenza. Di conseguenza, anche queste persone si trovano a dover pesare sul servizio sociale». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavatrice, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. (e.o.)

Il Piccolo, 21 agosto 2009 
 
Sert, in sei mesi 40 nuovi assistiti under 24  
Si tratta di giovani inviati a seguito di operazioni anti-droga delle forze dell’ordine
 
 
Duecento persone in carico nei primi sei mesi dell’anno, di cui 40 arrivate proprio nel pirmo semestre perché trovate in possesso di sostanze stupefacenti da parte delle Forze dell’ordine. E, quel che è più preoccupante, queste quaranta sono tutti ragazzi al di sotto dei 24 anni. I dati sulle prese in carico gennaio-giugno 2009 sono un ulteriore segno di quello che il Sert, il Servizio per le Tossicodipendeze dell’Ass Isontina, ha potuto constatare sul campo: che specie a Monfalcone la dipendenza dalle sostanze, legali e no, arriva sempre prima. «Da quello che abbiamo potuto vedere nella nostra attività di educazione e prevenzione nelle scuole, l’uso di alcol e fumo avviene sempre più in giovane età – spiega il responsabile, il dottor Andrea Fiore -. L’uso di alcol e tabacco avviene ormai abbondantemente nelle scuole medie inferiori, mentre per quanto riguarda il primo approccio alle droghe ormai la soglia sono i 14 anni». La conferma è il fatto appunto che ben 40 utenti in questi primi sei mesi dell’anno sono arrivati al Sert perchè segnalati dalle forze dell’ordine in quanto trovati in possesso di sostanze stupefacenti: cannabis in particolare, ma non mancano eroina e cocaina. E sono tutti al di sotto dei 24 anni. La prevalenza è maschile, anche se non così elevata come nel resto dell’utenza, dove gli uomini rappresentano l’80% del totale. Oltre a questi, come detto, ci sono 160 utenti (tra Monfalcone e Grado) che frequentano il Centro assumendo metadone o altri farmaci. Di questi, il 10% circa è in realtà a Monfalcone per ragioni lavorative, ma iscritto a un’altra Ass, spesso di altre regioni d’Italia. A questi, si aggiungono altre 13 persone che sono in riabilitazione in Comunità terapeutica. «Il fenomeno non pare in evoluzione – spiega ancora Fiore – e rimane anche il fatto che chi si rivolge al Sert solitamente è la punta dell’iceberg di un fenomeno enormemente più vasto. Sicuramente quello che deve far pensare è che stanno aumentano sempre più i ragazzi segnalati». Per quanto riguarda le sostanze, quelle più usate sono senz’altro la cocaina e la marijuana, ma non manca l’eroina, anche perché il Sert è individuato ”a priori” come soggetto che tratta la dipendenza da questa sostanza.
Ma è soprattutto la presenza di giovani a preoccupare, ed ecco perché il Servizio ha deciso di mettere in campo speciali azioni per prevenire questo genere di abusi. «Abbiamo intenzione di aprire una collaborazione con il Centro giovani di San Canzian, dove ci sono operatori già formati nel campo, per iniziare un percorso di prevenzione e conoscenza con gli utenti – spiega ancora il dottor Fiore – che andrà quindi a completare la progettualità già messa in campo».
Il Sert infatti organizza anche corsi di educazione (anche con i genitori) nelle scuole, collabora con il Centro a Bassa soglia e i Servizi sociali, e la Caritas. Una collaborazione con il Centro di San Canzian tornerebbe utile per poter contattare i ragazzi che a volte, pur facendo uso di sostanze, non si sentono ”malati” e non ritengono di dover frequentare una struttura così connotata come il Sert. In questo modo sarebbe possibile seguirli prima che l’uso diventi abuso vero e proprio e operare quindi un’adeguata prevenzione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 03 novembre 2009
 
IL COMUNE RINNOVA LA CONVENZIONE CON IL CENTRO PER ALTRI SEI MESI 
Povertà e disagio, boom di domande al ”Bassa soglia” 
Una quarantina gli utenti che si sono rivolti agli operatori della sede di via Natisone
 

Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Il Comune ha deciso di rinnovare la convenzione con l’associazione Nuova entrata libera, in scadenza in questi giorni, così da non far venire meno il servizio. Sempre più utilizzato a causa delle difficoltà economiche che hanno investito l’Isontino.
Dalla ventina di utenti di media dei giorni di apertura negli ultimi mesi si è passati a 30-40, secondo quanto riferisce l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «Si tratta di persone che non risiedono solo a Monfalcone – aggiunge – e che si rivolgono al centro perché in difficoltà contingente e non perché borderline».
Nonostante l’uso allargato a tutto il Monfalconese del centro, sorto come azione di riduzione del danno, al progetto dell’Ass sulle tossicodipendenze che aveva nella struttura un cardine non hanno aderito tutti i Comuni dell’Ambito socio-assistenziale Basso isontino.
«Per ora non è stato quindi possibile – prosegue Cristiana Morsolin – mettere a bando la gestione del centro. In attesa di una soluzione condivisa, che pareva già certa, Monfalcone, che comunque si sarebbe accollata una spesa più alta rispetto ai centri del mandamento, ha deciso di farsi carico del problema, rinnovando la convenzione con Nuova entrata libera per altri sei mesi». Tutti i Comuni dell’Ambito avevano concordato con il progetto dell’Azienda sanitaria, che prevedeva anche la presenza di operatori di strada nei centri più piccoli.
«Dopo il rinnovo dell’amministrazione, il Comune di Fogliano Redipuglia ha comunicato di non voler aderire, anche fino alla scorsa settimana l’aveva fatto solo in modo verbale», aggiunge l’assessore alle Politiche sociali. Il Centro a bassa soglia è l’unico servizio erogato sul territorio, oltre a quello del Sert, dopo che è stato chiuso il Centro diurno per tossicodipenti di Terranova. Nel 2008 la struttura di via Natisone ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi). Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto aveva convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 novembre 2009 
 
DALL’AMMINISTRAZIONE NETTA CONTRARIETÀ AL PROGETTO PUBBLICO DI PREVENZIONE  
Tossicodipendenze, Fogliano taglia i fondi  
Il sindaco: «Il centro Bassa Soglia non si batte per vietare l’uso di stupefacenti» 
Il messaggio deve essere ”non drogatevi” e non ”drogatevi poco” per questo non assicuro il nostro contributo

di LUCA PERRINO

FOGLIANO Nella conferenza dei sindaci dell’ambito socio-assistenziale, che si è tenuta a Turriaco nei giorni scorsi, il sindaco Antonio Calligaris ha comunicato che il Comune di Fogliano Redipuglia non finanzierà il progetto Bassa Soglia. Il progetto prevede di mantenere la gestione del centro di Monfalcone e l’istituzione di un servizio di educatori di strada su tutti i Comuni del mandamento per l’attività di prevenzione alle tossicodipendenze nei confronti di giovani ed adolescenti.
«Quello che non convince la nostra amministrazione – spiega Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. Senza dubbio può essere un’iniziativa apprezzabile l’attività cosìddetta su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze. Ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno che ci è stato chiesto di finanziare».
Nello specifico tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza anziché, secondo il primo cittadino, prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche delle droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, durante la conferenza dei sindaci Calligaris ha espresso la sua perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia. «Intendo, infatti – continua – evitare che si realizzi anche nella nostra comunità un intervento come quello del progetto Extreme della Asl di Firenze che ha condotto degli educatori di strada a dispensare nelle scuole vere e proprie istruzioni per l’uso, seppur limitato, di sostanze stupefacenti. Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è ’drogatevi poco’ anziché quello di ’non drogatevi affatto’, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo ho ritenuto che i 2300 euro, che vengono richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili. Mi sembra, infatti, più consono in tema di prevenzione alle tossicodipendenze, continuare ad investire sulle attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale, anziché disperdere queste risorse in progetti a dir poco discutibili».

Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 
 
Lotta alle dipendenze, polemica tra Calligaris e Romano 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Il tema più importante al recente consiglio comunale di Fogliano Redipuglia era la variazione di bilancio collegata alla rinuncia all’alienazione dell’immobile oggi sede municipale. Punto su cui Ottavio Romano, consigliere di Rc-Pdci, si è astenuto sottolineando che «per la lista comunista in linea di principio può essere condivisibile il mantenimento della proprietà dell’immobile, da destinarsi a fini istituzionali o sociali, o anche per offrire spazi all’associazionismo. Tuttavia è innegabile che l’alienazione dell’immobile fosse stata inserita in una pianificazione complessiva che puntava a reperire risorse per il programma triennale dei lavori pubblici, cioè per investimenti sul territorio comunale».
Secondo Romano, la rinuncia all’alienazione ha aperto un «buco di 450 mila euro non colmato in alcun modo, prova ne sia che la variazione di bilancio della giunta presenta un saldo negativo di 411 mila euro in meno di entrate e di conseguenza 411 mila euro in meno di uscite per investimenti. E questo, concretamente, significa ridimensionamenti, discutibili, dei lavori programmati, o addirittura cancellazione completa degli stessi, come l’intervento in piazza Roma».
In apertura di consiglio, inoltre, il sindaco Antonio Calligaris ha voluto comunicare la decisione della giunta di non aderire al progetto previsto dal Piano di zona dell’Ambito Basso Isontino dell’Ass e del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito, in collaborazione con l’associazione Nuova entrata libera, progetto che prevede l’utilizzo di operatori di strada in funzione di prevenzione della marginalità sociale e delle dipendenze da alcol o droga, in particolare di giovani e adolescenti, e la gestione del Centro bassa soglia di Monfalcone. «Quello che non convince la nostra amministrazione – ha spiegato Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno su cui si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. È apprezzabile l’attività su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze, ma ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno. Tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza, anziché prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche di droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, alla conferenza dei sindaci ho espresso la mia perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia».
«Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è “Drogatevi poco” anziché quello di “Non drogatevi affatto”, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo – ha concluso Calligaris – ho ritenuto che i 2.300 euro richiesti al Comune possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili, come le attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale».
Stupefatto di tale decisione Romano, che non concorda con la banalizzazione del problema operata dal sindaco, «che non ha spiegato come il Comune intenda muoversi di fronte all’eventuale presenza di gruppi informali o singoli a rischio marginalità o dipendenza. Chissà, forse, al posto degli operatori, manderanno le ronde». (c.v.)

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
INTERVENTI ANTI-DROGA 
IL SERT  
Il ”no” di Fogliano fa saltare il progetto tossicodipendenze  
Tutto era pronto. L’assessore Cristiana Morsolin: «Ora dovremo ricorrere a una nuova convenzione» 
«Il sindaco Calligaris avrebbe dovuto almeno informarsi sul lavoro che stiamo portando avanti»
 
 
di LAURA BORSANI

MONFALCONE Battuta d’arresto per il progetto sulle tossicodipendenze predisposto dai Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Monfalconese. La posizione assunta dal sindaco di Fogliano Redipuglia, Antonio Calligaris, che ha manifestato perplessità, rischia di vedere slittare al prossimo anno l’intero pacchetto dedicato agli interventi sul territorio. Il motivo sarebbe sostanzialmente legato a una questione di natura giuridica: «L’eventuale mancato contributo finanziario da parte del Comune foglianino – spiega l’assessore alle Politiche sociali di Monfalcone, Cristiana Morsolin – porrebbe la necessità di dover rivedere il piano, già licenziato anche sotto il profilo della quantificazione economica nel 2008 e che avrebbe dovuto trovare avvio quest’anno. Tutto era pronto per partire, i Comuni avevano infatti inserito le poste in bilancio. Eccetto Fogliano. Si pone a questo punto il problema di dover ricorrere a una diversa convenzione». Il costo complessivo è stato quantificato in 108.542,80 euro, ripartito tra i 9 enti locali dell’Ambito in base al numero di abitanti, con Monfalcone a sostenere in larghissima parte le spese relative al Centro Bassa Soglia.
TUTTO SLITTA Sembrano dunque prospettarsi rallentamenti all’inziativa messa in campo in collaborazione con l’Ass Isontina, in particolare il Sert. Calligaris ha ritenuto che «i 2300 euro richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili», non condividendo «l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata» ed il «messaggio che si vuole diffondere». Una situazione che fa osservare l’assessore Morsolin: «Dispiace che non sia stata colta l’importanza e la lungimiranza del progetto. La posizione del sindaco Calligaris mi sembra più legata a pregiudizi ideologici che non a una reale comprensione del piano». L’assessore continua: «Si tratta di un percorso portato avanti in questi ultimi due anni, insieme al Sert e ai tecnici del Servizio sociale di Ambito. Un piano che ora intendiamo implementare e potenziare, soprattutto in ordine agli interventi preventivi. Abbiamo costruito un sistema di messa in rete rivolto a tutte le fasce d’età e articolato su più livelli. Vi rientra dunque la sfera riguardante la cura e la riduzione del danno a carico del Sert con percorsi definiti e il supporto del Centro a Bassa Soglia, al quale confluiscono utenti da tutto il mandamento. Ma l’aspetto sul quale i Comuni si sono concentrati – prosegue – è legato all’azione preventiva. La tossicodipendenza viene considerata in senso più ampio, legata a droghe non lecite ma anche lecite, come l’abuso di alcol».
IL PROGETTO Un’azione, dunque, strutturata su più livelli, che partendo dalla prevenzione primaria, di informazione e educazione nelle scuole, rivolta ad alunni e alle famiglie, passa attraverso gli interventi territoriali, con il lavoro garantito dagli operatori di strada. Fino a raggiungere le realtà dei giovani e degli adulti, per i quali viene condotta un’opera di rieducazione alla salute, puntando sulla riduzione del danno personale, ma anche sociale ed economico. Con ciò avvalendosi contestualmente del contributo fornito dalle realtà associative del territorio. «L’operatore di strada – spiega la Morsolin – è molto importante. Si tratta di creare occasioni di incontro e di aggancio con i ragazzi e i giovani, sfruttando questi momenti per parlare di prevenzione. È un approccio di guida, di accompagnamento, e di individuazione di eventuali problematiche, di sentori di disagio che possono essere affrontati in termini informali, prima che una situazione a rischio possa sfociare in una criticità conclamata». L’assessore ricorda poi l’importanza di Overnight che «oltre ad essere stato riconosciuto dalla Regione come migliore piano presentato, ha una forte valenza preventiva e educativa apprezzata e condivisa dalle famiglie».
IL SERT Il responsabile del Sert di Monfalcone, Andrea Fiore, da parte sua interviene in qualità di operatore. «Non voglio entrare nel merito politico della questione – premette -. Voglio invece chiarire che il progetto è strutturato in modo capillare e modulare, occupandosi su più fronti di tutte le forme di dipendenza. Ciò che avrei auspicato dal Comune di Fogliano – aggiunge – è una richiesta di informazioni diretta sul lavoro che stiamo portando avanti». Fiore evidenzia: «La filosofia non è quella semplicistica di invitare a drogarsi di meno, ma di porre in atto azioni strutturate su esigenze e problematiche diverse, a partire dalla prevenzione primaria con l’informazione nelle scuole, fino al monitoraggio dei disagi e la cura vera e propria. Si tratta, insomma, di un’opera sinergica tra più attori del progetto per controllare il fenomeno. Ciascuno sta facendo la sua parte e si chiede a tutti di partecipare in modo coeso. Non aderire significa perdere il senso della costruzione globale».

INTERVENTI ANTI-DROGA. VIAGGIO NEL CENTRO BASSA SOGLIA DI VIA NATISONE  
Non solo tossici, anche operai senza lavoro

MONFALCONE Via Natisone 1, ore 12. Le porte di questo edificio bluastro tappezzato di murales si aprono e la gente – almeno 25 persone al giorno – comincia a entrare. Sono alcolisti, tossicodipendenti, o semplicemente operai rimasti senza lavoro, che vanno all’Officina sociale per farsi una doccia. Ognuno con i propri problemi, ognuno con il proprio bagaglio di emarginazione. Lì, in quello che per anni è stato comunemente chiamato il ”Centro blu”, e che dal 2003 è la sede del progetto Bassa soglia, decine di persone pranzano, parlano, giocano a carte e tamponano in vario modo i bisogni e le sofferenze fisiche, psicologiche, socio-economiche, frutto di dipendenze ed emarginazione.
C’è l’operario 56enne siciliano, da 25 anni a Monfalcone, prima finito in cassa integrazione e adesso disoccupato, che dopo aversi visto tagliare la corrente elettrica a casa, viene quasi ogni giorno della settimana, tra le 12 e le 14 (orario di apertura del centro) a lavarsi. C’è la 25enne monfalconese eroinomane, neomamma, che parla di tasse e documenti. C’è l’immigrato nordafricano che chiede informazioni sul permesso di soggiorno. C’è il 70enne alcolista che vive in camper e deve mangiare. E di là passa anche chi, prima di andare a lavorare, chiede di avere una siringa pulita per iniettarsi in vena una dose di eroina, lontano da occhi indiscreti.
Negli ultimi tre anni le persone che il centro di via Natisone ha contattato sono state 269. Di queste, quasi tutte frequentano assiduamente la struttura. Lo si vede dai registri che gli operatori sociali dell’associazione ”Nuova entrata libera” custodiscono negli uffici, al primo piano. Pagine e pagine in cui, pur nel rispetto dell’anonimato delle persone, raccolgono dati e informazioni che vengono poi trasmessi al Sert. «Il nostro non è, ovviamente, un lavoro di tipo sanitario – spiega Luciano Capaldo, il referente del progetto Bassa soglia, che riceve circa 100mila euro annui dal Comune di Monfalcone, che servono per la gestione della struttura, l’erogazione dei pasti, le utenze telefoniche e il materiale utilizzato, oltre al lavoro svolto dagli operatori in strada -. Lavoriamo per ridurre l’emarginazione delle persone e fare da filtro con i servizi sociali. Molto spesso, infatti, in chi ha bisogno di aiuto subentrano la vergogna e la paura di correre dei rischi. Noi ci occupiamo di riduzione del danno, che è uno dei quattro pilastri sui quali si basa la lotta alle tossicodipendenze (gli altri sono prevenzione, cura e contrasto al narcotraffico, ndr.). A differenza di ciò che sostengono persone come il sindaco di Fogliano Calligaris, la riduzione del danno è fondamentale per far emergere il sommerso, per evitare casi di overdose, per ridurre la diffusione di malattie». Per questo, se un tossicodipendente bussa alle porte dell’Officina sociale e chiede di avere una siringa pulita, questa non gli viene negata.
Il centro, per chi lo frequenta (non solo tossicodipendenti, ma anche persone con altre problematiche di tipo psicologico e sociale), è questo: un luogo a metà tra punto di riferimento e ultima spiaggia. Alle 12 il centro apre ed è come se suonasse la campanella a scuola. La gente, di tutte le età, entra, si saluta, va in sala da pranzo. Si ferma fuori coni cani, parcheggia il camper. Lo spazio comune, aperto a tutti, è quello al piano terra. Su un tavolino c’è un mucchietto di preservativi; affissi al muro ci sono poster, ma anche avvisi dell’Ufficio del lavoro di Gorizia, numeri di affittacamere e di organizzazioni sindacali. Ci sono i divanetti, qualche libro, qualche gioco di società. C’è la lavatrice. «Il prossimo anno dovremmo riuscire ad avere due postazioni Internet libere – afferma ancora Luciano Capaldo -. Qui da noi c’è sempre gente, e non sono di Monfalcone. C’è una coppia di Turriaco con un figlio, ci sono alcuni gradesi, c’è anche qualcuno di Fogliano».

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
L’opposizione accusa il sindaco: superficialità e populismo nel no al Centro a bassa soglia 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Sconcerto esprimono i consiglieri della lista Insieme (Sara Vito, Mauro Piani, Sergio Contin, Federico Zorzenon) dai banchi d’opposizione sulle affermazioni del sindaco Calligaris circa il Centro a bassa soglia e il più ampio progetto pubblico di prevenzione delle tossicodipendenze, con protagonisti Comuni della sinistra Isonzo, Ambito distrettuale Basso Isontino e Azienda sanitaria.
Progetto a cui Fogliano, unico tra gli enti locali coinvolti, ha deciso di non aderire. Avverso tale decisione, tutta la minoranza ha espresso da subito la propria forte contrarietà. «Ciò che in primo luogo lascia senza parole sono la superficialità e il populismo che Calligaris e la sua coalizione hanno usato per valutare un progetto di importanza provinciale, che ha trovato d’accordo all’unanimità tutti i Comuni coinvolti. Quello che è stato un bell’esempio di lavoro condiviso tra amministratori isontini, che hanno con grande senso di responsabilità affrontato il problema vista l’importanza e la gravità delle tossicodipendenze, ha visto come unica nota stonata – dicono – l’atteggiamento del Comune di Fogliano, che sembra aver capito ben poco degli obiettivi del progetto, peraltro proposti da personale medico competente in materia».
Spiegano che il Centro a bassa soglia d’accesso è solo una delle azioni di un progetto ben più ampio, che incentra la sua valenza soprattutto sulla prevenzione anche attraverso la figura degli operatori di strada. «Il concetto della riduzione del danno, tanto bistrattato da Calligaris e dalla sua maggioranza, è usato solo nei confronti di malati cronici ed è inevitabilmente l’unico mezzo utile per almeno avviare un percorso di recupero di quelle persone già tossicodipendenti o alcolizzate. Fogliano è l’unico Comune che, non aderendo al progetto, non solo non dà risposta alcuna al problema della dipendenza già in essere, ma non mette nulla in campo in tema di prevenzione. I 2.300 euro che avrebbe dovuto versare Fogliano non sono che una goccia nel mare per consolidare questo progetto fatto in rete che, dividendo le spese tra tutti gli enti aderenti, permette l’avvio di un progetto strutturato che altrimenti un singolo Comune, da solo, non potrebbe di certo. Quindi ben venga la volontà di investire queste risorse sul nostro centro di aggregazione giovanile, ma si tratta, e fortunatamente per la nostra collettività, di questioni ben distinte perché le politiche giovanili non sono di certo legate a quelle sociali e di assistenza in caso di devianze».
Dicono che la posizione della maggioranza si fonda su pura e inutile demagogia, che non solo non risolve, ma nemmeno affronta il problema al quale infatti non dà alcuna risposta. (cr.vi.)

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
ESAURITO IL FONDO SOLIDARIETÀ DELLA CARITAS STA PER PARTIRE UNA NUOVA COLLETTA 
Oltre 500 pasti al mese nella mensa dei poveri 
Domenica all’oratorio San Michele il tradizionale pranzo natalizio con 130 commensali

La Caritas decanale delle parrocchie di Monfalcone assiste ogni mese in media circa 150 famiglie fornendo loro «borse della spesa», mentre la mensa all’oratorio San Michele di Monfalcone prepara circa 500 pasti caldi per coloro che versano in condizioni di disagio estremo. Allo sportello Caritas di via Mazzini, inoltre, arrivano centinaia di richieste di ogni genere da diverse persone che, grazie alla disponibilità di diversi volontari riescono a ricevere il minimo aiuto essenziale del quotidiano. Continua pure la raccolta di indumenti e di mobili (alla Marcelliana). Ieri, poi, nell’ultimo giorno di scuola si sono mobilitati anche i bambini della materna di via Roma, che hanno effettuato per il Natale la raccolta della pasta consegnata alla Caritas. E’ un bilancio piuttosto pesante di fine anno, riscontrato proprio alla vigilia delle festività natalizie, dal parroco di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, per una situazione che continua a peggiorare e con le persone disagiate in forte aumento. «Per questi motivi chiediamo aiuto a tutti e non lasciamo soli chi soffre – afferma don Fulvio – poiché contrariamente a quello che si pensa, questi segnali preoccupanti ci fanno capire che la povertà è in aumento e tutti noi abbiamo il dovere di intervenire con chi è in difficoltà o è caduto in disgrazia per la perdita del posto di lavoro. Proprio su questo fronte, purtroppo confermo che è già esaurito il fondo di solidarietà, proposto nei mesi scorsi dall’arcivescovo di Gorizia monsignor Dino De Antoni, che ha raccolto e distribuito circa 250mila euro e al quale vi hanno aderito tutte le parrocchie della provincia, per aiutare le famiglie bisognose che vivono nel disagio sociale (una trentina solo nel mandamento monfalconese), ridotte alla povertà perché il genitore o è in mobilità o in cassa integrazione a zero ore. Tutto questo oggi sembra incredibile per chi non ha problemi. Purtroppo è la cruda realtà che stiamo vivendo. Si pensa, infatti, a livello diocesano – sottolinea ancora don Fulvio – di riprendere il progetto perché quello che è stato fatto non è bastato». Domenica la parrocchia di Sant’Ambrogio, la Caritas decanale che coinvolge tutte le parrocchie di Monfalcone e quella di Staranzano organizzano all’Oratorio San Michele una giornata speciale. Si comincerà alle 12 con la messa, seguita alle 13 dal pranzo natalizio. E’ prevista la partecipazione di 130 persone con invito esteso alle autorità cittadine.

Il Piccolo, 28 dicembre 2009
 
Giovani e cassintegrati al pranzo della Caritas 
Al San Michele l’evento natalizio per i bisognosi. Don Ostroman: «Non più solo anziani»

di ELISA COLONI

«Purtroppo la povertà, qui a Monfalcone, è in aumento. Poco prima di iniziare il pranzo ne parlavo con gli altri in cucina: quest’anno si vedono facce nuove, tra cui molti giovani, che raccontano di essere cassintegrati o disoccupati. Un fenomeno che gli anni scorsi non si notava in città».
A parlare è don Fulvio Ostroman, il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, ”anima” del pranzo natalizio organizzato dalla Caritas decanale per i monfalconesi che versano in difficili condizioni economiche o patiscono l’isolamento e la solitudine della vecchiaia. Ieri, infatti, le sale dell’oratorio San Michele di via Mazzini hanno accolto circa 120 persone per il tradizionale appuntamento che riunisce i sacerdoti del decanato e i bisognosi di aiuto e di compagnia.
Tanti gli anziani, anche se non sono mancate le facce giovani, qualche bambino e alcune persone straniere, prevalentemente bengalesi. «Quando abbiamo avviato questa tradizione, circa 15 anni fa – ha spiegato don Ostroman – eravamo in dieci, di cui quasi tutti sacerdoti. Adesso siamo almeno in 120 e le facce sono cambiate. Negli anni scorsi c’erano quasi esclusivamente anziani, mentre oggi purtroppo si vedono molte famiglie giovani, che raccontano di avere difficoltà sul lavoro e di non riuscire più a permettersi un vero pranzo di Natale». Oltre ai 120 pasti preparati ieri, altri 40 sono stati confezionati e portati dai volontari della Caritas e da un gruppo di fedeli della parrocchia di Sant’Ambrogio nelle case di monfalconesi anziani e malati, che non riescono più a spostarsi di casa.
L’appuntamento di ieri (solitamente il pranzo natalizio si faceva il 26 dicembre, però quest’anno si è optato per la domenica) è iniziato a mezzogiorno con la messa che si è svolta nella cappella dell’oratorio San Michele, seguita dal pranzo alle 13. Menu: salumi, formaggi e insalata russa come antipasto, un bis di primi (gnocchi e pasticcio), maiale con verdure per secondo e, infine, dolce e caffè.
Ma al di là del cibo, l’occasione di ieri è stata, come sempre, un modo per stare insieme, per far dimenticare a tante persone i problemi e le difficoltà di ogni giorno. Seduti a due grandi tavolate, gli ospiti hanno mangiato, parlato, riso e ascoltato la band salita sul palco. E poi hanno potuto giocare alla lotteria, con dei premi messi in palio grazie al contributo di un gruppo di lavoratori della centrale termoelettrica A2A.
«Vorrei ringraziare tutte le persone e le realtà che hanno permesso la realizzazione, anche quest’anno, di un evento importante e che riesce a donare gioia a tante persone – ha commentato don Ostroman -. A partire dai tanti volontari e fedeli che hanno dato una mano. E poi ci tengono a dire grazie a tutti coloro che, con le loro donazioni, hanno contribuito alla riuscita del pranzo. A partire dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e dai lavoratori della centrale A2A, che hanno volontariamente contribuito all’acquisto dei premi con cui abbiamo potuto organizzare una divertente lotteria».

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