Il Piccolo, 18 giugno 2009
 
LAVORI PER LA RETE FOGNARIA IN VIA CELLOTTINI  
Cittadini in allarme per le ruspe nel parco
 
 
Spuntano le ruspe in via Cellottini e i residenti tornano sul piede di guerra. Ha destato preoccupazione, ieri mattina, la presenza di operai al lavoro sul marciapiede che delimita un angolo del giardino adiacente all’asilo e via Aulo Manlio. Allertato dall’intervento, il comitato spontaneo che da anni contrasta l’ipotesi di un parcheggio nell’area verde ha chiesto subito chiarimenti sull’operazione, denunciando la volontà da parte dell’amministrazione di voler mettere in pratica quanto osteggiato dai cittadini. «Si tratta della posa di una pompa di sollevamento per agevolare il reflusso fognario – ha spiegato l’assessore alla Progettazione di quartiere Giordano Magrin -: un’azione fissata nell’agenda di Irisacqua e quindi non competente al Comune». Un tanto è tuttavia bastato per mettere sull’avviso i residenti, da sempre molto sensibili alla salvaguardia del giardino, una delle pochissime aree verdi del rione impiegata da ragazzi e adulti per svago e relax. Con l’arrivo della bella stagione, infatti, il giardino di via Cellottini viene ”occupato” da mamme e bambini, adolescenti e anziani. Non solo: la comunità bengalese trova in quel sito un punto d’aggregazione attraverso il cricket, sport di cui spesso organizzano dei piccoli tornei. L’inizio delle tensioni si era avuto all’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’ex albergo impiegati di via Cosulich, allorché il Comune aveva ventilato la possibilità di realizzare proprio in quel posto delle file di parcheggi a servizio della struttura. Una tale eventualità era stata scongiurata anche grazie alla mobilitazione di un comitato spontaneo che aveva organizzato dei sit-in e tappezzato la città di bandiere bianche in segno di protesta.
«Mi è stato riferito – afferma Mauro Bussani, esponente del comitato – che qualche operaio avrebbe parlato di “lavori urbanistici” e non di “lavori fognari”, facendo cenno al parcheggio. La nostra vigilanza è e sarà sempre massima». (ti.ca.)
 

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Operai al lavoro in via Cellottini, ma la costruzione del nuovo posteggio per il momento è scongiurata 
 
MONFALCONE. Allarme ieri mattina al parco di via Cellottini: l’arrivo di alcuni operai con ruspe e strumenti di lavoro aveva fatto temere ai residenti della zona che il Comune avesse deciso di realizzare, nonostante le proteste del comitato appositamente costituito e nonostante le promesse che la cosa non si sarebbe fatta, il contestato posteggio a servizio del vicino e ristrutturato Albergo Impiegati di via Cosulich.
Della presenza degli operai si è accorto ieri mattina un componente del comitato ed è immediatamente scatta una catena di messaggi telefonici. «Stanno cominciando i lavori per il posteggio di via Cellottini». Ma l’ipotesi era sbagliata e la paura infondata: si trattava solo di alcuni lavori per la sistemazione di una pompa per la rete fognaria. L’allarme è quindi rientrato, ma l’attenzione sull’area verde utilizzata da tantissimi bambini e dai ragazzi bengalesi per giocare a calcio o a cricket resta alta.
A difesa dell’area verde si erano mobilitati da circa due anni almeno 200 famiglie e l’intero rione di Largo Isonzo-Crociera, che avevano chiesto al comune di non realizzare il progetto di 60 posti auto in quell’area e di cercare invece soluzioni alternative, programmando una diversa localizzazione dei parcheggi, con un ricalcolo di quello che effettivamente servirà a supporto della grande struttura dell’ex albergo impiegati di via Cosulich. Anche il comitato di quartiere ha sempre difeso la battaglia dei residenti per impedire la realizzazione dei 60 posti macchina, pur considerando le difficoltà del Comune a reperire altrove nuovi spazi.
Il comitato spontaneo, sorto per difendere la piccola area verde aveva organizzato sit-in di proteste, striscioni, volantini, bandiere antiparcheggio da appendere alle finestre e ai balconi, disegni creati dai bambini sul tema del giardino e una vasta campagna di sensibilizzazione nel rione e in tutta la città. A ottobre 2008 il Comune aveva affermato, anche se non ufficialmente, l’intenzione di voler abbandonare l’idea per trovare appunto una soluzione diversa, ma a marzo di quest’anno l’ipotesi era rispuntata, tanto da far ricostituire il comitato spontaneo che si era sciolto e che, ora invece, promette di nuovo battaglia.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 03 settembre 2009 
 
DAL 10 SETTEMBRE  
L’Albergo impiegati rinasce a quattro stelle  
Quaranta stanze e otto suite nel rispetto del passato ma con tanta tecnologia
 
 
Dal prossimo 10 settembre, cinque giorni dopo l’inaugurazione, il ”nuovo” Albergo impiegati riaprirà i battenti. Non solo per ospitare le sedi del Consorzio per lo sviluppo industriale, del Distretto tecnologico navale e dei corsi Ial. Dopo aver ospitato per decenni, dalla sua costruzione agli inizi degli anni ’20, gli impiegati celibi del cantiere navali, fornendo servizi e lussi che gli operai si sognavano di avere nel loro albergo annesso allo stabilimento, tornerà alla sua antica vocazione di albergo. Le 120 camere di allora si sono ridotte a 40. Ma il lusso verrà riproposto nel Monfalcone Palace Hotel: 4 stelle, otto suite, caratterizzate da “comfort, armonia e tranquillità”, come recita il depliant pubblicitario. Tutte le camere sono state rigorosamente restaurate in diverse tipologie di ambienti ”con gli infissi lignei magistralmente conservati”. Dai balconi si possono osservare le decorazioni e il soffitto a cassettoni oggetti del restauro conservativo eseguito con la supervisione delle Belle Arti.
Ma il tempo è passato. E ciascuna camera è ora dotata di aria condizionata, accesso a internet, cassaforte, mini-bar, telefono diretto, tv satellitare, Pay-tv. E nelle suites ci sono pure le vasche Jacuzzi. E per allietare le serate, anche un’esclusiva guestline che informerà degli eventi organizzati all’interno dell’hotel e in città. L’area congressuale è poi composta da due sale riunioni, dotate di impianto di amplificazione fisso, registrazione audio e video, proiezione per diapositive e per video, lavagne luminose, tv a circuito chiuso, penna laser, microfoni, e tutto ciò che ”fa congresso”.
Tutto progettato per ospitare conferenze, corsi didattici, cene di gala, cerimonie e banchetti studiati ad hoc, meeting. Amministratore del nuovo Monfalcone Palace Hotel, sarà Claudio Martinis, già conosciuto negli ambienti gradesi con gli alberghi Hannover, Friuli e ”Il Guscio” nonchè molto attivo nel settore promozionale alla presidenza della Promhotels.
E ai tempi nuovi si adeguerà anche la clientela del nuovo albergo. Non più impiegati celibi ma prevalentemente business-men, con particolare attenzione anche alla clientela leisure, che sta via via scoprendo la bellezza della nostra regione. Con il nuovo Palace Hotel, Monfalcone arricchirà dunque anche la sua offerta alberghiera, uno dei settori che meno fino ad ora almeno ha sofferto della crisi proprio perchè legato a doppio filo ai cantieri e alla produzione navale. (e.o.)

Messaggero Veneto, 03 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sabato mattina l’assessore regionale Molinaro presiederà la cerimonia con il taglio del nastro. La struttura assumerà il nome di EuroPalace  
Tutto pronto per l’inaugurazione dell’ex Albergo impiegati
 
 
MONFALCONE. Sarà l’assessore regionale Roberto Molinaro, assieme al sindaco Gianfranco Pizzolitto, sabato mattina, a tagliare il nastro inaugurale dell’ex Albergo impiegati, che assumerà il nome di EuroPalace Monfalcone.
È stato definito il programma dell’iniziativa che si aprirà alle 11 con l’esibizione del coro della Fincantieri Ermes Grion. Seguiranno gli interventi delle autorità e quindi il taglio del nastro e la benedizione della nuova struttura. All’interno, dopo l’ingresso dei visitatori, è prevista l’esibizione di due giovani dell’Istituto Vivaldi e quindi l’ingegner Edino Valcovich, che ha curato il progetto di restauro e sistemazione della struttura, illustrerà l’intervento di recupero e presenterà le tre esposizioni dedicate all’architettura di Panzano e che sono articolate in tre sezioni, una dedicata all’ingegner Dante Fornasir, una dedicata alla storia dei lavori dell’ex Albergo Impiegati e una dedicata alla memoria fotografica del villaggio di Panzano. Ci sarà anche un catering preparato dalla scuola alberghiera dello Ial, istituto alberghiero che troverà sede nell’edificio. La riqualificazione, realizzata con il sistema pubblico-privato del project financing, ha richiesto un investimento di 15 milioni di euro e la struttura è destinata a ospitare anche un polo di alta formazione, il Ditenave distretto dell’innovazione navalmeccanico e un albergo a quattro stelle. «In soli due anni di lavoro – ha sottolineato Pizzolitto – è stato portato a nuova vita uno degli edifici architettonicamente più importanti della città. Il recupero ha interessato oltre 8 mila metri quadrati ed è stato rigorosamente rispettoso dell’originale progetto dovuto all’ingegner Dante Fornasir. Ma il dato più rilevante è l’aver saputo individuare insediamenti d’eccellenza nel campo della innovazione, della ricerca e della formazione, come Ditenave, che sono fondamentali nella moderna economia per attrarre nuove opportunità». Costruito negli anni 20, destinato in origine a ospitare gli impiegati celibi dipendenti del cantiere navale, l’albergo già sede della Capitaneria di porto era rimasto pressoché abbandonato per anni. È stato l’ingegner Edino Valcovich a redigere il progetto di recupero, eseguito dalla Icep di Pordenone, che ha recuperato al loro splendore la bellissima struttura, la camere, la loggia decorata, lo scalone e l’atrio di ingresso. Nello storico palazzo, entreranno, oltre al Ditenave distretto tecnologico navale, anche Fincantieri, Anci e Anci Federsanità, Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e lo Ial che, assieme a Icep e alla società alberghiera Helios di Grado, è tra i promotori del project financing che ha consentito il recupero dell’immobile e il suo riutilizzo. (ci.vi.)

Il Piccolo, 06 settembre 2009 
 
IL PALAZZO RESTAURATO  
In mille alla festa per l’ex Albergo impiegati  
Tra commozione e curiosità la città ha inaugurato il ”suo” gioiello ritrovato  
ELEGANTE ESEMPIO DI ART NOUVEAU E TAPPA IMPORTANTE PER LO SVILUPPO
 
 
di ELISA COLONI

Curiosità, entusiasmo, emozione e pure un pizzico di nostalgia, soprattutto tra chi, in quelle stanze e in quei saloni, c’era già stato oltre dieci anni fa. Si vedeva e si sentiva tutto questo, ieri mattina in via Callisto Cosulich, invasa da oltre mille persone, accorse per l’inaugurazione dell’ex Albergo impiegati. Monfalcone ieri ha infatti svelato una delle più belle pagine del suo album della memoria, ha aperto le porte del più affascinante gioiello di art nouveau che possa vantare, e la gente non si è fatta attendere. I monfalconesi sono arrivati in massa per tuffarsi nell’eleganza ritrovata del ”loro” ex Albergo impiegati, che dopo più di un decennio di oblio e degrado, è stato ridonato alla città.
Quello di ieri, infatti, non è stato solo un taglio del nastro, una cerimonia di fine cantiere. È stato di più: una festa di popolo e un’occasione per fare quadrato intorno alla città e al suo futuro, tra vocazione industriale e necessità di ritrovare la propria identità partendo proprio dalla storia e della cultura. «Questa struttura è la rappresentazione della volontà di guardare avanti, di scommettere sul nostro futuro – ha affermato il sindaco Pizzolitto sulla scalinata d’ingresso dell’edificio davanti al folto pubblico presente in strada -. Quest’opera, la cui realizzazione sembrava impossibile, è una risposta alle attuali incertezze economiche, che riguardano anche le nostre aziende. In questo momento di crisi siamo chiamati a interrogarci su come rafforzare il nostro tessuto produttivo e adeguarci ai nuovi modelli di sviluppo. Per competere, ogni sistema produttivo avrà sempre maggiori esigenze di investimenti in innovazione e formazione. E ora Monfalcone dispone non solo di un contenitore, ma anche dei soggetti che possono alimentare, appunto, innovazione e formazione. Sono queste, assieme alla logistica, le carte vincenti che la città giocherà per potenziare il suo sistema economico». Contenitore scientifico e tecnologico, dunque, ma anche gioiello artistico e spazio culturale: «Senza il rinnovato ex Albergo impiegati – ha aggiunto Pizzolitto – Monfalcone non avrebbe mai potuto ospitare le attività di alta formazione, gli incontri, gli eventi, le cerimonie che ora qui diventeranno realtà».
Parole pronunciate, come si diceva, davanti a un pubblico numerosissimo, fatto soprattutto di cittadini qualunque, tra cui spuntavano qua e là molti volti noti: esponenti politici di tutti i ”gradi” e gli schieramenti, rappresentanti delle isitituzioni religiose e militari cittadine e dell’ex ”padrone di casa”, la Fincantieri (rappresentata dal direttore dello stabilimento di Panzano Paolo Capobianco). L’evento è stato aperto dalle voci del coro Grion, seguite dai discorsi. Il primo è stato il sindaco Pizzolitto. Poi è stata la volta del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che ha posto l’accento sulla capacità mostrata dalla città di staccarsi dal «tipico atteggiamento di sfiducia, per unire le energie e realizzare questa struttura, che è una perla a disposizione della provincia e della regione». L’assessore regionale alla Cultura Roberto Molinaro ha definito «esemplare e innovativo» il lavoro di recupero, «anche per il modo in cui è stato realizzato, coinvolgendo le energie dei privati sotto una regia pubblica». E il risultato, effettivamente, può dirsi davvero esemplare. Lo hanno visto con i loro occhi le centinaia di persone che, dopo i discorsi e il taglio del nastro, si sono immerse nell’atmosfera primo-novecentesca dell’ex Albergo impiegati, accompagnate dalle note dei musicisiti dell’Istituto Vivaldi e del conservatorio Tartini di Trieste. Tra colonne doriche e corinzie in pietra, scalinate in ferro battuto, giardini d’inverno con porte e finestre dai vetri fresati, da cui emergono le originali decorazioni floreali, nel piano terra dell’ex Albergo impiegati ieri si respirava vita vissuta un secolo fa. Nei saloni, nei corridoi e nelle stanze in cui riposeranno gli ospiti del Monfalcone palace hotel, il passato dell’art nuoveau si mescola attentamente ed elegantemente con il design minimalista e pulito, secco e a volte geometrico, degli arredi ultra-moderni, che ricordano il nuovo ruolo della struttura. Costruito con soluzioni innovative (ad esempio il riscaldamento a soffitto), negli spazi non c’è posto per i ”fronzoli”. Resta solo l’essenziale, come le riproduzioni delle stampe d’epoca appese alle pareti, che raccontano, ognuna con un soggetto diverso, la storia della città, delle sue navi e del suo cantiere.

GIÀ IL 22 SETTEMBRE L’EDIFICIO OSPITERÀ UN CONCERTO  
Non solo hotel, ma anche un centro per prestigiosi eventi culturali e convegni
 
 
Nell’ex albergo impiegati i monfalconesi, perlomeno quelli alle prese con patenti nautiche e concessioni demaniali, sono entrati fino al 1996, anno in cui la Capitaneria di porto, insediata nell’edificio dal 1977, si è trasferita nel nuovo palazzo di via Rossini. Moltissimi quelli che però l’avevano frequentato prima, quando oltre a essere un albergo per gli impiegati single, era un centro culturale e ricreativo. L’ampia sala di lettura aveva tutti i quotidiani montati sulle stecche. C’era chi giocava a bridge, chi a ramino e le donne a canasta. C’erano piante di kenzia ovunque, queste anche dopo, negli anni della Capitaneria. Nell’albergo si davano però anche regolarmente concerti di pianoforte e nell’atrio i ragazzini della scuola di musica del Crda davano i loro saggi. Ora il palazzo di via Cosulich è ritornato a essere un albergo, ma a 4 stelle, e sede di enti formativi di alto livello. L’intenzione, almeno nell’immediato, pare però quella di non chiudere alla città la struttura. Intanto ci sono le tre mostre allestite fino al 19 settembre nelle sale a piano terra, dedicate all’architettura di Panzano e all’opera dell’ingegner Dante Fornasir, alla storia dell’albergo e alla memoria fotografica del rione operaio. Le esposizioni sono state realizzate con la collaborazione del Consorzio culturale del Monfalconese e del progettista del restauro dell’ex albergo, l’ingegner Edino Valcovich. L’assessorato alla Cultura sta invece lavorando assieme all’Orchestra filarmonica a un concerto che dovrebbe potersi tenere nel palazzo il 22 settembre. Una delle due sale a pianoterra è stata del resto riservata alla convegnistica. I monfalconesi da ieri hanno ritrovato il “loro” albergo, pur rinnovato e dotato di un cuore tecnologico. Merito di un’operazione di restauro che, condotta di pari passo con la Soprintendenza regionale, si è spinta fino alla salvaguardia della rosa quasi centenaria che si arrampica sulla destra dell’ingresso principale. (la. bl.)
 

Un progetto ambizioso nato otto anni fa  
Impegno misto pubblico e privato per un investimento di 15 milioni di euro
 
 
Il restauro dell’ex albergo impiegati è il frutto di un’operazione complessa, che ha coinvolto molti soggetti, è durata otto anni, e che ha comportato un investimento tra capitale pubblico e privato di 15 milioni di euro. Risale al 2001 il primo finanziamento della Regione ottenuto dall’amministrazione comunale di Monfalcone allo scopo di acquisire prima e ristrutturare poi l’edificio, realizzato all’inizio degli anni ’20 dello scorso secolo dall’ingegner Dante Fornasir per conto dei Cosulich, che l’avevano voluto per alloggiarvi gli impiegati celibi del cantiere navale. Il Comune otto anni fa, sindaco ancora Adriano Persi, ricevette un primo contributo di 3 miliardi lire, stanziato dalla Regione a sollievo degli oneri per l’ammortamento del mutuo da contrarre da parte dell’ente locale per l’acquisto, messa in sicurezza e restauro dell’ex albergo con l’impegno di destinarlo ad attività istituzionale. Un finanziamento quello regionale che venne accolto con una punta di innegabile preoccupazione, perché, viste le condizioni e le dimensioni dell’edificio, del tutto privo di inquilini dal 1999, la spesa che si profilava all’orizzonte era imponente. Come poi si è puntualmente verificato. Solo per arrivare all’acquisto, tre anni dopo, dell’edificio da Fincantieri, che applicò un prezzo pari alla rendita catastale, il Comune dovette sborsare 2,9 milioni di euro, cifra quasi del tutto coperta da contributi regionali. Divenuto sindaco, Pizzolitto ha quindi accettato la sfida rappresentata dal restauro dell’ex albergo impiegati, conscio che l’operazione avrebbe potuto essere resa possibile solo da un’alleanza pubblico-privato e immaginando dei contenuti innovativi. L’amministrazione comunale ha quindi costruito un percorso di project financing che ha trovato una risposta tra 2005 e 2006 da parte di un’Associazione temporanea d’imprese formata dall’agenzia formativa Ial, dalla società edile pordenonese Icep di Carlo Frisan e dalla società  alberghiera Helios di Claudio Martinis. Il piano proposto dall’Ati prevedeva quanto ora è divenuto realtà: la trasformazione dell’edificio in un contenitore per l’alta formazione e un ritorno alla funzione alberghiera, ma di altissimo livello a fronte di un impegno finanziario di 9,5 milioni di euro (1,2 a carico dell’impresa, 8,3 dei privati attraverso il credito) e la concessione trentennale dell’immobile il cui 50,5% è destinato a uso pubblico (formazione e alta formazione), il restante impiegato per la struttura ricettiva, ristorazione e servizi. I lavori preliminari alla ristrutturazione presero il via nell’ottobre 2006, il restauro vero e proprio nel marzo 2007. Ora la struttura, oltre all’hotel, ospita il Consorzio per lo sviluppo industriale, il Distretto tecnologico cantieristica e nautica e il corsi dello Ial.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 06 settembre 2009 
 
Monfalcone. Taglio del nastro per la struttura il cui restauro ha richiesto un investimento di 15 milioni  
L’hotel ha assunto il nome di EuroPalace 
Il sindaco Pizzolitto: «In soli due anni di lavoro portato a nuova vita uno degli edifici più importanti della città» 
L’assessore regionale Molinaro: «Questa diventa una risorsa importante per l’intera comunità» 
Inaugurato l’ex albergo Impiegati 
BATTESIMO 
 
MONFALCONE. Superbo nella magnificenza di un restauro rispettoso dei valori architettonici e storici, che si riflette anche negli arredi eleganti e perfetti, è tornato a nuova vita l’ex albergo Impiegati di via Cosulich a Monfalcone, che da ieri ha assunto il nome di EuroPalace Monfalcone. Una struttura che, come ha ricordato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nel corso della cerimonia inaugurale, «servirà ad agganciare la città alla sua memoria. La riqualificazione, realizzata con il sistema pubblico-privato del project financing, ha richiesto un investimento di 15 milioni di euro e la struttura è destinata a ospitare anche un polo di alta formazione, il Ditenave distretto dell’innovazione navalmeccanico e un albergo a quattro stelle. In soli due anni di lavoro – ha sottolineato Pizzolitto, emozionatissimo – è stato portato a nuova vita uno degli edifici architettonicamente più importanti della città. Trovare le risorse e l’utilizzo idoneo sembrava impossibile: una scommessa complicata che la città ha vinto». Il recupero ha interessato oltre 8 mila metri quadrati ed è stato rigorosamente rispettoso dell’originale progetto dovuto all’ingegner Dante Fornasir. Ma il dato più rilevante «è l’aver saputo individuare insediamenti d’eccellenza nel campo della innovazione, della ricerca e della formazione, come Ditenave, che sono fondamentali nella moderna economia per attrarre nuove opportunità. La realizzazione è stata fatta in un momento in cui prevalgono segni di incertezza economica e in cui occorreva interrogarci su come rafforzare il tessuto produttivo e adeguarci a nuovi modelli di sviluppo: qui possiamo trovare le risposte, tangibile rappresentazione della volontà di guardare avanti», ha affermato il primo cittadino evidenziando come la collaborazione di pubblico-privato possa essere esempio non solo a livello regionale, ma anche nazionale. Modello di intervento a cui ha plaudito anche l’assessore regionale, Roberto Molinaro, che si è compiaciuto anche del modo in cui l’edificio è stato restituito alla città, accompagnandolo ad altre iniziative culturali. «L’edificio ha un significato esemplare: indica come le realizzazioni urbane segnino la storia. Oggi torna a essere risorsa per la comunità, luogo dedicato alla formazione, all’innovazione, all’ospitalità, ma indica anche come sia importante che ognuno faccia la sua parte». Se Pizzolitto ha ringraziato tutti i soggetti che hanno collaborato (tra cui Regione, Camera di commercio, Sis, Ial, impresa Frisan, Helios, Fincantieri, Sinloc, Fondazione Carigo, Csim, Associazione delle Autonomie locali), il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha voluto ringraziare lo stesso Pizzolitto «che si è speso senza risparmio per raggiungere questo obiettivo. Con questa struttura non cresce solo Monfalcone, ma tutto l’Isontino».
L’ingegner Edino Valcovich, che ha curato il progetto di restauro e sistemazione della struttura, ha illustrato l’intervento di recupero e presentato le tre esposizioni dedicate all’architettura di Panzano, articolate in tre sezioni, una dedicata all’ingegner Dante Fornasir, una dedicata alla storia dei lavori dell’ex albergo Impiegati e una dedicata alla memoria fotografica del villaggio di Panzano. Per gli ospiti e le centinaia di cittadini che hanno voluto essere presenti all’evento, allietati dall’esibizione del coro Ermes Grion e di due musicisti dell’Istituto Vivaldi, è stato offerto un ottimo buffet preparato magistralmente dalla scuola alberghiera dello Ial, istituto alberghiero che troverà sede nell’edificio. Nello storico palazzo, entreranno, oltre al Ditenave distretto tecnologico navale, anche Fincantieri, Anci e Anci Federsanità, Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e lo Ial che, assieme a Icep di Pordenone e alla società alberghiera Helios di Grado, è tra i promotori del project financing che ha consentito il recupero dell’immobile e il suo riutilizzo.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 07 settembre 2009 
 
IL FUTURO UTILIZZO DEL PALAZZO DI VIA COSULICH  
L’INTERVENTO  
Albergo impiegati, perché non farci il municipio?  
La proposta arriva dagli ex sindaci, che promuovono la ristrutturazione voluta da Pizzolitto 
«Il project financing è stata la scelta giusta»
 
 
di ELISA COLONI

«Un bel colpo. Gianfranco Pizzolitto ha giocato le carte giuste ed è riuscito a individuare la strada migliore per riportare alla vita uno dei pochi palazzi di grande prestigio di Monfalcone. Però che peccato che una struttura del genere non possa diventare la sede del Municipio, una sorta di grande casa dei monfalconesi…». A cimentarsi nel gioco del ”Se fossi…” sono gli ex sindaci di Monfalcone che, davanti all’importante restaturo dell’ex Albergo impiegati e davanti alle scelte operate dall’attuale primo cittadino per riuscire nell’intento, non si lasciano perdere l’occasione per commentare e raccontare cosa avrebbero fatto loro, al posto di Pizzolitto, dello splendido edificio di via Cosulich inaugurato l’altro ieri.
In mezzo al folto pubblico che ha accolto l’ex Albergo impiegati nella sua nuova vita, c’erano anche alcuni degli ex sindaci di Monfalcone. C’era ad esempio il democristiano Roberto Porciani, in Municiapio tra l’86 e l’88. «Il mio primo atto da sindaco fu quello di andare a Roma, dall’allora presidente dell’Iri Romano Prodi, per sollecitare dei finanziamenti per il progetto di recupero dell’ex Albergo impiegati. Allora si pensava che avrebbe potuto ospitare il museo della cantieristica. Il problema, però, erano i soldi, che non c’erano. Pizzolitto ha avuto la fortuna e la capacità di individuare una procedura, quella del project financing, che ha permesso di sbloccare una situazione di stallo duranta vent’anni. La ristrutturazione è sicuramente un fatto molto positivo per la città, anche perché le attività di alta formazione e ricerca che verranno svolte all’interno della struttura sono legate al punto forte di Monfalcone: il mare e la cantieristica. Sono importanti soprattutto in un’ottica di occupazione giovanile». Parla di scommessa anche Adriano Persi, sindaco tra il ’93 e il 2001: «Aver sfruttato numerosi finanziamenti privati per realizzare l’opera è stata una scelta decisiva. Mi auguro però che, vista la presenza di tanti soggetti privati, con attività così diverse tra loro, prevalga sempre l’interesse comune. Certo, sarebbe stato molto più soddisfacente realizzare l’opera con soli soldi pubblici e trasformarla, ad esempio, nella sede del Comune. Ma probabilmente non sarebbe mai stato possibile. Quindi va benissimo, così: è stato rimesso perfettamente a nuovo un palazzo di grande pregio per la città». «Anch’io ci avrei visto bene la sede del Municipio in via Cosulich – afferma il socialista Luigi Blasig, primo cittadino tra il ’79 e l’83 – però, essendo realista, mi rendo conto che le sole risorse pubbliche non sarebbero bastate. Mi sarebbe piaciuto che fosse Fincantieri, che deve molto a questa città, a finanziare l’opera, e avrei volentieri speso quei soldi pubblici per risolvere prima problemi annosi, come quelli legati alla viabilità. In ogni caso sono contento che l’ex Albergo impiegati sia stato restaurato, dopo anni di abbandono. È senza dubbio un punto a favore della città. «Non è solamente una struttura di pregio, ma anche un simbolo e un motivo di orgoglio per tutti – spiega il socialista Gino Saccavini, in Municipio dall’’83 all’86 -. Io c’ero all’inaugurazione, non avrei mai potuto mancare. Scegliere la strada della finanza partecipata è stata la soluzione giusta: complimenti a Pizzolitto per averla saputa gestire bene. Monfalcone ha una posizione strategica, qui convergono molti interessi ed è giusto disporre di una struttura che possa soddifare le esigenze di soggetti diversi».

Il Piccolo, 08 settembre 2009 
 
IL SINDACO PIZZOLITTO REPLICA AI SUOI PREDECESSORI  
«Il municipio nell’Albergo impiegati è una buona idea, ma non è attuabile»
 
 
di ELISA COLONI

«Trasformare l’ex Albergo impiegati nella sede del Comune? Anche a me sarebbe piaciuto. Anzi, è stata la prima idea che mi è venuta in mente. Proprio per questo avevo richiesto una consulenza tecnica, il cui responso è stato però incontestabile: impossibile convertire gli spazi dell’ex albergo in moderni uffici. Quindi ho dovuto optare per trasformarlo in un articolato contenitore. Un progetto ambizioso, per la cui riuscita creeremo una commissione di esperti ad hoc, che avrà il compito di gestire e promuovere la struttura nei primi due anni di vita». Così Gianfranco Pizzolitto risponde ad alcuni ex sindaci monfalconesi, che ieri, commentando l’importante intervento di recupero realizzato in via Cosulich, avevano sottolineato quanto «sarebbe stato bello e importante per la città destinare il prestigioso palazzo a sede del Comune», facendolo cioè diventare una sorta di grande casa dei monfalconesi. «Affrontiamo in primis il discorso economico – afferma Pizzolitto -. Per trasformare l’ex Albergo impiegati in municipio avremmo dovuto usare solo soldi pubblici, e mi sembra già un miracolo averne trovata la metà. Se non ci fosse stata anche la partecipazione dei privati, infatti, probabilmente non saremmo mai riusciti a restaurare l’edificio. E dopo la questione economica c’è quella tecnica. Quello di via Cosulch è un palazzo protetto dalla Soprintendenza: non potevamo di certo buttare giù pareti a piacimento. Ho chiesto proprio per questo una consulenza in merito e i tecnici mi hanno detto che, considerando i vincoli architettonici e considerando che i moderni uffici devono per legge soddisfare una lunga serie di standard, la risposta è stata negativa». Se un intero municipio, dunque, non lo si sarebbe mai potuto trasferire nell’ex Albergo impiegati, perché non ”scavarci” almeno un ufficio di rappresentanza del sindaco? «L’ufficio del sindaco – afferma ancora Pizzolitto – deve trovare posto vicino agli altri uffici comunali, non in un luogo distaccato. Non ce ne sarebbe motivo».
Messa quindi in cassetto l’idea, il sindaco Pizzolitto sfodera una novità: «Oggi (ieri, ndr.) la giunta ha discusso la proposta di insediare una commissione di esperti che promuova la nuova struttura. L’importante, infatti, è fare in modo che nell’ex Albergo impiegati convergano da subito le più numerose e diversificate attività. È cioè fondamentale fare in modo che nei primi due anni la struttura riesca a stare perfettamente in piedi, che sia funzionale al massimo e che raccolga adesioni in tutti gli ambiti. Per questo è importante promuoverla al di fuori dei confini monfalconesi. Insomma non dobbiamo sprecare nessuna occasione. Presto lì verrà ospitata, ad esempio, la Conferenza economica. E così dobbiamo procedere: riempire il calendario di eventi, incontri, corsi, conferenze».

Il Piccolo, 24 settembre 2009 
 
VIAGGIO TRA GLI EDIFICI STORICI DI MONFALCONE: QUELLI SALVATI E QUELLI IN ABBANDONO  
L’ex fabbrica del ghiaccio va in rovina  
Stesso rischio per la ”Cassa malati” e casa Mazzoli. Altri positivi casi di riconversione
 
 
di FABIO MALACREA

L’ex Albergo impiegati è risorto, quello degli operai è in piena fase di ristrutturazione, le Terme romane e il villaggio Solvay potranno rivivere grazie all’intervento pubblico e privato. Ma ci sono ancora molti edifici storici di Monfalcone che aspettano il loro turno e, nel frattempo, vanno a pezzi. L’ex fabbrica del ghiaccio di via Romana, ad esempio. I possenti ruderi, di proprietà privata, sono in stato di completo abbandono ai piedi della stazione ferroviaria. È uno dei più interessanti esempi di archeologia industriale esistenti in città. E rischia di sparire tra sterpi, erbacce e topi. Sarebbe un ”delitto” che i resti facessero la stessa fine dell’imponente Cotonificio Triestino, demolito nel 1980 dall’ottusità della politica. Miglior sorte ha avuto poi il complesso dell’ex Gaslini, in via Valentinis, pure abbattuto ma conservando le due splendide ciminiere.
RUDERI. Tanti i ruderi in città. Per alcuni si sta cercando una soluzione, per altri non c’è prospettiva. Gli esempi non mancano. C’è l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, realizzato ai primi del ’900, sede di uffici comunali: è inserito tra gli edifici che l’amministrazione potrebbe alienare. Nel frattempo i ”comunali” sono dovuti scappare: colpa dei topi. C’è casa Mazzoli di via Don Bosco che, al momento della costruzione nel 1908, era il ”grattacielo” di Monfalcone. Da anni è ridotta a un rudere, occupato fino a poco tempo fa da abusivi. Il Comune, che ne è proprietario, sta tentando di venderla ma incontra molte difficoltà (deserta la prima asta). C’è poi il palazzo dell’ex ”Cassa malati” di via Manzoni, di epoca fascista, in totale abbandono da una ventina d’anni. Il Comune, che l’ha barattato con l’Ass alla quale l’ha ceduto in cambio l’ex casa di riposo Desenibus di via Romana, voleva farne una Casa delle associazioni. Ma non ci sono fondi. E l’edificio, tutelato dalla Soprintendenza, va in rovina. E ci sono pure le storiche centraline idroelettriche sul canale de’ Dottori che potrebbero essere riqualificate. Insomma, parecchi ”buchi neri”. Che meriterebbero un riutilizzo o quanto meno una valorizzazione. Come altre testimonianze del passato che invece hanno avuto una sorte migliore.
RICONVERSIONI. Di riconversioni e trasformazioni a Monfalcone ce ne sono state tante e quasi sempre con buoni risultati. Molte hanno riguardato edifici costruiti nel Ventennio. Le più significative sono quelle della Casa del Fascio, in via Rosselli, trasformata prima in Commissariato e quindi, poco più di un anno fa, in Comando dei vigili urbani. Nuova vita, dunque, anche se all’ingresso sono ancora ben visibili i ”fasci”. Poco lontano c’è il palazzo dell’ex Scuola professionale (poi Avviamento e Iti), costruito nel ’27, dove si sono formati migliaia di cantierini. La scuola si è trasferita una quindicina di anni fa a Staranzano. E l’edificio è stato riconvertito in Biblioteca. Altro ottimo investimento del Comune. Poco lontano, in viale San Marco, c’era l’ex casa Gil (Gioventù italiana del Littorio). Da caserma della polizia stradale si è trasformata negli ultimi anni in Centro giovani e Centro anziani. E poi c’è il mercato ortofrutticolo, costruito nel ’24 in piazza Cavour. Ristrutturato, è diventato dal 2002 la Galleria d’arte contemporanea. Peccato che Monfalcone ora non abbia più un mercato, visto che quello ”nuovo”, in via della Resistenza, non ha mai ospitato una bancarella ed è destinato ad essere venduto.
I CINEMA. È un viaggio pieno di sorprese quello nella Monfalcone del passato. I cinema ad esempio. Negli anni ’60 ce n’erano ancora sei: due parrocchiali (San Michele e Marcelliana), gli altri (Principe, Azzurro, Nazionale, Excelsior) nel quadrilatero tra corso del Popolo, viale San Marco e via Duca d’Aosta. Tutti spariti. Tre sono stati sostituiti da banche. Solo uno, l’Azzurro, è stato riconvertito in Teatro, una delle scelte più azzeccate da parte del Comune all’inizio degli anni Ottanta. Forse non tutti sanno che l’edificio che ospita l’ufficio postale e l’ambulatorio in via Valentinis è nato come dopolavoro e ”ospedaletto” della Solvay negli anni ’30. E sempre grazie alla Solvay, a Monfalcone ci sono ancora la sede del Csm, nata come casa di riposo in via Romana, e il magazzino comunale, ex asilo aziendale, in via delle Mandrie.

Il Piccolo, 01 settembre 2010
 
CAMBIATA LA GESTIONE, LA STRUTTURA A 4 STELLE DOVREBBE COMUNQUE RIAPRIRE 
Un flop l’hotel dell’ex Albergo impiegati 
Chiuso da un mese per mancanza di prenotazioni. Prezzi non rapportati alla clientela media

di LAURA BLASICH

Si sa che la stagione estiva a Monfalcone, città  industriale, nonostante il suo spicchio di mare e di Carso, pur punteggiato di memorie della Grande guerra, non riempie gli alberghi. Da qui a chiudere tutto il mese di agosto, come sta accadendo al Monfalcone Palace hotel, il quattro stelle ricavato al secondo piano dello storico ex albergo impiegati, però ce ne passa.
A stoppare l’attività ricettiva a nemmeno un anno dall’inaugurazione del restauro dell’edificio, sede anche di Ditenave, Consorzio industriale, corsi di formazione dello Ial, è stata infatti la mancanza totale di prenotazioni che ha determinato un cambio di gestione della stuttura ricettiva. La Helios srl di Claudio Martinis, che a Grado possiede alcuni degli alberghi di più alto livello, ha deciso di sfilarsi dalla società di progetto, nata cinque anni fa per condurre in porto assieme al Comune di Monfalcone la riqualificazione dell’ex albergo impiegati.
Una scelta dettata forse dal non facile momento che il settore sta attraversando e dalla difficoltà di “piazzare” un hotel come il Monfalcone Palace, un quattro stelle con 40 camere dotato di tutti i comfort e un arredo accurato (ma non collocato in centro, a differenza dell’altro quattro stelle cittadino, il Lombardia) rispetto alla clientela media degli alberghi di Monfalcone costituta per lo più da tecnici di ditte legati al lavoro nel canitere navale di Panzano. Nello stesso tempo l’attività formativa e convegnistica dell’ex albergo impiegati non sembra aver creato un indotto interessante, almeno finora, per l’hotel collocato al secondo piano. «L’hotel dovrebbe comunque ormai riaprire a giorni», afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che con caparbietà nel suo primo e secondo mandato ha costruito e concluso l’operazione di ristrutturazione e riconversione del palazzo realizzato dai Cosulich negli anni ’20 per accogliere gli impiegati celibi del cantiere navale.
Il soggetto che assumerà la gestione dell’hotel c’è già e si tratta di Carlo Frisan, titolare della Icep, l’impresa edile di Pordenone pure componente della società di progetto creata, assieme allo Ial e alla Helios, per recuperare e dare dei contenuti all’ex albergo impiegati. Non è escluso del resto che l’ex albergo impiegati ampli in un breve futuro la sua offerta di alta formazione.
L’ingresso principale dell’edificio, affacciato su via Cosulich, resterà comunque chiuso, come durante tutto agosto, fino a quando il servizio alberghiero non sarà di nuovo in funzione. Inaugurato all’inizio di settembre dello scorso anno, il restauro dell’ex albergo impiegati ha richiesto un impegno finanziario complessivo di 15,5 milioni di euro di cui di 9,5 a carico dei privati a fronte della concessione trentennale dell’immobile e il resto a carico del Comune, grazie ai finanziamenti ricevuti da Regione e Camera di commercio.

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