Il Piccolo, 19 giugno 2009 
 
PIENA ANCHE CHIRURGIA, NON BASTANO PIÙ I TRASFERIMENTI INTERNI  
Medicina scoppia, pazienti dirottati a Palmanova  
Non accenna a rientrare l’emergenza dovuta alla cronica carenza di posti letto nel reparto
 
 
di LAURA BORSANI

L’emergenza continua per l’ospedale di San Polo. Con Medicina generale che registra la saturazione, soprattutto durante i fine settimana. E il Pronto soccorso costretto a sostenere ritmi incalzanti mettendo a disposizione i 5 posti-letto di osservazione temporanea anche ai pazienti in attesa di ricovero. Fino a ricorrere ai trasferimenti in altre strutture ospedaliere. È accaduto martedì, quando tre persone anziane giunte all’ospedale di San Polo, sono state ”dirottate” a Palmanova. Una situazione difficile e perdurante, legata in primis all’aumento della popolazione anziana, caratterizzata da malattie croniche e degenerative, che ha determinato un conseguente aumento della domanda di ricoveri. Il sovraffollamento dei reparti di Medicina rappresenta un problema non solo per l’ospedale di Monfalcone, ma per tutte le strutture ospedaliere della regione e a livello nazionale. Al San Polo si traduce sempre più spesso in una ”corsa ad ostacoli” mettendo a dura prova l’attività di medici e infermieri. Il quadro, peraltro, sembra destinato ad aggravarsi in questo periodo, considerando che i mesi estivi registrano statisticamente gli afflussi più alti. Lo aveva spiegato il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni: attualmente la gestione è di 90 accessi giornalieri, rispetto alla media mensile di 76. Il sindacato di categoria, Cimo-Asmd aveva segnalato la problematica, rappresentandola sia ai vertici dell’Azienda sanitaria che alla Regione. Il termometro, insomma, resta ai livelli di guardia. Situazioni per le quali Andrea Gardini, da 9 mesi direttore dell’ospedale, osserva: «Il fenomeno legato ai reparti di Medicina è di carattere regionale. La durata di un ricovero dev’essere adeguata alle necessità del paziente, non possiamo contrarre i tempi, mentre altri pazienti si rivolgono all’ospedale. Gli 86 posti-letto sono appena sufficienti. Non resta che ricorrere ai trasferimenti provvisori nelle strutture più vicine possibili. Martedì alcuni pazienti sono stati portati a Palmanova per evitare lunghe attese in Pronto soccorso». Gardini guarda con attenzione al processo di riforma della Sanità in atto in Regione, convinto che le proposte potranno scaturire, in un clima di dialogo e di ascolto. Molti aspetti sono in fase di valutazione, anche circa il rapporto dei flussi di utenti tra le strutture ospedaliere e il territorio. E aggiunge: «Lavoriamo in rete con gli altri ospedali. Stiamo facendo il possibile, anche come direzione. Abbiamo professionisti molto validi che rispondono nel migliore dei modi. La realtà sanitaria isontina è sempre stata molto attenta, in grado di fornire servizi adeguati. Al San Polo i ricoveri in Medicina sono aumentati del 15%, sono lievitati gli interventi chirurgici e abbiamo ridotto le liste d’attesa. L’estate si manterrà su questi ritmi, cercheremo di fronteggiarli al meglio».

Il Piccolo, 22 giugno 2009
 
LA SANITÀ NEL MIRINO 
Emergenza, il Comune chiede più posti letto in Medicina  
Partono le ferie. La direzione: «Nessuna riduzione di attività»
 
 
di LAURA BORSANI

Medicina soggetta agli ”sbalzi” dei ricoveri. Alle prese con un tourn-over nella gestione dei posti-letto a ritmi incalzanti, tra giornate di saturazione, specie durante i fine-settimana, e le dimissioni in blocco di pazienti. E ora alle prese con le ferie del personale ospedaliero che preoccupa non solo gli utenti del nosocomio ma anche gli stessi operatori sanitari. Se due giorni fa, a esempio, il reparto è riuscito a liberare 12 posti-letto potendo così garantire un discreto margine alla capacità di accoglienza, l’andamento di questi ultimi mesi non induce a ottimismo.
FERIE. Su questa operatività accelerata dell’ospedale, ormai cronica per l’ospedale San Polo, chiamato a misurarsi quotidianamente con l’effetto dell’aumentata domanda di ricoveri in Medicina in virtù dell’aumento della popolazione anziana, fenomeno peraltro che investe tutte le realtà ospedaliere della regione, si ripercuote anche l’effetto legato all’evasione delle ferie estive per gli operatori sanitari.
Il piano, spiega il direttore dell’ospedale, Andrea Gardini, è stato programmato da maggio. Da giugno fino a settembre i 15 giorni di ferie, con le opportune turnazioni, verranno assicurati per la totalità del personale. Nel contempo, aggiunge il dottor Gardini, viene mantenuta la copertura di tutti i servizi. Escluse quindi riduzioni di attività, neanche in Chirurgia. «La situazione è sotto controllo – osserva il direttore -, pur a fronte di un’attività molto intensa da parte di tutti i reparti, che comunque resta alta anche durante gli altri periodi dell’anno. Tuttavia, al momento non abbiamo alcuna indicazione dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria su eventuali sospensioni di servizi. Le ferie, pertanto, verranno smaltite senza pregiudicare l’attività ospedaliera. Nonostante i ritmi incalzanti, la nostra struttura riesce a tenere il passo facendo fronte alle necessità».
CARICO DI LAVORO. Ma intanto la garanzia di copertura dei servizi comporta inevitabilmente aggravi nei carichi di lavoro. In alcune unità, sostiene il sindacato dei medici Cimo-Asmd, la risposta operativa risente della riduzione del personale. Al Pronto soccorso, a esempio, aumenta la frequenza delle giornate nelle quali vi sono turni con un solo medico in servizio. Si interviene anche sulla frequenza dei turni notturni, a fronte di cicli di cinque giorni anzichè sette.
POSTI-LETTO. Un quadro, dunque, difficile. Che ripropone l’istanza di un potenziamento in termini di posti-letto e di risorse umane. Lo fa presente il capogruppo consiliare, Barbara Zilli, presidente della Commissione sanità in Comune, che rinnova la sollecitazione alla Regione e all’Azienda sanitaria ad assumere adeguate misure. Le richieste sono quelle inserite nell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale circa un mese e mezzo fa: aumentare i posti-letto di Medicina e ripristinare la vecchia Geriatria, reparto dedicato alle lungodegenze.
«Prendo atto che i problemi non sono stati risolti – osserva la Zilli – di fronte ai trasferimenti di pazienti anziani in altre strutture ospedaliere e al travaso di pazienti da un reparto all’altro del San Polo. Si pone pertanto la necessità di aumentare i posti-letto in Medicina, dovendo anche considerare il problema della mancanza di spazi». Barbara Zilli si chiede altresì se funzioni l’assistenza domiciliare che dovrebbe essere attivata immediatamente dopo le dimissioni dalla struttura ospedaliera. Ciò anche alla luce di quanto aveva assicurato in sede di Commissione consiliare il responsabile del Distretto sanitario sostenendo che per l’assistenza sanitaria «non vi sono liste di attesa».
RIORGANIZZAZIONE. L’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, non parla di aumento di posti-letto ma di riorganizzazione dei reparti di Medicina. Lavorando sulle diverse intensità di assistenza. «È già aperto un tavolo di lavoro – spiega – che prenderà in esame anche la situazione dell’ospedale di Monfalcone, assieme alle altre realtà della regione. Tra qualche settimana potremo avere le idee più definite. Del resto, ereditiamo una situazione complessa. Vi sono diverse intensità di assistenza e in base a queste va studiata la riorganizzazione interna dei reparti. Le Medicine vanno specializzate». Per l’assessore Kosic servono più figure assistenziali, non solo in relazione alla rete territoriale, ma anche a un diverso collegamento con le Rsa.

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
DURA DENUNCIA DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO CLAUDIO SIMEONI IN COMMISSIONE COMUNALE  
Il Pronto soccorso è al collasso, perfino l’automedica senza personale
 
 
di ELISA COLONI

Un pronto soccorso che arranca da più di tre anni, a causa di una crescente carenza di personale sanitario. Con una doppia conseguenza: medici e infermieri costretti a un ormai costante super lavoro, e servizi fondamentali per rispondere alle esigenze del territorio, come l’automedica, in alcuni casi addirittura soppressi. È questo il quadro, fortemente critico, tracciato ieri da Claudio Simeoni e Michele Tonzar, rispettivamente primario e capo infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, ascoltati dai consiglieri dalla Commissione comunale per la tutela della salute.
Claudio Simeoni, carte alla mano, ha messo nero su bianco la situazione. «È da anni che lamentiamo difficoltà e carenze – ha spiegato il primario – ma nessuno ci ha mai ascoltati, nessuno ha mai voluto realmente leggere e conoscere i dati relativi alla nostra realtà ospedaliera, che è la quarta in Regione. Stiamo facendo i salti mortali, ci sono medici e infermieri costretti a turni a volte massacranti, cha letteralmente saltano da una parte all’altra del reparto senza sosta. Per riuscire a svolgere la nostra attività in maniera normale servirebbero almeno un medico e un infermiere in più nelle ore notturne».
Il discorso di Simeoni è chiaro: «È la stessa Conferenza Stato-Regione che ha stabilito che in tutti i nosocomi con almeno 25mila accessi annui debbano esserci come minimo tre infermieri all’interno del Pronto soccorso, 24 ore su 24. Al San Polo, che lo scorso anno ha registrato 27mila accessi, riusciamo a rispettare questi standard solo di giorno. Mentre la notte gli infermieri sono solamente due, non tre. In alcuni casi è anche successo che l’automedica restasse ferma in parcheggio a causa dell’impossibilità di farci salire un infermiere (obbligatorio assieme al medico, ndr), necessario in reparto. Se servono infermieri per l’accoglienza, la registrazione dei pazienti, e per l’osservazione, non posso farli salire a bordo dell’auto medica. È evidente che questo può anche provocare ritardi e difficoltà nei soccorsi».
Alla base di questa situazione critica ci sono, sempre secondo Simeoni, due fattori chiave. Primo: l’ospedale di Sa Polo ha un bacino di utenti che va ben al di là della sola Monfalcone, e risponde alle esigenze di pazienti che arrivano anche dalla Bassa Friulana e, soprattutto, dall’Altipiano triestino (8mila nel 2008, quindi il 30% del totale degli assistiti). Una realtà quindi baricentrica, evidentemente sottovalutata. Secondo: medici e infermieri disposti a operare in un reparto complesso e altamente ”adrenalinico” come il Pronto soccorso, ormai, sono merce rara. «Al di là delle questioni di tipo economico – ha evidenziato Michele Tonzar – c’è da sottolineare che il lavoro degli infermieri, oggi sempre più preparati professionalmente, è anche una delicata opera di gestione psicologica di tante persone che soffrono. È un mestiere difficile, che sempre meno giovani vogliono intraprendere». «Il nostro ospedale – ha commentato Barbara Zilli, presidente della Commissione – è stato definitivamente declassato a nosocomio di rete, come scritto nella bozza del Piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario».

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
LA SITUAZIONE AL SAN POLO  
A Monfalcone 2500 firme a sostegno delle gestanti  
Nel 2008 671 parti di cui il 13% indolori e il 22,8% cesarei, dato inferiore alla media regionale
 
 
Migliorare nel suo insieme il percorso nascita nell’ospedale di Monfalcone.
È questo l’obiettivo che si pone il Comitato pro-partoanalgesia sorto nella primavera del 2008 per iniziativa di un gruppo di mamme. Pur senza abbandonare il motivo principale per il quale è nato e ha raccolto nel 2008 oltre 2.500 firme nel mandamento, il comitato ha presentato una serie di proposte all’Azienda sanitaria isontina per tentare di rendere più facili informazioni e accesso ai servizi per le gestanti e le neomamme.
Nel 2008 i parti effettuati nell’ospedale di Monfalcone sono stati 671, di cui il 13% in modo indolore, mentre 22,8% sono stati cesarei, un dato questo al di sotto della media regionale. Il 20% delle partorienti inoltre è di origine straniera. Gli obiettivi per il 2009 del reparto di ostetricia e ginecologia erano quelli di avviare il programma di controllo dei cesarei, migliorare la diagnosi prenatale Ultrascreen, l’attività  di prelievo di sangue da cordone ombelicale e aumentare, se possibile, la partoanalgesia. Il Dipartimento materno infantile diretto da Dino Faraguna conta in tutto 14 medici e altri 43 tra infermiere, ostetriche, vigilatrici d’infanzia e nel 2008 ha visto ricoverati nella sua pediatria 229 bambini. Le proposte del comitato vanno quindi dalla creazione di uno sportello unico materno-infantile, cioè di un punto informativo su servizi offerti, prenotazione visite, corsi pre-parto, alla realizzazione di un opuscolo informativo sempre unico e multilingue da distribuire in reparto, consultorio, medici di base, ambulatori pediatrici e farmacie.
«Ci siamo rese conto che spesso le informazioni che le donne riescono ad avere – spiega Anna Valle a nome del comitato – sono diverse a seconda si siano rivolte al reparto, al consultorio o al proprio medico». A fronte dei malori che spesso interessano le gestanti che attendono, come tutti gli altri utenti, anche due ore per prenotare e poi effettuare i prelievi di sangue il comitato ha chiesto all’Ass di verificare la possibilità di istituire una fascia oraria dedicata o una corsia preferenziale per le donne in gravidanza. È stata posta anche la questione dell’utilizzo di altre metodiche per la gestione del dolore (dal training autogeno all’ipnosi e agopuntura), di ampliare gli screening inserendovi la translucenza nucale e di aprire i corsi pre-parto a chi si trova alla seconda o terza gravidanza e di tenerli in orari serali. «Quello che ci chiedono le mamme in modo più pressante è però la guardia pediatrica attiva sulle 24 ore e quindi anche nel fine settimana», sottolinea Anna Valle.
Laura Blasich

Zilli: rischia di sparire Medicina del lavoro  
La consigliera del Pd teme il ridimensionamento dell’ospedale di San Polo
 
 
«È evidente che esiste un disegno preciso: togliere ogni prestigio e autonomia alla sanità isontina nell’ambito del sistema sanitario regionale». Continua la polemica dopo l’audizione in Commissione sanità di Claudio Simeoni, primario del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo.
A commentare lo stato in cui giace la rete ospedaliera monfalconese e goriziana è la democratica Barbara Zilli, presidente della commissione consiliare, che, parlando del piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario, spiega: «L’ospedale di Monfalcone, così come quello di Gorizia, è stato definitivamente classificato come ospedale di rete. Non sono previste funzioni hub, cioè di riferimento regionale: questo è scritto in forma esplicita. Emerge da una visione delle schede presenti nella bozza di piano».
Poi Barbara Zilli passa sotto la lente di ingrandimento alcuni problemai: «Per l’ostetricia-ginecologia e la pediatria – spiega – è prevista un’unica sede di ricovero con punto nascita: ciò significa che alcuni reparti chiuderanno. Per molti degli altri non ci sarà nessuna automia, poiché confluiranno nella programmazione di Area vasta, rispetto alla quale farà da capofila l’Azienda Ospedaliera di Trieste, con funzioni di coordinamento. Inoltre – continua – vogliono toglierci anche la Medicina del lavoro. Proprio a noi, che siamo il polo industriale più importante del Friuli Venezia Giulia, che contiamo una percentuale molto elevata di infortuni e che dobbiamo gestire il dramma dell’amianto».
Poi la considerazione finale del presidente della Commissione per la tutela della salute: «Ciò dimostra che non si tengono in considerazione le reali esigenze epidemiologiche dei territori, ma si vuole svuotare la sanità isontina e dirottare le risorse verso Trieste, Udine e Pordenone. Dobbiamo unirci trasversalmente per impedire che questo disegno sia portato a compimento».

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
NEL 1999 METTE RADICI LA GENEROSITÀ  
Monfalcone, l’attrezzatura donata al San Polo con una raccolta di fondi
 
 
Era stata superata la soglia del mezzo miliardo di lire per l’acquisto della risonanza magnetica per il nuovo ospedale di San Polo. Un traguardo importantissimo per il Cast, il Comitato per l’allestimento tecnico-scientifico sorto nel 1999 proprio per dotare la nuova struttura degenze di un macchinario diagnostico d’avanguardia. Un traguardo raggiunto nel 2004 grazie all’atto di generosità compiuto da migliaia di cittadini del mandamento che hanno donato quanto potevano, credendo nel progetto del Cast e per ricordare persone care che non ci sono più.
E dopo questo primo grande traguardo, nel 2005 l’ospedale è stato dotato anche un nuovo tomografo, donato sempre dal Cast, al reparto Oculistica del San Polo. E dedicato a Stefano Grandis, primario di otorinolaringoiatria, scomparso improvvisamente un anno prima. Una targa ricorda ricorda che fu proprio il primario a suggerire al Cast l’acquisto di un’apparecchiatura che pure non sarebbe servita al suo reparto.
Il tomografo a coerenza ottica permette analisi sempre più dettagliate e precise della retina e del nervo ottico, fornendo immagini a risoluzione superiore rispetto all’utilizzo di risonanza o Tac. Si tratta di un particolare tipo di ecografo che invece di usare il suono utilizza la luce: l’esame risulta indolore e non invasivo, e dura pochi minuti.
L’apparecchiatura è già stata consegnata al reparto del San Polo, uno dei più attivi dell’ospedale in questi ultimi anni, con un elevato tasso di attrazione di utenti da tutta la Regione per l’efficienza nella diagnosi e cura.
Solo un anno prima c’era stata la consegna della risonanza magnetica, un’impresa che ha tenuto impegnato per più tre anni il Cast nella raccolta di 900 mila euro. E dopo, in poco più di un anno sono stati raccolti altri 105 mila euro per l’acquisto del tomografo di Oculistica.

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
SANITÀ PREOCCUPAZIONE DI PRIMARI, SINDACATI E COMUNE: A RISCHIO LA QUALITÀ DEI SERVIZI  
Azzerati i posti letto di Rianimazione e Cardiologia  
Riorganizzazione prevista dalla bozza regionale che ipotizza una nuova Area di emergenza
 
 
di LAURA BORSANI

L’ospedale di San Polo rischia di veder azzerati i posti-letto di Terapia intensiva e di Cardiologia. Due reparti che hanno contribuito a fare del presidio cittadino la quarta struttura sanitaria in regione e che potrebbero essere ridotti a meri servizi che non prevedono la degenza. Con la conseguenza di mortificare il livello di qualità erogato dal San Polo non solo in ordine agli interventi chirurgici, ma anche di altre prestazioni come quelle di Ortopedia e Otorinolaringoiatria. Perchè l’ipotizzata riorganizzazione sanitaria, prospettata dalla Proposta di Piano sanitario e sociosanitario regionale 2010-2012 recentemente approvata dalla Giunta regionale prospetta la realizzazione di un’”Area di emergenza” sostitutiva, dotata di posti-letto a ”valenza multipla”. In forse sono 15 posti complessivi, tra i 4 dell’attuale Rianimazione e gli 11 di Cardiologia (4 per l’Unità di Terapia intensiva 6 per la Sub-intensiva e uno per il Day-hospital), che potrebbero venire eliminati.
Sono solo alcuni aspetti contenuti nella ”Proposta” che hanno sollevato forti preoccupazioni tra i primari, gli operatori dell’ospedale di San Polo, ma anche i rappresentanti sindacali della categoria medica. Compresa la mobilitazione della presidente della Commissione consiliare alla Sanità, Barbara Zilli, che preannuncia la convocazione d’urgenza dell’organismo comunale, alla presenza del direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, proprio per chiarire termini ed eventuali impatti sottesi dalla ”Proposta del piano sanitario”. Il timore è quello di ridurre il San Polo a un ospedale ”di rete”, al pari di quelli di Palmanova e Latisana, rischiando così di azzerare le eccellenze dei reparti che, in virtù del consistente bacino d’utenza registrato dal Monfalconese e della qualità garantita, hanno rappresentato un modello organizzativo nel panorama sanitario regionale. Non solo. Il segretario provinciale del Cimo Asmd, sindacato medico, Roberto Rijavec, lo evidenzia: «Non risultano chiari, al momento, rimandando altresì a successive e ulteriori pianificazioni locali, la strutturazione operativa della nuova ”Area di emergenza”, sia sotto il profilo del personale sanitario assegnabile, sia in termini di posti-letto garantiti».
Un quadro, dunque, poco chiaro e preoccupante. «Anche se la bozza di Piano socio-sanitario appare di difficile lettura – ha osservato Barbara Zilli -, in quanto non fa affermazioni precise, il disegno tracciato è allarmante per Monfalcone. Dalla lettura, si evince la volontà di tagliare i reparti di Terapia intensiva e semi-intensiva, che contano una quindicina di posti-letto e trasformarli in servizi senza degenza. Tradotto in pratica, significa abbassare la complessità degli interventi chiurgici, di ortopedia e otorinolaringoiatria. Insomma, si vuole creare un cronicario». La Zilli incalza: «Si vuole distruggere quello che per complessità di interventi e di ricoveri è il quarto ospedale della regione. Si vuole distruggere il ”modello Monfalcone”, un ospedale da anni stabilizzato su un livello medio di eccellenza per tutte le attività di base e di media complessità. Questo è infatti possibile solo con la presenza della Terapia intensiva e semi-intensiva. Sulla presenza o meno della Terapia intensiva – continua – si gioca il modello di ospedale, poichè grazie a questi reparti si possono eseguire interventi di media chirurgia in sicurezza e trattare altre patologie di emergenza».
La Zilli parla di «rischio anche per i cittadini (in alcuni casi, potrebbe accadere che non ci sia il tempo di raggiungere Trieste)», e di «perdita totale dell’autonomia, poichè il grosso delle specialità va ad essere gestito dall’Azienda ospedaliera triestina. Dobbiamo opporci trasversalmente – ha concluso -, con tutte le nostre forze a questa proposta di riforma».
Il dottor Rijavec, pone quindi il problema legato al rischio di ulteriori riduzioni di servizi e posti-letto, a detrimento delle professionalità e delle specialità che danno peso e valore aggiunto all’ospedale di San Polo.

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
MARTEDÌ ALL’OSPEDALE DI SAN POLO SI DISCUTE SULLA PROPOSTA DI RIORGANIZZAZIONE  
Confronto tra primari sul piano sanitario regionale  
Rieppi: va mantenuta l’eccellenza del primo livello d’assistenza. Ferri: ragionare senza paura di prevaricazioni
 
 
Si prepara un confronto ad ampio raggio attorno alla Proposta di piano sanitario e socio-sanitario regionale 2010-2012, da parte dei primari dell’ospedale di San Polo. L’incontro, al quale è altresì auspicata la presenza degli operatori sanitari di Gorizia, è previsto per martedì, al presidio ospedaliero cittadino. In quella sede verrà approfondita la materia considerando anche i possibili effetti in termini operativi e organizzativi. Intanto continuano le riflessioni. Il direttore del Laboratorio analisi dell’Azienda sanitaria Isontina, Claudio Rieppi, rimandando circostanziate e precise prese di posizione alla luce dell’incontro con i primari, espone il suo ragionamento. «La riorganizzazione del sistema pubblico sanitario dopo la legge 13 del ’95, unico intervento strategico in materia, è necessaria. Siamo una regione di oltre un milione di abitanti, e l’offerta sanitaria è molto ampia. Ciò non toglie che nessuno vuole che la riorganizzazione metta a repentaglio i cittadini o riduca la qualità dell’offerta santaria. Anche se il San Polo ha perso la definizione di ospedale di livello regionale, vogliamo mantenere l’eccellenza del primo livello di assistenza. Per far questo, andranno fatti i sacrifici se però saranno equilibrati e ”spalmati” in tutta la regione». Rieppi aggiunge: «Siamo disponibili al sacrificio a fronte di obiettivi e regole certe e soprattutto scongiurando che Aziende sanitarie virtuose possano pagare per quelle deficitarie».
Il direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, sottolinea la fase di progettualità e di discussione ancora in corso: «Il rapporto tra Monfalcone e Trieste registra da tempo una forte collaborazione tra i due ospedali, a fronte di un livello di integrazione operativa già consolidata. Basti pensare che all’ospedale di San Polo gravita una forte affluenza di utenti provenienti dal Carso triestino. Resta il timore di una ”colonizzazione” da parte di Trieste. Tuttavia, credo che mettendosi attorno ad un tavolo e ragionando dal punto di vista organizzativo e professionale, si possano definire meglio i meccanismi operativi. Si tratta di affrontare ragionamenti di convenienza, nell’ambito dell’ottimizzazione delle risorse economiche, nell’interesse di entrambe le realtà, senza prevaricazioni o paure di sorta. È importante, pertanto, in questa fase di progettualità e di discussione, riflettere con molta serenità. In questo senso sono anche ottimista».
Anche il direttore del San Polo, Andrea Gardini, si affida allo sviluppo del dibattito e della concertazione: «Si tratta di una proposta che, come è anche accaduto con il ”Libro verde”, parte da una programmazione su linee generali per poi arrivare gradualmente agli aspetti operativi. Siamo in una fase intermedia, dove alle proposte faranno seguito le controproposte. C’è una serie di articolazioni che saranno inevitabilmente sottoposte a ulteriori modifiche e correzioni. Si è aperto un processo e ci sono paletti che cercheremo di valutare discutendone. È una riforma importante e ci stiamo attrezzando per dare le risposte più adeguate, in coerenza rispetto al piano regionale, che va rispettato. Adesso ci stanno chiedendo di valorizzare l’esistente e la testimonianza del valore di quanto stiamo facendo sarà la risposta di Monfalcone, insieme al direttore generale». Gardini parla di ”futuro sostenibile” per il sistema sanitario, più che di ”razionalizzazione”, proponendo una riflessione in termini di territorio e a 360 gradi.

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Monfalcone. Vertice tra la commissione consiliare salute e il primario Simeoni sulle carenze del reparto  
Pronto soccorso, il personale non basta più 
 
MONFALCONE. Il pronto soccorso di Monfalcone soffre di carenza di personale, sia medico sia infermieristico: basterebbe valutare correttamente i dati degli accessi e dell’attività per capire le vere necessità. Perché paradossalmente la carenza più vistosa è proprio l’assenza della valutazione dei dati epidemiologici, che porta poi alla carenza di risorse di personale. È questo in sostanza quando emerso dall’incontro che la commissione consiliare salute del comune di Monfalcone, presieduta da Barbara Zilli ha avuto con il primario del pronto soccorso del San Polo, dottor Claudio Simeoni e con il caposala infermieristico del pronto soccorso, Michele Tonzar.
«La carenza del personale è relativa, perché in realtà occorre valutare il carico di lavoro. Purtroppo la valutazione dei dati epidemiologici è la carenza più grossa. In 32 anni che lavoro, non è mai successo che qualcuno abbia chiesto cosa faccio e i dati di ciò che faccio. Perché? Perché altrimenti si scoprirebbero le necessità» ha detto Simeoni, ricordando che al pronto soccorso di San Polo accedono all’anno oltre 25 mila persone (27 mila nel 2008, 26 mila fino a ottobre 2009), di cui l’11-12% di codici gialli o rossi (i più gravi), il 25% di codici bianchi (i meno gravi) e il 63% di codici verdi (i codici complessi per cui non basta il medico di medicina generale).
«Accessi reali e non gonfiati» precisa, puntando il dito contro il funzionario dell’Agenzia regionale della sanità che in un recente incontro a San Daniele dedicato al triage ha parlato portando i dati del Veneto, «per furbizia, perché se avesse parlato dei dati regionali sarebbe stato palese che occorre prendere delle decisioni. Un’Agenzia così non serve a niente ed infatti è in chiusura».
Tra i dati ricordati anche il fatto che il bacino di utenze è allargato, andando ben oltre il basso Isontino, comprendendo pazienti dalla Bassa friulana e dall’altopiano triestino (8.000 persone l’anno, pari al 30% del totale) e lavorando quindi su un bacino di 110 mila persone, pur essendo tarato su 70 mila. «Ciò darebbe diritto ad avere un infermiere e un medico in più. Con il precedenti direttore generale Baccarin eravamo riusciti a ottenere la promessa di tre infermieri in più, ma il cambio di direttore ci ha riportati alla situazione di partenza. Ci sembra di lottare contro i mulini a vento» ha detto ancora, evidenziando come attualmente si stiano effettuando turni aggiuntivi con presenza ridotta la minimo di tre medici di giorno e due di notte. Su tutto ha ricordato poi la riorganizzazione dei turni dell’auto medica, da cui è stato tolto un infermiere.
Anche Tonzar è stato chiaro: «Oggi i nostri infermieri sono in numero minore rispetto a quelli che avevano indotto il direttore Baccarin a concedercene tre in più. Avremo presto 20 laureati nuovi, ma bisogna vedere se l’Azienda sanitaria avrà la possibilità di assumere. Il pronto soccorso comunque richiede una preparazione diversa, costante. Se vogliamo mantenere il livello che abbiamo serve maggiore impegno».