Il Piccolo, 23 giugno 2009
 
INCONTRO IN ASSINDUSTRIA TRA RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI E DIREZIONE 
Mobilità volontaria per 20 alla Eaton 
Il sindacato blocca la rimozione di alcuni macchinari prevista dall’azienda

Dopo la cassa integrazione straordinaria, alla Eaton Automotive si apre la mobilità, anche se per una ventina di lavoratori al massimo, sui 340 che il sito conta, e su base volontaria. L’avvio della mobilità, peraltro previsto nell’accordo sottoscritto a metà marzo da sindacati e azienda per gestire il pesante scarico di lavoro che ha investito la fabbrica di via Bagni Nuova a causa del crollo del mercato dell’auto, è stato formalizzato nell’incontro di ieri all’Assindustria tra rappresentanti dei lavoratori e direzione. La mobilità non sarà incentivata, anche perché dovrebbe sostanzialmente coinvolgere quei lavoratori potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Le previsioni sulla produzione per i prossimi sei mesi, quindi fino alla fine dell’anno, rimangono del resto pessime, dopo che a marzo l’azienda ha parlato di un carico di lavoro ridotto a 3,5 milioni di valvole per il 2009 contro i quasi 22 del 2008, il cui ultimo quadrimestre pure aveva risentito del crollo delle vendite. L’azienda però ha stabilito che una squadra di una decina di lavoratori sia impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari e mantenerli quindi in attività. Il sindacato lo ritiene un segnale incoraggiante, assieme all’intenzione di andare ad aprire, se possibile, la mobilità per le figure professionali non indispensabili alla produzione. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri però si sono fermamente opposte al trasferimento dalla fabbrica di una serie di macchinari ritenuti tutt’altro che obsoleti.
«Per una vecchia macchina c’era già l’accordo sulla rottamazione – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma altre avrebbero dovuto andare a migliorare il lay-out dello stabilimento. C’è quindi l’assoluta contrarietà all’allontanamento di questi macchinari dalla fabbrica a meno che non ci sia un piano industriale in grado di fornire delle indicazioni precise. Quanto, però, al momento non esiste». Le Rsu della Eaton ieri hanno incontrato anche i sindaci del mandamento per verificare cosa gli enti locali possano mettere sul tappeto di concreto per integrare il reddito dei lavoratori in cassa integrazione e per ridurre il pagamento dei servizi comunali per le famiglie coinvolte dalla crisi. «Purtroppo, per quel che riguarda i lavori socialmente utili, gli enti locali sono vincolati al rispetto del tetto per la spesa del personale imposto dal Patto di stabilità interno – ha detto dopo l’incontro Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu -. Anche in questo caso si tratterà di capire con la Regioni quali possono essere le soluzioni praticabili».
Il sindacato si sta inoltre confrontando con il sistema bancario, come è avvenuto qualche giorno fa nella sede dell’Anci di Udine, per tentare di raggiungere l’obiettivo di sospendere il pagamento di mutui e prestiti per un anno, cioé lungo tutta la durata dalla cassa integrazione straordinaria. «Pare ci sia una disponibilità, ma il discorso non è ancora definito», ha aggiunto ieri Menon. (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 23 giugno 2009

Cala la produzione, anche alla Eaton scatta la mobilità 
Il provvedimento dovrebbe riguardare una ventina di dipendenti. Nessun incentivo

MONFALCONE. Anche per la Eaton Automotive di Monfalcone si apre la mobilità, provvedimento che in questi mesi ha toccato tante aziende colpite dalla crisi. Per lo stabilimento monfalconese di via Bagni, dopo la cassa integrazione iniziata già in dicembre a causa dello scarico di lavoro legato alla profonda crisi del mercato dell’auto, si parla dunque ora di mobilità, anche se per una ventina di lavoratori al massimo rispetto ai 340 dipendenti. Il provvedimento di mobilità, su base volontaria e previsto già nell’accordo sottoscritto a marco da sindacati e azienda, è stato ufficializzato ieri nel corso dell’incontro all’Assindustria di Gorizia tra rappresentanti dei lavoratori e direzione.
La mobilità non sarà incentivata, anche perché dovrebbe coinvolgere lavoratori che potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Restano “nere” le previsioni sulla produzione per i prossimi sei mesi, quindi fino alla fine dell’anno, confermando ciò che l’azienda aveva già annunciato a marzo quando aveva parlato di un carico di lavoro ridotto da 22 milioni di valvole prodotte nel 2008 ai 3,5 milioni per il 2009. L’azienda però ha stabilito che una squadra di una decina di lavoratori sia impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari e mantenerli quindi in attività.
Il sindacato lo ritiene un segnale incoraggiante, assieme all’intenzione di andare ad aprire, se possibile, la mobilità per le figure professionali non indispensabili alla produzione. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri però si sono fermamente opposte al trasferimento dalla fabbrica di una serie di macchinari ritenuti tutt’altro che obsoleti e che invece l’azienda avrebbe voluto spostare proprio giustificando il fatto che si tratti di macchinari ormai vecchi.
«Per una vecchia macchina c’era già l’accordo sulla “rottamazione” – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, ma altre avrebbero dovuto andare a migliorare il lay-out dello stabilimento. C’è quindi l’assoluta contrarietà all’allontanamento di questi macchinari dalla fabbrica a meno che non ci sia un piano industriale in grado di fornire delle indicazioni precise. Quanto, però, al momento non esiste».
Le Rsu della Eaton Automotive ieri hanno incontrato anche i sindaci del mandamento per verificare cosa gli enti locali possano mettere sul tappeto di concreto per integrare il reddito dei lavoratori in cassa integrazione e per ridurre il pagamento dei servizi comunali per le famiglie coinvolte dalla crisi. «Purtroppo, per quel che riguarda i lavori socialmente utili gli enti locali sono vincolati al rispetto del tetto per la spesa del personale imposto dal Patto di stabilità interno – ha detto dopo l’incontro Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento –. Anche in questo caso si tratterà di capire con la Regioni quali possono essere le soluzioni praticabili».
Il sindacato si sta inoltre confrontando con il sistema bancario, com’è avvenuto qualche giorno fa nella sede dell’Anci di Udine, per tentare di raggiungere l’obiettivo di sospendere il pagamento di mutui e prestiti per un anno, cioè lungo tutta la durata dalla cassa integrazione straordinaria. «Pare ci sia una disponibilità – ha aggiunto ieri Menon – ma il discorso non è ancora definito».

Il Piccolo, 19 luglio 2009 
 
DOMANI ALL’ASSINDUSTRIA  
Crisi Eaton, vertice sulla mobilità a Gorizia tra proprietà e sindacati
 
 
A un mese di distanza dall’incontro in cui è stato formalizzato il ricorso alla mobilità  per una ventina di lavoratori dei 340 della Eaton Automotive, azienda e sindacati si ritrovano di nuovo domani nella sede dell’Assindustria di Gorizia per fare il punto della situazione sulle prospettive dello stabilimento di via Bagni Nuova, massicciamente colpito dalla crisi dell’auto. All’appuntamento non dovrebbe partecipare comunque solo la Rsu, ma anche, seppure fermandosi all’esterno della palazzina di via degli Arcadi, molti lavoratori. La Rsu non nasconde del resto le proprie preoccupazioni rispetto i temi dell’incontro, che in teoria dovrebbe concentrarsi proprio sul ricorso alla mobilità, ma in pratica, perlomeno così teme il sindacato, potrebbe servire per affrontare anche altri aspetti della crisi. Non è un mistero, perché del resto lo hanno dichiarato già a fine maggio, che le Rsu guardino con preoccupazione soprattutto alla possibilità  che una serie di macchinari, fondamentali per la produzione, possa prendere il largo alla volta magari dello stabilimento di Eaton in Polonia. La mobilità non sarà  incentivata, stando a quanto deciso al tavolo, anche perché dovrebbe sostanzialmente coinvolgere quei lavoratori che potranno utilizzarla per ottenere un altro impiego. Le previsioni sulla produzione fino alla fine dell’anno rimangono del resto pessime, dopo che a marzo l’azienda ha parlato di un carico di lavoro ridotto a 3,5 milioni di valvole per il 2009 contro i quasi 22 del 2008. Nell’ultimo incontro l’azienda ha comunicato di aver stabilito che una decina di lavoratori sarà impiegata una settimana al mese per avviare i macchinari. Decisione che il sindacato ha ritenuto essere un segnale incoraggiante.

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