Il Piccolo, 24 giugno 2009 
 
DISOCCUPATI E CASSINTEGRATI CHIEDONO DI ABBASSARE I CANONI  
Morosità, Ater in ”rosso” di 320mila euro  
Avviate 42 azioni di sfratto con l’obiettivo di concordare con gli inquilini il rientro dalle somme dovute
 
 
di TONINO BARBA

La crisi morde anche a Monfalcone. E colpisce, inutile ripeterlo, le classi meno abbienti che devono quotidianamente fare i conti anche con l’aumento del costo della vita. Un osservatorio privilegiato in questo drammatico contesto è l’Ater, che si confronta ogni giorno con i problemi di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese. Alcune situazioni che si vengono a creare nel rapporto tra l’ente e i suoi inquilini sono illuminanti.
LE MOROSITÀ. In primis la morosità. «Negli ultimi mesi è sensibilmente aumentata – conferma Roberto Grion che è alla presidenza dell’Ater da 4 anni -. Attualmente per la sola Monfalcone si attesta sui 320mila euro. Il reiterato mancato pagamento degli affitti è in gran parte dovuto alle difficoltà in cui versano le famiglie, molti pensionati, perfino coppie giovani. Fenomeno grave ma che teniamo sotto controllo». A tutt’oggi, sempre nella città dei cantieri, sono pendenti 42 azioni legali (a fronte di un dovuto complessivo e non ancora versato di 180mila euro). Partendo giocoforza dalle ingiuzioni di sfratto – l’avvio della procedura dell’Ater scatta da mille euro di debito in su – i provvedimenti in realtà puntano soprattutto a far rientrare il problema. In passato ci si muoveva con troppo ritardo, affidando le pratiche a studi legali esterni, con alti costi in parcelle e l’impossibilità pratica di riscuotere somme divenute ormai troppo alte». E oggi? «Stimolando – spiega Grion – il rientro del dovuto, concordando versamenti dilazionati, puntando, se si approda all’udienza, al cosiddetto termine di grazia per chiudere il contenzioso. Insomma, lo sfratto nel senso più negativo della parola è decisamente solo l’extrema ratio. Non solo: grazie a queste pratiche possiamo realmente conoscere le situazioni individuali più critiche e tramite il nostro ufficio agli affati sociali le segnaliamo agli enti che possono intervenire con sussidi, prestiti sociali e aiuti materiali».
REVISIONI DEI CANONI. Ma se c’è un indicatore implacabile della crisi che attanaglia le classi più disagiate, spiega Grion, questo è dato dalla crescente domanda di revisione del canone d’affitto causa la diminuzione, se non addirittura l’azzeramento, del reddito. «Ai nostri uffici – spiega il presidente – si presentano anziani, pensionati ma soprattutto lavoratori con tra le mani la lettera di licenziamento e la certificazione di cassa integrazione. In provincia ne sono già state presentate 122 delle quali ben 32 a Monfalcone. Va da sè che la riduzione dei canoni significa anche, per l’ente, minori introiti».
OCCUPAZIONI. Un problema che si ricrea continuamente, inoltre, è l’occupazione abusiva di alloggi, una vera croce, un fenomeno che è perfino difficile tenere sotto controllo nonostante l’impegno dell’ufficio legale dell’Ater diretto dall’avvocato Elena Travan. Al momento le case occupate sono una ventina, protagonisti quasi sempre i soliti abusivi che, fatti sloggiare pur a fatica da un appartamento, ne occupano subito un altro. E a poco serve anche rendere ”inabitabili” le case – nel senso di dissuadere i malintenzionati togliendo sanitari, lavandini e allacciamenti – perchè succede anche che gli abusivi si «arrangino da sè».
CASE SFITTE. Una questione che rincorre continuamente l’Ater è anche la disdetta, in gergo la ”restituzione” di alloggi non necessariamente solo per il decesso di anziani inquilini. A tutto marzo, quest’anno in provincia ne sono stati restituiti 72 di cui 21 a Monfalcone. Lo scorso anno erano stati 200. Il che comporta una continua opera di manutenzione ma anche la rimessa in circuito delle case con l’istruzione delle pratiche legate alle graduatorie. In questo quadro il numero di alloggi sfitti da assegnare ruota sulle 250 unità.
NUOVI ALLOGGI. L’Ater, comunque, punta molto su Monfalcone. «A fine estate – anticipa Grion – consegneremo, pur se in ritardo sulla tabella di marcia a causa di problemi delle imprese edili incaricate – 33 alloggi che hanno subito lavori di riatto. Sono invece 31 le abitazioni nuove in fase di progettazione e contiamo di andare all’appalto dei relativi lavori all’inizio del 2010». 
 
PARLA DONDA (SUNIA)  
«Dare risposte a chi è senza casa»
 
 
Sono oltre un’ottantina gli sfratti esecutivi pendenti su tutto il territorio monfalconese, il 30-40% dei quali determinati da morosità. Lo denuncia, sulla base dei dati resi noti dal ministero dell’Interno, Sergio Donda, presidente del Sunia, il Sindacato unitario inquilini e assegnatari. «Una trentina di questi casi, poi, sono a rischio immediato di sgombero – precisa – ovvero si tratta di famiglie che rischiano di vedersi piombare in casa da un momento all’altro le forze dell’ordine per eseguire il provvedimento. Inoltre, per la prima volta, da quanto mi risulta, vi sono degli sfratti esecutivi anche tra gli inquilini degli alloggi Ater, cosa che non era mai successa prima. Si tratta di 6-8 situazioni in tutta la provincia, ma solo un paio riguardano nello specifico Monfalcone».
A cosa è imputabile questo scenario? «Soprattutto, per quel che riguarda gli alloggi popolari, all’elevato esborso che le famiglie devono fronteggiare per il pagamento di bollette, quindi energia elettrica e gas, ma anche Tarsu e acqua. Nel caso dei canoni di edilizia pubblica, infatti, gli inquilini versano cifre di modesta entità rispetto al mercato privato, quindi è chiaro che a incidere per la maggior parte sono altri costi. A soffrire di più risultano spesso gli anziani: chi ha la minima o la pensione di reversibilità che non supera i 500 euro fa fatica ad andare avanti. Per carità – Donda – tra quegli 82-83 casi di sfratto esecutivo ci sono sicuramente dei “furbetti” ma negli ultimi tempi le difficoltà nell’adempimento del pagamento dei canoni si fa maggiormente sentire».
Per contro, sempre stando a Donda, sono 363 gli alloggi sfitti presenti sul territorio che potrebbero altrimenti essere destinati alla manutenzione e quindi al reinserimento nel circuito di assegnazione. «Mi rendo conto che una tale operazione necessita di risorse, ma non è possibile che a pagare sia sempre l’Isontino, paradossalmente più bisognoso di attenzioni. Vale la pena ricordare che in provincia vi sono ben 1700 domande di alloggio ancora giacenti e quindi ancora disattese, 304 delle quali solo nella città dei cantieri.
«La trentina di abitazioni che doveva essere assegnata a giugno – continua Donda – non vedrà la consegna prima dell’autunno, con ritardo di mesi rispetto quanto previsto. Tutto è fermo. Fino a dopo le ferie estive, purtroppo, non ci saranno novità. E intanto le famiglie arrancano». (ti.ca.)

Il Piccolo, 25 giugno 2009 
 
A SEI GIORNI DALLA CHIUSURA DEL BANDO  
I NUMERI  
Aiuti taglia-affitti, domande dimezzate  
È la conseguenza della decisione di riservare i fondi a chi vive in Italia da almeno 10 anni 
L’anno scorso 350 richieste, quest’anno fino a ora soltanto 200
 
 
di LAURA BLASICH

A sei giorni dalla chiusura del bando il Comune di Monfalcone ha ricevuto 200 domande per l’ottenimento dei contributi ”taglia-affitti”, circa 150 in meno rispetto allo scorso anno. Nonostante l’assessorato alle Politiche sociali si attenda, come in passato, un rush finale nella presentazione delle richieste, sembra aver inciso la modifica della legge regionale sull’assegnazione dei fondi, in base alla quale ora viene richiesto «il possesso del certificato storico di residenza da almeno dieci anni nel territorio nazionale ovvero da almeno cinque anni nella regione». «In realtà solo una volta chiusi i termini del bando, lunedì – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, potremo dire se la modifica alla normativa e al regolamento regionali hanno prodotto effettivamente una contrazione del numero di richieste. In ogni caso ci attendiamo poi che quanti non sono riusciti a rientrare nel bando, perché residenti non a sufficienza in regione o in Italia, vengano a chiedere un aiuto direttamente al Comune. Se poi ci sarà un aumento degli sfratti esecutivi per morosità, perché gli affitti in città non sono calati a dispetto della crisi, dovremmo fare finta di niente?». A conferma del ”peso” rappresentato da affitti sempre più alti rispetto a redditi non aumentati di pari passo c’è stato l’ulteriore aumento del numero, ben superiore a quello di Gorizia, delle domande verificatosi nel 2008: le richieste ammesse a contributo sono state 493 sulle 532 ricevute in totale dal Comune, 30 in più rispetto il 2007, quando le richieste ammesse furono 463 (contro le 502 presentate). Lo stanziamento regionale e statale è però diminuito nel 2008, passando da 772mila ai 766.405 euro, nonostante il Comune abbia ulteriormente aumentato la propria compartecipazione, stanziando fondi per 128.459 euro contro i 121mila del 2007, pari al 10% del fabbisogno stimato in base alle domande ricevute. Come sottolinea l’assessore Morsolin, l’altra incognita è rappresentata proprio dall’ammontare dei fondi che la Regione metterà a disposizione dei Comuni quest’anno.
Da parte sua, il coordinatore del Pdl Giuseppe Nicoli chiede nuovi fondi all’Ater di Gorizia da parte della Regione «per affrontare la pesante situazione abitativa che sempre attanaglia Monfalcone e il suo mandamento». È questa in sostanza l’esigenza che Nicoli ha sottoposto all’attenzione dei vertici regionali in questi giorni, a margine della riunione del coordinamento regionale del partito a Tolmezzo alla quale era presente anche il presidente della Regione Renzo Tondo. «Ho illustrato quale sia l’emergenza abitativa di Monfalcone – spiega Nicoli -. Nel ritenere che l’Ater possa fornire risposte concrete su questo fronte mi sono attivato affinché dalla Regione siano messe a disposizione dell’Ater di Gorizia nuove risorse da destinare però al Monfalconese la cui situazione non mi pare l’Azienda territoriale abbia finora preso molto a cuore, nonostante sia la più delicata e preoccupante in ambito provinciale». Nicoli si augura quindi che alla sua azione si affianchi quella dei vertici dell’Ater, «espressione del territorio e del centrosinistra che lo governa e che dovrebbe quindi assumersi le responsabilità di quanto non ha realizzato in questi anni». Anche a livello di manutenzione del patrimonio immobiliare gestito per conto del Comune. Secondo Nicoli, è necessario però arrivare anche a una revisione del bandi per l’assegnazione degli alloggi, in modo da non penalizzare i residenti di più lunga data nel territorio.

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