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Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
ENERGIA  
Il Comune frena sulle biomasse  
Saranno ammessi soltanto impianti alimentati ad alghe

Una centrale a biomasse autorizzata e l’altra in procinto di esserlo, rispettivamente della potenza di 6,3 e 2,5 megawatt elettrici, rimarranno gli unici due impianti di questo tipo realizzabili a Monfalcone. A meno che le biomasse non siano rappresentate da alghe spiaggiate, soprattutto lungo il litorale monfalconese. L’amministrazione pone precisi paletti e lo fa attraverso la variante 31 al Piano regolatore, come spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo. «Per impedire che nuovi impianti possano insediarsi nel nostro territorio – afferma – bisogna modificare la normativa urbanistica, ed è quanto stiamo facendo attraverso intese con il Consorzio industriale in occasione dell’approvazione della variante 31. Nelle nostre zone industriali sarà esplicitamente vietato installare impianti di produzione energetica, fatta eccezione per l’eolico, il solare, l’idroelettrico e ”da alghe”, unica biomassa ammessa, utile in prospettiva per lo spiaggiato del litorale». Al momento l’impianto a biomasse autorizzato è quello progettato dalla Tersa al Lisert, della potenza di 6,3 megawatt elettrici, inferiore ai 20 megawatt termini. In questo caso quota parte dell’energia prodotto dalla centrale sarà utilizzata per scopi idro-termosanitari. Il progetto di Iskra legno, che riguarda la zona Schiavetti-Brancolo, è ancora in fase di autorizzazione, ma non pare possano esserci grandi difficoltà nella conclusione dell’iter. L’impianto, che sarebbe alimentato da cascami di legno, avrebbe una potenza di soli 2,5 megawatt elettrici, inferiore ai 10 megawatt termini. Entrambi percorsi autorizzativi sono stati seguiti direttamente dalla Regione e non dal Comune, perché le richieste delle imprese sono partite prima della legge regionale 24 del 2006 che ha conferito funzioni e compiti amministrativi agli enti locali in materia di agricoltura, foreste, ambiente, energia, pianificazione territoriale e urbanistica, mobilità, trasporto pubblico locale. È stata quindi la Regione a convocare e seguire le relative conferenze dei servizi, mentre il parere che il Comune ha potuto esprimere in quella sede è essenzialmente tecnico, di natura urbanistica. I due impianti saranno comunque alimentati da una filiera corta, a differenza della centrale progettata a Staranzano, e che comunque avrà una potenza di 55 megawatt elettrici. Ecco perché la maggioranza di centrosinistra, compresa Rifondazione, decisamente contraria all’impianto di Bistrigna, ha ritenuto strumentale la mozione presentata dal consigliere Giorgio Pacor, nella seduta di giovedì sera del Consiglio. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, inoltre, ha risposto, sostenendo che mai il Consiglio aveva approvato un odg che vietasse l’insediamento di centrali a biomassa nel territorio comunale. (la.bl.)

Il Piccolo, 14 settembre 2009 
 
Centrale a biomasse, lavori entro l’anno  
Tersa ha già avviato i contatti sul fronte della filiera agricola 
 
Tersa conta di avviare entro la fine dell’anno la realizzazione della centrale a biomasse da 6,3 megawatt di potenza progettata nella zona industriale del Lisert in modo da vederla completata entro la fine del 2011. L’intervento aveva già superato a fine inverno tutto il percorso autorizzativo necessario all’avvio dei lavori, ma è stato rallentato, come spiega l’amministratore della società, Paolo Sabatini, dall’esigenza di risolvere alcuni problemi tecnici con Enel, che gestisce le linee di trasmissione dell’energia elettrica.
L’investimento, che si aggira sui 13-14 milioni di euro, è però confermato, come sottolinea Tersa, che conta appunto di vedere aperto il cantiere entro la fine del 2009. Tersa sta non a caso da un lato lavorando per creare una filiera agricola corta utile all’alimentazione dell’impianto, dall’altro per rivendere l’energia ad aziende insediate nella zona industriale del Lisert. «Ci stiamo impegnando molto sul fronte della filiera agricola – afferma Sabatini – per arrivare già a marzo del prossimo anno con una superficie interessante, attorno ai 100-200 ettari, di coltivazione a miscanto». Gli operatori agricoli restano un po’ diffidenti, nonostante la dimostrazione visiva e pratica data dalla Tersa lo scorso marzo delle colture di miscanto e canna comune finalizzate alla produzione di energia elettrica, avanzando fra l’altro già una proposta commerciale agli imprenditori del settore. In sostanza un contratto di 15 anni con il ritiro garantito del materiale raccolto a un prezzo base, calcolato sul secco, di 45 euro a tonnellata, rinnovato annualmente. Il prezzo totale a partire dal terzo anno potrebbe quindi raggiungere i 55 euro a tonnellata. Tersa si è attivata anche per rivendere l’energia in modo diretto a insediati nella zona del Lisert e non attraverso la Borsa elettrica. (la.bl.)

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Il Piccolo, 21 giugno 2009 
 
VALORIZZAZIONE  
Il Carso diventerà un parco cittadino  
Il progetto del Wwf rilanciato dal Comune Martedì un convegno
 
 
Il Carso monfalconese come parco cittadino. È l’idea, sostenuta da tempo dal WWf, alla quale sta lavorando l’amministrazione a fronte delle attività, delle strutture e dei progetti che già si sono sviluppati nell’area carsica monfalconese e che si intrecciano con quelli ai quali stanno lavoranto Provincia, Regione e Gruppo azione locale Carso. Si tratta quindi di ”fare sistema”, ma anche di rendere operativo quanto prima uno strumento di valorizzazione come il Parco delle colline carsiche monfalconesi. Per questo motivo l’amministrazione ha deciso di organizzare per martedì, dalle 9, un convegno che metterà a confronto le azioni avviate dai diversi enti, ma anche esperienze cui guardare per avviare il parco come la gestione della riserva naturale dell’isola della Cona. «Quella di istituire un parco cittadino è una proposta storica del Wwf, che è stato quindi invitato al convegno – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -, ed è senz’altro interessante. Nello stesso tempo va rapportata a quanto si sta già realizzando, dalla tutela e promozione della memoria storica del Parco tematico della grande guerra all’attività di salvaguardia dell’ambiente che viene realizzata dalla forestale e dalla protezione civile». Senza scordare il progetto Konver, che include non solo la costruzione del Centro visite, ma anche il ripristino della landa carsica e la reintroduzione del pascolo.
«Parlare di un parco non può solo voler dire perimetrare un’area – afferma Schiavo -, ma definire una forma di gestione in grado di mettere assieme tutela dell’ambiente e fruizione del territorio con ricadute economiche per lo stesso. Ecco perché facciamo riferimento all’esperienza del parco della Cona, che riesce ad attirare visitatori da un’area molto vasta ed è anche un esempio per quel che riguarda l’utilizzo delle energie rinnovabili». L’idea è comunque quella che il Parco delle colline carsiche monfalconesi includa le attività già in corso e punti a future sinergie con i territori limitrofi. «È una prospettiva interessante – sottolinea l’assessore all’Urbanistica -, ma un progetto su base comunale ci consente di partire velocemente». Monfalcone non ha rinunciato però a essere porta di un sistema di valorizzazione trasfrontaliero ”da Cherso al Carso”.
«Monfalcone rimane agganciata ad azioni trasfrontaliere – spiega Lucio Gregoretti, funzionario dell’ente locale – e quindi alla possibilità di utilizzare i fondi europei Leader, quelli Italia-Slovenia e Ipa di preadesione della Croazia». Grazie al primo canale, il Comune spera di poter ottenere 80mila euro per completare la sistemazione del centro visite Konver a Pietrarossa e 150mila euro per la sistemazione del Carso, mentre entro il 30 ottobre sarà presentato il progetto Julius di cui Monfalcone è capofila nell’ambito dei fondi Italia-Slovenia. Monfalcone è inoltre capofila anche di un progetto, finanziabile con fondi Ipa, per la valorizzazione dei prodotti caratteristici dell’Istria croata e slovena e del Carso monfalconese. All’appuntpuntamento di martedì sono stati invitati quindi i soggetti istituzionali coinvolti su più fronti alla valorizzazione del Carso, cioé Provincia, Regione e Gal. Il convegno darà modo però anche di effettuare un approfondimento sui progetti più strettamente monfalconesi. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 28 giugno 2009

Si concretizza il parco del Carso

MONFALCONE. L’eccellente convegno su “Il Carso Isontino, esperienze e progetti di valorizzazione del sistema carsico nella dimensione euroregionale” svoltosi in Municipio martedì avrà immediate conseguenze pratiche visto che sono state aperte prospettive molto allettanti per le politiche ambientali e transfrontaliere della città. Lo spiega il consigliere comunale e provinciale Fabio Del Bello da anni attento promotore della valorizzazione e promozione del territorio carsico, anche in ottica transfrontaliera. «Gli Uffici comunali dell’Urbanistica, con la guida dell’assessore delegato Massimo Schiavo, cominceranno a redigere la delibera consiliare istitutiva del Parco comunale delle Colline carsiche monfalconesi – spiega Del Bello –. L’assessore all’ambiente, Paolo Frittitta, con la mia consulenza scientifico-politica, istituirà il Coordinamento zonale per il Parco internazionale del Carso, entità associativo-ambientalista a respiro transfrontaliero con l’attiva presenza delle locali tre Associazioni della minoranza slovena. A disposizione del Coordinamento c’è molto materiale, tra cui le nove tesi, redatte da me, sull’istituzione del Parco (o Area protetta) internazionale del Carso tra Italia e Slovenia». Del Bello ricorda che nel Convegno il funzionario regionale Pierpaolo Zanchetta del Servizio tutela ambienti naturali e fauna del Fvg ha comunicato come nel 2012 la Slovenia istituirà il Parco del Carso, ricomprendente cioè tutta la grande porzione del Carso sloveno.
«Allora la nostra eternamente recalcitrante Regione sarà costretta per effetto trascinamento a fare qualcosa di simile. A quel punto – conclude Del Bello – il Comune di Monfalcone, con il suo Parco comunale e il know-how accumulato dal Coordinamento zonale, sarà in pool position per assumere il ruolo di traino e di leadership di una grande operazione istituzionale e ambientale euroregionale in un ambito, il Carso appunto, conosciuto in tutto il mondo anche perché paradigma di eccezionali fenomeni scientifici e teatro di straordinarie bellezze epi/ipogee».

Il Piccolo, 18 giugno 2009 
 
PORTO INCONTRO TRA IL SINDACO, L’IMPRENDITORE E L’ENTE CAMERALE  
Area contesa tra Aspm e Mangiarotti  
Partiranno entro l’estate le opere dell’azienda che ha acquisito lo stabilimento Ineos
 
 
Il progetto di Mangiarotti per la riconversione del sito ex Ineos si apre a prospettive di sviluppo. Lo conferma l’incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto con la società e l’Azienda speciale per il porto per tentare di arrivare a una composizione degli interessi che Mangiarotti e Aspm hanno sull’area compresa tra via Vittorio Veneto e via Timavo. Il terreno è di proprietà di Mangiarotti, che l’ha acquistato da Ineos ed è, in base al Piano regolatore comunale, destinato a servizi per l’industria, ma da tempo era considerato funzionale al progetto ”Autostrade del mare”, finanziato dal ministero dei Trasporti con 25 milioni di euro e di cui è stato finora realizzato il piazzale da 40mila metri quadrati. «Siamo in presenza di due progetti importanti – spiega il sindaco – come il terminale per il cabotaggio, che ha un reale bisogno di aree per il suo sviluppo, e il progetto di Mangiarotti, pure fondamentale per l’economia territoriale, perché si apre a prospettive ulteriori. Lo sforzo che stiamo effettuando è quindi quello di tentare di armonizzare i due progetti, per fare in modo che coesistano, portando la crescita attesa per l’economia».
Il progetto di Mangiarotti vale 100 milioni di euro e prevede una riconversione dell’ex fabbrica di materie plastiche nella produzione di grandi componenti per centrali nucleari. La società friulana prevede quindi di demolire i fabbricati industriali esistenti nell’area per soppiantarli con un unico grande cappannone. Viene costruita inoltre una nuova palazzina direzionale, pur mantenendo due edifici storici di epoca Solvay. Il progetto è andato ieri all’esame della commissione edilizia per il parere necessario al rilacio della concessione edilizia che, come conferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, è ormai imminente, visto che gli uffici hanno ormai concluso la loro istruttoria. I lavori potrebbero quindi partire a breve, forse già quest’estate, per concludersi nel 2011. La logistica dell’area, inserita nel contesto industriale-portuale del Lisert, rimane quindi interessante per la società che potrà avere accesso diretto alla banchina e quindi semplificare il trasporto degli enormi manufatti assemblati. Nel frattempo si prepara ad assumere una forma più compiuta anche il progetto Autostrade del mare, che l’Azienda speciale sta realizzando con i finanziamenti statali. Di fatto ultimato il piazzale a servizio del traffico di cabotaggio, l’Aspm sta per mandare in gara la sistemazione della banchina nel tratto degli ormeggi 1 e 2, un intervento da 8 milioni di euro che non prevede però la realizzazione di un dente fisso per l’attracco dei traghetti che, secondo Fincantieri, avrebbe potuto creare difficoltà all’attività dello stabilimento. Tra le ipotesi della nuova variante generale del Piano regolatore c’è fra l’altro lo spostamento dell’attività di cabotaggio in un’altra area del porto. «Per quanto mi riguarda credo però si debba andare avanti nell’area già individuata a questo scopo», sottolinea il sindaco.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009
 
Una nuova azienda sull’area dell’ex Ineos  
Via libera del consorzio per lo sviluppo industriale all’insediamento della Mangiarotti Spa
 
 
MONFALCONE. Con il parere positivo del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale e della commissione edilizia del Comune di Monfalcone, il progetto per l’insediamento di Mangiarotti Spa (azienda leader mondiale nella costruzione di apparecchiature a pressione per le industrie chimiche e petrolchimiche e per il settore del nucleare) sull’area dell’ex Ineos a Monfalcone può muovere i primi passi, avviandosi a diventare a breve realtà.
Tra qualche giorno si terrà, infatti, l’incontro definitivo tra i responsabili della Mangiarotti e i vertici del Consorzio. «Si tratta di un progetto molto importante – spiega il presidente dell’ente, Renzo Redivo –, da noi sposato nella sua totalità, non soltanto perché prevede un recupero dell’area, ma anche perché è importante occasione di rioccupazione per le maestranze dell’ex Ineos». L’insediamento di Mangiarotti, che andrà a recuperare appunto il sito di via Timavo, ha quindi ricevuto il via libera unanime del consiglio di amministrazione dell’ente ed è stato esaminato favorevolmente anche dalla Commissione edilizia, alla quale era presente l’organo dirigenziale del consorzio.
Con oltre 320 addetti fra gli stabilimenti in Friuli e Milano, un fatturato 2008 di oltre 140 milioni di euro (pur se con dati provvisori), la Mangiarotti è una delle quattro principali realtà al mondo per la realizzazione di componenti per la creazione di reattori nucleari con generatori di vapore, che opera al 97% sul mercato estero (dal Venezuela alla Cina fino alla Finlandia) con player tra i più importanti al mondo nel settore del nucleare e società petrolchimiche a livello di Exxon, Mobil e Total. «Le possibilità di ampliamento previste dalla logistica del territorio – spiega il direttore dell’ente, Giampaolo Fontana – permettono di concentrare nella zona le diverse tipologie di produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già avviate e di futura programmazione».
L’importanza del nuovo insediamento industriale risulta fondamentale anche in quanto prova concreta della bontà delle strategie finora attuate dal Consorzio in materia di logistica e infrastrutture: a far cadere la scelta di Mangiarotti sull’area ex Ineos è stata infatti principalmente la possibilità di servirsi della logistica offerta dalle aree industriali di competenza consortile e delle infrastrutture realizzate dal Consorzio in questi anni. In particolare, la vicinanza delle banchine portuali permetterà il trasporto via mare dei grossi impianti che verranno realizzati.
I pareri positivi ottenuti permettono a Mangiarotti di dare il via definitivo al progetto, i cui lavori per la realizzazione potrebbero partire fra breve per concludersi nel 2011. Proprio su tale argomento, nei prossimi giorni, si terrà l’incontro fra i vertici del consorzio industriale e l’azienda.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
 
DAL CONSORZIO INDUSTRIALE  
Secondo ok al piano Mangiarotti  
Nell’area ex Ineos si produrranno componenti per centrali nucleari
 
 
Anche il cda del Consorzio industriale ha dato il via libera, dopo la Commissione edilizia del Comune, al progetto della Mangiarotti per la riconversione dell’area industriale ex Ineos Films. A breve ci sarà un nuovo incontro tra i vertici del Csim e quelli della società che ha acquistato l’area per destinarla alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari, per fare il punto sull’attuazione di un’operazione da 100 milioni di euro, quanto Mangiarotti ha previsto di investire per modificare la destinazione produttiva dell’ex Ineos. «È un progetto molto importante – afferma il presidente del Consorzio industriale, Renzo Redivo -, da noi sposato appieno, perché non solo prevede un recupero dell’area, ma anche un’occasione di nuova occupazione per le maestranze dell’ex Ineos». Le possibilità di ampliamento consentite dalla logistica del territorio, come spiega invece il direttore del Csim Gianpaolo Fontana, permettono inoltre «di concentrare nella zone le diverse fasi della produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già in programma». Mangiarotti ora dovrebbe ottenere in tempi piuttosto stretti la concessione edilizia dall’ente locale e così avviare l’effettiva riconversione del sito che, stando alle previsioni della società, dovrebbe concludersi nel 2011.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
MANGIAROTTI INTENDE INSEDIARE UN SITO PER LA PRODUZIONE DI COMPONENTI PER CENTRALI NUCLEARI  
Demoliti i vecchi capannoni dell’ex Ineos  
Per 80 anni sede della Solvay. Scomparso un pezzo di storia industriale e sociale della città
 
 
La riconversione dell’ex Ineos Films è già iniziata. La Mangiarotti Spa ha avviato e ormai quasi concluso le demolizioni delle strutture esistenti nell’area, affacciata sul porto di Monfalcone e di proprietà per quasi ottant’anni della Solvay, che l’aveva ceduta poi a Ineos nel 2005. Mangiarotti vuole poter contare sul terreno sgombro da manufatti nel momento in cui il Comune rilascerà la concessione edilizia all’edificazione, dopo quella alle demolizioni, così da avviare subito la costruzione delle strutture destinate alla produzione. Mangiarotti punta del resto a realizzare il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari nell’arco di un anno e di avviare quindi l’attività all’inizio del 2011, come ha confermato ieri l’amministratore della società Paolo Di Salvio nell’incontro con i vertici del Consorzio industriale, interessato a individuare delle sinergie con il proprio intervento di recupero dell’ex foresteria Adriaplast. La società non deroga dall’obiettivo che si è data, nonostante la portata dell’operazione di riconversione del sito industriale e non solo dal punto di vista finanziario (100 milioni di euro di investimento). Il capannone destinato alla produzione coprirà un’area di 40mila metri quadri e avrà un’altezza variabile tra i 23 e i 32 metri e la società già ipotizza un possibile ampliamento per altri 20mila metri quadri. Nell’area è poi prevista la costruzione di un fabbricato di 1.800 metri quadri per la mensa dei dipendenti, mentre in quella compresa tra via Timavo e via Vittorio Veneto, ora esterna al perimetro dello stabilimento, sorgerà la nuova palazzina uffici e direzionale con una superficie di 3.600 metri quadri. Della vecchia Adriaplast, e quindi della storica presenza della Solvay a Monfalcone non rimarrà quindi pressoché nulla, perchè, dopo il silo su cui nel 2007 solirono alcuni lavoratori per protestare contro la chiusura della fabbrica, perché sarà demolita anche la palazzina uffici. Stabile che si trova adiacente all’ingresso da via Timavo, che sarà mantenuto, ma affiancato da due nuovi accessi su via Vittorio Veneto, uno per la zona residenziale delle “ville” Solvay e l’altro per i mezzi dei fornitori e parcheggio per i dipendenti. L’attuale ingresso alla zona residenziale sarà invece impiegato per accedere alla palazzina direzionale. Il progetto comprende anche la ristrutturazione di una delle residenze storiche vicine al sito industriale. «E’ una bifamiliare liberty – ha spiegato l’architetto Francesco Bonetti, che segue il progetto – che si pensa di adibire a foresteria interna». All’avvio dell’attività l’occupazione dovrebbe attestarsi sui 200 dipendenti, altamente qualificati, come ha ribadito ieri l’ad di Mangiarotti. Resta da capire che fine abbiano fatto i corsi di riqualificazione promossi dalla Provincia degli ex lavoratori Ineos, per i quali la mobilità scade a metà agosto, e non solo. (la. bl.)

Il Piccolo, 18 giugno 2009
 
LAVORI PER LA RETE FOGNARIA IN VIA CELLOTTINI  
Cittadini in allarme per le ruspe nel parco
 
 
Spuntano le ruspe in via Cellottini e i residenti tornano sul piede di guerra. Ha destato preoccupazione, ieri mattina, la presenza di operai al lavoro sul marciapiede che delimita un angolo del giardino adiacente all’asilo e via Aulo Manlio. Allertato dall’intervento, il comitato spontaneo che da anni contrasta l’ipotesi di un parcheggio nell’area verde ha chiesto subito chiarimenti sull’operazione, denunciando la volontà da parte dell’amministrazione di voler mettere in pratica quanto osteggiato dai cittadini. «Si tratta della posa di una pompa di sollevamento per agevolare il reflusso fognario – ha spiegato l’assessore alla Progettazione di quartiere Giordano Magrin -: un’azione fissata nell’agenda di Irisacqua e quindi non competente al Comune». Un tanto è tuttavia bastato per mettere sull’avviso i residenti, da sempre molto sensibili alla salvaguardia del giardino, una delle pochissime aree verdi del rione impiegata da ragazzi e adulti per svago e relax. Con l’arrivo della bella stagione, infatti, il giardino di via Cellottini viene ”occupato” da mamme e bambini, adolescenti e anziani. Non solo: la comunità bengalese trova in quel sito un punto d’aggregazione attraverso il cricket, sport di cui spesso organizzano dei piccoli tornei. L’inizio delle tensioni si era avuto all’avvio dei lavori di ristrutturazione dell’ex albergo impiegati di via Cosulich, allorché il Comune aveva ventilato la possibilità di realizzare proprio in quel posto delle file di parcheggi a servizio della struttura. Una tale eventualità era stata scongiurata anche grazie alla mobilitazione di un comitato spontaneo che aveva organizzato dei sit-in e tappezzato la città di bandiere bianche in segno di protesta.
«Mi è stato riferito – afferma Mauro Bussani, esponente del comitato – che qualche operaio avrebbe parlato di “lavori urbanistici” e non di “lavori fognari”, facendo cenno al parcheggio. La nostra vigilanza è e sarà sempre massima». (ti.ca.)
 

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Operai al lavoro in via Cellottini, ma la costruzione del nuovo posteggio per il momento è scongiurata 
 
MONFALCONE. Allarme ieri mattina al parco di via Cellottini: l’arrivo di alcuni operai con ruspe e strumenti di lavoro aveva fatto temere ai residenti della zona che il Comune avesse deciso di realizzare, nonostante le proteste del comitato appositamente costituito e nonostante le promesse che la cosa non si sarebbe fatta, il contestato posteggio a servizio del vicino e ristrutturato Albergo Impiegati di via Cosulich.
Della presenza degli operai si è accorto ieri mattina un componente del comitato ed è immediatamente scatta una catena di messaggi telefonici. «Stanno cominciando i lavori per il posteggio di via Cellottini». Ma l’ipotesi era sbagliata e la paura infondata: si trattava solo di alcuni lavori per la sistemazione di una pompa per la rete fognaria. L’allarme è quindi rientrato, ma l’attenzione sull’area verde utilizzata da tantissimi bambini e dai ragazzi bengalesi per giocare a calcio o a cricket resta alta.
A difesa dell’area verde si erano mobilitati da circa due anni almeno 200 famiglie e l’intero rione di Largo Isonzo-Crociera, che avevano chiesto al comune di non realizzare il progetto di 60 posti auto in quell’area e di cercare invece soluzioni alternative, programmando una diversa localizzazione dei parcheggi, con un ricalcolo di quello che effettivamente servirà a supporto della grande struttura dell’ex albergo impiegati di via Cosulich. Anche il comitato di quartiere ha sempre difeso la battaglia dei residenti per impedire la realizzazione dei 60 posti macchina, pur considerando le difficoltà del Comune a reperire altrove nuovi spazi.
Il comitato spontaneo, sorto per difendere la piccola area verde aveva organizzato sit-in di proteste, striscioni, volantini, bandiere antiparcheggio da appendere alle finestre e ai balconi, disegni creati dai bambini sul tema del giardino e una vasta campagna di sensibilizzazione nel rione e in tutta la città. A ottobre 2008 il Comune aveva affermato, anche se non ufficialmente, l’intenzione di voler abbandonare l’idea per trovare appunto una soluzione diversa, ma a marzo di quest’anno l’ipotesi era rispuntata, tanto da far ricostituire il comitato spontaneo che si era sciolto e che, ora invece, promette di nuovo battaglia.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 03 settembre 2009 
 
DAL 10 SETTEMBRE  
L’Albergo impiegati rinasce a quattro stelle  
Quaranta stanze e otto suite nel rispetto del passato ma con tanta tecnologia
 
 
Dal prossimo 10 settembre, cinque giorni dopo l’inaugurazione, il ”nuovo” Albergo impiegati riaprirà i battenti. Non solo per ospitare le sedi del Consorzio per lo sviluppo industriale, del Distretto tecnologico navale e dei corsi Ial. Dopo aver ospitato per decenni, dalla sua costruzione agli inizi degli anni ’20, gli impiegati celibi del cantiere navali, fornendo servizi e lussi che gli operai si sognavano di avere nel loro albergo annesso allo stabilimento, tornerà alla sua antica vocazione di albergo. Le 120 camere di allora si sono ridotte a 40. Ma il lusso verrà riproposto nel Monfalcone Palace Hotel: 4 stelle, otto suite, caratterizzate da “comfort, armonia e tranquillità”, come recita il depliant pubblicitario. Tutte le camere sono state rigorosamente restaurate in diverse tipologie di ambienti ”con gli infissi lignei magistralmente conservati”. Dai balconi si possono osservare le decorazioni e il soffitto a cassettoni oggetti del restauro conservativo eseguito con la supervisione delle Belle Arti.
Ma il tempo è passato. E ciascuna camera è ora dotata di aria condizionata, accesso a internet, cassaforte, mini-bar, telefono diretto, tv satellitare, Pay-tv. E nelle suites ci sono pure le vasche Jacuzzi. E per allietare le serate, anche un’esclusiva guestline che informerà degli eventi organizzati all’interno dell’hotel e in città. L’area congressuale è poi composta da due sale riunioni, dotate di impianto di amplificazione fisso, registrazione audio e video, proiezione per diapositive e per video, lavagne luminose, tv a circuito chiuso, penna laser, microfoni, e tutto ciò che ”fa congresso”.
Tutto progettato per ospitare conferenze, corsi didattici, cene di gala, cerimonie e banchetti studiati ad hoc, meeting. Amministratore del nuovo Monfalcone Palace Hotel, sarà Claudio Martinis, già conosciuto negli ambienti gradesi con gli alberghi Hannover, Friuli e ”Il Guscio” nonchè molto attivo nel settore promozionale alla presidenza della Promhotels.
E ai tempi nuovi si adeguerà anche la clientela del nuovo albergo. Non più impiegati celibi ma prevalentemente business-men, con particolare attenzione anche alla clientela leisure, che sta via via scoprendo la bellezza della nostra regione. Con il nuovo Palace Hotel, Monfalcone arricchirà dunque anche la sua offerta alberghiera, uno dei settori che meno fino ad ora almeno ha sofferto della crisi proprio perchè legato a doppio filo ai cantieri e alla produzione navale. (e.o.)

Messaggero Veneto, 03 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sabato mattina l’assessore regionale Molinaro presiederà la cerimonia con il taglio del nastro. La struttura assumerà il nome di EuroPalace  
Tutto pronto per l’inaugurazione dell’ex Albergo impiegati
 
 
MONFALCONE. Sarà l’assessore regionale Roberto Molinaro, assieme al sindaco Gianfranco Pizzolitto, sabato mattina, a tagliare il nastro inaugurale dell’ex Albergo impiegati, che assumerà il nome di EuroPalace Monfalcone.
È stato definito il programma dell’iniziativa che si aprirà alle 11 con l’esibizione del coro della Fincantieri Ermes Grion. Seguiranno gli interventi delle autorità e quindi il taglio del nastro e la benedizione della nuova struttura. All’interno, dopo l’ingresso dei visitatori, è prevista l’esibizione di due giovani dell’Istituto Vivaldi e quindi l’ingegner Edino Valcovich, che ha curato il progetto di restauro e sistemazione della struttura, illustrerà l’intervento di recupero e presenterà le tre esposizioni dedicate all’architettura di Panzano e che sono articolate in tre sezioni, una dedicata all’ingegner Dante Fornasir, una dedicata alla storia dei lavori dell’ex Albergo Impiegati e una dedicata alla memoria fotografica del villaggio di Panzano. Ci sarà anche un catering preparato dalla scuola alberghiera dello Ial, istituto alberghiero che troverà sede nell’edificio. La riqualificazione, realizzata con il sistema pubblico-privato del project financing, ha richiesto un investimento di 15 milioni di euro e la struttura è destinata a ospitare anche un polo di alta formazione, il Ditenave distretto dell’innovazione navalmeccanico e un albergo a quattro stelle. «In soli due anni di lavoro – ha sottolineato Pizzolitto – è stato portato a nuova vita uno degli edifici architettonicamente più importanti della città. Il recupero ha interessato oltre 8 mila metri quadrati ed è stato rigorosamente rispettoso dell’originale progetto dovuto all’ingegner Dante Fornasir. Ma il dato più rilevante è l’aver saputo individuare insediamenti d’eccellenza nel campo della innovazione, della ricerca e della formazione, come Ditenave, che sono fondamentali nella moderna economia per attrarre nuove opportunità». Costruito negli anni 20, destinato in origine a ospitare gli impiegati celibi dipendenti del cantiere navale, l’albergo già sede della Capitaneria di porto era rimasto pressoché abbandonato per anni. È stato l’ingegner Edino Valcovich a redigere il progetto di recupero, eseguito dalla Icep di Pordenone, che ha recuperato al loro splendore la bellissima struttura, la camere, la loggia decorata, lo scalone e l’atrio di ingresso. Nello storico palazzo, entreranno, oltre al Ditenave distretto tecnologico navale, anche Fincantieri, Anci e Anci Federsanità, Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e lo Ial che, assieme a Icep e alla società alberghiera Helios di Grado, è tra i promotori del project financing che ha consentito il recupero dell’immobile e il suo riutilizzo. (ci.vi.)

Il Piccolo, 06 settembre 2009 
 
IL PALAZZO RESTAURATO  
In mille alla festa per l’ex Albergo impiegati  
Tra commozione e curiosità la città ha inaugurato il ”suo” gioiello ritrovato  
ELEGANTE ESEMPIO DI ART NOUVEAU E TAPPA IMPORTANTE PER LO SVILUPPO
 
 
di ELISA COLONI

Curiosità, entusiasmo, emozione e pure un pizzico di nostalgia, soprattutto tra chi, in quelle stanze e in quei saloni, c’era già stato oltre dieci anni fa. Si vedeva e si sentiva tutto questo, ieri mattina in via Callisto Cosulich, invasa da oltre mille persone, accorse per l’inaugurazione dell’ex Albergo impiegati. Monfalcone ieri ha infatti svelato una delle più belle pagine del suo album della memoria, ha aperto le porte del più affascinante gioiello di art nouveau che possa vantare, e la gente non si è fatta attendere. I monfalconesi sono arrivati in massa per tuffarsi nell’eleganza ritrovata del ”loro” ex Albergo impiegati, che dopo più di un decennio di oblio e degrado, è stato ridonato alla città.
Quello di ieri, infatti, non è stato solo un taglio del nastro, una cerimonia di fine cantiere. È stato di più: una festa di popolo e un’occasione per fare quadrato intorno alla città e al suo futuro, tra vocazione industriale e necessità di ritrovare la propria identità partendo proprio dalla storia e della cultura. «Questa struttura è la rappresentazione della volontà di guardare avanti, di scommettere sul nostro futuro – ha affermato il sindaco Pizzolitto sulla scalinata d’ingresso dell’edificio davanti al folto pubblico presente in strada -. Quest’opera, la cui realizzazione sembrava impossibile, è una risposta alle attuali incertezze economiche, che riguardano anche le nostre aziende. In questo momento di crisi siamo chiamati a interrogarci su come rafforzare il nostro tessuto produttivo e adeguarci ai nuovi modelli di sviluppo. Per competere, ogni sistema produttivo avrà sempre maggiori esigenze di investimenti in innovazione e formazione. E ora Monfalcone dispone non solo di un contenitore, ma anche dei soggetti che possono alimentare, appunto, innovazione e formazione. Sono queste, assieme alla logistica, le carte vincenti che la città giocherà per potenziare il suo sistema economico». Contenitore scientifico e tecnologico, dunque, ma anche gioiello artistico e spazio culturale: «Senza il rinnovato ex Albergo impiegati – ha aggiunto Pizzolitto – Monfalcone non avrebbe mai potuto ospitare le attività di alta formazione, gli incontri, gli eventi, le cerimonie che ora qui diventeranno realtà».
Parole pronunciate, come si diceva, davanti a un pubblico numerosissimo, fatto soprattutto di cittadini qualunque, tra cui spuntavano qua e là molti volti noti: esponenti politici di tutti i ”gradi” e gli schieramenti, rappresentanti delle isitituzioni religiose e militari cittadine e dell’ex ”padrone di casa”, la Fincantieri (rappresentata dal direttore dello stabilimento di Panzano Paolo Capobianco). L’evento è stato aperto dalle voci del coro Grion, seguite dai discorsi. Il primo è stato il sindaco Pizzolitto. Poi è stata la volta del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che ha posto l’accento sulla capacità mostrata dalla città di staccarsi dal «tipico atteggiamento di sfiducia, per unire le energie e realizzare questa struttura, che è una perla a disposizione della provincia e della regione». L’assessore regionale alla Cultura Roberto Molinaro ha definito «esemplare e innovativo» il lavoro di recupero, «anche per il modo in cui è stato realizzato, coinvolgendo le energie dei privati sotto una regia pubblica». E il risultato, effettivamente, può dirsi davvero esemplare. Lo hanno visto con i loro occhi le centinaia di persone che, dopo i discorsi e il taglio del nastro, si sono immerse nell’atmosfera primo-novecentesca dell’ex Albergo impiegati, accompagnate dalle note dei musicisiti dell’Istituto Vivaldi e del conservatorio Tartini di Trieste. Tra colonne doriche e corinzie in pietra, scalinate in ferro battuto, giardini d’inverno con porte e finestre dai vetri fresati, da cui emergono le originali decorazioni floreali, nel piano terra dell’ex Albergo impiegati ieri si respirava vita vissuta un secolo fa. Nei saloni, nei corridoi e nelle stanze in cui riposeranno gli ospiti del Monfalcone palace hotel, il passato dell’art nuoveau si mescola attentamente ed elegantemente con il design minimalista e pulito, secco e a volte geometrico, degli arredi ultra-moderni, che ricordano il nuovo ruolo della struttura. Costruito con soluzioni innovative (ad esempio il riscaldamento a soffitto), negli spazi non c’è posto per i ”fronzoli”. Resta solo l’essenziale, come le riproduzioni delle stampe d’epoca appese alle pareti, che raccontano, ognuna con un soggetto diverso, la storia della città, delle sue navi e del suo cantiere.

GIÀ IL 22 SETTEMBRE L’EDIFICIO OSPITERÀ UN CONCERTO  
Non solo hotel, ma anche un centro per prestigiosi eventi culturali e convegni
 
 
Nell’ex albergo impiegati i monfalconesi, perlomeno quelli alle prese con patenti nautiche e concessioni demaniali, sono entrati fino al 1996, anno in cui la Capitaneria di porto, insediata nell’edificio dal 1977, si è trasferita nel nuovo palazzo di via Rossini. Moltissimi quelli che però l’avevano frequentato prima, quando oltre a essere un albergo per gli impiegati single, era un centro culturale e ricreativo. L’ampia sala di lettura aveva tutti i quotidiani montati sulle stecche. C’era chi giocava a bridge, chi a ramino e le donne a canasta. C’erano piante di kenzia ovunque, queste anche dopo, negli anni della Capitaneria. Nell’albergo si davano però anche regolarmente concerti di pianoforte e nell’atrio i ragazzini della scuola di musica del Crda davano i loro saggi. Ora il palazzo di via Cosulich è ritornato a essere un albergo, ma a 4 stelle, e sede di enti formativi di alto livello. L’intenzione, almeno nell’immediato, pare però quella di non chiudere alla città la struttura. Intanto ci sono le tre mostre allestite fino al 19 settembre nelle sale a piano terra, dedicate all’architettura di Panzano e all’opera dell’ingegner Dante Fornasir, alla storia dell’albergo e alla memoria fotografica del rione operaio. Le esposizioni sono state realizzate con la collaborazione del Consorzio culturale del Monfalconese e del progettista del restauro dell’ex albergo, l’ingegner Edino Valcovich. L’assessorato alla Cultura sta invece lavorando assieme all’Orchestra filarmonica a un concerto che dovrebbe potersi tenere nel palazzo il 22 settembre. Una delle due sale a pianoterra è stata del resto riservata alla convegnistica. I monfalconesi da ieri hanno ritrovato il “loro” albergo, pur rinnovato e dotato di un cuore tecnologico. Merito di un’operazione di restauro che, condotta di pari passo con la Soprintendenza regionale, si è spinta fino alla salvaguardia della rosa quasi centenaria che si arrampica sulla destra dell’ingresso principale. (la. bl.)
 

Un progetto ambizioso nato otto anni fa  
Impegno misto pubblico e privato per un investimento di 15 milioni di euro
 
 
Il restauro dell’ex albergo impiegati è il frutto di un’operazione complessa, che ha coinvolto molti soggetti, è durata otto anni, e che ha comportato un investimento tra capitale pubblico e privato di 15 milioni di euro. Risale al 2001 il primo finanziamento della Regione ottenuto dall’amministrazione comunale di Monfalcone allo scopo di acquisire prima e ristrutturare poi l’edificio, realizzato all’inizio degli anni ’20 dello scorso secolo dall’ingegner Dante Fornasir per conto dei Cosulich, che l’avevano voluto per alloggiarvi gli impiegati celibi del cantiere navale. Il Comune otto anni fa, sindaco ancora Adriano Persi, ricevette un primo contributo di 3 miliardi lire, stanziato dalla Regione a sollievo degli oneri per l’ammortamento del mutuo da contrarre da parte dell’ente locale per l’acquisto, messa in sicurezza e restauro dell’ex albergo con l’impegno di destinarlo ad attività istituzionale. Un finanziamento quello regionale che venne accolto con una punta di innegabile preoccupazione, perché, viste le condizioni e le dimensioni dell’edificio, del tutto privo di inquilini dal 1999, la spesa che si profilava all’orizzonte era imponente. Come poi si è puntualmente verificato. Solo per arrivare all’acquisto, tre anni dopo, dell’edificio da Fincantieri, che applicò un prezzo pari alla rendita catastale, il Comune dovette sborsare 2,9 milioni di euro, cifra quasi del tutto coperta da contributi regionali. Divenuto sindaco, Pizzolitto ha quindi accettato la sfida rappresentata dal restauro dell’ex albergo impiegati, conscio che l’operazione avrebbe potuto essere resa possibile solo da un’alleanza pubblico-privato e immaginando dei contenuti innovativi. L’amministrazione comunale ha quindi costruito un percorso di project financing che ha trovato una risposta tra 2005 e 2006 da parte di un’Associazione temporanea d’imprese formata dall’agenzia formativa Ial, dalla società edile pordenonese Icep di Carlo Frisan e dalla società  alberghiera Helios di Claudio Martinis. Il piano proposto dall’Ati prevedeva quanto ora è divenuto realtà: la trasformazione dell’edificio in un contenitore per l’alta formazione e un ritorno alla funzione alberghiera, ma di altissimo livello a fronte di un impegno finanziario di 9,5 milioni di euro (1,2 a carico dell’impresa, 8,3 dei privati attraverso il credito) e la concessione trentennale dell’immobile il cui 50,5% è destinato a uso pubblico (formazione e alta formazione), il restante impiegato per la struttura ricettiva, ristorazione e servizi. I lavori preliminari alla ristrutturazione presero il via nell’ottobre 2006, il restauro vero e proprio nel marzo 2007. Ora la struttura, oltre all’hotel, ospita il Consorzio per lo sviluppo industriale, il Distretto tecnologico cantieristica e nautica e il corsi dello Ial.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 06 settembre 2009 
 
Monfalcone. Taglio del nastro per la struttura il cui restauro ha richiesto un investimento di 15 milioni  
L’hotel ha assunto il nome di EuroPalace 
Il sindaco Pizzolitto: «In soli due anni di lavoro portato a nuova vita uno degli edifici più importanti della città» 
L’assessore regionale Molinaro: «Questa diventa una risorsa importante per l’intera comunità» 
Inaugurato l’ex albergo Impiegati 
BATTESIMO 
 
MONFALCONE. Superbo nella magnificenza di un restauro rispettoso dei valori architettonici e storici, che si riflette anche negli arredi eleganti e perfetti, è tornato a nuova vita l’ex albergo Impiegati di via Cosulich a Monfalcone, che da ieri ha assunto il nome di EuroPalace Monfalcone. Una struttura che, come ha ricordato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nel corso della cerimonia inaugurale, «servirà ad agganciare la città alla sua memoria. La riqualificazione, realizzata con il sistema pubblico-privato del project financing, ha richiesto un investimento di 15 milioni di euro e la struttura è destinata a ospitare anche un polo di alta formazione, il Ditenave distretto dell’innovazione navalmeccanico e un albergo a quattro stelle. In soli due anni di lavoro – ha sottolineato Pizzolitto, emozionatissimo – è stato portato a nuova vita uno degli edifici architettonicamente più importanti della città. Trovare le risorse e l’utilizzo idoneo sembrava impossibile: una scommessa complicata che la città ha vinto». Il recupero ha interessato oltre 8 mila metri quadrati ed è stato rigorosamente rispettoso dell’originale progetto dovuto all’ingegner Dante Fornasir. Ma il dato più rilevante «è l’aver saputo individuare insediamenti d’eccellenza nel campo della innovazione, della ricerca e della formazione, come Ditenave, che sono fondamentali nella moderna economia per attrarre nuove opportunità. La realizzazione è stata fatta in un momento in cui prevalgono segni di incertezza economica e in cui occorreva interrogarci su come rafforzare il tessuto produttivo e adeguarci a nuovi modelli di sviluppo: qui possiamo trovare le risposte, tangibile rappresentazione della volontà di guardare avanti», ha affermato il primo cittadino evidenziando come la collaborazione di pubblico-privato possa essere esempio non solo a livello regionale, ma anche nazionale. Modello di intervento a cui ha plaudito anche l’assessore regionale, Roberto Molinaro, che si è compiaciuto anche del modo in cui l’edificio è stato restituito alla città, accompagnandolo ad altre iniziative culturali. «L’edificio ha un significato esemplare: indica come le realizzazioni urbane segnino la storia. Oggi torna a essere risorsa per la comunità, luogo dedicato alla formazione, all’innovazione, all’ospitalità, ma indica anche come sia importante che ognuno faccia la sua parte». Se Pizzolitto ha ringraziato tutti i soggetti che hanno collaborato (tra cui Regione, Camera di commercio, Sis, Ial, impresa Frisan, Helios, Fincantieri, Sinloc, Fondazione Carigo, Csim, Associazione delle Autonomie locali), il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha voluto ringraziare lo stesso Pizzolitto «che si è speso senza risparmio per raggiungere questo obiettivo. Con questa struttura non cresce solo Monfalcone, ma tutto l’Isontino».
L’ingegner Edino Valcovich, che ha curato il progetto di restauro e sistemazione della struttura, ha illustrato l’intervento di recupero e presentato le tre esposizioni dedicate all’architettura di Panzano, articolate in tre sezioni, una dedicata all’ingegner Dante Fornasir, una dedicata alla storia dei lavori dell’ex albergo Impiegati e una dedicata alla memoria fotografica del villaggio di Panzano. Per gli ospiti e le centinaia di cittadini che hanno voluto essere presenti all’evento, allietati dall’esibizione del coro Ermes Grion e di due musicisti dell’Istituto Vivaldi, è stato offerto un ottimo buffet preparato magistralmente dalla scuola alberghiera dello Ial, istituto alberghiero che troverà sede nell’edificio. Nello storico palazzo, entreranno, oltre al Ditenave distretto tecnologico navale, anche Fincantieri, Anci e Anci Federsanità, Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e lo Ial che, assieme a Icep di Pordenone e alla società alberghiera Helios di Grado, è tra i promotori del project financing che ha consentito il recupero dell’immobile e il suo riutilizzo.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 07 settembre 2009 
 
IL FUTURO UTILIZZO DEL PALAZZO DI VIA COSULICH  
L’INTERVENTO  
Albergo impiegati, perché non farci il municipio?  
La proposta arriva dagli ex sindaci, che promuovono la ristrutturazione voluta da Pizzolitto 
«Il project financing è stata la scelta giusta»
 
 
di ELISA COLONI

«Un bel colpo. Gianfranco Pizzolitto ha giocato le carte giuste ed è riuscito a individuare la strada migliore per riportare alla vita uno dei pochi palazzi di grande prestigio di Monfalcone. Però che peccato che una struttura del genere non possa diventare la sede del Municipio, una sorta di grande casa dei monfalconesi…». A cimentarsi nel gioco del ”Se fossi…” sono gli ex sindaci di Monfalcone che, davanti all’importante restaturo dell’ex Albergo impiegati e davanti alle scelte operate dall’attuale primo cittadino per riuscire nell’intento, non si lasciano perdere l’occasione per commentare e raccontare cosa avrebbero fatto loro, al posto di Pizzolitto, dello splendido edificio di via Cosulich inaugurato l’altro ieri.
In mezzo al folto pubblico che ha accolto l’ex Albergo impiegati nella sua nuova vita, c’erano anche alcuni degli ex sindaci di Monfalcone. C’era ad esempio il democristiano Roberto Porciani, in Municiapio tra l’86 e l’88. «Il mio primo atto da sindaco fu quello di andare a Roma, dall’allora presidente dell’Iri Romano Prodi, per sollecitare dei finanziamenti per il progetto di recupero dell’ex Albergo impiegati. Allora si pensava che avrebbe potuto ospitare il museo della cantieristica. Il problema, però, erano i soldi, che non c’erano. Pizzolitto ha avuto la fortuna e la capacità di individuare una procedura, quella del project financing, che ha permesso di sbloccare una situazione di stallo duranta vent’anni. La ristrutturazione è sicuramente un fatto molto positivo per la città, anche perché le attività di alta formazione e ricerca che verranno svolte all’interno della struttura sono legate al punto forte di Monfalcone: il mare e la cantieristica. Sono importanti soprattutto in un’ottica di occupazione giovanile». Parla di scommessa anche Adriano Persi, sindaco tra il ’93 e il 2001: «Aver sfruttato numerosi finanziamenti privati per realizzare l’opera è stata una scelta decisiva. Mi auguro però che, vista la presenza di tanti soggetti privati, con attività così diverse tra loro, prevalga sempre l’interesse comune. Certo, sarebbe stato molto più soddisfacente realizzare l’opera con soli soldi pubblici e trasformarla, ad esempio, nella sede del Comune. Ma probabilmente non sarebbe mai stato possibile. Quindi va benissimo, così: è stato rimesso perfettamente a nuovo un palazzo di grande pregio per la città». «Anch’io ci avrei visto bene la sede del Municipio in via Cosulich – afferma il socialista Luigi Blasig, primo cittadino tra il ’79 e l’83 – però, essendo realista, mi rendo conto che le sole risorse pubbliche non sarebbero bastate. Mi sarebbe piaciuto che fosse Fincantieri, che deve molto a questa città, a finanziare l’opera, e avrei volentieri speso quei soldi pubblici per risolvere prima problemi annosi, come quelli legati alla viabilità. In ogni caso sono contento che l’ex Albergo impiegati sia stato restaurato, dopo anni di abbandono. È senza dubbio un punto a favore della città. «Non è solamente una struttura di pregio, ma anche un simbolo e un motivo di orgoglio per tutti – spiega il socialista Gino Saccavini, in Municipio dall’’83 all’86 -. Io c’ero all’inaugurazione, non avrei mai potuto mancare. Scegliere la strada della finanza partecipata è stata la soluzione giusta: complimenti a Pizzolitto per averla saputa gestire bene. Monfalcone ha una posizione strategica, qui convergono molti interessi ed è giusto disporre di una struttura che possa soddifare le esigenze di soggetti diversi».

Il Piccolo, 08 settembre 2009 
 
IL SINDACO PIZZOLITTO REPLICA AI SUOI PREDECESSORI  
«Il municipio nell’Albergo impiegati è una buona idea, ma non è attuabile»
 
 
di ELISA COLONI

«Trasformare l’ex Albergo impiegati nella sede del Comune? Anche a me sarebbe piaciuto. Anzi, è stata la prima idea che mi è venuta in mente. Proprio per questo avevo richiesto una consulenza tecnica, il cui responso è stato però incontestabile: impossibile convertire gli spazi dell’ex albergo in moderni uffici. Quindi ho dovuto optare per trasformarlo in un articolato contenitore. Un progetto ambizioso, per la cui riuscita creeremo una commissione di esperti ad hoc, che avrà il compito di gestire e promuovere la struttura nei primi due anni di vita». Così Gianfranco Pizzolitto risponde ad alcuni ex sindaci monfalconesi, che ieri, commentando l’importante intervento di recupero realizzato in via Cosulich, avevano sottolineato quanto «sarebbe stato bello e importante per la città destinare il prestigioso palazzo a sede del Comune», facendolo cioè diventare una sorta di grande casa dei monfalconesi. «Affrontiamo in primis il discorso economico – afferma Pizzolitto -. Per trasformare l’ex Albergo impiegati in municipio avremmo dovuto usare solo soldi pubblici, e mi sembra già un miracolo averne trovata la metà. Se non ci fosse stata anche la partecipazione dei privati, infatti, probabilmente non saremmo mai riusciti a restaurare l’edificio. E dopo la questione economica c’è quella tecnica. Quello di via Cosulch è un palazzo protetto dalla Soprintendenza: non potevamo di certo buttare giù pareti a piacimento. Ho chiesto proprio per questo una consulenza in merito e i tecnici mi hanno detto che, considerando i vincoli architettonici e considerando che i moderni uffici devono per legge soddisfare una lunga serie di standard, la risposta è stata negativa». Se un intero municipio, dunque, non lo si sarebbe mai potuto trasferire nell’ex Albergo impiegati, perché non ”scavarci” almeno un ufficio di rappresentanza del sindaco? «L’ufficio del sindaco – afferma ancora Pizzolitto – deve trovare posto vicino agli altri uffici comunali, non in un luogo distaccato. Non ce ne sarebbe motivo».
Messa quindi in cassetto l’idea, il sindaco Pizzolitto sfodera una novità: «Oggi (ieri, ndr.) la giunta ha discusso la proposta di insediare una commissione di esperti che promuova la nuova struttura. L’importante, infatti, è fare in modo che nell’ex Albergo impiegati convergano da subito le più numerose e diversificate attività. È cioè fondamentale fare in modo che nei primi due anni la struttura riesca a stare perfettamente in piedi, che sia funzionale al massimo e che raccolga adesioni in tutti gli ambiti. Per questo è importante promuoverla al di fuori dei confini monfalconesi. Insomma non dobbiamo sprecare nessuna occasione. Presto lì verrà ospitata, ad esempio, la Conferenza economica. E così dobbiamo procedere: riempire il calendario di eventi, incontri, corsi, conferenze».

Il Piccolo, 24 settembre 2009 
 
VIAGGIO TRA GLI EDIFICI STORICI DI MONFALCONE: QUELLI SALVATI E QUELLI IN ABBANDONO  
L’ex fabbrica del ghiaccio va in rovina  
Stesso rischio per la ”Cassa malati” e casa Mazzoli. Altri positivi casi di riconversione
 
 
di FABIO MALACREA

L’ex Albergo impiegati è risorto, quello degli operai è in piena fase di ristrutturazione, le Terme romane e il villaggio Solvay potranno rivivere grazie all’intervento pubblico e privato. Ma ci sono ancora molti edifici storici di Monfalcone che aspettano il loro turno e, nel frattempo, vanno a pezzi. L’ex fabbrica del ghiaccio di via Romana, ad esempio. I possenti ruderi, di proprietà privata, sono in stato di completo abbandono ai piedi della stazione ferroviaria. È uno dei più interessanti esempi di archeologia industriale esistenti in città. E rischia di sparire tra sterpi, erbacce e topi. Sarebbe un ”delitto” che i resti facessero la stessa fine dell’imponente Cotonificio Triestino, demolito nel 1980 dall’ottusità della politica. Miglior sorte ha avuto poi il complesso dell’ex Gaslini, in via Valentinis, pure abbattuto ma conservando le due splendide ciminiere.
RUDERI. Tanti i ruderi in città. Per alcuni si sta cercando una soluzione, per altri non c’è prospettiva. Gli esempi non mancano. C’è l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, realizzato ai primi del ’900, sede di uffici comunali: è inserito tra gli edifici che l’amministrazione potrebbe alienare. Nel frattempo i ”comunali” sono dovuti scappare: colpa dei topi. C’è casa Mazzoli di via Don Bosco che, al momento della costruzione nel 1908, era il ”grattacielo” di Monfalcone. Da anni è ridotta a un rudere, occupato fino a poco tempo fa da abusivi. Il Comune, che ne è proprietario, sta tentando di venderla ma incontra molte difficoltà (deserta la prima asta). C’è poi il palazzo dell’ex ”Cassa malati” di via Manzoni, di epoca fascista, in totale abbandono da una ventina d’anni. Il Comune, che l’ha barattato con l’Ass alla quale l’ha ceduto in cambio l’ex casa di riposo Desenibus di via Romana, voleva farne una Casa delle associazioni. Ma non ci sono fondi. E l’edificio, tutelato dalla Soprintendenza, va in rovina. E ci sono pure le storiche centraline idroelettriche sul canale de’ Dottori che potrebbero essere riqualificate. Insomma, parecchi ”buchi neri”. Che meriterebbero un riutilizzo o quanto meno una valorizzazione. Come altre testimonianze del passato che invece hanno avuto una sorte migliore.
RICONVERSIONI. Di riconversioni e trasformazioni a Monfalcone ce ne sono state tante e quasi sempre con buoni risultati. Molte hanno riguardato edifici costruiti nel Ventennio. Le più significative sono quelle della Casa del Fascio, in via Rosselli, trasformata prima in Commissariato e quindi, poco più di un anno fa, in Comando dei vigili urbani. Nuova vita, dunque, anche se all’ingresso sono ancora ben visibili i ”fasci”. Poco lontano c’è il palazzo dell’ex Scuola professionale (poi Avviamento e Iti), costruito nel ’27, dove si sono formati migliaia di cantierini. La scuola si è trasferita una quindicina di anni fa a Staranzano. E l’edificio è stato riconvertito in Biblioteca. Altro ottimo investimento del Comune. Poco lontano, in viale San Marco, c’era l’ex casa Gil (Gioventù italiana del Littorio). Da caserma della polizia stradale si è trasformata negli ultimi anni in Centro giovani e Centro anziani. E poi c’è il mercato ortofrutticolo, costruito nel ’24 in piazza Cavour. Ristrutturato, è diventato dal 2002 la Galleria d’arte contemporanea. Peccato che Monfalcone ora non abbia più un mercato, visto che quello ”nuovo”, in via della Resistenza, non ha mai ospitato una bancarella ed è destinato ad essere venduto.
I CINEMA. È un viaggio pieno di sorprese quello nella Monfalcone del passato. I cinema ad esempio. Negli anni ’60 ce n’erano ancora sei: due parrocchiali (San Michele e Marcelliana), gli altri (Principe, Azzurro, Nazionale, Excelsior) nel quadrilatero tra corso del Popolo, viale San Marco e via Duca d’Aosta. Tutti spariti. Tre sono stati sostituiti da banche. Solo uno, l’Azzurro, è stato riconvertito in Teatro, una delle scelte più azzeccate da parte del Comune all’inizio degli anni Ottanta. Forse non tutti sanno che l’edificio che ospita l’ufficio postale e l’ambulatorio in via Valentinis è nato come dopolavoro e ”ospedaletto” della Solvay negli anni ’30. E sempre grazie alla Solvay, a Monfalcone ci sono ancora la sede del Csm, nata come casa di riposo in via Romana, e il magazzino comunale, ex asilo aziendale, in via delle Mandrie.

Il Piccolo, 01 settembre 2010
 
CAMBIATA LA GESTIONE, LA STRUTTURA A 4 STELLE DOVREBBE COMUNQUE RIAPRIRE 
Un flop l’hotel dell’ex Albergo impiegati 
Chiuso da un mese per mancanza di prenotazioni. Prezzi non rapportati alla clientela media

di LAURA BLASICH

Si sa che la stagione estiva a Monfalcone, città  industriale, nonostante il suo spicchio di mare e di Carso, pur punteggiato di memorie della Grande guerra, non riempie gli alberghi. Da qui a chiudere tutto il mese di agosto, come sta accadendo al Monfalcone Palace hotel, il quattro stelle ricavato al secondo piano dello storico ex albergo impiegati, però ce ne passa.
A stoppare l’attività ricettiva a nemmeno un anno dall’inaugurazione del restauro dell’edificio, sede anche di Ditenave, Consorzio industriale, corsi di formazione dello Ial, è stata infatti la mancanza totale di prenotazioni che ha determinato un cambio di gestione della stuttura ricettiva. La Helios srl di Claudio Martinis, che a Grado possiede alcuni degli alberghi di più alto livello, ha deciso di sfilarsi dalla società di progetto, nata cinque anni fa per condurre in porto assieme al Comune di Monfalcone la riqualificazione dell’ex albergo impiegati.
Una scelta dettata forse dal non facile momento che il settore sta attraversando e dalla difficoltà di “piazzare” un hotel come il Monfalcone Palace, un quattro stelle con 40 camere dotato di tutti i comfort e un arredo accurato (ma non collocato in centro, a differenza dell’altro quattro stelle cittadino, il Lombardia) rispetto alla clientela media degli alberghi di Monfalcone costituta per lo più da tecnici di ditte legati al lavoro nel canitere navale di Panzano. Nello stesso tempo l’attività formativa e convegnistica dell’ex albergo impiegati non sembra aver creato un indotto interessante, almeno finora, per l’hotel collocato al secondo piano. «L’hotel dovrebbe comunque ormai riaprire a giorni», afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che con caparbietà nel suo primo e secondo mandato ha costruito e concluso l’operazione di ristrutturazione e riconversione del palazzo realizzato dai Cosulich negli anni ’20 per accogliere gli impiegati celibi del cantiere navale.
Il soggetto che assumerà la gestione dell’hotel c’è già e si tratta di Carlo Frisan, titolare della Icep, l’impresa edile di Pordenone pure componente della società di progetto creata, assieme allo Ial e alla Helios, per recuperare e dare dei contenuti all’ex albergo impiegati. Non è escluso del resto che l’ex albergo impiegati ampli in un breve futuro la sua offerta di alta formazione.
L’ingresso principale dell’edificio, affacciato su via Cosulich, resterà comunque chiuso, come durante tutto agosto, fino a quando il servizio alberghiero non sarà di nuovo in funzione. Inaugurato all’inizio di settembre dello scorso anno, il restauro dell’ex albergo impiegati ha richiesto un impegno finanziario complessivo di 15,5 milioni di euro di cui di 9,5 a carico dei privati a fronte della concessione trentennale dell’immobile e il resto a carico del Comune, grazie ai finanziamenti ricevuti da Regione e Camera di commercio.

Il Piccolo, 18 giugno 2009
  
Smog, la centrale osservata speciale  
La provincia isontina tra le più inquinate da anidride carbonica
 
 
Nel 2008 l’Isontino ha sforato la quota assegnatagli di emissioni di anidride carbonica per oltre 6mila e 500 tonnellate. Il dato, ripreso dal ”Sole 24 ore Nordest”, è stato rilevato dallo studio di consulenza Bartucci. La provincia isontina avrebbe dovuto mantenersi entro un limite di due milioni 418mila tonnellate. Invece, di Co2, ne ha dispersa per più di due milioni 425mila. E nel Triveneto, quella di Gorizia è stata l’unica provincia, assieme a quelle di Udine e di Trieste, a superare la quota prevista, sia pure di poco.
«Si tratta comunque di uno sforamento sostanzialmente contenuto che, credo, già dal prossimo anno non si ripeterà (la provincia giuliana ha sforato di oltre mezzo milione di tonnellate il monte-emissioni previsto, ndr) – sottolinea l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic -. La maggior parte dei siti industriali provinciali, a partire dalla centrale termoelettrica E.On (ex Endesa e in futuro A2A, ndr), stanno adottando misure e accorgimenti per l’abbattimento delle emissioni».
Una conferma su questo punto arriva anche dagli uffici della Confindustria isontina, dai quali si sottolineano «gli importanti investimenti condotti sotto il profilo ambientale dagli associati». L’impianto più interessato da questi adeguamenti è proprio quello della centrale termoelettrica di Monfalcone da cui, è lecito supporre, provengano una parte non trascurabile di emissioni di anidride carbonica. In provincia di Gorizia, infatti, non ci sono raffinerie di petrolio o industrie per la lavorazione delle ceramiche, ovvero le due tipologie di siti industriali ritenuti, al pari delle centrali termoelettriche, tra i principali “produttori” di Co2.
Nell’area del Goriziano esistono, invece, realtà produttive impegnate sul fronte cartario, anch’esse osservate speciali sotto il profilo ambientale. «Certamente, al di là dei singoli investimenti promossi dal mondo imprenditoriale – fa notare l’assessore all’Ambiente del Comune di Gorizia, Francesco Del Sordi – è fondamentale che si facciano ulteriori sforzi. Per questa ragione ritengo che potrebbe essere valutata l’opportunità di sfruttare parte delle risorse messe disposizione dal Fondo Gorizia in questa direzione».
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Allarme diossina, sollecitato il controllo dei vertici dell’azienda termoelettrica 
 
MONFALCONE. Monfalcone e il suo territorio stanno pagando un prezzo pesantissimo in conseguenza al massiccio uso dell’amianto effettuato nel cantiere navale e in altre industrie, ma ora rischia di trovarsi anche a dover pagare la presenza di diossina in atmosfera.
Infatti sembra che dopo l’Ilva di Taranto, al primo posto in Italia per emissione di varie diossine, al secondo posto ci sarebbe la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’attenzione sull’argomento viene portata dal consigliere comunale di CittàComune, Maurizio Volpato che ha presentato al sindaco un’interrogazione chiedendo se gli amministratori della CittàComune, stiano seguendo gli sviluppi sulle necessarie assunzioni di impegno da parte dei nuovi vertici aziendali della centrale termoelettrica (che passata da Endesa a E.On, presto diverrà proprietà ufficiale di A2A) e quali siano le emissioni effettive in atmosfera di diossina e quali i rischi per la salute della popolazione. «Il consigliere Giorgio Pacor (Forza Italia ora Udc) ha già elencato in una recente interrogazione i nodi della tutela ambientale ancora irrisolti a Monfalcone: l’inquinamento del mare che bagna Marina Julia, l’inquinamento da scarichi fognari della sorgente termale del Lisert, il mancato completamento della rete fognaria cittadina, e appunto – scrive Volpato nella sua interrogazione – la mancata riconversione a metano dei gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica, ipotetica causa dell’emissione di diossina in atmosfera, mettendo soprattutto in rilievo che il Comune non rende periodicamente noti i dati sullo stato dell’ambiente, il che fa supporre che siano disastrosi». Ricorda anche che Legambiente, in una lettera dell’ottobre scorso, metteva in guardia il sindaco sull’emissione di diossina a Monfalcone «ritenendo urgente un immediato chiarimento sui problemi aperti e l’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società che gestisce la centrale, in merito alla verifica della corrispondenza attuale dei dati relativi alle emissioni di diossine con quelli dichiarati dall’istituto Ines, intervenendo anche con provvedimenti di sospensione dell’attività della centrale, se dovessero essere confermati possibili rischi sanitari per la popolazione, ricordando anche che il sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune».
Legambiente aveva chiesto anche l’immediata entrata in funzione dei desolforatori realizzati nella centrale per abbattere le emissioni dei gruppi a carbone e la conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
  
Centrale da luglio nel gruppo A2A  
Mercoledì prossimo la presentazione del Piano industriale
 
 
Da mercoledì prossimo, primo luglio, la centrale termoelettrica di Monfalcone cambia di proprietà, entrando a far parte del gruppo A2A. Nella circostanza, all’interno dell’impianto, attualmente ancora di proprietà di E.On, alle 10.30, ci sarà un incontro di presentazione delle principali linee-guida del Piano industriale di A2A e del suo programma di investimenti sull’impianto di Monfalcone. Sarà presente Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A. L’attenzione è ora incentrata sull’effettiva partenza della conversione a metano dei gruppi attualmente alimentati a olio combustibile, secondo il piano elaborato a suo tempo da Endesa Italia. Per l’impianto monfalconese, realizzato negli anni Sessanta e sottoposto a innumerevoli adeguamenti, il più grande della regione, si tratta del terzo ”passaggio di mano”, da Enel a Endesa Italia, ad E.On e ora ad A2A.
A2a ed E.On Produzione hanno stipulato l’atto di scissione parziale di E.On Produzione a favore di A2a Produzione, che può entrare così in possesso della centrale, oltre che del nucleo idroelettrico della Calabria, a fronte della cancellazione della partecipazione del 20% detenuta da A2a in E.On Produzione. Come informa una nota, gli effetti patrimoniali, economici e finanziari della scissione saranno riflessi nei conti consolidati di A2a a partire dalla seconda metà del 2009. La capacità attuale della centrale di Monfalcone è di circa 1000 megawatt (quella dell’impianto della Calabria di 550 megawatt). Per effetto dell’operazione, la capacità di generazione che sarà gestita da A2a sarà di circa 5700 megawatt, di cui circa 1400 da fonte idroelettrica.

Il Piccolo, 25 giugno 2009  

ENNESIMO STOP  
Guasta la centralina antismog  
Non vengono registrati proprio i dati relativi alle polveri sottili
  
  
Centralina Arpa di nuovo fuori uso. Il disservizio è iniziato venerdì scorso con la mancanza dei dati relativi ai livelli di biossido di azoto ed è continuato sabato con lo stop totale. Ancora una volta Monfalcone si trova scoperta dal punto di vista della lotta all’inquinamento. La centralina Arpa, situata nel cortile della scuola elementare Duca d’Aosta, è l’unico strumento di misurazione dell’inquinamento in città. Il malfunzionamento tecnico che ne ha causato il momentaneo blocco, affermano all’Arpa, dovrebbe essere risolto entro breve tempo. È questa l’ennesima ”puntata” di una storia che si ripete. Due mesi fa, ad aprile, l’impianto era rimasto spento per oltre due giorni. Poi il guasto era stato riparato. Ora si ripete. Insomma Monfalcone continua a essere priva, sia pure saltuariamente, di uno strumento di misurazione dei livelli d’inquinamento, fatto grave se si considera la presenza in città di numerose realtà industriali e soprattutto di una centrale termoelettrica che è ritenuta una delle cause principali di inquinamento in provincia. Più di una volta, poi, Monfalcone è rimasta priva proprio dei dati relativi ai livelli delle polveri sottili (Pm10), cioè dell’inquinamento da traffico e riscaldamenti. Da cui dipende l’eventuale ricorso alla riduzione del traffico.

Il Piccolo, 02 luglio 2009 
 
LA CENTRALE ELETTRICA RILEVATA DALLA MULTIUTILITY LOMBARDA CHE INVESTIRÀ 500 MILIONI IN 4 ANNI  
A2A: ridurremo l’inquinamento del 30%  
La proprietà: nessun licenziamento. Il vicesindaco: «Mantenere il rapporto con il territorio»
 
 
di ELISA COLONI
Inquinamento ridotto del 25-30% entro il 2013: è questo l’obiettivo di A2A, la multiutility italiana dell’energia da ieri proprietaria della centrale termoelettrica di Monfalcone.
La società, nata nel 2008 dalla fusione delle municipalizzate di Milano e di Brescia, investirà tra i 400 e i 500 milioni di euro nei prossimi quattro anni per rendere più efficiente l’impianto con una serie di interventi. Il più importante consisterà nella sostituzione dei vecchi gruppi a olio combustibile denso con una nuova produzione in ciclo combinato alimentato a gas. In poche parole, nel nuovo corso della Centrale – che dopo nove anni torna in mani italiane – l’olio che oggi viene bruciato per produrre energia elettrica verrà messo nel cassetto e sostituito da gas naturale, meno inquinante, da utilizzare assieme al carbone.
I dettagli di questo passaggio di mano sono stati illustrati ieri nella sede della Centrale. Un’occasione durante la quale i vertici di A2A (che, tra l’altro, ha costruito anche il termovalorizzatore di Acerra) hanno sottolineato come, dopo l’era del colosso spagnolo dell’energia Endesa e della tedesca E.on, «l’impianto termoelettrico torna sotto il controllo di un gruppo italiano, attento alle esigenze del territorio».
LA PROPRIETÀ In realtà i lombardi erano già di casa a Monfalcone sin dal 2001, anno del passaggio da Enel a Endesa Italia. In quella data l’Asm di Brescia era entrata in Endesa con una quota del 20%. Poi la fusione dell’azienda bresciana con la Aem di Milano aveva dato vita all’odierna A2A, diventata proprietario unico dell’impianto di via Timavo (dotato di una potenza installata pari a 976 megawatt). Ieri però non c’è stato solamente il ”battesimo” di Monfalcone all’interno della A2A; anche il Nucleo idroelettrico della Calabria, infatti, è entrato nel gruppo lombardo. O meglio, nella nuova «famiglia dell’energia italiana», come affermato dal presidente del Consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, collegato in videoconferenza con Monfalcone e Catanzaro. Grazie a questi due ”colpi” A2A diventa il secondo operatore elettrico italiano per capacità installata e volumi di vendita.
INVESTIMENTI Le risorse che la nuova proprietà intende investire nei prossimi quattro anni su Monfalcone ammontano, come confermato da Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A, a 400-500 milioni di euro. «L’intervento più significativo porterà alla sostituzione dell’olio combustibile con il gas – ha precisato Rossetti – attraverso la costruzione, entro il 2013, di un gasdotto che arriverà alla centrale partendo da Villesse, senza interessare le aree carsiche e le zone storiche. Si tratta del nostro principale obiettivo, che ci viene richiesto dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello scorso 29 maggio. Così riusciremo a ridurre le emissioni di polveri, biossido di zolfo, ossidi di azoto e anidride carbonica del 25-30%». Ma gli interventi non finiscono qui. Come spiegato dal direttore della Centrale, Luigi Manzo, infatti, all’orizzonte ci sono anche la costruzione di una nuova gru portuale per lo scarico del carbone; la sostituzione di tre trasformatori per ridurre l’inquinamento acustico e vari interventi minori all’impiantistica.
OCCUPAZIONE I dipendenti della Centrale sono 143, cui si aggiungono circa 60 collaboratori esterni. Ma quali saranno le conseguenze dell’arrivo di A2A per impiegati e operai? Su questo fronte Rossetti ha assicurato: «Non sono previsti né tagli del personale né nuove assunzioni. Punteremo piuttosto a una graduale ottimizzazione delle risorse umane, che verranno preparate rigorosamente al passaggio dall’olio combustibile al gas».
IL TERRITORIO Alla presentazione di ieri non hanno voluto mancare il vicesindaco Silvia Altran e l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. «Abbiamo sempre mantenuto ottimi rapporti di collaborazione con la proprietà della Centrale – ha spiegato il vicesindaco – che auspico rimangano invariati in futuro». «Vigileremo affinché si operi nel rispetto delle normative in materia ambientale e in armonia con il territorio», ha concluso l’assessore Cernic.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
A2A: vecchi i dati di Legambiente  
«Oggi le emissioni di diossina sono entro i limiti di legge»
 
 
La centrale termoelettrica A2A di Monfalcone indicata da Legambiente tra le aziende italiane che producono maggiori emissioni inquinanti. Il riferimento è alla ”voce” diossina, nella quale la centrale monfalconese viene collocata al secondo posto, in termini di grammi di emissione all’anno, dopo l’Ilva di Taranto. Ma se per l’Ilva il rapporto indicato è di 92 grammi/anno, per la centrale cittadina viene riportato il valore di 4 grammi/anno. Un dato per il quale il direttore dello stabilimento, ingegner Luigi Manzo, offre una circostanziata spiegazione: «Il dato si riferisce al 2005, indicato nel registro Ines 2006, registro nazionale gestito dall’Ispra (settore operativo del ministero dell’Ambiente), al quale le grandi aziende dichiarano annualmente i dati delle emissioni prodotte. Il dato è stato ampiamente ridotto nei due anni successivi, relativi al 2007 e 2008, molto al di sotto della soglia indicata nello 0,1 grammi/anno. Parliamo di un dato migliaia di volte inferiore al limite di legge».
Il parametro è il prodotto della concentrazione dell’inquinante per ogni metro cubo di gas emesso nell’aria. «Il dato denunciato nel 2006 – aggiunge Manzo – era frutto di tecniche di rilevamento molto sofisticate e cautelative assunte dall’azienda. Nei due anni successivi, l’azienda si è omologata alle modalità di rilevamento indicate dal ministero ai fini dell’omogeneità della registrazione dei dati. Le diverse rilevazioni adottate hanno consegnato valori di emissione decisamente inferiori». Le dichiarazioni relative al 2007 e 2008 non sono state inserite nel registro nazionale, proprio perchè risultate al di sotto dello 0,1 grammi/anno. Manzo fornisce anche il dato, pubblicato dal ministero nell’ambito dei rilevamenti legati al protocollo di Kyoto, sulle emissioni di anidride carbonica registrate nel 2008, pari a circa 2 milioni e 300mila tonnellate. Nel rapporto di Legambiente l’azienda più inquinante è la centrale Enel di Brindisi Sud, con 14 milioni e 198mila tonnellate/anno di emissioni. La società investirà 400-500 milioni nei prossimi 4 anni per rendere più efficiente l’impianto riducendo l’inquinamento del 25-30% entro il 2013, grazie alla riconversione dei vecchi gruppi a olio combustibile.

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