Il Piccolo, 14 luglio 2009 
 
PROCESSO PER L’INFORTUNIO DELL’APRILE 2005  
Morte di Cicciarella, i testimoni
 
 
Si è svolta ieri in tribunale a Gorizia la prima udienza, davanti al giudice monocratico Elena Bigattin, del processo per determinare una serie di ulteriori responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, deceduto in porto, in seguito a un incidente, l’11 aprile di quattro anni fa.
A rispondere di omicidio colposo sono chiamati Franco Romano, all’epoca legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Nereo Battello), Sergio Rondi, responsabile operativo della stessa Compagnia (difeso dall’avvocato Donolato), Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin) e Guido Misseroni, legale rappresentante della Compagnia portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).
Nel corso dell’udienza è stato ricostruito attraverso il resoconto di alcuni testimoni, convocati sia dall’accusa che dalle difese, cosa avvenne in quel maledetto pomeriggio di bora ”scura” sulla banchina numero 8. Franco Cicciarella, assieme ad altri colleghi, si stava occupando di scaricare un camion che trasportava bramme di ferro. Improvvisamente venne investito e schiacciato da un carrello elevatore che procedeva in retromarcia e di cui non si accorse proprio a causa del forte vento che copriva il rumore del mezzo.
Per lui non ci fu nulla da fare. Inutile aggiungere come e quanto lo sviluppo dei lavori processuali abbia emozionato i diversi amici e parenti che hanno seguito l’udienza. Fra loro, i fratelli di Franco, Riccardo, Emilio e Corrado e la convivente, Elena Fedel, tutti costituitisi parte civile e assistiti rispettivamente dagli avvocati Fabio Luzzatto Guerrini e Anna Grazia Luzzatto Guerrini.
«Vogliamo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – hanno sottolineato molto compostamente -. La morte di Franco deve servire da monito affinchè nei diversi ambienti di lavoro si faccia di più sul fronte della sicurezza». Non a caso, all’indomani della tragica scomparsa, proprio i parenti e gli amici di Franco hanno dato vita all’associazione “Carico sospeso” che in questi anni è stato molto attiva nella promozione di una rinnovata cultura della sicurezza. E i singoli aspetti correlati all’efficacia dei presidi di sicurezza allora in funzione sono uno dei temi cruciali attorno ai quali ruota l’intero procedimento e sul quale presumibilmente si concentrerà l’attenzione del pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha coordinato le indagini.
Il processo è stato aggiornato al 22 marzo 2010.
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 14 luglio 2009
 
Morì un operaio, in quattro a processo per omicidio colposo 
 
MONFALCONE. Si è aperto dinanzi al giudice monocratico Bigattin il processo per la morte di Franco Cicciarella, l’11 aprile 2005, per cui sono state rinviate a giudizio quattro persone, legate alla Compagnia portuale di Monfalcone e alla Cooperativa portuale sopraccarichi di Trieste. Devono rispondere di omicidio colposo Franco Romano, allora legale rappresentante della Compagnia portuale, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa portuale sopraccarichi. Cicciarella era sulla banchina 8 del porto, stava coordinando le fasi di scarico di un tir quando fu investito e schiacciato dalle ruote di un carrello elevatore. Ieri sentiti i primi testi che hanno raccontato cosa accadde quel giorno: il processo è aggiornato al 22 marzo 2010.

Il Piccolo, 08 luglio 2009
 
SETTE ANNI FA RIMASE FERITO UN MURATORE  
Infortunio, chieste sei condanne  
Imputati di lesioni i responsabili e alcuni operai di un’impresa
 
 
Sette anni fa in un cantiere di via Garibaldi un operaio di Latisana, Francesco Paschetto, rimase semisepolto da una parte di terra franata durante lo scavo delle fondamenta di un nuovo stabile in costruzione. A giudizio dinanzi al giudice Emanuela Bigattin sei tra operai, responsabili del cantiere e titolari della ditta, imputati di lesioni. Si tratta di Maurizio Corradin di Grado, Franco Zorzin e Flavio Zorzin di San Canzian, Claudio Esposito di Monfalcone, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone.
Ieri il pubblico ministero per i primi quattro imputati ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa e gli altri due a 2 mesi e 200 euro di multa con i benefici. I difensori hanno invece sollecitato l’assoluzione. Il giudiceviato il processo al prossimo 21 luglio per le repliche e la sentenza. Il fatto era accaduto il 10 gennaio 2002. Paschetto, dipendente dell’impresa Corradin, stava lavorando nel cantiere edile dove si stavano effettuando operazioni di scavo quando venne investito da una frana del terreno riportando alcune fratture e lesioni giudicate guaribili in oltre 40 giorni.
Franco Femia

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009
 
Incidente sul lavoro: operaio 45enne cade da 8 metri e si frattura un braccio 
 
MONFALCONE. Un 45enne operaio goriziano, Alessandro Kavvs, dipendente di una ditta monfalconese, è rimasto ferito, fortunatamente non in modo grave, in un incidente sul lavoro, occorsogli nel pomeriggio di ieri alla Cartiera Burgo di Duino.
L’uomo è caduto al suolo da un’altezza di quasi 8 metri.
Intorno alle 17, secondo quanto si è potuto apprendere, il 45enne operaio goriziano (che come detto lavora per una ditta monfalconese esterna) era impegnato nello stabilimento della Burgo e stava effettuando degli interventi di manutenzione sulla linea di produzione numero 3 quando, per cause attualmente in corso di accertamento, sarebbe caduto da un telo di filtraggio, compiendo un volo di circa otto metri.
Una caduta da un’altezza considerevole che avrebbe potuto costargli davvero caro ma fortunatamente l’impatto è stato attutito in parte da un muro obliquo e le conseguenze sono state così tutto sommato non gravissime.
L’operaio isontino, che ha riportato la frattura di un braccio, è stato immediatamente soccorso dai sanitari del 118 che dopo avergli prestato le prime cure l’hanno trasferito all’ospedale di San Polo a Monfalcone dove l’uomo è stato accolto nel reparto di ortopedia.
Sul posto per gli accertamenti e i rilievi del caso è intervenuta la Polizia del Commissariato di Duino che sarà così chiamata a fare luce sulla dinamica dell’incidente che ha visto coinvolto il 45enne operaio isontino. (pi.ta.)

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
DAVANTI AL GIUDICE DI GORIZIA IMPRESARI E DIPENDENTI  
Infortunio sul lavoro, tutti assolti i sei imputati di lesioni  
Sette anni fa un tecnico edile era rimasto semisepolto da una massa di terra e si era fratturato una gamba
 
 
Si è concluso con una sentenza di assoluzione per tutti i sei imputati il processo celebrato ieri davanti al tribunale di Gorizia per il grave infortunio occorso sette anni fa al latisanese Francesco Paschetto, oggi quarantenne, che rimase semisepolto da una massa di terra mentre lavorava in un cantiere edile di via Garibaldi a Monfalcone. Il muratore era riuscito a evitare di rimanere completamente sommerso con un movimento repentino che gli era però costato la frattura scomposta di un femore. Il giudice ha mandato assolti dall’accusa di lesioni colpose, perché il fatto non sussiste, Maurizio Corradin, di Grado, il titolare dell’omonima impresa edile, Flavio e Franco Zorzin, di Pieris, della ditta incaricata dei lavori di demolizone e sbancamento, e Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi, pure di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecusione delle opere edili.
L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna di Corradin, Flavio e Franco Zorzin ed Esposito a tre mesi di reclusione ciascuno e per gli altri impuati a due mesi di carcere.
I difensori degli imputati, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Bendedittis e Roberto Ziani, avevano invece sostenuto la piena innocenza dei loro assisisti e si erano quindi battuti per per l’assoluzione. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha ha assolto gli imputati facendo però riferimento, nel dispositivo di sentenza, al secondo comma che equivale alla vecchia formula dubitativa dell’insufficienza di prove.
L’infortunio di cui rimase vittima Paschetto risale al 10 gennaio del 2002. Si verificò nel cantiere aperto dall’impresa edile Corradin di Pertegada impegnata a Monfaocone nella costruzione di una palazzina in via Garibaldi. Paschetto stava lavorando munito di badile in una fassa profonda circa cinque metri mentre un collega stava muovendo della terra con un piccolo escavatore. All’improvviso una parete della fossa cedette. L’addetto all’escavatore se ne era accorto e aveva urlato al collega di scansarsi. Paschetto spiccò un balzo, ma si fratturò una gamba.

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Infortunio in un cantiere edile: tutti assolti  
Un operaio riportò la frattura del femore. Sotto processo finirono il titolare e altre cinque persone
 
 
MONFALCONE. Con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati perché il fatto non sussiste si è concluso, ieri pomeriggio, in Tribunale, a Gorizia, il processo per il grave infortunio sul lavoro, accaduto sette anni fa, in un cantiere edile, dove l’operaio quarantenne Francesco Paschetto di Latisana rimase semisepolto da una massa di terra.
Per un soffio Paschetto era riuscito con un balzo ad evitare di essere sommerso del tutto. Ma, nel balzo, si era ferito alla gamba sinistra: frattura scomposta del femore avevano diagnosticato i medici.
E così erano finiti sotto processo con l’accusa di lesioni colpose Maurizio Corradin di Grado, titolare dell’omonima impresa, Flavio e Franco Zorzin di Pieris della ditta incaricata dei lavori di demolizione e sbancamento, Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecuzione delle opere del cantiere.
Il pm, Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna dei primi quattro a tre mesi di reclusione ciascuno, degli altri due a due mesi di carcere.
I difensori, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Benedittis e Roberto Ziani, si erano battuti per l’assoluzione dei sei imputati. Richiesta che il giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ha accolto facendo, peraltro, riferimento del dispositivo della sentenza al secondo comma che equivale alla “vecchia” formula dubitativa.
L’incidente risale al 10 gennaio 2002 e ha avuto come teatro il cantiere dell’impresa Corradin di Pertegada, impegnata nella realizzazione di una palazzina di via Garibaldi.
Francesco Paschetto stava lavorando con la pala in una fossa profonda circa cinque metri, mentre un collega stava smuovendo la terra con un piccolo escavatore.
All’improvviso, la gigantesca parete di terra si era staccata.
Per fortuna, l’operaio che stava sull’escavatore se n’era accorto e aveva dato l’allarme, urlando al collega di mettersi al riparo.
Paschetto, come si è detto, aveva spiccato un balzo per evitare, appunto, di essere sepolto da quella massa di terriccio, ma “atterrando” si era fratturato il femore della gamba sinistra. (n.v.)