Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
Reggiane, orizzonte cupo Delegazione in Municipio  
Chiesto il sostegno delle istituzioni. Il sindaco: «Contatterò la Regione» 
 
Invece della schiarita attesa da mesi per i 70 lavoratori di Reggiane Cranes&Plants l’orizzonte è tornato a farsi cupo. Il Banco popolare di Verona, una dei 18 istituti italiani creditori della società emiliana, si è sfilato dall’operazione di acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Banco popolare e multinazionale Usa hanno trovato un’intesa su importo pari al 40% circa del valore del rapporto economico tra i due soggetti. Le altre banche, per voce di Unicredit, capofila degli istituti italiani, hanno assicurato di non volersi sganciare dall’operazione, ma la prospettiva è quella che il closing dell’accordo tra Fantuzzi e Terex subisca un ulteriore ritardo, mentre i fornitori scalpitano e potrebbero farsi avanti per chiedere un’ingiunzione fallimentare. Ecco perché ieri, dopo una veloce assemblea in stabilimento, la maggioranza dei lavoratori di Reggiane sono arrivati sotto il municipio, dove sono stati poi ricevuti dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Le commesse ci sono, soprattutto per Monfalcone, che produce grandi gru portuali – ha spiegato Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, affiancato dal segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan -, ma i fornitori potrebbero non avere più pazienza, facendo quindi saltare tutto e facendo finire la società in amministrazione controllata». Al sindaco i sindacalisti hanno chiesto di contattare la Regione, anche con l’obiettivo di preallertare il ministero dello Sviluppo economico sull’apertura di un nuovo fronte di crisi. Il sindaco parlerà della situazione di Reggiane al prefetto Maria Augusta Marrosu. «Nei confronti dell’area di Reggiane c’è molto interesse – ha affermato Pizzolitto nella sala del Consiglio gremita di lavoratori -, ma credo che in questo momento in cui diverse realtà industriali del territorio presentano prospettive incerte sia fondamentale salvaguardare quanto esiste in città sotto il profilo produttivo».

Messaggero Veneto, 10 luglio 2009 
 
I lavoratori Reggiane: «Vendete»  
Chiesto al sindaco di fare da tramite per l’acquisto da parte di Terex
La stipula definitiva del contratto con gli americani è ancora bloccata Cresce la preoccupazione tra i dipendenti e i rappresentanti sindacali
  
 
MONFALCONE. I lavoratori dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone hanno chiesto, ieri, al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, di farsi tramite con la Regione e il prefetto perché venga sollecitata la chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Data per certa una decina di giorni fa dall’amministratore delegato e dal direttore di stabilimento di Monfalcone, la stipula definitiva del contratto in realtà non si è ancora chiusa, bloccata dal Banco Popolare che ha voluto uno stralcio dal pool di banche che dovrebbe procedere al “closing”. 
Fatto che ha aumentato la già profonda preoccupazione dei lavoratori, che a fronte di un buon carico di lavoro devono fare i conti, ormai dall’agosto 2008, con una crisi economica e di liquidità, che rischia di mettere in ginocchio l’azienda. «Finora i fornitori hanno avuto pazienza, ma se qualcuno la perdesse potrebbe chiedere l’ingiunzione fallimentare con avvio di un iter complesso e difficile», ha detto il rappresentante della segreteria provinciale Fiom Cgil, Fabio Baldassi, che, assieme al segretario provinciale della Uilm Uil, Luca Furlan, ieri mattina, ha prima tenuto un’assemblea nello stabilimento di via Timavo, decidendo poi con una cinquantina di lavoratori di raggiungere il palazzo municipale e parlare con il sindaco, che ha in effetti spiegato che appunto qualche giorno fa i vertici dell’azienda avevano dato rassicurazioni sia sui tempi della concretizzazione dell’acquisizione, sia della serietà di Terex. «Anche le fonti di Reggio Emilia (sindaco e assessore) che ho contattato mi hanno confermato le stesse cose, così come lo stesso Fantuzzi. Ora ci sarebbe questo nuovo inghippo con una delle banche, ma Fantuzzi che ho sentito stamattina (ieri per chi legge, ndr) – ha spiegato Pizzolitto, precisando che non intende supplire al ruolo del sindacato, ma fungere da sostegno – mi ha rassicurato che entro questa settimana tutto sarà risolto. Certo, l’abbiamo sentito tante volte, ma l’attenzione sull’area è forte. È prioritario difendere comunque il pregresso e quello che abbiamo, anche perché è di sicura prospettiva». È stato ancora Baldassi a confermare che sarebbe il Banco Popolare ad aver creato problemi e ad aver chiesto lo stralcio, mentre Unicredit avrebbe rassicurato sul fatto che il processo procede, «anche se ora ogni banca dovrà riunire di nuovo i propri Cda, situazione che potrà richiedere ore o giorni. Quindi va bene l’ottimismo di Fantuzzi, ma dobbiamo stare con i piedi per terra, anche perché dobbiamo pensare alle nostre famiglie e alle famiglie di tutti i 650 dipendenti del gruppo. Chiediamo quindi al sindaco di fare pressione con la Regione e di conseguenza con la segreteria del ministro Scajola».
Luca Furlan ha sostenuto il principio della difesa del pregresso, «perché è vero che possiamo riconvertire, ma occorre difendere ciò che già c’è. I lavoratori, le Rsu e i sindacati hanno dimostrato profondo senso di responsabilità, perché la vicenda era economica e non industriale, ma sarebbe un peccato buttare un patrimonio che è vanto non solo del territorio, ma anche dell’Italia. È quindi il caso di coinvolgere anche il prefetto». Proposte accolte dal sindaco, che già ieri mattina ha provato a prendere contatti con la Prefettura e la Regione. Intanto, per i 70 dipendenti dello stabilimento la cassa integrazione resterà aperta fino alla fine di luglio, per un massimo di tre giorni a settimana.

Il Piccolo, 15 luglio 2009 
 
ASSICURAZIONI DEL PREFETTO  
Entro dieci giorni la vendita di Reggiane
 
 
L’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane a Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni. A dare la tempistica della definizione del passaggio alla società statunitense è stata ieri il prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, nell’incontro con il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto, le segreterie provinciali di Fiom, Uilm e Failms-Cisal e la Rsu dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, 70 dipendenti diretti e una produzione di grandi gru portuali. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. E’ questo il quadro che i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno tracciato ieri al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «E’ già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie di ieri, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Chiediamo alle istituzioni di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché altrimenti il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie». La società soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. (la. bl.)

 

Messaggero Veneto, 15 luglio 2009 
 
Crisi Reggiane, schiarita in vista 
 
MONFALCONE. A distanza di pochi giorni dalla richiesta partita da lavoratori e sindaci della Fantuzzi Reggiane, ieri il prefetto Maria Augusta Marrosu ha incontrato la Rsu dello stabilimento, le segretarie provinciale Fiom, Uilm e Failms-Cisal e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto che dopo l’incontro con i lavoratori nella sala del consiglio si è fatto tramite per arrivare all’appuntamento con il rappresentante del Governo sul territorio.
Che, con sollievo di tutti, ha rivelato che l’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane alla società statunitense Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni al massimo. I 70 dipendenti dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, che produce grandi gru portuali, hanno espresso infatti la loro preoccupazione rispetto all’ancora mancata chiusura della vendita. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati e dei lavoratori è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe davvero a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. È questo quanto i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno spiegato al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «È già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie date dal prefetto, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Quanto chiediamo alle istituzioni è di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché in caso contrario il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie».
La società già soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, già espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. A Monfalcone finora non sono mancate le commesse, ma nuovi ordini rischiano di sfumare a causa della situazione debitoria esistente con le banche.