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Il Piccolo, 24 luglio 2009

LE REAZIONI LOCALI AL RINVIO A GIUDIZIO DEI VERTICI DELL’ETERNIT 
Amianto, tutta la città deve essere risarcita 
L’avvocato Genovese: il processo di Torino indica la strada per chiedere un indennizzo collettivo
«Anche qui deve farsi avanti un concetto di giustizia più ampio che tenga conto della globalità dei danni»
Per Bevilacqua è una vittoria la citazione a giudizio della Fincantieri da parte del Tribunale di Gorizia

di LAURA BORSANI

La multinazionale dell’Eternit a processo a Torino per le morti da amianto, il prossimo dicembre, dopo il rinvio a giudizio degli ultimi responsabili, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele. La Procura torinese ha accertato 2191 vittime dell’amianto tra il 1952 e il 2008 nelle varie sedi della multinazionale, delle quali quella di Casale Monferrato rappresenta la fabbrica che ha provocato più morti. Una «pagina storica», l’ha definita il procuratore che si occupa del procedimento, Raffele Guariniello. In dibattimento saranno ben 5700 le parti lese, tra familiari delle vittime e malati. Un risultato al quale da Monfalcone si guarda con particolare attenzione. Ritenuto un esempio da perseguire sotto il profilo del principio di giustizia considerato nell’accezione più ampia del danno provocato. Lo spiega l’avvocato Luigi Genovese che rappresenta la Fiom-Cgil costituitasi parte civile in uno dei processi intentati nei confronti di Fincantieri e di altre ditte in appalto. «Il processo di prossima apertura a Torino nei confronti della Eternit – esordisce il legale – rappresenta il secondo procedimento aperto a Casale Monferrato. Il primo si concluse con una transazione che l’azienda produttrice di amianto aveva concordato con le parti civili. Se a Casale Monferrato l’amianto si produceva, qui si utilizzava, con danno ai lavoratori, ma anche a quanti, come le mogli dei dipendenti, venivano a contatto con la fibra. Il procedimento torinese è improntato sulla generalità dei danni provocati dall’amianto, mentre i nostri processi riguardano i casi specifici, legati ai decessi accertati, per i quali saranno appurate le eventuali responsabilità». Il caso di Casale Monferrato, dunque, per il legale, è importante proprio perchè viene affrontata la questione-amianto partendo da un principio di giustizia e di tutela ”collettivo”, tenendo conto anche del danno ambientale. «Premesso che vi sono danni irrimediabili – continua il legale -, c’è un principio di fondo che va rispettato e che chiama in causa molteplici aspetti, dalla prevenzione e la sicurezza sul lavoro e per quanti vivevano accanto alle vittime, allo stesso danno ambientale che gravava attorno al cantiere. Certo ora – tiene conto l’avvocato Genovese – nei nostri processi si fanno avanti le parti civili anche istituzionali, e questo è un ulteriore passo avanti nel riconoscimento più complessivo della problematica. Il caso di Casale dunque insegna a perseguire proprio un principio di giustizia più ampio».
L’avvocato Paolo Bevilacqua, che peraltro ha citato in giudizio la Fincantieri Spa quale responsabile civile in relazione alle morti da amianto nell’ambito di uno dei processi dove partecipa in veste di rappresentante di parte civile, ritiene da parte sua che la giustizia nel nostro territorio ha comunque «aperto una porta principale, nella quale stanno confluendo molte indagini e investigazioni. La magistratura – ha continuato Bevilacqua – è tuttavia sempre stata sensibile soprattutto nei confronti del fenomeno-amianto. Sta perseguendo questioni che sembravano limitate alla semplice prevenzione di carattere generale». Secondo l’avvocato, «c’è un ritorno preventivo alla salute che servirà anche da monito per il futuro».
 
«Verso una cultura della prevenzione» 
L’Associazione esposti vicina moralmente al Comitato di Casale

Da Monfalcone rimbalza fino in Piemonte l’eco in una sorta di ”solidarietà morale” che, sul fronte della sicurezza sul lavoro, e in particolare sulle morti da amianto, ha macinato la sua lunga e travagliata storia. Con il Comitato di Casale, peraltro, non mancano i contatti, attraverso l’Associazione esposti amianto cittadina. Si guarda così al processo di Torino come a un forte segnale di attenzione e di ”presa di coscienza” sul fenomeno-amianto. Un arricchimento anche sotto il profilo della crescita e del consolidamento di una vera e propria cultura della prevenzione e della sicurezza sui posti di lavoro. Lo osserva Davide Bottegaro, dell’Aea, che, peraltro, evidenzia un altro aspetto, guardando alla nostra realtà, in relazione ai procedimenti civili. «I procedimenti civili, per quanto concerne il nostro territorio – spiega -, sono lontani da una sentenza vera e propria. La prima causa civile intentata come associazione risale al 2005. La sentenza giungerà, forse, nel 2010. L’Aea, tuttavia, invita da tempo quanti intentano processi penali a procedere anche in termini civili». Il rappresentante dell’associazione monfalconese evidenzia ancora: «Nei procedimenti penali, attualmente il Tribunale richiede l’anticipo delle spese peritali diviso a metà tra l’azienda chiamata in causa e i familiari delle vittime, quando prima invece venivano anticipate solo dalla parte più forte».
Bottegaro quindi lo sottolinea: «La magistratura sta prendendo atto del tragico fenomeno legato all’esposizione da amianto e sta lavorando. Questo grazie anche all’attenzione posta dal Presidente della Repubblica. Il caso di Torino ci rende oltrechè solidali, moralmente più forti. Abbiamo peraltro da tempo un rapporto di vicinanza con il Comitato di Casale, ospite anche alla conferenza nazionale sull’amianto tenutasi a Monfalcone». Bottegaro aggiunge: «Si sta facendo largo una sensibilità diversa sulla sicurezza del lavoro, come deve essere in un Paese civile. Il costo sociale, peraltro, dato dagli effetti dell’amianto è altissimo. La prevenzione e la sicurezza sul lavoro rappresentano un enorme risparmio per la collettività e per le stesse aziende».
Il presidente onorario dell’Aea, Duilio Castelli, offre la sua personale riflessione: «Il procuratore Guariniello è un magistrato investigativo nella ricerca della verità dei fatti. Come l’ex procuratore di Trieste, Beniamino Deidda, che, grazie ad un pool tecnico e investigativo, in pochi mesi ha istruito il procedimento in ordine ai fascicoli che ha avocato a sè. Deidda è stato assegnato ad altra Procura. Mi auguro che non possano intervenire nuovi rallentamenti».

Il Piccolo, 23 luglio 2009 
 
Ferroviere di 57 anni vittima dell’amianto  
Deceduto il monfalconese Lino Dagri, popolare musicista. Caso all’esame della magistratura
 
 
di ROBERTO COVAZ

E adesso quanti sono? Duecento, trecento, quattrocento? E domani, dopodomani, riusciremo a tenerne il conto? Lino Dagri aveva 57 anni. È morto all’ospedale di Udine prosciugato dal mesotelioma, il tumore provocato dall’amianto. Monfalcone s’inchina a un’altra vittima della «polvere». Dagri aveva cominciato la sua attività lavorativa poco più che ventenne al cantiere di Monfalcone; poi era entrato nelle Ferrovie dello Stato diventando capo-manovratore. La sua ultima, lunga parentesi professionale l’ha sviluppata alla stazione di Monfalcone. Era popolare Lino, per via della sua simpatia e disponibilità verso gli altri. Ma non solo. Era anche noto perché fin da giovane aveva coltivato la passione per la musica formando e suonando in diversi complessi. L’ultimo è stato quello degli Inox. Suonava la chitarra elettrica, ma ci sapeva fare anche con gli strumenti ad ancia; con il clarinetto in particolare, che aveva imparato a padroneggiare nella banda civica di Monfalcone, in quella sala prove dell’oratorio San Michele a due passi da casa. Lino, infatti, era un monfalconese doc, uno di Borgo San Michele e da lì non si è mai allontanato: ora abitava con la compagna Sara in via Volta.
Da due anni Dagri era in pensione. Gli era stata riconosciuta la malattia professionale dell’asbestosi. La data dei funerali non è stata ancora fissata; c’è da attendere l’esame autoptico. E probabilmente per ragioni giudiziarie non potrà essere accontentato Lino, che aveva chiesto di essere cremato. Il suo decesso seguirà ora l’iter civile e penale delle centinaia di altri decessi per amianto sopportati dal Monfalconese. Poi, forse, arriverà un risarcimento ai familiari. Oltre alla compagna Sara, Lino lascia la figlia Cristina, le due nipoti, la sorella Marina e il cognato Dario.
A parlare di Lino, della sua voglia di vivere, è stato ieri un suo grande amico: Giordano Magrin. Aveva gli occhi arrossati Magrin ricordando il coraggio e la pazienza con cui Dagri ha sopportato il dolore. «Sento un grande vuoto – ha confessato Magrin – .Io e lui siamo sempre stati assieme, era più di un fratello. Negli ultimi tempi, quando assieme guardavamo in tv le partite del Milan, di cui era un appassionato tifoso, ogni tanto lo vedevo abbandonarsi a smorfie di dolore. Gli chiedevo ’come va Lino?’ e lui mai una volta che si sia lamentato».

Il Piccolo, 22 luglio 2009
 
RICOVERATO A UDINE. L’INCIDENTE A BORDO DELLA QUEEN ELIZABETH 
Colpito alla testa, salvo per miracolo 
Coinvolto un operaio di una ditta esterna. L’elmetto si è rotto sotto il peso di un martinetto

L’elmetto gli ha salvato la vita. Se non lo avesse indossato, probabilmente le conseguenze dell’infortunio avvenuto ieri mattina nel cantiere di Monfalcone, a bordo della Queen Elizabeth, sarebbero state ancora più gravi. Grazie a quella protezione C.C., operaio 46enne dipendente della ditta in appalto Cmp, non è in pericolo di vita.
L’uomo è stato comunque trasportato dai sanitari del 118 prima al Pronto soccorso di Monfalcone e poi, per una Tac approfondita, all’ospedale di Udine. Le dinamiche dell’incidente restano ancora da accertare, anche se sembrerebbe che l’operaio sia rimasto ferito durante un’operazione di saldatura. Un martinetto (macchinario utilizzato per avvicinare le lamiere pesanti e che va saldato alla lamiera stessa), probabilmente non saldato correttamente, ha ferito l’uomo alla testa, perforando l’elmetto di plastica e provocando un’abbondante emorragia.
I sanitari avrebbero infatti riscontrato un serio trauma cranico, anche se le condizioni dell’uomo, che in un primo momento sembravano estremamente gravi, ora non destano preoccupazione. L’operaio è rimsto sempre cosciente. L’infortunio è avenuto poco prima delle 10 a bordo della nave in bacino. Sul posto, oltre ai sanitari interni allo stabilimento, sono accorse le ambulanze del 118 e i carabinieri.
Secondo la ricostruzione dei fatti di Fincantieri, la saldatura presumibilmente «non sarebbe stata effettuata correttamente dall’operaio. È probabile che l’infortunio sia dovuto a un’incuria del lavoratore – spiega l’azienda tramite il proprio portavoce -. Il dipendente della Cmp era comunque un operaio esperto, da molti anni impegnato nel centiere di Monfalcone».
Diversa la versione dei rappresentanti sindacali, che commentano in maniera differente l’accaduto. «Gli infortuni sul lavoro non sono mai colpa degli operai – spiega Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -. E non credo al fatto che da parte del lavoratore ci sia stata incuria. Credo piuttosto che sia sempre responsabilità del datore di lavoro formare i propri dipendenti. Questo accaduto – conclude – riporta alta l’attenzione sulla sicurezza. Nel nuovo testo dell’accordo integrativo abbiamo previsto in stabilimento la presenza di un responsabile sicurezza per le ditte in appalto». (el.col.)
 
Messaggero Veneto, 22 luglio 2009

Colpito alla fronte da una scheggia: ferito un operaio della Fincantieri 

MONFALCONE. È stato ricoverato inizialmente all’ospedale di Monfalcone e poi trasportato all’ospedale di Udine per essere sottoposto a Tac, il lavoratore della Cmt, ditta privata in appalto allo stabilimento Fincantieri, coinvolto ieri mattina in un infortunio a bordo della Queen Elizabeth, la nuova nave da crociera commissionata dal Gruppo Carnival per la società armatrice inglese Cunard Line e la cui consegna è prevista per l’autunno del 2010. L’uomo, 46enne, è stato colpito alla fronte da un martinetto e i sanitari avrebbero riscontrato un serio trauma cranico, ma le sue condizioni, che in un primo momento sembravano estremamente gravi, non desterebbero preoccupazione.
Il ricovero e l’esame più approfondito sono stati dettati dalla precauzione e dalla necessità di fare degli accertamenti. L’infortunio è accaduto ieri nelle prime ore della mattina, a bordo della nave in bacino (nave la cui cerimonia di impostazione si è svolta il 2 luglio scorso). L’operaio stava provvedendo a normali lavori di carpenteria e stava allineando dei blocchi del pavimento, quando, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, da un’altra struttura, sembra una pompa in pressione che unisce due lamiera da saldare, si sono staccati dei punti di saldatura e un componete di questa è stato scagliato contro l’uomo, centrandolo alla fronte.
Secondo la versione di Fincantieri l’uomo stava operando alla saldatura di due lamiere, usando un “cavallotto”, da saldare al ponte. «Sembra che la saldatura non fosse stata fatta ad arte e mentre l’operaio stava prendendo un martinetto, questo è salato e ha sbattuto sull’elmetto, che è stato davvero salvifico. Con tutte le cautele del caso e attendendo il chiarimento della dinamica – dice il portavoce dell’azienda – si potrebbe trattare di incuria dell’operaio stesso». Un fatto è certo: il pezzo di ferro ha bucato la dura plastica del caschetto e se questo non ci fosse stato le conseguenze dell’infortunio avrebbero potuto essere ben più tragiche. Immediatamente i colleghi di lavoro, assieme ai vigili del fuoco di stabilimento, hanno provveduto a soccorrere l’operaio, che è rimasto sempre cosciente e ad avvisare i sanitari di stabilimento, ma anche del 118. L’uomo infatti è stato poi condotto all’ospedale con l’autoambulanza del 118 e non quella interna di stabilimento, ma fortunatamente il codice di gravità sarebbe risultato “basso”. In conseguenza all’infortunio, così come prassi in casi come questo, gli Rls di stabilimento hanno chiarito con la direzione, l’ufficio vigilanza e le forze dell’ordine, intervenute sul luogo dell’infortunio, ciò che è successo, anche se l’esatta dinamica deve ancora essere determinata con certezza.

Il Piccolo, 21 luglio 2009 
 
INCONTRO ALL’ASSINDUSTRIA  
Eaton, formalizzata la mobilità per 20 In cassa gli altri 200
  
 
Più di cento lavoratori della Eaton Automotive di Monfalcone si sono ritrovati ieri pomeriggio sotto la sede dell’Assindustria di Gorizia, dove era in programma un nuovo incontro tra l’azienda e i sindacati. Le maestranze dello stabilimento di via Bagni nuova hanno manifestato così tutta la propria attenzione, oltre che contrarietà, a qualsiasi tentativo di spostare dei macchinari utili alla produzione da Monfalcone alla fabbrica di Eaton in Polonia.
Nell’appuntamento di ieri pomeriggio la società non ha comunque riportato sul tavolo questa prospettiva, ma solo la formalizzazione dell’apertura della mobilità volontaria per un massimo di 20 dei 235 lavoratori, tutti in cassa integrazione straordinaria da aprile, dello stabilimento, investito già dallo scorso autunno dalla pesantissima crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole. Una situazione che, stando a quanto riferito ieri dai rappresentanti della multinazionale statunitense, non conoscerà alcun miglioramento a livello europeo nei prossimi mesi, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia.
Azienda e sindacati hanno quindi già stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. «A settembre si tratterà di capire come andare avanti e soprattutto come procedere per arrivare a un’integrazione del reddito dei lavoratori a fronte del decreto anti-crisi del Governo», ha detto ieri dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu di stabilimento. Nel frattempo Eaton, che nell’insieme delle sue attività mantiene un margine di utile, anche se ridotto, mentre nell’automotive perde il 50%, manterrà in attività i macchinari dello stabilimento di Monfalcone, dove nel 2008 si sono prodotti oltre 22 milioni di valvole, un volume ridotto a 3,5 milioni quest’anno.
Sotto la sede dell’Assindustria ieri si sono recati però anche rappresentanti della Fiom di altre aziende dell’Isontino, da Fincantieri ad Asi, da Carraro a Mw, da Sbe a Roen Est, per sottolineare la necessità di andare a una difesa dei posti di lavoro oltre la fine di quest’anno, perché la crisi, perlomeno secondo i metalmeccanici della Cgil, è tutt’altro che in via di esaurimento.

Il Piccolo, 20 luglio 2009 
 
DIFFICILE PER I PRIVATI L’ACCESSO AI CONTRIBUTI REGIONALI  
Manutenzioni frenate dalla burocrazia Protestano i residenti di Panzano
 
 
Una burocrazia farraginosa rischia di complicare non poco la vita delle famiglie che abitano a Panzano e che si trovano alle prese con banali lavori di risistemazione dei propri alloggi o con il recupero degli immobili, che sono tutelati dalla Sovrintendenza. Lo afferma il direttivo dell’Associazione per Panzano: «L’impianto della legge regionale 28 del 1995, relativa alla riqualificazione del nostro rione, prevedeva il rilancio edilizio dell’area attraverso il finanziamento ai privati. A oggi l’accesso a tali finanziamenti si è dimostrato insufficiente e farraginoso. Ci sono voluti 10 anni per prevedere un contributo a fondo perduto, stanziato appena qualche mese fa, che ammonta complessivamente a 450mila euro. Una cifra da scaglionare nell’arco del triennio 2009/2011. Ma a tutt’oggi mancano norme e modalità d’accesso ai fondi». L’una tantum, annunciata dall’amministrazione, arriva fino a 10mila euro. Non è solo l’aspetto economico, tuttavia, a preoccupare l’associazione: «Le norme di attuazione del Piano di recupero, varate nel 1998, hanno di fatto completamente ingessato il recupero degli immobili da parte dei privati. A seguito delle numerose proteste, nel 2006, il Comune aveva quindi affidato ai propri funzionari l’incarico di provvedere ad alcune varianti, per migliorare l’assetto normativo. Ma, a quanto pare, nulla è stato fatto da allora e tutto è fermo. Vorremo sapere a che punto stanno le famose varianti e quando saranno operative». Il risultato finale di queste impasse si traduce in una serie di piccoli grattacapi per le famiglie. Infatti, come riferisce il comitato, per cambiare gli infissi o ritinteggiare un muro scrostato occorre spesso «compilare pile e pile di documenti con estrema pignoleria». «E alla fine – sottolinea l’associazione – la maggior parte delle persone, spesso anziane, desiste oppure effettua riparazioni in maniera abusiva». Le procedure burocratiche, ritenute dal comitato elefantiache, rappresentano un grosso ostacolo per quelle che sono le normali esigenze di una famiglia residente in una casa ch’è stata costruita diversi decenni prima. E come tutte le residenze datate che si rispettino necessitano di manutenzione. Anche perché, come rileva il comitato, «le multe in cui possono incappare i cittadini del quartiere per delle sistemazioni abusive sono piuttosto pesanti». “C’è chi – aggiunge il direttivo – si è visto costretto a pagare anche 2mila euro di multa».sanzione. Ogni sistemazione delle abitazioni deve infatti osservare determinati requisiti, relativi per esempio alle colore delle tinteggiature o alla natura dei materiali nel rispetto dell’originario stile architettonico, pena un verbale».
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 20 ottobre 2009 
 
Contributi di 10mila euro per rifare le recinzioni  
Illustrate le linee guida del piano per il recupero del quartiere di Panzano
 
 
Il quartiere operaio di Panzano va verso un nuovo piano di recupero per tentare di coniugare meglio che in passato valorizzazione della memoria storica e architettonica ed esigenza dei privati di adeguare abitazioni nate per la vita di cent’anni fa. Le linee guida del nuovo strumento urbanistico, all’esame ieri della commissione per la Programmazione territoriale economica e in un prossimo futuro del Consiglio, propongono innanzitutto dei progetti-tipo, a seconda delle caratteristiche degli edifici coinvolti (dagli ”ottoalloggi” alle bifamiliari dell’epoca).
«L’intenzione è da un lato di salvaguardare ciò che resta della fisionomia delle case operaie, estendendo un’immagine unitaria del rione – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -, e dall’altro di semplificare la vita ai privati, dando loro la certezza di ciò che si può e non si può fare».
L’amministrazione propone quindi anche quattro soluzioni per la sostituzione dei cancelli, dà indicazioni sull’uso del legno per le persiane e pensa di consentire, per quel che riguarda le pertinenze, un solo manufatto, di 30 metri quadri di superficie nel caso delle ville e di 18 metri quadri nel caso delle case operaie. Per una salvaguardia il più possibile integrale del rione, la parte senz’altro meglio conservata di Monfalcone, vale comunque la pena di spendersi, secondo il capogruppo di Città Comune, Maurizio Volpato, che ha chiesto di affrontare di petto anche il problema dell’invasione del traffico.
«La motorizzazione di massa è l’elemento più estraneo al rione – ha sottolineato Volpato – e quindi si deve ragionare sulla creazione di Ztl, ma anche parcheggi comuni in grado di levare le automobili dalle strade». Volpato ha chiesto di eliminare quanta più discrezionalità possibile nella realizzazione degli interventi da parte dei privati così da arrivare a un’immagine forte di recupero, funzionale anche a un’attrattiva turistica del quartiere legata a percorsi sull’archeologia industriale. «L’obiettivo è questo», ha risposto Schiavo, ricordando gli interventi finora realizzati sul fronte della creazione di spazi per la sosta e per l’aggregazione (la nuova isola pedonale di via Pisani). Il Comune conta inoltre di pubblicare a breve il bando per la concessione di contributi una tantum a fondo perduto fino a 10mila euro ai residenti. A disposizione ci saranno in totale 200mila euro e l’amministrazione spera che la misura contribuisca a favorire la ricostruzione delle recinzioni, le cui attuali pessime condizioni non contribuiscono a dare un’immagine del rione più vicina all’originale.
Laura Blasich

Il Piccolo, 13 novembre 2009
 
CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO DEL COMUNE AI RESIDENTI DI PANZANO 
Diecimila euro a chi rinnova la recinzione 
L’intervento economico serve a favorire un omogeneo recupero del quartiere operaio

Rifacimento dei serramenti e delle recinzioni, il Comune vara un contributo a fondo perduto di 10mila euro per la case di Panzano. «Si tratta di un problema annoso – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – perchè finora i lavori di restauro e di rifacimento del rione finora non hanno potuto riguardare né i serramenti né le recinzioni, che quindi costituivano una problematica piuttosto seria per le condizioni del rione». Per ottenere la possibilità di destinare al recupero delle strutture un contributo ad hoc, quindi, si è dovuto attendere la modifica della normativa regionale. «Il bando è stato predisposto e sarà emanato a giorni – spiega Schiavo – e come criteri prevede una quota fissa di contributo per ogni metro lineare di recinzione e ogni serramento, così da evitare trafile lunghe e complesse con tanto di presentazione di preventivi e così via. Si creerà invece un legame diretto tra lavoro e contributo». A tale scopo, il Comune ha previsto un fondo di 200mila euro, che consentirà di dare risposta a una ventina di domande. Il bando dovrebbe avere come effetto un miglioramento dell’estetica del rione, vista la formula che dovrebbe incentivare la sostituzione delle recinzioni esterne, che finora non sono mai state toccate vanificando, di fatto, i lavori di restauro del resto delle abitazioni. Per il recupero del rione di Panzano sono stati investiti finora 34 milioni di euro, inclusi gli interventi sul campo sportivo Cosulich, le ristrutturazioni del Contratto di quartiere e l’acquisto dell’ex albergo impiegati.
Per completare l’operazione, stando alle stime dell’amministrazione, servirebbero altri 21 milioni tra sistemazione di strade e reti tecnologiche, interventi di manutenzione sugli alloggi di proprietà comunale, concessione di anticipazioni ai privati per acquisti o risistemazione di edifici e interventi su edifici, attrezzature e impianti di interesse pubblico. Per il triennio 2009-2011 è comunque previsto un investimento complessivo di due milioni di euro per dare seguito alla riqualificazione del rione L’importo tiene conto della disponibilità residua a fine 2008, vale a dire 725mila euro, e delle effettive disponibilità derivanti dai rientri dalle anticipazioni erogate negli anni precedenti e delle entrate ipotetiche. Con questi fondi saranno realizzate le nuove urbanizzazioni primarie che andranno a sommarsi a quelle realizzate finora e per le quali l’ente ha investito 6,9 milioni di euro. (e.o.)

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