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Il Piccolo, 30 agosto 2009

UN CENTINAIO DI PARTECIPANTI AL CORTEO IN CENTRO CONTRO LE MISURE DEL COMUNE
Protesta dei ciclisti: «Non metteteci le briglie»
Emilio Rigatti: «Questa ordinanza disciplina un problema inesistente. Basta il buonsenso»

di LAURA BORSANI

«Apertura al confronto pubblico sull’ordinanza sulle biciclette. Sospensione del provvedimento, con l’immediato stralcio in ordine al divieto di legare le dueruote ai pali. E i muri degli edifici lasciamoli alla sosta temporanea, che male mai faranno? Certo, con buonsenso ed equilibrio». Il ”popolo dei ciclisti”, un centinaio con tanto di bambini al seguito, che ieri s’è dato appuntamento, puntuale alle 17, proprio davanti al municipio, in piazza della Repubblica, non ci sta a «subire un nuovo, assurdo prontuario di multe e divieti proprio di un clima da caccia alle streghe», detto con le parole di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi. Così, sfidando il temporale incipiente, punta i piedi, ”innesta” la marcia e a colpi di pedale e campanelli, fa il giro della città per testimoniare la sua «pacifica protesta». Rivendicare il diritto «a riprendersi e a vivere la città senza briglie inutili e punitive». Uno «schiaffo alla coscienza di quanti, ciclisti per scelta e passione, sono i primi a mantenere rispetto verso la mobilità sulle dueruote». Bussani dunque lo ha voluto sottolineare: questa «critical mass» non ha colori o bandiere, «è spontanea, nasce dai monfalconesi offesi da un’ordinanza superflua e dannosa, utile solo ad alimentare timori e ”ghettizzazioni”. La bicicletta non può rappresentare il problema di Monfalcone. Specie quando, basta girare l’Europa, trionfano le dueruote, legate ovunque».
E poi c’era lui, Emilio Rigatti. Ciclista nell’animo che rifugge dagli integralismi. «Dal 2001 ho scelto la bicicletta, ma non ho dichiarato guerra all’auto – ha puntualizzato -. In un anno guido per 2mila chilometri e ne macino 15mila con i pedali. Il fatto è che questa ordinanza pone un problema inesistente. Le leggi ci sono già. Appoggiare la bici a un muro non può diventare un reato amministrativo. L’Europa ce lo insegna». E poi «perchè i divieti quando basta buonsenso e autoregolamentazione? Scodellare norme che dovrebbero appartenere alla coscienza comune? Con un sorriso si può indurre civilmente a tenere i comportamenti migliori». Rigatti non s’è risparmiato neppure con i termini quando ha esclamato: «Certo, chi sbaglia dev’essere punito. Ma se siamo un popolo di castroni, saremmo pure spalmati tra i diversi utenti. E comunque, a parità di castroni, meglio un ciclista che un conducente di Suv». Ha scomodato pure Gandhi nell’offrire un parallelo: «Vado contromano quando l’arteria urla!». Il cuore, insomma, batte dalla parte della «capacità di autoresponsabilizzazione. L’unica via – ha fatto eco Bussani – che aiuta a crescere». Un’educazione, ha rilanciato Rigatti, «che ha bisogno di tempi lunghi per maturare autenticamente». No dunque a «imposizioni retoriche». Ai «controsensi». Come quello, ha scandito Bussani, «di mettere il timer dei 10 giorni al parcheggio delle bici quando molti monfalconesi non hanno garage». O vietare lo sputo quando «le aiuole pullulano di cicche», ha aggiunto Rigatti. Applauso prima di partire allo scrittore-poeta delle dueruote che ha argomentato: «Quando sono rientrato dalla Colombia e sono venuto a Monfalcone, ho visto la piazza affollata di bengalesi e ho pensato: è diventata la città dei cittadini. Poi un brutto pensiero: lasciatela ai cittadini».

PROPOSTE
Legambiente chiede di rilanciare il bike-sharing

Legambiente chiede la modifica dell’ordinanza sull’abbandono e parcheggio delle bici in città e chiede un confronto con i cittadini. L’ordinanza, invece, osserva Legambiente, rischia di disincentivare l’uso della bicicletta in una città «che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, poco disciplinato e spesso ingiustificato». Al Comune l’associazione chiede quindi di considerare alcune richieste a iniziare da quella di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con i cittadini e le associazioni. Nel frattempo, secondo Legambiente, l’ordinanza andrebbe sospesa per un mese e la sua applicazione graduata nel tempo, facendola precedere da azioni di informazione. L’associazione suggerisce «di obbligare esercenti e negozianti a installare anche semplici paletti cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando la larghezza minima del marciapiede. E chiede anche di allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla ”abbandono” con rimozione e di rilanciare il servizio di bike-sharing realizzato dal Comune, che finora non è decollato.

Il sindaco replica: «Vogliamo una città migliore»
Gianfranco Pizzolitto respinge le accuse di Lega e Verdi sul suo pacchetto-sicurezza

Le contestazioni alle ordinanze comunali? «Caricature della realtà cittadina». Le polemiche sollevate da Lega Nord e Verdi? «Senza fondamento e, in alcuni casi, dimostrazioni di grave strabismo». Il sindaco Pizzolitto non ci sta. Prende il suo pacchetto sicurezza, che mira a correggere alcune situazioni di degrado, dall’accattonaggio alle biciclette ”selvagge”, fino ai graffiti sui monumenti, e lo difende a spada tratta. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono tra quelli più sentiti dai cittadini e facili oggetti di strumentalizzazioni, in virtù del loro carico di impatto emotivo – spiega Pizzolitto -. I nostri provvedimenti hanno suscitato le polemiche da un lato della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo e, dall’altro, del responsabile dei Verdi Bussani, che ha parlato di Monfalcone come ”carcere aperto”. Segno che le decisioni assunte dal Comune rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto a quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile».
Poi Pizzolitto aggiunge: «Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni ’60 e ’70 c’è stato uno sviluppo incontrollato e un’urbanizzazione senza regole, che ha fatto crescere diffuse situazioni di incuria e di abbandono. Il lavoro di questi ultimi dieci anni, in continuità con quello delle amministrazioni del sindaco Persi, per riqualificare il nostro territorio è stato enorme. In questo contesto si è collocato anche il nostro impegno per migliorare vivibilità e sicurezza. Nessun Comune della nostra Regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. E mi chiedo: cosa c’entra lo sviluppo di azioni che favoriscano l’uso delle due ruote con la decisione di rimuovere quelle i pezzi di bicicletta abbandonati lungo le strade o di multare chi, in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando spesso disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina? La linea dell’amministrazione rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione di chi vive e lavora nella nostra realtà».
«Alle contestazioni radicali che mescolano questioni che richiederebbero un serio approfondimento e che fanno una caricatura della realtà cittadina – conclude il sindaco – il Comune risponde con i fatti. Nei confronti dei più deboli le risposte stanno nelle scelte straordinarie di bilancio, e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione quotidiana dell’assessorato e nelle attività del centro di viale San Marco. Confondere le multe previste per il comportamento di chi deturpa e danneggia monumenti pubblici e gli edifici con l’idea di essere in un ”carcere a cielo aperto” è un grave strabismo ed un segno di convivenza con l’inciviltà che nessuna città può tollerare in nessuna parte del mondo.

IL CASO 
Monfalcone, le piste ciclabili sono utili
 
 
Ho letto con estrema sopresa la lettera pubblicata il 28 agosto dal Piccolo e scritta dal signor Mauro Bussani del 28 agosto e poi ripresa in un articolo con la sigla t.c.. Si afferma che «si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma che indietro non si torna». Credo che francamente abbia preso un abbaglio. Forse non erano le mie esatte parole, ma chi mi ha posto la domanda ha sinteticamente riportato il mio pensiero. Solo che la domanda postami telefonicamente era più o meno: «Ritiene opportuno eliminare la pista ciclabile nel primo tratto di via Duca d’Aosta?».
Per quanto mi riguarda le piste ciclabili sono un prezioso patrimonio per il sistema di mobilità e non ritengo sia assolutamente opportuno eleminarne anche un solo tratto. Il mio impegno amministrativo va sicuramente nella direzione del miglioramento e nel potenziamento dell’uso della bicicletta così come dell’uso del trasporto pubblico locale. Soltanto procedendo in questa direzione potremo alleggerire il peso della circolazione su gomma e migliorare il livello della vivibilità urbana.
Questi sono del resto anche i temi ampiamente trattati dalla carta di Aalborg e dalle varie edizioni della Carta Urbana Europea a cui ritengo tutte le amministrazioni pubbliche debbano costantemente far riferimento.
Massimo Schiavo, assessore all’Urbanistica del Comune di Monfalcone

Messaggero Veneto, 30 agosto 2009
 
Sicurezza e decoro urbano, Pizzolitto replica: «Problemi sentiti, stop alle strumentalizzazioni»
 
MONFALCONE. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono fra quelli più sentiti dai cittadini e anche quelli in cui maggiori sono le possibili strumentalizzazioni per il loro carico d’impatto emotivo, specie quando al ragionamento si sostituiscono la disinformazione e la pretestuosità. I recenti provvedimenti del Comune hanno visto le prese di posizione polemiche della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo, da un lato, e del responsabile dei Verdi Bussani, dall’estremo opposto, che ha parlato di Monfalcone come di un carcere aperto. Segno che le decisioni assunte rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto di quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile». Commenta così il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, il recente dibattito originatosi in città riguardo alle ordinanze relative a interventi sulla vivibilità e sul decoro urbani. Dibattito che ha appunto visto posizioni opposte e in particolare legate all’ordinanza anti-accattonaggio e a quella relativa alle bici.
Pizzolitto ricorda che la città di Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni 60 e 70 ci sono stati uno sviluppo incontrollato «e un’urbanizzazione senza regole che ha inquinato l’ambiente, snaturato l’assetto architettonico, determinato una circolazione caotica e ha portato a far crescere diffuse situazioni d’incuria e abbandono».
In questo contesto si è collocato anche l’impegno per migliorare sia la vivibilità sia la sicurezza. In merito alle biciclette, evidenzia che «nessun Comune della nostra regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. Ancora molto si potrà migliorare, ma cosa c’entra lo sviluppo di una cultura e di azioni che favoriscano l’uso di questo mezzo con la decisione di rimuovere quelle brutture rappresentate da pezzi di bici abbandonati lungo le strade o il fatto di multare chi, anche se è in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina?». Relativamente ai provvedimenti adottati sulla sicurezza, spiega che sono stati il frutto di una seria ponderazione condivisa all’interno della maggioranza.
«Le ordinanze rappresentano una parte di un percorso che nelle prossime settimane si accompagnerà con una campagna d’informazione e di coinvolgimento dei quartieri e delle scuole che consentirà di sgombrare il campo da polemiche che non hanno alcun fondamento. La linea dell’amministrazione, in ogni caso, rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione dei cittadini e degli stranieri che vivono e lavorano nella nostra realtà. Nei confronti dei più deboli è stato istituito un apposito fondo sociale e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione dell’assessorato e nelle attività del centro giovani. Confondere le multe previste per chi deturpa e danneggia monumenti ed edifici con l’idea di essere in un “carcere a cielo aperto” è un grave strabismo e un segno di convivenza con l’inciviltà». (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 31 agosto 2009 
 
«L’ordinanza disincentiva l’utilizzo della bici»  
Le critiche di Legambiente sul provvedimento del Comune in vigore da domani
 
 
MONFALCONE. «Toni eccessivi, tanto da sembrare un proclama di regimi superati più che un proposito di miglioramento cittadino»: è così che il circolo monfalconese di Legambiente interpreta l’ordinanza relativa alle biciclette che entrerà in vigore domani. Mentre sabato un’iniziativa di protesta in bici ha manifestato il fastidio per alcuni aspetti dell’ordinanza, i rappresentanti dell’associazione ambientalista riconoscono che la città versa da anni in uno stato di progressivo degrado sociale, culturale, e di conseguenza anche urbano e che vi sia anche la necessità di regolamentare la circolazione e la sosta delle bici, «ma sempre nell’ottica di favorirne per quanto possibile l’utilizzo alternativo ai veicoli a motore».
Osservano che «per l’ennesima volta l’amministrazione non ha ritenuto di coinvolgere i cittadini nella ricerca di una possibile soluzione al problema, attraverso Agenda 21 Locale e non è stata fatta alcuna preventiva azione di educazione, informazione, istruzione alla cittadinanza, magari attraverso incontri pubblici, volantini, lezioni da tenere nelle scuole». Ritengono che «un buon modo di operare da parte dell’amministrazione pubblica dovrebbe prevedere non solo l’aspetto repressivo e sanzionatorio, ma anche una precedente fase propositiva ed educativa, attraverso cui poter veicolare messaggi positivi ed informazioni pratiche e che non sono stati preventivamente forniti gli strumenti che, da soli, avrebbero potuto determinare un cambiamento virtuoso dei comportamenti: rastrelliere di qualità e numero adeguato e in prossimità dei luoghi più frequentati».
Legambiente ricorda che “mancano rastrelliere “funzionali” che consentano adeguato spazio tra una bici e l’altra e un solido ancoraggio antifurto e, nei pressi della stazione ferroviaria, manca un parcheggio coperto e custodito. Non capiamo quale oltraggio al decoro possa arrecare una bici adeguatamente assicurata ad un albero o a una transenna purché questa non intralci il transito dei pedoni e, in particolare, di categorie di cittadini quali disabili, bimbi in carrozzina o anziani. Riteniamo che un’ordinanza espressa in queste modalità possa avere come unico effetto quello di disincentivare l’utilizzo della bicicletta, evenienza questa, a nostro avviso, estremamente pericolosa e sconveniente per una cittadina che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, e poco disciplinato”.
Chiedono invece all’amministrazione la revisione di alcuni incroci e di alcuni attraversamenti ciclabili particolarmente rischiosi (due esempi: incrocio viale San Marco-via Rosselli e attraversamento via Parini accanto alla rotonda) e di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con le rappresentanze dei cittadini e delle associazioni, per ascoltare “la base”, spiegare le motivazioni di siffatte ordinanze e discutere insieme il miglior modo di proseguire. Nel frattempo secondo gli ambientalisti si dovrebbe sospendere per un mese e poi graduare nel tempo l’applicazione dell’ordinanza, facendola precedere da azioni di informazione e sensibilizzazione, prevedendo l’obbligo per gli esercenti pubblici a grande movimento di clientela di semplici “paletti” a cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando ovviamente la larghezza minima del marciapiede e allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla abbandonata.
«In particolare – concludono – si dovrebbe – ripensare e riproporre, con modalità più dirette ed accessibili, il servizio di bike-sharing, iniziativa che andrebbe sostenuta e portata avanti, ma che finora non è riuscita a decollare». (c.v.)

Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
VERDI  
Dopo il corteo in bici sono in preparazione altre forme di protesta
 
 
Non sarà solo la critical mass di sabato scorso. Non basterà la protesta su due ruote che ha avuto, peraltro, grande successo, con la partecipazione di centinaia di ciclisti. I Verdi, e con loro l’opposizione alle ordinanze relative alla sicurezza volute dall’amministrazione, si sta organizzando per mettere in campo nei prossimi giorni altre iniziative di protesta. Pacifica, sicuramente, ma pur sempre protesta. «La critical mass non rimarrà un’iniziativa isolata – spiega Mauro Bussani – anche perchè le ordinanze, oltre che essere assurde dal punto di visto politico, lo sono anche dal punto di vista pratico: e proprio questo è l’aspetto che vogliamo sottolineare». Un esempio? Quello dell’ordinanza sull’accattonaggio. Per la quale sarà prevedibile che ci sarà un ricorso in massa al gratuito patrocinio delle persone che se la vedranno appioppare: essendo, molto probabilmente, nullatenenti, potranno ricorrere all’avvocato gratuitamente e a spese dello Stato, quindi della pubblica amministrazione. «E questa è solo una delle tante incongruenze di un’ordinanza voluta per motivi politici e non pratici, visto che divieti e sanzioni erano già previste nel Codice della strada e dunque bastava applicarle. Nel caso qualcuno voglia ricorrere agli organi giudiziari l’avrà facilmente vinta, viste le tante ”falle” presenti nelle ordinanze», spiega Bussani. (e.o.)

Il Piccolo, 03 settembre 2009

Lettere

Ecco, finalmente ci siamo! Con ben un anno e mezzo d’anticipo sulla fine del suo secondo mandato il nostro sindaco di Monfalcone coadiuvato dal suo inflessibile assessore alla Sicurezza è riuscito a varare l’ordinanza che riporterà l’Ordine nella nostra città. Finalmente non ci saranno più bambini vocianti che rincorrono un pallone e la nostra piazza diverrà quella spianata infuocata d’estate e battuta dalla bora d’inverno che era stata sin dall’inizio progettata. Finalmente non ci saranno più indelebili messaggi d’amore o sogni di Rivoluzione a deturpare i muri tanto grigi quanto le menti dei nostri amministratori. Finalmente non ci saranno più stanchi corpi distesi sulle panchine o facce troppo scure sedute sugli scalini del palazzo municipale sul punto di crollare non solo metaforicamente. Finalmente in sella alle nostre fiammanti biciclette percorreremo Monfalcone da un campo all’altro su lastricate piste ciclabili senza nemmeno provare a uscire dai percorsi rigorosamente tracciati dai nostri zelanti legislatori. Finalmente “l’insicurezza percepita” da noi cittadini sarà appagata dopo essere stata accuratamente indotta da politici alla ricerca di voti facili. Finalmente anche l’amministrazione di Monfalcone, al pari di qualunque altra del profondo Veneto, si presenterà alle elezioni con la stella di sceriffo ben in vista sul bavero della giacca. Peccato che forse allora metà degli elettori alla brutta copia del centro-sinistra preferirà l’originale del centro-destra, e l’altra metà se ne starà a casa disgustata dai suoi presunti rappresentanti. Per evitare una così triste prospettiva Sinistra Critica continuerà a proporre un’alternativa basata sul rifiuto della repressione quale strumento di governo della socialità, alla quale contrapponiamo solidarietà, inclusione, educazione e… tanto buon senso.
Il Coordinamento cittadino Sinistra Critica – Monfalcone

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Il Piccolo, 28 agosto 2009 
 
Alloggi Ater gratis ai poveri e un aiuto a trovare lavoro  
Convenzione sperimentale tra Comune e una onlus di Gorizia
 
 
di LAURA BORSANI

Alloggi popolari a rotazione, fino a un massimo di un anno, a disposizione gratuitamente a favore dei monfalconesi in grave disagio economico. Ridotti ai margini della società, tanto da non poter essere in grado di sostenere un affitto. Con ciò aiutandoli a trovare lavoro. È il progetto sperimentale, che partirà il primo settembre, messo in campo dall’amministrazione comunale, attraverso una specifica convenzione stipulata con il ”Centro di sostegno alla persona”, onlus di Gorizia. Il progetto ha una duplice valenza, di grande portata ai fini del recupero delle fasce più deboli, avvalendosi di un percorso di ”riscatto sociale”, volto a promuovere l’autonomia e l’integrazione possibile dei cittadini in stato di bisogno.
Il fenomeno dell’emarginazione registra un aumento consistente, a fronte di una ventina di casi seguiti dai Servizi sociali, ai quali il Comune ha messo a disposizione delle camere in pensioni o alberghi. Si tratta di soggetti senza fissa dimora, pensionati, persone da tempo sganciate dal mondo lavorativo, che la fragilità ”strutturale”, legata anche all’età o al difficile vissuto, ha spinto fino ai gradini più bassi del vivere dignitosamente. Ad oggi il Comune sostiene, attraverso il sistema dell’affittacamere, 18 utenti, con una spesa di 77mila euro. Nel 2008 i casi erano 20, per circa 100mila euro in carico all’ente locale. Rispetto al 2007, gli utenti sono pressochè raddoppiati, segno dell’evidente recrudescenza del disagio, espresso anche attraverso l’avanzare delle nuove povertà. Una ”spirale” sulla quale pertanto l’amministrazione ha deciso di investire intervenendo non solo economicamente, ma anche puntando sul recupero e il reinserimento lavorativo delle persone in stato di povertà. Il tutto attraverso un processo di promozione dell’autonomia, affidato ad operatori esperti. Il progetto è frutto di una convenzione che il Comune ha stipulato con il ”Centro di sostegno alla persona”, associazione onlus goriziana di promozione sociale che si propone ora anche sul territorio del Monfalconese. La convenzione, approvata lunedì con una delibera di giunta, prevede dunque la disponibilità gratuita di due alloggi popolari che l’Ater ha messo a disposizione del sodalizio goriziano per scopi sociali, a fronte di un preciso progetto di sostegno. Si tratta di due appartamenti individuati nel mandamento, per dare ospitalità a quattro persone in difficoltà. L’utilizzo dell’alloggio è stabilito fino a un massimo di un anno, presupponendo pertanto, con il rinnovo della convenzione, una continuità e la rotazione degli inquilini beneficiari, proprio per venire incontro a più soggetti. Lo scopo prioritario è infatti quello di aiutare contestualmente gli utenti a recuperare l’autonomia. In base alla convenzione, il Comune mette a disposizione un contributo di 2mila euro al mese, ai fini del sostegno dei 4 beneficiari degli alloggi, indicati dai Servizi sociali tra i propri assistiti. Da parte sua, l’associazione provvederà a garantire appartamenti funzionali e arredati, coprendo l’affitto e le ulteriori spese. La onlus, attraverso operatori specializzati seguirà il cammino di promozione verso l’autonomia delle persone prese in carico dal Comune, aiutandole anche a trovare un lavoro, fino a sistemazioni alloggiative stabili e sostenibili. I Servizi sociali, che hanno già individuato i primi 4 utenti degli alloggi, elaboreranno un progetto individualizzato monitorandone periodicamente i risultati, in collaborazione con la Onlus. «È un progetto sperimentale – ha osservato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – che intendiamo mantenere nel tempo, poichè non si tratta di un sostegno economico fine a se stesso, ma di un vero e proprio processo di reintegrazione sociale. Per l’ente locale, inoltre, rappresenta un notevole risparmio rispetto ai costi sostenuti con il sistema dell’affittacamere».

Messaggero Veneto, 01 settembre 2009 
 
Monfalcone, alloggi popolari a rotazione per i nuclei familiari in difficoltà economiche 
 
MONFALCONE. Partirà oggi il progetto sperimentale, attuato dall’amministrazione comunale di Monfalcone, attraverso uno specifica convenzione stipulata con il “Centro di sostegno alla persona”, associazione onlus di promozione sociale di Gorizia, che prevede di poter assegnare gratuitamente alloggi popolari a rotazione, fino a un massimo di un anno, a favore dei monfalconesi in grave disagio economico.
Il progetto intende avviare una sorta di riscatto sociale delle fasce più deboli della popolazione, volto a promuovere l’autonomia e l’integrazione possibile dei cittadini in stato di bisogno. La convenzione, approvata la scorsa settimana con una delibera di giunta, prevede la disponibilità gratuita di due alloggi popolari che l’Ater ha messo a disposizione del sodalizio goriziano per scopi sociali e che si trovano nel mandamento, utili per dare ospitalità a quattro persone in difficoltà. L’utilizzo dell’alloggio è stabilito fino a un massimo di un anno, presupponendo una continuità di progetto e la rotazione degli inquilini beneficiari, proprio per venire incontro a più soggetti in difficoltà. In base alla convenzione, il Comune mette a disposizione un contributo di 2 mila euro al mese, ai fini del sostegno dei 4 beneficiari degli alloggi, indicati dai Servizi sociali tra i propri assistiti. Da parte sua, l’associazione provvederà a garantire appartamenti funzionali e arredati, coprendo l’affitto e le ulteriori spese.
La onlus, attraverso operatori specializzati seguirà il cammino di promozione verso l’autonomia delle persone prese in carico dal Comune, aiutandole anche a trovare un lavoro, una casa e quindi a raggiungere una condizione stabile e sostenibile. I Servizi sociali, che hanno già individuato i primi 4 utenti degli alloggi, elaboreranno un progetto individualizzato monitorandone periodicamente i risultati, in collaborazione con la Onlus. «È un progetto sperimentale – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – che intendiamo mantenere nel tempo, poiché non si tratta di un sostegno economico fine a se stesso, ma di un vero e proprio processo di reintegrazione sociale.
Per l’ente locale, inoltre, rappresenta un notevole risparmio rispetto ai costi sostenuti con il sistema dell’affittacamere». Sono 18 i casi seguiti dai servizi sociali del comune, che mette a disposizione camere in pensioni o alberghi cittadini per una spesa di 77 mila euro. Si tratta di soggetti senza fissa dimora, da tempo uscite dal circuito lavorativo, con un vissuto difficoltoso, complesso, che si sono trovate a vivere ai limiti del possibile. Nel 2008 i casi erano 20, per circa 100 mila euro in carico all’ente locale. Rispetto al 2007, però, gli utenti sono praticamente raddoppiati, segno dell’evidente recrudescenza del disagio, espresso anche attraverso l’avanzare delle nuove povertà. (cr.vi.)

Critical Mass a Monfalcone sabato 29 agosto

Più passa il tempo e più difficile diventa capire quali siano i riferimenti che orientano le linee amministrative della giunta Pizzolitto a Monfalcone.
Non passa giorno che la giunta e la maggioranza che la supporta propongano qualche discussione o qualche ordinanza tesa a dividere la cittadinanza in surreali categorie da perseguire in quanto tali.
In special modo il neoassessore alla “sicurezza” Luise è colui che si prende la responsabilità di effettuare tale analisi sociologica seconda in profondità solo ai serial polizieschi trasmessi alla televisione.
La domanda che ci assilla è: ma esiste veramente a Monfalcone una maggioranza sociale interessata ad una simile mortificazione delle relazioni tra i cittadini?
L’esistenza stessa di un assessorato alla sicurezza risponde veramente alla complessità che Monfalcone esprime o è attinente soltanto alla salvaguardia degli equilibri di una classe politica incolore e sempre più avulsa dalla realtà che dovrebbe rappresentare?
Evidentemente sono i cittadini a sbagliare quando credono che i problemi di Monfalcone siano quelli della casa e di affitti o mutui insostenibili, della continuità di reddito seriamente minacciata dalla crisi in atto, della sicurezza sul lavoro, della speculazione edilizia che ha praticamente  cancellato ogni ambiente naturale in città, della scarsità di spazi di aggregazione pubblici e privati sempre più osteggiati…. E si potrebbe continuare a lungo.
Invece no. I veri problemi argutamente individuati sono coloro che sputano a terra (e si va a colpire la categoria stranieri), coloro a cui piace la musica e l’arte di strada (e si va a colpire la categoria “giovani” con tanto di divieto di assembramento), coloro che sono costretti ai margini della società (e si va a colpire la categoria “poveri”).
In un delirio senza fine che trasformerà la città in un carcere a cielo aperto.
Ora è la volta di chi utilizza la bicicletta come ecologico e salutare mezzo di trasporto personale ed è puntualmente in preparazione un’ordinanza tutta tesa a disincentivarne l’uso.
Multe e perdita di punti sulla patente, tolta la possibilità di legare la bici ai pali o agli alberi, di appoggiarle al muro, sequestro per chi lascia la lascia ferma più di dieci giorni anche nelle poche rastrelliere in città.
Sarà necessario entrare nell’ottica di usare la macchina anche per andare a prendere il caffè sotto casa.
Non sarebbe il caso che l’amministrazione comunale prenda ad esempio le grandi e civili città del nord Europa – e anche alcune illuminanti realtà in Italia – dove le bici sono dappertutto sia in movimento che posteggiate?
Ma evidentemente, più che per una necessità reale, si vuole promuovere un modello sociale dove si lavora (male), ci si sposta solo in macchina per recarsi ai centri commerciali, si torna a casa a consumare e guai a fermarsi a chiacchierare con più di un amico, men che meno in piazza della Repubblica.
Si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma sui quotidiani “indietro non si torna” e se è allo scontro tra visioni di vita differenti che si vuole arrivare i ciclisti non si tirano certo indietro. Dovrà prevalere l’intelligenza e la lungimiranza.

Sabato 29 agosto sarà Critical Mass, biciclettata di protesta contro l’emanazione di questa ordinanza prevista per settembre.

L’appuntamento è dalle ore 17 davanti al comune in piazza della Repubblica muniti di bicicletta e trombette per farsi sentire. Partenza del giro per le vie della città alle 18, tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Caro Moriredicantiere,
ho inviato a un po’ di amici il link del giornale e ne ho ricevuto, se non una valanga, una slavinetta di risposte. Alcune accese e che non condivido in toto, altre splendide, come quelle di Stefano. Credo che per l’archivio del giornale siano un materiale da conservare e magari da utilizzare on line. Te le copio tali e quali (ho tolto i cognomi, anche se gli autori non avrebbero problemi a farsi pubblicare le generalità). Fammi sapere quando fate la manifestazione, che se posso ovviamente passo a rinforzare… Un caro saluto.

Emilio Rigatti

La bicicletta e` un mezzo ribelle e da `decrescita felice`. Permette ai cittadini di non pagare il bollo dell`auto, l`assicurazione, i parcheggi o i biglietti dei mezzi pubblici o infine le accise sui carburanti e l`indotto delle farmaceutiche che devono poi curare i cancri causati dall`inquinamento o dalla sedentarieta`. Il costo della bicicletta e della manutenzione e` irrisorio.
Andare in bicicletta non aumenta il PIl. Moralmente, chi va in bicicletta e non in automobile, critica silenziosamente, anche senza volerlo, chi sposta qualche tonnellata di acciaio, plastica, gomma e carburante, per spostare le proprie decine di Kilogrammi, spesso solo di poche centinaia di metri. Ecco perche` un mezzo e uno stile di vita cosi` intelligenti e sostenibili vengono boicottati. Ecco perche` stanno cercando di imporre, tra le altre cose, a piu` riprese, la
targa alle biciclette. Perche` la bicicletta e` una dei poci modi di muoversi o viaggiare o usare lo spazio in modo libero.

Federico, Alleppey, Kerala.

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Panta rei e la storia si ripete. Già nella fine dell’Ottocento, cioè ai tempi della sua “nascita”,la bici è stata oggetto di derisione, di leggi, di repressione, con targhe e targhette da applicare e tasse di circolazione da pagare!
Ciò ha causato ribellioni, proteste, esposti da parte dei ciclisti ma… la cosa eccezionale è che nonostante tutto e tutti la bici ha vinto. È ancora qui, con la sua carica rivoluzionaria (?!) anche nel terzo millennio, alla facciaccia degli altri.
E noi continueremo. Resistere, resistere, resistere.
Alberto (uno che non ha la patente e quindi punti da perdere…)

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Ciao emilio,
rispondo alla presente da un internet point nei dintorni di praga che sto raggiungnedo in bicicletta da Linz poi Vienna e l’nica cosa che mi salta in mente
e constatare quanto siamo indietro noi Italici cosiddetti “brava gente”
poveri noi
un abbraccione
max e laura

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Ciao da Bologna
hai ragione sui pregiudizi
noi abbiamo chiesto e ottenuto due portabici alla faccia del parcheggio selvaggio che c’era da sempre nella nostra viuzza mezza chiusa al traffico
chi attacca spesso al nostro palo di fronte alla libreria non fa passare i viandanti con passeggini o sedie a rotelle, ma questo anche perchè le auto non lasciano spazio mancando il marciapiede

un abbraccio su due ruote

Nicoletta della libreria Trame

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Ciao Emilio,

Sono appena rientrato rientrato dai Balcani. Dovevo fare un giro che attraverso le montagne di Albania, Macedonia, Bulgaria e Turchia mi avrebbe dovuto portare fino a Smirne. In fondo alla Bulgaria, però, il mio amico Andrea Ballandi che hai conosciuto, è stato “steso” da un camion riportando varie ammaccature e la semidistruzione della bici.
Dopo due giorni dall’incidente ho dovuto presenziare, in veste di testimone, al processo che si è concluso con la “condanna” del camionista (poco più di 48 hh !!!) e semplicemente sulla base della mia sola testimonianza.

Te lo immagini cosa sarebbe successo se la stessa cosa fosse accaduta nella civilissima Italia di oggi? Quasi certamente il condannato sarebbe stato Andrea, perché non aveva il campanello montato o perchè il catarifrangente era sporco di polvere albanese.

Sono d’accordo con quanto scrivi ma non credo che ormai il momento per la riflessione che proponi possa avere ancora senso.

Le limitazioni all’uso bici (perchè effettivamente è quella la vera motivazione) così come tutti temi affrontati da questo governo (extracomunitari, fecondazione assistita, leggi per i propri orticelli, ecc.) rispondono ad un solo principio di base:

ordine! disciplina! pulizia! (anche etnica)

Concetti di cui mi sembra di avere già letto qualcosa e riferito ad un passato che, a molti, pare lontano se non addirittura inventato (ach! questa solita propaganda della stampa comunista).

A quel passato però non si rispose con riflessioni e discussioni.

In realtà non so cosa sia possibile fare ma, mi ripeto, mi sembra che tempo per discutere porti poco in là, vista la controparte… e poi il lombardo-veneto (ormai unica lingua ufficialmente considerata in campo politico-amministrativo) in Italia lo parlano in pochi.

Di sicuro frequenterò con maggior assiduità i pomeriggi di Critical Mass, in giro per Bologna bloccando il traffico e tutte le volte che troverò auto su ciclabili il corno del mio manubrio colliderà, accidentalmente s’intende, contro specchietto o carrozzeria.
Lo so, sono soddisfazioni del cazzo (una sorta di lotta tra polli manzoniani) , ma veramente non vedo possibili vie d’uscita.

ciao e, spero, a presto

marco

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Ciao a tutti,
inoltro questa, arrivata giorni fa da Emilio Rigatti.
Che dire? Se non leghi la bicicletta te la fregano i ladri.
Se la leghi a un palo te la rimuovono perché costituisce un problema di decoro.
Ognuno pensi ciò che vuole, io l’ho già pensato ma non lo dico se no poi legano me.
a presto
Stefano

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Ciao Emilio,
hai presente quei pomeriggi estivi dall’afa insopportabile, in cui suoni, rumori e pensieri si fanno ovattati e grevi, e l’orizzonte non ha colori, nascosto da un muro di umidità?
Mentre il cielo si fa scuro, tuoni leggeri e lontani brontolano, noi aspettiamo per ore un rovescio d’acqua che non arriva, e rimaniamo così fino a sera, soli nel nostro sudore.
La perenne tensione che percepisco da trent’anni in Italia è simile a una roba così. Non vuole piovere. E temo ancora per parecchio tempo.

———

Ma per esser più leggero e non incupire troppo gli amici cambio (apparentemente) discorso.

Un pomeriggio d’agosto ho fatto una passeggiata nel centro di Imola.
Civilissima città, con la fama di essere stata la più anarchica d’Italia dopo Carrara, e con un tasso elevatissimo di gente che si muove in bicicletta (“bicicletta” non “bici”, bici mentre lo dici è già andata via, è roba per cittadini, bicicletta invece sta ancora passando, mentre sapientemente si gode la vita con qualche bagaglio sul portapacchi). Pomeriggio d’agosto sì, ma ciclisti a fiotti, “ciclisti quotidiani” come piace a noi. E biciclette ovunque. Nelle strade e nelle piazze. Sul cavalletto, appoggiate al muro, a una colonna, nelle rastrelliere, attaccate a un palo, a un albero, a una grondaia. Legate. E anche slegate.
Ho tre mete (per ora) a Imola.
Bacchilega, sotto il voltone dell’Orologio che sovrasta la vecchia via Emilia, un caffè storico nel vero senso della parola, arredato di vecchio legno e vecchio ottone, dove si trova una brioche fra le migliori che io abbia mai mangiato, ma dove mi manca ancora un caffè preso a tavolino, che presto avrò.
E Parlaminté (Il Parlamentino) un vecchissimo ristorante dove i politici locali, come Andrea Costa, indugiavano nelle discussioni. Lì si mischiano cucina di terra e marinara con leggerezza sapiente. Leggerezza “digestiva” ma anche ambientale, una leggerezza che respiri nell’aria, e ti fa ricordare che a Imola senti già l’odor di salmastro della Romagna. E la fresca parlata carica di accenti gravi e acuti che si rincorrono, come il su e giù di quelle ondulazioni collinari che sfumano più in là, a est, nell’orizzonte del mare.
La terza meta è naturalmente Cremonini, storico negozio di biciclette nonché anticamente (ai tempi d’oro) concessionario Moto Guzzi. Il proprietario è un sessantenne che destina ai clienti mezzore intere parlando di argomenti ciclistici ed elargendo consigli tecnici, senza essere sgarbato se non cerchi niente da comprare, come invece fanno ormai tutti gli altri. E così giustamente su metà delle biciclette che vedi circolare a Imola c’è scritto “Cremonini”. Quel pomeriggio mi sono fatto l’occhio davanti alla vetrina chiusa, ammirando una grande distesa di diversi modelli di selle in cuoio Brooks, quasi tutte con le molle.

Ebbene, passeggiando tranquillo in questo piccolo paradiso di posto, non ho potuto non pensare, per contrasto, alle idiozie che sappiamo, alla bicicletta che rovina il decoro, al nonsenso giuridico dei punti patente tolti ai conducenti di veicoli per guidare i quali non occorre alcuna patente, e anche ai lineamenti dei nostri governanti, unitamente alle teorie lombrosiane.
E così ho visualizzato una scenetta:

Lui (uno a caso) pensando ai recenti accadimenti, entra in una ferramenta agitato, scuro in volto e con l’occhio livido e, indicando una cosa attaccata al muro alle spalle della commessa, grida:
– VOGLIO QUELLA SCURE, QUELLA GROSSA, LA PIÙ GROSSA CHE C’È!!!
– Le dò una zportina? – cinguetta la commessa.
– No, no, non prendo più niente, mi scusi – farfuglia lui uscendo stordito, con lo sguardo basso e confuso.

(La commessa avrebbe potuto anche rispondere: “Fa la raccolta punti?” che il risultato non sarebbe cambiato).

———

Siamo al dunque.
Il lavaggio dei cervelli è eseguito, la situazione d’allarme continua a non esser colta, ci troviamo nell’incredibile caso in cui un popolo immerso in una determinata situazione continua a non fare ciò che avrebbe fatto in altri momenti della sua stessa storia, in analoga situazione. E non fa ciò che altri popoli, nella stessa presente e determinata situazione, farebbero subito: liberarsi. Qui non vuole piovere.

Perciò, in tutta sincerità, in questo bell’orizzonte mi è sembrato sulle prime che l’idea dei negozianti “amici della bicicletta e della città civile” fosse un’idea così… troppo di minima.
Che il problema è Più Sotto è Più Grosso è Più Urgente.

Invece, chissà, in una situazione generale così ottusa, bisogna ripartire proprio dai programmi di minima. Quella che negli U.S. chiamano “evangelization” e che noi che siamo più primari, da buoni figli del neorealismo potremmo chiamare “alfabetizzazione”. Siamo alla cosiddetta “presa d’atto” della realtà. Negata fino all’ultimo, non riconosciuta, ma realtà. E tocca comportarci di conseguenza.
“I tuoi diritti” for dummies.

Caro Emilio, ho letto la risposta di Alberto Fiorin, anche dove dice che “la cosa eccezionale è che nonostante tutto e tutti la bici ha vinto. È ancora qui, con la sua carica rivoluzionaria (?!) anche nel terzo millennio, alla facciaccia degli altri”. Sinceramente mi sembra un po’ un discorso da trainer sportivo più che la foto della situazione reale. Quelle frasi che bisogna dire prima del match per caricare la squadra. In verità, altro che “vincitori”, a pedalare siamo sempre tre sfigati su cento, quattro se va bene, ma forse anche queste frasi vanno dette in fase di “evangelization”, chissà.

———

Invio queste righe anche a Marco Alvisi che saluto nuovamente, dopo il botta e risposta avuto con lui sull’ormai nota e-mail rigattiana.
Scusate davvero questo mio tardare a rispondere, io ero qui e non nei Balcani, ma con poca voglia di accendere e usare questo schermo.
È l’estate, bellezze.

ciao
Stefano

Credo anche io che la scarsa lungimiranza politica di chi ci rappresenta sia un’ulteriore conferma che nella maggior parte dei casi noi siamo migliori di chi ci governa e ci dovrebbe rappresentare. La soluzione di multare noi ciclisti è solo un’altra, l’ennesima, delle trovate tirate fuori dal cilindro delle assurdità per far soldi e non certo addivenire al problema degli incidenti sulla e della strada. Ho appena letto del tragico investimento di giovani passanti, solo l’ultimo di una sequela infinita, avvenuto a Roma, in pieno centro, da parte di un automobilista ubriaco che ha falciato l’esistenza di due persone. Gli idioti, e confermo le tesi dello stesso Rigatti, ci sono tra gli automobilisti e tra i ciclisti. Personalmente, e come tanti, sono entrambe le cose. Ma questa è una polemica sterile, una guerra tra poveri appunto. Se ci fossero più piste ciclabili sarebbero inferiori anche i “punti” di contatto tra due e quattro ruote. Ed invece, anzichè investire in forme e sistemi di trasporto più compatibili con le esigenze sempre crescenti e sempre più oppressive delle grandi e piccole città, si continua a privilegiare una mentalità che assurdamente spinge per criminalizzare ciò che arreca meno danno. Del resto stiamo assistendo al tentativo, dietro spinte di interessi economici inimmaginabili, di ripristino del nucleare in anni in cui altrove si studia e si investe in forme di energia più conciliabili con la salute umana e più rispettose dell’ambiente. Ma ancor più credo che la scarsa propensione politica per un comune benessere attuale e futuro sia la poca, pochissima attenzione rivolta alla sensibilizzazione dei bambini e delle nuove generazioni. Noi siamo nati e cresciuti con questo mito dell’automobile come simbolo di modernità ma i figli di questa epoca, ancor più che in passato, vedono nell’auto, basandosi sui nostri comportamenti, l’unico mezzo di trasporto che sia assolutamente rispondente alle nostre continue ed “impellenti” esigenze di tempo.
Lavoro nella zona Sud di Udine e vivo invece nella parte a Nordest della città. Il tragitto casa-lavoro è di 9,5 km. Nonostante orari un pò sui-generis cerco il più possibile di compiere questo tratto in bicicletta, quotidianamente. Nel palazzo in cui vivo vengo additato simpaticamente ma “emblematicamente” come una sorta di “marziano”. Ma, come scrive il nostro Rigatti in uno dei sui libri, io invece, col tempo, mi sento un privilegiato. Uno che sa avere la meglio sul tempo e sul subdolo richiamo dell’auto. Non sono e non mi sento affatto un marziano. Forse lo sono quelli che per andare a comprare il giornale ad un chilometro, di domenica mattina e col sole splendido di luglio non può e non sa farlo senza accendere l’auto. Ma questo non mi impedisce di condannare quei ciclisti che sulle due ruote credono di godere di una sorta di “immunità” d’infrazione e di educazione. Il rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti deve essere una priorità, un primo, sotanziale passo. Ma che la bicicletta venga equiparata ad un’auto in fatto di sanzioni è davvero l’ultima assurdità che ci è stata “gratuitamente donata”.
 
Ti dico… da amica della bicicletta che quando ha posato le ruote su suolo Olandese voleva chiedere asilo politico… Certi atteggiamenti dei ciclisti mi fanno infuriare, a volte. Soprattutto se si pensa che, in caso d’ incidente, l’ automobilista ha sempre una presunzione di colpa un po’ maggiore. Certo questo fatto non lo inquadro in una stupida guerra due/quattro ruote, bensì nel generale clima di spregio delle regole e del rispetto del prossimo che ormai vige in questo Paese.
La verità è che manca la mentalità, sia dall’ alto che dal basso. Lo dice pure Emilio nei suoi libri (bella la metafora quando dice “paghiamo una tassa per l’ uso del nostro corpo”). Le persone sono impigrite, voglion tutte il parcheggio libero davanti al bancomat. La nostra classe digerente non ha una minima visione del lungo periodo. Esempio? Negli anni 90, qui a Nordest, s’ è costruito molto. Son sorti interi quartieri dove c’ erano solo pannocchie, tutta gente giovane, con figli. Vi pare che a qualcuno sia venuto in mente di collegare via ciclistica questi quartieri, pieni di minori senza patente, col centro dove ci sono le scuole, la stazione ecc…? Ma manco per idea. La strada è stretta come ai tempi che ci passavano due trattori al giorno, mandare in giro i figli in bicicletta dà qualche timore… e il tutto si risolve in un megaingorgo quotidiano. E potrei farvi molti esempi. Così, per nascondere il loro fallimento passato e presente, i nostri “eletti” non trovano di meglio che sviare il tutto in una “guerra tra poveri”, due ruote contro quattro. E il popolino puntualmente ci casca…
Scusate il pessimismo… a volte spero di aver torto ma mi guardo in giro… e ci vedo pure bene…

Il Piccolo, 25 agosto 2009
 
NESSUN ACCORDO TRA COMUNE E PROPRIETARIO DEL TERRENO. UDIENZA IL 5 OTTOBRE 
Il Comune rischia un salasso di 460mila euro 
Si trascina da vent’anni la vertenza sull’indennizzo per l’esproprio dell’area della palestra verde

Comune e proprietario dell’area su cui sorge la palestra verde, Alfonso Zoratto, stanno cercando di arrivare in tempi stretti a una chiusura del contenzioso aperto ormai da un paio di decenni sull’acquisizione del terreno di 2500 metri quadrati in via Baden Powell da parte dell’ente locale, che però non aveva saldato il conto con il privato. La perizia depositata nel corso della primavera dal perito del Tribunale civile di Gorizia, cui il privato si è rivolto reclamando il mancato pagamento dell’occupazione del terreno da parte del Comune, è stata contestata sia da Zoratto sia dall’amministrazione Pizzolitto. Secondo il privato, tramite il suo legale, l’avvocato Stefano Cavallo, il valore stabilito dal Consulente tecnico, 460mila euro, è riduttivo e dovrebbe essere doppio rispetto la stima. Il Comune sostiene invece che il valore dovrebbe essere inferiore. A fronte dei rilievi delle parti il giudice del Tribunale civile ha quindi riconvocato il consulente nella prima udienza utile, quella fissata per il 5 ottobre, ma di fatto prendendo in considerazione solo le osservazioni avanzate dal legale di Zoratto.
«Posso esprimere un cauto ottimismo sulla composizione bonaria della vicenda», afferma l’avvocato Stefano Cavallo a nome del suo cliente, che comunque avrebbe chiesto una cifra che oscilla tra i 460mila euro stabiliti dal perito e i 400mila euro. L’ente locale comunque ha già messo le mani avanti a inizio anno, vincolando però uno degli immobili di cui ha deciso la vendita, per arrivare alla copertura della cifra dovuta ai privati. Si tenta di arrivare quindi a una chiusura di una vicenda aperta da anni e dopo che già nel corso degli anni scorsi era stata raggiunta una transazione rispetto all’acquisizione dell’area verde di via Valentinis, versando allo stesso proprietario 1,9 miliardi di lire. L’area di via Baden Powell ne era rimasta esclusa e il percorso avviato non è mai stato concluso, perché il tentativo di mediazione avviato 6 anni fa da Zoratto tramite l’avvocato Cavallo, non era andato a buon fine. Da qui la decisione dei proprietari di rivolgersi al Tribunale, che nel 2008 ha dato ragione ai privati. L’”occupazione abusiva” dell’area si protrae invece da 30 anni, da quando cioè iniziò la costruzione della scuola. L’area coinvolta era edificabile e il calcolo del perito ha quindi tenuto conto del valore del terreno nel 1978 aumentato degli interessi maturati. (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 25 agosto 2009
 
Monfalcone. Sembra destinata a risolversi in tempi brevi la querelle tra l’amministrazione comunale e il proprietario dell’area su cui sorge l’impianto 
Schiarita per il contenzioso sulla palestra di via Baden Powell

MONFALCONE. Potrebbe essere risolto in tempi piuttosto brevi il contenzioso aperto ormai da tempo fra il Comune di Monfalcone e il proprietario dell’area su cui sorge la palestra verde di via Baden Powell, Alfonso Zoratto.
Il Comune, infatti, negli anni 70 aveva realizzato sul terreno compreso tra via Valentinis e via Baden Powell l’area verde e la struttura sportiva, ma non era stata mai saldata l’acquisizione dello spazio, fatto che aveva dato logico avvio a un contenzioso da parte del privato che voleva vedere riconosciuto quanto dovuto. Si era quindi attivato un iter che già nel corso degli anni 90 aveva visto raggiungere una transazione rispetto l’acquisizione dell’area verde di via Valentinis, versando allo stesso proprietario 1,9 miliardi di vecchie lire. Ma l’area di via Baden Powell era rimasta esclusa e il percorso avviato non è mai stato concluso, perché il tentativo di mediazione avviato sei anni fa da Zoratto tramite l’avvocato Stefano Cavallo, non era andato a buon fine. Di qui la decisione dei proprietari di rivolgersi al Tribunale civile, che nel 2008 ha dato ragione ai privati. Quella che si può definire quindi “occupazione abusiva” del Comune dell’area di via Baden Powell si protrae da 30 anni, da quando è cominciata la costruzione della scuola di via Baden Powell. L’area coinvolta, che ha una superficie di 2 mila 500 metri quadrati, era edificabile e il calcolo del Ctu, il perito chiamato dal Tribunale di Gorizia, ha quindi tenuto conto del valore del terreno nel 1978 aumentato degli interessi maturati. La perizia depositata nel corso della primavera di quest’anno dal Ctu, e che stabilisce in 460 mila euro il valore di quanto dovuto dal Comune a Zoratto, è stata però contestata sia da Zoratto stesso sia dall’amministrazione Pizzolitto. Secondo il privato, tramite il suo legale, l’avvocato Stefano Cavallo, il valore stabilito dal Ctu è riduttivo e dovrebbe essere doppio rispetto alla stima.
Il Comune sostiene invece che il valore dovrebbe essere inferiore. Di fronte ai rilievi delle parti il giudice del Tribunale civile ha quindi riconvocato il Ctu nella prima udienza utile, fissata per il 5 ottobre, ma di fatto prendendo in considerazione soltanto le osservazioni avanzate dal legale di Zoratto. La trattativa già in corso da tempo ha quindi ripreso slancio, tanto da avviarsi forse alla dirittura d’arrivo. «Posso esprimere un cauto ottimismo sulla composizione bonaria della vicenda», afferma l’avvocato Stefano Cavallo a nome del suo cliente, che comunque avrebbe chiesto una cifra che oscilla tra i 460 mila euro stabiliti dal Ctu e i 400 mila euro. L’ente locale per premunirsi e avere le risorse necessarie a coprire la cifra dovuta ha vincolato uno degli immobili di cui ha deciso la vendita e il cui ricavato potrà essere utilizzato per chiudere la vicenda.(cris.vis.)

Il Piccolo, 10 ottobre 2009 
 
Area verde, saltata l’intesa sul risarcimento  
Il proprietario del terreno rilancia: pretende dal Comune 450mila euro
 
 
Non si è chiuso con una mediazione il contenzioso aperto tra Comune e privati sull’acquisizione di un terreno di 2.500 metri in via Baden Powell da parte dell’ente locale, che però non aveva pagato tutto il dovuto. Alcuni dei proprietari dell’area, su cui il Comune trent’anni fa aveva avviato la realizzazione della palestra verde, ad accordo quasi fatto sulla cifra di 400mila euro hanno rilanciato, chiedendone invece 450mila di euro. In sostanza solo 10mila euro in meno rispetto all’importo che è stato fissato negli scorsi mesi dal Ctu, cioè dal perito del Tribunale civile di Gorizia, cui i privati si sono rivolti nel 2008 reclamando il mancato pagamento del terreno da parte del Comune. Il legale dell’ente locale, avvocato Antonio Pollino, ha osservato di conseguenza come la cifra fosse appunto molto vicina a quella fissata dal Consulente tecnico d’ufficio e come di fatto la convenienza della transazione venga a ridursi di molto. La giunta comunale ha così deciso di dare mandato al proprio legale di proseguire il contenzioso in aula, a partire dalla nuova udienza che ha avuto luogo lunedì nel Tribunale civile di Gorizia. Un nuovo appuntamento interlocutorio, comunque, a quanto pare, perché il giudice ha aggiornato il dibattimento per l’inizio di dicembre. L’amministrazione comunale rimane disponibile a concludere il contenzioso con una transazione, ma non andando oltre il tetto dei 400mila euro. La perizia depositata nel corso della primavera dal Ctu era stata contestata sia dai privati proprietari del terreno sia dal Comune. Per i privati, il valore stabilito dal Ctu, 460mila euro, era riduttivo e avrebbe dovuto essere doppio rispetto la stima.

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