Il Piccolo, 14 agosto 2009 
 
L’ASSESSORE  
Via i tetti in eternit, la Provincia investe altri 116mila euro  
L’Amministrazione concorre a metà della spesa a carico dei privati 
«Il successo dell’iniziativa è nelle 330 richieste di rimozione fatte nell’Isontino»
 
 
di LUIGI TUREL

GORIZIA La Provincia rilancia sul programma di smaltimento di tettoie in eternit con un appalto da 116mila 666 euro. E si accolla il 50% dei costi mentre l’altra metà sarà a carico del privato che richiede l’intervento di rimozione delle coperture in cemento-amianto da abitazioni private come dai pollai o dai box-ripostiglio.
«Sull’amianto c’è poco da discutere, men che meno fare filosofia. Bisogna eliminare l’eternit perché è micidiale», rimarca l’assessore all’Ambiente Mara Cernic. Aggiunge: «E ogni promessa è un impegno per noi. Visto il successo della prima iniziativa, avevamo assicurato che nel bilancio della Provincia sarebbe stata inserita una nuova posta per un ulteriore lotto di eliminazioni dell’eternit. E così ecco altri 116mila euro che, con la quota che spetta ai privati, sommerà a 232mila euro per la ”rottamazione” dell’eternit. Non solo. Vedremo di reperire altre risorse quando faremo le variazioni al bilancio, servono molti più soldi visto il boom di richieste che non abbiamo potuto soddisfare con il primo appalto. E già mi immagino un’altra lista d’attesa di coloro che non saranno esauditi anche con questo secondo appalto».
La Provincia, dunque, continua a fare da battistrada alle amministrazioni pubbliche concorrendo alle spese sostenute dai privati. Di più. Evita ai cittadini anche di fare la spola tra uffici, Azienda sanitaria compresa, con il rompicapo della rimozione delle tettoie in fibra di cemento e amianto: a tutto penserà l’impresa che si aggiudicherà l’appalto. L’unico compito che spetterà a chi chiede l’intervento è quello – del resto è già stato rodato con l’appalto di due anni fa – di contattare la ditta e concordare il sopralluogo.
Sono sei le tipologie di interventi ammessi (sono riportate a fianco assieme al prezzo base sul quale i concorrenti all’appalto dovranno fare il ribasso). Rispetto al primo lotto, c’è una novità che amplia le possibilità di eliminare le lastre in eternit: anche quelle che un tempo erano tettoie e che, smantellate «fai da te» dal privato, sono rimaste accatastate a terra in qualche angolo del giardino di casa.
«Per fortuna, qualcuno ha avuto giudizio dopo aver tolto da solo la tettoia del pollaio o del ripostiglio. Voglio dire che quel cittadino ha avuto almeno la coscienza di non abbandonare l’eternit nei boschi, disseminando amianto tra Carso e Collio, per non scordare affatto i casi di alvei di torrenti e fiumi trasformati in discarica. Questa volta abbiamo ampliato le possibilità di smaltimento per poter accogliere anche le richieste di rimozione delle coperture lasciate a terra», rimarca ancora l’assessore Mara Cernic.
Sulle nuove domande, avranno la precedenza quelle rimaste inevase. Già perché nel 2008 era stato polverizzato il budget di 100mila euro accantonato dalla Provincia: ben 330 le domande di intervento a riprova del successo dell’iniziativa dell’Amministrazione presieduta da Enrico Gherghetta. A metà maggio di quest’anno la Edilanzutti di Remanzacco che si era aggiudicata l’appalto aveva soddisfatto 131 richieste (gli interventi fatturati in realtà erano 141 in quanto in un caso la domanda era cumulativa per un garage in un condominio a Monfalcone). Complessivamente – ma gli interventi sono ancora da esaurire – erano stati rimossi 3mila 795 metri quadrati di tettoie in cemento-amianto poi smaltiti in una discarica in Austria.

Il Piccolo, 09 novembre 2009 
 
DOSSIER DI LEGAMBIENTE 
Ancora troppo amianto a Monfalcone  
Solo a Panzano ci sono distese di eternit. Oggi vertice sulla tutela dei lavoratori
  
 
Liberi dall’amianto. Lo torna a chiedere con forza Legambiente con un dossier da cui emergono con evidenza i ritardi nelle bonifiche dei siti nazionali, i drammatici effetti sulla salute e l’urgenza di rendere l’Italia un Paese più sicuro. Nel convegno tenuto venerdì a Torino si è parlato quindi soprattutto della situazione dei siti in cui l’amianto si prelevava e si lavorava come materia prima, quindi la cava a cielo aperto di Balangero o lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato. Senza scordare però che l’amianto è anche quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici realizzati negli anni ’70 e ’80 e presente diffusamente anche a Monfalcone, soprattutto a Panzano, dove sono stati censiti 120 metri quadri di coperture in eternit. Il dossier di Legambiente inoltre non scorda l’impiego dell’amianto nella cantieristica navale, “dove le proprietà isolanti e l’alta resistenza del minerale fibroso sono state sfruttate per la produzione di una grande quantità di materiali e manufatti vari, impiegati in questo settore». Tra tutti spiccano, come ricorda l’associazione ambientalista, “i cantieri di Monfalcone, Trieste e Taranto”.
«Il problema di Monfalcone ora purtroppo è quello di pagare le conseguenze del massiccio impiego del minerale nel suo cantiere navale – afferma il responsabile locale di Legambiente, Michele Tonzar -. C’è per questo ancora una diffusa presenza di enternit nel territorio, che costituisce un pericolo, anche se inferiore a quello rappresentato dall’amianto friabile usato nelle coibentazioni navali». Le coperture in eternit, comunque, ricorda Tonzar, non rappresentano un rischio se rimangono integre e quindi vanno rimosse.
«Quanto sta facendo la Provincia, stanziando dei finanziamenti in grado di aiutare i cittadini a procedere alla bonifica, va bene – aggiunge Tonzar -. Ci rendiamo purtroppo conto che in questo momento di crisi risorse aggiuntive non saranno dirottate su questo fronte, ma su altri, più urgenti. Sarebbe importante in ogni caso che i privati segnalino le situazioni più rischiose».
Intanto oggi, dalle 9, all’Europalace Monfalcone di via Cosulich la Cgil parlerà del diritto alla tutela per gli esposti all’amianto. I lavori del seminario saranno introdotti dal segretario generale della Cgil di Gorizia, Paolo Liva.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 10 novembre 2009 
 
Amianto, sportello Inca attivato in via Ponchielli 
 
MONFALCONE. La tutela individuale del danno differenziale, cioè della quota di danno non indennizzato dall’Inail, che ha lo scopo di agevolare tutti i lavoratori danneggiati o le famiglie dei lavoratori deceduti e di favorire il tema della diagnosi precoce delle malattie è stato il tema del seminario, organizzato dalla Cgil e svoltosi ieri a Monfalcone all’Europalace di via Cosulich. Un incontro che ancora una volta ha ricordato come Monfalcone e mandamento abbiano pagato e stiano pagando un pesante tributo in termini di vita umane per l’esposizione all’amianto.
È stato il segretario provinciale Cgil, Paolo Liva, a ricordare come da ieri sia attivo al 100% lo sportello Inca (in via Ponchielli, complesso Paciana), utile proprio per ottenere la tutela individuale del danno differenziale.
«Lo sportello è stato attivato per avvicinare le persone, con cui già si sono avuti contatti, per prospettare la possibilità di avviare le cause per ottenere il danno differenziale. Ben 130 tra lavoratori e famiglie sulle 150 contattate, hanno aderito e hanno dato mandato per avviare il procedimento, che sarà seguito dalla studio legale Moro di Padova», ha spiegato Liva, che ha parlato di “lavoro immane” visto che in archivio ci sono ben 3 mila nominativi di persone interessate all’esposizione.
Ha anche affermato come si sia deciso di partire anche con le cause per il riconoscimento dell’esposizione e dei diritti pensionistici a favore dei 70 lavoratori a cui mancavano solo pochi mesi per coprire il periodo di 10 anni necessario a ottenere il riconoscimento e ha annunciato che se si otterrà il risarcimento di parte civile, il sindacato utilizzerà quel denaro per avviare una fondazione che si occupi di ricerca e di tutela.
L’avvocato Giancarlo Moro ha detto che, data anche l’età degli imputati dei processi per omicidio colposo relativi ai decessi per amianto e vista la recente assoluzione per prescrizione del reato, i procedimenti penali rischino d’essere vicoli ciechi. «Senza dimenticare la penale, è opportuno forse usare la strada della causa civile. Il danno differenziale è legato al destino delle parti lese e quindi i termini del procedimento possono essere prorogati», ha detto, ricordando che a Venezia sono state vinte 13 cause e molte di più a Padova.
L’assessore provinciale Licia Morsolin ha ricordato che la Provincia ha avviato un tavolo permanente sui problemi da amianto, destina 100 mila euro l’anno per la bonifica dell’amianto e sostiene la realizzazione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate.
Parlando a titolo personale, ha voluto poi indicare come «forse il sindacato abbia lasciato a margine i casi di donne esposte, sia quelle che lavoravano al cantiere, in mensa, sia le mogli e le madri che sono state contagiate lavando le tute dei loro uomini».
Nel corso del seminario è intervenuto anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha sottolineato l’aspetto emozionale di una vicenda «che fa rabbia, visto che le persone muoiono a causa del lavoro che hanno fatto per una vita. Gli esposti si sentono schierati al muro, condannati».
Sono intervenuti anche l’avvocato Luigi Genovese, il parlamentare del Pd Alessandro Maran e il presidente Inca nazionale, Franca Gasparri. (cr.vi.)

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
RIBADITA LA NECESSITÀ DI UN CENTRO SANITARIO PER LE MALATTIE LEGATE ALL’ASBESTO  
Amianto, 130 domande di risarcimento  
Bilancio dello sportello aperto dalla Cgil per ottenere il ”danno differenziale” 
 
Sono circa 130 le famiglie colpite dal dramma dell’amianto e i lavoratori esposti del Monfalconese che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, vale a dire del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail. A offrire l’opportunità di percorrere la strada risarcitoria, che si affianca a quella dei procedimenti penali e civili, è stata la Cgil attraverso il suo patronato Inca di via Ponchielli, dove ora funzionerà lo sportello attivato appositamente nell’estate.
«Continueremo a contattare ora i lavoratori e le famiglie che possono avere accesso al riconoscimento del danno differenziale. E sono migliaia», ha annunciato il segretario provinciale della Cgil Paolo Liva ieri nel seminario organizzato all’Europalace. «Avvieremo però anche cause di lavoro per ottenere il riconoscimento dell’esposizione e quindi dei benefici pensionistici connessi – ha aggiunto Liva – per la settantina di lavoratori di Fincantieri che non riescono a raggiungere la soglia minima dei 10 anni di esposizione, perchè l’Inail ha accertato un uso del minerale fino a fine 1988. I lavoratori sostengono invece che l’amianto in cantiere si impiegò fino alla messa al bando del materiale in Italia, cioè il 1992».
Il risarcimento che la Cgil potrebbe ottenere come parte civile nei processi penali per le morti d’amianto sarà invece utilizzato per creare una fondazione che si occupi di informazione, ricerca, sorveglianza sanitaria. Quella del riconoscimento del danno differenziale è un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera, come ha spiegato l’avvocato Giancarlo Moro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo. «L’ambizione è di fornire una tutela adeguata a qualsiasi persona che porti le conseguenze dell’esposizione all’amianto, anche a Monfalcone», ha detto Moro.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, che a lungo ha lavorato nella mensa del cantiere di Panzano, ha invitato a mettere sullo stesso piano i problemi delle donne entrate in contatto con l’amianto dentro e fuori lo stabilimento e ha rilanciato l’insediamento a Monfalcone di un centro di riferimento regionale per le malattie asbesto-correlate. Un fronte condiviso questo anche da Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu Fincantieri. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ribadito, di fronte a una vicenda che provoca rabbia e dolore, la decisione del Comune di costituirsi parte civile, «non per un senso di vendetta, ma di giustizia sociale».
Laura Blasich

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
Bonifica dell’amianto: dai privati 71 domande per smaltire 1500 chili 
 
Oltre millecinquecento metri quadrati di amianto da smaltire, con 71 richieste. Di cui, però, finora solo 15 sono state evase, permettendo di smaltire solo 472 metri quadrati, poco meno di un terzo del necessario. È questo il bilancio per il territorio di Monfalcone del Progetto di microraccolta di coperture contenenti cemento-amianto (eternit) organizzato dalla Provincia di Gorizia ai fini della bonifica delle coperture nello stesso materiale nocivo nella Provincia di Gorizia, per il quale sono stati stanziati, nel bilancio dell’amministrazione provinciale centomila euro. Monfalcone è la città che in tutta la provincia ha visto il maggior numero di richieste, 71 appunto, seguita da Gorizia con 57. Per quanto riguarda invece i metri quadri, Monfalcone arriva al secondo posto anche se per poco: Gorizia infatti si colloca al primo posto in provincia con 1652 metri quadrati.
Anche in questo caso, gli interventi eseguiti sono stati poco più di un terzo. Rimane quindi ancora molto lavoro da fare, come la stessa amministrazione provinciale ricorda. «Si evince che nel 2008 sono state soddisfatte poco più di un terzo delle domande complessivamente pervenute. Il progetto che sta continuando nel offrirà la possibilità di soddisfare anche la graduatoria esistente. Attraverso la nuova gara d’appalto infatti si assegnerà il nuovo incarico di servizio». La prima fase dello smaltimento era stata affidata alla ditta Edilanzutti, che ha provveduto alla trasmissione delle prime quattro fatture corrispondenti a circa l’80% dei fondi stanziati per il programma in parola. Attualmente si è in attesa dell’invio della documentazione relativa all’ultima tranche degli interventi finanziabili con i fondi stanziati nel 2008. In totale, in provincia sono state presentate 330 richieste di intervento di bonifica a beneficio, per un totale di contribuzione richiesto di euro 201.040. «Anche se parte delle richieste non sono ammissibili a beneficio e molte altre sono state oggetto di ritiro – spiega la stessa Provincia – appare evidente che i fondi stanziati non saranno sufficienti a soddisfare pienamente tutti gli interventi. La ditta Edilanzutti attraverso la relazione trasmessa alla Provincia di Gorizia a maggio del 2009 ha comunicato che i sopralluoghi eseguiti sono stati 202.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
L’ASSESSORE BULLIAN: «NEL 2011 CI OCCUPEREMO DEL TETTO DELLA PALESTRA DI PIERIS» 
San Canzian, partono le bonifiche dell’eternit 
Assegnato ai privati un contributo di 600 euro per eliminare le coperture d’amianto

di LAURA BLASICH

SAN CANZIAN Sono già sei i privati che a San Canzian d’Isonzo smaltiranno delle coperture di eternit grazie al contributo a fondo perduto stanziato dal Comune per incentivare la bonifica dell’amianto nel proprio territorio.
Il budget a disposizione dell’ente locale non era enorme, ma ai cittadini veniva garantito un aiuto massimo di 600 euro, assegnato però a fondo perduto. Il contributo dovrebbe comunque essere sufficiente a consentire lo smaltimento di coperture in eternit di non grandi dimensioni, ancora sparse nel territorio comunale. «In effetti questo è il problema, perché le grandi superfici sono state bonificate o sono in via di rimozione – spiega il consigliere comunale con delega all’amianto Enrico Bullian -. Tenuto conto che il Comune interverrà il prossimo anno per eliminare il tetto in eternit della palestra di Pieris». L’intenzione è quindi quella di riproporre il bando anche il prossimo anno, sempre in attesa che riprenda l’intervento della Provincia, che lo scorso anno aveva indetto l’appalto per l’assegnazione del servizio di rimozione e smaltimento delle coperture di cemento amianto, coperto da un budget di 116mila euro. Nel caso fosse stato presentato un numero maggiore di domande da parte dell’amministrazione di San Canzian c’era comunque l’impegno a cercare di integrare i fondi disponibili per quest’anno.
L’erogazione del contributo ai privati avverrà in ogni caso solo in seguito alla presentazione di regolare fattura di una ditta qualificata e certificata allo smaltimento di materiali contenenti amianto. In base al bando, la priorità sarebbe inoltre andata alle domande relative alle maggiori quantità di amianto da smaltire, a prescindere dalla data di presentazione delle richieste. L’erogazione dei contributi ai singoli proprietari avverrà poi con provvedimenti del responsabile del Servizio Urbanistica ed Edilizia privata del Comune, a seguito di verifica dell’esatto adempimento delle opere. Con questa azione il Comune di San Canzian spera di eliminare o di ridurre gli abbandoni di coperture in amianto-cemento che ancora si verificano. È quanto è accaduto fra l’altro proprio alla vigilia della pubblicazione del bando per l’assegnazione dei fondi ai privati.