Il Piccolo, 15 ottobre 2009 
 
Cantieristica strozzata dalla crisi  
Da oltre due anni la Carnival non ha più commissionato unità in Italia  
CASSA IN VISTA
A Panzano l’ultima nave sarà terminata nel 2011 Impiego ”congelato” per almeno 500 addetti
 
 
di GIULIO GARAU

TRIESTE Nessun ordine di nave da crociera dall’inizio del 2009 ad oggi in tutto il mondo, alla Fincantieri per prima. I dati dell’ultimo notiziario di Assonave su tutti i prodotti della cantieristica sono desolanti: gennaio-agosto 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 denuncia un calo di ordini dell 83%. Il mercato mondiale è fermo. Soffre Fincantieri, primo attore al mondo con una quota del 40% del mercato e, pur ricca delle sue 12 navi in portafoglio, guarda con preoccupazione al futuro. Ma temono anche i concorrenti tedeschi di Meyer Werft che di navi in portafoglio ne hanno 9 (31% del mercato) e Stx Europe (i cantieri finlandesi e francesi acquisiti dai coreani con Aker Yards) con 5 navi e il 23,2% del mercato.
Non è solo dal 2009, sono oltre due anni che gli armatori, ancor prima della crisi mondiale, causa anche le grandi oscillazioni del dollaro (l’ultima botta anche ieri con l’euro in rialzo a quota 1,49 dollari), non battono chiodo. Forti gli aumenti dei listini e gravi le difficoltà dell’export per i cantieri europei. E nonostante le navi da consegnare ancora, i tre grandi cantieri europei affilano i denti e le unghie per spuntare uno straccio di ordine. La stessa Carnival, morsa dalla crisi, è da oltre 2 anni che (oltre a non distribuire dividendi ai suoi azionisti) non commissiona nulla a Fincantieri. Poche settimane fa è stata consegnata la Carnival Dream, a Monfalcone il cantiere ne sta allestendo ancora tre per il gruppo, Azura (P&O) prevista per primavera, la Queen Elizabeth (Cunard) per fine 2010, la gemella della Dream, Carnival Magic (Carnival Cruises) nel 2011. Non c’è altro e a Monfalcone, dove continua a girare la leggenda di opzioni e di un accordo tra Fincantieri e Carnival per tre navi, ci ha pensato lo stesso ad, Carnival, Micky Arison a spegnere le illusioni.
«Difficilmente ordineremo altre navi entro fine 2009, forse una per Princess Cruises». A quale cantiere non si sa. Una doccia gelata dall’armatore che controlla il 43% del mercato delle navi da crociera che ha reso ancora più fosco il futuro per i tre big europei. Sono gli unici a resistere in un panorama devastante fatto di chiusure e fallimenti. Trentasette i cantieri tedeschi chiusi per mancanza di ordini, crollo di quelli cinesi e coreani (il mercato povero dei mercantili è alla paralisi), fallimento in Italia dei cantieri De Poli e altri piccoli.
Soffrono anche Meyer Werft e Stx Europe, ma in proporzione Fincantieri che ha una quota maggiore, dà lavoro a 9 mila dipendenti (e tre volte tanto nell’indotto) soffre di più. Dei 7 stabilimenti Palermo e Castellamare hanno iniziato ad andare in crisi prima di tutti per la mancanza di commesse. La malattia si manifesta con gli «scarichi di lavoro» che partono dai settori dove si inizia a lavorare per realizzare la nave. «Una fase difficile e delicata» ribadisce da tempo Fincantieri che ha iniziato a ricorrere alla cassintegrazione, dopo gli accordi con il sindacato, e che riguarderà tutti i sette stabilimenti e coinvolgerà 1200 dipendenti. Monfalcone per ora è toccata in maniera minore, a ottobre sono coinvolti una trentina di lavoratori. Non è detto che tutti vadano in Cig, solo se è necessario, ma secondo il calendario, se non arriveranno ordini, entro giugno lo «scarico di lavoro» coinvolgerà gradualmente non meno di 500 persone su 1800.
Non parliamo nemmeno dell’indotto che durante l’allestimento di una nave a Monfalcone fa salire il numero di occupati da 1800 a 5 mila. L’ad di Fincantieri sta lanciando messaggi e raccomandazioni da tempo sulla situazione pur sapendo di essere alla guida del leader tra i cantieri. La fame di commesse infatti sta facendo affilare i denti a tutti i concorrenti, sta facendo muovere governi e Ue. Si sta pensando a un piano europeo di rottamazione delle navi vecchie e insicure (Scrap and Built), si parla di eco-bonus ed un piano di rinnovo flotte come per le auto, è stato anche recepito dal Cesa, l’associazione costruttori europei. Se ne è parlato in questi giorni a Milano a un convegno sulle Pmi dove c’erano anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, quello alle riforme Umberto Bossi e lo stesso ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. E proprio ieri a Roma in un vertice tra governo, sindacati e aziende della cantieristica (c’erano tutti, da Fincantieri a Ancanap dei cantieri privati, Assonave, Ucina, l’associazione riparatori, i Nuovi cantieri di Apuania di Invitalia) si è giunti forse al bivio. Non si è parlato solo di possibili commesse pubbliche come pattugliatori per le capitanerie, traghetti nuovi per Tirrenia, nuove piattaforme off-shore per Eni e Saipem fino addirittura alla realizzazione di carceri galleggianti.
Si è toccato anche un tasto fondamentale per la concorrenza: incentivare gli armatori a ordinare in Italia grazie a prezzi e condizioni concorrenziali. Non bastano «competitività e l’efficienza, essenziali per spuntare gli ordini dando prezzi migliori», l’ad Fincantieri lo sa bene, serve (lo ha ripetuto a Milano) «la capacità di fare sistema del Paese».
Il discorso è chiarissimo, si riferisce agli organismi (di garanzia all’export) che «supportano» gli armatori quando ordinano nuove navi. In Italia la Sace, in Germania Hermes e il Coface francese. Sono quelle realtà che, di fronte a un investimento di 500-600 milioni, fanno da intermediari tra l’armatore (che non ha contanti) e le banche dando garanzie e fideiussioni. Chi offre il «pacchetto migliore» alla fine incide sul prezzo e la spunta. Lo sanno benissimo i tedeschi che sono molto competitivi. E lo stesso, per avere più chance, deve fare l’Italia. Ieri il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha dato l’assicurazione: «Per Fincantieri tra i vari impegni (ammortizzatori e incentivi ndr) è stato assunto quello di affrontare il riallineamento degli strumenti finanziari a quelli europei». La cartina di tornasole potrebbe essere proprio la sola ed unica commessa che ipotizza Carnival entro fine 2009.

FEDERMECCANICA FIRMA L’INTESA SOLO CON DUE SIGLE. IL MINISTRO SACCONI: «MODELLO POSITIVO»  
Metalmeccanici, accordo separato da 112 euro  
Soddisfatti Fim e Uilm: «Un buon risultato». Protesta la Fiom: «Piattaforma illegale, faremo il referendum»
 
 
ROMA Accordo raggiunto sul contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, ma senza la firma della Fiom, esclusa dall’inizio dal tavolo delle trattative. Fim-Cisl e Uilm e Federmeccanica hanno concordato un aumento medio di 112 euro lordi al mese. Il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi, ha definito l’accordo odierno «un accordo molto buono e responsabile nei confronti dei lavoratori, delle aziende e del Paese».
Estremamente positivo anche il commento del ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «La sottoscrizione del contratto dei metalmeccanici in tempi brevi e con rilevanti contenuti di welfare conferma la positività del nuovo modello contrattuale e la semplificazione delle relazioni industriali che grazie ad esso si sta realizzando. Le nuove regole infatti tolgono al contratto nazionale quell’improprio carico di significati – anche di carattere ideologico – facendone un momento importante ma inserito in un continuo contesto di interazione tra le parti sociali nella dimensione dei territori e delle aziende».
Soddisfatti Uilm e Fim. «Quello siglato oggi è un contratto estremamente importante. – sottolinea il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi -. Il mio giudizio è estremamente positivo per la quantità di soldi che abbiamo in più e per il fondo di sostegno al reddito governato dall’ente bilaterale partecipato al 50% dai lavoratori e al 50% dalle aziende. In più abbiamo rispettato i tempi». «È un buon risultato dal punto di vista salariale che garantirà il reddito dei lavoratori dall’inflazione nel prossimo triennio. – dice il leader delle tute blu della Cisl, Beppe Farina -. È stata una trattativa non lunga ma molto difficile in un momento di crisi del settore che comunque conferma che il diritto al rinnovo esiste sempre».
Ma le polemiche sull’esclusione della Fiom sono molto forti: «La Fiom è stata invitata, ha partecipato. Il tempo dirà cosa può succedere», dice Ceccardi. Ma per la Fiom si tratta di «una piattaforma illegale»: «Il problema non è dell’esclusione della Fiom, ma dei lavoratori – spiega il segretario Gianni Rinaldini -. La piattaforma approvata non ha avuto alcuna validazione da parte dei lavoratori. E allora noi diciamo: sottoponiamola a referendum. Il contratto collettivo vigente, che scade nel 2011, era unitario ed era stato approvato da referendum. Due organizzazioni adesso l’hanno disdettato unilateralmente, come se fosse di loro proprietà, tanto che noi li abbiamo diffidati. Tuttavia, se i lavoratori approvano il nuovo accordo, noi ne prendiamo atto, se lo bocciano, anche Uilm e Fim devono ritirare la firma. Se non è così vuol dire che siamo davanti a un colpo di Stato. Attendiamo una risposta, se fosse negativa abbiamo già convocato gli organismi dirigenti per martedì. In ogni caso la Fiom non applicherà quelle regole per quanto riguarda la contrattazione, noi abbiamo un solo vincolo ed è quello dei lavoratori».
Altro fronte di disaccordo è aperto con Ugl e Fismic, che, per ora, non firmeranno il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, a causa dell’esclusione dalla partecipazione dell’ente bilaterale che gestisce il fondo di sostegno al reddito previsto dal contratto. Ad annunciare il no sono i segretari generali Giovanni Centrella e Roberto Di Maulo. «Vogliamo pari dignità con gli altri sindacati» dicono.
In dettaglio, l’accordo prevede «un aumento medio di 112 euro con una distribuzione degli oneri che in qualche modo corrisponde alle esigenze delle imprese di contenere i costi» spiega il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli. Gli aumenti salariali partiranno con la prima tranche di 28 euro mensili dal 1° gennaio 2010; 40 dal 1° gennaio 2011 e 42 dal 1° gennaio 2012.

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
  
SI FA SEMPRE PIÙ NERO IL FUTURO DELLO STABILIMENTO DI PANZANO  
In cantiere solo tre navi prima del baratro  
Zero commesse all’orizzonte. A New York battesimo della Dream con l’attrice premio Oscar Marcia Gay Harden
 
 
di ROBERTO COVAZ

Cantieristica italiana in allarme rosso e non ci sono alle viste nuove commesse, né a Panzano né negli altri stabilimenti di Fincantieri. Ieri a Roma si è tenuta- coordinata dal presidente di Fincantieri Corrado Antonini – l’assemblea dell’Assonave, l’associazione nazionale dei costruttori, riparatori e fornitori navali. Sono emerse note assai dolenti. Ma anche uno spiraglio, ovvero la possibilità di ottenere aiuti dall’Unione Europea (servizio in Economia).
Allo stato nello stabilimento di Panzano si sta lavorando su tre navi: l’Azura P&O già varata e la cui consegna è prevista nella primavera del 2010; la Queen Elizabeth-Cunard da varare in gennaio 2010 e consegna prevista autunno 2010 e la Carnival Magic-Carnival Cruise Lines in consegna nel 2011.
Poi c’è il vuoto. Da tempo le organizzazioni sindacali si interrogano sul futuro e la città osserva con crescente sgomento l’evolvere della situazione. Senza nuove commesse il tessuto economico del Monfalconese rischia di implodere, con pesanti conseguenze su più versanti.
Sono già in affanno, ad esempio, le agenzie immobiliari che negli anni passati sono sorte come funghi. Il mercato degli affitti ha conosciuto picchi impensabili ma ora è in calo vertiginoso.
Anche la corona di grandi centri commerciali che adorna il mandamento è figlia del boom di dimoranti, in gran parte arrivati nel Monfalconese sulla scia degli appalti e dui subappalti della Fincantieri.
E se il cantiere dovesse restare sguarnito come affrontare l’emergenza? Anche alla fine degli anni Ottanta ci fu un pauroso scarico; in quell’occasione si ricorse a dosi massiccie di prepensionamenti, ma allora la gran parte dei cantierini erano di origine locale e con alle spalle già molti anni di contributi. Ora la situazione è diversa, allarmante per certi versi.
Ma in un contesto assai pesante e deprimente ecco arrivare da New York una notizia che renderà orgogliosi i cantierini monfalconesi. Giovedì infatti è prevista la cerimonia del battesimo del mare per la ”nostra” Carnival Dream e per la suggestiva cerimonia è stata scelta addirittura un’attrice da premio Oscar, Marcia Gay Harden.

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
Incontro sul cantiere sindacati-Brandolin  
Preoccupazione per carichi di lavoro e ricorso alla Cigo

 
Forte preoccupazione è stata espressa da Fim-Fiom-Uilm nel corso di un incontro che le rappresentanze Fincantieri hanno avuto, ieri con il consigliere regionale Giorgio Brandolin, componente della quarta commissione. La preoccupazione di Fim, Fiom e Uil si è indirizzata verso due elementi in particolare: il rischio di perdere tre commesse a favore dei cantieri tedeschi e le immediate conseguenze sull’occupazione, con la possibilità che, dall’inizio del 2010 possa scattare la cassa integrazione ordinaria per centinaia di lavoratori.
A preoccupare i sindacati – è stato detto – sarebbero però anche voci di corridoio sempre più insistenti sul possibile abbandono di Fincantieri da parte di Carnival e su «carenze qualitative» di alcune recenti realizzazioni di Fincantieri. Senza contare, hanno riferito i sindacati, l’emergenza sociale che potrebbe verificarsi nel Monfalconese a fronte del fatto che, su tremila lavoratori delle ditte private, solo un migliaio potrebbe contare su ammortizzatori sociali. Da parte sua, l’azienda ieri ha ribadito che il quadro degli effetti dello scarico di lavoro non è ancora stato definito, nè avviato l’iter per eventuali ammortizzatori sociali. Smentendo inoltre che Carnival, con cui i contatti stanno continuando, abbia manifestato l’intenzione di dirottare su altri cantieri la realizzazione di grandi passeggeri. «Le trattative da parte di Carnival con vari cantieri in grado di soddisfare le sue richieste ci sono sempre state – ha riferito Fincantieri – ma proseguono anche con noi». Smentite da parte dell’azienda anche di problemi di qualità delle navi realizzate a Monfalcone.
Da parte di Brandolin, comunque, l’impegno è di coinvolgere nel problema tutti i soggetti interessati: «Riferirò le osservazioni che mi sono state portate al gruppo del Pd e alla commissione regionale – ha detto -. Ho inoltre già provveduto a chiedere un incontro con la direzione aziendale. Sarà poi necessario coinvolgere anche gli enti locali, il presidente della Regione Tondo e gli assessori regionali».

Messaggero Veneto, 15 novembre 2009
 
«Ora Fincantieri rischia tre commesse» 
Monfalcone: i timori dei sindacati espressi in un incontro con Brandolin

 
MONFALCONE. Forte preoccupazione: è questo il sentimento espresso dai rappresentanti di Fim-Fiom-Uilm nel corso dell’incontro avuto con il consigliere regionale Giorgio Brandolin, componente della IV commissione (lavori pubblici, edilizia, viabilità, trasporti) e in stretto contatto con la II commissione regionale (industria, artigianato, commercio interno ed estero, turismo e terziario, sostegno all’innovazione nei settori produttivi, formazione professionale).
La preoccupazione di Fim, Fiom e Uil si è indirizzata verso due elementi in particolare: la possibile perdita di tre commesse a favore dei cantieri tedeschi (che pure rappresentano, diversamente da Fincantieri che è il leader incontrastato del mercato navi da crociera, il 20% del settore) e le immediate conseguenze sull’occupazione, con la possibilità che, da gennaio 2010, scatti la Cassa Integrazione Ordinaria per centinaia di lavoratori.
«A preoccupare, in particolare, sono due fattori – hanno spiegato le rappresentanze –. La prima, è che pare che a orientare la decisione dell’armatore verso la Germania siano state delle carenze riscontrate dal punto di vista della qualità. Questo comporterebbe la perdita anche dell’incarico di realizzazione dei prototipi, che avrebbe gravi conseguenze anche sul settore della progettazione. La seconda, è che mentre per i lavoratori diretti di Fincantieri sono garantiti gli ammortizzatori sociali, diversa è la situazione per i lavoratori dell’appalto: se si riuscirà a ottenere la tutela per mille dei tremila di questi lavoratori sarà un grande successo».
E questo potrebbe trasformarsi in una grande emergenza sociale per il territorio monfalconese. «Si rischia per Monfalcone una vera e propria “bomba sociale”, anche per via della situazione critica che è ormai cronica nel settore degli appalti esterni. Per questo quello che chiediamo all’azienda è di avere, quanto prima, delle notizie certe sulla situazione, visto che i dati in nostro possesso derivano unicamente da “voci di corridoio”. A giorni dovremmo quindi avere una convocazione da parte della direzione» hanno spiegato Fim, Fiom e Uilm.
Da parte del consigliere Brandolin, l’impegno preso è stato quello di coinvolgere nel problema tutti i soggetti interessati: il problema “lavoro” è, infatti, uno degli elementi cardini del programma del nuovo segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani.
«In primo luogo riferirò le osservazioni che mi sono state portate al gruppo del Pd e alla commissione regionale – ha detto –. In secondo luogo, ho già provveduto a chiedere un incontro con la direzione aziendale. Sarà poi necessario coinvolgere anche gli enti locali, il presidente della Regione Tondo e gli assessori regionali». Il 19 novembre, intanto, le rappresentanze sindacali hanno già in programma un incontro a livello provinciale.

Il Piccolo, 21 novembre 2009 
 
INCONTRO TRA LA DIREZIONE DI FINCANTIERI E I SINDACATI  
Commesse in stallo, sarà ridotto l’appalto
 
 
L’appalto al momento non è in sofferenza nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, ma in vista c’è un suo ridimensionamento a favore del lavoro diretto. È quanto è emerso nell’incontro di verifica, prevista dal contratto integrativo, tra azienda e segreterie provinciale e Rsu Fim, Fiom, Uilm nella sede di Assindustria. La riduzione del ricorso alle ditte esterne è collegato non solo allo scarico di lavoro per i settori gestiti da Fincantieri a partire da febbraio del 2010, ma alla prospettiva di una generale contrazione della domanda di nuove navi nel corso dei prossimi anni. L’intenzione della società, secondo quanto riferisce il segretario provinciale della Uilm Luca Furlan, è quindi quella di procedere a una riqualificazione e mobilità interna del proprio personale dalla salderia alla costruzione in bacino, divenuta in pratica appannaggio quasi esclusivo dell’appalto in questi ultimi anni.
«A fronte di un rallentamento del mercato, che dovrebbe puntare su maggiore qualità e tempistiche di costruzione più allungate – afferma Furlan -, l’operazione potrebbe servire per scremare l’appalto all’insegna della qualità. L’indotto ridurrà i suoi numeri e dei lavoratori non saranno impiegati qui e questo non è mai positivo. Lo è però che Fincantieri sia presente nei diversi settori della produzione, avendo così modo di governare il processo». Partendo dalla dichiarazione dell’azienda secondo la quale il ricorso all’appalto va progressivamente ridotto, la Fiom-Cgil ha quindi chiesto nei prossimi incontri di verificarne l’impatto tanto sui lavoratori diretti quanto sugli appalti stessi. Al momento, con unità in consegna a marzo e settembre 2010 e aprile 2011, lo stabilimento impiega 2861 lavoratori esterni, di cui 379 in attività di scafo, suddivisi in circa 300 ditte, a loro volta quasi tutte organizzate in diversi consorzi. L’appalto, stando a Fincantieri, entrerà in sofferenza più tardi rispetto le lavorazioni dirette per le quali si attende uno scarico che coinvolgerà 150 lavoratori a partire da febbraio.
I problemi arriveranno però anche per le ditte esterne e la società, spiega Furlan, ha dato la sua massima disponibilità a informare le imprese sugli ammortizzatori sociali a disposizione per i loro dipendenti. La Fiom-Cgil da parte sua sottolinea invece come sia improrogabile la messa in campo di misure atte a salvaguardare i lavoratori degli appalti dall’impatto della crisi, quali a esempio accordi diretti con i consorzi per l’anticipo dei trattamenti Inps. «La previsione di una riduzione del carico di lavoro anche per le imprese esterne – aggiunge la Fiom – impone una seria riflessione tanto a Fincantieri quanto al territorio in ordine alla gestione dell’appalto e dell’indotto che rischiano di divenire una vera e propria bomba sociale, il tutto aggravato dal clima attorno alla popolazione bangladese. Una comunità che l’azienda stessa al tavolo ha riconosciuto essere tra le più rispettose delle regole e di fondamentale importanza per la costruzione delle navi da crociera». Rimane però il problema, sollevato dai sindacati, della conoscenza della lingua, che pone problemi anche di comprensione dei diritti.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 
 
Fumata bianca dal vertice tra sindacati e Fincantieri: appalti ridimensionati a favore del lavoro diretto 
  
MONFALCONE. L’appalto al momento non è in sofferenza nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, ma in vista c’è un suo ridimensionamento a favore del lavoro diretto. È quanto è emerso nel corso dell’incontro di verifica, prevista dal contratto integrativo, tra azienda e segreterie provinciale e Rsu Fim, Fiom, Uilm nella sede dell’Assindustria di Gorizia.
La riduzione del ricorso alle ditte esterne è collegato non solo allo scarico di lavoro per i settori gestiti da Fincantieri in vista a partire da febbraio del 2010, ma alla prospettiva di una generale contrazione della domanda di nuove navi nel corso dei prossimi anni. Fiom-Cgil sottolinea come sia improrogabile la messa in campo di misure atte a salvaguardare i lavoratori degli appalti dall’impatto della crisi, quali ad esempio accordi diretti con i consorzi per l’anticipo dei trattamenti Inps.
«La previsione di una riduzione del carico di lavoro anche per le imprese esterne – aggiunge la Fiom – impone una seria riflessione tanto a Fincantieri quanto al territorio in ordine alla gestione dell’appalto e dell’indotto che rischiano di divenire una vera e propria bomba sociale, il tutto aggravato dal clima, che rasenta il razzismo, creato attorno alla popolazione bangladese in queste settimane. Una comunità che l’azienda stessa al tavolo ha riconosciuto essere tra le più rispettose delle regole e di fondamentale importanza per la costruzione delle navi da crociera».
Grosso rimane il problema della conoscenza della lingua, che pone problemi sia sul fronte della sicurezza, sia della comprensione dei propri diritti. Fincantieri avrebbe quindi dato una certa disponibilità a trovare delle formule per coinvolgere i lavoratori stranieri in corsi di italiano. Nel corso dell’incontro è stato sollevato anche il problema dei controlli sulla timbratura e della lotta alle paghe globali, che, stando alla Fiom, «sono ancora una realtà consistente».
La stessa Fiom valuta, invece, positiva la disponibilità dell’azienda a discutere di un sistema di trasporti interni che sia fruibile da tutti, compresi appalti e ditte di pulizie, così come richiesto dall’organizzazione che già dal prossimo incontro, a gennaio, intende verificarne la fattibilità e ritiene doverosa la lotta alle paghe globali «che ancora sono una realtà consistente ed un ripristino della legalità e della esigibilità contrattuali da parte di tutte le maestranze coinvolte nell’appalto Fincantieri». Per quanto attiene ai carichi di lavoro l’Azienda intravede i primi scarichi per il prossimo febbraio (circa 150 lavoratori), mentre per i lavoratori dell’appalto lo scarico sarà successivo, comunque dichiara l’Azienda, difficilmente si tornerà ai livelli produttivi di questi ultimi anni.
Positiva la discussione avuta con l’azienda anche secondo il segretario provinciale Uilm, Luca Furlan, che riferisce come sia intenzione dell’azienda procedere a una riqualificazione e mobilità interna del proprio personale dalla salderia alla costruzione in bacino, divenuta in pratica appannaggio quasi esclusivo dell’appalto in questi ultimi anni. «A fronte di un rallentamento del mercato, che dovrebbe puntare su maggiore qualità e tempistiche di costruzione più allungate – afferma Furlan –, l’operazione potrebbe servire per scremare l’appalto all’insegna della qualità. L’indotto ridurrà i suoi numeri e dei lavoratori non saranno impiegati qui e questo non è mai positivo. Lo è però che Fincantieri sia presente nei diversi settori della produzione, avendo così modo di governare il processo».

Messaggero Veneto, 23 novembre 2009
 
Fincantieri, niente cassa integrazione
 
MONFALCONE. Il tema scottante della crisi delle commesse a Fincantieri è stato oggetto di un incontro fra l’Udc di Monfalcone e le rappresentanze sindacali unitarie Fim, Fiom, Uilm del cantiere navale.
Dal confronto, richiesto dai rappresentanti del partito, è emersa la grande preoccupazione per le conseguenze sociali di una riduzione o, peggio, di una caduta verticale delle attività, che colpirebbe in modo durissimo la città, i lavoratori, specie dell’indotto, privi delle protezioni di cui godono i dipendenti diretti di Fincantieri.
La Rsu, peraltro, ha negato vi siano notizie verificate su una programma di cassa integrazione già avviata per quanto concerne 500 lavoratori Fincantieri, già dal prossimo giugno, come conseguenza di una altrettanto non verificata decisione dell’armamento di chiudere o peggio dirottare verso altri cantieri europei commesse di Fincantieri.
Ove notizie simili dovessero provenire dalla direzione aziendale, le Rsu saranno le prime a chiedere conto, anche in riferimento alle voci da tempo circolanti, circa una caduta della qualità del prodotto, che sarebbe stata denunciata dagli armatori stessi.
L’incontro, al di là dell’aver riportato in discussione la ventilata serie di commesse pubbliche per carceri galleggianti per far fronte alla crisi delle navi crociera, è stata l’occasione per i sindacati di rimarcare anche la precarietà dei lavoratori degli appalti, oltre 2.500, molti dei quali ormai stanziali, per le condizioni salariali e contributive, per la sicurezza, specie per le lavorazioni più critiche (coibentazione, lega leggera, pitturazione), sotto il profilo sia degli infortuni sia delle malattie professionali.
A questo riguardo la Rsu ha messo in evidenza l’insufficienza dei controlli, il depotenziamento della Medicina del Lavoro, cui tenta di far supplenza l’attività costante dei rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza, peraltro in numero eccessivamente ridotto (solo sei persone) per le necessità; un recente accordo integrativo ha permesso, almeno, che vi sia un ulteriore rappresentante, per i lavoratori degli appalti.
L’Udc, rappresentata dal segretario cittadino Lorenzo Oggianu, insieme con il componente del direttivo Claudio Zoff e i consiglieri comunali Giorgio Pacor e Cesare Calzolari, ha dato atto del contributo di conoscenza dei problemi del cantiere offerto dalle Rsu, di cui terrà conto nella sua azione politica ai diversi livelli a cominciare dal consiglio comunale, dove sono già state presentate dall’Udc interrogazioni tese proprio alla difesa del lavoro e dei lavoratori della nostra principale industria cittadina. (c.v.)

Il Piccolo, 24 novembre 2009 
 
INCONTRO TRA L’UNIONE DI CENTRO E LE RSU DELLO STABILIMENTO  
Fincantieri, timori dell’Udc per i 2500 dell’indotto  
Il previsto calo delle commesse a Panzano potrebbe avere pesanti ricadute sociali
  
 
Lo scottante tema della crisi delle commesse a Fincantieri è stato oggetto di un incontro fra l’Udc cittadina, che lo aveva richiesto, e le Rsu Fiom- Cgil, Uilm, e Fim-Cisl dello stabilimento di Panzano. Dal confronto, è emersa la grande preoccupazione per le conseguenze sociali di una riduzione o peggio di una caduta verticale delle attività, che colpirebbe in modo durissimo la città, i lavoratori, specie dell’indotto, privi delle protezioni di cui godono i dipendenti diretti di Fincatieri. La Rsu, riferisce il consigliere comunale provinciale dell’Udc Giorgio Pacor, «ha peraltro negato che vi siano notizie verificate su una programma di cassa integrazione già avviato per quanto concerne 500 lavoratori Fincantieri già dal prossimo giugno, come conseguenza di una altrettanto non verificata decisione dell’armamento di chiudere o peggio dirottare verso altri cantieri europei commesse in pectore di Fincantieri». «Ove notizie simili dovessero provenire dalla direzione aziendale – aggiunge – le Rsu saranno le prime a chiedere conto di un tanto anche in riferimento alle voci da tempo circolanti, circa una caduta della qualità del prodotto, che sarebbe stata denunciata dagli armatori stessi». L’incontro è stata l’occasione per le Rsu di rimarcare anche la precarietà dei lavoratori degli appalti – oltre 2500 – molti dei quali ormai stanziali, per le condizioni salariali e contributive, per la sicurezza, specie per le lavorazioni più critiche (coibentazione, lega leggera, pitturazione), sotto il profilo sia degli infortuni sia delle malattie professionali, che potranno manifestarsi solo anni dopo. A questo riguardo la Rsu, riferisce Pacor, ha messo in evidenza l’insufficienza dei controlli, il depotenziamento della Medicina del lavoro.