Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
EMESSA DAL GIUDICE DEL LAVORO LA PRIMA SENTENZA LEGATA ALL’ESPOSIZIONE  
Amianto, l’Ass dovrà risarcire un operaio  
A un ronchese di 70 anni 5000 euro. Lavorò nei locali caldaie dell’ex ospedale 
 
di FRANCO FEMIA

Prima sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Gorizia legata alle malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto.
Il giudice dottoressa Barbara Gallo ha condannato l’Azienda dei servizi sanitari Isontina a risarcire un suo ex dipendente, affetto da placche pleuriche contratte durante il suo lavoro. Il risarcimento riconosciuto è di cinquemila euro. Un risarcimento contenuto. Ciò è dovuto al fatto che la patologia sofferta da V. O. è allo stato attuale lieve e la percentuale di invalidità riconosciuta dall’Inail è quindi bassa.
«L’importanza di questa sentenza – ha sottolineato l’avvocato di Marco Bianca, che ha tutelato nel processo V.O. – sta nel fatto che è stato riconosciuto come il mio assistito abbia lavorato in ambienti dove era presente l’amianto e che per questo motivo ha contratto la malattia».
La causa civile contro l’Azienda per i servizi sanitari era stata promossa cinque anni fa da V.O., un settantenne residente a Ronchi dei Legionari, che per molti anni aveva lavorato come conduttore di caldaie all’ex ospedale civile di via Rossini a Monfalcone. L’uomo riteneva che la malattia di cui soffriva e riconosciutagli dall’Inail, fosse stata causata dall’esposizione all’amianto presente in abbondanza nei locali in cui aveva lavorato per anni.
Il suo difensore era riuscito, prima delle demolizione del vecchio impianto, a far effettuare dal tribunale degli accertamenti tecnici da parte dei locali dove V.O, aveva lavorato. Era emerso così come nella zona della caldaia termica fosse forte la presenza dell’amianto, sia nelle lastre che nelle guarnizioni.
Questo riscontro ha convinto il giudice che la malattia contratta da V.O. sia stata in effetti causata proprio dall’esposizione prolungata all’amianto. E nella sentenza che ha condannato l’Azienda per i servizi sanitari la dottoressa Gallo sottolinea come l’Ass Isontina non abbia adottato quelle minime misure necessarie che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polvere di amianto presente sul posto.
La presenza dell’amianto in alcuni settori dell’ex comprensorio ospedaliero era stata più volte rilevata dal nostro giornale. Ed anche delle sue cause letali. Nel 2005, proprio l’anno in cui V.O. aveva deciso di fare causa all’Azienda sanitaria, era morto un suo collega, che per trent’anni aveva svolto servizi di manuntenzione nella struttura sanitaria di via Rossini.
A sostenere l’esistenza dell’amianto c’era anche una perizia, effettuata nel 2004, su richiesta del giudice del tribunale di Gorizia, Angela Masiello.

Messaggero Veneto, 24 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Nella prima causa civile andata a sentenza, l’Azienda sanitaria dovrà risarcire con 5 mila euro un ex dipendente del vecchio ospedale  
Invalidità da amianto, condannata l’Ass isontina
 
 
MONFALCONE. Prima sentenza di risarcimento danni derivati dall’esposizione all’amianto: a pronunciarla è stato il giudice del lavoro del Tribunale di Gorizia Barbara Gallo che ha condannato l’Azienda sanitaria isontina a risarcire un ex dipendente, “vittima”, appunto, della fibra killer che gli ha procurato un’invalidità derivata da “placche pleuriche”.
Il danno è stato quantificato dal giudice in 5 mila euro. Una somma ritenuta congrua rispetto la gravità della patologia. A beneficiarne V.O., un settantenne di Ronchi dei Legionari, già “manutentore” della caldaia dell’ex ospedale di via Rossini. Oltre sei anni fa, all’uomo, che era andato da poco in quiescenza, i sanitari riscontrarono delle “placche pleuriche”, una patologia riferibile, secondo i sanitari, all’esposizione all’amianto.
V.O. decise, così, di rivolgersi all’avvocato Marco Bianca il quale, prima che demolissero il “vecchio” ospedale, riuscì ad ottenere dal Tribunale un accertamento tecnico circa la presenza di amianto nel comprensorio di via Rossini.
E la risposta degli esperti fu chiara e inconfutabile: nell’ex ospedale fu trovato amianto in abbondanza, sotto forma di lastre, guarnizioni, stufe e pure nel vano caldaie. Senza contare i 150 chili stoccati, rinvenuti anni prima.
A questo punto, il giudice s’è convinto che la malattia, contratta da V.O., era stata provocata dall’esposizione alla fibra killer ed ha emesso, come si è detto, la sentenza risarcitoria a favore del settantenne ronchese cui l’Ass dovrà ora versare 5 mila euro. Il giudice Barbara Gallo, nella sentenza, scrive, tra l’altro: «Non sono state neppure effettuate quelle minime precauzioni che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polveri d’amianto».
A quanto risulta, V.O. non è l’unico ex dipendente del nosocomio monfalconese ad essersi ammalato a causa dell’esposizione all’amianto i cui fumi, almeno in un caso, avrebbero provocato addirittura un decesso. Per quanto riguarda i processi penali, legati alle morti da amianto, sono attualmente al vaglio dei giudici, come si ricorderà, alcuni filoni (frutto della riunione di diversi procedimenti) in cui sono imputati di omicidio colposo i vertici dell’Italcantieri. (n.v.)