Il Piccolo, 28 ottobre 2009
 
Amianto: prescrizione, Lippi assolto 
Il processo ieri in Corte d’appello. L’Aea: «Tempi troppo lunghi per i processi»

di FRANCO FEMIA

La prescrizione incombe sui processi per l’esposizione all’amianto. Una prima risposta si è avuta dalla sentenza emessa ieri dalla Corte di appello di Trieste riguardante il primo processo conclusosi al Tribunale di Gorizia che nell’aprile dello scorso anno aveva condannato l’ex direttore dello stabilimento dell’Italcantieri Manlio Lippi, di 86 anni, a un anno di reclusione per omicidio colposo e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa . Ieri i giudici d’appello hanno riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo hanno assolto per intervenuta prescrizione.
Su questa sentenza dei giudici di secondo grado la presidente dell’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, Chiara Paternoster, ha sostenuto di essere rammaricata. «Ciò significa – ha detto – che è passato molto tempo, troppo tempo dai fatti. Comunque nello stesso tempo la prescrizione non annulla il reato».
Lippi, assistito dall’avvocato Corrado Pagano, era comparso dinanzi al tribunale per rispondere della morte di Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere.
La donna, spirata a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primissimi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in fase di costruzione, in ambienti nei quali – come riportava l’accusa – la concentrazione di fibre d’amianto era di dieci volte superiore al quantitativo minimo per il quale è possibile contrarre l’asbestosi.
Al Tribunale di Gorizia sono in corso altri processi per amianto che vedono coinvolti gli ex dirigenti e amministratori della Fincantieri sempre relativo alla morte di decine e decine di dipendenti dei cantieri.
Oltre a quella che si riferiva al caso Greco, il tribunale goriziano ha emesso anche un’altra condanna a un anno di reclusione sempre nei confronti di Lippi emessa nel febbraio di quest’anno per la morte di Antonio Valent, che faceva il tubista all’Italcantieri.
 
Messaggero Veneto, 28 ottobre 2009

Amianto, la prescrizione cancella la condanna di 1º grado

MONFALCONE. Assolto per intervenuta prescrizione del reato. È questa la sentenza emessa ieri dalla Corte d’appello di Trieste al termine dell’udienza del processo d’appello per la morte di Annamaria Greco, la dipendente della Sprea, ditta alla quale erano affidati i lavori di pulizia all’interno del cantiere navalmeccanico di Panzano, morta nel 1998 a 52 anni per un mesotelioma pleurico.
Per la morte di Annamaria Greco, il cui decesso fu provocato dall’esposizione all’amianto, nell’aprile del 2008 era stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo con sentenza di primo grado l’allora direttore dello stabilimento navale monfalconese, Manlio Lippi, che venne condannato a un anno di reclusione con la condizionale oltre al pagamento di 100 mila euro quale provvisionale immediatamente esecutiva a titolo di risarcimento nei confronti dei familiari della vittima, nonché al pagamento delle spese processuali e quella di costituzione di parte civile.
Quella relativa alla morte di Annamaria Greco era stata la prima condanna emessa dal tribunale di Gorizia rispetto ai centinaia e centinaia di procedimenti aperti nei confronti dei dirigenti dello stabilimento navalmeccanico del rione monfalconese di Panzano (al tempo dell’esposizione, stabilimento della Italcantieri), accusati di omicidio colposo per avere omesso con negligenza e incuria di avvisare i lavoratori si quelle che sarebbero state le conseguenze dell’esposizione all’amianto.
L’imputato aveva però opposto appello alla sentenza e ieri a Trieste si è svolta l’udienza che ha riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo ha assolto, ma per intervenuta prescrizione del reato.
«Ci rammarichiamo perché significa che se interviene l’assoluzione per prescrizione significa che è passato tanto, troppo tempo – afferma Chiara Paternoster a nome dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone –. D’altra parte, però, possiamo dirci anche soddisfatti, per quanto questo termine sia fuori luogo in caso di morte, perché l’assoluzione è arrivata per prescrizione e quindi ha riconosciuto il reato».
Annamaria Greco, come anticipato, era una dipendente della Sprea, impresa specializzata nelle pulizie nello stabilimento cittadino di Fincantieri, dove la donna aveva lavorato sin dagli anni Settanta.
Prestava servizio sulle navi che erano in fase di costruzione. Un ambiente lavorativo, pertanto, ad alto tasso di esposizione da amianto che, all’epoca, registrava una concentrazione di fibre d’amianto fino a dieci volte superiore al quantitativo minimo per contrarre la fatale asbestosi.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 30 ottobre 2009 
 
DURA REAZIONE DEL MEDICO ALLA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO  
Amianto, Bianchi: «Prescrizione scandalosa»  
Impunita la morte di Annamaria Greco a 52 anni. «Se la giustizia ha sbagliato, allora paghi»
 
 
di ELISA COLONI

«È una presa in giro, uno scandalo. Sono indignato». Usa parole forti il professor Claudio Bianchi, ex primario anatomopatologo all’ospedale di San Polo, tra i primi a denunciare, negli anni Ottanta, i pericoli e le possibili conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto. Bianchi reagisce così alla sentenza della Corte di appello di Trieste, che ha assolto per intervenuta prescrizione Manlio Lippi, 86 anni, ex direttore dell’Italcantieri, condannato per omicidio colposo lo scorso anno dal Tribunale di Gorizia a un anno di reclusione e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa.
In pratica, il primo processo per amianto arrivato a conclusione con una condanna certa, è stato archiviato a causa delle lungaggini della nostra giustizia. Un paradosso: la vittima è stata colpita due volte, in cantiere e in aula.
Un fatto che fa letteralmente rabbrividire chi, come il professor Bianchi, ha dedicato buona parte della propria vita ad affrontare questo problema.
«Quello che è successo è un’assurdità, un evento allucinante, che mi lascia allibito, arrabbiato e indignato. La magistratura ha sbagliato? Allora paghi. Non è nemmeno concepibile che chi viene giudicato colpevole e condannato per la morte di una persona alla fine non paghi come previsto. Se non è il diretto responsabile a espiare la condanna, a causa di un errore o di un malfunzionamento della magistratura, che siano gli stessi giudici a pagare. Non è possibile che questo dramma finisca nel nulla».
La vittima in questione è Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere. La donna, deceduta a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in costruzione, in ambienti in cui le fibre d’amianto erano di dieci volte superiori al quantitativo minimo per cui è possibile contrarre l’asbestosi.
«Ma perché nessuno muove un dito? – chiede il professor Claudio Bianchi -. Perché il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta non fanno qualcosa? Perché tutti accettano in silenzio senza fare niente? È solo l’Associazione degli esposti all’amianto a lottare, mentre tutti gli altri restano nell’indifferenza totale».
 

DUE RELAZIONI 
 
Il caso Monfalcone fa testo a Taormina 
 
Due relazioni sullo studio dei tumori di amianto della Lega tumori di Monfalcone sono state presentate a Taormina, dove si è svolta la Conferenza mondiale sull’amianto promossa dall’Ispesl. Una relazione era dedicata ai mesoteliomi pleurici diagnosticati in personale della Marina militare. Lo studio è stato condotto su casi osservati nell’area di Trieste-Monfalcone, in Liguria e a Livorno. Presso l’ospedale di Monfalcone studi sulla patologia asbesto-correlata nei marittimi sono iniziati trent’anni fa. Un’altra relazione è stata invece dedicata alle caratteristiche spaziali e temporali del mesotelioma maligno. In quest’ultima è stato rimarcato il fatto che i tempi di latenza intercorrenti tra inizio dell’esposizione all’amianto e manifestazione del tumore sono più lunghi (oltre 40 anni) di quanto correntemente riportato.
Il convegno ha visto la partecipazione di ricercatori, tecnici, legali, esponenti di associazioni, enti assicurativi, dei patronati. Nutrita la rappresentanza di Paesi stranieri, tra i quali ricercatori dell’Epa, l’ente Usa deputato alla protezione dell’ambiente.